“La spinta a limitare l’autogoverno degli universitari e a sostituirsi ad essi nella maggior misura possibile è legata non solo alle attuali difficoltà finanziarie, e magari al cattivo uso fatto dai professori degli ampi poteri acquisiti nel corso degli anni Novanta, ma soprattutto, appunto, all’ampiezza di quei poteri ed al largo campo aperto alla loro applicazione. C’è più di un precedente, fra l’altro, nella storia universitaria dell’Italia unita, che mostra come la denigrazione della vita accademica e l’attacco frontale all’università siano state operazioni preliminari ad un aumento del controllo politico sull’università stessa.”

Scarica qui l’articolo Sul governo delle università nell’Italia contemporanea

Tratto da Annali di Storia delle Università Italiane 14/2010

Moretti Governo

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3 Commenti

  1. Un estratto:
    “Ma la manomissione punitiva già in atto nella scuola, gravissima, e quella, ancora parzialmente in via di definizione, dell’università – preparate a lungo e minuziosamente da sapienti campagne mediatiche a base di professoresse scollacciate, disordini in aula, concorsi truccati, ed altro materiale del genere; campagne che prima o poi qualcuno dovrà studiare come tali, illustrandone tempi e strategie comunicative – va ben al di là delle effettive responsabilità, dei guasti e degli sprechi materialmente riscontrabili, e si configura come un conseguente tentativo di disarticolare il sistema formativo prodotto, con i suoi pregi e le sue carenze, da un secolo e mezzo di storia nazionale.”

  2. La lettura integrale di questo straordinario articolo, precedente al varo definitivo della gelmini, permette di capire tante cose e comprendere che i complici di questo disastro appartengono a tutto l’arco costituzionale.

  3. Un altro estratto significativo:
    “In realtà tutti, tutti i giorni, si valgono del prodotto sociale diffuso del lavoro universitario: quando vanno dal medico, o accompagnano i figli a scuola, quando fanno ricorso a qualunque servizio tecnico, o quando attraversano un viadotto in automobile o in treno, e così via. E se questo è vero, è giusto, oltre che necessario, che l’università sia sostanzialmente a carico di tutti.”

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