Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

La lettera aperta degli italianisti dell’ADI al Ministro Prof.ssa Maria Chiara Carrozza, oltre ad osservazioni critiche, contiene anche importanti aperture di prospettive per una feconda discussione e un dialogo aperto su un tema cruciale della scuola italiana: l’educazione linguistico-letteraria nel triennio delle superiori, collegata al tema della valutazione di sistema, che a sua volta richiama il problema della diffusione – in Italia lenta e tardiva – di una cultura della valutazione.

Anche il gruppo di esperti che lavora all’interno dell’Invalsi auspica non solo dialogo ma una fattiva collaborazione tra organismi e persone che in vario modo operano per il miglioramento della scuola italiana, attraverso una ulteriore, eventuale, messa a punto degli strumenti in uso per la valutazione di sistema.

Per avviare la discussione prendiamo lo spunto dalle preoccupazioni espresse nella ‘lettera aperta’ ADI del 26 dicembre, e facciamo alcune doverose puntualizzazioni, che riteniamo utili per sgomberare il terreno da possibili reciproche incomprensioni.

a. Si suppone che il ‘documento’ Invalsi al quale si fa riferimento sia il Quadro di Riferimento della quinta classe di SSSG. Come chiarisce il titolo stesso del documento, si tratta del testo che guida la costruzione delle prove per le classi quinte, e ad esso facciamo qui riferimento. Tale testo è stato presentato a Roma il 4 aprile 2013 e, nel corso della presentazione, la comunità scientifica e tecnica è stata espressamente invitata a dare suggerimenti e indicazioni. Nel testo stesso del QdR il documento è definito “una prima ipotesi di lavoro, che potrà essere rivista e in parte modificata”. Rinnoviamo qui l’auspicio di una ulteriore messa a punto del QdR, grazie a specifiche proposte migliorative che potranno pervenire da parte di singoli e di Associazioni che da tempo e bene operano nel mondo della scuola.

b. Ricordiamo che i due compiti fondamentali dell’Invalsi sono: effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni di istruzione e di istruzione e forma-          zione professionale; studiare le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica        con riferimento al contesto sociale ed alle tipologie dell’offerta formativa. A queste finalità (e ad altre strettamente connesse) l’Invalsi limita consapevolmente e scientemente i suoi obiettivi. La preoccupazione che i risultati delle prove di italiano vengano usati per valutare gli insegnamenti – e gli insegnanti – di italiano riguarda l’uso delle prove, che è di competenza del Ministero. L’unico uso di cui si occupa l’Invalsi      è la restituzione dei risultati delle prove alle singole scuole “a fini di riflessione sulla propria programmazione didattica” (Sintesi del Rapporto SNV PN del 2013, p. 3).

Dunque è al Ministro che si dovrebbe chiedere quale uso intenda fare delle prove Invalsi. Che se ne faccia un uso improprio è preoccupazione anche di questo Istituto.

c. E’ vero che la competenza linguistica dello studente da un lato dipende dal background familiare e sociale, dall’altro si sviluppa con tutte le discipline che hanno a che fare con l’italiano (punto 1 della lettera ADI). Per quanto riguarda l’impatto della famiglia e della società, in sede di rilevazione non si può far altro che tenere conto di queste interrelazioni raccogliendo informazioni che aiutino a contestualizzare e interpretare i risultati delle prove, come ad esempio i dati relativi alle situazioni socioeconomiche degli studenti. Ed è quanto si fa con il Questionario Studente (e con il questionario                Docenti per le classi campione). Per         quanto riguarda i rapporti dell’italiano con le altre materie, è fortemente auspicabile che i risultati delle prove di italiano siano utilizzati anche per impostare su basi solide riflessioni e avviare sinergie di tipo interdisciplinare, all’interno del team degli insegnanti.

d. Nella lettera dell’ADI si osserva (punto 2) che con i test Invalsi si valuta solo la porzione della disciplina ‘Italiano’ relativa alla competenza linguistica, a scapito della     competenza       letteraria. In realtà il campo di lavoro è ancora più      ristretto, perché all’interno della padronanza linguistica le prove rilevano la sola competenza di lettura, intesa come “comprensione, interpretazione, riflessione su e valutazione del testo scritto, avente a oggetto un’ampia gamma di testi letterari e non letterari, e delle conoscenze e competenze grammaticali” (QdR, p. 1); competenze che, peraltro, “sono, in base alle indagini internazionali e insieme con le competenze matematiche, quelle che meglio permettono di prevedere il futuro successo degli studenti” (QdR, p. 8).

