Sui siti docente degli aspiranti commissari si è acceso il “semaforo”: è affidabile o è solo “puramente indicativo”?

Ecco un esempio di “semaforo verde”:

Da notare la terminologia, volutamente ambigua:

“… la sua posizione rispetto alla candidatura alle commissioni di abilitazione nazionale è suscettibile di essere ammessa”.

A tale proposito, è bene ricordare che in un avviso pubblicato il 22 agosto, l’ANVUR aveva spiegato che il semaforo sarebbe stato puramente indicativo (Abilitazioni: le mediane di Barbapapà) anche perché basato sulle informazioni disponibili sul sito docente alla data del 15 luglio:

Si ricorda tuttavia che l’avviso avrà un valore puramente indicativo, dato che esso si basa sulle informazioni disponibili sul sito docente alla data del 15 luglio, utilizzate per il calcolo degli indicatori. La verifica definitiva sul superamento delle soglie verrà effettuata al momento dell’analisi delle candidatura sulla base dei dati aggiornati alla data del 28 agosto, termine ultimo per la presentazione delle domande. I candidati hanno infatti al possibilità di aggiornare il proprio curriculum in fase di presentazione della propria candidatura.

Alcuni commenti a caldo:

1. Il messaggio fa riferimento alle “informazioni disponibili sul sito docente” ma senza specificare il giorno e l’ora. Dai documenti di accompagnamento delle mediane sappiamo è necessario lanciare interrogazioni multiple sui database bibliometrici per estrarre i dati che poi devono essere elaborati. I semafori fanno riferimento ai dati caricati alla data del 15 luglio, in accordo con l’avviso del 22 agosto di cui sopra, o tiene conto anche quelli caricati successivamente? La procedura funziona in tempo reale? Se aggiorno le mie pubblicazioni posso veder cambiare il colore del semaforo? Oppure, è stata lanciata una volta per tutte verrà verificata definitivamente solo dopo la scadenza ultima (le 17:00 odierne?).

2. Per quanto sia ovvio, è bene ricordare che i docenti che non hanno “luce verde” possono ancora aggiungere pubblicazioni fino alle 17:00 di oggi, con un possibile incremento dei loro indicatori che comporti il superamento di almeno due mediane su tre.

3. Il messaggio fa riferimento  “alla mediana degli indicatori alla data del 15 luglio 2012”. Ma meno di 24 ore fa le mediane, pubblicate da diversi giorni, sono state sostituite da nuovi valori (Attenzione: mediane in movimento!) su cui dovrebbe essere basata il responso “semaforico” di oggi. Tutto ciò suscita dubbi sull’affidabilità dei calcoli degli indicatori bibliometrici. Come dovrebbero comportarsi gli aspiranti commissari che superavano due mediane su tre con le tabelle precedenti e che adesso hanno “semaforo rosso”? Le vecchie mediane erano

un’approssimazione che, ad un più attento esame, non risulta pienamente in linea con la definizione formale di mediana contenuta nel DM 76

E le nuove mediane sono anch’esse un’approssimazione? In che senso sono più valide delle vecchie?

4. È ben noto che i database bibliometrici sono affetti da errori, omissioni e ritardi. Alcuni articoli già pubblicati, anche da mesi, potrebbero non essere ancora disponibili e lo stesso vale per le citazioni, senza tener conto dei possibili errori (Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il “caos strisciante” ). L’ANVUR ha dichiarato esplicitamente di non aver calcolato le citazioni e l’h-index in modo esatto ma solamente approssimando le citazioni dei singoli lavori come il massimo dei due numeri forniti da Web of Science e Scopus. Anche le mediane dei settori non bibliometrici presentano diversi problemi relativamente alla classificazione dei prodotti (Alice nel paese delle mediane non bibliometriche), per non dire delle liste delle riviste in classe A che non sono ancora state rese pubbliche, rendendo impossibile ogni verifica in proposito da parte degli aspiranti commissari. Pertanto, chi non ha “semaforo verde” potrà inoltrare ricorso secondo le  modalità previste dal DM 76 (per tutti i dettagli rimandiamo all’articolo: Abilitazioni: arriva il decreto dissuasivo per gli aspiranti commissari).

Conclusioni

Ieri l’ANVUR ha fatto sparire le vecchie mediane sostuendole con nuovi numeri (Attenzione: mediane in movimento!). Bastano poche basi di statistica per conoscere la definizione di mediana. Da più di un anno  l’ANVUR propone l’uso delle mediane come panacea per determinare i parametri quantitativi per la selezione di commissari e candidati. È possibile che a 24 ore dalla scadenza del termine delle domande degli aspiranti commissari, l’ANVUR scopra di avere usato un’approssimazione “non pienamente in linea con il DM 76”? Di quale approssimazione sta parlando?

