Reclutamento

Sole 24 Ore: con le soglie esagerate dell’Anvur «avremo una competizione truccata, scorretta e malata»

«Modificare la soglia proposte [dall’Anvur per l’ASN] non altererebbe l’impostazione della nuova abilitazione e non richiederebbe molto tempo. Ma eviterebbe il rischio o il peggioramento della deriva commerciale della scienza e spingerebbe i nostri giovani ricercatori a mirare alla qualità e al rigore piuttosto che alla quantità e al mercimonio». Sono parole dure, ma non molto diverse, nella sostanza e nelle ragioni che le accompagnano, da numerose prese di posizione istituzionali diffuse in questi giorni. Gli elementi di novità sono due: non solo l’articolo è apparso sulle pagine del Sole 24 Ore, tribuna storica degli interventi autocelebrativi e/o apologetici del direttivo Anvur, ma fa riferimento all’area delle Scienze Biologiche, una delle poche ad essere rimasta sostanzialmente silente. Ma che adesso parla senza peli sulla lingua per bocca di Fiorenzo Conti e Marco Linari, due professori di Fisiologia. «E, se è così, prospererà l’abitudine, immorale e purtroppo già diffusa, per cui tutti i membri di un gruppo (e a volte non solo, perché potrebbero esserci addirittura scambi tra gruppi) diventano autori di tutti i lavori del gruppo. … la buona scienza non si misura a chilogrammi, ma per quello che riesce a dare in termini di aumento delle conoscenze e di applicazioni. … E avremo una competizione truccata, scorretta e malata. Dove, tra chi potrà giocarsi le proprie chances, saranno sempre più numerosi i furbi, i cinici e gli spregiudicati.»

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A partire dalla nomina del primo consiglio direttivo dell’Anvur, datata 2011, il Sole 24 Ore è stata la tribuna di elezione attraverso la quale il presidente e i consiglieri dell’Anvur hanno avuto la possibilità, a seconda delle circostanze, di celebrare i fasti dell’agenzia o di tesserne l’apologia, come testimoniato dalla seguente lista – presumibilmente incompleta – di interventi e interviste:

Questo per dire che il quotidiano di Confindustria non è una sede qualsiasi per quanto riguarda il tema della valutazione dell’università e della ricerca. Di quando in quando, il Sole 24 Ore ha anche ospitato interventi critici nei confronti dell’Anvur, ma ben pochi avrebbero scommesso sulla pubblicazione di un articolo che entra  a gamba tesa su un tema scottante e attuale come quello dei “valori soglia” per l’abilitazione scientifica nazionale:

Le soglie esagerate dell’Anvur

Gli autori, Fiorenzo Conti e Marco Linari, sono professori di Fisiologia, rispettivamente presso l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Firenze. Dopo aver ricordato meccanismi e significato dell’abilitazione scientifica nazionale («un “patentino” per partecipare ai concorsi locali, e non il diritto di avere un ruolo»), la loro analisi prende spunto da quanto proposto dall’Anvur per «alcuni settori dell’ambito biologico», dove «la soglia prevede la pubblicazione di 10 lavori su riviste peer-reviewed in 5 anni». In particolare, Conti e Linari fanno proprie le riserve espresse dal CUN:

Le implicazioni di questo numero, insignificante nella sua apparente banalità, sono inquietanti e bene ha fatto il Consiglio Universitario Nazionale (Cun) il 26 luglio a esprimere all’unanimità serissime e motivatissime riserve. Perché ciò significa, in primo luogo, che un giovane ricercatore che, per scelta o prassi del laboratorio in cui opera, abbia svolto un piccolo o piccolissimo ruolo in molti progetti divenuti lavori scientifici e abbia pubblicato molti lavori di livello medio o basso avrà la possibilità di essere valutato dalla Commissione, mentre un ricercatore che, per scelta o per prassi etica del suo laboratorio, abbia avuto la responsabilità di un progetto o abbia pubblicato pochi lavori di elevato (o elevatissimo) livello non avrà la possibilità di essere valutato dalla Commissione.

