Una sentenza del TAR Lazio, risalente a gennaio, potrebbe essere il proverbiale sassolino nell’ingranaggio delle mediane ASN (successivamente denominate “valori soglia”). La sentenza accerta l’illegittima composizione di una singola commissione ASN (Storia Medievale, settore concorsuale 11/A1). Uno dei commissari presentava un numero di monografie apparentemente sufficienti a superare la mediana (ne servivano 3, dato che la mediana era pari a 2). Tuttavia, solo una delle monografie presentate poteva dirsi coerente “con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti”. Fino ad oggi, la verifica del superamento dei valori soglia da parte dei commissari (e anche dei candidati) si è sempre limitata a un conteggio automatizzato, senza entrare mel merito della coerenza con i settori concorsuali. Se nella valutazione dei candidati, la parola finale spetta alle commissioni, nel caso dei commissari può ben accadere (ed è accaduto come dimostra la sentenza) che siano stati ammessi al sorteggio professori ordinari che superavano le soglie solo in virtù di monografie e articoli estranei al settore concorsuale. Non diversamente dal regolamento dell’ASN 1.0, il regolamento dell’ASN 2.0 prevede che “L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari è effettuata dall’ANVUR per ciascun settore concorsuale”. È tuttavia improponibile pensare che l’ANVUR verifichi la coerenza con il settore concorsuale per ogni singolo titolo degli aspiranti commissari. E infatti non lo ha fatto, giustificandosi con un argomento che non ha convinto il TAR: “Sul punto l’argomento giuridico speso dall’ANVUR nella propria relazione non è affatto convincente, laddove afferma che la produzione rilevante ai sensi dell’art. 8 D.M. 76/2012 poteva anche collocarsi al di fuori del settore concorsuale di riferimento, trattandosi di mero indicatore quantitativo di una produzione scientifica, mentre l’inerenza del percorso scientifico sarebbe attestata in modo sufficiente dall’appartenenza del commissario al ruolo dei professori di prima fascia del settore concorsuale considerato. Trattasi di lettura non condivisibile dell’art. 8 D.M. n. 76/2012, laddove stabilisce che “per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (che è proprio quello dell’impatto della produzione scientifica secondo i parametri di cui agli Allegati A e B) la coerenza è accertata, (…..) per i settori concorsuali di cui all’allegato B, sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati”. Si rammenta, al riguardo, che il primo e imprescindibile criterio su cui si basa la valutazione delle pubblicazioni nell’ambito delle abilitazioni scientifiche, è proprio la “coerenza con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti” (art. 4, comma 2, lett. a), D.M. cit.)“. La sentenza evidenzia una grossa falla – difficilmente sanabile – nella procedura che realizza una selezione totalmente automatizzata dei commissari ASN.

 

Download: Annulamento-concorso-ASN-storia-medievale.doc

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Pubblicato il 05/01/2018

  1. 00111/2018 REG.PROV.COLL.
  2. 01423/2014 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale n. 1423 del 2014, proposto da:
Marco Bartoli, Enrica Salvatori, Piero Morpugno, Ignazio Antonio Maria Del Punta, Angelo Maria Cattaneo, Giampaolo Francesconi, Andrea Nanetti, Beatrice Borghi, Caterina Bruschi, Ettore Baldetti, Giuseppe Ligato, Giuseppe Palmero, Irene Barbiera, Marco Stoffella, Raffaele Savigni, rappresentati e difesi dall’avvocato Massimo Nardozza, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Dardanelli, 37;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

Simone Maria Collavini non costituito in giudizio;

per l’annullamento

– del D.D. MIUR recante la nomina della Commissione nazionale per l’abilitazione scientifica nazionale nel settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale;

– del verbali del 19 febbraio 2013 e di tutti i verbali succedutisi in relazione alle nove riunioni tenute dalla medesima Commissione nazionale;

– della Relazione finale della procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica naizonale alle funzioni di professore universitaro di prima e seconda fascia per il settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale, indetta con il D.D. MIUR n. 222 del 20 luglio 2012 (G.U. n. 58 del 27.7.2012);

– delle valutazioni conseguite dai ricorrenti all’esito della procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia nel settore concorsuale 11/A1- Storia medievale;

– con contestuale domanda di condanna del MIUR al risarcimento di eventuali danni, da determinarsi in corso di causa, per effetto dell’annullamento della procedura di abilitazione per cui è causa;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 novembre 2017 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori per la parte ricorrente l’Avv. M. Nardozza e per l’Amministrazione resistente l’Avvocato dello Stato Orsola Biagini;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

I ricorrenti in epigrafe presentavano tutti la domanda di partecipazione alla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, tornata 2012, per settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale; alcuni di essi, per il conseguimento delle funzioni di prima fascia, altri di quelle di seconda.