“Approssimare” le mediane in un modo o nell’altro può aiutare alcuni settori concorsuali e/o alcuni SSD. Come spiegato in “Efffetto domino: le mediane di Borges“, piccole variazioni nei calcoli cambiano la mappa dei SSD che usufruiscono di mediane più basse e pertanto più favorevoli.

A questo punto rimangono tre possibilità:

  1. L’ANVUR ha parlato di mediane  e delle loro virtù per più di un anno senza sapere  come calcolarle e, a sole 24 ore dalla fine, ha finalmente aperto un libro di statistica.
  2. L’ANVUR, aveva usato la formula corretta e ritoccandola in extremis, ne trarrà vantaggio qualche SSD che, grazie allo scorporo, ottiene mediane più basse di quelle precedentemente pubblicate.
  3. L’ANVUR aveva usato una formula non corretta, che riteneva però soddisfacente per i risultati che produceva. Tuttavia, rendendosi conto che gli inevitabili ricorsi lo costringeranno a scoprire le carte (forse persino in tribunale), ha fatto precipitosamente marcia indietro.

A voi la scelta.

 

 

 

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102 Commenti

  1. De Nicolao, mi spiega una cosa?
    Dal tono dei suoi post si evince chiaramente che Lei ipotizzi congiure diaboliche dietro ogni virgola e parole “volutamente ambigue” e procedure atte a truffare i bravi ricercatori, a minare la qualità, la libertà della ricerca etc. etc.
    Ma se lo scopo è questo non sarebbe stato più semplice lasciare le cose come erano?

    Concorsi locali con criteri di idoneità stabiliti concorso per concorso etc. etc.

    Si doveva fare tutta questa fatica e scervellarsi su come inserire dettagli diabolici e trabocchetti?

    Critiche a tutto campo come si leggono su questo blog non fanno altro che difendere il recente passato.

    E’ questo che piace a voi “rivoluzionari”?

    • A me piacciono il rispetto delle regole, dell’etica e l’uso di criteri scientifici. Non mi sembrano pretese particolarmente “rivoluzionarie”. L’alternativa non è tra le malversazioni accademiche e questo enorme pasticcio. L’alternativa è fare le cose bene.

    • Si capisco. Ma sa il peggior nemico del bene è l’ottimo.

      Mi potrebbe spiegare in maniera completa e sistematica, eventualmente in un prossimo post, una eventuale riforma De Nicolao con relativi regolamenti e criteri perfetti ed esenti da pasticci ed errori?

      Quello da cui proveniamo è più etico, scientifico e rispettoso delle regole? Penso proprio di no.

      Sicuramente c’è da migliorare ma si sono fatti passi avanti enormi. Se critichiamo su tutta la linea, con un approccio da cultura del sospetto critichiamo tutto perchè nulla cambi.

    • Forse io sarò una inguaribile ottimista: ma al contrario di De Nicolao, preferisco di gran lunga persone imperfette, le quali, se si rendono conto di aver fatto un errore, non hanno nessun problema a dirlo pubblicamente. Paradossalmente, proprio il coraggio di cambiare le mediane, accertato un errore, mi rende i membri di ANVUR più credibili.
      Per chi fa ricerca, questa è la condizione naturale: facciamo ricerca al meglio di quello che possiamo fare, pubblichiamo, e se poi scopriamo che abbiamo fatto un errore, scriviamo un Erratum, non nascondiamo l’errore. E se vedo un gruppo o un individuo che pubblica un Erratum, io non ritengo quel gruppo meno credibile per il fatto che ha il coraggio di scrivere di aver sbagliato.

    • Oggi ho tolto dal mio DB del CINECA alcuni (veramente pochi) lavori molto vecchi. Il mio secondo indicatore è schizzato oltre la mediana PO (sono PA). Superavo già anche il primo indicatore. Il 15 luglio ero sotto e ora sto sopra stando al cineca. Il mio semaforo se mi iscriverò all’abilitazione (non ne sono tanto sicuro) dovrebbe essere rosso il 20 novembre. Un mio collega, un po’ più furbo di me e menefreghista nei confronti dei ricercatori e precari, potrebbe invece avere fatto la mia stessa operazione prima del 15/7. Per lui semaforo verde? Errare è umano ma non è una buona scusa per prendere in giro il personale docente dell’università.

