Leggo però sul Corriere che secondo Roberto Ricci, responsabile delle prove INVALSI, queste “… servono a garantire la trasparenza del sistema, unico modo di aiutare le famiglie a scegliere la scuola giusta per i propri figli”. In realtà, una volta stabilito che una scuola eccelle nelle prove INVALSI sarà molto difficile che una famiglia povera, con genitori con basso livello di istruzione, residente lontano da questa scuola, possa scegliere di iscrivervi i propri figli. Il risultato di questo uso improprio dei risultati delle prove sarebbe quindi quello di accentuare le disuguaglianze tra le scuole: da un lato le scuole dei ricchi con alto livello di istruzione dei genitori, dall’altro le scuole dei poveri.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Non ho le competenze per giudicare, sul piano tecnico, le prove dello INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione) che si sono svolte il 4 e 5 maggio scorso. Non c’è dubbio però che i risultati di prove uniformi a livello nazionale, possono costituire una preziosa fonte di informazioni per una politica diretta al miglioramento del nostro sistema scolastico. Leggo però sul Corriere del 13 maggio che secondo Roberto Ricci, responsabile delle prove INVALSI, queste “… servono a garantire la trasparenza del sistema, unico modo di aiutare le famiglie a scegliere la scuola giusta per i propri figli”. In altre parole si prevedrebbe che le scuole siano classificate sulla base dei risultati delle prove e che le “famiglie” scelgano di iscrivere i propri figli nelle scuole con i migliori risultati. In realtà queste scelte possono essere esercitate solo dalle famiglie più abbienti, con i genitori più istruiti. Una volta stabilito che una scuola eccelle nelle prove INVALSI sarà molto difficile che una famiglia povera, con genitori con basso livello di istruzione, residente lontano da questa scuola, possa scegliere di iscrivervi i propri figli. Il risultato di questo uso improprio dei risultati delle prove sarebbe quindi quello di accentuare le disuguaglianze tra le scuole: da un lato le scuole dei ricchi con alto livello di istruzione dei genitori, dall’altro le scuole dei poveri. Il sistema scolastico rinuncerebbe così ad una delle sue missioni più importanti che è quella di favorire l’ascesa sociale di chi parte da condizioni sociali più deboli. I risultati delle prove dovrebbero invece indicare al Ministero dove e come intervenire per rafforzare le scuole più deboli, ad esempio attraverso attività integrative da svolgere nelle ore pomeridiane.

Send to Kindle

30 Commenti

  1. L’istruzione è come le mele,le pere, le case (abusive o meno) la salute
    . Si compra. Se si hanno i soldi bene, se si è bravi si viene aiutati. Cosa dovremmo dire do una famiglia africana che non ha cibo allora ? Se non si capisce questo non si va fa nessuna parte. È ipocrita fare finta che ora non sia così.

  2. Diciamo la verità, e qualcuno lo racconti a Ricci: ma davvero una famiglia con alto livello di istruzione (se questo significa qualcosa) sarebbe così gonza da iscrivere un figlio ad una scuola o un’ altra sulla base della classifica INVALSI ? Se cosi’ fosse sarebbe la testimonianza dell’ inutilità di un “alto livello di istruzione” per fare scelte razionali!
    .
    Queste sono stupidaggini che potrebbe pensare o dire solo una persona che ha visto la scuola l’ ultima volta in occasione del proprio esame di maturita’ e incapace di capire che la scelta di una scuola per i figli e’ cosa diversa dalla scelta del titolo di Stato su cui investire i risparmi di famiglia.

  3. ha ragione Pastore: vivaddio, diciamolo: le prove Invalsi fanno addirittura sembrare la VQR il top della razionalità scientifica! ma qualcuno ha idea di quanti soldi buttiamo per pagare codesti inventori di quiz che ora sono pure obbligatori, se no non li farebbe nessuno? basterebbe mandare a rieducare codesti pedagogisti e didatti della domenica in una scuola reale per almeno un quadrimestre! scusate i toni, ma davvero non se ne può più di chi piccona (a spese dei contribuenti) ogni giorno uno dei migliori sistemi scolastici d’Europa che ancora si regge per l’abnegazione di migliaia di probi insegnanti!
    ne vedremo delle belle appena i frutti di queste ‘riforme’ arriveranno all’università.