La Commissione giudicatrice, nominata dal MIUR ai sensi dell’art. 6 d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222, ha ritenuto tutti i ricorrenti inidonei alle funzioni di docenza universitaria per le quali hanno presentato domanda.

Gli stessi hanno pertanto impugnato gli atti in epigrafe con ricorso proposto a questo TAR, notificato al MIUR in data 25 gennaio 2014 e, quindi, depositato entro il termine di rito, nel quale si chiede l’annullamento dei provvedimenti in oggetto, sulla base di un unico e articolato motivo, comune a tutti i ricorrenti ed attinente alla costituzione della Commissione, avvenuta sulla base del D.D. n. 181 del 27.6.2012 (con cui è stata bandita la procedura per la formazione delle Commissioni ASN), contestata come illegittima per violazione del D.M. n. 76 del 2012 (nelle disposizioni attinenti alla formazione delle Commissioni in discorso), con conseguente invalidità derivata di tutti gli atti successivamente adottati dalla Commissione nell’espletamento delle proprie funzioni.

Per il corretto inquadramento delle censure articolate da parte ricorrente deve essere in primo luogo esposta la normativa attinente, per la tornata 2012, ai requisiti di qualificazione degli aspiranti commissari ed alle modalità di reclutamento.

Ai sensi dell’art. 6 del d.P.R. n. 222 del 2011 (Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima e di seconda fascia) “1. Per l’espletamento delle procedure di cui all’articolo 3, comma 1, con decreto adottato ogni due anni dal competente Direttore generale del Ministero, nel mese di maggio, è avviato il procedimento preordinato alla formazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e con oneri a carico delle disponibilità di bilancio degli atenei, di una commissione nazionale per ciascun settore concorsuale, composta da cinque membri.

…..omissis…….

  1. Gli aspiranti commissari, entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di cui al comma 1, presentano esclusivamente tramite procedura telematica, validata ai sensi dell’articolo 3, comma 5, la domanda al Ministero, attestando il possesso della positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della legge e allegando il curriculum e la documentazione concernente la complessiva attività scientifica svolta, con particolare riferimento all’ultimo quinquennio. Possono candidarsi all’inserimento nella lista i professori ordinari di università italiane.
  2. Gli aspiranti commissari devono rispettare criteri e parametri di qualificazione scientifica, coerenti con quelli richiesti, ai sensi del decreto di cui all’articolo 4, comma 1, ai candidati all’abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata domanda.
  3. L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari è effettuata dall’ANVUR per ciascuna area disciplinare, nell’ambito delle competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010, n. 76, e nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente. Il Ministero rende pubblico per via telematica il curriculum di ciascun soggetto inserito nella lista.”

I parametri e i criteri di qualificazione scientifica per la valutazione sono stati individuati dal D.M. n. 76 del 2012 che all’art. 8 stabilisce che:

– “Ai sensi di quanto previsto dall’articolo 16, comma 3, lettera h), secondo periodo della Legge e dall’articolo 6, commi 3, 4 e 5 del Regolamento, possono essere inseriti nella lista, all’interno della quale sono sorteggiati i componenti della commissione, soltanto i professori ordinari che, ferma restando la positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della Legge, sono in possesso di una qualificazione scientifica coerente con i criteri e i parametri stabiliti dal presente regolamento, riferiti al settore concorsuale di appartenenza, e abbiano reso pubblico il proprio curriculum sul sito del Ministero” (comma 1 art. cit.);

– il possesso della qualificazione scientifica, per quanto attiene ai parametri di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b), c), d), e), f), g), h), i) e l), (validi per i professori ordinari) dello stesso D.M. n. 76 è assicurato dall’appartenenza al ruolo di professore di prima fascia e dalla positiva valutazione dell’attività svolta di cui all’articolo 6, comma 7, della Legge; per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (attinente all’impatto della produzione scientifica complessiva valutata mediante gli indicatori di cui all’articolo 6 e agli allegati A e B), la coerenza è accertata, per i settori concorsuali di cui all’allegato B (trattasi dei settori “non bibliometrici”, nei quali va annoverata la Storia Medievale), sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati (cfr. comma 3 art. 8 cit.);

– l’Allegato B al D.M. n. 76/2012, per quanto di interesse nella presente sede, individua i seguenti indicatori di produttività scientifica da ritenere rilevanti ai fini della qualificazione degli aspiranti commissari (coincidenti, peraltro, con quelli richiesti per gli stessi candidati al riconoscimento dell’abilitazione alla prima fascia di docenza) (v. punto 3 dell’Allegato B):

