Documenti

Stanno uccidendo l’università!

Il coordinamento che riunisce le principali organizzazioni universitarie ha proclamato una settimana di mobilitazione dal 18 al 23 novembre, denunciando la drammaticità senza precedenti della situazione in cui versano gli atenei statali. L’allarme è a 360 gradi: borse di studio e immatricolazioni in calo, aumento delle tasse e dei corsi a numero chiuso, riduzione dell’offerta formativa, il blocco dei contratti e delle progressioni economiche, l’abilitazione scientifica impantanata, la mancanza di prospettive dei precari e degli strutturati a causa del congelamento del reclutamento e delle progressioni di carriera. Contro la logica del “tutti-contro-tutti”, si può rilanciare l’università solo se si uniscono gli sforzi di tutti coloro che vi lavorano e vi studiano. Da qui due inviti: a tutti i docenti perché dedichino una parte delle loro lezioni a discutere con gli studenti sulla drammatica situazione delle Università italiane e agli Organi degli Atenei perché si pronuncino sullo stato dell’Università.


 

ADI, ADU, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, COBAS-Pubblico Impiego,  CoNPAss, CSA-CISAL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile,

SNALS-Docenti, SUN-Universitas News, UDU, UGL-INTESA FP, UIL RUA

 

STANNO UCCIDENDO L’UNIVERSITÀ!

 

Per salvare e rilanciare l’Università

 

Settimana nazionale (dal 18 al 23 novembre)

di mobilitazione e discussione in tutti gli Atenei

 

A lezione discussione con gli studenti

Gli Organi di Ateneo si pronuncino

 

Lo smantellamento del Sistema universitario pubblico italiano in corso da anni sembra ormai giunto allo stadio finale: la situazione degli Atenei statali non è stata mai così drammatica.

L’Università tutta è sotto attacco e a essere pesantemente danneggiati non sono solo coloro che vi lavorano e vi studiano, ma l’intero Paese, che rischia di perdere lo strumento principale per la sua crescita culturale, sociale ed economica e di arretrare anche sul piano della sua tenuta democratica.

Contro la cancellazione dell’idea stessa di una università qualificata, democratica, diffusa nel territorio e aperta a tutti, occorre che tutte le componenti universitarie (studenti, precari, tecnico-amministrativi, lettori-cel, ricercatori, professori) rispondano in tempo e unitariamente, rigettando la logica del “tutti contro tutti”. Una logica a cui vorrebbero portare coloro che in tutti questi anni hanno imposto tagli sempre crescenti e ormai mortali,  norme che uccidono il diritto allo studio, bloccano il ricambio generazionale dei docenti-ricercatori, attribuiscono poteri immensi ai rettori che sempre più stanno assumendo il ruolo di “commissari liquidatori “ degli Atenei. Insomma, si vuole tornare a una Università di élite, frequentata solo da chi se lo può economicamente consentire.

Con la scusa dell’autonomia responsabile, della meritocrazia e della competizione, si vorrebbero nascondere i tagli, lo svuotamento del diritto allo studio, l’espulsione di migliaia di lavoratori precari, l’azzeramento della ricerca, il blocco delle carriere e delle retribuzioni.

Gli studenti sono il principale bersaglio di questo piano di devastazione dell’Università: calano le immatricolazioni e aumentano i corsi a numero chiuso, si aumentano le tasse mentre si riducono i fondi per le borse di studio, gli alloggi e le biblioteche, si restringe e si dequalifica l’offerta formativa. E tutto questo accompagnato dalla crescente volontà di cancellare il valore dei titoli di studio, abolendo il valore del voto di laurea e introducendo anche all’Università gli inaffidabili e fallimentari test TECO-INVALSI.

I docenti-ricercatori precari, che danno un notevole contributo allo svolgimento della ricerca e della didattica, svolgendo spesso gli stessi compiti dei docenti di ruolo, sono stati tenuti in uno stato di incertezza e di subalternità (condizioni opposte a quelle ritenute necessarie anche dalla Comunità europea) e per loro non è previsto alcun serio sbocco nella docenza di ruolo e solo ad alcuni di loro si offre di prolungare il loro stato di precarietà.

I lettori-cel, che svolgono compiti di docenza ancora più importanti nella prospettiva dell’internazionalizzazione, sono sempre più vittime del tentativo di far cassa esternalizzando e dequalificando il loro ruolo, arrivando in qualche caso anche a essere licenziati.

Anche per i tecnico-amministrativi è aumentato il carico di lavoro per il blocco del reclutamento e anche a loro è stata bloccata la retribuzione, con il mancato rinnovo dei contratti e con la  messa in discussione di una parte del salario (cosiddetto “accessorio”).