  4. La scuola giusta in genere è quella più vicina a casa. Con orari di sei o sette ore ci manca pure di deportare i minorenni verso presunti centri di eccellenza.
    Comunque, dopo aver sentito un preside delle medie vantarsi di poter competere quanto a invalsi con la Corea del Sud, ho iscritto prontamente il figliolo in un’altra scuola. L’imbecillità va punita in qualche modo.

    • Adesione totale e incondizionata: tali test dovrebbero al più suggerire dove indirizzare gli sforzi del corpo docente, non creare delle liste bianche e nere di scuole da ganzi e altre da scarsoni. Ma possibile che la mente dell’italiano medio sia cosi plasmata dalle classifiche del calcio da non poter concepire niente di appena più complesso?

    • O tempora, o mores…
      .
      Grazie infinite sia sia a De Pietri sia a Baccini, ignoravo entrambe le cose…

  5. Premessa: ho due figli in età scolare.
    Si moltiplicano i questionari per conoscere la situazione socio-economica della famiglia. Come leggo anche qui su Roars, si aggiungono i questionari sulla percezione e le indagini per capire se gli insegnanti hanno svolto prove parallele, *a parte quelle INVALSI*.
    Che forse agli statistici coinvolti in questo esercizio stiano venendo dei dubbi sulla utilità e confrontabilità dei dati? Forse.
    .
    Ultimamente il mio piccolo, in 2a elementare, ha svolto i test. Prima, però, ha svolto i test di preparazione alle prove INVALSI. E sì, perché ha avuto quest’anno in dotazione due bei libri di “Esercitazioni per le PROVE INVALSI” (scritto così, a sottolineare la magnifiche sorti e progressive delle PROVE). Si è creato anche un discreto business editoriale evidentemente.
    Entrare nel tecnico delle prove, invece, non è secondario e può svelare dei risultati davvero interessanti. Anche per chi non è direttamente un insegnante elementare ma conosce piuttosto bene la materia e… suo figlio. E magari le sue maestre coi loro programmi o modalità di insegnamento (anche corretti).
    .
    Riporto un paio di casi, a titolo di esempio.
    .
    Matematica. C’è il disegno di un sacchetto con dentro una serie di palline bianche e nere, in numero diverso, mescolate in vario modo. Il sacchetto le mostra, come fosse trasparente.
    Il quesito è a risposta multipla e i bambini (7 e 8 anni max) devono dare una risposta alla domanda: “Quale pallina è più facile pescare nel sacchetto?”, scegliendo fra le seguenti:
    a- una pallina bianca
    b- una pallina bianca o una nera
    d- una pallina nera.
    Quasi tutti i bambini delle classe di mio figlio scrivono: “una pallina bianca”, perché, banalmente, nel disegno è la più vicina all’apertura del sacchetto!
    Cosa avrebbero dovuto rispondere? “Una pallina nera”, perché le nere sono in numero maggiore delle bianche e i bambini (di 7/8 anni, ripeto) avrebbero dovuto prontamente usare il concetto di “probabilità”.
    Ora, tutti capiscono che una tale risposta (quella data dalla maggior parte dei bambini) è perfettamente intuitiva in un bambino piccolo, fra l’altro non distante dalla realtà pratica della sua esperienza! Tutti capiscono che il bambino di 7-8 anni, per rispondere correttamente, dovrebbe avere chiaro che “più facile” e “più probabile” in matematica sono la stessa cosa. E tutti quindi/anche capiscono che la maestra dovrebbe spiegare il concetto appaiando la facilità dell’operazione al concetto di probabilità. Tutti passaggi che comportano tutta una serie di considerazioni e commenti un po’ troppo lunghi da fare qui.
    Ma che esemplificano piuttosto bene anche la brutale semplificazione e anche la generale scorrettezza, di un test del genere.
    Di esempi, se ne possono trovare tanti altri.
    .
    Su italiano c’è davvero da ridere a volte. Nel senso che i bambini, di nuovo, banalmente, danno risposte molto compatibili con quello che ci si aspetterebbe da loro, per non essere ancora in grado, ad esempio, di cogliere bene determinati concetti.
    Esempio 1: leggere la frase:
    “Mmbeeeh…mbeeeh… Scusi signor mostro: non c’è più eeeerba nel mio prato…”
    rispondere alla domanda: quale parola esprime il verso della capra?
    a- Eeeerba
    b- Mmbeeeh
    c- Scusi
    d- Signor
    Mio figlio ovviamente ha scelto “Mmbeeeh” (dopo aver probabilmente pensato: “Questi maestri sono scemi”) 😀 Ma la risposta giusta ovviamente era…”Scusi”!!!!
    Esempio 2. C’è un quesito su un racconto nel quale ad un certo punto un tale Tommaso vede salire gente da una scala mobile della metropolitana. I bambini devono leggere la frase:
    “Tommaso si lanciò come un proiettile verso la corrente umana che, risalendo, gli veniva incontro”
    e dire cosa era la “corrente umana” fra:
    a-la corrente elettrica che aziona la scala mobile
    b-le luci che illuminano la stazione
    c-la fila di persone che si muovono verso l’uscita
    d-le persone che aspettano il treno.
    Cos’ha risposto? Ma naturalmente, avendo tanti ingegneri in famiglia, “la corrente elettrica che aziona la scala mobile”!! 😀