  1. a) il numero di libri nonché il numero di articoli su rivista e di capitoli su libro dotati di ISBN pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’ articolo 3, comma 1, del Regolamento. Per questi indicatori la normalizzazione per l’età accademica interviene soltanto nel caso in cui questa sia inferiore a dieci anni;
  2. b) il numero di articoli su riviste appartenenti alla classe A di cui al numero 2, pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’ articolo 3, comma 1, del Regolamento, normalizzato per l’età accademica;

– le modalità di utilizzo degli indicatori di cui al numero 3 sono le seguenti (cfr. Allegato B, punto 4):

  1. a) per ciascuno degli indicatori si calcola la mediana della distribuzione distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale, o, nel caso di distribuzioni multimodali, di ogni settore scientifico-disciplinare o sottoinsieme omogeneo dello stesso;
  2. b) ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a) e b) del numero 3.

Con riferimento al settore concorsuale per cui è causa l’ANVUR ha così valorizzato le mediane, relative ai tre distinti indicatori di produttività scientifica sopra evidenziati (vedi doc. 3 ric):

– libri e monografie: 2;

– capitoli di libro e/o articoli in rivista: 19;

– articoli in riviste classificate dall’ANVUR come di classe “A”: 1.

Venendo al caso di specie, la disciplina che precede comportava che, sulla base delle regole ministeriali sopra trascritte, ai fini della qualificazione scientifica richiesta per poter ricoprire il ruolo di commissario ASN, era necessario che ognuno dei cinque commissari, nominati per la formazione dell’Organo collegiale di valutazione per il settore concorsuale 11/A1, fosse professore ordinario della materia in un’Università italiana (in base all’art. 8, comma 3, D.M. 76, tale “status” sostituisce ed è considerato equipollente ai numerosi requisiti e parametri di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b), c), d), e), f), g), h), i) e l), D.M. cit.) e che, nel contempo, superasse almeno una delle tre mediane anzidette (v. Allegato B, punto 4, lett. b), D.M. cit.).

Ad avviso di parte ricorrente, invece, i requisiti prescritti non sarebbero stati posseduti da almeno tre componenti della Commissione, tra i quali il Presidente, i quali non avrebbero superato i menzionati valori di mediana come valorizzanti dall’ANVUR in relazione ad almeno uno dei tre indicatori di produttività scientifica. In particolare:

– quanto al prof. Meloni, parte ricorrente contesta l’assenza di un numero sufficiente di contributi in volume (seconda mediana) e l’assenza di articoli in riviste di fascia A, mentre, con riguardo alle n. 4 monografie indicate nel curriculum per il decennio 2002 – 2012, ritiene che una sola di esse potrebbe assumere rilevanza nel computo del superamento della mediana, atteso che: due monografie sarebbero estranee alla Storia medievale (parte ricorrente si riferisce a “Emigrati sardi a New York ai primi del Novecento. I Berchiddesi…”, Sassari 2011 e “Vita quotidiana a Berchidda tra ‘700 e ‘800”, Sassari, 2004); infine una delle quattro monografie (intitolata “Medioevo catalano”) non sarebbe altro che una raccolta di saggi già editi ben prima del 2002;

– quanto al componente prof. Dalena, si contesta che quattro delle pubblicazioni principali (nn. 6,15, 25 e 26 del curriculum presentato) sarebbero in realtà capitoli di libro o curatele e, quindi, non computabili nell’ambito delle monografie utili al superamento della relativa mediana (pari a 2);

– per quanto riguarda il prof. Greci, si asserisce il possesso di un’unica monografia (inferiore al valore della relativa mediana), in quanto il volume del 2004 – benché qualificato come opera monografica – conterrebbe invero solo n. 4 saggi scritti tra il 1973 e il 1987, mentre ben 11 volumi presentati come “curatele” sarebbero in realtà lavori pubblicati nelle collane della “CLUEB” e di Diabasis, in cui egli non è autore degli scritti.

Stante la natura delle censure esposte in ricorso, con apposita ordinanza istruttoria del 16.5.2017 n. 5816, la Sezione ha ordinato al MIUR e all’ANVUR, per quanto di rispettiva pertinenza, di produrre in giudizio una dettagliata e documentata relazione esplicativa dove esporre i dati, i criteri e le modalità con cui, in concreto, si è addivenuti a ritenere superate delle mediane di settore nella misura prescritta dell’Allegato B al D.M. n. 76 / 2012 (per il settore 11/A1), da parte dei tre docenti sopra menzionati.

