1. PROLOGO

La vedova allegra è un successo straordinario in tutto il mondo, da quando venne rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1905. Il compositore è F. Lehár, famoso per questo capolavoro, ma dalla vita non facile sotto il regime nazista. Cattolico romano, era sposato con un’ebrea, convertita però al cattolicesimo, e aveva frequentato ambienti ebraici e lavorato con ebrei: come un librettista della Vedova allegra, V. Léon. La signora Lehár ottenne alla fine il titolo di “ariano onorario” dal regime nazista per il matrimonio contratto, forse per intervento diretto dei più alti gerarchi che apprezzavano la musica del marito (come lo stesso Hitler). Il libretto della Vedova allegra è tratto da una commedia del 1861 L’attaché d’ambassade di H. Meilhac, un parigino scrittore e librettista, autore come tale anche della famosissima Carmen di Bizet.

La trama dell’operetta di Lehár è nota: per non disperdere fuori dal Pontevedro il favoloso patrimonio della bella vedova Hanna Glawari, ereditato dal marito, all’ambasciata pontevedrina di Parigi si combina un intrigo amoroso, dove la vecchia fiamma, il conte Danilo Danilovitsch, dopo qualche peripezia conquista la bella Hanna ed assolve all’incarico affidatogli dalla sua patria e dal suo cuore, sposandola.

Vogliamo ora raccontare un seguito curioso della storia che si è verificato recentemente all’Università del Pontevedro a Mogdorica, dopo la recente legge di riforma universitaria, cosiddetta Gelminovic, e dove il nipote della coppia Pavle Danilovitsch, detto il conte allegro, è titolare di una cattedra in Diritto slavo comparato.

Il conte, un idealista, conosce per interposta persona gli orrori della guerra mondiale nei balcani e ha vissuto in prima persona quelli successivi alla fine della Jugoslavia. E’ al termine della carriera, è un disilluso, crede però nella giustizia, anche se crede che non sia di questo mondo. Ha molte passioni, ormai anziano, in particolare non si stanca mai di rivedere I sette samurai di Kurosawa. La frase che il maestro Kambei Shimada nel film pronuncia verso il giovane ed inesperto samurai Katsushirō Okamoto: ma perché vuoi seguirmi, io ho perso tutte le battaglie a cui ho partecipato, gli sembra la quintessenza del dovere morale di un qualsiasi uomo onesto: combatto, anche se so di perdere, perché me lo impone la legge morale dentro di me.

  1. IL CODICE ETICO ALL’UNIVERSITA’ PONTEVEDRINA

Con la legge Gelminovic sono state introdotte molte novità nell’unica Università del Pontevedro.

  • Durata della carica di Rettore per un unico mandato di sei anni, non rinnovabile
  • Competenza del Senato Accademico …a proporre al corpo elettorale con maggioranza di almeno due terzi dei suoi componenti una mozione di sfiducia al rettore non prima che siano trascorsi due anni dall’inizio del suo mandato.
  • Modifica dello Statuto Universitario secondo principi di semplificazione, efficienza, efficacia, trasparenza dell’attività amministrativa e accessibilità delle informazioni relative all’ateneo, con l’osservanza dei principi e criteri direttivi previsti dalla stessa legge.
  • Adozione di un Codice Etico: il codice etico determina i valori fondamentali della comunità universitaria, promuove il riconoscimento e il rispetto dei diritti individuali, nonché l’accettazione di doveri e responsabilità nei confronti dell’istituzione di appartenenza, detta le regole di condotta nell’ambito della comunità. Le norme sono volte ad evitare ogni forma di discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale. Sulle violazioni del codice etico, qualora non ricadano sotto la competenza del collegio di disciplina, decide, su proposta del rettore, il senato accademico.
  • Istituzione di una commissione paritetica docenti-studenti, competente a svolgere attività di monitoraggio dell’offerta formativa e della qualità della didattica nonché dell’attività di servizio agli studenti da parte dei professori e dei ricercatori; ad individuare indicatori per la valutazione dei risultati delle stesse; a formulare pareri sull’attivazione e la soppressione di corsi di studi.

Il Ministro Gelminovic è poi divenuto famoso per una esilarante dichiarazione che aveva portato tanta allegria in tutto il mondo.

Rivolgo il mio plauso e le mie più sentite congratulazioni agli autori di un esperimento storico. Sono profondamente grato a tutti i ricercatori pontevedrini che hanno contribuito a questo evento che cambierà il volto della fisica moderna.

Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo.

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori pontevedrini, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, il Pontevedro ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro (il Pontevedro adotta unilateralmente l’Euro come valuta ufficiale).