    • grazie signora Lilla! gli esempi parlano da soli: non ce l’ho con i pedagogisti in assoluto, penso solo che siano braccia rubate all’agricoltura 😉
      comunque mi accontenterei di far loro trascorrere qualche anno in una classe scolastica vera (elementare, media o superiore, secondo le loro specializzazioni, ovviamente!)

    • Gentile Signora Lilla,
      mi associo ad Aristolete nel ringraziarla: mi ha decisamente aperto gli occhi: devo ammettere che prima di leggere questo esempio nel mio cervello c’era un 25% di “che male ci sarà? alla fine sono solo dei test, misurare le conoscence acquisite nel percorso è sempre utile”… (A mia parziale discolpa: né ne avevo mai vista una, né avevo riflettuto sulla “fioritura” editoriale, né pensavo che le maestre ci dedicassero specificamente del tempo oltre alla prova in sé).
      .
      Ora sono al 100% del parere che un test come questo sia:
      1) una follia;
      2) un completo spreco di denaro pubblico e risorse;
      3) un danno per la scuola che lo subisce, danno diretto perché cerca di adattarsi dissipando energie verso obiettivi sbagliati, e danno indiretto, perché i “dati” raccolti non misurano nulla e ogni azione basata su di essi potrebbe essere controproducenete.
      4) l’ennesima dimostrazione di come la demenza ammantata di tecnicismi possa essere fatta passare per scientificità.
      .
      Dal momento che sono stati resi obbligatori, suggerirei come forma di protesta che tutti i test vengano svolti dagli insegnanti – tutto, ma in seconda elementare la probabilità NO!
      .
      P.S.: nell’esempio 1 di italiano avrei dato la risposta sbagliata, ma a 23 anni non mi sono ancora trovato in difficoltà per le mie conoscenze di lingua italiana.
      P.P.S.: su quella di matematica, non sottovaluterei l’intuizione dei bambini: il testo corretto della prova avrebbe dovuto essere non “nel sacchetto” – facendo diretto riferimento a un disegno volutamente ingannevole – ma “in un sacchetto con N palline nere e n palline bianche”. In quel sacchetto, con la distribuzione di probabilità delle palline raffigurata, “pallina nera” avrebbe potuto benissimo essere la risposta esatta… in un corso di fisica statistica sarebbe l’inizio di una lezione sull’affascinante concetto di ergodicità: perché l’indipendenza dalle coordinate iniziali nello spazio delle fasi a volte la paghi con il sangue 🙂
      P.P.P.S.: E se Giavazzi avesse ragione? Il sistema universitario che ha dato una laurea a chi ha fatto questi test e a chi li sostiene non è riformabile e va raso al suolo…

    • Qualcosa di simile è successo anche a me. Da quando ho visto all’opera l’Anvur, mi capita di pensare sempre più spesso che Giavazzi e Alesina qualche ragione ce l’avevano.

    • Purtroppo i test INVALSI sono parte del voto finale nell’esame di terza media (http://www.invalsi.it/areaprove/documenti/strumenti/PN/Attribuzione_Voto_PN2014_F1.pdf) . Ritengo quindi che sia obbligatorio per gli insegnati fare svolgere agli studenti esercitazioni di superamento dei test standardizzati.
      Se la legge dice che il voto finale dipende dal punteggio ottenuto dal test INVALSI di terza media l’insegnate deve prepare gli studenti al superamento della prova in questione.

