La battaglia di Anzio
ovvero
La Storia alla maniera di INVALSI

Lo sbarco di Anzio (nome in codice operazione Shingle) fu un’operazione militare di sbarco anfibio sulla costa tirrenica, condotta dagli Alleati al comando di Marco Antonio e Cleopatra, durante la campagna d’Italia nella seconda guerra mondiale.

Le forze tedesche, al comando del feldmaresciallo Caio Giulio Cesare Ottaviano, nonostante la sorpresa iniziale, riuscirono a bloccare l’iniziale avanzata del VI Corpo d’armata e a sferrare una serie di contrattacchi, che misero in seria difficoltà gli anglo-americani e costarono loro forti perdite.

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8 Commenti

  1. Penso che il primo estensore abbia scritto giusto, e che il ricopiatore abbia sbagliato, come spesso succede(va). Oppure è stato il correttore automatico (Anzio deve essere più frequente di Azio nel ‘cervello’ del correttore), aiuto!, certe volte mi ritrovo con delle frasi trasformate in un insieme assurdo di parole, perché il correttore è per forza di cose limitato. Invalsi e Anvur, d’altronde, fanno il passo più lungo della gamba, confidando nella loro presunta immortalità e totale giustezza. Quali saranno le loro aspirazioni per il futuro? Quando pensano al futuro, è vero che saranno eterni, onorati e venerati?

  2. Pur essendo ostile agli invalsi per un sacco di motivi credo che un refuso non è un buon argomento per dargli contro.
    Errori di battitura o altro nei libri o giornali sono all’ordine del giorno, vanno limitati ma non sono eliminabili completamente.
    Semmai il problema è prendere test e i loro risultati come oro colato e senza un senso critico.
    E’ molto peggio e preoccupante il loro contenuto piu che gli errori di battitura (vedi https://www.roars.it/online/invalsi-e-i-balilla-del-mercato/).

    • Questi sono test somministrati in tutte le scuole d’Italia, in tutte le classi, a tutti gli alunni. Sarebbe strano che non vengano riletti più volte e da più persone. Che nessuno abbia notato lo svarione storico può essere un caso, ma potrebbe anche non esserlo. Come ha osservato qualcuno altrove, “La cosa più deprimente è che l’errore è del tutto ininfluente rispetto alla “consegna” (come le chiamano loro) del quesito, che con la storia e la sua conoscenza non ha nulla a che vedere”. Se quello che importa sono le competenze, che si parli di Ottaviano o di un feldmaresciallo non fa differenza. E, guarda caso, i tecnici (tecnocrati?) di INVALSI non hanno colto la differenza tra Azio e Anzio. Nella logica dei test che certificano le competenze, quel tipo di conoscenza è già irrilevante e il lapsus è, a suo modo, rivelatore.

    • De Nicolao ha colto meglio me il problema di fondo.
      Anche se non dovrebbe succedere “visto l’importanza del test” rimango convinto che un refuso può capitare mentre la cosa preoccupante è cosa viene chiesto nei testi invalsi.

  3. De Nicolao però probabilmente non conosce (a proposito di conoscenza) il concetto di competenza, di cui una componente fondamentale è la conoscenza. Esempio? La competenza relativa al saper cucinare (e tale definizione andrebbe contestualizzata per essere definita “competenza”) implica la conoscenza delle ricette, così come l’abilità di usare le pentole, oltre che altre capacità legate ad aspetti “non solo cognitivi”. Quindi non vi può essere né dicotomia, né, tantomeno, esclusione reciproca fra competenza e conoscenze. Al di là delle posizioni su Invalsi e Anvur di cui si sta qui discutendo, sarebbe necessario, in ogni caso, utilizzare adeguatamente i termini di cui ci si serve. E sulle competenze esiste ampia letteratura scientifica disponibile.

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