L’articolo prosegue con un’efficace esemplificazione della «competizione truccata, scorretta e malata» che viene incentivata dall’adozione di soglie elevate, sottolineando che ad avvantaggiarsene saranno «i furbi, i cinici e gli spregiudicati»:

Se è così, quale giovane sceglierà di imbarcarsi in progetti difficili o complessi, che possono richiedere la messa a punto di nuove tecniche o strumenti e portare a risultati di qualità? E, se è così, chi continuerà a dire ai propri giovani collaboratori che essere autore di un lavoro scientifico è un privilegio che spetta solo a chi contribuisce in maniera importante e decisiva alla sua pubblicazione e che un lavoro scientifico non è merce di scambio? E, se è così, prospererà l’abitudine, immorale e purtroppo già diffusa, per cui tutti i membri di un gruppo (e a volte non solo, perché potrebbero esserci addirittura scambi tra gruppi) diventano autori di tutti i lavori del gruppo. L’intrapresa scientifica è una scelta etica e la buona scienza non si misura a chilogrammi, ma per quello che riesce a dare in termini di aumento delle conoscenze e di applicazioni. Così la snaturiamo, così non sarà più scienza, ma un’attività commerciale. E avremo una competizione truccata, scorretta e malata. Dove, tra chi potrà giocarsi le proprie chances, saranno sempre più numerosi i furbi, i cinici e gli spregiudicati.

Degna di nota è anche la riflessioni sui modelli “industriali” della ricerca, che, come osservato a suo tempo da Rita Levi Montalcini, si adatterebbero male al nostro paese dove le risorse scarseggiano:

Una scelta di questo tipo avrà conseguenze anche, se non soprattutto, sul sistema della ricerca italiana. Rita Levi Montalcini, tanti anni fa, disse che per poter svolgere un ruolo nell’agone mondiale la ricerca italiana non doveva inseguire i modelli di paesi economicamente più prosperi (enormi laboratori, modelli “industriali”) – che porterebbero al massimo a essere colonie o succursali di altri —, ma caratterizzarsi per la presenza di gruppi piccolio medio-piccoli che svolgessero la propria attività in nicchie di ricerca in cui era inferiore la competizione con i più ricchi utilizzando modelli “artigianali” o “artistici”, dove sviluppare le proprie idee con serietà, dedizione e con la creatività che ci caratterizza.

Particolarmente dura la conclusione:

«Modificare la soglia proposte [dall’Anvur per l’ASN] non altererebbe l’impostazione della nuova abilitazione e non richiederebbe molto tempo. Ma eviterebbe il rischio o il peggioramento della deriva commerciale della scienza e spingerebbe i nostri giovani ricercatori a mirare alla qualità e al rigore piuttosto che alla quantità e al mercimonio».

 


Appendice: elenco dei soggetti che si sono pronunciati a proposito dei valori soglia proposti da ANVUR:

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34 Comments

  1. Condivido in pieno quanto viene detto dagli intervistati. Vi è un imbarbarimento della vita accademica, che umilia chi lavora e ha meriti. I giovani, che avrebbero necessità di una scuola, sono premiati per la politica di rottamazione che tutti conosciamo, ma del tutto asserviti a coloro che possono decretarne l’avanzamento.
    Non interessa ad alcuno la preparazione seria dei docenti, tantomeno quella degli studenti.

