Finanziamento

Tutto quello che avreste voluto sapere sull’FFO premiale (ma non avete mai osato chiedere)

Perché il presidente ANVUR Andrea Graziosi ha convocato il 19 dicembre 2016 alcuni giornalisti fornendo loro (parziali) anticipazioni sui risultati della VQR 2011-2014? Perché ha presentato un indicatore (IRAS1) che non serve direttamente a distribuire le risorse del Fondo di finanziamento premiale? Perché non ha presentato l’indicatore IRFS sulla base del quale il MIUR ha sempre distribuito la parte premiale del FFO? Perché alcuni degli atenei che secondo Graziosi apparivano in difficoltà hanno visto aumentare il loro FFO premiale? Perché altri atenei, indicati come virtuosi, se lo sono visti ridurre? Perché il MIUR ha deciso di modificare l’indicatore IRFS rispetto a quello calcolato da ANVUR? Chi ha guadagnato e chi ha perso dall’intervento del MIUR? Questi sono solo i primi di una serie di interrogativi a cui cercheremo di dare risposta attraverso un’analisi a puntate che viene inaugurata da questo post.  Se volete sapere tutto quello che c’è da sapere sull’FFO premiale, anche quello che non avete mai osato chiedere, non avete che da leggere.

 

pupazzo

1. Il Presidente Graziosi ed il mistero dell’FFO(A)

Il presidente ANVUR Andrea Graziosi ha convocato il 19 dicembre 2016 alcuni giornalisti fornendo loro anticipazioni sui risultati della VQR 2011-2014: una valutazione destinata a rimanere fantasma fino alla fine di febbraio. Dopo dieci giorni, il 29 dicembre 2016, il MIUR ha pubblicato il DM contenente la distribuzione del FFO premiale. Ed ha così svelato il terremoto del FFO premiale che Roars aveva previsto con un paio di giorni di anticipo (sulla base di alcuni dati ANVUR circolati tra i rettori e della bozza di DM). Proviamo a mettere un po’ di ordine in questi numeri, classifiche e finanziamenti.

Diamo la precedenza alla classifica che conta ai fini del finanziamento, ovvero quella dell’FFO premiale, cominciando con una domanda semplice semplice: chi sale e chi rispetto all’anno scorso?

A parte l’exploit (+115%) dell’Università per Stranieri di Perugia, ateneo del Ministro uscente, questa volta al top ci sono gli atenei del Sud, che incassano incrementi clamorosi: Messina +37%, Catanzaro +33%, Seconda Univ. di Napoli +29%. La maglia nera è Siena (-39%), ma tra chi perde terreno ci sono anche diverse università del Nord: Udine -14%, Milano Statale -9%, Milano Bicocca -6%.

confronto-premiale_2016_vs_2015_effettivo

Un vero e proprio terremoto, che spiega l’obiettivo dell’inaspettata conferenza stampa pre-natalizia di Graziosi: anticipare ai giornalisti la narrazione (oops, storytelling, senno non siamo abbastanza internazionalizzati) da accompagnare alla distribuzione dell’FFO premiale. Perché il terremoto del premiale aveva bisogno di una spiegazione: e quale migliore spiegazione della “convergenza delle università del sud”? Si può leggere nel comunicato stampa ANVUR:

“Le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata.  Si può, dunque, ipotizzare che gli esercizi di valutazione abbiano raggiunto uno degli obiettivi che si erano prefissati: favorire una convergenza verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca.”

E tutto questo si rifletterà nel FFO:

“In altri termini, a 4 anni di distanza dal primo esercizio di valutazione, le università italiane appaiono molto più vicine tra loro in termini di qualità della ricerca rispetto al passato. E […] anche la distribuzione delle risorse premiali sarà più omogenea”.

Il comunicato stampa di ANVUR e la conferenza di Graziosi sono stati ripresi da alcuni quotidiani. Questo per esempio è LaRepubblica.


repubblica-premiale-2016


Dove Corrado Zunino scrive:

ffo-secondo-zunino

Una narrativa semplice e rassicurante: chi ha migliorato i voti nelle pagelle anvuriano verrà premiato, mentre verrà penalizzato chi è sceso.

