Il consiglio direttivo dell’Anvur ha appena pubblicato un nuovo documento che spiega le ragioni dell’epopea del calcolo delle mediane. Potete leggere il documento qui. A breve faremo seguire un nostro commento.

 

Send to Kindle

107 Commenti

  1. Permettetemi di pensare male. A ben guardare più di una caporetto mi sembra una ritirata strategica. Hanno ammesso le cose più evidenti cercando così di scansare l’obbligo di dover dare dettaglio del loro operato.
    Ad esempio non mi convince la spiegazione data per le due versioni delle mediane.
    Infatti nella seconda versione non si è trattato solo di sommare uno, come sembrerebbe da questa spiegazione.
    Oltretutto nel caso di indici frazionari, vedi quello riguardante le citazioni, le modifiche sono state arbitrarie, spesso molto sotto l’unità.
    E’ più verosimile che abbiano preso il primo valore sotto la mediana, ma visto che si stanno confessando, perché non ammetterlo?!
    Il mio cattivo pensiero è che nella prima stesura abbiano cercato di compensare il dislivello tra settori bibliometrici e non. Poi quando si sono resi conto che si sarebbe scoperto hanno dovuto fare un passo indietro e pubblicare i risultati corretti.

    • ricordo anche che Profumo, in audizione al CUN, aveva promesso “meccanismi di addolcimento” per i settori bibliometrici. Di concerto con le comunità scientifiche….

  2. “La Commissione può, secondo noi, decidere di concedere l’abilitazione anche candidati che non superino le soglie delle mediane.”
    Mi sfugge una cosa: il CUN credo interpellasse direttamente il ministro per una parola chiarificatrice; perché è l’ANVUR a rispondere su aspetti non di sua pertinenza?
    Dobbiamo interpretarla come una dichiarazione da spin doctor agency?

  3. Con il proprio ultimo documento, l’ANVUR sembra voler fornire direttamente, in proprio, una sorta di interpretazione autentica del D.M. 76/2012. Con ciò “scavalcando” il MIUR a cui il CUN ha richiesto, finora invano, proprio l’interpretazione autentica dello stesso D.M.

    Nel documento, l’ANVUR afferma: “Gli esegeti del Decreto 76 si sono anche esercitati nel tentativo di rispondere alla domanda se il soddisfacimento dell’algoritmo basato sulle mediane sia oppure no condizione necessaria per l’ottenimento dell’abilitazione. LA COMMISSIONE PUÒ, SECONDO NOI, DECIDERE DI CONCEDERE L’ABILITAZIONE ANCHE A CANDIDATI CHE NON SUPERINO LE SOGLIE DELLE MEDIANE”.
    Ora, francamente non comprendo il senso di questo intervento di ANVUR.
    Delle due l’una.

    Prima ipotesi: ANVUR immagina di potersi sostituire al MIUR nell’interpretazione autentica del D.M. 76/2012 (ricordo che si tratta di un regolamento ministeriale adottato dal MIUR).
    Se fosse così (ma mi rifiuto di crederlo), ANVUR denoterebbe un deficit di conoscenza dei principi del diritto pubblico.
    È infatti pacifico che l’interpretazione autentica di un regolamento (sempre che sia ritenuta ammissibile: non ho il tempo di soffermarmi su questo punto, ma segnalo che una parte della dottrina giuridica manifesta delle perplessità), può essere adottata soltanto:
    (a) con altro regolamento che deve provenire dallo stesso MIUR, in quanto autore del primo regolamento (ogni altra amministrazione pubblica è priva della competenza ad interpretare autenticamente i regolamenti MIUR);
    (b) seguendo, per simmetria, lo stesso procedimento che il MIUR aveva seguito per l’adozione del regolamento da interpretare autenticamente, ossia il D.M. 76.
    Ricordo quale è stata l’articolazione del procedimento che ha portato al D.M. 76 (basta leggere le premesse e le conclusioni di quest’ultimo): prima sono stati “acquisiti i pareri dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, del Consiglio universitario nazionale e del Comitato degli esperti per le politiche della ricerca”; poi è stato acquisito il “parere del Consiglio di Stato, reso dalla Sezione Consultiva per gli Atti Normativi”; poi è stata effettuata la registrazione alla Corte dei Conti; infine è avvenuta la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
    Quel procedimento (per inciso) è durato oltre otto mesi: il parere dell’ANVUR fu acquisito il 12 ottobre 2011; il parere del CUN e quello del CEPR il 19 ottobre 2011; il parere del Consiglio di Stato il 23 febbraio 2012; la registrazione alla Corte dei Conti è avvenuta l’8 giugno 2012; la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è finalmente arrivata l’11 Giugno 2012.
    Per l’interpretazione autentica del D.M. 76/2012, insomma, non basterà una semplice nota del Ministro: occorrerà, invece, un nuovo D.M. che dovrà seguire il lungo iter sopra descritto.
    Altrimenti, non si tratterà di interpretazione autentica: nessuno verrà interpretativamente vincolato, dalle commissioni ai giudici.
    Non credo che una “vera” interpretazione autentica, dovendo rispettare lo stesso iter del D.M. 76, possa ragionevolmente intervenire prima del 20 novembre 2012, data di scadenza per la presentazione delle domande da parte dei candidati.
    Meno che mai tutto questo può essere sostituito da una semplice comunicazione di ANVUR, pubblicata da quest’ultima sul proprio sito!

    Seconda ipotesi: ANVUR è consapevole di non poter interpretare autenticamente il D.M. 76 e di non poter vincolare nessuno, in primis le Commissioni, con la propria opinione sul carattere “non prescrittivo” delle mediane. Lo sa; allo stesso modo, sa anche che il CUN ha chiesto al MIUR una formale interpretazione autentica su questo punto.
    Ma se è così, allora perché ANVUR interviene a fornire la propria “esegesi” del D.M. 76 sulle mediane, in questo momento, senza aspettare che si pronunci il MIUR?
    Così si alimenta solo ulteriore confusione, rendendo le acque, già agitate, ancor meno limpide.
    Di tutto questo mi sfugge il senso.

    Il MIUR, a questo punto, con prudenza e saggezza, dovrebbe:
    – considerare i tempi necessari per procedere con nuovo D.M. all’interpretazione autentica del precedente D.M. (si pensi solo al fatto che occorrerebbe, per correttezza procedurale, acquisire nuovamente il parere del Consiglio di Stato);
    – considerare l’importanza di questa interpretazione autentica per lo svolgimento della procedura (è fondamentale, per i candidati e per le commissioni, sapere se le mediane sono derogabili o inderogabili);
    – in ragione di questo, adottare un provvedimento di sospensione temporanea della procedura (sospendendo i bandi ex art. 21-quater, comma 2, della L. 241/1990), fino al momento in cui interverrà il D.M. di interpretazione autentica dello stesso MIUR e, aggiungo, a questo punto, anche la sentenza del TAR Lazio prevista nell’udienza del 23 gennaio 2013.
    Questo il MIUR dovrebbe fare soprattutto a tutela di tutti coloro che, avendo i requisiti di “mediana” (per quello che valgono), sperano di non essere coinvolti in una procedura traballante che poi finisca per essere travolta dai contenziosi, dopo aver ingenerato illusioni e speranze in chi vi ha partecipato.