  2. La soluzione è ripartire le citazioni fra gli autori: cioè pesare un lavoro con 100 autori che ha ricevuto 100 citazioni quanto un lavoro con 10 autori che ha ricevuto 10 citazioni

  3. Tutto giusto è bello quello che viene detto dai due fisiologi intervistati … emozionante in alcuni punti, ma come ho scritto in un altro intervento, secondo me le soglie minime ci vogliono! Minime, ma ci vogliono!!! Sta al decoro di ogni SSD stabilire qual è il minimo!!!
    Se per i fisiologi “10 lavori su riviste peer-reviewed in 5 anni” sono troppi, si riuniscano tutti i fisiologi (non solo gli ordinari) e stabiliscano loro la soglia minima e la propongano in alternativa a quelle ANVURIANA. … ovviamente aver superato la soglia non vorrà dire abilitazione automatica, ci sono un sacco di altri paramatri e criteri che saranno valutati dalla commissione.
    Basta ricercatori e associati con “zero tituli” … un giovane si scoraggia di più a vedere abusi di questo tip, piuttosto che difronte ad una valutazione giusta e con un minimo di obiettività!

    • Matematica says:

      Condivido il pensiero di Paolo. Perchè nessuno gridava allo scandalo per i vecchi concorsi universitari? Non so se questi criteri sono giusti, ma l’Italia è questo che si merita.

    • Nelle discipline giuridiche le soglie, di fatto, ci sono sempre state. Non conosco – e sfido chiunque a fare il nome di uno “zero titulato” – ordinari che non abbiano pubblicato almeno due monografie e associati con meno di una (oltre a qualche pubblicazione in rivista). Questa è sempre stata una regola non scritta, che tuttavia non ha impedito a candidati mediocri o anche decisamente scarsi di diventare ordinari o associati, avendo pubblicato testi formalmente qualificabili come monografie, in quanto forniti di codice ISBN. In alcuni casi – di molto minoritari – validi studiosi non ce l’hanno fatta. Almeno non subito o quando sarebbe stato giusto. Quasi sempre questi studiosi hanno poi conseguito la meritata cattedra, pur se subendo un’ingiustizia, nota a tutta la comunità di riferimento, che però ha taciuto e ha accettato. A mio modesto parere, le soglie sono una presa in giro e un’offesa all’intelligenza, non risolvono nessun problema e ne creano di gravi. La discrezionalità tecnica dei commissari (= professori ordinari, senza demenziali soglie quindicennali) è un valore da preservare. Ma non è questa l’ideologia dominante e sarebbe vano e stupido contrastare ciò che piace al volgo, in un dato momento storico. Dunque viva le soglie, viva le mediane, viva l’ASN. Finalmente trionfa il merito nell’Università e le baronie sono state debellate, come il vaiolo!

    • Nessuno parla di assenza di titoli, ma che si dia la possibilità di chi fa ricerca seria (ch quindi implica anche molti anni di ‘silenzio’ talvolta, perché si è concentrati su un progetto) di accedere alla valutazione. Poi si chiederebbe anche che le commissioni leggano i testi e che abbiano frequentazione dei temi che giudicano. Si chiederebbe che aver girovagato per una conferenza o un seminario all’etsero non sia considerato titolo, né aver partecipato a convegni internazionali. I percorsi di tutti sono diversi, per mille ragioni: tutta la legislazione in merito è talmente assurda da far ritenere che si sia voluto favorire alcuni e proporre un modello di professore ‘glamour’, sempre in vetrina. Ma esistono anche altre modalità di essere professore e studioso, non dirò più serie, ma almeno altrettanto serie, mi sento di dirlo.
      I giovani ricercatori a tempo indeterminato di cui si parla, in realtà fanno carriera in modo molto più agevole, se si accodano a cordate di potere, che affiancano in tutto e per tutto. Negli atenei si sperimenta l’arroganza di queste pratiche che hanno del tutto silenziato non chi è contro, ma chi semplicemente ha un’opinione diversa. Dalla Gelmini in poi si è fatto dell’Università macerie. A vantaggio degli studenti: non credo proprio.

    • Paolo Liverani says:

      Cara Matematica, se prima lo scandalo era colpa delle singole commissioni ora è il sistema stesso che scandalosamente assume su di sè il compito di indirizzare male tutti in concorsi con un effetto distorsivo molto più grave.