Peccato che di lì a qualche giorno i risultati dell’FFO premiale sono usciti davvero e gli Atenei hanno scoperto che:

  • c’era veramente stato un terremoto nell’FFO premiale;
  • il terremoto, però, differiva dalle anticipazioni di Graziosi che si riferivano al cosiddetto indicatore IRAS1.

Molte università che hanno migliorato i valori dell’indicatore IRAS1 rispetto alla VQR precedente hanno perso FFO premiale; e università che hanno peggiorato IRAS1 hanno guadagnato. Di fatto, una smentita di quanto aveva scritto Repubblica che scriveva:

chi ha migliorato i voti sui lavori consegnati vedrà crescere la quota di finanziamento assegnata.

Scendiamo nel dettaglio: “Male Genova e Sapienza” titolava Zunino. Però Genova  a fronte di un peggioramento dell’indicatore presentato da Graziosi, ha visto un incremento dell’FFO premiale del 13,6% pari a circa 4,5 milioni di € rispetto all’anno precedente. Analogamente Roma Sapienza, a fronte di un peggioramento di IRAS1 ha avuto un incremento dell’FFO premiale pari al 6% rispetto all’anno precedente, +5,2 milioni di euro. Sono arretrate nella classifica  della qualità della ricerca, ma guadagnato in FFO, anche Camerino (+12,7%), Basilicata (11,7%), Salento (+10,3%), Bari Politecnico (+10%), Cagliari (+7,7%), Pavia (+7,2%), Torino Politecnico (+6,6%), Pisa (+4,2%), Verona (+5,4%) e Padova (+0,8%).

Altri atenei, a fronte di miglioramenti della “qualità della ricerca” misurata dall’indicatore presentato da Graziosi, hanno visto ridursi l’FFO premiale: Bergamo (-1%), Macerata (-1%) Foggia (-12,8%) Napoli Parthenope (-2,2%) Milano Bicocca (-5,9%), Perugia (-7,2%), Tor Vergata (-8,4%).

Ma allora cosa è successo? Ma che cosa ha presentato Graziosi nella conferenza stampa?

2. Come è fatto l’FFO?

Per capire l’arcano si deve partire dall’inizio. Il FFO è suddiviso in diverse parti.  C’è una quota base (4,7 miliardi), una quota premiale (1,4 miliardi) ed una quota perequativa (0,2 miliardi). La parte del FFO cui in questi anni di “meritocrazia anvuriana” è stata attribuita una importanza capitale è quella premiale.

La parte premiale del FFO è suddivisa in una parte di premio associata ai risultati della VQR (1,2 miliardi), ed in una molto più modesta (0,2 miliardi) distribuita sulla base di (discutibili) indicatori relativi alla didattica. E’ innegabile che tutto il valore simbolico della premialità sia associata alla parte premiale che dipende dai risultati VQR.

A sua volta la quota premiale riferita ai risultati nella ricerca è suddivisa in due parti.

  1. La parte preponderante è quella indicata come FFO(A) che distribuisce 934 milioni sulla base di un indicatore composito, calcolato sui risultati della VQR.
  2. L’FFO(B) invece distribuisce 287 milioni sulla base di un indicatore (IRAS2) relativo alle politiche di reclutamento degli atenei, calcolato anch’esso sulla base dei risultati VQR.

I risultati raggiunti nella VQR determinano dunque la premialità FFO(A) e FFO(B). Ma questi risultati non si tradurranno in automatiche variazioni di FFO, perché ci sono risorse destinate a una clausola di salvaguardia (quota perequativa) che eviteranno che gli atenei possano vedere ridotto l’ammontare del FFO 2016 per più del 2,25% rispetto all’assegnazione 2015.

A differenza degli anni precedenti quest’anno l’FFO premiale è stato ancora suddiviso in due tranche: una per gli atenei statali (escluso Trento che non partecipa alla ripartizione poiché il suo finanziamento arriva dalla provincia autonoma), ed una per le scuole speciali. Questo ci facilita il compito perché in quanto segue ci concentreremo solo sulla parte di FFO delle università statali.

