Solo ai docenti universitari nel 2015 è stato reiterato il blocco degli scatti stipendiali ed è stato negato il riconoscimento ai fini giuridici degli anni di blocco. In questo quadro, ci viene richiesto di partecipare alla VQR relativa al quadriennio 2011-2014, ovvero proprio quegli anni che si è deciso  di cancellare.  Su tutto ciò, Ministro Giannini, Lei non ha battuto ciglio! Moltissimi di coloro che hanno portato a termine la procedura VQR, più che per convinzione, sono stati spinti dalle richieste pressanti e talvolta ricattatorie dei Rettori. La svalutazione e l’avvilimento del ruolo e della figura del docente universitario, ostinatamente perpetrati negli ultimi anni, hanno fatto crescere la nostra indignazione e il nostro profondo disagio. Non siamo disposti a tollerare oltre questa situazione e siamo, invece, pronti, se necessario, a continuare con altre modalità la nostra protesta, la quale fino a ora è stata invece attenta a non pregiudicare l’attività degli studenti.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

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Lettera aperta

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Sen. Stefania Giannini

e per conoscenza al Presidente del Consiglio e al Presidente della CRUI

 

 

Illustre Ministro sen. Stefania Giannini,
Come a Lei è ben noto, cinque anni di carriera (2011-2015) del personale docente dell’università sono stati di fatto cancellati. Dopo il primo blocco triennale (2011-2013) voluto dal governo Berlusconi e giustificato allora come provvedimento volto al contenimento della spesa pubblica in un momento di grave crisi finanziaria del Paese, il blocco degli scatti stipendiali è stato reiterato dal governo Letta per il 2014 e dal governo Renzi nel 2015 (e in quest’ultimo caso il blocco ha interessato unicamente la categoria dei docenti universitari). Solo nella legge di stabilità 2016 il blocco degli scatti è stato finalmente rimosso. Resta però il fatto di un quinquennio di lavoro e di impegno dei docenti vanificato sia ai fini giuridici sia a quelli economici, con gravi ripercussioni tanto sulla progressione dello stipendio quanto sull’ammontare delle future pensioni. Insomma, cinque anni della nostra vita lavorativa sono stati cancellati con un colpo di spugna!

Ma noi in quei cinque anni abbiamo lavorato al servizio del bene pubblico e dei nostri studenti, e  con risultati sia scientifici sia didattici ben al di sopra delle medie europee, nonostante le assai minori risorse messe a disposizione dell’università italiana (come risulta da tutti i rapporti OCSE sull’argomento).

È opportuno ribadire che il blocco del quinquennio e il mancato riconoscimento giuridico hanno riguardato soltanto i docenti universitari. Tutte le altre categorie del pubblico impiego, invece, hanno ottenuto il riconoscimento ai fini giuridici dei quattro anni di blocco. Siamo quindi di fronte a una palese, gravissima discriminazione a nostro danno.

Su tutto ciò, Ministro Giannini, il Suo silenzio è stato finora davvero assordante!

In questo quadro, ci è stato chiesto dall’ANVUR di partecipare alla seconda procedura per la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), relativa al quadriennio 2011-2014, ovvero proprio quella porzione della nostra carriera che si è deciso scientemente di cancellare! Si è generata in tal modo una situazione paradossale: si vuole valutare la nostra attività scientifica relativa a un periodo che non ci viene riconosciuto ai fini della progressione della carriera stessa. Ora l’ANVUR comunica trionfalmente alla stampa che le percentuali di partecipazione alla VQR sono state molto ampie e che l’Università italiana “ha così dimostrato di aver compreso pienamente il valore” di questo “esercizio di valutazione”. In realtà, a prescindere dai numeri finali dei prodotti presentati, diversi da sede a sede (e con punte dell’astensionismo superiori, in alcuni Atenei, al 10 per cento), le cose stanno ben diversamente. Glielo testimoniamo noi, che insegniamo e facciamo ricerca proprio nell’Ateneo da cui è partita, due anni fa, la miccia che ha innescato la protesta nazionale.

La svalutazione e l’avvilimento del ruolo e della figura del docente universitario, ostinatamente perpetrati negli ultimi cinque anni, hanno fatto crescere la nostra indignazione e il nostro profondo disagio. Negli ultimi anni, fra l’altro, ai tradizionali compiti didattici e scientifici, noi docenti abbiamo dovuto far fronte a incombenze burocratiche e amministrative sconosciute nei sistemi universitari dell’Europa occidentale (dove le risorse a disposizione delle università vanno dal triplo al quintuplo di quelle in dotazione alle università italiane).

L’astensione di molti di noi dall’inserimento dei nostri prodotti scientifici e la dichiarazione di indisponibilità a fare da valutatori dei prodotti altrui per la seconda VQR è frutto di un’azione di protesta contro il silenzio del governo (e in particolare il Suo, Ministro Giannini), di fronte alle nostre legittime richieste. Non siamo disposti a tollerare oltre questa situazione e siamo, invece, pronti, se necessario, a continuare la nostra protesta con azioni ancora più incisive. Sinora, infatti, non abbiamo voluto in alcun modo pregiudicare l’attività degli studenti, per i quali è invece necessario ampliare le garanzie del diritto allo studio, ancor oggi finanziato in misura del tutto inadeguata, e non vorremmo essere costretti a farlo.

