Fino al 30 aprile i Dipartimenti, gli uffici ricerca, gli uffici personale, gli uffici per il trasferimento tecnologico saranno assorbiti dalla compilazione della Scheda Unica Annuale per la Ricerca Dipartimentale (anche nota come SUA RD). Un esercizio importante perché verrà definita la base dati per assegnare non solo parte della quota premiale del FFO (con criteri e indicatori non ancora noti), ma anche per valutare i dottorati. Ma chi validerà le pubblicazioni (e gli altri dati)? Verranno validate ad una ad una dai singoli ricercatori, riservando ai Direttori di dipartimento la responsabilità del suggello finale. Una responsabilità non da poco, dal momento che tutto lascia pensare che ANVUR stia scaricando interamente sulle spalle dei valutati la responsabilità della validazione della base di dati ed anche delle penalizzazioni che fin d’ora vengono minacciate per le classificazioni sbagliate o le duplicazioni.

Era già stato fatto presente all’inizio del 2014 dalla Commissione appositamente nominata per la formulazione di un parere articolato sul processo AVA. Ci si poteva riflettere, così come si poteva riflettere sul fatto che certe procedure richiedono tempo per poter essere messe a punto e verificate. Un tempo di osservazione a cui si è voluto rinunciare nell’ansia di produrre risultati, a qualunque costo. Era stata sottolineata una certa confusione negli obbiettivi e nelle modalità di perseguirli ed era stata fornita una analisi dettagliata dei problemi. Allora (all’epoca in cui era stata creata la Commissione) si era partiti solo con la SUA CdS (la parte di AVA dedicata alla didattica), ma la SUA RD (la scheda dedicata alla ricerca) sembra riproporre le stesse criticità già riscontrate nella scheda che l’aveva preceduta, in particolare il pesante aggravio di natura burocratica, calato dall’alto, di cui non si chiariscono bene finalità e connessioni fra indicatori e loro significato.

In queste settimane e sicuramente fino al 30 aprile i Dipartimenti, gli uffici ricerca, gli uffici personale, gli uffici per il trasferimento tecnologico saranno assorbiti dalla compilazione della Scheda Unica Annuale per la Ricerca Dipartimentale (anche nota come SUA RD)

Questa scheda, che in realtà è suddivisa in una sezione narrativa e di dati sul personale e le strutture e strumentazioni per la ricerca, in una parte legata ai risultati della ricerca (pubblicazioni, attrazione fondi, internazionalizzazione) e una parte dedicata alla terza missione declinata come impatto economico e sociale, formalmente è un pezzetto del Decreto AVA (Autovalutazione, Valutazione e Accreditamento del Sistema Universitario Italiano), che fra i criteri di Assicurazione della qualità inserisce anche l’assicurazione della qualità della ricerca.

Analogamente a quanto previsto per la formazione l’AQ della ricerca ha il fine di tenere sotto controllo le condizioni di svolgimento delle attività della ricerca, ovvero di stabilire gli obbiettivi di ricerca da perseguire, di mettere in atto quanto occorre per conseguirli, rimuovendo – ovunque possibile – eventuali ostacoli, di osservare il regolare svolgimento delle attività previste e di verificare il grado di effettivo raggiungimento degli obbiettivi

Essa è descritta (sommariamente) negli allegati IV e VII del decreto AVA.

I dati contenuti nella SUA RD vanno ad alimentare il set di informazioni relative alle attività di ricerca a disposizione del Ministero e hanno la funzione di colmare il gap informativo fra una VQR e l’altra, e di fornire quindi al Ministero dati aggiornati rispetto ai risultati della VQR, dati la cui importanza cresce a mano a mano che ci si allontana dall’esercizio di valutazione nazionale (il cui peso quindi proporzionalmente diminuisce).

Vale a dire che l’esito della SUA RD concorre nel definire una parte della quota premiale del FFO attribuita agli atenei e il suo peso aumenta a mano a mano che la distanza dall’ultima VQR cresce.

E’ dunque un esercizio importante quello della SUA RD, non si deve sbagliare.