    • Condivido il commento ‘inguaribilmente ottimistico’. Però ammetto che su questo sito ho trovato molte e utili informazioni che mi stanno aiutando a brancolare meno nel buio, e di questo vi ringrazio sentitamente, che non sono presenti nei ‘canali istituzionali’ ovvero siti Anvur/Asn (ho anche provato a scrivere due quesiti ai vari indirizzi mail dati nei due siti senza alcuna risposta).

    • chi fa ricerca sa anche che non basta pubblicare i risultati, bisogna anche dire come ci si è arrivati, illustrando tutti i passaggi. Se le tabelle pubblicate dall’ANVUR fossero una pubblicazione scientifica, il mio giudizio come revisore sarebbe: rejected

    • Le analisi e le critiche di Roars sono sempre state specifiche, circostanziate e motivate, anche con riferimento alla letteratura scientifica e alle esperienze internazional. Il sistema di reclutamento promosso da ANVUR non ha basi scientifiche (ci sono numerosi e autorevoli pronunciamenti sull’inaceguatezza della bibliometria per le valutazioni individuali) e nemmeno precedenti internazionali. Stiamo ingurgitando una pozione magica preparata da guaritori senza voler consultare i libri di medicina. E anche l’implementazione della pozione è un pasticcio incredibile. Se in Italia la cultura della valutazione fosse più diffusa, sarebbe evidente che l’anomalia è il modo di operare di ANVUR e non chi lo critica. All’estero sarebbero già stati costretti alle dimissioni, non dai rivoluzionari, ma dall’establishment. Se meritocrazia deve essere, allora che valga per tutti. Inutile evocare la mala accademia. Qui si tratta di documentarsi e di lavorare come si deve rispettando standard etici, tecnici e scientifici.

    • Qui la questione è un altra. Con le vecchie “regole” per ogni PO anche il più sfigato era una vera pacchia.

      Localmente si riusciva a gestire il potere, tenere i sottoposti sotto etc. etc. Con l’arma del concorso locale tagliato su misura. Ci si “vendeva” poi una idoneità al migliore offerente amico degli amici.

      Adesso se non si rispettano dei criteri precisi non c’è leccata e incucio che tenga sia per i candidati ma soprattutto per i commissari.

      Ci dobbiamo rassegnare ad essere meno leccati a fare meno inciuci e politica ed insegnare a fare buona ricerca.

      Certo i parametri sono sempre migliorabili ed aggiustabili ma meglio delle leccate.

      Rassegnamoci Nicolao!

    • “Ci dobbiamo rassegnare ad essere meno leccati a fare meno inciuci e politica ed insegnare a fare buona ricerca.”

      Condivido in toto: facciamola finita con metodi poco trasparenti che favoriscono inciuci e che sono promossi da un agenzia di nomina politica, la quale promuove un sistema di reclutamento basato sul fai-da-te bibliometrico che, promuovendo comportamenti opportunistici, renderà più difficile fare buona ricerca.

      I criteri bibliometrici adottati sono molto più “politici” di quanto sembri: favoriscono i gruppi di ricerca numerosi che lavorano un settori ad alta intensità di citazioni.

      Se crediamo alla buona ricerca, cominciamo ad usare i risultati della ricerca scientometrica anche nella valutazione della ricerca e degli individui. La vera alternativa alle “leccate” non sono le pozioni bibliometriche, ma la serietà etica, scientifica e metodologica. L’alternativa a “nessuno criterio” non sono i criteri sbagliati, ma lavorare con competenza e responsabilità per migliorare il sistema del reclutamento.

    • Condivido in pieno quanto scritto dal Prof. De Nicolao.
      Il paradosso è che l’applicazione distorta e scorretta delle valutazioni bibliometriche faccia passare il messaggio che questo tipo di valutazioni sono inutilizzabili.

      Faccio anche notare come il numero degli abilitati sarà limitato quest’anno ma l’anno prossimo i candidati sopra soglia saranno una folta schiera. Cosa si inventerà, allora, l’ANVUR?

      C’è chi ha già avviato qualche ricorso?

    • Una delle piaghe principali del nostro sistema è quella dell’impiego degli scimpanzè nella ricerca scientifica.

      Il sito http://action.humanesociety.org lancia una campagna contro l’uso di questi simpatici animali nella ricerca scientifica.

      Qualcuno dovrebbe comunicargli che qui in Italia se la passano molto meglio e parecchi se abbastanza schiavi dell’ordinario giusto sono diventati Prof.