    • Daniele Checchi che, messo di fronte a un test INVALSI di competenza lessicale in cui bisogna indicare il significato corretto dell’aggettivo “monocratico”, avrebbe avuto qualche problema, vedi il botta e risposta con Giorgio Israel nei commenti di un articolo apparso su Roars.
      ________________
      D. Checchi: “Giusto per capire se ci sia davvero stata una valutazione ponderata degli indirizzi alternativi possibili, oppure si sia applicato un principio monocratico (implicito nella composizione della commissione scelta dal ministro).”
      https://www.roars.it/online/g-israel-un-ente-di-valutazione-deve-essere-una-casa-di-vetro/comment-page-1/#comment-24066
      ________________
      G. Israel: “Inutile dire che l’affermazione che la composizione della commissione fosse “monocratica” è sbagliata nell’uso intenzionale e nell’uso linguistico. Nell’uso intenzionale perché le persone del Comitato non erano affatto dei cloni, e hanno espresso anche opinioni diverse. Nell’uso linguistico perché “monocratico” vuol dire (Dizionario Treccani) «organo giudicante la cui volontà è formata da una sola persona diversamente da ciò che accade negli organi collegiali».
      https://www.roars.it/online/g-israel-un-ente-di-valutazione-deve-essere-una-casa-di-vetro/comment-page-1/#comment-24070
      ________________
      G. De Nicolao: “Potrebbe essere un quesito degno di una prova INVALSI di italiano.
      ==================
      L’aggettivo “monocratico/a” si riferisce a
      ___________________
      A. una designazione discrezionale di cui non vengono fornite motivazioni
      B. una valutazione effettuata senza ponderare indirizzi alternativi possibili
      C. organo giudicante la cui volontà è formata da una sola persona diversamente da ciò che accade negli organi collegiali
      ___________________
      Risposta corretta: C
      Aspetto della competenza di lettura rilevato: competenza lessicale
      https://www.roars.it/online/g-israel-un-ente-di-valutazione-deve-essere-una-casa-di-vetro/comment-page-1/#comment-24073

    • Questo non lo ricordavo. Ricordo però molto bene un articolo pubblicato su Il Mulino 2013 in cui intervenne scandalizzato perché Il Mulino aveva pubblicato, sommo sacrilegio, l’intervento di Cassese (oltreché articoli di Banfi-De Nicolao e Baccini) al primo convegno ROARS. Vi si legge: “Non si riesce a spiegare a nessun collega di università straniera che i lavori di valutazione dei Gev possano essere oggetto di ricorso ai Tar, come tanto auspica l’intervento di Cassese.” Dove o c’è un problema lessicale, simile a quello precedente: “auspica” sta per “prevede” o “paventa”; o un problema di comprensione del testo di Cassese.

    • Beh, mi sembra una dimostrazione che i test di comprensione lessicale ci vogliano davvero e dalla più tenera età. Tra 30-40 anni vedrete che da questa generazione cresciuta a pane e INVALSI sarà finalmente possibile selezionare consiglieri ANVUR dotati di solide competenze lessicali. Se poi insegnassimo fin dalle elementari che non si copiano i compiti da Internet, sarà persino possibile evitare che i consiglieri finiscano in prima serata nel programma delle Iene in un servizio dedicato alle scopiazzature (https://www.roars.it/online/le-iene-vogliamo-dire-scopiazzature-la-nomina-del-consigliere-anvur-finisce-in-prima-serata/). Dei buoni test INVALSI di matematica e logica potrebbero persino risparmiarci le divisioni per zero delle formule anvuriane (https://www.roars.it/online/matematica-senza-tabu-funzioni-e-utilita-della-sua-rd-iii-e-ultimo-capitolo/) e le definizioni, pur univoche, che lasciano però un importante punto di ambiguità (https://www.roars.it/online/anvur-non-potuto-fare-altro/). Se teniamo duro con i test, un futuro radioso ci attende.