    • Da non giurista, semplicemente leggendo la legge mi sembra chiaro che “Qualora la commissione intenda discostarsi dai suddetti principi è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3, e nel giudizio finale.”.
      Per questo ho sempre pensato che quella delle mediane fosse una farsa montata più che altro per spaventare i candidati ed evitare che tutti facciano domanda.

      La vera interpretazione va data sul calcolo delle mediane e di conseguenza degli indicatori per i candidati.
      L’h-index contemporaneo è chiaramente illegale, la finestra di calcolo delle mediane è stata allungata di 6 mesi, il che implicherebbe un fattore di moltiplicazione per la normalizzazione pari a 10.5 o 11, inoltre l’età accademica come formulata nelle FAQ non è un età (quando nasco ho età 0 non 1!) e non è calcolata dalla data ma dall’anno (per me data e anno non sono la stessa cosa, qui si che serve l’interpretazione!).

      Però a mio avviso la sospensione crerebbe nuovi problemi, se questo implica di dover differire la data di scadenza del bando. Infatti con questa formulazione folle dell’età accademica per anno per tutti scatterebbe un anno di “anzianità” accademica che di colpo abbasserebbe tutti gli indicatori.
      Ovviamente con scadenza a novembre la perdita è poca, ma ricalcolare tutto a gennaio per i candidati è una mazzata perché è difficile pubblicare ed ottenere le citazioni necessarie per un intero anno in un mese!

    • L’abilitazione è costruita sui requisiti minimi e il DM pone veri e propri paletti. Il comma 3 dell’articolo 3 è un paletto. La commissione può aggiungere o sostuitire requisiti che però devono essere definiti a priori e non cercati dai CV dei candidati. Il post di roars sui conflitti di interesse è attinente a questo problema.
      Gli indicatori sono aggiornabili in tempo reale, questo non è un problema.

  4. Ho il forte sospetto che Jus sia un giurista, e non solo per il nome. Da non giurista ho apprezzato le sue precisazioni e trovo convincenti le sue osservazioni. Da semplice lettore della legge (una legge fatta bene non dovrebbe aver bisogno di giuristi per essere compresa) ho espresso l’opinione (argomentata qui: https://www.roars.it/online/?p=10443) che il DM consenta alle commissioni di non applicare il “principio” (così è chiamato nella norma) del superamento delle mediane. Credo che sarebbe opportuna una interpretazione autentica, nei modi corretti indicati da Jus, che il CUN giustamente ha chiesto. Dal momento però che di “prudenza e saggezza” se ne è vista poco in giro ultimamente, temo si possa fare la ragionevole previsione che questo non avverrà. In questo caso alle commissioni non resterà altro che assumersi la responsabilità di una propria lettura della legge. Questo renderà senz’altro la procedura delle abilitazioni più difficile e la esporrà a rallentamenti e complicazioni. Tra tutti gli autorevoli pareri richiesti – la lista che richiama Jus colpisce – uno che avesse rilevato questo problema sarebbe stato d’aiuto. Sarà per la prossima volta.

    • Sinceramente non vedo nessuna ambiguità nella legge:
      “Qualora la commissione intenda discostarsi dai suddetti principi è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3, e nel giudizio
      finale.”
      Per me vuol dire chiaramente che “motivamente” la commissione può fare quello che vuole! Non c’è bisogno di interpretazioni…
      La motivazione? Le mediane sono inaffidabili! Più semplice di così!

    • Giusto. l’art 3 comma 3, se non ricordo male dice che i criteri che la commissione può usare devono essere più restrittivi. Quindi mi chiedo come fa ad abilitare uno che non supera i parametri?
      Se deve usarwe criteri più restrittivi può solo non abilitare in automatico chi supera i parametri. O mi sbaglio?

    • Ho letto il commento di JUS del
      15 settembre 2012 alle 23:21 e mi sono dato una risposta. Non mi sbagliavo 🙂

    • Bisogna leggere l’art.3 comma 3 per le modalita’ di pubblicazione della motivazione. Questo rimando e’ secondo me fuorviante perche’ non ha nulla a che fare con il contenuto del comma.

  5. La sospensione è ormai un atto dovuto da parte del Ministro. Non si tratta di interpretare la situazione in un modo o in un altro, nè di valutre l’opportunità dell’atto. “Tecnicamente” è atto dovuto sospendere, consentendo il decorso dei tempi tecnici per arrivare alla sentenza del 23 gennaio, per competare l’iter dell’interpretazione autentica, per prendere gli eventuali (probabilmente necessari) conseguenti provvedimenti di modifica. A mio modestissimo parere non farlo sarebbe palesemente contrario al principio di buona amministrazione e, sempre a mio modestissimo parere, di questo il Ministro dovrebbe poi rendere conto in diverese sedi, a partire da quella politica, dove un comportamento omissivo (lasciare che la barca affondi) smentirebbe la natura “tecnica” dell’attuale gestione ministeriale.

  6. beh che dire…. tutti contenti insomma. Già conto i tappi delle bottiglie di spumante che i tanti colleghi colpiti dal nefasto trittico di mediane mai avrebbero pensato di tirare fuori dalle cantine. Vorrà dire che torneremo (lo abbiamo mai abbandonato?) al solito sistema che garantirà promozioni e passaggi a coloro i quali, pur non sapendo tenere una penna in mano, hanno la fortuna di avere chi scrive (e lavora) per loro. Le mediane erano sicuramente imperfette (utilizzo il passato perchè anche io credo ci sarà una sospensione) e in questo blog questo aspetto è stato, in vari momenti dimostrato da un punto di vista giuridico-matematico-filosofico. Ma cosa si propone in alternativa? Io amo guardare in avanti consapevole del fatto che la perfezione non esiste. I colleghi dell’Anvur hanno lottato contro il tempo e contro il partito dei no a prescindere e ci hanno proposto un sistema imperfetto, come tutte le cose in rodaggio, ma con grandi possibilità di miglioramento. La fine di tutto ciò che è stato fatto in questi mesi rappresenterebbe la vera Caporetto.