      Almeno in qualcosa siamo all’avanguardia :-)

    • Celenteron, mi potrebbe spiegare in maniera completa e sistematica in quale paese del mondo si utilizza un sistema di reclutamento come questo? Mi raccomando, in maniera completa e sistematica.
      Infine un’osservazione: noi siamo molto critici con anvur e non solo e ci mettiamo la faccia. Sarebbe bello che anche i nostri critici si firmassero con nome e cognome, non nascondendosi dietro pseudonimi, per una pura questione di reciprocità.

    • Gentile Antonio Banfi,
      sono d’accordissimo sul fatto che il sistema di reclutamento italiano non è applicato tal quale da nessuna altra parte.

      In Germania, ad esempio, che è il paese che conosco meglio dopo l’Italia, le posizioni di PO e PA (W3 e W2 per la precisione) vengono annunciate pubblicamente una per una ed una commissione fatta di Docenti con rappresentanti delle varie
      fasce (studenti undergraduate, dottorandi, post-doc, amministrativi etc.) sceglie il più adatto a ricoprire la posizione.

      Non ci sono vincoli tipo le mediane etc. Siamo d’accordo.

      Un forte vincolo però è il senso della decenza di quel popolo. Non ci sono state mai mogli, amanti o semplicemente qualche scimpanzè schiavo dell’ordinario di turno a ricoprire posizioni.

      Almeno nella mia materia (Chimica) conosco vari colleghi, chi più chi meno bravo ma tutti al di sopra di una soglia che è ben al di sopra della
      decenza.

      Nel nostro paese quando abbiamo avuto lo stessa libertà è sotto gli occhi di tutti cosa è successo. Ope legis a parte (questo meriterebbe un intero post), il meccanismo concorsuale locale, nelle mani di noi “incivili” e senza alcun senso delle istituzioni che rappresentiamo è diventato un modo per autopromuovere praticamente tutti quelli che si poteva. Con il solito atavico criterio degli amici degli amici.

      In molte università si è arrivato all’assurdo che una percentuale superiore al 100 % del FFO fosse impegnata in stipendi.

      Molte delle vostre affermazioni sarebbero anche condivisibili ma solo in astratto per uno che viene da Marte. Tenuto conto dello stato attuale, purtroppo, il “commissariamento” delle mediane mi sembra uno dei pochi modi per cominciare ad invertire questa tendenza.

      Allora basta a frignare ad ogni passo che fa l’ANVUR, il ministro, il ministero etc.

      Il suo co-blogger De Nicolao criticava la nomina politica dell’ANVUR. Ma mi spiegate chi li dovrebbe nominare?

      Il CONI, la CEI, la giuria di Miss Italia?

      Per quanto riguarda la questione pseudonimo, non ho alcuna intenzione di nascondermi, ma per
      evitare di affollare la mia casella di posta ufficiale in genere uso per i blogs (così pure per facebook, groupon etc.) un indirizzo altro.
      Mi chiamo Giuseppe Milano e sono ricercatore presso l’Università di Salerno settore disciplinare CHIM/04 sono alto 1.73 m, capelli castani occhi verdi e non ho alcun segno particolare. Va bene cosi?

    • celenteron: “Nel nostro paese quando abbiamo avuto lo stessa libertà è sotto gli occhi di tutti cosa è successo. Ope legis a parte (questo meriterebbe un intero post), il meccanismo concorsuale locale, nelle mani di noi “incivili” e senza alcun senso delle istituzioni che rappresentiamo è diventato un modo per autopromuovere praticamente tutti quelli che si poteva. Con il solito atavico criterio degli amici degli amici.”

      Senza voler negare i problemi dei concorsi italiani, se la visione del tutto catastrofica di alcuni fosse vera, non si spiegherebbe il fatto che nei settori bibliometrici, la produttività italiana è superiore a quella di Germania, Francia e Giappone, come illustrato sotto. Una ragione in più per adottare un approccio scientifico e non affidarsi alle pozioni miracolose (cliccare per ingrandire il grafico).


      celenteron: “In molte università si è arrivato all’assurdo che una percentuale superiore al 100 % del FFO fosse impegnata in stipendi.”

      Se si vuole essere onesti, nel valutare il rapporto tra stipendi e FFO, bisogna tener conto dei pesanti tagli al FFO degli ultimi anni voluti da Tremonti e Gelmini. Che la spesa italiana per l’università sia eccessiva e che sia eccessivo il numero di docenti è smentito dai seguenti grafici OCSE. Da notare che la spesa e il rapporto studenti/docenti riportati dall’OCSE si riferiscono al 2008, cioé prima dell’ondata di tagli (cliccare per ingrandire il grafico).



