«Come promesso, viagra e nello spirito di collaborazione con gli atenei, viagra order»: a sorpresa, tra il 24 e il 26 gennaio, le cure contro l’impotenza maschile hanno occupato un posto di primo piano nelle pagine del sito web dell’Anvur. Tutto lascia pensare che a sfigurare il sito dell’agenzia sia stato un bot malevolo, uno di quei programmi che scandagliano il web alla ricerca di siti vulnerabili. A che scopo? L’età media dei docenti universitari italiani è particolarmente alta, ma nessuno si aspettava che si sarebbero gettati in massa ad esaurire le scorte delle prodigiose pillole azzurre. Il vero scopo di queste intrusioni è manipolare le classifiche di Google. Se il sito web di Anvur contiene molti link ai siti di venditori di Viagra, questi ultimi guadagnano punteggio e risultano più visibili nei motori di ricerca. Per un curioso contrappasso, questo meccanismo di caccia sfrenata alle citazioni è del tutto simile a quello che l’Anvur ha scatenato nel mondo della ricerca italiana, dove sta allevando dei veri e propri “spammer citazionali”, specializzati nell’alzare i punteggi propri o degli amici, anche a costo di sottrarre tempo ed energie alla didattica e alla ricerca. In un modo o nell’altro, l’Anvur riuscirà a neutralizzare il bot che l’ha beffata. Ci vorranno ben altro sforzo e consapevolezza per fermare il bot che minaccia la ricerca italiana.

«Come promesso, viagra e nello spirito di collaborazione con gli atenei, viagra order»: a sorpresa, tra il 24 e il 26 gennaio, le cure contro l’impotenza maschile hanno occupato un posto di primo piano nelle pagine del sito web dell’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca (e, ancor oggi, l’ANVUR pubblicizza “Cialis senza ricetta“). Non si è trattato di una beffa ordita da anonymous e nemmeno della vendetta di qualche ricercatore bistrattato nella valutazione della ricerca, i cui esiti individuali sono stati comunicati agli interessati proprio mentre sul sito dell’agenzia era tutto un fiorire di Cialis, Viagra e Levitra, reclamizzati a prezzi stracciati. La spiegazione dell’incidente è più semplice, ma non per questo meno interessante.

Tutto lascia pensare che a sfigurare il sito dell’agenzia non sia stato un vendicatore mascherato, ma un bot malevolo, uno di quei programmi che scandagliano il web alla ricerca di siti vulnerabili. Gestire il proprio sito web con un software non aggiornato, le cui vulnerabilità sono arcinote, è come lasciare aperta la porta di casa. Ed eccco che un bot ne ha approfittato per infarcire le pagine dell’Anvur con link a siti che vendono rimedi per la disfunzione erettile.

A che scopo? L’età media dei docenti universitari italiani è particolarmente alta, ma nessuno si aspettava che si sarebbero gettati in massa ad esaurire le scorte delle prodigiose pillole azzurre. Il vero scopo di queste intrusioni è manipolare le classifiche di Google. Infatti, per finire ai primi posti nei risultati delle ricerche degli utenti, bisogna avere un punteggio alto. E questo punteggio, il cosiddetto PageRank, sale quando un sito è “citato” da molti altri siti. Se il sito web di Anvur contiene molti link ai siti di venditori di Viagra, questi ultimi guadagnano punteggio e risultano più visibili nei motori di ricerca. In un mondo ideale, un sito web è linkato da un altro sito perché ritenuto interessante. Nel mondo reale, c’è chi sguinzaglia dei bot scassinatori per seminare link e incrementare con la frode le proprie citazioni.

Per una curiosa coincidenza, questo meccanismo di caccia sfrenata alle citazioni è del tutto simile a quello che l’Anvur ha scatenato nel mondo della ricerca italiana. L’Anvur chiede ai ricercatori di essere abbondantemene citati nella letteratura scientifica, non solo per ottenere l’abilitazione e fare carriera, ma anche per incanalare una quota maggiore di finanziamento verso il proprio ateneo. Un uso cieco e massiccio di indicatori quantitativi che è diventato il tratto distintivo della via italiana alla valutazione della ricerca, improntata ad un darwinismo accademico in cui la lotta per la sopravvivenza viene decisa da questo “auditel citazionale”, ampiamente manipolabile.