I circa 921 milioni di Euro del FFO(A) premiale per le università statali sono distribuiti sulla base di un indicatore chiamato IRFS, Indicatore di Ricerca Finale di Struttura (pubblicato dal MIUR nella seconda colonna della tabella 5).

3. Se MIUR distribuisce i soldi usando IRFS, perché Graziosi mostra  IRAS1?

Se i giornalisti convocati avessero fatto il loro mestiere oggi avremmo una risposta. Invece possiamo fare solo congetture.

CONGETTURA 1. Se Graziosi avesse presentato il dato di IRFS, molti si sarebbero accorti dei contorni reali del terremoto nell’FFO premiale prima dei dati ufficiali MIUR. A differenza di IRAS1, il valore di IRFS si traduce infatti direttamente in soldi.

Prendiamo per esempio l’università di Siena (disclaimer: si tratta del mio ateneo): l’IRFS 2016 è pari a 1,54. Ciò significa che Siena si aggiudica l’ 1,54% dell’ammontare complessivo di FFO(A). Nel 2015 l’IRFS di Siena era 2,41. Chiunque si sarebbe accorto che Siena andava incontro ad una perdita consistente di FFO(A) premiale. Questa invece la rassicurante slide di Graziosi.

rassicurazioni-su-siena

Accompagnata dalla altrettanto rassicurante affermazione del comunicato stampa:

rassicurazione

In effetti le cose stanno davvero così: Siena pesa l’1,51% sul totale degli addetti del sistema universitario. E riceverà 1,54% di FFO(A). Peccato che questo significhi veder calare di 7,5 milioni di euro il proprio FFO(A) rispetto all’anno precedente.

E Siena non è un caso particolare. Nella tabella seguente sono riportati i cinque atenei con i valori di IRFS più elevati. Come si può vedere (terza colonna) Bologna, Padova e Milano Statale hanno un IRFS superiore alla loro dimensione in termini di addetti, quindi, stando alla logica anvuriana, producono ricerca di “qualità superiore alla media” ma tutte e tre perdono FFO(A) rispetto al 2015. Roma e Napoli Federico II che invece hanno un IRFS inferiore alla loro dimensione, e quindi producono ricerca “di qualità inferiore alla media”, guadagnano FFO(A) rispetto al 2015.

tabella-irfs-top-5

Se Graziosi anziché comunicare il valore dell’IRAS1 avesse comunicato i valori dell’IRFS, i rettori avrebbero capito facilmente cosa li aspettava: IRFS in crescita significa infatti FFO(A) in crescita e viceversa.

Chissà se oltre ai giornalisti invitati, anche qualche rettore ha seguito le indicazioni di Graziosi ed ha inviato compiaciute mail natalizie di questo tenore

“Dai dati pubblicati emerge l’ottima qualità della ricerca svolta dalla nostra università, capace di ottenere una valutazione dei propri prodotti di ricerca, migliore del proprio peso in termine di addetti a livello nazionale”.

Tutti felici e contenti aspettando Babbo Natale.  Tranne scoprire prima del veglione che IRFS era calato e che, non fosse stato per la quota perequativa, sull’ateneo si sarebbe abbattuta una vera stangata.

CONGETTURA 2. Graziosi ha presentato i dati di IRAS1 perché non conosceva i dati IRFS. I lettori di Roars forse non sanno che mentre i giornalisti ricevevano le slide di Graziosi, i rettori ricevevano un file Excel prodotto da ANVUR contenente gli indicatori VQR necessari al calcolo dell’FFO premiale. In quel file ANVUR aveva calcolato un valore di IRFS del tutto diverso da quello adottato dal MIUR. Il MIUR, in effetti, ha modificato radicalmente la definizione di IRFS rispetto a quello adottato calcolato nella VQR 2004-2010

  • Perché il MIUR non ha adottato i valori di IRFS calcolati da ANVUR?
  • Graziosi era a conoscenza, durante la conferenza stampa, dei cambiamenti introdotti dal MIUR?
  • Come sarebbe cambiata la distribuzione del FFO(A) se il MIUR avesse adottato i dati ANVUR?