    • Che il ministro nomini i membri dell’agenzia di valutazione è una anaomalia tutta italiana. Così come è una anomalia tutta italiana l’esistena di una agenzia che svolga valutazione della ricerca, quality assurance, abbia voce in capitolo nelle procedure di reclutamento etc.
      C’è da preoccuparsi. Così come c’è da preoccuparsi quando in un paese il ministro della giustizia controlla direttamente la magistratura.
      A meno che non si ritenga che la libertà accademica sia una questione trascurabile per un paese democratico.

    • forse ti è sfuggito, ma la legge attuale non ha abolito i concorsi locali. Quello che è cambiato è che ora le commissioni saranno fatte solo da ordinari.

    • Si mi è chiaro, ma prima al concorso ci poteva partecipare chiunque senza rispettare un minimo di decenza.

    • secondo me chi era avvezzo a certe pratiche ha già iniziato da tempo a preparare la strada per l’idoneità dei suoi pupilli. Avuta questa, la strada è spianata molto più di prima

    • Il cv di chi non si ritira sarà reso pubblico entro 10 giorni da oggi. Non so se saranno resi pubblici i semafori ma si potranno desumere dal confronto con la lista dei sorteggiabili.

  2. per ora è comparso solo sul sito personale, così chi non l’avesse fatto può mandare la domanda oppure se non ammesso ritirarla.
    non credo che questo sia interessante…
    invece dovrebbe essere possibile vedere dopo il 3 sett. chi ha fatto le domande tra cui avverrà l’estrazione.

  3. Nei settori bibliometrici, sarebbe stato più serio ed etico pretendere almeno il primo nome sulle pubblicazioni per l’abilitazione dei PA associati , e almeno l’ultimo nome per quella dei PO, invece tutto fa brodo.

    • D’accordo: non sempre la prima e l’ultima posizione hanno un significato preciso ma vogliamo parlare del fatto che nei parametri non c’è traccia di alcun fattore di proprietà e di alcun fattore d’impatto delle riviste su cui sono pubblicati gli articoli? Altro che parametri oggettivi! Questi sono parametri studiati per favorire le grandi cordate, cioè proprio coloro che nel passato hanno controllato i concorsi locali.

    • scusate ma queste lamentele sono veramente incomprensibili. L’impact factor di una rivista è in relazione diretta col numero di citazioni che ricevono gli articoli pubblicati nella rivista stessa. Per cui mentre il numero di citazioni riflette il lavoro del ricercatore, l’impact factor riflette il lavoro dell’editor della rivista. Mi spiegate perchè avrebbe dovuto essere considerato il secondo? A parte il fatto che immagino vi avrebbe fatto comodo ovviamente.
      Il discorso del contributo del ricercatore all’articolo è invece sacrosanto. Il problema è che non esiste un modo per verificarlo. Andrebbe verificato che vengano rispettate le regole di authorship. Senza questo, è ovvio che l’intero sistema bibliometrico frana.
      V.

    • Quindi secondo questo ragionamento 10 citazioni di un articolo pubblicato sulla rivista “sgurgola journal of mathematics” sarebbero equivalenti a 10 citazioni di un articolo su Nature? Se così fosse potrei facilmente ribaltare l’accusa di parametri “comodi”.
      Non è forse vero che esistono riviste di serie A sulle quali pubblicare è un’impresa proprio per la serietà delle procedure di peer review e riviste di serie D che in genere ospitano articoli di dubbia fondatezza scientifica con procedure di peer review quanto meno discutibili e che somigliano alla cassa veloce dei supermercati?
      Non è questo un modo per dire: pubblica…. qualsiasi cosa, ovunque l’importante è che qualcuno ti citi?
      Sono molto perplesso.
      Per quanto riguarda l’authorship qualcuno dovrebbe convincerci che un articolo a 400 firme contiene un contributo da singolo autore equiparabile di quello che è incluso in un articolo a firma singola. Non è questo un modo per polarizzare i parametri? Qui non si tratta di dire se fa comodo un parametro o un altro: semplicemente la pretesa di tagliare con l’accetta la valutazione usando parametri anche fuorvianti sembra derivare dall’entusiasmo di neofiti che scoprono l’esistenza dell’indice H piuttosto che dal perseguire la meritocrazia.

    • Sacrosanto… quella di non considerare in alcun modo la questione degli autori (intendo il numero) è una lacuna assurda da parte di Anvur.

    • In molti settori “bibliometrici”, ad esempio in matematica, l’ordine degli autori è quello alfabetico. Vogliamo privilegiare solo Abel e Zygmund? E che dire di Gauss e Galois? L’abitudine di mettere come ultimo autore chi non ha partecipato direttamente alla invenzione, ma ha provveduto nel migliore dei casi, a trovare i finanziamenti, è comune solo nei settori biomedici. Si diffonderà negli altri settori perché i giovani bravi saranno spinti a mettere tra gli autori i loro “protettori” indipendentemente dal merito.

