Classifiche internazionali

Un confronto tra le Università di Cambridge e Pisa

Il finanziamento che Cambridge ottiene dal Research Council è sicuramente maggiore di tutto il finanziamento MIUR per il totale delle Università italiane. Anche il finanziamento che Cambridge da sola riesce a ottenere da fondazioni nazionali (Wellcome Trust and Cancer Research UK più di tutte) è probabilmente maggiore del totale disponibile su base nazionale in Italia. Si tratta di differenze dovute al sistema universitario e di ricerca nazionale, su cui una singola Università può poco. Sulle altre voci c’è più margine di azione e in effetti le differenze sono più ridotte, ma sempre grandi. Per i finanziamenti nell’ambito dei programmi quadro della commissione europea, anche considerando il cambio minimo del 2014 (1 GBP = 1.25 EUR), l’Università di Pisa ottiene dalla Commissione Europea un sesto di quello che ottiene Cambridge. Le cose vanno in modo simile per finanziamenti da privati. È chiaro che il sistema universitario italiano è eccessivamente sottofinanziato. Sulla questione possono agire solo il governo e il parlamento.

Cambridge (UK) e Pisa ospitano due delle Università più antiche del mondo, pubbliche, in città universitarie. I ranking internazionali pongono le due università in posizioni molto diverse, tra le circa 17.000 istituzioni universitarie nel mondo (di cui circa 4000 negli Stati Uniti):
  • ARWU (Shanghai Ranking) 2015: Cambridge 5a, Pisa: 151-200
  • Times Higher Education 2014-2015: Cambridge 5a, Pisa: 301-350
  • QS World University Rankings 2014-2015: Cambridge 2a, Pisa 245a
  • CWUR 2015: Cambridge 4a, Pisa 295a
Quindi Cambridge è sempre la prima in Europa, Pisa è fra la posizione 2a e 8a in Italia (nel primo 1-2% nel mondo, per vederla positivamente).
Un articolo di Giuseppe De Nicolao su ROARS.it molto ripreso dalla stampa d’agosto ha proposto come divertimento serio una variazione della classifica ARWU, in cui i punti nella classifica generale ARWU sono divisi per le spese totali operative dell’Università. Il nuovo punteggio misura quindi il risultato (accademico) per euro di spesa, ed è quindi una misura di ritorno sull’investimento. In questa nuova classifica, Cambridge e Pisa sono praticamente appaiate, rispettivamente al quinto e sesto posto.
Non voglio entrare nel merito e nell’interpretazione delle classifiche e delle contro-classifiche.
Perché mi incuriosisce il confronto tra Cambridge e Pisa? Come dicevo prima, si tratta di due università antiche, pubbliche e generaliste in città universitarie. Proviamo ora a fare un confronto quantitativo, per poi trarre delle conseguenze in termini di qualità. Per Cambridge, ho escluso i dati relativi alla casa editrice e all’accreditamento per la lingua inglese, per fare un confronto equo.
Anno di riferimento 2014
  • Personale docente: Pisa 1497, Cambridge 1649
  • Personale non docente: Pisa 1520, Cambridge 4989
  • Studenti totali: Pisa 46072 (esclusi i dottorandi, alcune centinaia), Cambridge 18977
  • Studenti “undergraduate” (iscritti alla laurea triennale e a ciclo unico): Pisa 30243, Cambridge 11864
  • Studenti “graduate”: Pisa 15829 (esclusi gli studenti di PhD), Cambridge 7113
  • Laureati triennali (Bachelor): Pisa 3620, Cambridge (anno 2012-2013): 3322
  • Lauree magistrali (MPhil): Pisa 2913, Cambridge 1400
  • Dottori di ricerca (PhD): Pisa  (poche centinaia ..) , Cambridge 1051