In data 21.9.2017 l’Amministrazione ha dato esecuzione all’incombente istruttorio, provvedendo al deposito di articolata relazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), l’organismo che, sulla base delle regole fissate dal menzionato Allegato B al D.M. n. 76 del 2012, ha adottato la delibera n. 50 del 2012, provvedendo a fornire una più precisa puntualizzazione delle opere ammissibili ed a valorizzare le mediane per ciascun settore concorsuale.

Prima di entrare nell’esame del merito delle censure svolte dai ricorrenti (e delle controdeduzioni di parte pubblica), il Collegio intende chiarire di essere consapevole del consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui, affinché i ricorsi collettivi (come quello in esame) siano ammissibili nel processo amministrativo, occorre che vi sia identità di situazioni sostanziali e processuali, e cioè che le domande giudiziali siano identiche nell’oggetto e che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi; di conseguenza anche dopo la codificazione del 2010 (artt. 40 e ss. c.p.a.), la proposizione del ricorso collettivo rappresenta una deroga al principio generale secondo il quale ogni domanda, fondata su un interesse meritevole di tutela, deve essere proposta dal singolo titolare con separata azione; pertanto, la proposizione contestuale di un’impugnativa da parte di più soggetti, sia essa rivolta contro uno stesso atto o contro più atti tra loro connessi, è soggetta al rispetto di stringenti requisiti, sia di segno negativo che di segno positivo: i primi sono rappresentati dall’assenza di una situazione di conflittualità di interessi, anche solo potenziale, per effetto della quale l’accoglimento della domanda di alcuni dei ricorrenti sarebbe logicamente incompatibile con l’accoglimento delle istanze degli altri; i secondi consistono, invece, nell’identità delle posizioni sostanziali e processuali dei ricorrenti, essendo necessario che le domande giurisdizionali siano identiche nell’oggetto, che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e che vengano censurati per gli stessi motivi (Consiglio di Stato sez. IV , 27/01/2015 n.363).

Con riguardo al caso di specie non è dubitabile che ricorrono le condizioni sopra evidenziate, atteso che vi è identità: dell’oggetto (essendo impugnati i medesimi atti da tutti i ricorrenti); degli interessi facenti capo ai diversi ricorrenti in epigrafe (tutti destinatari di un giudizio negativo e miranti alla caducazione della procedura nella sua interezza per difetto di costituzione dell’Organo valutativo); del vizio dedotto che è unico ed attiene, per tutti i ricorrenti, alla composizione della Commissione giudicatrice, la quale sarebbe stata costituita (anche) da soggetti privi della qualificazione prescritta dalla normativa sopra ricordata. Inoltre, nessuna delle censure svolte attiene ai giudizi espressi nei confronti dei singoli candidati, né fa riferimento a possibili diversità di posizioni dell’uno rispetto all’altro ricorrente, ma sono censure tutte volte al travolgimento dell’intera procedura valutativa onde ottenere una nuova “chance” di favorevole valutazione di ciascuno da parte di una Commissione in diversa composizione.

Può quindi concludersi che vi è identità delle domande introdotte ed è da escludere ogni conflitto di interessi (anche solo potenziale) tra i diversi ricorrenti, il che induce il Collegio a ritenere il ricorso senz’altro ammissibile.

Ciò precisato, si può ora vagliare la fondatezza dell’unico, articolato motivo di gravame.

Alla luce dell’istruttoria svolta e anche tenuto conto di quanto dedotto dall’ANVUR nella relazione istruttoria in atti, il Collegio ritiene il ricorso fondato per quanto di ragione.

In effetti, non può ritenersi superata alcuna delle tre mediane di settore (per la determinazione delle quali vedi la tabella ANVUR di cui al doc. 3 ric.), da parte del Presidente prof. Meloni, atteso che, sulla base del curriculum dallo stesso fornito al MIUR (doc. 5 ric.), con riferimento al decennio rilevante (2002-2012) è pacifico che il docente non abbia superato la mediana relativa agli articoli e ai contributi in volume (che è pari a 19, cfr. doc. 3 ric.), avendo al suo attivo n. 11 contributi in volume (vedi doc. 5, pag. 1 e 2). E’ vero che nel decennio anteriore all’indizione della procedura valutativa per cui è causa sono riferibili al prof. Meloni, oltre agli 11 contributi in volume, anche diverse “curatele”, ma trattasi di attività che, ai sensi dell’art. 10 della delibera ANVUR n. 50 del 2012, “non costituiscono libro ai sensi dell’Allegato B del decreto abilitazione (il D.M. 76/2012, ndr). I capitoli di volumi in curatela rientrano come Contributi in Volume di cui alla lettera c)”, la quale si limita ad inserire nella categoria “Capitoli su libro”, le seguenti tipologie di prodotto scientifico: “contributi in volume (capitolo o saggio)”; “voce (in dizionario o enciclopedia)”; “prefazione o postfazione”. Nelle opere curate dal docente non si evince, a fianco della mera attività di curatela, la redazione di capitoli o prefazioni. E’ pertanto documentato che, con riferimento alla mediana “de qua”, non sia stato raggiunto un valore di produttività sufficiente al superamento della stessa. E’ poi incontestato il mancato superamento della median relativa alle pubblicazioni in riviste di fascia A.