    • In alternativa si propone la decenza. La decenza è quanto si fa ovunque nel mondo. Commissioni che giudicano in modo trasparente e pubblico e che vengono messe alla berlina se selezionano fidanzate e fidanzati o allievi impresentabili. Qui non è questione di perfezione, è questione di non imbecillità, punto e basta. E’ ora che questo diventi un paese normale e che tutti coloro che si lamentano delle ingiustizie si abituino a pensare di fare parte di una comunità accademica nella quale se viene fatto qualcosa di sbagliato mettono la faccia a rischio e attaccano gli errori. Basta con questa storia per cui l’italico accademico cerca l’algoritmo che gli fornisce giustizia senza mai rischiare di esporsi. Noi ci siamo esposti, ora che si espongano tutti. Questa è la decenza, questa è l’Accademia. Il resto sono solo sciocchezze. Un po’ di coraggio, insomma, o si pensa di sostituire il coraggio con gli algoritmi?

    • Sacrosante parole. Quello che manca, non sono gli algoritmi, più o meno farlocchi, quello che manca è il coraggio di esporsi e di cantare fuori del coro.

    • A me sembra che qui a ROARS “fuori dal coro” siano quasi tutti.

      Personalmente non ho ne lo status ne il cognome per cantare fuori dal coro.

      Nello specifico: secondo me le mediane per ordinario nei settori di fisica sono basse.

    • Non è sicuramente indecente ricercare, seppure con le difficoltà del caso, un meccanismo che tenti di selezionare i potenziali candidati al concorso nazionale. Cosa è indecente? Infastidisce che qualcuno osi affermare che chi è decisamente sotto i parametri richiesti, avendo pubblicato magari due lavori in 10 anni, sia probabilmente uno scienziato mediocre? Capisco che la parametrizzazione del sapere è una operazione che lascia tutti un pò perplessi, ma di fronte alle vergognose pratiche concorsuali che hanno umiliato generazioni di colleghi brillanti e capaci, sono pronto ad accettare anche questa. In tal maniera (in una prima battuta)tenteremo di cancellare le protette del re, il delfino di Francia e se siamo fortunati un bel pò di cortigiani. Vede gentile Dott.Banfi preferisco l’indecenza (come la definisce lei)dell’Anvur alla decenza di parole che mai si concretizzeranno in fatti.

    • Non si concretizzano solo perchè questa è un’accademia con troppi anonimi poco coraggiosi, che se la fanno sotto all’idea di esporsi. Se è a conoscenza di pratiche concorsuali che hanno umiliato intere generazioni, come mai non le ha denunciate? Pensi che c’è gente precaria chelo ha fatto, a torto o a ragione. Almeno hanno coraggio e non si trincerano dietro le mediane. La moralitá fatta di regole e disimpegno è una bufala.

    • “un sistema imperfetto, come tutte le cose in rodaggio, ma con grandi possibilità di miglioramento”. Politically correct! Più è grosso un errore e più grandi sono le sue possibilità di miglioramento.

  7. Mi scuso in anticipo con tutti per l’estrema lunghezza del commento.
    Non concordo con Plymouthian.
    Secondo me il testo dell’art. 6 del D.M. 76/2012 si presta almeno a due interpretazioni, tra loro opposte (ma forse altre interpretazioni ancora, data la non eccelsa qualità redazionale del D.M., sarebbero prospettabili):
    – interpretazione n. 1: la Commissione può ammettere alla valutazione anche i candidati che non superino le mediane (basta che motivi sul perché);
    – interpretazione n. 2: alla Commissione è vietato ammettere alla valutazione candidati che non superino le mediane; può semmai – ferma la necessità di possesso delle mediane – “aggiungere” (motivando sul perché sia necessario farlo) requisiti ulteriori, più restrittivi, per concedere l’abilitazione.
    Da qui la richiesta di interpretazione autentica del CUN.

    Dico subito che l’interpretazione n. 1, ossia quella delle “mediane derogabili da Commissioni sovrane”, non mi persuade (anche qui non concordo con Plymouthian, e neppure con l’ultimo documento ANVUR).

    L’art. 6 del D.M. 76/2012 stabilisce per i settori bibliometrici e non il seguente “principio”:
    “PRINCIPIO secondo il quale l’abilitazione può essere attribuita ESCLUSIVAMENTE ai candidati:
    a) che sono stati giudicati positivamente secondo i CRITERI e i PARAMETRI di cui all’articolo 4, commi 1, 2, 3 e 4, lettere b), c), d), e), f), g), h), i) e l);
    b) i cui INDICATORI dell’impatto della produzione scientifica complessiva presentino i valori richiesti … sulla base delle regole di utilizzo degli stessi di cui all’Allegato” A o B del D.M. 76.

    Quando l’art. 6 si riferisce ai CRITERI e ai PARAMETRI intende quelli di cui all’art. 4.
    Per avere un’idea, tra questi vi sono, ad esempio: la coerenza con le tematiche del settore concorsuale; il rigore metodologico; l’originalità e il carattere innovativo; la pubblicazione di contributi in collane o riviste di rilievo nazionale o internazionale che utilizzino procedure trasparenti di valutazione della qualità del prodotto da pubblicare, secondo il sistema di revisione tra pari; la partecipazione scientifica a progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari; la partecipazione a comitati editoriali di riviste, collane editoriali, enciclopedie e trattati; il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, etc.

    Quando l’art. 6 si riferisce agli INDICATORI, intende invece le mediane calcolate ai sensi degli Allegati A e B del D.M. (dall’Anvur).

    Si legga ora il comma 5 dello stesso art. 6 del D.M. 76:
    “Qualora la commissione intenda DISCOSTARSI DAI SUDDETTI PRINCIPI è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3, e nel giudizio finale”.

    L’interpretazione n. 1 parte dal presupposto che la Commissione possa motivatamente discostarsi dai “PRINCIPI” di cui allo stesso art. 6.
    Per essere coerenti con questa interpretazione, bisognerebbe però ammettere che la Commissione possa discostarsi, motivando, DA TUTTI i richiamati “principi”.
    Attenzione: da tutti.
    Non solo, cioè, derogare alle mediane (INDICATORI), ammettendo candidati che non le superano; ma anche, ove la Commissione lo ritenga, derogare ai CRITERI E PARAMETRI di cui all’art. 6.

