Nel bel mezzo delle vacanze natalizie è stato firmato il D.M. 1040/2017 che redistribuisce 28.700.000 euro non spesi delle Cattedre Natta, 16.602.000 euro non spesi del FFABR e 7.500.000 euro da fondi non utilizzati per gli “Accordi di programma”. Vi erano molti modi per farlo. Usare le proporzioni di ripartizione del FFO 2017? Troppo facile. Destinare i fondi agli studenti, finanziando la “no-tax area”? Nemmeno questo. Meglio dare un “premio”. C’erano state molte polemiche l’estate scorsa, quando si era scoperto che con i nuovi criteri premiali alcuni atenei del Settentrione ci avevano rimesso. E quindi? A decidere il “premio” sarà per 40 ml la “vecchia” quota premiale, cioè vengono espunti proprio i due nuovi indicatori che avevano scontentato gli atenei del Nord. E gli altri 10 ml? Li distribuirà il MIUR, triplicando il valore del fondo gestito direttamente dal ministro. Nulla si sa di tale fondo. Nel recente passato, l’unico squarcio di luce è stato fornito da uno scoop di ROARS: l’allora Ministro Giannini finanziò un posto da professore ordinario all’ateneo di cui era stato rettore, nel SSD di afferenza del Ministro stesso …

Nel bel mezzo delle vacanze natalizie è stato firmato dal Ministro Fedeli il D.M. 1040/2017 con il quale vengono redistribuiti alle università, facendoli confluire nel FFO, i fondi non spesi rinvenienti dal fondo per le “Cattedre Natta” e dal fondo per il “FFABR”.

Ricordiamo infatti che, a proposito delle Cattedre Natta, la Legge di Stabilità 2016 prevedeva che «la quota parte delle risorse eventualmente non utilizzata confluisce, nel medesimo esercizio finanziario, nel Fondo per il finanziamento ordinario delle università». Quanto al FFABR, la sua legge istitutiva (Legge di Stabilità 2017) già prevedeva a monte che i fondi facessero parte del FFO.

Come noto, le “Cattedre Natta” non sono mai partite. Inoltre,  come anche sottolineato dal CUN, a causa di regole mal congeniate, di un bando che prevedeva due diverse scadenze, pre-registrazione e domanda vera e propria (non si è ancora capito perché), e in alcuni casi dell’assenza di “reminder” da parte degli atenei, oltre che di ANVUR e Cineca, soltanto una parte dei fondi FFABR sono stati assegnati.

Insomma si trattava dunque di redistribuire agli atenei una quota “importante” di risorse (28.700.000 euro dalle Cattedre Natta e 16.602.000 euro dal FFABR), a cui si sono aggiunti 7.500.000 euro da fondi non utilizzati per gli “Accordi di programma”.

Vi erano molti modi per farlo.

Il più scontato sarebbe stato rifinanziare la quota base e la quota premiale secondo le stesse proporzioni indicate dal DM di ripartizione del FFO 2017. Troppo facile.

Un’altra idea poteva essere destinare tali fondi agli studenti, finanziando la “no-tax area”. Infatti, se per gli anni a decorrere dal 2018 i fondi per l’esenzione dalle tasse universitarie per gli studenti con basso reddito ammontano a 105 ml (e già sono stati giudicati «non sufficienti» dal presidente della CRUI – «mancano tra i 50 e i 100 ml» ebbe a dire Manfredi), per l’anno 2017 tali fondi si riducono a soli 55 ml, ponendo in questo modo il carico di finanziare la copertura mancante agli atenei stessi (che nella maggior parte dei casi sono stati costretti a rifarsi sugli studenti stessi, aumentando le tasse a chi non usufruisce dell’esenzione o riducendo i servizi). Nemmeno questo.

La scelta operata dal Ministro è stata quella di dare un “premio”.

A decidere il premio sarà la “quota premiale” del FFO? Stranamente no. C’erano state molte polemiche l’estate scorsa, da parte di alcuni atenei del Nord, quando si era scoperto che con i nuovi criteri per distribuire la quota premiale, inaugurati nel 2017, alcuni atenei del Settentrione avevano notevolmente arretrato (“chi di quota premiale ferisce, di quota premiale perisce” direbbe qualcuno). “Merito” – è proprio il caso di dirlo – dei nuovi criteri sulla “Valorizzazione dell’autonomia responsabile” (che ha sostituito le performances assolute degli studenti nella didattica) e sulle “Politiche di reclutamento” (incentrate sull’ultimo triennio anziché sugli anni 2011-2014).

E quindi?

A decidere il “premio” sarà per 40 ml ciò che rimane della “vecchia” quota premiale, cioè vengono espunti proprio i due nuovi indicatori (“Valorizzazione dell’autonomia responsabile” e “Politiche di reclutamento”) che avevano visto perdere alcuni atenei e guadagnare altri.