    • Matematica says:

      Io non difendo assolutamente questi criteri ma, oggettivamente riconosco, che tanti che in passato sono diventati ricercatori e professori senza neanche un minimo di merito se ci fossero stati questi criteri adesso magari farebbero un altro lavoro. Inutile girarci intorno. La situazione stava degenerando. La logica vuole che, ad esempio, un professore universitario di matematica sia non una ma 100 spanne sopra un docente delle scuole secondarie. Per mia esperienza ho incontrato presunti scienziati della matematica meno preparati di docenti delle scuole medie. Vuol dire che purtroppo si era giunti quasi al collasso. Ovviamente ci sono tante persone che occupano meritatamente le loro posizioni accademiche e che con grande moralità,senso etico ed amore per la scienza hanno portato avanti ricercatori validi ma purtroppo gli immorali erano troppi con il vecchio sistema.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “ma purtroppo gli immorali erano troppi con il vecchio sistema”
      ________________
      Quando si cerca di generalizzare, bisognerebbe portare qualche dato statistico al di là delle proprie esperienze. Nei confronti internazionali la matematica italiana si colloca molto bene. Non vedo come questo sia compatibile con un “collasso” della disciplina dovuto ai troppi immorali. Questi sono i dati Scopus resi disponibili da SCImago:


      La favola della pozione di ali di pipistrello che va bevuta perché il paziente sta tirando le cuoia ha goduto di una certa popolarità, ma non regge di fronte a due fatti:
      _____________
      1. Nel caso dell’università italiana i dati aggregati hanno sempre mostrato che il paziente, nonostante gli lesinassero le calorie, correva parecchio. Ultimamente se ne sono accorti anche l’Anvur e lavoce.info
      _____________
      2. Quando un paziente ti sta a cuore, non vai dal guaritore filippino, ma somministri farmaci testati scientificamente.

    • Matematica says:

      Gentilissimo Prof. De Nicolao deve riconoscere che ora una persona non strutturata ha la sensazione almeno di poter partecipare rispetto ai vecchi concorsi blindati. Io solo questo volevo dire. Essere bocciato per 7 anni di fila ad ogni concorso da ricercatore e diventare ordinario all’estero, come accaduto ad un amico, indica almeno che tutto rose e fiori non era. Tra i dati scimago ci sono anche le pubblicazioni di persone bocciate ad ogni concorso.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “ora una persona non strutturata ha la sensazione almeno di poter partecipare”
      _________________________
      Esattamente.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Alla luce dei numeri, la grande difficoltà in entrata non è per nulla sorprendente. Basta ricordare che in 6 anni sono andati perduti più di 10.500 posti a tempo indeterminato (ringrazio Paolo Francalacci per l’elaborazione grafica).


      La cartina di tornasole dei proclami della politica sul valore dell’università e della ricerca è che il turn-over è tuttora al 60%, il che significa che ogni 10 punti organico in uscita se ne rimpiazzano solo 6. In queste condizioni, l’emigrazione è inevitabile. Ormai, nemmeno il termina “neolingua” è sufficiente per descrivere il codice comunicativo dei comunicati MIUR che descrivono il passaggio da un taglio del 50% ad uno del 40% come un *aumento*:
      ________________
      da: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs080816
      “Assunzioni 2016, in aumento i punti organico
      Il decreto firmato dal Ministro distribuisce tra le Università il ‘budget’ nazionale di punti organico per assumere professori e ricercatori: il turnover nazionale passa dal 50% al 60%.”