Ma come ha costruito questo esercizio l’ANVUR? Apparentemente in maniera partecipata. Dice (nelle Linee guida) di aver lavorato con un non meglio identificato gruppo del CODAU e con CINECA, non vengono dichiarati però né le affiliazioni, né i nomi né le competenze delle persone che hanno collaborato con Anvur alla costruzione della scheda. E’ stato inoltre chiesto a tutti gli atenei di partecipare ad una fase di test alla fine della quale sono stati inviati dei commenti di cui ANVUR avrebbe dovuto tenere conto per un eventuale ridisegno della scheda.

Nella elaborazione dei commenti daparte degli Atenei mancava certamente un punto fondamentale: una riflessione su criteri e indicatori proposti, sulla significatività delle informazioni raccolte rispetto alle finalità di questo esercizio, perché Anvur non aveva (ora come adesso) reso pubblici criteri e indicatori che intende utilizzare per la valutazione delle diverse parti di cui si compone la scheda.

Poiché criteri e indicatori non sono stati resi noti, gli interventi degli atenei si sono limitati a individuare criticità nel recupero delle informazioni, o dubbi sull’effettiva utilità della raccolta di questo o quel dato. Ovviamente però all’analisi mancava una parte fondamentale.

In realtà, l’attuale versione della scheda pare più complessa e confusa di quella originale, al punto che sembra impossibile che essa sia il risultato della collaborazione con gli Atenei. Questa ultima versione non elimina per nulla le incongruenze che già esistevano nella fase di sperimentazione, anzi le accentua.

Vediamo nel dettaglio (solo) alcuni punti che destano particolare preoccupazione.

1. Parte I: gli obiettivi del Dipartimento

La Parte I è dedicata agli obiettivi del Dipartimento, alla presentazione della sua organizzazione, del personale e delle infrastrutture (attrezzature, laboratori, biblioteche) a disposizione.

Questa parte, relativa al 2013, definisce gli obbiettivi triennali del dipartimento 2015-2017, (tralasciando per altro completamente il 2014), obbiettivi che dovrebbero essere poi oggetto di riesame nella prossima scheda 2015 (riferita al 2014). Nella definizione degli obbiettivi è necessario tenere in considerazione il piano strategico dell’ateneo che ha valenza di linea guida per i prossimi anni, e i risultati della VQR (che dovranno essere utilizzati anche per il riesame), un esercizio fortemente retrospettivo, che considera l’arco temporale 2004-2010, effettuato su strutture che non esistono più, che avevano altri direttori e nella maggior parte dei casi una governance diversa e con personale che in parte ora (e comunque alla data del 31.12.2013 che è il punto di riferimento) poteva essere andato in pensione o essersi trasferito.

Questa parte narrativa, molto complessa a dire il vero, deve contenere gli obbiettivi, ma anche le azioni che il dipartimento intende compiere per raggiungerli e gli indicatori validi ai fini del monitoraggio. E’ curioso, perché ANVUR chiede ai dipartimenti di fare in pochi mesi rispetto ai propri obbiettivi ed ex ante quello che lei stessa (a partire dal decreto fino ad ora) non è stata in grado di fare, cioè di definire  gli indicatori e criteri sulla base dei quali verranno valutate le diverse sezioni della SUA RD.

L’attività di definizione degli obbiettivi e di riesame dovrà essere fatta annualmente. Ciò impedisce ovviamente di pensare ad obbiettivi di ampio respiro, che richiedano una realizzazione pluriennale, a favore di obbiettivi a breve termine e non si potrà andare molto oltre gli esempi forniti da Anvur nelle Linee Guida, tanto scontati quanto generici. Qualsiasi cosa purché possa essere “riesaminata” a un anno di distanza. E invece questa parte dovrebbe sì fissare gli obbiettivi, ma prevedere una revisione quando ci sarà qualcosa da rivedere, con una cadenza bi o triennale ad esempio.

Ma andiamo avanti.

2. Parte II: risultati della ricerca

Questa sezione contiene tutto ciò che concerne l’attività di ricerca (pubblicazioni, internazionalizzazione, attrazione fondi, premi e incarichi ricevuti dai membri del dipartimento)

Le pubblicazioni prese in considerazione sono quelle degli afferenti ai dipartimenti (docenti, ricercatori, dottorandi, assegnisti) al 31.12.2013, per quest’anno relative anche agli anni 2011 e 2012.