Inoltre, oggi il Pontevedro sostiene il Cern con assoluta convinzione, con un contributo di oltre 80 milioni di euro l’anno e gli eventi che stiamo vivendo ci confermano che si tratta di una scelta giusta e lungimirante.

Già il conte Pavle provava infinita vergogna per questa dichiarazione: per sé, per il Ministro, per il suo Paese, per la Scienza tutta: come potevano i neutrini viaggiare più veloci della luce? Per di più in un tunnel, di cui non sapeva nulla, costruito tra CERN e Mogdorica? Sapeva d’altra parte che i neutrini, più veloci o no della luce, attraversano tutto il pianeta come niente, senza tunnel, e per questo sono una specie di fantasmi, anzi più fantasmi dei fantasmi. Era rimasto ancora più stupefatto dall’apprendere da lì a poco che il superamento della velocità della luce non era una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo, ma bensì un errore della strumentazione che aveva fornito dati spazzatura e che sul tunnel si era rettificato il tiro: era un mero errore dovuto ad un incolto addetto stampa, subito rettificato dal coltissimo Ministro. Si poteva tirare un respiro di sollievo: quell’Einstein aveva ancora ragione sulla luce, ed i neutrini, come al solito, viaggiavano dappertutto senza costosi tunnel. Ma le risate del mondo, alle spalle del Pontevedro, erano, per il nostro conte, un cruccio insopportabile.

Sulla riforma dell’Università il conte aveva le sue riserve.

Non gli piacevano i sei anni di mandato secco del Rettore, non gli piaceva che per liberarsi di un Rettore incompetente o inadeguato si dovessero aspettare due anni di espletamento della carica. Ma il presidente degli Stati Uniti non ha un mandato rinnovabile per una sola volta di 4 anni? E l’impeachment del presidente USA non può avvenire in qualsiasi momento? Il Rettore pontevedrino è più del Presidente degli Stati Uniti?

Non gli piaceva la Commissione Paritetica: credeva che l’Università è fatta più per gli studenti, che per i docenti; credeva pure che la democrazia di base non è mai troppa, ma aveva coscienza che una democrazia partecipativa è un’utopia: il corpo elettorale democratico si esprime nelle democrazie evolute solo per un 50% o meno, gli stessi rappresentanti eletti hanno difficoltà a partecipare alle sedute degli organi democratici previsti, la democrazia ha un limite di validità proprio nella partecipazione democratica: gli studenti vogliono dare esami e laurearsi, non perdere tempo con la solita aria fritta accademica. Credeva che la descrizione della democrazia nei Cavalieri di Aristofane fosse ancora valida, al di la delle forzature di quell’antico autore.

Gli piaceva invece il Codice Etico e si chiedeva: che cosa è l’Etica Accademica? Finalmente anche l’Etica penetra nelle Università in forma scritta, come le tavole della legge? E’ come un giuramento di Ippocrate per tutti i docenti universitari?

Aspetta di vedere scritti il nuovo Statuto e il Codice Etico dell’Università del Pontevedro. Ed infine quando pubblicati, alcuni passaggi lo colpiscono.

  • Lo Statuto istituisce una Commissione Paritetica presso ciascun Dipartimento, competente anche a formulare pareri sull’attivazione e la soppressione dei corsi di studio come già statuito nella legge di riforma.
  • Lo Statuto di Ateneo nell’articolo intitolato Codice Etico scrive: …Il Codice Etico, approvato dal SA ed emanato con DR, contiene norme volte ad evitare qualsiasi forma di discriminazione e di abuso, nonché a regolare i casi di conflitto di interesse…
  • Lo Statuto nell’articolo intitolato Rettore scrive: Spetta al Rettore: a) convocare e presiedere la Conferenza di Ateneo, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione e curare l’esecuzione delle rispettive deliberazioni…
  • Il Magnifico Rettore secondo lo Statuto deve convocare ogni anno accademico la Conferenza di Ateneo, che …sulla base di una relazione del Rettore che la presiede, discute e propone in ordine alle attività dell’Ateneo… anche ai fini del bilancio di previsione annuale e triennale, e del documento di programmazione triennale.
  • Il Codice Etico nell’articolo intitolato Commissione Etica recita:… segnala agli organi competenti i responsabili di eventuali inadempienze e nell’articolo Avvio del procedimento … in caso di manifesta infondatezza della segnalazione, oltre che in caso di insussistenza di violazione di norme comportamentali…
  1. BATRACOMIOMACHIA ALL’UNIVERSITA’ PONTEVEDRINA: I ATTO