    • Non travisate il mio pensiero. Lo ripeto l’ASN non è un toccasana … è una toppa ad un sistema che fa acqua da tutte le parti. … e gli italiani quando c’è da fare “ammoina” sono i più bravi di tutti.
      Lo ripeto, l’unico effetto buono di questa ASN è stato che qualche RU meritevole ha avuto la possibilità di diventare PA (spt al nord) grazie all’abilitazione che non gli potevano negare e grazie hai fondi straordinari per PA. Il resto è peggiorato. Paraculati che al massimo dovevano etrare come RU ora entrano come PA. Se non sei paraculato e sei abilitato con l’abilitazione ti pulisci il c….
      Le soglie si aggirano in modo egreggio con truccheti vari: es. hai uno scarso nel tuo settore dove ci vanno xx lavori e XXX citazioni, no problem lo fai abilitare in un altro settore dove ci vanno x-n lavori e X-n citazioni … e poi lo fai chiamare li … basta essere nel giro giusto. Non facciamoci illusioni ragazzi.
      In occasione dell’ultima ASN un noto PO ha cambiato SSD e guarda caso è stato sorgteggiato nel nuovo SSD dove ha fatto l bello e il cattivo tempo. Ci sono SSD che in alcune università hanno un organico ipertrofico, mentre in altre univeristà con gli stessi corsi di laurea e più studenti di quel determinato SSD non ce ne soo più di 2-3 strutturati….
      fatta la legge trovato l’inganno e facimm ammuina sono le regole di chi è abituato a gestire l’università in un certo modo.

    • PS: ci sono tizi che nel 2006 sono entrati come ricercatori con 2 pubblicazioni su riviste di scarso valore. Ne conosco personalmente 3, non è una grande statistica, ma è indicativo dell’andazzo. Questi signori non hanno pubblicato nulla fino al 2014. Ora hanno dalle 10 alle 20 pubblicazioni in lavori con più nomi. Forse nel loro settore non è sufficiente per l’abilitazione, ma in qualche nuovo settore potrebbe essere sufficiente … e se sei entrato nell’università con 2 lavori su riviste medio-basse, vuoi che non ti facciano professore con 15 lavori su riviste Scopus ?

    • PSS: se nel 2006 ci fosse stata l’ASN con soglie minime, quei tre signori avrebbero trovato vita dura. L’ASN con le soglie minime è una toppa per gli scandali più grossi!!!

  4. Il contenuto dell’articoletto sarebbe da prendere in considerazione – benché in se sia condivisibile – se fosse stato pubblicato tempo fa, per lo meno prima della pubblicazione del DM che detta le soglie. Ora non serve a niente se non a lavarsi la coscienza per poi magari dire “ve l’avevamo detto”. Del resto tutto è arcinoto, mediane e soglie sono criteri quantitativi irrilevanti a meno che non siano determinate in modo da favorire qualcuno. Altrimenti, come si diceva per le mediane, c’è sempre chi sta sopra e chi sta sotto, e questo varrebbe anche per i premi Nobel. In più causano cattive pratiche, e anche questo si sa, come la corsa alla maggiore quantità , la competizione sleale, l’asservimento a gruppi accademici più potenti, determina speculazione sui titoli anche in termini di danaro ricevuto o speso (finaziamenti e spese di pubblicazione). Ma tutto questo è noto. Lo si sa da tempo. Se le modalità concorsuali pre2010 mostravano punti deboli, criticabili, rendevano possibile il favoreggiamento – ma era possibile anche la vigilanza collettiva – ora tutto è sepolto sotto indicazioni e algoritmi astrusi, prolissi. E l’intero meccanismo, anvur compresa, è eccessivamente costoso. E non garantisce nulla.

    • D’accordo. In poi, ci sono delle assenze molto colpevoli fra chi reagisce: perché interi Settori disciplinari tacciono?