I docenti di ruolo, professori e ricercatori, vedono sempre più aumentare il proprio carico di lavoro e diminuire i fondi per la ricerca e la didattica, mentre la loro retribuzione è stata bloccata. Anche le promozioni sono state bloccate con la farsa delle abilitazioni nazionali, ridicolizzate da una gestione maldestra e pasticciata da parte del Ministero e dell’ANVUR, con l’indubbio risultato di marchiare i non abilitati (“disa-abilitati”) e di ammucchiare gli abilitati in liste in attesa di una chiamata che dipenderà dalla (in)disponiblità dei fondi e dalla volontà degli Atenei.

Tutto questo può spingere alla logica del “tutti contro tutti”, nella speranza di  scamparla da soli: il singolo ateneo, la singola struttura, la singola categoria, il singolo.

Al contrario, solo se si uniscono tutti coloro che lavorano e studiano può realizzarsi un’efficace opposizione al progetto di demolizione dell’Università italiana e si può rilanciare questa Istituzione, strategica per l’intero Paese.

Per questo le Organizzazioni universitarie rivolgono un pressante APPELLO a tutta la Comunità universitaria a incontrarsi e a discutere in tutti gli Atenei durante la settimana di mobilitazione (18-22 novembre), per arrivare a una grande MANIFESTAZIONE nazionale entro quest’anno.

Bisogna che tutti prendiamo consapevolezza dello stato drammatico nel quale è stato ridotto il Sistema universitario e della necessità e urgenza di forti iniziative unitarie per il necessario rilancio dell’alta formazione e della ricerca.

Le Organizzazioni universitarie invitano anche tutti i docenti a discutere con gli studenti sulla drammatica situazione delle Università italiane, dedicando a questo tema una parte delle loro lezioni, e chiedono a tutti gli Organi degli Atenei di pronunciarsi sullo stato dell’Università. 

Send to Kindle
Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

51 Comments

  1. Sempre da esterno non addetto ai lavori.
    Chi sa se il mondo sta uccidendo l’Università o l’Università si sta suicidando per un eccesso di non ricerca di indipendenza dal mondo. L Cultura non si da da mangiare fu la disgraziata espressione di un ministro che forse non riusciva ad andare oltre Partita Doppia e Dare&Avere, ma sicuramente non possiamo pensare ad una cultura settecentesca delle Accademie, o quanto meno la parte di Accademie, che discettavano del colore delle nuvole.
    Nel mondo moderno ognuno deve lavorare per il bene comune e sicuramente anche la ricerca E’ un bene comune. Ma la tutta la ricerca non può essere ricerca di base che forse produrrà frutti. Deve anche esserci la ricerca pratica che da luogo al miglioramento dei processi industriali, a brevetti industrialmente sfruttabili, a ricercatori legati a progetti specifici ben identificati e con target specifici. Una ricerca di un qualcosa che forse ci potrà essere e non essere, che potrà dare solo fantastici ed immaginifici risultati, non è ricerca è utopico desiderio della pietra filosofale.
    E’ vero, io sono solo un banale individuo che ragiona terra terra, ma “Primum Vivere deinde Philosophari” dice il filosofo (www.treccani.it/vocabolario/primum-vivere-deinde-philosophari/) e forse spesso dovremmo ricordarlo anche noi.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Già fatto. Il finanziamento della ricerca di base è ai minimi storici e dall’anno prossimo verrà abolita del tutto la possibilità di chiedere finanziamenti da parte di studiosi che non ricandono nella categoria “giovani ricercatori”. Luminosi orizzonti ci attendono.

    • L’Italia non ha molte materie prime, ma e’ brava a “trasformare”.

      Per poter “trasformare” bisogna sapere come funzionano le cose.

      Per poter sapere come funzionano le cose bisogna conoscere i “principi di base”.

      Le applicazioni seguono, se si vuole.

      Nel settore militare e telecomunicazioni siamo bravi. Potremmo esserlo molto di piu’ ma non possiamo, per ovvi motivi.

      Stessa cosa nell’industria pesante. Potremmo fare di piu’ ma dobbiamo competere con i tedeschi che sono un po’ piu’ bravi di noi e con tutti gli altri che hanno un costo del lavoro ridicolo.

      Inoltre abbiamo un problema legato alla lingua. Il mercato USA-UK (circa 400 milioni di persone) funziona anche perche’ la lingua e’ la stessa. Senza lingua comune dubito che gli USA sarebbero gli USA.

    • Salvatore Valiante says:

      Vorrei solo ricordarle che è dalla ricerca di base che derivano praticamente tutte le soluzioni concrete per la vita di tutti i giorni (anche se i giorni arrivanoanni dopo le scoperte).
      Ed inoltre che questa non viene finanziata più in modo consistente da anni.
      L’aria settecentesca poi le università l’hanno persa da tanto.

    • sicuramente la ricerca di base è importante, ma non può essere la giustificazione per continuare per anni uno studio del quale si vede la fine forse ….a babbo morto!
      Infine tanto per evitare misunderstnding, io penso che una ricerca che non dia un risultato applicabile in un paio di anni debba essere definita una ricerca inutile…..poi ci saranno le eccezioni, ma di eccezioni si muore.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “io penso che una ricerca che non dia un risultato applicabile in un paio di anni debba essere definita una ricerca inutile”
      _____________________
      Se dovessimo rinunciare alle tecnologie che derivano da ricerche che alla loro epoca non hanno dato risultati applicabili in un paio d’anni, saremmo costretti a tornare nelle caverne coprendoci con pelli di animale.