Quanto alla restante mediana, relativa alla redazione di monografie, che è fissata dall’ANVUR in n. 2 monografie nel corso del decennio (quale valore medio della produzione di un professore ordinario del settore concorsuale in oggetto), la stessa relazione dell’ANVUR finisce implicitamente per confermare il mancato superamento del predetto valore soglia, in quanto, delle 4 monografie dichiarate, in realtà una sola di esse può assumere rilevanza ai fini del superamento della mediana (si tratta del libro dal titolo “Il Condaghe di San Savino”, Cagliari, 2005) mentre, ad avviso del Collegio (e in adesione a quanto dedotto da parte ricorrente) due monografie sono contenutisticamente e “testualmente” estranee alla Storia medievale. Si tratta del libro “Emigrati sardi a New York ai primi del Novecento. I Berchiddesi…”, edito nel 2011 e dell’opera monografica “Vita quotidiana a Berchidda tra ‘700 e ‘800”, edita nel 2004. Sul punto l’argomento giuridico speso dall’ANVUR nella propria relazione non è affatto convincente, laddove afferma che la produzione rilevante ai sensi dell’art. 8 D.M. 76/2012 poteva anche collocarsi al di fuori del settore concorsuale di riferimento, trattandosi di mero indicatore quantitativo di una produzione scientifica, mentre l’inerenza del percorso scientifico sarebbe attestata in modo sufficiente dall’appartenenza del commissario al ruolo dei professori di prima fascia del settore concorsuale considerato. Trattasi di lettura non condivisibile dell’art. 8 D.M. n. 76/2012, laddove stabilisce che “per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (che è proprio quello dell’impatto della produzione scientifica secondo i parametri di cui agli Allegati A e B) la coerenza è accertata, (…..) per i settori concorsuali di cui all’allegato B, sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati”. Si rammenta, al riguardo, che il primo e imprescindibile criterio su cui si basa la valutazione delle pubblicazioni nell’ambito delle abilitazioni scientifiche, è proprio la “coerenza con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti” (art. 4, comma 2, lett. a), D.M. cit.).

Ma, ed è ciò che più conta, se si seguisse la tesi dell’Amministrazione, si arriverebbe al risultato illogico per cui mentre le mediane, statisticamente, vengono ad essere determinate con riferimento ai prodotti scientifici inerenti allo specifico settore concorsuale (nella specie “Storia Medievale”), la produzione individuale necessaria al superamento dei valori di mediana potrebbe comprendere anche scritti più o meno estranei al settore, il che non è accettabile, perché implica il raffronto tra grandezze qualitativamente diverse e non comparabili.

Non può inoltre essere considerata nel numero delle monografie necessario al superamento della mediana (pari a 2) neanche l’opera “Medioevo catalano”, che raccoglie e ripropone saggi del prof. Meloni già editi ben prima dell’anno 2002.

Ciò in quanto l’Allegato B, nel fissare le regole sulle modalità di calcolo delle mediane e del loro superamento, chiarisce che il periodo di rilevanza delle opere scientifiche da considerare in funzione del conseguimento dei valori di mediana è dato, esclusivamente, dal decennio anteriore all’indizione della procedura ASN e, pertanto, con riguardo alla tornata 2012, il decennio non poteva andare a ritroso oltre l’anno 2002. Ove si potessero considerare saggi già pubblicati in passato, si avrebbe una facile modalità per eludere il periodo di prescritta rilevanza.

In definitiva, dovendosi considerare (nel decennio 2002-2012) una sola opera monografia mentre per il superamento della mediana ne servivano almeno tre e considerata la pacifica insufficienza dei valori relativi agli altri indicatori (e cioè articoli, capitoli di libro e pubblicazioni in fascia A), deve ritenersi che il prof. Meloni non integrava il requisito del superamento di almeno una delle mediane di settore, prescritto ai sensi del combinato disposto dell’art. 8 comma 3 D.M. 76/2012 e dell’Allegato B al medesimo D.M.

Non possono invece condividersi le censure relative alle rispettive posizioni dei commissari prof. Dalena e prof. Greci.