    Mi chiedo però: sarebbe ragionevole pensare che il D.M. 76 abbia voluto consentire a ciascuna Commissione, in ciascun settore, di “discostarsi” da criteri e parametri come l’originalità, il rigore metodologico, l’aver vinto premi internazionali, l’aver conseguito finanziamenti europei?
    Francamente, questo tipo di interpretazione darebbe luogo ad un risultato che è bene chiamare con il giusto nome: arbitrio delle Commissioni.
    Si tratterebbe, cioè, di un’interpretazione del D.M. (secondo me) contraria al principio di ragionevolezza.
    Forse, anche di una interpretazione contra legem.
    Mi spiego: il D.M. 76/2012 ha natura giuridica di regolamento (ministeriale).
    I giuristi sanno che un regolamento non può derogare alla LEGGE di cui è attuazione. In caso di regolamento contrastante con una legge, il regolamento è illegittimo e deve essere annullato (secondo alcune tesi, direttamente disapplicato).
    Il D.M. 76/2012 è regolamento di attuazione della Legge Gelmini 240/2010.
    All’art. 16, comma 3, lett. a), la Legge Gelmini stabilisce che le Commissioni dovranno procedere alla “attribuzione dell’abilitazione con MOTIVATO GIUDIZIO fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed ESPRESSO SULLA BASE DI CRITERI E PARAMETRI differenziati per funzioni e per area disciplinare, DEFINITI CON DECRETO DEL MINISTRO”.
    Quindi, per la Legge Gelmini, i criteri e i parametri che la Commissione è tenuta ad utilizzare utilizzare devono essere “DEFINITI” non già, discrezionalmente, dalle singole COMMISSIONI, bensì, e proprio per arginare a monte la discrezionalità dei Commissari, soltanto DAL “DECRETO DEL MINISTRO”.
    Il “Decreto del Ministro” è appunto il D.M. 76/2012.
    Interpretare questo “Decreto del Ministro” nel senso che esso possa, anziché DEFINIRE i criteri e parametri delle Commissioni, “delegare” alle Commissioni il potere di disapplicarli, significa, secondo me, interpretare il D.M. in modo contrastante con lo spirito della legge di cui è attuazione.
    Per non parlare del fatto che l’interpretazione n. 1 aprirebbe la strada a forti disparità di trattamento tra settori disciplinari contigui.
    La Commissione di un settore X potrebbe, infatti, decidere discrezionalmente di non derogare ai criteri, ai parametri e alle mediane di cui al D.M., obbligando i candidati a possederli tutti; contemporaneamente, la Commissione del settore contiguo Y potrebbe decidere invece di derogare, consentendo a candidati meno “qualificati” di conseguire l’abilitazione. Non ci sarebbe più un minimum di regole di base inderogabili, uguali per tutti almeno rispetto alla “soglia” di accesso alla procedura.

    Perciò, sebbene non mi convinca pienamente per altre ragioni, forse è meno assurda l’interpretazione n. 2.
    Essa si basa su un dato testuale semplice: il comma 5 dell’art. 6 del D.M. 76, quando attribuisce alle Commissioni il potere di “discostarsi motivatamente”, rinvia però alle “MODALITÀ DI CUI ALL’ARTICOLO 3, COMMA 3”.
    E l’art. 3, comma 3, del D.M. consente alla Commissione di fare solo due cose:
    (i) stabilire “l’individuazione del tipo di pubblicazioni, la ponderazione di ciascun criterio e parametro, di cui agli articoli 4 e 5, da prendere in considerazione”;
    (ii) decidere “l’EVENTUALE utilizzo di ULTERIORI CRITERI E PARAMETRI PIÙ SELETTIVI ai fini della valutazione delle pubblicazioni e dei titoli”.
    Quindi, il “discostarsi motivatamente” di cui al comma 5 dell’art. 6 potrebbe logicamente riferirsi alla possibilità delle Commissioni NON GIA’ DI DISAPPLICARE I CRITERI, I PARAMETRI E LE MEDIANE, ma di fissare eventualmente “ulteriori criteri e parametri più selettivi ai fini della valutazione delle pubblicazioni e dei titoli”.

    Certo è che il D.M. è stato redatto in maniera criptica e contraddittoria. La richiesta del CUN di interpretazione autentica, pertanto, è giustificata.

    • scusa Jus, ma quando il regolamento parla di “MODALITÀ DI CUI ALL’ARTICOLO 3, COMMA 3” si riferisce alle modalità, e non ai limiti. In altri termini, se la commissione intende discortarsi dagli indicatori deve adottare un atto motivato da pubblicarsi sul sito del MIUR e su quello sede dell’università sede della procedura di abilitazione.

      è ovviamente fatta salva, inoltre, la possibilità di ponderare criteri e parametri fissati agli artt. 4 e 5 e, infine, di utilizzare ulteriori criteri e parametri piú selettivi, ma sempre con la stessa modalità: atto preventivo motivato pubblicato sui due siti menzionati.

    • I paletti sono i requisiti minimi. Se la commissione ne intravede diversi dall’anvur lo deve specificare all’inizio dei suoi lavori. I nuovi requisiti minimi (numerici) si applicano come filtro ai candidati. I requisiti delle mediane non si possono sostituire con delle intenzioni. Da notare che questi nuovi requisiti saranno pubblici ben oltre il 20 novembre, data alla quale probabilmente molti si saranno sottratti dall’abilitazione perchè influenzati dai requisiti anvur.

    • Caro Jus,
      Come Ar ha fatto notare, il rimando all’art.3 comma 3 è solo per le modalità. Quindi se la commissione vuole può per regolamento, cambiare il principio per cui bisogna superare le mediane per avere l’idoneità.

      Dal tuo intervento però capisco bene adesso qual è il vero punto. La legge intendeva limitare l’arbitrio delle commissioni, quindi la facoltà di fare un po’ quello che vogliono non è nello spirito della legge e dare una interpetazione di questo genere non è il massimo della “legalità”.
      Ma si sa l’Italia è questo, si disfà la sera quello che si è fatto la mattina, quindi non mi stupirei che questa sarà l’interpretazione “autentica” del ministro: fate un po’ quello che volete, basta che non esagerate.

      Il punto fondamentale resta quello delle commissioni. Per le quali dovranno mettere una pezza subito, visto che la legge prevedeva che il 50% dovesse essere ammesso e così non è. O ammettono tutti quelli che hanno fatto domanda oppure cambiano il maggiore stretto in maggiore e basta oppure portano ad una la mediana da superare anche nei settori non bibliometrici… e comunque sia riaprono i termini per le candidature e vorrà dire che avremo i commissari dopo la scadenza del bando.
      Un punto positivo c’è il discorso sul poco tempo a disposizione delle commissioni cade perché a quel punto il ministro darà loro più tempo!

      Infine dal mio punto di vista non vedo come si esce da questo labirinto. A parte trucchetti e dati falsati, l’ANVUR ha esplicitato alcuni punti dolenti della procedura per cui non c’è immediata soluzione. Soprattutto la mancanza di una anagrafe nazionale dei prodotti scientifici con un obbligo di popolarla e senza questa qualunque mediana ha valore più simbolico che altro. Notizia di prima mano: so di un settore in cui hanno chiesto di togliere quache pubblicazione per far in modo che le mediane fossero meno ostiche…
      Quindi o si blocca la procedura per gli anni necessari perché questa anagrafe venga realizzata, con punizioni corporali ai docenti che non la fanno, oppure le mediane non possono che essere indicative.

  8. “attribuzione dell’abilitazione con MOTIVATO GIUDIZIO fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche, previa sintetica descrizione del contributo individuale alle attività di ricerca e sviluppo svolte, ed ESPRESSO SULLA BASE DI CRITERI E PARAMETRI differenziati per funzioni e per area disciplinare, DEFINITI CON DECRETO DEL MINISTRO”.