    • “io penso che una ricerca che non dia un risultato applicabile in un paio di anni debba essere definita una ricerca inutile” . Io penso che chi scrive una cosa del genere non sappia di cosa parla e farebbe bene ad astenersi dal farlo.

    • Certamente, e lo ho dichiarato apertamente, sono uno fuori del coro con soltanto una certa esperienza del mondo esterno.
      Sicuramente ci sono stati ripescaggi di vecchie ricerche che, per mille ragioni e per il cambiamento delle condizioni al contorno, si sono dimostrate vincenti molti anni dopo.
      Quello che ritengo è che ogni ricerca deve fissarsi un target ben definito ed un percorso ragionevole e non deve essere una navigazione a vela e senza timone. Il termine di due anni può anche essere una provocazione, ma non credo nella ricerca infinita con la speranza che capiti l’evento fortunato, non credo nei pensionanti della ricerca, non credo nello scienziato al di sopra del mondo banale che chiuso nel suo empireo rivolta provette sperando che qualcosa accada.
      E’ questa la mia idea illusoria dettata dalle banali considerazioni di un inutile materialista che, come il bimbo della favola, esclama: “Ma ol re è nudo…!!!!”

    • il punto non è essere materialista ma non conoscere la storia della scienza. si compri un bel libro e se lo legga ad esempio

      .
      http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807104633/Ingegni_minuti/Russo_Lucio.html

      .
      http://www.collegepublications.co.uk/other/?00009

    • Egregio prof Labini, sicuramente ho i miei limiti di conoscenza, ma penso di aver la capacità di vedere come gira il mondo della cultura in Italia e nel Mondo dove la ricerca si autofinanzia. Lo so che parlare di vile denaro è una offesa per la scienza pura…..ma il mondo va così!
      Ho sbagliato ad impelagarmi in banali discorsi dove si vola solo alto, sono tentato di defilarmi….chissa se ne sarò capace.

    • Non è un’offesa parlare di vile denaro assolutamente qui nessuno campa d’aria, ma nel finanziamento della ricerca di base le cose, nel mondo, non vanno così.

    • Attilio A. Romita,
      onestamente stupisce come una persona possa affermare nella stessa frase di avere forti limiti di conoscenza dell’argomento e al contempo di “sapere” con certezza come gira il mondo al riguardo.

      Lasciando perdere l’improbo sforzo di spiegarle perchè le sue “banali considerazioni” sono sbagliate, faccio solo notare come in Germania, dove certo non pensano a perdersi nei pascoli empirei dell’intelletto, il già forte finanziamento alla ricerca, anche di base!, è in crescita e come storicamente il Dipartimento della Difesa Statunitense, non proprio il Club degli Amanti dei Libri, abbia finanziato una fetta considerevole della ricerca di base in qualsivoglia settore scientifico.

    • B.Rat.
      1. Conoscenza del mondo è uguale ad esperienza di lunghi anni di lavoro in vari settori e con varie tecniche di progettazione e nel contempo non profonda conoscenza dei meandri della ricerca.
      2. In Germania ed USA sono finanziati progetti di ricerca di base ben definiti nel tempo e ben definiti nei budget, cioè che prima di partire devono indicare dove e come si sviluppano, quanto costano e cosa ci si aspetta di trovare.

    • Attilio A. Romita,
      quello che dice lei sul finanziamento della ricerca negli USA e Germania non ha alcun senso proprio perchè la definizione di ricerca di base esplicitamente è basata sull’idea che non si sa dove si arriva nè si ha in mente uno scopo applicativo preciso… Il fatto che poi si possa ipotizzare un possibile risultato pratico nello studio approfondito di un dato campo spesso è poco più che un esercizio di fantasia, tranne che per le cose più banali.
      Il fatto è che anche menti più pragmatiche delle nostre sanno bene che mentre una ricerca finalizzata a migliorare un set di tecniche già conosciute ed utilizzate (le uniche di cui si possa prevedere il margine ulteriore di utilizzo e su cui quindi soddisfino i requisiti che lei chiede) può portare a dei progressi, i veri “sconvolgimenti” che forniscono passi avanti radicali sono frutto di strade ancora non esplorate, e quindi non prevedibili.
      Per forza, perchè quelle già esplorate di solito un’idea di dove possano portano si ha già.

    • Giacomo Risitano says:

      @Attilio A. Romita: “In Germania ed USA sono finanziati progetti di ricerca di base ben definiti nel tempo e ben definiti nei budget, cioè che prima di partire devono indicare dove e come si sviluppano, quanto costano e cosa ci si aspetta di trovare.”