    • Vi ringrazio.
      Sapete poi quali quesiti mio figlio ha sbagliato completamente nelle esercitazioni di italiano?
      Nel libro ci sono ad un certo punto 4 pagine con due file di parole in colonna. Ogni pagina ne contiene 24. Dunque abbiamo due file, ognuna di 12 parole, per quattro pagine, che fa in tutto 96 parole.
      Cosa dovevano fare i bambini? Leggere *velocemente* e individuare fra i nomi quelli di strumenti musicali.
      Che strumenti musicali c’erano? Vi faccio degli esempi:
      -ukulele
      -oboe
      -sassofono
      -clarinetto
      -xilofono
      e clavicembalo!!!
      Giuro, c’era anche “clavicembalo”!
      E lo doveva trovare leggendo velocemente, è chiaro. Rachmaninoff.
      Ora, forse qualcuno di questi signori dei test pensa che le maestre portino i bambini di 2a elementare alla Scala o ad un musical in stile Broadway, facendo precedere queste visite da accurate lezioni di riconoscimento di oboe, xilofono o timpano (c’era anche il timpano) e accantonando l’alfabeto, gli accenti o i verbi per accrescere le conoscenze nell’ambito della tuttologia applicata.
      4 pagine, 4 risposte sbagliate!
      Ha giusto riconosciuto la tromba, o il flauto perché l’ha suonato il fratello alle medie.
      .
      Come prepararsi fra l’altro ai test? Parlo per assurdo, naturalmente, perché questi tipi di test si commentano da soli. Forse le maestre dovranno diventare più sofisticate e passare da parole come gatto, cane, scuola, quadro a aurora boreale, foca monaca, segatrice a nastro, ecc… spaziando per vari domini della conoscenza.
      .
      Poi io devo firmare il risultato sul diario, che suona come: “Suo figlio ha imbroccato x risposte su y”, con lui che mi guarda per capire se penso che sia andato male per averne sbagliate un certo numero.
      Lascio immaginare la mia risposta 😉

    • Mi sembra però che Lilla dia la colpa all’Invalsi per i (pessimi) quesiti che suo figlio ha trovato su libri NON prodotti dall’Invalsi, ma scelti liberamente dai suoi insegnanti.
      Viceversa, i test Invalsi di matematica mi sembrano fatti piuttosto bene e – soprattutto – mi sembra che NON richiedono particolari “addestramenti”. Anche quelli che ho letto di italiano per la seconda primaria mi sembrano ragionevoli.
      Mi piacerebbe che le critiche ai test Invalsi, così entusiasticamente condivise da aristotele, Marco Atzori e altri, fossero più precise e (soprattutto) si basassero su test Invalsi reali.

    • Una critica basata sui test reali è quella riportata in “I signori Invalsi” , per una nuova filosofia della valutazione:
      http://www.cespbo.it/testi/2011_2/isignoriinvalsi.pdf
      Si tratta di un articolo (segnalato su Roars nel 2013: https://www.roars.it/online/le-insidie-della-valutazione/) scritto da un’insegnante a valle del lavoro svolto con la sua classe seconda primaria, a partire dalle prove INVALSI di Italiano. Il testo della prova di lettura e comprensione si intitola “La forza del moscerino”. C’è il testo, ci sono le domande e c’è il resoconto del lavoro svolto dalla classe. Una lettura molto godibile che fornisce numerosi spunti per riflettere, sorridere … e coltivare un sano scetticismo nei confronti dei “Signori INVALSI”. Dopo questa lettura, ho capito la distanza abissale che c’è tra questi signori e qualsiasi forma di pedagogia rispettosa dei bambini e del buonsenso.
      Buona lettura.

    • C’è anche un’ ulteriore considerazione da fare, a prescindere dai contenuti dei singoli test.
      Nel momento stesso in cui uno strumento di misura perturba tanto il sistema che vorrebbe misurare da aprire un mercato editoriale di “preparazione ai test” è evidente (o dovrebbe esserlo) che non sta più misurando lo stato di fatto ma sta inducendo nuovi comportamenti.
      .
      Col risultato di una didattica schizofrenica, guidata da una parte dalle “Indicazioni Nazionali” (nome ambiguo dietro cui si cela la trasformazione di quel che una volta erano i programmi), dall’ altra ci sono gli obiettivi legati al superamento dei test, e, per non farsi mancare nulla, ci sarebbe anche il Quadro di Riferimento per gli esami di fine ciclo…
      Naturalmente ciascuno di questi obiettivi viene deciso in modo indipendente dagli altri due da commissioni e persone diverse!
      .
      La domanda semplice da porsi prima e dopo aver analizzato nello specifico il contenuto dei test è:
      ma abbiamo veramente bisogno di un “teach to test” oppure gli aspetti positivi di un sistema scolastico che in passato non era certamente il migliore dei sistemi possibili, ma neanche il peggiore, non erano più nella capacità di formazione, invece che in quella di misurazione ?
      Perché spendere soldi nella misurazione quando non si investe in modo sistematico nella formazione ed aggiornamento permanente dei docenti ?
      .
      La risposta purtroppo in ambito accademico la conosciamo molto bene: investire nelle pseudo misurazioni, per generare classifiche, ranking etc. è essenziale solo quando, invece di investire maggiori risorse, si vuole risparmiare riducendo gli investimenti. Per operazioni di questo tipo il mito della pseudomeritocrazia è insostituibile.
      .
      L’ insostenibile assenza di guida nel MIUR completa naturalmente il quadro deprimente di quel che abbiamo attorno.