    Mi chiedo dove sia il CONTRIBUTO INDIVIDUALE richiesto dalla L. Gelmini nei parametri del DM 76. Quindi il DM 76 va disapplicato?

  9. L’Artefice continua la sua opera …. vi frego tutti e ve lo dico anche:
    “l’ANVUR, in una delle sue prime delibere (22 giugno
    20122)”
    …. tempi bibblici si prospettano. Nel 200000122 si parlerà di una del prime delibere emesse dall’ANVUR nel 20122. Ora che siamo nel 200000122 che differenza vuoi che faccia se l’ANVUR ha iniziato nel 2012 o nel 20122 a emettere delibere? Nel 2012 non faceva nemmeno tanta differenza calcolare gli indici bibliometrici su una popolazione di 30 docenti eliminandono il 10% perchè faceva comodo.
    🙂

  10. Nel documento dell’Anvur si legge: «… il DM 76 (art. 1 lettera p) definisce il concetto di mediana come “il valore di un indicatore o altra modalità prescelta per ordinare una lista di soggetti, che divide la lista medesima in due parti uguali”. Questa definizione, pur univoca, lascia però un importante punto di ambiguità…». Ora qualcuno dovrebbe spiegare come una definizione “univoca” possa lasciare punti di “ambiguità”. Non c’è bisogno di aver seguito un corso di logica per intendere il carattere demenziale di una simile affermazione. Se l’Anvur voleva scaricare le responsabilità sul Ministero poteva farlo in modo più elegante. E poi: davvero loro non c’entrano niente con la definizione del decreto? E se non c’entrano, è lecito sapere chi ha scritto una definizione univoca ma ambigua? E queste dovrebbero essere le sette persone deputate a valutare e regolare la ricerca italiana? La domanda è quella che si faceva un tempo: “ma chi te l’ha data la patente?”. Ovvero come hanno vinto un concorso. E la risposta dovrebbe essere una sola: vadano tutti a casa.

    • AGGIUNTA sulla definizione di mediana del DM.
      Il punto è che la definizione di mediana del DM è effettivamente fasulla perché quella corretta è che la mediana di una variabile aleatoria, posti i valori in ordine di grandezza crescente, è il valore centrale dei dati, se il numero dei dati è dispari, mentre è la media aritmetica dei due valori centrali, se il numero dei dati è pari. Perciò è vero che la definizione è ambigua: diciamo pure che è fasulla. Ora, il fatto che l’Anvur abbia lavorato su una simile definizione, e ora si accorga che è “univoca ma ambigua” (affondando ancor più nel ridicolo), dimostra quel che un collega matematico che aveva avuto un confronto con loro aveva rilevato: non conoscono la definizione di mediana.

    • Ulteriore AGGIUNTA: e se accorgono ora, dopo mesi e mesi di calcoli di mediane, che tra docenti che hanno lo stesso valore mediano non è possibile fare una lista ordinata?… C’è da non credere ai propri occhi… E via con le considerazioni che seguono… Ma questi sono veramente dei dilettanti allo sbaraglio e per giunta di un’arroganza insopportabile.

    • Secondo me i laureati in certe discipline sono, per formazione, incapaci di scrivere o tollerare una frase come quella (“definizione […] univoca [che] lascia pero` un importante punto di ambiguità […]”). A scanso di equivoci, aggiungo che conosco laureati in lettere che pure sarebbero incapaci di scriverla o tollerarla. La lista di queste discipline include sicuramente la matematica. Fino a oggi pensavo che includesse anche la fisica.

  11. Rispondo ad Ar.
    Si tratta di un’osservazione giusta e condivisibile: sul piano letterale, dire “modalità” non equivale a dire “limiti”.
    Infatti, per questo avevo anticipato che anche l’interpretazione n. 2 non mi convince pienamente e che la considero soltanto “meno illogica” dell’interpretazione n. 1.
    Soprattutto, è questo che mi ha portato a dire che il D.M. è redatto in maniera criptica e contraddittoria e che proprio tutto ciò giustifica la richiesta del CUN di interpretazione autentica.

    Resta però vero che l’interpretazione n. 1 porterebbe ad esiti ancor meno accettabili sul piano giuridico (violazione del principio di ragionevolezza; secondo me, anche violazione dell’art. 16, comma 3, lett. a, della L. 240/2010 e probabile incostituzionalità per violazione del principio di uguaglianza e parità di trattamento dei candidati). Questo è il punto fondamentale.
    L’ANVUR invece sembra ritenere che l’interpretazione n. 1 sia l’unica accettabile e comunque quella preferibile.
    Personalmente credo che delegare un arbitrio così grande alle Commissioni (all’insegna del “tutto è derogabile motivatamente”) significhi negare il minimo di certezza del diritto che deve esigersi da un legislatore.
    Faccio un esempio tratto da un settore diverso (ma i principi-base della cd. evidenza pubblica valgono in maniera analoga).
    Vi immaginate un bando per l’affidamento di un appalto pubblico che sia redatto così: “i criteri di aggiudicazione sono a, b, c, d, e, f, g, ma la Commissione può decidere di non applicarli, motivatamente”? Di fronte a un bando di gara simile, credo che l’Unione europea – utilizzo un eufemismo – avrebbe qualcosa da ridire e così i giudici.

    Aggiungo un’ultima cosa.
    Avevo scritto che, oltre alle interpretazioni n. 1 e n. 2, “forse altre interpretazioni ancora, data la non eccelsa qualità redazionale del D.M., sarebbero prospettabili”.
    Mi spiego. In effetti, addentrandosi nella selva oscura di rimandi (a volte quasi trame esoteriche) che caratterizza il D.M. 76/2012, viene fuori, ad esempio, un’interpretazione n. 3.
    Tutti ci chiediamo: che cosa avrà voluto dire il comma 5 dello stesso art. 6 del D.M. quando afferma che le Commissioni possono “discostarsi dai suddetti principi” dandone “motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3”?
    L’interpretazione n. 3 fornisce un’altra risposta possibile ed alternativa a questa domanda.
    Può sembrare complicata ma, se avete il D.M. davanti, diventa semplice.

    Leggendo bene il D.M. 76/2012, infatti, ci si accorge che esso, in alcuni articoli, specifica espressamente IN QUALI CASI E PER QUALI CRITERI LE COMMISSIONI POSSONO OPTARE MOTIVATAMENTE PER IL “NON UTILIZZO”.
    Mi riferisco:
    – all’art. 4, comma 1 (per la prima fascia);
    – all’art. 5, comma 1 (per la seconda fascia).
    I commi 1 degli artt. 4 e 5 sono pressoché speculari e sono redatti così.