Queste pubblicazioni devono essere validate ad una ad una dai singoli ricercatori sul sito docente loginmiur, vale a dire che per ciascuna di esse devono essere fornite delle informazioni aggiuntive, ad es. sul carattere della pubblicazione (scientifico didattico divulgativo), con la clausola che solo le pubblicazioni scientifiche passano nella SUA RD del Dipartimento. Ma è davvero possibile dire che una pubblicazione è scientifica o didattica o divulgativa? O non potrebbe forse essere che didattico e divulgativo sono due modi diversi di rappresentare una ricerca scientifica e quindi categorizzazioni che stanno su piani diversi e non possono essere messi in alternativa? Se andiamo a rileggere i rapporti dei GEV in effetti vediamo che in alcuni di essi si fa cenno ad una difficoltà nell’escludere dalla valutazione (come avrebbe voluto ANVUR) ad esempio i manuali.

Gli autori devono anche decidere se vogliono che la pubblicazione appaia nella scheda SUA RD del proprio Dipartimento, devono inserire la lingua della pubblicazione, indicare la presenza di coautori afferenti ad istituzioni straniere e in alcuni casi addirittura riclassificare le pubblicazione specificandone meglio la tipologia. Ad esempio per un articolo scientifico è necessario specificare se si tratta di review o articolo.

Fermiamoci un attimo su questo punto e chiediamoci cosa se ne fa Anvur di questo dato (visto che non ce lo dice). A cosa serve una riclassificazione di alcune tipologie che va a creare un disallineamento con il sito docente ma soprattutto con le anagrafi locali laddove siano presenti?

Distinguere fra review e articoli scientifici potrebbe ad esempio essere necessario (e doveroso) nel caso si volessero associare agli articoli gli indicatori bibliometrici. Infatti le review dovrebbero essere considerate a parte in quanto attraggono normalmente un numero di citazioni maggiore. Ma gli indicatori bibliometrici si possono associare alle pubblicazioni solo in presenza degli identificativi (Web of Science e Scopus) e della associazione ad una subject category, e questo dato, non essendo obbligatorio, potrebbe non esserci. Anvur non potrà assolutamente utilizzare le citazioni allo scopo ad esempio di posizionare gli articoli in ranking creando una distribuzione in percentili (che ricordiamo variano a seconda della Subject category) ed è impensabile che chieda agli autori di rifare il lavoro di classificazione in base alle subject category. Il famoso aggancio alle subject category della VQR qui non è stato richiesto.

Questo è l’altro punto fondamentale. Indurre un intero ateneo a fare questa opera di riclassificazione e di completamento delle informazioni è complesso, è una inutile duplicazione di sforzi per quelle istituzioni che dispongono già di una anagrafe locale su cui si è già intervenuti validando e integrando le registrazioni, ed è oneroso per i Direttori che nel caso di coautori che forniscono informazioni discordanti su una pubblicazione dovranno decidere in prima persona quale “versione” validare per fornirne ad Anvur una sola, ma soprattutto è poco trasparente nella misura in cui ANVUR non ha fornito e probabilmente non fornirà prima della chiusura della scheda, le indicazioni sui criteri di valutazione delle singole parti. Quello che è certo è che l’Agenzia Nazionale ha escluso la possibilità di una valutazione in peer review.

Già. Ma allora come valuterà le pubblicazioni?

Come conteranno i singoli contributi? Tutti uguali e si procederà un tanto al chilo?

O si useranno per alcune aree l’Impact Factor o altri indicatori relativi alle riviste che, come ci insegna DORA, sono altamente sconsigliati in un esercizio di valutazione. O le citazioni (ammesso che siano recuperabili visto che DOI e identificativi non sono presenti per tutti i lavori)? O i percentili? (anche qui abbiamo lo stesso problema delle citazioni)

E le monografie? E i contributi in volume? La pubblicazione in riviste di fascia A avrà un peso diverso della pubblicazione in altre riviste?

E come conterà il coautoraggio o come conteranno le grandi collaborazioni?