Quanto al primo, i dati esposti nella relazione dell’ANVUR (vedi pag. 12) e l’esame del curriculum del docente (v. doc. 6 ric.), dimostrano che gli debbono essere attribuite n. 43 pubblicazioni tra contributi in volume e articoli su riviste, valore ampiamente superiore alla mediana corrispondente che è pari a 19. Con i due libri al suo attivo nel decennio di riferimento il prof. Dalena eguaglia invece, ma non supera la mediana relativa alle monografie, ma ciò è ininfluente, in quanto era sufficiente il superamento di una sola mediana per poter assumere le funzioni di commissario ASN.

Quanto al prof. Greci, stante un numero di quarantasette contributi al suo attivo, è sufficiente al rigetto della censura il superamento, da parte sua, dell’indicatore relativo a contributi in volume e a articoli su riviste scientifiche.

Il brillante superamento di questa mediana rende irrilevanti e ininfluenti le ulteriori censure dei ricorrenti.

In conclusione il Collegio deve accogliere le sole censure relative al Presidente Meloni, che non poteva far parte della Commissione per le ragioni dianzi esposte, il che è sufficiente ad accertare l’illegittima composizione dell’organo collegiale (vizio costitutivo). Trattandosi infatti di collegio perfetto, il quale richiede dunque il necessario apporto di tutti i componenti, ovvero di un quorum strutturale pari ai componenti predetti, esso non può prescindere dalla presenza e dalla pienezza dei requisiti in capo a tutti i suoi membri. Tale vizio costitutivo, investendo radicalmente la legittima composizione della Commissione, determina l’annullamento in via derivata di tutti i successivi atti concorsuali e, in particolare, dei giudizi espressi nei confronti dei ricorrenti che sono tutti, per ciò solo, ugualmente viziati. L’annullamento, tuttavia, è destinato ad operare nei limiti dell’interesse fatto valere dai ricorrenti alla rivalutazione delle rispettive posizioni di ciascuno da parte di una Commissione in diversa composizione (per la possibilità di far operare gli effetti della sentenza, che pure accerti un vizio attinente alla costituzione/composizione della Commissione giudicatrice, nei soli limiti dell’interesse fatto valere e ai soli fini del riesame delle singole posizioni azionate, cfr. Cons. Stato, sez. VI, 1 settembre 2016, n. 3788; ex multis, TAR Lazio, III, 29 ottobre 2014, n. 10865).

Ne consegue che, visto anche l’art. 35, comma 1, lett. e), c.p.a. (laddove si prevede che il Giudice, nei limiti della domanda, condanna all’adozione delle misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio), per il rinnovato esame dei ricorrenti in epigrafe il MIUR dovrà senza indugio provvedere alla nomina di una Commissione in rinnovata composizione che provveda al riesame di ciascuno di essi. Stante il loro numero, si ritiene che i nuovi giudizi dovranno essere pubblicati entro il termine di gg. 90 (novanta) dalla comunicazione o, se anteriore, notificazione della presente sentenza.

La novità della questione giustifica la compensazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione. Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 con l’intervento dei magistrati:

Gabriella De Michele, Presidente

Silvio Lomazzi, Consigliere

Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

 
 
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Claudio Vallorani Gabriella De Michele

IL SEGRETARIO

 

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16 Commenti

  1. Rivolgo un appello ai colleghi perché venga richiesto l’annullamento di tutta la procedura ASN, perché non tutti possono ricorrere al tribunale (i tempi, i costi elevatissimi), mentre le abilitazioni si svolgono in modo ingiusto, provocando sofferenze, danni per mancato e meritato avanzamento carriera, mentre si favoriscono per strani algoritmi alcuni e si bloccano altri.
    Spero che, in nome della giustizia e di quel merito che tutti hanno in bocca, ma nessuno salvaguarda, in nome dei dipartimenti e università danneggiati dalla conduzione delle abilitazioni, si crei una protesta che unisca ai motivi della retribuzione (giustissimi) anche il tema scottante del reclutamento.

    • Ma chi è danneggiato dalla ASN? chi? nei settori economico-statistici, che ben conosco, prendere l’abilitazione è estremamente facile se si è minimamente capaci e attivi come ricercatori. Veramente chi viene bocciato non può dirsi un ricercatore attivo. E anche in tal caso: pazienza, lavori e l’abilitazione verrà al prossimo giro disponibile. Nei settori economico-statistici bastano 2 –dico 2– pubblicazioni di fascia A per l’abilitazione di seconda fascia: ma scherziamo? se uno non ce le ha, che caspita ha fatto nei 5 anni precedenti? che caspita ha fatto?

      Settori diversi non ne conosco ma non credo sia così differente la situazione e se in alcuni casi specifici lo fosse. Allora non si critica l’ASN in generale ma si propongono aggiustamenti concreti e realizzabili per tali casi specifici.