    • Gentile Signora perplessa,
      chiedo venia, ammetto di non aver considerato il fatto che gli insegnanti abbiano potuto scegliere libri non adatti e non ho controllato le prove uscite per il 2015/2016 che effettivamente mi sono sembrate più ragionevoli. (Per quanto sui libri rimanga un po’ dubbioso: o erano basati su prove che avrebbero potuto essere estratte, o gli insegnati hanno commesso un errore abbastanza clamoroso)
      .
      D’altra parte, rimango dell’idea che proporre test che pesano in questo modo sul normale andamento dell’anno scolastico sia poco utile e al limite dannoso nel complesso: sono in questo pienamente d’accordo con Pastore, una misura che influenza il fenomeno misurato in modo macroscopico non serve.
      .
      La mia critica “entusiastica” deriva dal fatto che nella mia esperienza ho maturato una profonda avversione per ogni test a risposta multipla. Se si tratta solo di fare “un calcolo” non vedo il motivo di spingere uno studente a “tirare a indovinare”, mentre in qualsiasi altro ogni caso il procedimento dovrebbe sempre pesare nella valutazione di una prova.
      .
      P.S.: Per De Nicolao, grazie infinite del post:
      http://www.cespbo.it/testi/2011_2/isignoriinvalsi.pdf
      Mi ha fatto ricordare che:
      https://www.youtube.com/watch?v=RFeWTMiduLg 🙂