All’estero, invece, si moltiplicano le prese di posizione, anche assai critiche, da parte di riviste e società scientifiche. Non a caso, l’HEFCE, l’agenzia di valutazione del Regno Unito, ha rigettato l’uso automatico dei dati citazionali. È fin troppo facile dopare i risultati mediante autocitazioni e compiacenti citazioni incrociate, tanto più che le manipolazioni dei ricercatori sono più astute e meno arginabili di quelle dei bot.

Vedersi sfigurare il sito dagli spammer del web rappresenta per l’Anvur una sorta di contrappasso. L’agenzia è rimasta vittima sul web di quegli stessi meccanismi che ha innescato nella comunità accademica, dove sta allevando dei veri e propri “spammer citazionali”, specializzati nell’alzare i punteggi propri o degli amici, anche a costo di sottrarre tempo ed energie alla didattica e alla ricerca. L’ennesimo incidente potrebbe persino essere salutare, se contribuisse a far maturare una qualche consapevolezza critica. In un modo o nell’altro, l’Anvur riuscirà a neutralizzare il bot che l’ha beffata. Ci vorranno ben altro sforzo e consapevolezza per fermare il bot che minaccia la ricerca italiana.

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2 Commenti

  1. Magari l’ANVUR rimanesse vittima dei suoi stessi algoritmi: chi di algoritmo ferisce, di algoritmo perisce… Ma l’ANVUR è grande, sopravvive ai propri errori e castronerie, tanto il popolo italiano è abituato a ben peggio: la difesa della razza e relativo tribunale, il tribunale per la difesa dello Stato che è il prototipo della difesa anvuriana della ricerca, della didattica e delle performance (ultima nata) degli atenei… L’ANVUR è grande perché sopravvive ai suoi stessi errori e svarioni, non cade mai e se cade, riprende le sue forze, come Anteo, da sua madre Terra…

    Vogliamo ricapitolare qualcuno dei suoi errori.

    ASN: soglie bibliometriche di dubbia scienza; riviste di classe A non solo di dubbia scienza ma decise da TAR e Consiglio di Stato; nessuna discussione dei candidati con la commissione sui titoli presentati; nessuna analisi del numero di autori negli articoli; nessuna prova didattica davanti alle commissioni se del caso…

    AVA: nessuna definizione di cosa è la qualità della didattica tanto cercata; nessuna trasparenza sui metodi di selezione dei CEV per le visite esterne; pubblicazione, finalmente e finora dei risultati delle visite periodiche e delle valutazioni degli atenei, ma mancano i risultati delle commissioni sui CdS di nuova istituzione (dove son essi?), alcun riscontro con le norme ESG sia 2005 che 2015, manca un fondamentale Riesame per l’ANVUR: l’ANVUR lo chiede agli altri, ma non a se stessa…; nessuna valutazione dei valutati sui valutatori CEV.

    Si rinnova il Consiglio direttivo, e che rinnovo (v. qualche prof. che copia…), si cambia qualcosa (ASN.2 e AVA.2) per non cambiare nulla. Ma ancora non si mette mano a quello che è fondamentale tra le norme ESG ENGA (2015) un Riesame per le Agenzie di Valutazione che l’ANVUR chiede agli altri ma non a se stessa: norma ESG (2015): 3.6 Internal quality assurance and professional Conduct Agencies should have in place processes for internal quality assurance related to defining, assuring and enhancing the quality and integrity of their activities.

    Ma con tutto quello che ci costa l’ANVUR, non abbiamo neanche un’Agenzia di Valutazione nazionale membro a pieno titolo dell’ENQA, ma solo “affiliata”. Datece l’AVEPRO è nettamente meglio. Quo usque tandem ANVUR…

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