Per le prime due domande non abbiamo una risposta. Per la terza il lettore interessato può guardarsi i due grafici seguenti. Nel primo si calcola chi avrebbe guadagnato e chi avrebbe perso in termini di variazioni percentuali dell’FFO(A) se fosse stato adottato l’IRFS calcolato da ANVUR.

irfs1_anvur

Nel secondo si riportano invece le variazioni assolute in euro.

money-irfs1-anvur

Se il MIUR avesse adottato l’IRFS proposto da ANVUR, Roma Sapienza, Statale di Milano e Siena avrebbero visto peggiorare in modo notevole il loro FFO(A). Roma avrebbe ricevuto poco meno di 58 milioni di euro contro i 63,5 effettivamente assegnati dal MIUR; la statale di Milano e l’università di Siena avrebbero visto ridursi il loro FFO(A) di altri 2,7 milioni di euro.

Come si vede la scelta dell’indicatore non è certo neutra rispetto alla distribuzione dell’FFO(A).

La bellezza degli indicatori è proprio che riescono a nascondere dietro “l’oggettività” dei numeri scelte politiche senza che nessuno se ne debba assumere la responsabilità.

Di fatto il MIUR, decidendo di modificare IRFS rispetto alla proposta di ANVUR, ha spostato, con una decisione all’apparenza tecnica,  5 milioni di euro da Bologna a favore di Roma La Sapienza e così via. Di questo non sapremmo nulla se ANVUR non avesse fatto arrivare ai rettori un file Excel contenente l’IRFS calcolato dall’agenzia.

Ma come si calcola l’IRFS?

…continua…

Send to Kindle
Tag: , , , , , , , , , , , ,

15 Comments

  1. Che aggiungere, oltre i complimenti all’autore di questo inquietante disvelamento?

    Da inoltrare alla Procura della Corte dei conti, per il danno erariale che i giochetti di ANVUR determinano a fronte del costo di funzionamento di questo vero e proprio dispensatore di bizantinismi numerici ispirati da imbeccate politiche, che tradisce nei fatti la finalità legislativa, che aveva accompagnato la nascita dell’istituzione in uno dei rivoli della legge finanziaria 2007 (l’anno della svolta).

    LEGGE 24 novembre 2006, n. 286

    “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre
    2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e Finanziaria”

    Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2006 – Supplemento ordinario n. 223.

    Art. 2

    138. Al fine di razionalizzare il sistema di valutazione della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, nonché dell’efficienza ed efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione, è costituita l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con personalità giuridica di diritto pubblico, che svolge le seguenti attribuzioni:

    a) valutazione esterna della qualità delle attività delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici, sulla base di un programma annuale approvato dal Ministro dell’università e della ricerca;

    b) indirizzo, coordinamento e vigilanza delle attività di valutazione demandate ai nuclei di valutazione interna degli atenei e degli enti di ricerca;

    c) valutazione dell’efficienza e dell’efficacia dei programmi statali di finanziamento e di incentivazione delle attività di ricerca e di innovazione.

  2. vincenzo de filippis says:

    ringrazio per lavori di approfondimento di qualità che condividete con tutti. L’IRFS nel bando della nuova VQR era già molto diverso da quello della vecchia, anche l’ANVUR è andata nella direzione di un indicatore a più bassa variabilità . Il MIUR ha adottato, come del resto è nelle sue possibilità, un indicatore ancora più schiacciato, il più possibile legato al numero di docenti di un ateneo. Come è stato evidenziato nell’articolo questo è stato fatto per salvaguardare il bilancio di alcuni grossi atenei, per favorire qualcuno? per mantenere in piedi il sistema? giusto analizzare e porsi domande soprattutto perchè pochi lo fanno seriamente come voi.
    La mia non vuole essere una critica ma un contributo, le variabili di cui bisogna tener conto per studiare la variazione tra quota premiale 2016 e quota premiale 2015, tralasciando l’incremento del fondo complessivo, sono tre.
    1) Cambiamento della costruzione di IRFS (IRFS 2015 è quello del bando vqr 2004-2010 senza IRAS3, così era fino all’anno scorso indicato l’indicatore delle politiche di reclutamento) che avete analizzato e che già dal bando VQR nuovo si capiva lo schiacciamento dei valori (ogni ateneo uscito il bando si sarà ricalcolato IRFS con i nuovi pesi e con i valori 2015 ottenendo grosso modo il suo valore 2016.
    2) Cambiamento della metodogia di valutazione della VQR parte qualità della ricerca, sostanzialmente appiattimento di IRAS1 che è la componente principale di IRFS, di cui avete già ampiamento discusso.
    3) Però un altro importante fattore di cui tener conto sono i cambiamenti dimensionali degli Atenei che si sono scaricati sulla quota premiale 2016 dopo 3-4 anni. La vecchia VQR di fatto pesava la popolazione docenti in servizio al 31-12-2011, se non ricordo male, mentre adesso la nuova VQR considera la popolazione docenti in servizio nel 2014. Negli ultimi anni il turn over ha “lavorato” in modo molto diverso sugli atenei facendo variare i pesi relativi tra gli Atenei. Quindi se si confronta la quota premiale 2015 vs quota premiale 2016 bisgona tenerne conto. Ad esempio Siena è stato un ateneo molto penalizzato sulla premiale, però in termini dimensionali ha perso più del 13% in termini di prodotti attesi (proxy del numero docenti). Un calo del genere sulla parte A 2015 avrebbe fatto perdere all’ateneo senese 2,6 milioni. Poi il crollo Siena lo ha avuto sulle politiche di reclutamento perchè evidentemente non ha proprio potuto fare reclutamento quindi rispetto al 2015 ha perso 1,47% di peso sulla parte B (altri 4 milioni circa).

  3. Enrico Mauro says:

    “Al fine di razionalizzare!!!

  4. Buonasera. Allora non mi è chiaro perchè il nostro rettore ha cantato vittoria sul 6,82 , dichiarando “…a fine anno sono stati resi noti i risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca per gli Atenei ed è stata assegnata la quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario 2016, sulla base degli indicatori di ricerca e didattica. Vi segnalo in particolare l’eccezionale risultato ottenuto sulla qualità delle nostre politiche di reclutamento ”

    Anzi ha dichiarato che dividendo 6,82 / 5 e rotti del 2015 c’è stato un incremento di circa il 28%…..

    Qualcuno può per favore spiegarmi ?

    • Il peso di Uni… in quota premiale è 6.95%. Si tratta di un risultato davvero ottimo. – commenta il Rettore ……. – Migliora rispetto al 2015 quando valeva 6.89%, è il più alto tra gli atenei statali. Inoltre il rapporto tra 6.95 e 5.43, pari a 1.28, ci dice che in quota premiale abbiamo avuto il 28% in più di quanto avremmo avuto in base alla nostra dimensione”.

    • Nella quota base il peso di Uni rispetto all’insieme degli Atenei statali è 5.43%. Questo numero va inteso come una sorta di dimensione dell’Ateneo ed è interessante verificare se il peso della quota premiale è superiore a quello base e di quanto. Se è superiore significa che l’Ateneo ottiene dalla premialità più fondi di quanti ne avrebbe presi in base alla sua dimensione.

    • scusate, sul 6,95….ma nella tabella da voi riportata c’è 6,22. Quindi il 6,95 è IRAS1 ? (non utilizzato per distribuire l’ FFO)

    • Alberto Baccini says:

      IL rettore di Bologna sta confrontando la percentuale di FFO quota base con la percentuale di FFO premiale (ricerca, didattica) complessivo ricevuti dall’ateneo. Il 6,95 viene dall’ultima colonna di questa tabella. http://attiministeriali.miur.it/media/299930/tabella_5_quota%20premiale_ffo_2016.pdf. Il risultato positivo viene soprattutto dalla parte di FFO(B) (quantità e “qualità” del reclutamento). Nella parte ricerca (FFO(A) il voto medio di Bologna (R) dovrebbe peggiorare, passando da stime roars sui dati ANVUR, da 1.142 nella VQR2004-2010 a 1.127 nella VQR 2011-2014.