Al conte non piaceva il suo Magnifico Rettore, lo considerava un accentratore, scarsamente democratico. Si era scontrato in passato in Ateneo per una questione relativa ad un corso di studio di nuova istituzione Storia e cultura alimentari delle genti slave, e per questo corso, come per altri, pur di nuova istituzione, non era stato richiesto il dovuto parere di legge e di Statuto, ad alcuna Commissione Paritetica ed il tutto era stato gestito senza alcuna trasparenza. E l’ANVUR, l’occhiuta Agenzia nazionale pontevedrina dell’università e della ricerca, come avrebbe potuta approvarlo senza i prescritti pareri? Ma si sbagliava: ogni tanto anche l’ANVUR sonnecchia, come il famoso Omero.

C’era di più: la Conferenza d’Ateneo, momento cruciale di democrazia di base per l’Ateneo tutto, non era mai stata convocata, secondo lo Statuto, neanche dall’ultimo Rettore in carica.

Dopo molte notti insonni, inascoltato dal suo Magnifico Rettore, il Prof. Danilovitsch decide di scrivere una esposto, contro il Magnifico Rettore, alla Commissione Etica e, per conoscenza, a tutti i docenti dell’Ateneo ove segnala la mancata applicazione dello Statuto da parte del Magnifico Rettore, riguardo alla Conferenza di Ateneo e alla Commissione Paritetica. Chiede se lo Statuto di un Ateneo possa impunemente essere trattato come “carta igienica” quando Costituzioni e Statuti meritano grande rispetto, anche per il molto sangue versato in passato per essi. Conosce le gesta delle genti italiche nel 1849 alla difesa di Roma ed è un ammiratore della Costituzione della Repubblica Romana, che è servita di riferimento a quella attuale della Repubblica Italiana.

Si autodenuncia, in alternativa, alla stessa Commissione Etica, nel caso che il suo stesso esposto possa presentare profili di accuse false e tendenziose e turbativa di Ateneo.

Il presidente della Commissione Etica di Ateneo, ordinario di Diritto burocratico slavo, convoca nei tempi stabiliti la Commissione Etica per deliberare sull’esposto. Secondo voci di corridoio, incontrollabili, interessa il Rettore al problema, lo invita a convocare la benedetta Conferenza di Ateneo (lo Statuto è lapalissiano in proposito), e cerca nel contempo di non segnalare ufficialmente al Magnifico Rettore le inadempienze del Magnifico Rettore riguardo lo Statuto.

La decisione è presa nei tempi scanditi dal Codice Etico. L’esposto del Prof. Danilovitsch è archiviato in quanto si riferisce a asserite violazioni di procedure amministrative e di norme statuarie che, a prescindere da ogni altra valutazione, che non compete alla Commissione, non integrano ipotesi di violazione delle norme comportamentali contenute nel Codice Etico.

In più la Commissione Etica decide sull’autodenuncia alternativa del Prof. Danilovitsch per accuse false e tendenziose e turbativa di Ateneo. La Commissione ritiene chiaramente infondata tale segnalazione, pur auspicando una maggiore sobrietà di linguaggio negli esposti (in riferimento allo Statuto pontevedrino indicato come carta igienica?).

Il Prof. Danilovitsch medita sulla decisione della Commissione su due livelli: quello principale, di essersi lavata le mani per le violazioni statutarie da parte del Rettore e, quello marginale, sull’auspicio della maggiore sobrietà di linguaggio. Sul primo, presenta opposizione contro la decisione della Commissione, sul secondo si tormenta intensamente: come può una Commissione Etica auspicare una maggiore sobrietà di linguaggio da parte del ricorrente, mentre non auspica alcunché riguardo al rispetto dello Statuto e della legge pontevedrina (vedi Gelminovic) da parte di un magnifico Rettore?

Il Prof. Danilovitsch si chiede anche se il generale Cambronne sia stato mandato davanti ad una Commissione di Riammissione in ruolo, solo perché ha utilizzato un linguaggio poco sobrio nella giornata di Waterloo all’intimazione di resa da parte inglese, contravvenendo ad ogni codice militare di pace e di guerra. Ma dopotutto il generale Cambronne, che pure sposò una scozzese, sopravvisse a Waterloo, alla non sobria parola pronunciata ed alla stessa Commissione di Riammissione in ruolo, che lo riammise nel ruolo di generale dell’esercito dopo la Restaurazione. Non sopravvisse, tuttavia, alla sua benamata sposa scozzese.