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  7. … Non esistono toccsani e pozioni magiche … é tutto molto complesso e ci vuole una organizzazione seria di valutazione pre e post. organizzata e gestita da persone competenti… ma allo stato, prima che si organizzi il tutto, ci vuole una ASN semplice e con soglie minime stabilite dalle singole comunità scientifiche

  8. fare ricorso alle citazioni per stabilire la maturità scientifica di un ricercatore e’ la vera follia!

    il sistema e’ dopato e tutti sanno che solo i gruppi forti potranno portare più candidati (che magari non avranno scritto un solo rigo tranne il loro nome e raccolto citazioni da amici degli amici).

    bisogna eliminare le citazioni dai criteri selettivi, tornare ai soli lavori su rivista e guardare (quello si) alla internazionalizzazione del candidato (periodi all’estero, collaborazioni etc)

    infine bisogna pensare ad un colloquio (almeno per gli associati) su ricerca e didattica, folle dare una abilitazione senza sentire il candidato (si esprime correttamente in italiano ed in modo didatticamente valido?)

  9. non sembrano strane tutte queste prese di posizione contro i criteri dell’ANVUR da parte di chi controlla gli SSD nazionali?
    E queste richieste di cambiare le “regole del gioco” all’ultimo momento manifestano rispetto verso gli aspiranti candidati che non potevano far altro che prepararsi secondo le indicazioni date nell’ultima ASN?
    Non sara’ che stiamo assistendo ad un altro tentativo opportunistico di manipolazione le future abilitazioni come e’ pratica storica di chi controlla gli SSD?
    Sto riflettendo su alcune domande che qui condivido perche’ penso che possano fare luce sulle finalita’ di queste manovre agostane a cui assistiamo:
    a) quando si sono fatte le prime tornate di abilitazione nel ASN 2012 – 2013 (4 anni fa), con gli stessi criteri, nessuno dei capi degli SSD si e’ lamentato.
    E ad oggi si continuano a chiamare docenti abilitati secondo tali criteri.
    Se questi criteri non vanno piu’ bene, allora perche’ i capi SSD non chiedono di annullare anche le abilitazioni ASN 2012-2013? E le relative chiamate?
    b) gli aspiranti candidati all’abilitazione sono gia’ stati sorpresi nel 2012-2013 con la definizione di criteri all’ultimo momento (eppure tutti sanno che ci vogliono almeno 5 – 10 anni per costruire un cv da abilitato). Nessuno dei capi SSD ha aperto bocca. Evidentemente nel 2012 questi stessi criteri hanno favorito chi si voleva promuovere. E quindi i criteri andavano bene per selezionare i futuri professori.
    c) gli aspiranti candidati odierni hanno utilizzato gli ultimi 4 anni per costruire un cv sulla base degli stessi criteri usati nella precedente tornata di abilitazione. E che altro avrebbero potuto fare? Ma adesso guarda il caso il loro cv non va bene.
    Non sara’ che questi aspiranti candidati non devono essere promossi qualunque risultato essi conseguano?
    Il risultato certo e’ che i capetti-SSD hanno fatto loro sprecare 4 anni di lavoro verso obiettivi ridicoli (num pubblicazioni, citazioni, etc.). Non sara’ che queste prese di posizione all’ultimo minuto rappresentino primariamente una presa in giro verso i candidati che si sono preparati per l’ASN 2016?
    Un minimo di serieta’ vorrebbe che i criteri per l’abilitazione fossero definiti e immutati per almeno 15 anni al fine di dare la possibilita’ agli aspiranti candidati di costruire un cv che soddisfi tali criteri. Inoltre dovrebbero essere introdotti con gradualita’ perche’ non e’ rispettoso dire a chi ha lavorato ormai 10 anni che il cv non vale nulla.
    Eppure nessuno dei capi-SSD ha mai sollevato il problema?
    P.S. Non e’ mia intenzione difendere gli attuali criteri ridicoli dell’ASN bensi’ voglio mettere in evidenza le manipolazioni costanti ed opportunistiche che anche oggi, cosi’ come e’ prassi storica, sfacciatamente vengono messe in atto per manipolare i risultati delle abilitazioni/chiamate da poche persone che controllano di fatto gli SSD.