3. Verrai penalizzato? Colpa del Direttore di dipartimento!

Per ora nessuna risposta. O meglio alcune (preoccupanti) risposte vengono dal Documento sulla valutazione dei corsi di dottorato approvato dal Consiglio direttivo il 15 dicembre 2014 e in particolare la parte relativa agli indicatori IV1 e IV2: Qualità scientifica dei collegi di dottorato, e internazionalizzazione. Chissà se i Direttori dei Dipartimenti sono coscienti delle implicazioni che il lavoro che stanno facendo avrà sulla valutazione dei Corsi di Dottorato? L’indicazione dei periodi all’estero dei dottori di ricerca ad esempio, o per le aree non bibliometriche le monografie recensite in riviste di fascia A, o il grado di internazionalizzazione misurato sulla base della presenza del coautore straniero. Il set di dati lo stanno validando i direttori di dipartimento attraverso la compilazione della SUA RD.

L’assenza di criteri inoltre confonde: è chiaro che per un Direttore cambierebbe molto la scelta delle pubblicazioni da includere se si decidesse ad esempio di considerare la percentuale di articoli con Impact Factor sul numero totale degli articoli. In questo caso ovviamente nella scheda rientrerebbero solo gli articoli dotati di Impact Factor, mentre gli altri verrebbero esclusi.

Si ha dunque l’impressione che Anvur, scottata da tutte le critiche relative alla base di dati utilizzata sia per la VQR che per la ASN, intenda fare validare la base di dati per i prossimi esercizi dai Direttori di Dipartimento. Ma hanno i Direttori questa competenza? Di fronte a 400 titoli di articoli saranno in grado di distinguere sulla base di dati bibliografici in parte monchi se un articolo è veramente tale o se si tratta di un abstract? Se una monografia è davvero un lavoro scientifico o è in realtà un’opera compilativa? E saranno in grado di individuare tutti i duplicati per evitare penalizzazioni?

Poiché i criteri di valutazione terranno conto anche di aspetti quantitativi, il quadro D1 [ndr il quadro contenente le pubblicazioni del Dipartimento] non dovrà contenere duplicazioni. Si raccomanda una attenta verifica delle pubblicazioni inserite, per eliminare ogni duplicato ed evitare così eventuali penalizzazioni.

Insomma l’idea è quella di dare ai valutati la responsabilità della base di dati che utilizzerà il valutatore, perché nessun altro controllo è previsto. E invece fra valutati e valutatori dovrebbe esserci una terza parte che provvede ad omogeneizzare i dati, la loro raccolta e la loro forma per tutti gli atenei. Altrimenti si finisce per avere tante basi di dati (e tante interpretazioni) quanti sono gli atenei (o i Dipartimenti).

Anche il concetto di internazionalizzazione, misurato sulla base della presenza di coautori afferenti a istituzioni straniere appare davvero singolare. Per ANVUR pubblicare da soli un volume o un contributo per Oxford University Press non basta per essere internazionali. Questo concetto si ripete anche nel Documento sulla valutazione dei dottorati, dove uno degli indicatori relativi all’internazionalizzazione del dottorato viene costruito proprio sulla presenza di coautore “straniero”.

Anche la parte dedicata ai premi e ai riconoscimenti scientifici, risulta complessa da valutare in maniera quantitativa e soprattutto in termini comparativi. Sarebbe necessario che Anvur fornisse agli atenei indicazioni su come utilizzerà questi dati e sui risultati della sperimentazione fatta l’estate scorsa.

4. E per Natale  … sorpresa finale

La sorpresa finale è giunta proprio per Natale. Si credeva infatti che alla fase di sperimentazione della sezione sulla terza missione (che per altro si concluderà il 30 gennaio) non sarebbe seguita una fase “a regime” vista la necessità di una accurata riflessione sulle informazioni raccolte, sulla loro utilità, sulla loro robustezza, sulla loro significatività anche alla luce degli esiti dell’esercizio britannico che si è concluso il 18 dicembre scorso e che può certo fornire molta documentazione su questo tema. Prendiamo una voce a caso. Cosa ci dice e come confrontiamo l’indicatore sul monitoraggio delle attività di Public Engagement dove l’unico dato richiesto è quanto si è investito? Nulla si vuole sapere rispetto alla attività svolta, ai destinatari, alle persone coinvolte. Insomma, visto la complessità dell’argomento ci si sarebbe aspettati un lungo periodo di riflessione e di analisi.