 

Ci rivolgiamo a Lei, Ministro Giannini,  per ottenere il Suo intervento sui seguenti punti per noi irrinunciabili:

 

– Fine della discriminazione e della penalizzazione che hanno colpito i docenti universitari nell’ultimo quinquennio;

–  Riconoscimento ai fini giuridici del quadriennio 2011-2014 e riattivazione del meccanismo degli scatti stipendiali a partire dal 1° gennaio 2015, come avvenuto per tutte le altre categorie del pubblico impiego.

 

Chiediamo inoltre:

 

– Rafforzamento di iniziative che consentano a milioni di ragazze e ragazzi di studiare nelle migliori condizioni possibili e contribuire al benessere futuro del Paese;

– Incremento delle risorse per la ricerca, al fine di potenziare e migliorare il sistema nazionale dell’istruzione superiore.

 

Confidiamo sul Suo intervento anche relativamente alle seguenti esigenze, molto sentite all’interno della docenza universitaria:

 

– lavorare in un’università finanziata a livelli confrontabili con quelli degli altri Paesi europei;
– essere valutati secondo procedure serie e trasparenti, che premino i migliori docenti e le migliori istituzioni;

– vedere adottate efficaci e consistenti misure per il diritto allo studio, a favore degli studenti.

 

Ma anzitutto Le chiediamo di vedere riconosciuto il nostro diritto a un trattamento comune a tutti gli altri settori del pubblico impiego in merito alla gravissima penalizzazione dell’ultimo quinquennio in fatto di stipendi e di pensione.

 

Un gruppo di docenti dell’Università degli Studi Roma Tre:

Vito Michele Abrusci, Tommaso Albanesi, Lucilla Albano, Anna Maria Annicchiarico, Sara Antonelli, Giovanni Antonini, Mariangela Atripaldi, Cristiana Bedoni, Gabriele Bellingeri, Elisabetta Bonvino, Enzo Borsellino, Giuseppe Bove, Filippo Luca Calciano, Giulia Caneva, Vincenzo Carbone, Paolo Carnevale, Camilla Cattarulla, Roberto Ciccone, Simona Costa, Paolo D’Achille, Giancarlo Della Ventura, Pasquale De Muro, Mariella Di Maio, Bruna Donatelli, Cesarina Donati, Corrado Falcolini, Dora Faraci, Andrea Filpa, Francesco Fiorentino, Formica Giovanni, Formica Laura Fortini, Ugo Fracassa, Stefano Gabriele, Marina Galletti, Maurizio Gargano, Marco Maria Gazzano, Claudio Giovanardi, Enrico Grazzi, Ghisi Grütter, Giovanni Guanti, Raimondo Guarino, Alessandro Guidi, Valentina Guizzi, Andrea Laforgia, Giuliano Lancioni, Maria Cristina Leuzzi, Enrico Sergio Levrero, Rosa Lombardi, Edoardo Lombardi Vallauri, Lucilla Lopriore, Paola Magrone, Michela Marchiori, Daniela Marella, Egidio Marotta, Loretta Mastroeni, Arturo Mazzarella, Lunella Mereu, Mauro Mezzini, Luca Montuori, Julia Mortera, Martina Nied, Letizia Norci Cagiano, Edoardo Novelli, Teresa Numerico, Camillo Nuti, Franca Orletti, Giorgio Ortolani, Monica Palmerini, Antonella Palumbo, Stefania Parigi, Aurelio Principato, Giuseppe Ragone, Caterina Ricciardi, Giovanni Sampaolo, Laura Santone, Giovanni Scarano, Margherita Scarlato, Cristina Solimando, Fabrizia Somma, Marida Talamona, Mario Tirelli, Clara Tornar, Lorenzo Tortora de Falco, Attilio Trezzini, Paolo Vaciago, Daniela Venanzi, Paola Vicard, Michele Zampilli

 

 

 

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2 Commenti

  1. Se gli strutturati arrivano a questi toni i precari con abilitazione che vengono mandati a casa senza nemmeno aver diritto alla disoccupazione cosa dovrebbero dire ? Mi riferisco, per usare le parole dell’appello, agli anni di vita lavorativa cancellati o meglio mai considerati come tali.
    Togliamo dai database le pubblicazioni che contengono dottorandi e post-docs e avremo subito un’idea di cosa sarebbe la ricerca senza di essi. Forse sarebbe opportuno ricordarlo di tanto in tanto.

  2. GIUSTO! Abbiamo dei sacrosanti diritti da difendere e sarebbe il momento di tirare fuori gli attributi invece di minacciare proteste e scrivere letterine di Pasqua. E soprattutto dovremmo sempre ricordare i nostri ragazzi che formiamo e perdiamo-

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