«The hunger for degrees is understandable: these days they are a requirement for a decent job and an entry ticket to the middle class» scrive The Economist. Eppure, c’è molta confusione sotto il cielo (non solo italiano): «Everyone wants one [world class university], no one knows what it is, and no one knows how to get one (P. Altbach)». Il mondo sembra muoversi verso il modello anglosassone, ma i costi di concentrare sempre più risorse per poche persone in poche istituzioni sono sostenibili? Non solo quelli economici, ma anche quelli sociali di un sistema di istruzione universitario duale, composto da un sistema di qualità per gli “eletti” e – per gli altri – un’offerta “compassionevole” per dare una parvenza di accessibilità. “The future of University in Europe and beyond” è il titolo dell’intervento di Stefano Paleari nel PhD Workshop “Perspectives for the European Universities: the role of PhD research in society”, tenutosi a Pavia il 21 Aprile 2015.

Organizzatore: Giorgio Rampa

L’elenco dei partecipanti alla tavola rotonda del mattino e al workshop del pomeriggio, a cui hanno contribuito diversi dottorandi e coordinatori dei dottorati pavesi, includeva anche:

Fabio Rugge (Università di Pavia, Rettore), Guglielmina Nadia Ranzani (Università di Pavia, Presidente della Scuola di Alta Formazione Dottorale-SAFD), Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia, SAFD, e Roars), Roberto Bottinelli (Università di Pavia, Prorettore alla Ricerca), Francesco Svelto (Università di Pavia, Prorettore alla Terza Missione), Alessandro Colombo, (Eupolis Lombardia, Direttore Generale), Francesco Caracciolo (Confindustria Pavia).

Locandina

 

Fsf

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