E invece è di qualche giorno fa la notizia che la terza missione sarà parte della scheda SUA RD, e che sarà valutata eccome, secondo la modalità della peer review informata. Finita la sperimentazione Anvur produrrà delle linee guida per i panel di esperti che condurranno la valutazione. Tali linee guida saranno pubblicate entro il 15 di febbraio (con soli 15 giorni per analizzare gli esiti della raccolta di informazioni) e lasciate per il commento pubblico con approvazione definitiva il 30 di marzo.

15 giorni soli a disposizione, dunque, per capire se sono state raccolte le informazioni giuste (sulla qual cosa chi ha seguito nel dettaglio la sperimentazione si permette di dubitare), per capire come queste informazioni possano essere valutate e per darne comunicazione agli atenei.

Le procedure di valutazione sono esercizi complessi, che devono essere costruiti con attenzione, attraverso un percorso condiviso e trasparente, soprattutto cercando di non strangolare gli atenei negli  adempimenti burocratici. Gli indicatori vanno testati e validati (certamente non in 15 giorni e nemmeno in tre mesi), perché fungendo poi da linea guida andranno ad influire pesantemente sulla attività scientifica di ricercatori, Dipartimenti ed Atenei. E’ necessario infatti, se tutto ciò ha come fine ultimo il miglioramento della qualità, essere ben certi che si sta percorrendo la strada giusta, per evitare di fare errori a cui potrebbe essere difficile porre rimedio.

 

 

 

 

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8 Commenti

  1. Sì, a noi hanno già chiesto dal Dip. di fornire individualmente non so quali indicatori in più che tra l’altro Cineca né richiedeva, né era in grado di fornire automaticamente attingendo ad altre base dati coi dati già in possesso e che non è detto esistessero per i lavori umanistici. Inoltre, per farlo credo che ci vogliano delle operazioni preliminari di autorizzazione all’accesso a certe base dati (computer istituzionali o altro). Tra l’altro, cos’è quest’ulteriore guazzabuglio degli anni, dei periodi valutati e considerati a casaccio?
    La domanda generale per me è: la competenza in materia dell’Anvur è seriamente certificata? O persegue semplicemente la politica del “fare”, non importa cosa, come, perché (nel duplice senso di “por qué y para qué”) e a quali costi? Alla fine si ha una classifica basata su calcoli incomprensibili, e il Miur eroga fondi meritocratici.

  2. Resta sempre più pressante la domanda: “usque tandem ?”
    Di fronte a quello che sarebbe appropriato chiamare “accanimento burocratico”, e i cui costi sarebbe interessante stimare, cosa occorrera’ attendere prima di veder nascere una significativa dissobbedienza civile ?

  3. Tutto vero quel che si legge in questo articolo. Tanto per aggiungere confusione a confusione, inoltre, tra poco ci sarà la migrazione del sistema di classificazione dei prodotti della ricerca Cineca da ugov al nuovo IRIS; mentre dell’ANPRePS non si è sentito più parlare. Il tutto, mentre c’è il buio circa il prossimo esercizio VQR, girano voci inquietanti circa il prossimo esercizio ASN, e vengono distribuite a qualcuno (e sottratte ad altri) risorse (vedi i recenti punti organico) con l’accetta, anche sulla base di dati di dubbia fondatezza. Però non si fermeranno, l’esperimento sociale con continue correzioni in corsa deve proseguire a tutti i costi. In fondo, la frase che a mio avviso davvero riassume tutta la filosofia delle politiche universitarie e della “valutazione” degli ultimi anni è quella, famigerata, di Giovanni Federico: “lasciamo che gli ordinari vecchi vadano in pensione, facciamo mobbing su quelli giovani ma mediocri o peggio per farli andare in pensione (p.es. tagliamoli fuori dalle commissioni di concorso e facciamone degli zombies). Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo si, ma sempre meno di quelle che ci sono state finora con il sistema baronale tradizionale”.