E gli altri 10 ml? Li distribuirà direttamente il MIUR, per finanziare «interventi straordinari a favore delle università e degli istituti di istruzione universitaria a seguito di richiesta inviata al Ministro entro il 30 novembre 2017» (cioè prima dell’emanazione del DM, ndr).

10 ml di euro vengono infatti fatti confluire nel fondo da 5 ml di euro previsto all’art. 10 del DM FFO 2017.

Nulla si sa di tale fondo. Il MIUR non ha mai diffuso informazioni sui progetti presentati dagli atenei, sul controllo sulla effettiva realizzazione degli stessi progetti, sui criteri di valutazione adottati per finanziarli, sull’esistenza o meno di un comitato per vagliare tali proposte o piuttosto se sia il Ministro a sua discrezione a decidere sui finanziamenti.

Finora l’unico esempio di finanziamento erogato è stato fornito proprio da uno scoop di ROARS. L’allora Ministro Giannini finanziò un posto da professore ordinario all’ateneo di cui era stato rettore, nel SSD di afferenza del Ministro stesso…

In tutti gli anni in cui tale misura è stata prevista nel DM di ripartizione del FFO, essa era rimasta confinata a 5 ml di euro. Si va dai 2 ml di euro ai tempi del Ministro Mussi, ai 3 ml di euro dei Ministri Gelmini e Profumo, ai 0 ml del Ministro Carrozza, fino ai 5 ml del Ministro Giannini.

Di fatto, per la prima volta, il fondo, gestito dal Ministro in persona, assume una entità senza precedenti, triplicando il suo valore – a dispetto di un FFO complessivo che negli ultimi anni è invece tutt’altro che triplicato. Si può solo sperare che venga utilizzato con oculatezza. È lecito dubitarne, dati i precedenti. In ogni caso un po’ di trasparenza aiuterebbe.

 

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7 Commenti

  1. Mi viene da ridere (per non piangere) sul tesoretto a disposizione imperscrutabile del Ministro, nulla di nuovo sotto il sole da Gentile a Giannini e a Fedeli. Mi sovviene della Giannini, come ricordato nell’articolo, la gloriosa chiamata di un PO dello suo stesso SSD nella sua stessa Università… per chiara fama…? O per chiarissima fama…?
    Ma la trasparenza, l’anti-corruzione penetrano negli alti vertici dello Stato: dal MIUR, all’ANVUR…? Ma il motto di tali vertici è certamente quello del marchese del Grillo che ho scoperto proviene (Wikipedia) dal grande G.G. Belli.

    Li soprani der Monno vecchio

    C’era una vorta un Re cche ddar palazzo
    mannò ffora a li popoli st’editto:
    «Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
    sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.
    …………………
    Chi abbita a sto monno senza er titolo
    o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore, (o di MINISTRO?)
    quello nun pò avé mmai vosce in capitolo».

    Ahimé! Ahinoi!

  2. In questi giorni è stato reso disponibile il parere, sostanzialmente contrario, del CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti) su questo Decreto Ministeriale.

    Ebbene, l’organo rappresentativo degli studenti tra le altre cose scrive:

    “In relazione all’articolo 1, lettera a) dello schema di decreto, il quale propone di utilizzare 10 milioni di euro ad integrazione delle disponibilità di cui all’articolo 10 del DM 610/2017, il Consiglio esprime perplessità in relazione alle tempistiche e ai criteri di assegnazione di questi ulteriori dieci milioni. La norma sopra citata prevede che l’assegnazione sia rivolta a università e istituti di istruzione universitaria a seguito di richiesta inviata al Ministero entro il 30 novembre 2017; eventuali disponibilità finanziarie sarebbero destinate alla quota premiale. Alla luce di una chiara discrepanza temporale, dovuta al fatto che lo schema di decreto in oggetto di questo parere entrerà in vigore successivamente il 30 novembre 2017, il Consiglio chiede che la scadenza per la richiesta da inviarsi al Ministero per usufruire dei suddetti fondi sia prorogata, evitando che lo stanziamento confluisca nell’ambito della lettera b) dell’articolo 1 dello schema di decreto in questione. A tal fine, si richiede anche che la procedura per l’assegnazione di questi fondi sia più trasparente e accessibile.”

    http://www.cnsu.miur.it/argomenti/documentazione/pareri/2017/pa_2017_12_22_001.aspx

  3. Ricevo da fonte MIUR: Il “borsino” del DM (5mln) è stato interamente assegnato a UniCassino per aiutarli immediatamente a pagare una rata della rottamazione inps. Poi col DM dei “residui” sono stati artificiosamente inseriti, sempre nel “borsino” 10 mln. Di questi poco meno di 5mln sono di nuovo andati a Cassino. La somma residuale (5.3 mln di euro) è invece oggetto del “borsino” vero e proprio e non è stata ancora distribuita. L’ammontare dei ca. 10mln in questione verrà RESTITUITO da Cassino all FFO con un accordo di programma. In sostanza è un’anticipazione. Altrimenti nn sarebbero riusciti a pagare gli stipendi di dicembre. Tutto qui.