  4. Credo questo articolo contenga un errore:

    “L’ANVUR ha dichiarato esplicitamente di non aver calcolato le citazioni e l’h-index in modo esatto ma solamente approssimando le citazioni dei singoli lavori come il massimo dei due numeri forniti da Web of Science e Scopus.”

    Mi risulta invece che le citazioni (e conseguentemente anche i due H-index), siano stati calcolati sommando le citazioni deu due database, eliminando ovviamente i doppioni.
    Solamente in questo modo si ha che i dati estraibili separatamente di due database possono non coincidere con il dato utilizzato dall’Anvur, che risulterà compreso tra il maggiore dei due e la loro somma.

    • Ecco quello che ANVUR ha scritto nel “Documento di accompagnamento: mediane dei settori bibliometrici”:

      “3.2 Numero di citazioni ricevute per la produzione scientifica complessiva
      L’indicatore citazionale è stato costruito nel modo seguente. Per ogni prodotto si è calcolato il numero di citazioni ricevute in ciascuna delle due banche dati e si è preso il valore massimo. E’ opportuno sottolineare che tale numero non coincide in generale a quello che ogni docente può ottenere interrogando il proprio profilo in ciascuna delle due banche dati.”

      Colgo l’occasione per chiedere (con tutta la gentilezza possibile) a chi commenta di fare del proprio meglio per non riportare informazioni basate sul sentito dire o sul “mi ricordo”. Molte persone leggono i post e i commenti proprio per districarsi nell’astrusa normativa. Nel dubbio, è meglio formulare una domanda a cui i redattori o gli altri lettori cercheranno di rispondere. Grazie.

    • Colgo l’occosione per chiedere come si calcola l’età accademica in modo preciso anche tenendo conto di eventuale periodi di congedo.
      Una bella formuletta saremme il massimo.
      grazie

    • io la calcolo con età accademica = 2012-anno di pubblicazione.
      In caso di periodi congedo credo che devi utilizzare i mesi.
      Sbaglio?
      V.

    • Attenzione: Anvur nelle FAQ (per quel che possono valere…) ci mette anche il +1:
      —————————————————————————-
      Come è stata effettuata la normalizzazione per età accademica?

      Come da delibera 50, è stato considerato l’anno nel quale compare la prima pubblicazione su loginmiur. Sia esso l’anno T. L’ età accademica (EA) è pari a ((2012 – T) +1).

      Nei settori bibliometrici:

      per gli aspiranti commissari non è prevista alcuna normalizzazione

      per gli aspiranti alla abilitazione nazionale è prevista la normalizzazione con le modalità seguenti:

      numero di articoli pubblicati nell’ultimo decennio: nel caso di età accademica (EA) inferiore a 10 anni, il numero di articoli va moltiplicato per il fattore (10/EA); se invece T precede l’anno 2002, l’indicatore non viene normalizzato;

      numero di citazioni ricevute dalla produzione scientifica complessiva: l’indicatore viene diviso per EA;

      h-index: la normalizzazione ha luogo mediante l’utilizzo dell’h contemporaneo.

    • Ti riferisci al mio post?
      Anvur usa un italiano borderline per esprimere i concetti, ma il metodo che usa non è prendere il maggiore dei due, come si evince dal commento dell’Anvur stessa che hai riportato.
      Mi pare anche gli altri post siano su questa linea…

    • ANVUR: “Per ogni prodotto si è calcolato il numero di citazioni ricevute in ciascuna delle due banche dati e si è preso il valore massimo”

      A me sembra che voglia proprio dire il maggiore dei due valori (il massimo tra due). Si parla solo di “numero di citazioni” senza entrare nel merito della loro unicità (alcune sono doppioni perché presenti in entrambi i database, altre sono presenti in uno e non nell’altro).

    • Si, ma vai avanti con la frase dell’Anvur… : ” E’ opportuno sottolineare che tale numero non coincide in generale a quello che ogni docente può ottenere interrogando il proprio profilo in ciascuna delle due banche dati”.
      Questo commento è spiegabile se la procedura è quella che ho indicato (il che non dimostra nulla, ma è un forte indizio…).
      E’ del resto è l’unica procedura corretta, essendo i database di riferimento entrambi, e quindi si debbono (dovrebbero) ovviamente considerare le citazioni provenienti da entrambi. Essendo tipicamente WoS un sottoinsieme di Scopus, risulta nella maggioranza dei casi che il numero delle citazioni risultanti è il maggiore dei due (ovvero il numero fornito da Scopus).