    Nel PRIMO PERIODO del comma 1, si enunciano dei CRITERI che chiamerò PRINCIPALI (differenziati tra prima e seconda fascia): maturità scientifica dei candidati; qualità e originalità; posizione riconosciuta nel panorama internazionale o nazionale della ricerca.

    Nel SECONDO PERIODO del comma 1, si enunciano dei criteri che vengono definiti testualmente “ULTERIORI CRITERI di valutazione” (attenzione alla locuzione “ulteriori criteri”): comprovata capacità di dirigere un gruppo di ricerca; esperienza maturata come supervisore di dottorandi di ricerca; capacità di attrarre finanziamenti competitivi in qualità di responsabile di progetto (almeno locale per la seconda fascia); capacità di promuovere attività di trasferimento tecnologico.

    Nel TERZO PERIODO del comma 1, ecco il disvelamento dell’arcano: “La Commissione può stabilire, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3, di NON UTILIZZARE uno o più DI TALI ULTERIORI CRITERI in relazione alla specificità del settore concorsuale”.
    Dunque, gli articoli 4 e 5 del D.M. sembrano chiari.
    Solo in un caso la Commissione può stabilire (motivatamente, con le modalità di cui all’art. 3, comma 3) di non utilizzare i criteri del D.M.: quando si tratta degli “ULTERIORI CRITERI” stabiliti nel secondo periodo del comma 1 degli stessi artt. 4 e 5.
    Solo questi “ULTERIORI CRITERI” sono derogabili dalle Commissioni, motivatamente, con le modalità di cui all’art. 3, comma 3: TUTTI GLI ALTRI NO.
    Questo vuol dire che non sono derogabili né i CRITERI PRINCIPALI (originalità, qualità, posizione nel panorama della ricerca) né (questo è il punto!) le MEDIANE, poiché esse non sono incluse negli “ULTERIORI CRITERI” di cui al secondo periodo del comma 1 degli artt. 4 e 5.

    L’interpretazione n. 3 consente di dare un significato nuovo e diverso al comma 5 dell’art. 6 del D.M.
    L’art. 6, infatti (guardate il comma 1), non fa altro che rinviare per i criteri di valutazione proprio ai precedenti articoli 4 e 5.
    Allora, si potrebbe ritenere che la possibilità di “discostarsi motivatamente con le modalità di cui all’art. 3, comma 3”, alla quale si riferisce il comma 5 dell’art. 6, altro non sia se non un rinvio ai casi TASSATIVI nei quali questa possibilità è riconosciuta alle Commissioni dagli artt. 4 e 5, comma 1, secondo periodo.

    Concludo. Mi rendo conto che qui si rischia di “dare i numeri” (tra commi, periodi, rinvii, etc. si corre il serio pericolo di cefalee permanenti).
    Ma insomma, si dirà, quante interpretazioni questi giuristi cavillosi tirano fuori!
    La colpa non è di chi tenta, con gli strumenti forniti dal diritto, di selezionare il significato più corretto da ascrivere a un D.M. scritto molto male.
    Credo che si possa però convenire sul fatto che l’ambiguità, l’oscurità, la plurivocità del D.M. sono, paradossalmente, gli unici dati certi.
    L’interpretazione autentica chiesta dal CUN è perciò l’unica iniziativa possibile, per quanto imperfetta, se il MIUR intende sciogliere almeno uno dei principali dubbi posti dal testo del D.M. prima di far celebrare una procedura in cui non è chiaro, ad oggi, neppure se le mediane siano o no criteri di accesso inderogabili.

    • Non sono un giurista, ma fin dalla prima lettura la mia interpretazione all’art 6 è stata la n°3 di JUS .

      La commissione meno selettiva abiliterà chi supera 2 su 3 (o 1 su 3) mediane e soddisfa (la maggioranza?) dei criteri principali di JUS (ai quali vanno i miei complimenti per la chiarezza delle spiegazioni e delle argomentazioni). La possibilità di “sorvolare” sugli ulteriori criteri sembra sensata perchè questi penalizzano i non strutturati: non credo che siano tanti i non strutturati che hanno diretto gruppi, sono responsabili di fondi e, soprattutto, siano stati tutor di dottorandi (o forse voglio solo illudermi che esista un senso).

      Una commissione particolarmente integralista (non improbabile vista l’incidenza di docenti legati più o meno strettamente all’ANVUR tra i commissari, vedi il conflitto di interessi) potrebbe anche decidere di abilitare solo chi supera tutte le mediane e soddisfa tutti i criteri “principali” e “ulteriori” di IUS.

      Roberto Simonini

      PS l’Artefice è veramente un genio… del male.

    • A me il discorso sembra molto chiaro, al di là dei contorsionismo giuridici: se l’interpretazione del dm 76 che porta alla non vinvolatività delle mediane è POSSIBILE (secondo me, stando alla contorta lettera del testo lo è senza ombra di dubbio, e lo stesso Jus non la esclude), sarà quella accettata come autentica, stanti i recenti e ripetuti pronunciamenti “informali” in tal senso da parte del ministro e dei membri del direttivo anvur. Il motivo? Semplicissimo: consentendo a chiunque di presentare domanda e “scaricando” la responsabilità sulle commissioni, si riduce e non si aumenta, checché se ne dica, il rischio di ricorsi al TAR da parte di candidati esclusi.

    • Sinceramente non ho letto dei contorsionismi giuridici…
      Tra i pronunciamenti “informali” vi è quello del ministro al CUN, in cui esprimeva la sua preoccupazione sull’eventualità che si arrivasse ad un elevato numero di abilitati (https://www.roars.it/online/?p=10599). L’unico modo per limitare il numero di abilitati è far rispettare il vincolo del superamento delle mediane (e dei criteri). Se l’abilitazione fosse lasciata alla discrezionalità delle commissioni, non è difficile prevedere che il numero di abilitati sarebbe molto più alto, se non altro per ridurre il rischio di faide all’interno dei settori.

      Non mi dilungo sulle esternazioni dei membri dell’ANVUR, vorrei solo far notare il cambio di registro tra le loro prime comunicazioni e l’ultimo documento di cui stiamo discutendo…

    • Appunto. Mi pare evidente che, a un certo punto, “dall’alto” sono arrivate nuove indicazioni…
      Staremo a vedere. Io scommetterei che le mediane andranno presto a finire in soffitta.

  12. A mio avviso il documento, molto poco chiaro, rivela vare inesattezze.

    1) La mediana, se la si vuole usare, non e` una quantita`
    interpretabile.

    -Se il numero di valori da considerare e` dispari (2N+1) si prende il
    valore del caso che separa in un numero di casi uguale la
    distribuzione: N sopra, N sotto, ed il valore mediano e` quello che li
    separa (il caso N+1 in ordine crescente o decrescente).

