Oggi, domenica 28 aprile 2013, giurerà il nuovo Governo.

Alla guida del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca è stata designata Maria Chiara Carrozza, già Rettore della Scuola Superiore S. Anna.

Inutile nascondersi che ci troviamo in una situazione complicata, inedita e inaspettata dal punto di vista politico; ma non è questa la sede per entrare nel merito di questi aspetti.

Piuttosto, nel rivolgere i nostri migliori auguri di buon lavoro al neo Ministro, desideriamo ricordare con allarme il grave stato di sofferenza del sistema dell’università e della ricerca, che tante volte abbiamo segnalato su questo sito.

Ci auguriamo che Maria Chiara Carrozza, a differenza dei suoi predecessori, sarà capace di dialogare con la comunità accademica e con i ricercatori e di imporre una svolta alla linea sin qui seguita.

Un ministro consapevole dell’importanza dell’università e della ricerca sa bene che i danni che ad esse sono inflitti ricadranno ben presto sulla società tutta; e che una volta dissipato il patrimonio cognitivo di una nazione (facile a farsi in breve periodo, così come sta accadendo in Italia ormai da quasi un decennio), ricostruirlo sarà impresa lunga e difficile, come dimostrato dalle nazioni emergenti che stanno affrontando questo problema con impegno e enorme impiego di risorse.

V’è sempre il rischio concreto che le questioni relative a università e ricerca non entrino neanche nell’appendice dell’agenda del governo: sarà compito del nuovo ministro fare in modo che ciò non accada, invertendo il trend sinora osservato. Con l’occasione ribadiamo le priorità più volte elencate, richiamando alcune proposte da noi elaborate tempo fa, augurandoci che esse possano almeno servire per lo sviluppo di un dibattito fecondo.

Per parte nostra, assicuriamo che continueremo a svolgere il nostro ruolo di monitoraggio – almeno fino a quando ci sarà qualcosa da monitorare – con obiettività e franchezza.

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Un elenco ragionato di proposte concrete, da noi pubblicato nel novembre 2012, è disponibile a questo indirizzo, insieme a numerosi commenti, di diverso orientamento, dei quali ringraziamo in ogni caso i lettori.

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14 Commenti

  1. E’ possibile che il nuovo governo inverta la rotta rispetto agli ultimi governi (per quello che attiene all’università e alla scuola)? Ma certo che è possibile! Ed è anche possibile che il calore fluisca dai corpi caldi a quelli freddi: il secondo principio della termodinamica non lo vieta di certo. Quanto al calcolo della probabilità di un simile evento … beh, diciamo che è piccola a piacere.

    Suggerisco agli ottimisti di considerare la maggioranza che sosterrà il governo Letta o, in subordine, a leggere questo breve e chiarissimo articolo di
    Francesca Coin.

    • Bé, quando si pensava che il calore fosse un fluido, si pensava anche potesse andare nei due sensi, no?

    • Errata corrige: ovviamente mi sono rovinato la battuta, intendevo “dai corpi freddi a quelli caldi”.

      E inoltre: “Suggerisco agli ottimisti … di leggere questo breve …” suona decisamente meglio.

      P.S. Ma perché il calore non è un fluido?

      P.P.S. Ho letto l’intervista alla neoministra linkata da Rubele (grazie) e confermo il mio totale scetticismo. Per l’università e la scuola bastano tre mosse fondamentali: a) più soldi; b) tramite il punto a) abolire ogni forma di precariato; c) eliminazione dell’INVALSI e dell’ANVUR. Scusate, forse si tratta di richieste “ideologiche” e/o semplicistiche …

  2. Un saluto ragionevole alla neo Ministra.

    Direi che i punti sulla base dei quali fare una valutazione dell’operato della neo Ministra, sono i finanziamenti per ricerca e didattica, l’allontanamento dal MIUR dei burocrati che hanno generato tutti i problemi che abbiamo, e l’immediata abolizione di una miriade di regole e regolette che asfissiano il sistema. Ad esempio il DM 47 sarebbe la prima cosa da abolire e con lui tutto il marchingegno per il ridicolo accreditamento.

    Naturalmente a questo aggiungiamo il rispetto dell’Art 33 della Costituzione.

    Marco Antoniotti

    PS. Io comunque non sono molto d’accordo con l’impostazione di molte delle proposte di ROARS.

  3. Ovviamente mi unisco agli auguri di buon lavoro al neo Ministro. Dicono di lei che sia una persona capace ed attenta: penso ne avra’ molto bisogno.
    Il suo cursus honorum dovrebbe tranquillizzarci: e’ un Rettore e quindi….e quindi questo non ci tranquillizza; mi sembra che l’esperienza con il Rettore Profumo non sia stata poi cosi’ brillante.
    Al di la’ degli ovvi auspici di sensibilizzazione del governo ai problemi degli Atenei ed all’urgenza di incrementare le risorse ad essi destinati mi spingo ad una ulteriore preghiera.
    Signor Ministro perche’ non metter mano ad una rivisitazione e ad una correzione della 240/2010? I processi collegati alla riorganizzazione richiesta dalla riforma stanno, nella maggior parte delle Università, determinando pochi benefici e provocando confusione, inaccettabile burocratizzazione, riduzione dell’autonomia delle università’.
    Al di la’ delle buone intenzioni i processi relativi alla asn stanno mostrando il fianco ad una quantita’ di critiche. L’applicazione delle medesime norme e della medesima filosofia a università piccole, di medie e grandi dimensioni si sta rivelando problematica. Aver identificato nelle facoltà
    La causa di tutti i mali delle università’ ha portato in molti atenei ad una significativa mancanza di coordinamento e ritardi di programmazione.
    Per cortesia Signor Ministro ci dia una mano!