  4. Una delle cose più deprimenti di tutta questa faccenda è che ANVUR appare del tutto impermeabile alle segnalazioni di problemi o incongruenze. Il dipartimento cui appartengo ha partecipato alla fase sperimentale della SUA-RD proprio perché ci era stato detto che si sarebbe potuto in tal modo interloquire con ANVUR, e contribuire alla messa in atto di una scheda migliore. Questo ci è stato ribadito anche da coloro che rispondevano ai quesiti dal sito CINECA a giugno-luglio. Così, quando ci siamo imbattuti nell’assurdità per la quale solo in presenza di un ‘coautore afferente a istituzione estera’ si poteva indicare che si trattava di un’opera significativa dal punto di vista dell’internazionalizzazione, è stato proprio l’help desk di CINECA ad esortarci a contattare ANVUR. Cito verbatim: “potete anche proporre ad ANVUR di aggiungere informazioni che ritenete più appropriate per caratterizzare i prodotti della ricerca del vostro settore. Siamo infatti in fase di sperimentazione e proprio questo è il momento per modifiche”. Speranzosa, ho allora inviato a sua.rd@anvur.org una dettagliata mail in cui spiegavo che il vero e proprio coautore nelle discipline umanistiche è abbastanza insolito (e quando ci sono due o più autori per un unico libro o articolo in genere a fini concorsuali in Italia si richiede che sia specificato chiaramente nell’opera a stampa chi ha scritto cosa), e che c’erano altri modi per identificare pubblicazioni significative dal punto di vista dell’internazionalizzazione (pubblicazione di monografia presso editore estero, pubblicazione di articolo in volume collettaneo cui partecipino studiosi afferenti a istituzioni estere, ecc.). Non ho ricevuto nessuna risposta; ho rispedito il messaggio dopo una settimana, e neanche questo secondo invio ha ricevuto risposta (nemmeno un messaggio automatico, del tipo: abbiamo ricevuto il suo messaggio, e le risponderemo al più presto). Ovviamente me ne sono fatta una ragione; e non mi sono stupita vedendo che la sperimentazione non è servita a rettificare/migliorare alcunché.

    Ciò detto, mi viene da domandarmi questo: posto che gli esercizi di valutazione/autovalutazione come questi non possono essere svolti senza la partecipazione attiva (cioè, il consenso e la cooperazione) dei valutati non sarebbe giusto, a questo punto, che ci si rifiutasse in massa di partecipare? Che cosa succederebbe se non dico tutti ma almeno una bella percentuale dei dipartimenti si rifiutasse di giocare a questo nuovo gioco di società dalle regole così poco trasparenti quando non francamente arbitrarie e insensate? Perché simulare che ci sia consenso, quando consenso non c’è?

  5. Buongiorno e buon anno,

    in merito alla SUA-RD segnalo alcune note operative che potrebbero essere utili a tutti i colleghi (e mi scuso ovviamente con chi sa già tutto e ha già compilato la sua parte di scheda).

    1) Occorre verificare non solo che nella SUA-RD “personale” (che si trova nella propria pagina sul sito MIUR-Cineca) siano inserite le pubblicazioni del periodo 2011-13, ma anche che siano indicate come “complete”: di norma occorre specificare la presenza o meno di un coautore straniero e indicare la natura della pubblicazione (scientifica, divulgativa ecc.)
    ATTENZIONE: le pubblicazioni non indicate come “complete” non valgono…
    In merito al fatto che avere coautori non italiani sia un vantaggio ricordo che il tutto rientra nella seguente oscura “logica” sviluppata in certi ambiti ministeriali: i docenti e ricercatori italiani sono geneticamente inferiori, ma a tale difetto possono rimediare lavorando con colleghi stranieri che li aiutano. Operando spesso all’estero non ho trovato riscontri a tale “logica”, ma è chiaramente un mio limite (e dimostra ovviamente la correttezza della “logica” di cui sopra…)

    2) Si devono poi indicare anche gli incarichi didattici ottenuti all’estero e le ricerche fatte oltralpe (ad esempio come visiting).
    A questo scopo bisogna compilare nella propria pagina personale nel sito MIUR-Cineca la nuova voce “Premi e Responsabilità Scientifiche” e poi dare l’opzione visibilità: a questo punto appariranno nella scheda.
    Nel sito MIUR-Cineca si possono inserire ovviamente anche gli incarichi avuti a livello nazionale, ma non danno punti per l’internazionalizzazione.
    Nella “logica” ministeriale solo se si riesce a fare lezione e ricerca oltralpe si evidenzia la capacità di colmare l’italico gap genetico (vedi punto 1): insegnare in Italia (magari a centinaia di studenti) non conta invece nulla.
    Pur insegnando e facendo ricerca anche all’estero è un concetto che non ho ancora capito, ma, come detto sopra, è chiaramente un mio grave limite.
    ATTENZIONE: Se il centro di ricerca in cui avete operato non è nella lista indicata dal Cineca dovete rivolgervi a quest’ultimo: la regola è che se l’istituzione non esiste per il Cineca la vostra esperienza internazionale non ha valore.

