«Voglio sottolineare che stiamo discutendo di somme aggiuntive, veramente premiali, che non andranno a intaccare il Fondo di finanziamento ordinario». Intervistato dal Mattino di Napoli, Gaetano Manfredi, rettore della Federico II e Presidente della CRUI, minimizza l’impatto dei premi per i Dipartimenti di eccellenza (87% al Centro-Nord , 13% a Sud e Isole). Ma sono davvero somme aggiuntive? Ecco cosa dice il comma 314 della Legge di stabilità 2017: «nel Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali […] è istituita un’apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza», con uno stanziamento di 271 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018». Nessuna garanzia di un aumento del FFO 2018 rispetto al 2017. L’unica cosa che sappiamo è che nel FFO 2018 (a prescindere dalla sua entità, per ora ignota) ci sarà “un’apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza», con uno stanziamento di 271 milioni“. Pertanto, se l’FFO non crescerà di almeno 271 milioni sarà necessario travasare questa cifra dalle altre voci. Ma perché tanta fede in Babbo Natale? In occasione delle dichiarazioni di Manfredi sulle Cattedre Natta, il Giornale aveva commentato: «in altri tempi, la Conferenza dei Magnifici era assai loquace e battagliera […] Manfredi, che è fratello del deputato Pd Massimiliano, quest’ultimo assai vicino al ministro Maria Elena Boschi e al governatore Vincenzo De Luca, non ha evidentemente questa premura».

La nostra anticipazione della lista dei favoriti e della distribuzione geografica dei 180 dipartimenti che vinceranno la gara dei Dipartimenti di eccellenza, aggiudicandosi 1,3 miliardi in tre anni è stata ripresa dal Mattino di Napoli (Atenei, sfida-bluff tra i dipartimenti così risorse e premi vanno al Nord) che il giorno seguente ha anche intervistato i rettori di Napoli Federico II, Salerno e Bari (Premi agli atenei, Sud indietro I rettori: sì alla sfida del merito). Tranne il rettore di Bari, che però si affretta a precisare di non credere “a un piano premeditato contro  il sistema universitario del Mezzogiorno“, gli altri due non si mostrano particolarmente preoccupati per una ripartizione dei premi che è destinata a penalizzare il Sud e le Isole.

Si ha come l’impressione che alcuni rettori si cullino nella contemplazione del numero dei propri dipartimenti entrati in finale, senza rendersi conto che la resa dei conti potrebbe essere assai meno rosea. Nel caso di Napoli Federico II, è vero che 13 dipartimenti sono entrati in finale, ma secondo i nostri pronostici saranno solo due o tre ad arrivare al traguardo dell’eccellenza. Se si considera che viene comunque riservato un bollino di eccellenza al miglior dipartimento dell’ateneo, portare sul podio solo altri due dipartimenti potrebbe essere tutt’altro che lusinghiero per un’università di quelle dimensioni e di quella storia.

Infografica del Mattino di Napoli (19.5.2017) basata su dati ANVUR-MIUR ed elaborazioni Roars

Le dichiarazioni di Gaetano Manfredi, Rettore di Napoli Federico II, sono di particolare interesse perché già in passato il Presidente della CRUI aveva minimizzato l’esistenza di una “questione meridionale”:

noi non abbiamo bisogno – lo dico dal rettore del Sud – non abbiamo bisogno della benevolenza delle università del Nord. Noi siamo in grado di poter difendere i nostri diritti con la nostra responsabilità.

(«Dove eravate come classe dirigente?» Manfredi si inalbera, ma Viesti snocciola i numeri del disastro)

In quell’occasione (16.3.2016), Gianfranco Viesti gli aveva fatto notare che

La Campania è 267-esima tra 272 [regioni europee, come laureati]. Se la Campania si accontenta di essere messa peggio di tutte le regioni – non della Germania – ma di tutte le regioni della Bulgaria e di quasi tutte quelle della Romania, noi possiamo dire che non c’è un problema di pochi laureati

Non è pertanto sorprendente che, rispondendo al Mattino, Manfredi minimizzi l’impatto dei Ludi dipartimentali:

Voglio sottolineare – puntualizza Manfredi – che stiamo discutendo di somme aggiuntive, veramente premiali, che non andranno a intaccare il Fondo di finanziamento ordinario. La sfida della valutazione non può essere elusa e non va temuta.

Il seguito della dichiarazione, che anticipa l’arrivo di un’elemosina di consolazione, è rivelatore che qualche malumore tra i rettori deve esserci stato:

Quanto alla perequazione in favore delle aree più deboli, lo strumento idoneo è quello del costo standard. Mi aspetto, in sede di aggiornamento dei criteri, un rafforzamento della quota perequativa.

Vediamo di fare chiarezza. Sono fondi aggiuntivi o no? Per rispondere, andiamo a rileggere il comma 314 della Legge di stabilità 2017:

nel Fondo per il finanziamento ordinario delle università statali […] è istituita un’apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza», con uno stanziamento di 271 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018.