    -Se il numero di casi e` pari (2N) si prende la media del valore dei
    due casi corrispondenti al 50% in ordine crescente ed al 50% in ordine
    decrescente (i casi N ed N+1 in ordine crescente). Nel caso in cui
    questi ultimi risultino uguali (che capita,

    per esempio con: 0,1,1,2, 3,3, 4,7,7,7),

    il valore risultera` intero (3 nel mio esempio) anche con un numero di
    casi pari. Vivecersa puo` risultare sia frazionario che no (dipende
    dai due numeri di cui si fa la media: es. 15,16–>15.5, 15,17->16).
    Non e` dunque vero (come affermato nel documento e prima da altri) che
    un numero pari di casi (docenti) debba implicare un risultato
    frazionario.

    Nell’esempio A fornito dall’ANVUR la mediana e` 2, Vi sono almeno due
    casi con valore 2 sia sopra che sotto il 50% (infatti la funzione
    cumulativa di distribuzione esprime la frazione di casi con valore <=
    al valore espresso in ascissa).

    Nell'esempio B la mediana e` 1.5 (il 50% dei casi e` =2).

    Che tipo di calcolo abbia alla fine deciso di usare l’ANVUR non e` del
    tutto chiaro dal documento. Se alla fine hanno usato P2, allora hanno
    sbagliato nei casi come quello descritto nell’esempio B fornito.

    2) L’esclusione dei docenti che non hanno inserito le loro
    pubblicazioni alza sicuramente le mediane rispetto a quelle
    reali. Risultano, per esempio, sicuramente presenti tutti i docenti
    che hanno attivamente partecipato ai bandi PRIN che sono
    tendenzialmente piu` attivi degli altri.

    3) L’affermazione che “La commissione puo`, secondo noi, decidere di
    concedere l’abilitazione anche a candidati che non superino le
    soglie…” mi lascia di stucco. O questa possibilita` e` scritta nelle
    leggi o non e` l’ANVUR con queste dichiarazioni a renderla possibile!

    Cio` scritto, senza voler conoscere i nomi dei singoli docenti, vorrei che
    l’ANVUR, pubblicasse il database utilizzato e che dunque fornisca anche
    per ogni SSD il numero di docenti esclusi dal computo perche` non avevano
    inserito le loro pubblicazioni.

    • Il testo mi sembra uguale al precedente: cosa vuol dire che (il 50% dei casi e` =2)? nell’esempio il valore 2 ha una probabilità del 10%, mentre la probabilità che l’indicatore sia non superiore a 2 è del 60%.
      In un post precedente io avevo sostenuto invece che (nel linguaggio del testo dell’ANVUR) nell’esempio B la mediana fosse il valore P1 = 1. Devo qui ammettere però che, siccome la probabilità che l’indicatore non sia inferiore a P2 = 2 è pure del 50%, allora utilizzare (P1 + P2)/2 = 1,5 è la procedura standard, e soprattutto che anche P2 non è del tutto irragionevole (come mi sembrava).
      Che ne dite, con tutti questi errori sono pronto per essere assunto all’ANVUR?

    • Scusate. Non riesco a correggermi. Ci riprovo. Nel caso B la mediana e` 1.5.
      Il 50% dei casi e` inferiore o uguale a 1 ed il restante 50% maggiore o uguale a 2.
      In questo caso usare P2 e` sbagliato. Faccio un esempio pratico che corrisponde esattamente
      al caso B:
      0, 1, 1, 1, 1, 2, 3, 3, 3, 3. La mediana non e` ne` P1(=1) ne` P2(=2) ma (P1+P2)/2=1.5.

    • Grazie. Vedo che il mio libro di statistica (finalmente l’ho aperto!) distingue tra la “mediana di una variabile casuale” (P1 = 1 nell’esempio B) e la “mediana campionaria” ((P1 + P2)/2 = 1,5 nell’esempio B), ma forse è chiedere troppo.
      Resta la curiosità di sapere cosa ha fatto l’ANVUR quando ha deciso “quindi di utilizzare i valori della mediana matematica pubblicando le tabelle corrette del 27 agosto.”

  13. Si sta umiliando una comunità scientifica, bella o brutta che sia, con una serie infinita di capziosità calcolistiche che si scoprono dalla sera alla mattina. Si voleva fare sul serio? premiare il merito, sanare le ingiustizie bla bla bla? Si aveva l’obbligo morale della chiarezza dei termini e della trasparenza delle procedure. E invece si ridicolizzano “gli esegeti del DM”!

  14. Vorrei ritornare su un concetto già espresso: in tutto questo bailamme noi dimentichiamo i ricercatori TD che a questo punto tra tre anni o al massimo cinque saranno di sicuro tutti in mezzo alla strada. Anche i piú bravi resteranno bloccati da questo processo matassa di abilitazione nazionale. A noi resterá lo stipendio e la funzione ricoperti ora, a lloro il nulla. È nostro dovere pensare a costoro seriamente o le universitá italiane subiranno una inesorabile agonia

    • Hai toccato un punto fondamentale. Purtroppo io non penso che questo bailamme NON (scusate, mi era saltato alla prima stesura!) sia causale, ma anzi ci sono vari e copiosi indizi che fanno pensare che l’obiettivo di fondo sia un downsizing dell’università da 60,000 a 40,000 docenti in questi anni. E chi ne fa le spese sopratutto se non i TD ?

    • Per rispondere al giustissimo appello di Demetra sui RTD propongo una riflessione che non va nella sua stessa direzione: per i RTDb (cioè i tenure track) l’immissione in ruolo previa abilitazione è abbastanza blindata. Quindi non vedo molto rischio per loro, a maggior ragione con queste mediane e con le commissioni che si guarderanno bene dall’essere “severe”. Se invece ci si riferisce agli RTDa, cioè quelle cose strane che certe università bandiscono per 3 (o so addirittura per 2 o 1 anno!!), senza specificare la tenure track, il mio parere è che siano contratti illegali e da rifiutarsi di sottoscrivere. La questione invece investe proprio gli strutturati attuali: quanti abilitati verranno “chiamati”, cioè promossi? Credo proprio pochi viste le risorse…

    • Forse mi sbaglio ma per quel che so quasi tutti i bandi per ric td emessi dagli atenei sono di tipo A. Mi sembra una cosa diffusissima. A mio parere non possiamo chiedere di non firmare il contratto. questi ricercatori non vanno abbandonati. Va applicata una politica meritocratica simile a quella in uso in nord europa

    • Il vero vulnus è stata la messa a esaurimento dei ricercatori, con trasformazione del ruolo in precariato. Allora si doveva protestare, io di sicuro l’ho fatto. Ora non possiamo scoprire l’acqua calda…

    • Ho protestato anch’io, come molti. Nonostante ciò la legge passò nel dicembre 2010, ma lasciamo stare il passato. Non possiamo cavarcela dicendo che adesso la frittata è fatta. Questi ricercatori vanno tutelati. Il momento per le scelte e le battaglie giuste è sempre, non termina come un libro o un film.