  1. BATRACOMIOMACHIA ALL’UNIVERSITA’ PONTEVEDRINA: II ATTO

Il conte Pavle decide di presentare opposizione all’archiviazione della Commissione Etica.

Richiama il combinato disposto delle norme previste dalla legge Gelminovic, dallo Statuto e dal Codice etico riguardo la mancata convocazione della Conferenza di Ateneo e il mancato parere delle Commissioni Paritetiche. Una inadempienza ripetuta non è un abuso, di cui scrive la legge e lo Statuto? La risposta arriva con lettera in cui si specifica che il Codice Etico non prevede la possibilità di opposizione contro decisioni della stessa Commissione. Il Prof. Danilovitsch risponde allora che il Codice Etico neanche vieta tale possibilità: ciò che non è vietato non è permesso?

Il conte amareggiato si applica per qualche tempo ad una liberatoria meditazione zazen su che cosa siano la giustizia e l’etica. Conosce un po’ di storia e sa che il lord protettore del parlamento inglese, Oliver Cromwell, tanto temuto e rispettato in vita, ebbe una sorte incredibile da morto. Dopo la restaurazione monarchica, come regicida, il cadavere di Cromwell venne riesumato dall’Abbazia di Westminster, vestito di tutto punto, posto nell’aula di un processo apposito e al termine condannato a morte. La sentenza venne eseguita… sul cadavere. Se la storia è lontana nel tempo, il conte sapeva pure che dal tribunale di Norimberga, nel Processo dei principali criminali di guerra nazisti, Göring fu condannato a morte mediante impiccagione. Come ex-militare Göring chiese di essere fucilato, ma i giudici rifiutarono. Göring allora si avvelenò (il giorno prima delle esecuzioni previste), con del veleno che non si riesce ancora a capire per intero come avesse avuto. Per il tribunale Göring doveva essere impiccato e così fu fatto… come per Cromwell. (N.d.T.: l’impiccagione post-mortem di Göring è controversa e probabilmente falsa; è citata in molte pagine in italiano, ad esempio in Processo di Norimberga ma non nella corrispondente pagina in inglese Nuremberg trials; altre pagine in italiano che riportano la notizia sono anche in 2 e 3; le fonti in inglese consultate scrivono solo che il cadavere di Göring venne mostrato ai testimoni nel luogo delle esecuzioni, al termine delle stesse, come per tutti i 10 giustiziati (da qui l’equivoco?): per tutte Hermann Göring. (Tutti gli URL citati sono stati consultati il 12/6/2015)).

Il conte sapeva pure che in tempi sospetti in Italia erano stati istituiti il Tribunale della Razza ed il Tribunale speciale per la Difesa dello Stato. Il primo, era presieduto da un magistrato che sarebbe poi diventato (per l’esperienza maturata?) presidente della Corte Costituzionale della Repubblica ed il secondo, era composto per lo più da Ufficiali della Milizia che si esibivano in divisa e camicia nera e che giudicavano in tempo di pace secondo il codice penale militare di guerra. Non erano ammesse impugnazioni o ricorsi contro le decisioni motivate di queste corti.

Questa è la giustizia degli uomini, bofonchiava tra sé e sé il conte, avvilito. Che cosa è l’etica? Che sono le Corti di giustizia? Che sono le Commissioni etiche? La storia è una stortura, la storia non evolve per il meglio concludeva il conte: la storia non ha mai insegnato niente a nessuno ed è meglio che non insegni alcunché. La storia va abolita.

  1. EPILOGO

Che fare? Gli viene pensato di appellarsi al popolo dell’Università del Pontevedro, chiedendo l’intervento del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione per il rispetto dello Statuto. Scrive una lettera rimarcando che un Magnifico Rettore non ha alcuna autorità per porsi al di sopra della legge e dello Statuto e che l’Ateneo si trova in uno stato di democrazia negata.

La risposta è abbastanza rapida e, per qualche ragione, oscura: il Magnifico Rettore convoca benignamente di lì a qualche mese la Conferenza di Ateneo.

Democrazia è fatta, la giustizia pure e l’etica… è salva… Rimane irrisolto il caso della Commissione Paritetica. Ma questa è un’altra storia.

N.B.: Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale.

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1 commento

  1. L’ultima farsa in questo delirio burocratico all’italiana è il corso sulla sicurezza online per tutto il personale universitario (anche docente, dicono) che, per ora, pur essendo stato attivato non funziona.

    Mi chiedo a cosa servono dirigenti amministrativi che non sono capaci di predisporre un corso online funzionante.

    Il conte Snich si è leggermente rotto le scatole zebedee.

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