I numeri del corpo docente e dei laureati sono simili. Si vede poi la predilezione italiana per la laurea magistrale, e la predilezione di Cambridge per il PhD. Inoltre, come in quasi tutte le università italiane, Pisa non applica una selezione in ingresso, ma ha una selezione durante il corso degli studi, mentre a Cambridge c’è una forte selezione in ingresso. Per questo motivo Pisa ha molti più studenti di Cambridge, ma uguale numero di laureati.
Passiamo al confronto del bilancio. Considero per Pisa il Bilancio a fine Dicembre 2013, e per Cambridge a Luglio 2014.
  • Contributi dallo stato: per Pisa 246.2 MEUR (milioni di Euro), per Cambridge il contributo HECFE di 178.6 MGBP (milioni di Sterline)
  • Quote di iscrizione degli studenti: Pisa 53.2 MEUR, Cambridge 207.5 MGBP
  • Proventi per ricerche: Pisa 27.5 MEUR (di cui 5.6 MEUR da girare ai partner), Cambridge 371.8 MGBP
  • Redditi diversi e da endowment: Più di 200 MGBP per Cambridge e circa 34.2 MEUR per Pisa.
Francamente mi ha colpito molto: i contributi più o meno fissi dallo stato sono simili; le altre due voci invece sono molto diverse. Tralascio la quarta voce perché un confronto è impossibile.
La voce relativa alle quote di iscrizione degli studenti per Cambridge è aumentata di recente per due grandi aumenti successivi delle tasse universitarie, e per quasi la metà è pagata dagli studenti extra europei. Per le Università pubbliche italiane c’è un rigido limite per legge (per i corsi di studio con valore legale), e Pisa sta per scelta sotto tale limite.
Ma la differenza più grande sta nei proventi per ricerche: un fattore 10! Vediamo da dove vengono questi proventi:
Univ. Pisa:
  • Ricerche Commissionate 6.5 MEUR (quasi tutte da privati)
  • Ricerche da finanziamenti competitivi MIUR 2 MEUR
  • Ricerche da finanziamenti competitivi altri entri pubblici e privati: 7.8 MEUR
  • Ricerche da finanziamenti competitivi Unione Europea: 11.1 MEUR
Univ. Cambridge:
  • Research Council 120.8 MGBP
  • UK Charities: 111.26 MGBP
  • Industria nazionale e internazionale: 28.7 MGBP
  • Commissione Europea: 52.6 MGBP
Un confronto diretto è difficile, ma è chiaro che i finanziamenti pubblici nazionali si sono prosciugati. Il finanziamento che Cambridge ottiene dal Research Council è sicuramente maggiore di tutto il finanziamento MIUR per il totale delle Università italiane. Anche il finanziamento che Cambridge da sola riesce a ottenere da fondazioni nazionali (Wellcome Trust and Cancer Research UK più di tutte) è probabilmente maggiore del totale disponibile su base nazionale in Italia. Si tratta di differenze dovute al sistema universitario e di ricerca nazionale, su cui una singola Università può poco.
Sulle altre due voci c’è più margine di azione e in effetti le differenze sono più ridotte, ma sempre grandi. Per i finanziamenti nell’ambito dei programmi quadro della commissione europea, anche considerando il cambio minimo del 2014 (1 GBP = 1.25 EUR), l’Università di Pisa ottiene dalla Commissione Europea un sesto di quello che ottiene Cambridge. Le cose vanno in modo simile per finanziamenti da privati.
È chiaro che il sistema universitario italiano è eccessivamente sottofinanziato. Sulla questione possono agire solo il governo e il parlamento. Considerando il cerchio di influenza di ciascun ateneo, mi pare ci sia ampio margine di miglioramento nella raccolta di finanziamenti dalla Commissione Europea e da privati. Ci sono tantissimi altri spunti, ma per ora ci fermiamo qua.

[Fonte: http://www.iannaccone.org/2015/08/28/cambridge-e-pisa/]

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7 Comments

  1. L’articolo e’ interessante e meriterebbe molta riflessione. C’e’ una domanda che sorge spontaneo: le “charities” finanziano Cambridge quasi quanto il RC. Ma dove sono le charities in Italia?