      A. Einstein risponde: “Se avessimo saputo che cosa stavamo facendo non l’avremmo chiamata ricerca, giusto?”

  2. Molti temi si sono mescolati e forse, un po da apprendista stregone, provo a distinguerli. Non sono in grado di dare soluzioni, vorrei provare ad elencarli solo per una migliore comprensione per i non addetti al lavoro. Partiamo dalla “base”, è giusto che la conoscenza dei principi generali è la base di qualsiasi sviluppo e che l’apertura di nuove strade è importante, io penso che “l’accanimento terapeutico” in nuove strade che si mostrano prive di sbocco è spreco inutile delle poche risorse.
    Credo che sia abbastanza ovvia, a risorse finte, la risposta alla diatriba su chi sia più produttivo se un ricercatore giovane con idee e senza paura di sbagliare o un ricercatore esperto che si fossilizza su una ricerca che forse darà frutti.
    Per molto tempo le ricerche “militari” sono state il motore di scoperte civili utili. Ora in tempo di pseudo pace questo fatto vale ancora, forse vale la pena di aiutare qualche ricerca militare e poi “brevettare” i risultati in campo civile….unire l’utile al dilettevole.
    Nel caso dell’industria credo che tra costruire camion ed inventare nuovi strumenti da cucina potremo trovarci un angolino anche noi. E’ vero la manodopera per il montaggio costa poco, ma potremo riservarci uno spazio per la progettazione e lo sfruttamento dei brevetti. E’ vero che così non risolviamo il problema della disoccupazione, ma …beati monocoli in orbe cecorum!
    Infine la lingua. Noi tutti Europei siamo attaccati alle nostre lingue nazionali e parlare inglese ci sembra un tradimento verso nostra madre. Io credo che la comunità scientifica abbia superato questo handicap ed i miei nipotini dall’asilo italiano iniziano a cantare canzoncine inglesi. Forse perderemo qualcosa della nostra antica cultura, ma meglio questo che fare la fine dei Faraoni Egiziani, un popolo magnifico che ora troviamo solo su i libri di Storia.

  3. indrani maitravaruni says:

    Tutti i popoli fanno una brutta fine, soprattutto quelli che si adeguano alle mode, alla superficialità, alla banalità e alla fretta.

    • E’ vero che le mode passano, è vero che la banalità e la fretta sono cattive consigliere,ma il mondo cammina, bene o male che sia, velocemente e chi non regge il ritmo resta indietro ed è destinato a perdere.
      Alberto Sordi nelle vesti del Marchese del Grillo diceva: “Perchè io so’ io e voi nun siete un (niente) c***o” e la nobiltà papalina è sparita.
      Il tempo degli studiosi in cerca della pietra filosofale è finito.
      Il mondo paga e vuole vedere risultati: è sicuramente un brutto modo di pensare, ma è la realtà.
      Ci sono ancora i mecenati a tempo perso ….ditemene uno e mi invento qualcosa per vivere agiatamente ….cercando!

    • Beh tra la “pietra filosofale” e la solo ricerca mirata allo sviluppo di applicazioni (tecnologia) c’è una distanza enorme.
      Per impostare correttamente il problema (cioè non sulla base di impressioni legittime, ma pur sempre impressioni) suggerisco di leggere Paula Stephan, How Economics Shapes Science, Harvard, 2012.

  4. Guglielmo Forges Davanzati says:

    “io penso che una ricerca che non dia un risultato applicabile in un paio di anni debba essere definita una ricerca inutile”. Non sottovaluterei questa affermazione: mi pare difficile negare che, almeno nei settori che conosco (Economia Politica e settori affini), una consistente quantità di pubblicazioni è puramente autoreferenziale. Penso a modelli basati su assiomi e ipotesi palesemente irrealistiche – p.e. la presunta curva dei costi a U – che, proprio perché basati su ipotesi irrealistiche, non possono produrre risultati realistici e, dunque, utili. D’altra parte, la gran parte degli economisti ‘mainstream’ è sostanzialmente disinteressata alle implicazioni sociali e politiche dei modelli che produce. E’ semmai interessata a darne veste ‘scientifica’ (i.e. matematica) e a pubblicarli sui top journal di settore.

  5. indrani maitravaruni says:

    Volere risultati in tempo breve può produrre ricerche fasulle con esiti taroccati: si perde poi tempo a rifare tutto daccapo. Lei prenderebbe un farmaco che è stato testato pochi mesi perché qualcuno doveva immetterlo sul mercato in fetta?

  6. Guglielmo Forges Davanzati says:

    Nel precedente post, ho cercato di mettere in evidenza il fatto che non si può tacere, dal mio punto di vista, sull’esistenza di ricerche “inutili”, ovvero di ricerche che, per come sono strutturate, non possono avere una loro “utilità sociale”, indipendentemente dal tempo (due anni o più, o meno, poco intereressa per quanto intendo sostenere).
    Ovviamente posso esprimermi sulle sole discipline che conosco e, per questo, non saprei cosa dire sulla ricerca medica. Credo che il punto sia rilevante nel senso che la sola adozione di criteri bibliometrici può avere effetti distorsivi anche da questo punto di vista, giacché implica premiare articoli pubblicati su riviste ad alto impact factor ma su temi poco rilevanti (o del tutto irrilevanti), penalizzando articoli pubblicati su riviste con più basso impact factor ma più originali.
    Mi rendo conto comunque che il tema è estremamente delicato.