  4. Capisco lo sconforto, ma confesso che la biografia del nuovo ministro mi fa ben sperare. E’ anche vero che pensavo la stessa cosa con il precedente, e sono rimasto molto deluso. Ci dev’essere un fluido magico sulla sedia di quel ministero per cui anche quando una persona sveglia si siede comincia improvvisamente a dire fesserie! Speriamo bene!

    • Ci sono spunti molto ragionevoli. Mi pare un buon inizio, da verificare alla prova dei fatti. Diciamo pure che di recente non si era letto nulla del genere proveniente dalle parti di viale Trastevere.

  5. Sono considerazioni condivisibili, vedremo all’atto pratico se e come potrà incidere sulla situazione attuale in un governo del genere.
    Spero almeno che intervenga sui vertici dell’Anvur abolendo il reclutamento basato sulla bibliometria.
    Roars potrebbe invitarla per un dibattito……..

  6. Riporto una sintesi del programma politico riguardante l’università e la ricerca del Partito Democratico di cui Maria Grazia Carrozza, neo Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, è esponente, contando che, in coerenza con il programma, possa intervenire tempestivamente sui Decreti Profumo e quindi sull’Anvur.

    “ Il nostro impegno: invertire la rotta.
    L’ultima legislatura è stata drammatica per l’università e la ricerca, sempre considerate come fonti di risparmio, mai come i luoghi nei quali si costruisce e sedimenta la crescita culturale, economica e sociale del Paese… Si è registrata una preoccupante continuità di legislatura sull’obiettivo dichiarato di indebolire il sistema pubblico dell’istruzione superiore
    … Si è aumentato il carico burocratico, a tutti i livelli, senza mai dare una prospettiva politica sul futuro del sistema dell’istruzione e della ricerca, e, di conseguenza, del Paese…
    … All’Università italiana serve un cambiamento radicale, nella cultura, nel modello di riferimento, nel metodo di organizzazione e di attuazione delle scelte politiche, nel rapporto tra università, impresa e ricerca. È ormai chiaro che il compimento dello sciagurato disegno Tremonti-Gelmini, completato – anche con provvedimenti dell’ultima ora adottati in modo del tutto inopportuno a Camere sciolte e in regime di ordinaria amministrazione – dall’azione del governo Monti, affossando l’Università italiana colpisce al cuore le prospettive di futuro del Paese… Oltre al “costo dell’ignoranza”( si fa riferimento alla formula attribuita a Derek Bok, già presidente di Harvard: “Se pensate che l’istruzione costi, provate l’ignoranza”), bisogna avere ben presente il “costo del centralismo” e abbandonare l’approccio iper-burocratico che ha azzoppato l’autonomia, per riportare il Ministero a una logica di promozione e valutazione del pluralismo, dotandolo di competenze adeguate. Il ruolo dell’ANVUR va ripensato a fondo…
    Le nostre proposte
    1)Riportare gli studenti all’università: più borse, meno tasse. Contrastare la “fuga dall’università” è il primo impegno politico per il governo del sistema…Ciò significa ridurre decisamente le tasse universitarie e ristabilire il limite del 20% rispetto al FFO, intaccato dal governo Monti…
    2) L’università al servizio degli studenti. Serve maggiore integrazione tra le politiche scolastiche e universitarie, attraverso l’orientamento, con l’ultimo anno di scuola superiore finalizzato alla scelta per l’università e per la formazione professionale: con investimenti mirati sui diplomandi, sulle famiglie, e soprattutto sui professori delle scuole superiori con ore dedicate…
    3) L’università al servizio dell’Italia. L’università che risponde alle esigenze dell’Italia non può basarsi sull’imposizione dall’alto di un unico modello, perché ha diverse funzioni sociali: eleva il livello di istruzione di base, migliora il capitale umano, trasmette la cultura e la memoria, prepara per il mondo del lavoro, accompagna i processi di revisione e innovazione del sistema produttivo, attrae talenti, forma la classe dirigente…
    4) Riaprire l’università a nuovi giovani docenti, con regole semplici e percorsi rapidi. Dopo l’emorragia dei docenti degli ultimi anni, su reclutamento e carriere realizzeremo le proposte avanzate coerentemente nel corso dell’ultima legislatura. Tre sono le questioni principali: a) rimuovere gli attuali vincoli al turn-over e completare rapidamente il piano associati, perché la paralisi nel reclutamento ha portato a un blocco complessivo del sistema; b) superare il circuito vizioso della precarietà e dell’incertezza; c) massima rigidità e vigilanza sulle attività gratuite nell’università, perché il lavoro all’università deve essere retribuito e svolto in modo dignitoso…