    • Gab, non e` vero che WoS è un sottoinsieme di SCOPUS. Dipende dal SSD. Se prendo i miei lavori, per esempio degli ultimi 10 anni, WoS mi da un H circa il 20% piùà grande di SCOPUS: e controllando, è perché effettivamente WoS trova più citazioni di SCOPUS.
      Circa l’italiano: io capisco che, articolo per articolo, si prende il massimo delle citazione tra quelle di WoS e quelle di SCOPUS. Poi si sommano questi massimi. Il totale così ottenuto non coincide con il totale delle citazioni che una persona ottiene chiedendo di calcolarlo al software di WoS o di SCOPUS, usando i tools di analisi bibliometrica.

    • ok per il discorso di WoS e Scopus, dipende effettivamente dai settori disciplinari. Per l’altro discorso, cosa vuol dire si prende il massimo…? Si contano tutte le citazioni ricevute da articoli presenti nei due database, ovviamente se la citazione arriva da un articolo presente in entrambi i database, si conta una volta sola. Questo mi pare il solo metodo logico…

  5. Qualcuno mi spiegherebbe di grazia come avrebbe fatto l’Anvur a calcolare questo “insieme unione” di citazioni WOS e SCOPUS in maniera automatica? Sembra anche a me che questo sia il sistema ma ci sto mettendo ore di lavoro per i miei miseri 50 prodotti di ricerca. Come diamine avrebbe fatto l’Anvur a farlo per tutti i docenti nel calcolo delle mediane? Mi domando in quanti siamo sulla soglia dei centesimi rispetto alle citazioni. Certo basterebbe segare via un anno di età accademica e non pensarci più. Anche qui mi domando in quanti lo stiano facendo. Vista la palese ingiustizia del sistema di normalizzazione, la tentazione è veramente forte.
    V.

  6. Sono suscettibile di ammissione (non sono bibliometrico, ma astigmatico). Ho inserito tre pubblicazioni dopo il 15 luglio e le ho indicate nella domanda che ho mandato all’avvicinarsi delle Feriae Augusti. Spero che la mediana non faccia flip-flop e alla fine arrossisca o ingiallisca. Anyway: c’è movimento, brrr, ci si diverte come sulle montagne russe (che in russo si chiamano “amerikansie gorki”, “montagne americane”)… Saluti cordialissimi.

  7. Per i settori bibliometrici:
    Se uno fa fare il lavoro del calcolo a TIS ci impiega meno di 2 minuti ad ottenere i tre parametri, se ha aggiornato la sua pagina su google scholar. Il guaio è che TIS usa Google e l’ANVUR Scopus e Wos. Dicono che basta ridurre i valori ottenuti con TIS del 25% per essere quasi certi di ottenere valori simili a quelli che l’ANVUR otterrebbe dai tuoi dati usando Scopus e Wos. In alternativa se uno fa il calcolo usando solo Scopus ed è sopra i parametri può stare tranquillo poichè l’integrazione con Wos può solo aumentare i parametri ottenuti con scopus. Vale anche il contrario: se uno usa WoS ed è sopra può stare tranquillo.
    Ora il problema nasce se uno è sotto con TIS/Google (usando il 75% del valore ottenuto), se è sotto con scopus o wos presi singolarmente, non gli resta che prendere i singoli valori delle proprie citazioni in Wos e in Scopus fare un file di xcell e applicare le formulette.
    Tutto questo è abbastanza ridicolo, se uno non è maturo, non è maturo anche se gli vengono su indici tre volte quelli richiesti. La commissione sarà suffcientemente forte da non abilitare uno che ha i valori richiesti tripli rispetto a quelli minimi se ritiene che uno non è maturo? Questo è il problema.

    • come si definisce maturo? Il problema che vedo io è che questi giudizi sono estremamente manipolabili per favorire uno rispetto ad un altro. Le commissioni di abilitazione si spera non avranno di questi problemi e che quindi si potranno esprimere su parametri concreti e non su concetti astratti quali appunto la “maturità”.

  8. Chiedevo questo:
    per periodo di congedo cosa si intende di preciso oltre a quelli previsti per legge (maternità, servizio militare e/civile)?
    Un periodo di precariato in cui non si percepiva nessun compenso da Università e magari per sbarcare il lunario si raccoglievano cipolle come può essere interpretato?
    Oppure l’interruzione volontaria di una borsa di studio?

