Segnaliamo ai lettori la lettera inviata dal Collegio dei Direttori di Dipartimento della Sapienza al Rettore, a proposito della compilazione della scheda SUA-RD. “Il Collegio ritiene opportuno sottolineare che la prossima compilazione delle schede SUA-RD non può e non deve essere letta come una implicita accettazione della metodologia di valutazione finora seguita dall’ANVUR, sulla quale ritiene necessario esprimere le più ampie riserve“.

Segue il testo.

SUA-RD31114

Send to Kindle

14 Commenti

  1. Protesta sacrosanta, ma l’ANVUR, cui un ministero inesistente sembra aver lasciato carta bianca, mi sembra molto impermeabile… Mi chiedo solo cosa invece accadrebbe se i Dipartimenti della Sapienza per primi praticassero una ancora più sacrosanta disobbedienza civile, rifiutandosi di inviare tutti (e proprio tutti) i dati richiesti. Si chiuderebbe di colpo La Sapienza? Non credo proprio. Si vedrebbe troppo. E invece si preferisce far morire l’Università statale tutta di inedia e di burocrazia. Ma a poco a poco.

    • Sono d’accordo. Poi però vedi i titoloni sui giornali: “La protesta dei baroni: rifiutano di farsi valutare”.

    • Fino a questo punto, anche per evitare i titoloni sui giornali, i baroni si sono sottoposti senza fiatare ad ogni sorta di stregoneria (bibliometrica e non) inventata dai valutatori nazionali. Salvo ovviamente tentare in ogni modo di trarre vantaggio per il proprio orticello -leggi gruppo di ricerca, ssd, società scientifica, dipartimento, ateneo- dalle varie stregonerie bibliometriche. Francamente, non so se questo sia molto meglio dei titoloni sui giornali.

  2. A proposito della pretesa che i dipartimenti abbiano un programma preciso di ricerche e siano giudicati sulla base della corrispondenza dei risultati ottenuti a quelli programmati, vorrei citare la seguente affermazione di Maryan Mirzakhani, vincitrice della Medaglia Fields del 2014 (la affermazione è riportata nel Corriere della Sera del 14 agosto 2014):
    “Ma per la maggior parte del tempo fare matematica per me è come una lunga escursione senza un sentiero tracciato né un traguardo visibile”.
    Si tratta di una descrizione precisa che si applica a tutti i livelli della ricerca matematica creativa.

    • Temo che la suddetta Maryan Mirzakhani potrebbe avere problemi a superare le mediane ASN.

    • Vorrei contestare la posizione secondo cui non è ragionevole che ci sia un programma di ricerca. Non conosco i deliri burosaurici della SUA-RD, ma da qui a dire che è giusto non avere un piano ce ne passa!
      Non credo proprio che Maryan Mirzakhani non sia in grado, su base annuale o triennale, di dire in quale aree si concentrerà la sua ricerca. Credo inoltre che se aggiungesse che pianifica di avere una certa percentuale del suo tempo per ricerca completamente libera, improvvisata, su temi nati seguendo quello che gli viene in mente durante l’anno/triennio nessuno avrà da contestare.
      Protestare contro un minimo di pianificazione (e ribadisco che non parlo di deliri burosaurici, un piano potrebbe anche essere puramente verbale, purché sia noto a tutti) è solo un modo per imbrogliare. Io voglio sapere prima se, soddisfacendo un insieme noto prima di criteri, avrò risorse per crescere e/o far crescere. Non esiste che dei giovani si sbattano per anni, senza che poi arrivi una ricompensa, se raggiungono dei risultati pianificati; ricompensa che deve essere nota a priori. Peggio ancora mi sembra il caso in cui la ricompensa viene data a chi ha fatto un epsilon paper/progetto in più.
      L’esistenza di un piano è il segno dell’onestà intellettuale dell’istituzione.

    • Fermo restando che uno può sempre farsi lunghe escursioni a spese proprie la sera e nei weekend senza dar conto a nessuno, se si parla di lunghe escursioni fatte a spese del contribuente, come si fa a distinguere fra le Mirzakhani che le lunghe escursioni se le fanno veramente nella matematica e i 10 (100? 1000?) altri che se le farebbero al mare? Se ci sono 100 persone che vogliono farsi lunghe escursioni a spese del contribuente, e ci sono soldi solo per 10, o 50, o 99, come si scelgono quei 10, o 50, o quello o quella che non se le fanno? Il tono è un po’ sul sarcastico, ma la domanda è seria.

    • Contano le pubblicazioni e le citazioni su wos (e forse scopus) per le mediane. non google scholar.

    • Secondo Scopus e Abilitanvur, MM ha 15.7 pubblicazioni normalizzate, 15.58 citazioni normalizzate, e H-index 5. Questi dati sono sufficienti per l’abilitazione a ordinario nei settori 01/A2 e 01/A3 a cui più probabilmente apparterrebbe con le classificazioni italiane. L’unica mediana che non passa è quella dell’H-index di 01/A3 (valore=5 contro il suo 5).

  3. La lettera del Collegio dei Direttori della Sapienza è una decisa presa di posizione contro le assurdità burocratiche dell’ANVUR, su cui ho avuto modo di esprimermi direttamente in passato.
    E’ auspicabile che questa iniziativa non resti isolata.
    La disobbedienza civile sarebbe senz’altro più efficace ma mi pare che i tempi non siano maturi. La pazienza dei professori e dei ricercatori universitari è veramente tanta, ma non infinita, e prima o poi si esaurirà.

  4. Non so quale sia l’area di ricerca di Sorrenti, ma dubito che egli sia un matematico. Anche ai matematici è richiesto, perfino per i PRIN, di prevedere i risultati che otterranno. Un modo per rispondere è quello di indicare risultati già ottenuti e ancora non pubblicati, contando sui ritardi (dell’ordine di due anni) nella pubblicazione dei risultati. Una comune strategia nella ricerca matematica è quella di alternare i tentativi di dimostrare un enunciato a tentativi di trovare controesempi. Ricordo a questo proposito la conferenza di Carleson ad Harvard negli anni sessanta in cui presentava la dimostrazione che la serie di Fourier di una funzione di quadrato sommabile converge quasi ovunque alla funzione stessa. Disse che per diversi anni aveva cercato un controesempio, come sembrava indicare il controesempio di Kolmogorov per le funzioni sommabili, e che i fallimenti nella ricerca del controesempio gli avevano alla fine suggerito
    come dimostrare il teorema. In un caso come questo si potrebbe indicare il programma come il tentativo di dimostrare qualcosa o il suo contrario, ma può anche succedere che un enunciato non sia dimostrabile, né confutabile all’interno della assiomatica universalmente accettata, la dimostrazione di questo fatto, come sa bene un abituale lettore di ROARS, può uscire dal settore relativo al problema e trasformare il risultato in un risultato di logica matematica. Più comunemente i tentativi di dimostrare o confutare un enunciato possono produrre risultati (teoremi) del tutto diversi e forse anche più interessanti del problema dal quale si è partiti. Le domande che ci si pone sono
    come fiaccole che illuminano una strada sconosciuta, certamente non traguardi da raggiungere. La fiaccola potrebbe illuminare una strada non ancora conosciuta che conduce a traguardi non prevedibili.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.