    3) Sempre alla voce “Premi e Responsabilità Scientifiche” si possono poi inserire premi e incarichi direttivi in riviste, collane, enciclopedie, nonché la presidenza di comitati di programma di comitato internazionale.

    4) I colleghi delle scienze dure devono poi compilare/verificare la parte relativa ai brevetti: attenzione che il meccanismo non è così semplice e che se per caso il vostro brevetto non ha un numero riconosciuto dal sistema dovete subito rivolgervi al Cineca (vedi sopra la regola per cui ciò che non esiste per quest’ultimo non vale…)

    Buon divertimento!
    Paolo Tedeschi

    PS Per non essere frainteso: lo sviluppo delle relazioni internazionali e i lavori in équipe con colleghi stranieri sono fondamentali per ragioni che sono evidenti e non vado ad elencare. Possono però essere premiati con fondi “ad hoc” che non devono mai arrivare dalla sottrazione di risorse a chi opera essenzialmente in Italia.

    • Avendo già toccato con mano le stesse assurdità nel compilare la scheda per l’accreditamento del mio dottorato l’anno scorso, aggiungo che per i grandi valutatori ANVUR non contano come attività didattica fatta all’estero (ai fini della ‘internazionalizzazione’) né la partecipazione all’estero a commissioni di discussione tesi di dottorato, né lezioni che non siano state fatte in un arco di tempo sufficientemente ampio (di almeno tre mesi). Insomma, più a lungo hai insegnato all’estero (oltre la soglia minima che – parola di Fantoni – è quella appena detta), più vali in quanto internazionale. Perché non ci si dice che l’Università italiana, per essere internazionale, deve andare tutta all’estero? (dottorandi compresi, dato che anche per loro vale lo stesso discorso. E hai un bel dire che se studiano cose che si possono studiare solo da queste parti non ha senso mandarli troppo a lungo all’estero…). Inoltre, si scopre che o sei stato ‘direttore’ di congressi internazionali, oppure il tuo aver fatto parte di normali comitati scientifici di congressi scientifici internazionali non conta niente (e qui la logica monocratica è esattamente opposta a quella che vuole che gli autori delle pubblicazioni siano più di uno, con almeno uno straniero garante della ‘internazionalità’ degli italiani presi sotto tutela). Ancora, mi chiedo se davvero esista la carica di ‘direttore’ di congressi anche nell’ambito dei settori scientifico-bibliometrici. Così come mi chiedo se l’ANVUR sa bene di che cosa parla nell’inventarsi tali amenità. Altra curiosità: quali, sulla base di queste ‘logiche’, sono in Italia i centri, i luoghi e le Università in cui si fa ricerca ‘internazionale’? non è che si confonda internazionale con estero, se si scopre che persino le Università italiane per stranieri non sono considerate internazionali?
      Domandina finale: dopo tutto questo valutare, chi avrà valutato i membri ANVUR? la Gelmini che li ha nominati a suo tempo, forse?
      Ma mi scuso: sono le mie, forse, fisime e incomprensioni da settori ‘non-bibliometrici’, definiti per differenza e sottrazione, con una dicitura che ne ricorda tante altre (non-vedenti, non-udenti…) politicamente corrette per parlare di deficit vari.

  6. Lasciando perdere l’assurdità di queste valutazioni anvuriane, poichè su queste però andrà calcolato in parte il FFO, vorrei porre il problema delle pubblicazioni online che non vengono prese in considerazione come se non esistessero. Risultato: docenti e ricercatori considerati inattivi perchè per il 2013 non hanno alcuna pubblicazione stampata su carta. MI sembra di ricordare che ci si basa su una legge del periodo fascista, quindi ann trenta. Non sarà il caso di chiedere che questa norma venga aggiornata! SI riempiono la bocca di tecnologia digitale e amenità varie poi ci si aggrappa a una legge preistorica.
    Pensate che sia possibile far ragionare logicamente MIUR, CINECA e ANVUR?

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