Pertanto:

  1. Al momento non è accantonato nemmeno un Euro dei 271.000 necessari per pagare il primo anno di premi da distribuire tra i 150 dipartimenti “eccellenti”, dato che nel Fondo di finanziamento ordinario 2017 non esiste alcuna sezione riservata ai dipartimenti di eccellenza. Siccome il premio dura cinque anni, stiamo parlando di 1,355 miliardi di Euro che, per ora, non si sa dove siano.
  2. Nessuno garantisce che il Fondo di finanziamento ordinario 2018 sarà incrementato rispetto al 2017. La decisione verrà presa al momento di varare la Legge di stabilità 2018.
  3. L’unica cosa che sappiamo è che nel FFO 2018 (a prescindere dalla sua entità, per ora ignota) ci sarà “un’apposita sezione denominata «Fondo per il finanziamento dei dipartimenti universitari di eccellenza», con uno stanziamento di 271 milioni”. Pertanto, se l’FFO non crescerà di almeno 271 milioni sarà necessario travasare questa cifra dalle altre sezioni che – se la matematica non è un’opinione – dovranno essere decurtate della cifra corrispondente.

Nell’ipotesi del decurtamento, i Ludi dipartimentali si risolveranno in un travaso di centinaia di milioni dal Sud-Isole verso il Centro-Nord dove si concentrano i dipartimenti vincitori. Una nostra prima stima valutava in 200 milioni in cinque anni il contributo delle università del Sud-Isole al potenziamento di quelle del Centro-Nord. Più in generale, l’eccellenza dei dipartimenti vincitori sarà premiata riducendo le risorse agli altri.

Ma bando al pessimismo. Perché escludere che arrivi Babbo Natale a portare 271 milioni aggiuntivi “veramente premiali” come li definisce Manfredi? (ne rimarrebbero da trovare altri mille nei quattro anni seguenti, ma se esiste Babbo Natale ci penserà lui, no?)

Questo è quello che scriveva Panorama il 12 aprile scorso a proposito della Legge di stabilità 2018.

[…] numeri da tenere sott’occhio.

Deficit e spese
Il primo, più importante di tutti gli altri, riguarda il rapporto deficit/pil che dovrebbe attestarsi nel 2018 all’1,2%, contro il 2,1% di quest’anno. Il che significa, tradotto in soldoni, che entro pochi mesi il governo dovrà trovare quasi 15 miliardi di euro nelle maglie dei conti pubblici. Vanno poi aggiunti altri oneri, circa 3 o 4 miliardi, per coprire alcune spese già preventivate come i nuovi sussidi alla povertà (Reddito di Inclusione), gli aumenti di stipendio al pubblico impiego o gli sgravi contributivi ai neoassunti. Nel complesso, il governo deve dunque tirar fuori dal cilindro circa 20 miliardi in tutto con tagli alle spese o aumenti di imposta, da mettere in cantiere con la prossima Legge di Stabilità.
Le clausole di salvaguardia
Come se non bastasse, l’esecutivo dovrà cercare di disinnescare nel contempo le clausole di salvaguardia, cioè gli aumenti automatici d’imposta (e in particolare dell’iva) che valgono 19,5 miliardi di euro e scatteranno dal prossimo anno, per gli impegni presi in passato dall’Italia  con l’Europa, in cambio di un po’ di flessibilità sullo sforamento del deficit. Come sarà possibile sterilizzare queste clausole? Se lo chiede pure Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, la confederazione degli artigiani di Mestre.  “Vista la situazione dei nostri conti pubblici”, dice Zabeo, “è molto probabile che il Governo non sarà in grado di recuperare con la legge di Stabilità tutti i 19,5 miliardi di euro necessari per evitare che, dal 2018 in poi, l’aliquota intermedia dell’iva passi dal 10 al 13% e quella più elevata dal 22 al 25%”.

Noi siamo i primi ad augurarci che il Governo, oltre a far quadrare questi conti, riesca a recuperare altri 271 milioni aggiuntivi per l’università. Ma, a differenza di Manfredi, non ne siamo affatto certi.

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P.S. Già in occasione della dichiarazione  di Manfredi sulle Cattedre Natta (“un’iniziativa che va nella giusta direzione di premiare merito ed eccellenza“) c’era chi si era fatto domande  sulle ragioni delle posizioni filogovernative ad oltranza del Presidente della Crui. In un articolo intitolato “Il rettore tace: il fratello è deputato Pd” il Giornale aveva commentato: «in altri tempi, la Conferenza dei Magnifici era assai loquace e battagliera rispetto a qualsivoglia intenzione di intervenire sull’organizzazione e sulla vita degli atenei. Manfredi, che è fratello del deputato Pd Massimiliano, quest’ultimo assai vicino al ministro Maria Elena Boschi e al governatore Vincenzo De Luca, non ha evidentemente questa premura».

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3 Commenti

  1. Poverini. Ogni due per tre ripetono a pappagallo “Sì alla sfida del merito” (il solito lessico ormai putrido, nauseabondo). Quando gli hanno dato/si sono dati – per sempre – il giro di chiavetta dietro la schiena? Nel 2010? Nel 2008? Quelli più di regime fascioaziendale, forse anche prima

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