    • Alberto Baccini says:

      Il peso della quota base non è una funzione diretta della dimensione. Vi entra il costo standard e lo storico.
      http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/luglio/dm-06072016.aspx

  5. vincenzo de filippis says:

    Riguardo a Bologna le affermazioni del Rettore sono corrette. In effetti la quota base è un indicatore dimensionale dell’ateneo in termini di iscritti regolari. C’è una parte storica nella quota base che però è influenzata dalla parte ripartita secondo il costo standard nell’anno precedete (28% della quota base nel 2016). Ormai sono 3 anni che gira il costo standard e di fatto tutta la quota base di bologna pesa ormai come il costo standard (5,43 quota base totale vs 5,39 peso in costo standard nel 2016, dati su tabella assegnazioni). Quindi la quota base di Bologna è allineata col il peso di Bologna sul sistema in termini di costo standard che non è altro che una pesatura discutibile degli iscritti regolari. Se si prendono i dati di assegnazione ministeriale e si rapporta la quota premiale alla quota base mi sembra che Bologna sia il terzo ateneo in Italia. Poi però se si guarda l’assegnazione finale Bologna perde più del sistema. Nella parte premiale Bologna domina sulla parte B ma al momento non è possibile distinguere il contributo dimensionale da quello qualitativo, confrontare IRAS2 con IRAS1 è sbagliato. Nella parte A rispetto al 2015 il calo è fondamentalmente dovuto alle scelte metodologiche operate prima da ANVUR e poi dal MIUR. L’irfs 2015 era composto da alcuni indicatori che non sono stati più considerati nel nuovo IRFS che è un indicatore molto più “piatto” con variabilità assai inferiore al precedente. Guardando i dati di ANVUR spicca il dato di Bologna su IRAS3 (è un componente di IRFS) che è l’indicatore di attrazione risorse (progetti da bandi competitivi) valore più elevato sia in termini assoluti, segue La sapienza con 6,37. E’ interessante analizzare il dato di IRAS3 rapportandolo al peso di prodotti attesi per eliminare l’effetto dimensione. Bologna ha un ottimo rapporto di 1,55 cioè sulle entrate da progetti competitivi guadagna il 55% rispetto al suo peso docenti. Strabilianti i dati di Catanzaro, 3,76 e Raggio Calabria 2,79 cioè i loro docenti quadruplicano o quasi triplicano il loro peso sui progetti competitivi. In IRAS1 il peso di UNIBO è sceso leggermente ma anche qui fare confronti rispetto alla vecchia VQR è difficile come già dimostrato proprio su Roars.

  6. Però li troviamo fuori, grazie ai progetti competitivi, e quindi il miur ce li toglie da un altra parte, mi sembra di poter concludere.

  7. vincenzo de filippis says:

    Unibo sulla quota premiale guadagna rispetto al 2015, 6,95% vs 6,81. Anche se unibo avesse guadagnato ulteriori 5 milioni sulla quota premiale l’assegnazione finale, l’unica che conta, non sarebbe cambiata di molto. Per come il MIUR ha costruito l’intervento perequativo (dopo quota base e quota premiale è l’altro fondo importante che concorre all’assegnazione finale) le variazioni da un anno all’altro delle assegnazioni finali di tutti gli atenei registrano variazioni minime (tutti gli atenei registrano flessioni nell’ordine dell’1%). L’intervento perequativo funziona un po’ come se nella Serie A, concluso il campionato, farsato? con regole sballate? si prendessero le ultime 3 classificate e le si portasse in Europa league. Proprio così, perchè oltre alla quota di salvaguardia che porta automaticamente l’ateneo sulla soglia del -2,25%rispetto all’anno precedente (FFO quota base + quota premiale e intervento perequativo) poi c’è una quota di accelerazione a cui partecipano anche gli atenei che usufruiscono pesantemente della quota di salvaguardia. Faccio l’esempio di Siena che è il caso più vistoso. Siena riceve dalla quota di salvaguardia 17 milioni (circa il 16% della sua assegnazione complessiva) per rientrare nella soglia del 2,25% ma poi partecipa pure alla quota di accelerazione. Firenze dalla salvaguardia prende 10milioni e 1 mil dall’accelerazione. L’anno prossimo cambiano le regole, nuovo campionato ma il risultato finale cambierà poco.

Sostieni ROARS

Sostieni ROARS