    D’altra parte, la “rilevanza” e l'”originalità” dei temi trattati è uno dei requisiti che le commissioni concorsuali si danno.

  7. Suggerisco una visita ai bandi DAAD per il 2014 http://www.daad-italia.it/it/15356/index.html
    La Germania offre agli studiosi italiani borse e finanziamenti per “tutte le discipline
    salvo architettura, le facoltà artistiche per cui è previsto un bando distinto”.
    TUTTE le discipline, e non solo quelle che hanno un ritorno economico.

  8. Ecco degli esempi di ricerca di base che ha trovato applicazione dopo un po’ di PIU CHE DUE ANNI:

    i) raggi X: scoperti nel 1895, applicati seriamente alla medicina dal 1950 circa;

    ii) maser/laser: scoperto nel 1953, prime applicazioni serie dal 1970 circa (puntatori, tagliatori, trasmettitori di segnali);

    iii) superconduttivita’: scoperta nel 1911, prime applicazioni serie dal 1970 circa (treni a levitazione magnetica, risonanza magnetica);

    iv) semiconduttori: scoperti da Volta nel 1782, prime applicazioni serie dal 1930 circa (QUASI TUTTA L’ELETTRONICA CHE USIAMO OGGI E’ BASATA SUI SEMICONDUTTORI);

    v) decadimenti nucleari: scoperti attorno al 1910, prime applicazioni dal 1940 (bomba atomica, centrali nucleari, risonanza magnatica (che in realta’ si chiama RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE), chemioterapia);

    vi) relativita’ generale: scoperta da Einstein nel 1916, prime applicazioni industriali dal 1990 circa (navigatori GPS);

    vii) cristalli liquidi: scoperti nel 1888, prime applicazioni industriali serie dal 1965 circa (schermi a cristalli liquidi).

    Basta cosi o devo proseguire?

    • Suvvia Luca Salasnich sono solo un po’ di casi singoli. Voi di Roars siete sempre a cercare il controesempio. La ricerca importante è quella che dà subito i risultati… 🙂

    • Giuseppe De Nicolao says:

      sì, sono solo eccezioni che confermano la regola

    • Egregio Salasnich,
      la lista di “scoperte a scoppio ritardato” non mi sembra che aggiunga nulla contro la mia tesi materialista.
      Per tutti gli esempi non conta la distanza tra la prima idea e l’applicazione pratica.
      Tutte quelle idee si sono trasformate in fatti reali non perchè, quasi con accadimento terapeutico, si è continuato a studiarle “a tempo pieno”. L’idea di base, anche se ha prodotto immediatamente un Nobel, è restata nell’armadio dei laboratori e a più riprese, magari per il cambio delle condizioni al contorno o per la scoperta di nuovi strumenti d’indagine, sono state ripescate e si è provato a capirle meglio.
      I transistor ed i semiconduttori solo recentemente si è capito perchè funzionano, ma i primi ad usarli furono degli ingegneri che si accoorsero che un segnale in entrata veniva cambiato modificando leggermente un terzo segnale in entrata. Disegnarono le curve di questo fenomeno ed usarono i transistor.
      Il nucleare dai tempi della sua scoperta era un fenomeno noto a Mme. Curie, si è potuto applicarlo quando si è stati in grado di costruire “un muro” efficiente e realistico contro le radiazioni. Infatti una auto “nucleare” potrà essere costruita solo quando si arriverà a materiali scudo leggeri e poco costosi….che poi serviranno per mille altre cose.
      I cristalli liquidi sonoo sati scoperti nel 1888, ma sono stati “ritirati fuori” quando serviva uno schermo con particolari caratteristiche.
      E così via……
      Io, come ho già detto, non sono contro la sperimentazione di base, sono contro i pensionati della ricerca che vegetano nei laboratori sperando di scoprire qualcosa.
      Mi sembra che sia statisticamente provato che la mente umana ha un picco di “brillantezza” tra 20 e i 30 anni, poi il condizionamento dell’esperienza condiziona l’inventiva ed abitua alla routine comoda…per questo non credo nella ricerca “di base” infinita.

    • Suvvia NO. Tra un po’ diremo che è “statisticamente provato” che le donne sono meno intelligenti degli uomini; che gli studenti del sud hanno QI inferiori a quelli del nord; che le donne sono meno produttive perché hanno le mestruazioni; che i musulmani hanno più difficoltà di integrazione; che la presenza di ragazzi extracomunitari in classe CAUSA risultati peggiori nei test INVALSI per i nativi…

    • Giuseppe De Nicolao says:

      ma come? non è già ovvio che sono tutte cose vere?

    • Attilio A. Romita,
      la sua maestria nell’affermare una cosa e emntirsi immediatamente ha dello straordinario.