    • Gentile perplessa, i test delle esercitazioni sono test in perfetto stile INVALSI. Ho letto con gusto il link sui “Signori INVALSI” ed è perfetto. E’ bello.
      Seguo quasi tutti i giorni mio figlio nei compiti o li guardo la sera. Poi, naturalmente, mi rendo conto di quello che può capire e no, anche dalle domande che mi fa quando andiamo in giro. Ieri, ad esempio, c’era la parola “mensa” in una lettura e mi ha chiesto: “Cos’è una mensa?”. Figuriamoci se può sapere cosa sia una “corrente umana”! E di “correnti umane” non parlano solo le esercitazioni, ma anche i test INVALSI.
      Ai testi di esercitazioni sono annessi i fascicoli delle prove INVALSI 2013-14.
      Se si legge il testo per la prova di comprensione, si giunge alle stesse conclusioni mie del commento sopra e dell’insegnante dei Signori INVALSI (lei lo dice in maniera migliore e molto più approfondita, chiaro. E’un piacere leggerla.).
      La lettura si intitola “Veloce come il tuono”.
      Esempi di quesiti:
      A3 Per spiegare a un tuo compagno che cosa vuol dire che un aquilone “prende bene il vento” diresti che:
      a- l’aquilone usa tutta la spinta del vento
      b- l’aquilone rincorre con gioia il vento
      c- l’aquilone va più in fretta del vento
      d- l’aquilone raggiunge in fretta il vento
      Ma davvero? Per mio figlio vanno tutte bene! Per un bambino di 7/8 anni “prende bene il vento” non fa venire immediatamente in mente la fisica dell’aquilone che usa bene la spinta del vento!
      Altra domanda:
      A7 Che cosa significa “l’aquilone se ne risentì”?
      a- l’aquilone si offese a sentire quelle parole
      b- l’aquilone finse di non capire quelle parole
      c- l’aquilone si allontanò dopo quelle parole
      d- l’aquilone sentì per due volte quelle parole
      Mio figlio mi chiede cosa vuole dire “risentire”. Messo poi che lo sappia, dovrebbe distinguere tra il fatto di offendersi e il fatto che può esserne la conseguenza, ossia andarsene stizziti.
      Anche questa non è male:
      A9. Le anatre erano “abituate a non contraddire mai il capo”. “Non contraddire mai il capo” significa:
      a – non ribellarsi mai a quello che dice il capo
      b – non dire mai qualcosa di male sul capo
      c – non fidarsi mai di quello che dice il capo
      d – non ubbidire mai a quello che dice il capo.
      Credo che non siano necessari commenti.
      Questa poi:
      A13 Il testo dice “Fu una lotta tremenda e disuguale”. Perché la lotta è disuguale?
      (Si riferisce a queste righe: “Veloce-come-il-tuono rimase solo contro il vento del mare che gli si scagliò addosso furibondo. Fu una lotta tremenda e disuguale: prima gli lacerò le ali, poi la coda, infine la cresta. Ne uscì tutto strappato, ma il vento non riuscì a distruggerlo”)
      a – perché il vento era più rumoroso dell’aquilone
      b – perché il vento era più attento dell’aquilone
      c – perché il vento era più furbo dell’aquilone
      d – perché il vento era più forte dell’aquilone.
      “Mamma, cosa vuol dire disuguale?” – “Ma il vento non lo distrugge! Non è più forte e non è più furbo!”
      Sulla morale, arrivano le stesse identiche considerazioni che ho letto ne “I Signori INVALSI”.
      E’ bello che come adulti a volte non scegliamo la morale, ma ci facciamo insegnare qualcosa dai bambini e dal loro modo di vedere il mondo.
      .
      La prova si può trovare qui:
      http://www.engheben.it/prof/materiali/invalsi/invalsi_seconda_elementare/2013-2014/invalsi_italiano_2013-2014_primaria_seconda.pdf
      .
      Sulla matematica ci torniamo, magari. Posso anticipare che ci sono grafici rappresentativi di classi di valori, cosa mai vista in classe. Infatti mio figlio non riusciva a collegare l’altezza di questi “istogrammi” coi numeri. Al massimo hanno fatto la linea (retta e orizzontale) dei numeri. Magari col piccolo grillo che salta da un numeretto all’altro. Ci sono figure geometriche complesse, come quadrilateri, ancora non fatte in 2a, perfino da sistemare nello spazio. C’è il concetto di “perimetro”.
      .
      Poi, ecco, se gli INVALSI assumono un ruolo di misura del merito ecc… le insegnanti sono portate a esercitarsi. Bisogna riflettere su quello che succede, compresi i testi a disposizione per prepararsi. Non basta dire che non sono fatti dalle stesse persone che fanno gli INVALSI, casomai, e lavarsene le mani.
      .
      Giorgio Pastore ha detto la stessa cosa che diceva mia madre nelle sue riflessioni con me. Ossia, molto ma molto meglio investire nella formazione di insegnanti piuttosto che in tutta questa fuffa.
      .
      A mio figlio ho detto che per me, per noi, i test INVALSI non hanno alcun valore. Di farli per gioco e di mettere le crocette come gli va. Che a nessuno importa di quante sono le risposte sbagliate, perché quali siano quelle giuste spesso non lo sanno neanche i “Signori INVALSI”.

    • splendido link sui signori Invalsi (scioglierei così la sigla: In.val.si = incompetenti valutatori sibillini) 🙂
      ancora complimenti vivissimi alla signora Lilla: sempre per la serie, val più un esempio di mille parole; il sonno della ragione genera invalsi (e anvur!); ma non è che potremmo provare a svegliarci tutti insieme? e tutti di colpo? dobbiamo sempre aspettare il vento di Francia (vedi resistenza alle leggi sul lavoro)?

    • Ha ragione in ogni caso, ma si riferiva ai bambini o a chi ha fatto i test?
      Il dubbio mi sta distruggendo 🙂 🙂

  6. Le chiamerei ‘associazioni a guadagnare’ (con la vendita di manuali, corsi, preparazioni, preparatori …).
    Esisteva l’esame di quinta elementare. Si faceva sul programma svolto. L’hanno abolito e adesso ci becchiamo questa roba. Ingoieremo all’infinito o qualcuno si sveglierà prima o poi?

  7. eccellente post di giorgio pastore; postilla sulla formazione degli insegnanti: com’è noto la legge attuale di fatto impedisce loro di frequentare un dottorato di ricerca (se già ce l’hanno); forse per qualcuno questa possibilità era una scappatoia temporanea dal lavoro coatto in classe (che anche studi recenti internazionali riconoscono come fra i più usuranti), ma a me sembra invece che gli insegnanti dovrebbero essere obbligati a un triennio sabbatico con frequenza di un corso di dottorato, per non ripetere soltanto quello che hanno imparato vent’anni prima; o no?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.