  2. A dire il vero il Regno Unito è un’eccezione da questo punto di vista.

    In Italia le fondazioni esistono ma contribuiscono quantitativamente molto meno. Fondazione Cariplo e altre fondazioni bancarie finanziano le Università, come anche Fondazione Telethon, e alcune fondazioni aziendali. Però Wellcome Trust dà a Cambridge 48 MGPB all’anno…

  3. Plymouthian says:

    Che l’Università italiana sia sotto finanziata è indiscutibile e talmente evidente che solo un cieco non se ne accorge.
    Detto questo, va precisato che va sempre considerato che la funzione che lega finanziamento e produttività non è (purtroppo) lineare.
    Dubito fortemente che, con i fondi di Cambridge, una università italiana possa riuscire ad ottenere risultati simili.
    Il problema è anche strutturale, di burocrazia, e poi di ambizione e competizione insita nei docenti che vengono selezionati da tutto il mondo con procedure chiare e semplici, senza abilitazioni, concorsi che durano anni e che alla fine si sa sempre chi vince.

  4. indrani maitravaruni says:

    Beh, abbiamo risolto il problema bloccando il reclutamento. Un’idea brillante.

  5. Articolo sicuramente interessante che mette in luce aspetti importanti nella differenza dei due sistemi universitari italiano ed inglese, specie per quanto riguarda i finanziamenti.
    Sorprendente che alla fine i finanziamenti HEFCE per Cambrige siano inferiori a quelli italiani (da FFO) per Pisa, 178.6 MGBP cioè 223 MEUR contro gli oltre 250.
    In linea in fondo con il totale distribuito dall’HEFCE di quasi 4 MGBP per il 2015,

    http://www.hefce.ac.uk/news/newsarchive/2015/Name,103785,en.html

    cioè 5 MEUR che sono meno dei 6,8 MEUR dell’FFO.
    Certo che se in Inghilterra gli studenti pagano rette fino a 9.000 GBP, solo Cambridge introita 207 MGBP, si capisce come funzioni diversamente il sistema.
    Per non parlare del fatto che il Research Council finanzia cifre confrontabili a quelle dell’HEFCE..
    Ancora più interessante, ma non considerato nell’articolo, è analizzare come sono costituiti i fondi HEFCE, con la maggior parte (olre l’80%) premiali e legati alla valutazione della ricerca, la “REF”.
    Se si fa riferimento a Cambridge, in realtà si trovano i dati per l’a.a. 2015-16 che sembrano pure diminuiti a 141 MGBP,

    https://www.timeshighereducation.co.uk/sites/default/files/Attachments/2015/03/25/j/x/v/total-funding-for-english-higher-education-institutions-2015-2016.pdf

    si vede che di questi 120 vengono dalla valutazione della ricerca e che Cambrige ha dovuto competere per averli e ha perso una quota significativa del 3,4 rispetto all’anno precedente..

    https://www.timeshighereducation.co.uk/news/winners-and-losers-in-hefce-funding-allocations/2019306.article

    Qualcuno, vedi l’università di Manchester, ha perso il 17%! Altro che la clausola di salvaguardia del 2% per l’FFO 2015!!

    Se vogliamo tranne una conclusione, è vero che le il sistema universitario Inglese è complessivamente molto meglio finanziato di quello italiano (ben oltre il doppio) ma è estremamente più competitivo (e più costoso per gli studenti, anche se magari ci saranno molte più borse che da noi)

    Interessante il confronto sulla produttività didattica
    che mette in luce che alla fine a parità di entrate fra HEFCE/FFO + quote iscrizioni il numero di laureati sia simile..

    Sarebbe però interessante confrontare anche la produttività scientifica (n. lavori, n. citazioni..) dei 1500-1600 docenti…

    Nell’articolo non è stata commentata la enorme differenza del rapporto personale non docente / personale docente: circa 1 per Pisa, in linea con la media italiana (ma leggermente sopra il valore di 0.8-0.9 suggerito dal ministero) ma oltre 3 per Cambridge!!
    Ma le università italiane che avevano un rapporto superiore ad 1.5 (Siena, Palermo,..) non erano considerate un pessimo esempio di clientelismo?!?

    • Plymouthian says:

      “Nell’articolo non è stata commentata la enorme differenza del rapporto personale non docente / personale docente”

      L’estensore dell’articolo potra’ essere piu’ preciso, ma credo che tra il personale non docente ci siano le migliaia di research fellows e non solo il personale amministrativo.

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