    • Quello che noi chiamiamo “Bando di tipo A” è il vecchio assegno. Se uno non lo sa, o viene fregato (con dolo) o è disinformato lui. Il Bando “vero”, quello che prevede la tenure track, o quello che normalmente si chiama “tipo B”, è il vecchio concorso da ricercatore (che infatti prevede un concorso interno iniziale) con abilitazione finale dopo 6 (in alcuni casi 5) anni a PA. Quindi, facendo un po’ d’ordine: che gli assegnisti non diventino ricercatori era normale anche prima, che i ricercatori diventino associati se superano l’abilitazione dopo 6 anni a me pare un miglioramento e non un peggioramento. Il fatto che i bandi da RTD siano ancora pochi è perché non è ancora a regime la norma che impone di chiamarli in proporzione ai PO che vanno in pensione, agli FFO e ai bilanci delle varie sedi universitarie. Quindi qual’è il problema? Che gli assegnisti sono dei precari? Ma questo valeva anche per noi e per i nostri padri. Che ti promettono un “posto” e poi invece non te lo danno? Ma questo è un problema di onestà personale che credo risalga ai tempi delle università medievali (che non avevano strutturati ma va beh…). La vera grande farsa è stata il voler inventarsi una “mediana” invece di accettare le norme di buonsenso del CUN, che comunque alla fine in concreto non divergono poi tanto dai cervelloni dell’Anvur, cercando di inventarsi così un meccanismo “oggettivo” quando bastava un vero sorteggio per le Commissioni. Ma a parte gli aspetti comici e gli errori di ortografia (lo sanno tutti che un ordinario di meccanica o di chimica organica non sa l’italiano….) alla fine il risultato è quello. Una mediazione all’italiana. Pensavate davvero a qualcosa di diverso???!

    • La legge gelmini non recita in mwrito alla regolamentazione drl periodo successivo ai 5 anni per i contratti di tipo A. Basterrbbe inserire una norma che indica che i contratti di tipo a possono essere trasformati in b dopo un certo periodo. Altrimenti essi sarebbero simili ad assrgni pur se regolamentati diversamente. Mi sembra un vuoto normativo che bisognerebbe chiedere con forza dicolmare

    • Giusto per chiarire un fraintendimento comune. Nel nord europa e in tutto il mondo e’ cosi’, ovvero nessuno ti garantisce il posto senza la tenure e, ormai, la tenure te la devi guadagnare dopo anni, magari dopo aver girovagato per diverse universita’.
      Il punto vero e’ si e’ voluto copiare il resto del mondo senza considerare che il sistema italiano non permette di muoversi in una altra universita’ se la prima non ti rinnova il contratto. Ne il mondo del lavoro e’ pronto ad accoglierti. Nel resto del mondo un bravo ricercatore va a lavorare in industra e guadagna di piu’! Un ricercatore mediocre si ricicla in altro, tipo la scuola.
      In Italia non esiste nessuna di queste vie di fuga. Se l’universita’ non ti rinnova il contratto non hai cosa fare, se non restare li’, lavorare gratis e sperare che qualcuno pensi a te…

    • Beh tanto per chiarire chi oggi vince ub concorso per ricercatore di tipo a la sua decennale trafila gia l’ha fatta. Probabilmente è anche in grado di superare le mediane. Quindi eliminando ogni ipocrisia, visto che i contratti di tipo b non ci sono egli atenei se ne guardano bene dal bandirli bisogna garantire una continuità ai ricercatori td che la meritano e che hanno contratto di tipo a. È questo il punto cruciale su cui la legge gelmini non dice nulla.

  15. Mi rendo conto che è il minore dei problemi, tuttavia devo dire che mi secca molto venire valutato da qualcuno che non padroneggia la lingua italiana e non distingue tra “suffragare” (comprovare con argomenti e testimonianze) e “surrogare” (sostituire, supplire). Forse perché parla troppo in inglese? Qui non serve la peer-review, basterebbe un qualsiasi maestro elementare.

  16. Il testo dell’ANVUR è indecente e offensivo. Sono d’accordo con Michela quando dice che si sta umiliando una intera comunità scientifica. Volevo essere per una volta, giudicata seriamente con competenza. Io sono vecchia (o meglio ho una elevata EA) e ho partecipato e subito i vecchi concorsi in cui si sapeva già chi avrebbe vinto ancora prima di iscriversi..). Le mediane che hanno trovato soprattutto le ultime due non permettono di giudicare veramente un candidato, le citazione e HC sono anche strettamente correlate, non sono due parametri indipendenti.. e poi spesso indicano le capacità di un gruppo , non sempre del singolo. Infine, ma soprattutto le mediane sono state come ammette ANVUR calcolate su insieme di dati inseriti volontariamente (il cineca) senza un controllo, sono state aggiustate. .. E poi ci siamo dimenticati la sostanza : io per diventare PA o PO devo essere già più brava del 50 % di quelli in servizio. Ma perchè ? quando mai, in quale altro paese al mondo è così ? .. Oltretutto la bravura dei nostri colleghi è stata superstimata con calcoli e correzioni , arbitrarietà ed errori assurdi..( per esempio chi mi assicura che la divisione per EA del numero di citazioni , cioè il secondo parametro è stato fatto correttamente .. Come hanno fatto il calcolo per età accademica dei nostri attuali docenti ..

    • Concordo con Olga. Non solo devi dimostrare di essere più brava della metà dei PA o PO già in ruolo, ma per l’ abilitazione a PO devi forse anche essere più brava di molti commissari visto che per questi non c’è stata la normalizzazione per EA.Inoltre dietro a questo sistema c’è il velato assunto che la metà degli attuali PA e PO non sono meritevoli del ruolo che rivestono il che è piuttosto sgradevole, direi ingeneroso, offensivo e in qualche modo pericoloso

  17. Ignoranza giuridica.

    Ignoranza aritmetica.

    «Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro»
    
«spirito del decreto, ciò quello di consentire la partecipazione»
    
«di concedere l’abilitazione anche candidati che non superino le soglie delle mediane»
    
Ignoranza grammaticale.
    
Ignoranza politica.
    
Ignoranza.
    
Socrate aveva proprio ragione.

    • “l’ANVUR, in una delle sue prime delibere (22 giugno
      20122)” ha stabilito che la mediana fra suffragare e surrogare è mandare tutti a …. cogitare.

    • Bisogna fare tuttto alla luce del sole, c’è bisogno di trasparenza, non si può continuare così!
      L’anvur deve pubblicare tutti i suoi dati, le commissioni dovranno pubblicare tutti gli atti. Le loro riunioni dovrebbero essere registrate e le registrazioni rese disponibili a richiesta degli interessati. Trasparenza, trasparenza, trasparenza!!!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.