      A tutti gli esempi fatti dal professor Salasnich (ma, come ha osservato giustamente De Nicolao, pressoche’ TUTTO cio’ che utilizziamo e’ stato fornito da ricerche di base di cui inizialmente si ignorava l’applicazione) lei ribatte che sono diventati utilizzabili solo quando si sono ottenuti nuovi strumenti. Bene, rifletta un attimo: come sono stati scoperti i principi alla base di questi nuovi strumenti?
      Il fatto che lei si ostina a non capire e’ che scoprire NUOVI fenomeni che ci permettono poi applicazioni sostanzialmente piu’ avanzate di quelle che gia’ conosciamo implica di per se’ stesso che non sappiamo prevedere COSA troveremo, e quindi COME applicarlo.
      D’altra parte, lei si e’ gia’ completamente tradito con il suo “io penso che una ricerca che non dia un risultato applicabile in un paio di anni debba essere definita una ricerca inutile”.
      Il compito di giudicare chi e’ capace di portare avanti una seria attivita’ di ricerca quindi, per favore, lo lasci ad altri.
      Infine, insisto a chiederle come mai Germania e dipartimento della Difesa americano hanno investito massicciamente nella ricerca “senza scopo garantito”.

  9. indrani maitravaruni says:

    Tanti trentenni, sarebbe bello … Peccato che lo Stato italiano non cacci una lira per assumerli.

  10. Guglielmo Forges Davanzati says:

    “TUTTE le discipline, e non solo quelle che hanno un ritorno economico”. E chi nega che le ricerche in alcune discipline non debbano essere finanziate? Non ho sostenuto che vanno incentivate le sole ricerche che hanno ricadute economiche, né ho sostenuto che se una ricerca non dà risultati entro x anni è da considerarsi inutile.
    Torno sul punto, con esclusivo riferimento alla teoria economica. Ciò che definiamo ‘mainstream’ è – schematicamente – un mix di teorie economiche di ispirazione “liberista” e di teorie economiche palesemente inutili, nel senso che non accrescono le nostre conoscenze, sono puramente autoreferenziali, basate su convenzioni al limite dell’assurdo (tipicamente: “si assume che gli agenti economici hanno una durata di vita pari a infinito”) che, tuttavia, in quegli ambiti, non vengono assolutamente messe in discussione.
    Se non si accoglie questa tesi, non si può che recepire l’idea che tutte le ricerche hanno uguale rilevanza.

    • Non capisco il riferimento al Mainnstream (http://siba-ese.unisalento.it/index.php/quadcom/article/download/4953/4323) riferita all’ambito della ricerca o meglio del valore della ricerca.
      Io penso che non tutto si possa ricondurre ad un valore economico cioè: vale di più L’infinito di Leopardi o il “de rerum natura” di Tito Lucrezio Caro.
      Penso però che nel momento in cui si spendono risorse della comunità, si debba “restituire” qualcosa alla comunità e non tentare una ricerca senza fine nella speranza di trovare qualcosa.
      E’ questo materialismo becero “vetero liberista”, forse si….ma è il mondo che, nolenti o volenti, funziona così….tutti devono produrre.

    • E 3:
      se il mondo funziona così, perchè la Difesa americana e la Germania hanno riversato ingenti fondi su ricerche che non si sa cosa trovino?

    • Un mio amico, proprietario di un bellissimo albergo (ereditato dal padre) ad Abano Terme, mi prende spesso in giro dicendo che nell’universita’ italiana si fa ricerca, ma non si trova niente (e’ laureato non praticante in ingegneria, la giavazzite deve essere una malattia professionale).

      E che invece negli USA la cosa e’ diversa: li c’e’ la meritocrazia, e li se uno non fa niente lo mandano via, non come in Italia.

      E conclude dicendo che se fosse in USA, avrebbe una catena di alberghi e non un albergo solo.

      Essendo buono, e sapendo che in USA quasi l’1 per cento della popolazione e’ in prigione (circa 3 milioni di persone), al mio amico NON consiglio di andare in USA.

      Anche se la tentazione e’ forte.

  11. @ Attilio A. Romita
    Consiglio di dare un’occhiata qua:
    http://www.darpa.mil/Our_Work/DSO/Focus_Areas/Mathematics.aspx

    Leggi bene soprattutto:
    Today’s applied mathematics and computational research programs help achieve up-to-the-minute, cutting-edge superiority, while basic mathematical research programs secure the foundation for advanced science and technology programs in the future.