    5) La bussola Erasmus, per un’università europea. Il programma Erasmus in Italia coinvolge solo l’1% degli studenti, metà della media europea, al Nord il doppio che al Sud. Puntiamo a far sì che in 5 anni si passi da 20mila a 100mila studenti Erasmus all’anno…
    6) Cambiare la legge Gelmini, verso l’autonomia responsabile. L’università italiana viene da anni di assurdo stress normativo. Abbiamo contrastato in ogni modo la legge Gelmini per due ragioni principali: era funzionale a rendere strutturali le manovre di definanziamento di Tremonti (accentuando così la “fuga dall’università”), e sottraeva agli atenei qualsiasi autonomia, oltre a non dare regole chiare e garanzie di diritti a studenti e ricercatori. Il risultato, dopo oltre due anni in cui le università prive delle risorse per ripartire e, spesso, per sopravvivere, hanno dovuto affrontare una pletora (quasi cinquanta) di decreti ministeriali e legislativi, è la sostanziale sparizione dell’autonomia universitaria. Per questo, nel primo anno di governo, riteniamo indispensabile una profonda revisione della legge Gelmini… in particolare, interverremo sulla governance degli atenei (che deve presentare un maggiore bilanciamento dei poteri nella chiarezza delle responsabilità), sul reclutamento, sul contrasto del precariato, sul necessario superamento del centralismo ministeriale, dell’ossessione burocratica e della pesantissima “tutela” del Ministero dell’Economia. L’obiettivo, spesso dichiarato e mai perseguito realmente, è una vera ed effettiva autonomia responsabile nell’ambito di un sistema universitario fondato sul dinamismo, la cooperazione e la coesione…
    7) Aumento delle risorse pubbliche Gli investimenti in università e ricerca devono essere aumentati, con l’obiettivo di fondo di una graduale convergenza verso la media UE…. La ricerca ha già pagato pesanti costi di aggiustamento…Per questo, il primo obiettivo è ripristinare le risorse del FFO del 2012, rimediando al taglio di 300 milioni operato dal governo Monti…
    8) Valutazione, accreditamento, qualità e progetti di ricerca: semplicità vs burocrazia. … Le competenze dell’ANVUR, che non hanno pari nel mondo occidentale e ne fanno ormai l’attore fondamentale del governo del sistema, devono essere ricondotte a quelle di agenzia tecnica… Occorre valutare l’impatto generato dalla riduzione delle risorse sulla sostenibilità delle strutture: l’obiettivo è che il sistema, nel suo complesso e nella sua articolazione territoriale e disciplinare, non subisca una riduzione dell’offerta formativa per l’operare congiunto di calo delle risorse e applicazione dei criteri definiti, da ultimo, con un provvedimento adottato dal governo Monti… Alle persone dell’università, ai ricercatori, alle strutture accademiche, va garantito un “diritto alla semplicità”. Ciò vale anche per i progetti di ricerca: occorre intervenire per rimediare all’esperienza “kafkiana” cui sono costretti i nostri ricercatori nel rapporto con il MIUR e il MiSE per i progetti di ricerca…
    9) Un vero ruolo per il dottorato di ricerca … Puntiamo a potenziare il dottorato, offrendo agli studenti meritevoli l’opportunità di frequentarlo e favorendone il collegamento a opportunità professionali e di ricerca. Il dottorato di ricerca è un’attività da svolgere a tempo pieno…Per questo siamo contrari ai dottorati senza borsa: è essenziale una borsa di dottorato, o – come accade in altri paesi – l’integrazione con altre forme di compenso legate ad attività didattiche o di tutoraggio/ orientamento…”

    • “E tutto ciò lo diciamo dopo aver appoggiato il governo Monti dal primo all’ultimo giorno (e quindi implicitamente il ministro Profumo) e dopo aver costituito un nuovo governo con la identica maggioranza politica del governo Monti, consegnando il dicastero chiave dell’economia a una persona che per formazione, per cultura e per le sue dichiarazioni pubbliche dimostra di voler proseguire nelle politiche dettate dalla lettera Draghi-Trichet.

      E siamo in grado di dirlo senza ridere!”

      (Applausi …)

  7. Cari amici purtroppo non c’è alcuna speranza. Sarebbe stato meglio che a fare il ministro mettessero d’alema o la bindi. L’università ha bisogno di investimenti non di nuove riforme. Non c’è nulla di più temibile delle riforme. Una neofita come lei non se la fuma nessuno. Brava capace e di più, sia chiaro, la nuova ministra, ma questi marpioni se la mangiano in un sol boccone. Ecco perchè ci vorrebbe un pezzo da 90 al ministero (d’alema o simile) Questa continuerà a dare soldi alla commerciale bocconi, alle telematiche e tutti i carrozzoni privati. Oh come vorrei sbagliarmi. Oh come vorrei sbagliarmi! Cmq auguri ministro!!

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