      Chi fa appelli generici si commenta da solo.

    • Luigi Tesei: “Settori diversi non ne conosco”
      ___________
      Appunto (e si vede).
      ===========
      Luigi Tesei: “Allora non si critica l’ASN in generale ma si propongono aggiustamenti concreti e realizzabili per tali casi specifici. ”
      ___________
      Questa non è una critica, ma una sentenza del TAR. A parte questo, il divieto di critica (se non “costruttiva”) rievoca un detto famoso: “non disturbate il manovratore”. E se il manovratore avesse sbagliato direzione?
      ===========
      Luigi Tesei: “Chi fa appelli generici si commenta da solo.”
      ___________
      Di nuovo, non c’è traccia di appelli, ma un ricorso che è stato accolto dai giudici, evidenziando una falla che non è nemmeno tanto difficile da capire (se la ratio è escludere dalle commissioni gli ordinari inattivi, ha senso ammettere quelli che sono inattivi nel loro settore ma scrivono su tutt’altri argomenti?).

    • con appelli generici, facevo riferimento al commento di mariam a cui rispondevo (faccia più attenzione).

      cosa significa “e si vede”? uno parla per quel che conosce, e nel settore che conosco meglio per chi è appena capace prendere l’abilitazione non è difficile per nulla. E chiunque in buona fede in tale settore concorda…

  2. La domanda è perché l’Anvur non ha vigilato a suo tempo. A questo punto sembra proprio che a loro importi solo la propria sopravvivenza. Costi quel che costi. L’esempio, come si dice, viene dall’alto. Meno si è all’altezza, più si viene premiati, probabilmente per spirito di gruppo che agisce dietro le quinte. Non ho visto molti commenti su come Stefania Giannini è stata promossa all’Unesco. Non ci sono più regole di democratica convivenza. D’altronde sembrerebbe essere un fenomeno planetario.

  3. L’ennesima figuraccia ANVUR. E sì che un passato presidente ANVUR definiva in un Convegno i Roarsiani cialtroni, mi pare per un calcolo semplice semplice di quanto costava una delibera ANVUR: mi pare bilancio diviso il il numero di delbere. Chi è più cialtrone i Roarsiani o gli Anvuriani? Ma tanto a questo Paese, ai grillini, leghisti, pidiellini, italoforzuti interessa più litigare per chi deve essere capo del governo ed altre sciocchezze formali, che un buon governo sostanziale: anchedell’Università. Se avessero un minimo di pudore gli Anvuriani dovrebbero andare tutti a casa o essere mandati tutti a casa: non solo delibere costose ma assurde, negatività nella gestione o nella politica di gestione dell’Università e della Ricerca, decisioni che devastano un sistema le cui macerie dureranno decenni. Non è certo il tanto peggio tanto meglio che consola chi ha cuore sistemi di valutazione razionali e condivisi e il fiorire dell’Università.

  4. Quando verrà ripreso il contatto università-politica, ad es. con lo sciopero esami di giugno-luglio, allora potrà anche essere portata all’attenzione del futuro ministro questa sentenza. Ciò è importante, ma, purtroppo, ora manca l’interlocutore (ministro o governo).
    Ricordatevelo al momento delle rivendicazioni.
    Segnalo anche questo servizio, attualmente presente sul sito del fatto quotidiano:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/28/sekret-concorsopoli-alluniversita-tor-vergata-ritiri-il-ricorso-o-non-fara-mai-carriera-finche-saro-io-rettore/4320005/
    Anche questo è importante,
    ma parlarne adesso è inutile.
    Questo servizio e questa sentenza dovrebbero essere riproposti dopo che si è formato il Governo, ora entrambi rischiano di essere bruciati come argomenti.
    Anche in questo caso, ricordatevelo e ricordiamocelo al momento delle rivendicazioni di giugno-luglio.

  5. Rispondo a Luigi Tesei, che ritiene generico un appello a riformare un sistema del reclutamento che ha mostrato falle tali da far sì che il MIUR ne abbia dovuto rispondere in percentuali altissime in tribunale: questo è un dato ineludibile.
    Il mio interlocutore non conosce i dati e, ma prevedevo ciò, parla del suo orticello, piccolo pare da potersi forse restringere a lui e alle sue conoscenze. Non sa che persone che hanno scritto ben più di due articoli in riviste di fascia A, che hanno ottenuto riconoscimenti, che hanno produzione continua, inseriti in vari gruppi di ricerca nazionale ed internazionali, sono stati ritenuti non idonei. Non sa, ma emette giudizi severissimi su chi non si ritrova come lui al di là del fiume.
    Non a lui, a quelli come lui, rivolgo un appello. Se il sistema fallisce nel valutare, e così tante volte, l’istituzione si auto-distruggerà: a chi comprende questo rivolgo l’appello, a chi si sente chiamato a raccogliere questa sfida che a noi stanno lasciando tutti: di porre ordine in un mondo uscito di sesto.