    • Consiglio inoltre di dare un’occhiata alla parte sulla Fisica, in particolare al seguente paragrafo:
      Fundamental Physics

      Objectives: DSO is examining fundamental physics with an eye toward new methods of addressing long-standing DoD issues. Examples include research into the nature of light-matter interactions, the peculiarities of quantum mechanics, and the fundamental makeup of matter. Historically, research in these areas has led to tremendous advances in technology�”the development of the laser, atomic clocks, and spectroscopic techniques such as those used in molecular screening apparatus and magnetic resonance imaging. Current DSO efforts in this area include programs investigating the slowing of light pulses through their interaction with materials, the generation and measurement of single photons, techniques for coherent atom interferometry, and other studies of fundamental physics. Another program is investigating techniques for utilizing laser-matter interactions to produce high-quality particle beams and tunable, monochromatic x-rays. The Optical Lattice Emulator program seeks to develop a new approach to the design of important materials and to serve as an early platform for novel exotic states of matter. These fundamental studies develop the in-depth understanding that lays the foundation for an entirely new generation of DoD applications.

  12. Giacomo Risitano says:

    Ah raga’, ma non avete capito che Attilio A. Romita sta a fa’ la “supercazzola”?! ;-P

  13. si è vero che ci provo a fare la “supercazzola” …..ma io sono solo un pallido aspiranete in un mondo di professionisti e beati monoculi in orbe caecorum

    • Il mio amico albergatore mi ha detto che quando era a Berkeley per un master ha conosciuto in discoteca (!!) Federico Faggin, l’inventore del primo microprocessore INTEL (e laureato in Fisica a Unipd).

      Ecco, il problema dell’Italia deve essere che non ci sono abbastanza discoteche…

    • Per favore, ci dica cosa pensa delle parole del DARPA che ho segnalato.

    • Egr. B_Rat
      ho letto la nota di DARPA con la quale, per quanto poco possa valere il mio pensiero, sono perfettamente d’accordo.
      Lungi da me l’idea che gli studi teorici matematici siano una infrastruttura limitatamente utile per il mondo e l’economia.
      DARPA dice “……This approach enables the rapid exploitation of new mathematical techniques to create new technologies as well as the translation of technological needs into challenge problems for the mathematics community to drive new research. ……….Current program themes include topological and geometric methods, extracting knowledge from data, and new approaches for conducting focused research to explore fundamental interconnections between key areas of mathematics where critical insights should lead to both new mathematics and innovative applications.”
      ARPA, se non capisco male l’inglese, raccoomanda una rapida diffusione di risultati per aiutare le ricerche innovative e studi matematici dirretti a risolvere problemi di topologia e geometria.
      Questo, secondo me, significa ricerca di “spiegazioni matematiche” per risolvere specifici problemi e quindi permettano di meglio andare aventi nella ricerca.
      Banalizzando: sono di frone ad un fenomeno/problema, lo formalizzo in modo matematicamente corretto ed uso questa soluzione per migliorare la conoscenza del fenomeno.
      Il tutto, aggiungo io, in tempi realistici perchè parlando di Difesa e Militari lo scopo è sempre o vinco io o vinci tu ed il tempo è importante.

    • Non è che può prendere un pezzo di ciò che è scritto e ignorare il resto, sennò sa come si dice, anche alla Bibbia si può far dire che Dio non esiste…
      Voglio dire, neanche mettere in grassetto parti del testo è bastato…

      Ma certo che la DARPA punta alla massima diffusione nella rapidità delle ricerche, ma si è perso i pezzi che ho messo evidenziato? Si parla di ricerca di base (i.e. nella matematica) con applicazioni in un vago futuro, non nell’immediato.
      D’altra parte nella parte di Fisica si tira fuori che “Examples include research into the nature of light-matter interactions, the peculiarities of quantum mechanics, and the fundamental makeup of matter.“, che non sono proprio cose che si si aspetta di poter sfruttare domani.
      Addirittura si prosegue a spiegare perchè tanto interesse della DARPA verso simili campi apparentemente astrusi con con “Historically, research in these areas has led to tremendous advances in technology, the development of the laser, atomic clocks, and spectroscopic techniques such as those used in molecular screening apparatus and magnetic resonance imaging“. Sono proprio gli esempi portati dal prof. Salasnich, quelli che ci hanno messo decenni dallo studio della teoria dietro ad essi per essere sfruttati! o.O

  14. Guglielmo Forges Davanzati says:

    A.Romita: “Non capisco il riferimento al Mainnstream riferita all’ambito della ricerca o meglio del valore della ricerca”.
    Mettiamola così (senza far riferimento al mainstream, che può essere fuorviante): lei considererebbe “utile” una ricerca che arriva alla conclusione che la produttività del lavoro dipende dall’attività sessuale? Lei considererebbe “utile” una ricerca che le mostra che la religione “ottima” (ovvero quella che minimizza i costi di culto data un’utilità infinita, ovviamente per i credenti) è il cattolicesimo? E riterrebbe finanziabile uno studio che le dice che gli individui brutti, in quanto hanno minori probabilità di assunzione, sono maggiormente propensi ad attività criminali? Noti che non sto elencando IGnobel di Economia, ma ricerche che vengono condotte da parecchi anni, alcune delle quali pubblicate sulle top review di settore.
    Ripeto: non intendo dire che non devono essere finanziate ricerche che non producono risultati entro X anni. Intendo semplicemente porre la questione se questi studi sono “utili”, per qualunque accezione del termine si voglia dare.