Questa limitazione di campo è resa necessaria dal fatto che in un test standardizzato non è possibile una valutazione complessiva del processo di apprendimento, neppure per una sola materia: per fare questo è necessario mettere in rapporto le valutazioni del test standardizzato con quelle previste nell’attuale esame finale, sia nella prima               prova scritta, tipo A, sia nel colloquio interdisciplinare.

e. Quanto alla prova di lettura e alla preoccupazione per l’assenza del prodotto letterario si ricorda che saranno oggetto delle prove anche testi letterari (narrativi, poetici, teatrali). Lo prevede il Quadro di Riferimento già citato: “Un testo letterario sarà presente nel tronco comune della prova; altri potranno essere inseriti nelle articolazioni specifiche” (QdR, p. 9). E si enunciano anche i criteri di scelta: “Per i testi letterari, narrativi, teatrali, poetici – : autori che siano vicini alla sensibilità degli studenti e accessibili quanto a enciclopedia personale e che attingano preferibilmente al patrimonio letterario italiano, specie degli ultimi decenni” (QdR, p. 11). Del resto in questi ultimi anni sono stati utilizzati già per le prove di seconda superiore testi letterari, anche poetici.

f. Alcuni dei ‘compiti’ specificamente elencati nel QdR riguardano proprio alcuni dei ‘valori portati dalla letteratura’: si tratta di quelli il cui possesso è possibile testare in un rilevamento censuario, ai fini di una valutazione oggettiva. Si cita dai ‘compiti’ specifici dell’aspetto 6 (QdR p. 20):

• “Sviluppare un’interpretazione del testo, a partire dal suo contenuto e/o dalla sua forma, andando al di là di una comprensione letterale.

• Identificare il narratore di un racconto, un romanzo, un’autobiografia.

• Cogliere le intenzioni, il punto di vista dell’autore o lo scopo per cui il testo è stato scritto.

• Cogliere la morale o il senso implicito di una storia.

• In testi complessi, identificare i diversi piani di significato o i diversi scopi del testo.

• Identificare il genere testuale ed eventualmente il genere letterario di appartenenza.

• Identificare il registro, il tono e lo stile di un testo, anche basandosi sulle scelte lessicali o retoriche.

• Identificare l’effetto che l’autore ha voluto ottenere mediante l’uso di una figura retorica o di una tecnica stilistica o di un artificio grafico (caratteri diversi, impaginazione ecc.)

• In un testo poetico comprendere la funzione di figure di suono e di significato”.

Analogamente, nell’aspetto 7 ci si riferisce a compiti che hanno a che fare con l’interpretazione e lo sviluppo di riflessioni personali sul testo.

g. In generale si è convinti che la piena comprensione dei testi sia il presupposto indispensabile e ineliminabile per raggiungere obiettivi alti e ambiziosi, come “guardare criticamente il mondo ed interpretare i suoi molti linguaggi” e assicurare ai ragazzi la “possibilità di fruizione della bellezza”.

A chiusura, si vuole ribadire la piena disponibilità ad esaminare con la massima attenzione proposte specifiche di integrazioni o cambiamenti che tengano conto ovviamente dei vincoli – ahimé, severi – inerenti, oltre che ai compiti dell’Invalsi, a una rilevazione di tipo censuario.

Esperti INVALSI prove di italiano

Daniela Bertocchi, Valter Deon, Maria G. Lo Duca, Aletta Grisay, Angela Martini, Daniela Notarbartolo, Cristina Peccianti, Saeda Pozzi, Maria Teresa Sarpi, Maria Teresa Siniscalco, Alberto Sobrero.


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3 Commenti

  1. ‘lettera aperta’ ADI del 26 dicembre: https://www.roars.it/online/linsegnamento-di-italiano-a-scuola-e-la-sua-valutazione/

    “sgomberare il terreno da possibili reciproche incomprensioni” (a che cosa si riferiscono?)

    “Si suppone (?) che il ‘documento’ Invalsi al quale si fa riferimento sia il Quadro di Riferimento della quinta classe di SSSG. Come chiarisce il titolo stesso del documento, si tratta del testo che guida la costruzione delle prove per le classi quinte, e ad esso facciamo qui riferimento. Tale testo è stato presentato a Roma il 4 aprile 2013 ”
    (si potrebbe avere il link a tale fonte?)

    Ancora non si comprende, secondo me, perché gli obiettivi delle prove Invalsi – sempre che al riguardo si raggiunga un consenso abbastanza ampio e che non prefigurino competenze omologanti ‘di regime’ – non siano incorporati nella didattica scolastica normale e quotidiana.

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