«Una forte opposizione dell’accademia ha indotto il Ministro dell’Istruzione a sospendere un provvedimento che aveva il potere di tenere sotto controllo le sedi in cui o ricercatori avrebbero dovuto pubblicare i loro articoli. Il provvedimento, emanato dal Ministero e dall’Agenzia di valutazione, aveva come fulcro una lista “di classe A” di riviste nazionali e internazionali. L’intenzione era di stilare una classifica delle eccellenze disciplinari che valutasse la performance di un ateneo in base al numero di docenti che pubblicano in questi riviste. Per i ricercatori che pubblicano nei “top journal” ci sarebbero stati incentivi economici e di carriera, col risultato di peggiorare un sistema di valutazione già abbastanza distorto e di ostacolare il progresso scientifico nazionale. Elaborare sistemi di valutazione professionali, indipendenti dal potere politico  e non commerciali, aiuterebbe a rompere il monopolio dell’agenzia di valutazione e delle sue classifiche. Ma anche le università dovrebbero mettere in discussione il valore e l’utilità di classifiche influenzate dalla politica». Più o meno è questa la traduzione di una lettera apparsa su Nature. Cosa è successo? L’inserimento in classe A di una rivista predatoria, il cui unico merito era essersi data un titolo che scimmiottava quello di una rivista consolidata, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Il dilagare dell’indignazione è stato tale che la Ministra Fedeli ha finalmente sospeso tutte le classifiche di riviste messe a punto dall’ANVUR?  Niente di tutto questo. L’articolo, risalente all’anno scorso, si riferisce alla Cina, spesso citata come cattivo esempio per l’adozione di incentivi bibliometrici perversi. Se anche la Cina comincia a ricredersi, a quale modello potrà fare riferimento l’ANVUR? Beh, a far uso delle classifiche delle riviste è rimasto l’Iran. Ma anche lì qualcuno comincia a porsi delle domande.

Ranking lists: Open up research evaluation in China

Strong academic opposition has led China’s ministry of education to suspend a policy that would effectively control where Chinese researchers should publish their work. In my view, this scientifically disruptive intervention should never be reactivated.

The policy, launched by the ministry’s Academic Degrees and Graduate Education Development Center (CDGDC) in April this year and repealed two weeks later, centred on an ‘A-list’ of top Chinese and international journals. The position of a journal in the list is determined by impact factor, years after the global movement away from its well-documented deficiencies as a tool for research assessment (see www.ascb.org/dora). Entries also depend on inclusion in national databases, such as the Chinese Science Citation Database and the Chinese Social Sciences Citation Index. This could open the door to corruption as Chinese universities that publish journals vie for database entries.

China’s Discipline Ranking (CDR) system intends to use the list to assess a university’s performance by the number of its academics that publish in these journals. Rewards to scientists publishing in the ‘top’ journals might include payments and questionable promotions, for example, weakening the already distorted evaluation system and impeding the development of science in China.

[…]

Making evaluation systems that are politically independent, non-profit and professional would help to break the CDGDC and CDR monopoly. Universities, too, should rethink the merit of political ranking lists.

Lettera completa: http://www.nature.com/nature/journal/v539/n7628/full/539168c.html

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10 Commenti

  1. Lo confesso, alla lettura del titolo avevo sperato.
    Nonostante si sappia chi sia Fedeli e soprattutto che cosa sia l’Anvur.
    Ma la speranza è davvero tenace nelle menti umane.
    Continuo quindi a sperare che se si è ricreduto un sistema ultraburocratico come la Cina, potrà farlo anche un sistema di disordine burocratico come l’Italia.

  2. Al Ministro Fedeli la questione universitaria non interessa.
    Al capo del Governo neppure.
    Il Parlamento ed il Presidente della Repubblica non se ne sono occupati mai in questi 5 anni.
    Spero che il Governo italiano cada presto.
    Purtroppo non sarà così e perderemo un altro anno.

  3. Non mi è ovvio per quale motivo sia lecito ipotizzare che se cadrà il governo allora ne avremo uno che avrà idea di cosa sia l’università. L’unica chance per risollevare l’università, e, più in generale, la stessa Italia, sarebbe una “dittatura Prodi”, ma dubito che ci sarà.

  4. A proposito della politica, ad un certo punto, si era intravisto il c.d. “decreto sul merito” di Profumo, che non ho mai capito che cosa contenesse perché è sparito mi sembra all’improvviso la notte prima di essere discuso in Consiglio dei Ministri.
    Se andate su Google.it e digitate “decreto sul merito” e “Profumo”, si trova qualche notizia, ma poi fu boicottato, nessuno sa cosa contenesse e perché non vide mai la luce.
    Tutti i risultati su Google.it sono fermi al giugno 2012.

  5. E’ vero, ora ricordo, si volevano sospendere le procedure di ASN, con il senno di poi sarebbe stato meglio (forse…..ma sospendendo le procedure avrebbero sospeso la classe A, il che sarebbe in linea con il titolo di questo articolo “Sospese le liste delle riviste….”)

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