    • A G.Forges Davanzati
      forse è una mia limitazione, ma non riesco a seguire la serie di esemplificazioni che elenca e, a botta calda, mi verrebbe di aggiungere che non ha considerato il fatto che se mio nonno avesse le ruote sarebbe un tram trainato da un cavallo zoppo perchè nella famosa storiella delle eta dell’uomo si passa dalle 4 zampe da bambini, a due gambe da adulti e tre da vecchi, due gambe ed un bastone.
      Volendo essere meno “giocoso” vorrei ricordarle che molte ricerche non basate su presupposti scientifici, si sono dimostrate errate quando nuove strumentazioni si sono avute ed un certo Galileo insegna.
      Come al solito l’estremizzazione dei concetti porta ad esempi e conclusioni assurde.
      Volendo ritornare nell’alveo del sentir comune la mia idea è che la ricerca è necessaria, ma deve essere condizionata anche da fattori reali come tempo, costi e valore dei risultati. Forse è un concetto che urta la sensibilità dei ricercatori duri e puri che non vogliono limiti, forse costoro hanno ragione, ma, purtroppo, nel mondo reale bisogna non si può ragionare a risorse e tempo infinito. Forse così facendo perderemo qualche occasione che un ricco emiro imbottito di petrolio sarà capace di sfruttare….può essere.
      Direi che a questo punto, almeno secondo me, le nostre posizioni sono ben definite, giuste o ingiuste che siano e la nostra discussione si sta trasformando nella “discussione della moglie tradita” così come definita nella letteratura comportamentale.
      Grazie ed arrivederci al prossimo tema.

  15. Patrizio Dimitri says:

    In realtà, è un falso mito che la ricerca applicata produca risultati a breve termine. Invece, senza ricerca di base, la ricerca applicata non esisterebbe, su questo non ci piove. La ricerca di base è il vero motore del progresso scientifico e tecnologico e chi fa finta di non saperlo è in malafede. Ho sviscerato meglio l’argomento proprio su Roars
    https://www.roars.it/online/a-proposito-di-ricerca-di-base/

  16. Tutti gli esempi portati da Patrizio Dimitri sono secondo me il miglior esempio di quanto cerco di dire: esperimenti in settori specifici durati qualche anno che hanno portato alla scoperta di qualcosa di specifico che si è potuto utilizzare in campo pratico.
    In tutti i casi elencati si è avuta una ricerca mirata che è arrivata alla definizione esatta di un fenomeno che all’inizio si era immaginato ed alla fine, entro un lasso di tempo ragionevole, si è trovato.
    Io continuo a dire che non sono contro la ricerca di base toout court, sono contro la ricerca senza fine di qualcosa che non si sa bene cosa sia.

    • Patrizio Dimitri says:

      Gentile signor Attilio, la prego di non reinterpretare a suo piacimento quello che è scritto molto chiaramente nel mio intervento. Mi dispiace contraddirla, ma gli esempi da me portati dimostrano proprio del contrario, forse ha letto l’articolo un po’ frettolosamente: in tutti i casi elencati NON c’era una ricerca mirata.

      In realtà si trattava di studi di fenomeni biologici in certi casi anche “strani” che sono stati approfonditi e hanno portato a scoperte ragguardevoli. E’ la storia di molte ricerche anche di quelle che non son osfociate nel premio Nobel. Spesso è proprio andando a guardare le stranezze, le deviazioni dalla norma, le apparenti anomalie che si possono fare scoperte rivoluzionarie o anche solo notevoli. Questo non significa che non ci debbe essere anche una ricerca mirata, finalizzata o applicata che dir si voglia, ma questa è possibile farla grazie alla conoscenze di base ottenute da ricerche “libere” e non condizionate da logiche indistriali e di mercato. Spero di essere stato chiaro.

  17. Armaroli80 says:

    Come Attilio Romita, sommo Troll, molti nel mondo hanno queste idee assurde. Purtroppo il liberismo economico, producete e arricchitevi, portera’ all’estinzione la nostra specie. Ne sono ogni giorno piu’ convinto. Gia’ stiamo patendo troppo in questi anni per sorbirci queste stucchevoli ramanzine.

    Si legga, caro Romita, questo

    http://www.lescienze.it/news/2012/03/01/news/la_formula_del_weizmann-876774/

    La scienza e’ come la musica: o e’ bella o e’ brutta. Non si puo’ pretendere di trovare della musica utile.

    Capito? Altrimenti vada a leggersi altri blog, dove le sue idee sono confortate.

  18. Patrizio Dimitri says:

    Dimenticavo, non credo che esista una buona ricerca che “non si sa bene cosa sia”. Una buona ricerca ha sempre un oggetto di studio, parte sempre da un fenomeno e si propone di analizzarlo ed eventualmente delucidarlo, utilizzando vari approcci e vari livelli di indagine. La ricerca che “non si sa bene cosa sia” è cattiva ricerca, ma questo vale anche per la ricerca applicata.

Leave a Reply