  6. Condivido che tutto questo ora, nell’assenza di un governo, non trova un interlocutore istituzionale. Non meno importante è creare consenso rispetto alle idee. Ciò non si fa all’improvviso, ma informando.

  7. Per i candidati, la valutazione positiva di impatto della produzione scientifica, verificata con il superamento dei valori-soglia, è condizione necessaria ma non sufficiente per conseguire l’abilitazione. Ci sono moltissimi casi di candidati che superano anche di gran lunga tutti i valori-soglia, compresi i parametri degli stessi commissari che li giudicano, che però non conseguono l’abilitazione. In tutti questi casi i commissari giudicano di fatto il candidato non meritevole di abilitazione a prescindere dal superamento dei valori-soglia (con ciò dando implicitamente a questo criterio un peso secondario rispetto al loro giudizio soggettivo).
    Il controsenso è che per l’aspirante commissario, invece, il superamento dei valori-soglia è condizione sufficiente per la valutazione positiva di impatto della produzione scientifica e per la nomina a membro della commissione – salvo esito casualmente avverso nel sorteggio.
    Se il principio del superamento dei valori-soglia è determinante per i commissari (e prescinde da ulteriori distinguo, quali l’analisi del grado di proprietà dei prodotti esibiti o la coerenza con il settore concorsuale), non si vede perché non lo sia anche per i candidati all’abilitazione.
    O viceversa, se il principio del superamento dei valori-soglia è opinabile per i candidati all’abilitazione (e richiede ulteriori analisi, quali il grado di proprietà dei prodotti o la coerenza con il settore concorsuale), non si vede perché non lo sia anche per gli aspiranti commissari.
    Questa sentenza del TAR è assolutamente ragionevole perché quanto meno estende ai commissari il principio di non-sufficienza del superamento (nella ASN 2012 le soglie andavano “superate”) dei valori-soglia.

  8. @Lucio Bertoli-Barsotti:
    è vero, anche questo controsenso andrebbe fatto notare al nuovo Ministro.
    Inoltre, ci sono altre contraddizioni insite nel sistema:
    Professori ordinari illustri, che non possono stare le collegio docenti dottorati poiché non hanno sufficienti articoli in riviste di classe A (fino a qualche anno fa non vi era una classificazione),
    ma nel tempo hanno scritto tanti manuali o testi imprescindibili (soprattutto nel campo umanistico o giuridico)
    nei quali si sono formati molti studenti oppure importantissimi contributi in volume o voci enciclopediche.
    Tutte queste loro opere però non possono essere qualificate di classe A, ma solo poiché non vi è una classificazione al riguardo.
    Ciò non toglie che siano fondamentali ma ontologicamente (in quanto non classificabili in classi) insufficienti a far raggiungere un determinato traguardo.
    Anche questo andrebbe fatto notare al nuovo Ministro (se mai ci sarà e se mai ci capirà qualcosa………).

  9. Sul Secolo XIX del 6.5.2018 interviene anche Giunio Luzzatto, senza però spiegare ai lettori il punto chiave, ovvero che il TAR ha dato una picconata alla selezione puramente automatica dei commissari perché non ha senso imporre soglie quantitative che possono essere superate con lavori scientifici completamente fuori tema.


    • Cioè gli unici che possono fare “recinzioni” sono quelli del direttivo ANVUR, scrivendo algoritmi e definendo liste di riviste? Mi pare coerente con molte cose che ho letto in passato di Giunio Luzzatto.

  10. Luzzatto è (era) un fisico, se non ricordo male. Mi e gli chiedo come si sentirebbe, nel suo campo, a essere giudicato da un membro di commissione che ha le competenze di un medievista che ha scritto monografie sugli emigrati sardi a New York a inizi ‘900. Non so quanto questi appelli all’interdisciplinarietà siano innocenti, sicuramente riguardano sempre le discipline degli altri.
    Se si facesse, poi, un controllino sulle curatele fatte passare per monografie nelle ASN 2012 e 13 non so quante commissioni resterebbero in piedi nelle aree non bibliometriche, ma questo è un altro discorso.

  11. Esistono competenze e competenze: come può giudicare dell’originalità di uno scritto chi non conosce la bibliografia dell’autore oggetto d’analisi, o del particolare fenomeno, ecc.
    Se si vuol essere seri è un conto, altrimenti si continua a sputare giudizi a caso…