  10. “tanto è vero che i due articoli appena citati non ricevettero alcun commento.” … mi dispiace non sei stato citato abbastanza e non superi la soglia caro candidato ROARETTO 😉
    … se a lamentarsi è un comune mortale e lo può fare solo con ROARS è un conto, se invece a lamentarsi …. … meditate gente … meditate

    • Giuseppe De Nicolao says:

      In realtà uno dei due articoli avrebbe 5 pingback e l’altro ne ha 2 (i pingback sono l’equivalente delle citazioni), ma sono … autocitazioni 😉

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  12. alexzive says:

    Ma vi rendete conto che la prima mediana in Fisica Sperimentale è 35 pubblicazioni ??????

    e che gli ordinari fanno a gara per sbandierare almeno 100 pubblicazioni ma non ne ricordano, nel migliore dei casi, neanche un quinto?

    Il delirio non riguarda solo l’ Italia, è un problema mooolto piu profondo e generale.

    Saluti

    AZ

  13. Per i baroni la strada maestra per mantenere il potere e gestire il reclutamento è, ovviamente, quella di controllare i concorsi.
    Era sull’Espresso di qualche anno fa? Non pare sia cambiato molto, no?

  14. Johnny mnemonico says:

    La sostanza non cambia. L’obiettivo era ed è controllare i concorsi. Ai baroni non è stato sottratto questo potere. L’unica differenza è che ora il barone è costretto a mettere in cattedra il più bravo dei suoi allievi, se ce l’ha, oppure ripiegare sul più bravo di un suo amico collega, sperando prima o poi di vedersi ricambiato il favore. Il barone non si sognerà mai di puntare su un cane sciolto solo perchè è bravo. Per scombinare le carte e mettere in cattedra cani sciolti (quindi attuare un sistema autenticamente democratico)ci vuole ben altro che l’ASN 2.0, e lo sappiamo tutti che la soluzione iniziale è il concorso nazionale; quella ultima è la chiamata diretta responsabile.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ora ci si organizza per doparsi gli indici e chi coordina gruppi più numerosi (e spregiudicati nei ring citazionali e nelle authorship di cortesia) sbaraglia o quanto meno mette in difficoltà la concorrenza. Dubito che questo abbia a che fare con la bravura. Una differenza sostanziale rispetto a prima è che chi vuole sopravvivere farà sempre più fatica a sottrarsi a comportamenti eticamente censurabili: come faccio a negare e non chiedere authorship di cortesia se non so dove arriveranno le future soglie? Cosa dico ai dottorandi riguardo al “salami slicing” e al citarsi a vicenda, per puro opportunismo? Se un ordinario non vuole essere emarginato dalle commissioni perché submediano, finisce per chiedere ai colleghi più giovani di inserirlo in lavori a cui non ha contribuito e che magari non ha nemmeno letto.
      Ancora più grave dei casi di malcostume è un sistema che premia l’opportunismo e il “misconduct scientifico” in modo sistematico e pervasivo. Sono cose note e segnalate in tutto il mondo.
      È nella provincia italiana, ancora immersa nelle tenebre del medioevo bibliometrico, che si difende questa svolta (molto legata a interessi specifici), evocando il solito argomento emergenziale (manganello e olio di ricino per raddrizzare le schiene storte).
      I danni saranno anche più gravi e duraturi di quelli attribuiti a torto o ragione ai mitologici baroni. L’unica cosa che non sarà lecito fare, sarà fingere di non essere stati messi in guardia contro i pericoli della pseudoscienza valutativa anvuriana. Ognuno porterà le sue responsabilità, come ignavo o come collaborazionista.
      Se non altro, in cambio della disponibilità a infliggere ai colleghi pratiche demenziali e dannose per la comunità scientifica, qualcuno ci ha guadagnato dei bei soldi. Altri si sono dati via per poco.

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