    • @ 1saqquara

      fatti salvi casi veramente eccezionali e dunque “meritevoli”, l’articolo pubblicato sullo Sgurgola Journal non avrà mail lo stesso numero di citazioni dell’articolo su Nature, per una serie di motivi. Se aggiungete l’impact factor della rivista al file di excel che ormai ognuno di noi si è fatto, vedrete che c’è una correlazione altissima tra IF e numero di citazioni. Questo accade perchè l’impact factor non è altro che il numero medio di citazioni ricevuto da tutti gli articoli pubblicati su una rivista ogni anno. L’impact factor è quindi un indicatore di quanto è stato bravo l’editor nel selezionare gli articoli che saranno di maggiore interesse e quindi maggiormente citati. E’ un parametro che è nato per stabilire il prezzo delle pubblicità pubblicate su una rivista, è veramente assurdo utilizzarlo per valutare il lavoro del ricercatore. Lo si è fatto tempo addietro ma poi è stato rapidamente abbandonato in tutto il mondo, a favore delle citazioni. Io sono d’accordo nel sottolineare i limiti che il numero di citazioni sicuramente ha, ma questo non può certo spingere a sostituire questo parametro con uno peggiore. Giusto per fare un esempio, l’IF cambia ogni anno. Come si gestirebbe questo problema?
      Per quanto riguarda il numero di autori, è faccenda delicata. Anche quando l’articolo ha 100 nomi, c’è stato qualcuno che ha dato un contributo maggiore e non sarebbe giusto penalizzarlo. Semmai si sarebbe dovuto mettere un limite minimo (eventualmente anche una mediana) al numero di articoli come primo nome per gli associati e ultimo nome per gli ordinari, escludendo in caso i SSD dove l’ordine alfabetico è la norma. Questo avrebbe in parte evitato l’enorme vantaggio che hanno nel sistema attuale le persone dedite al courtesy authoship, vero cancro di tutto il sistema bibliometrico.
      V.

    • Mi sembra che ci si dimentichi di un’altra distorsione legata alle citazioni e cioè le auto-citazioni. Mettiamo di essere parte di un gruppo di ricerca numeroso e con buone “relazioni” nazionali. Pubblico facilmente sullo sgurgola e poi mi auto-cito a manetta chiedendo ai miei amici di fare altrettanto (cosa che poi garantirò a mia volta). Ora non ho ostacoli di sorta a far uscire il mio lavoro che se invece avessi sottomesso a Nature non sarebbe mai uscito impedendomi così la “fabbricazione” dell’indice.
      L’IF della rivista non è mera pubblicità perchè è un dato consolidato su un’ampia statistica che, certo, oscilla ma non cosi marcatamente. Possibile che per vladimir72 sia proprio la stessa cosa un articolo sullo sgurgola di uno su Nature? Allora, se così fosse perchè mai uno dovrebbe essere stimolato a fare della buona scienza? Tanto poi c’è lo sgurgola che ci salva….giusto?
      Non sarà mica che si creda che l’H index invece viene usato nelle selezioni nei paesi scientificamente civili? Basta darsi una letta ad un recente parere da parte di un prestigioso organismo europeo che si occupa di scienze fisiche: il giudizio tranchant che vladimir72 esprime per l’IF loro, che non sono certo gli ultimi arrivati, lo riservano all’indice H.
      Il courtesy authorship come eufemisticamente si chiama è talmente diffuso da rappresentare quasi una regola soprattutto x alcuni ssd che presentano forti reti nazionali. Ammettiamo che io faccia un lavoro e che per il courtesy authorship devo includere 99 pesrsone; ovviamente ci si aspetta di essere ripagati con pari moneta e quindi di collezionare facilmente in poco tempo un centinaio di firme. Pertanto se semplicemente dividessi per il numero di autori otterrei 1, cioè proprio il lavoro che ho effettivamente fatto. Sono considerazioni di semplice buon senso mentre i parametri citazioni e hc (che tra l’altro non sono indipendenti l’uno dall’altro) configurati così sembrano strampalati e hanno effetti distorsivi (basti pensare alla storia dell’età accademica).

    • Assolutamente no, ho scritto più volte che le auto-citazioni andrebbero escluse ed è assurdo che la procedura non lo preveda. A meno di non avere un gruppo di amici di 1000 persone, tutti molto attivi a pubblicare è virtualmente impossibile che l’articolo su Sgurgola abbia le stesse pubblicazioni di uno su Nature. Uno è stimolato a pubblicare su Nature perchè la rivista ha un alto impact factor e quindi si dà più visibilità al proprio lavoro che verrà citato di più.
      Il courtesy authorship è la regola solo in Italia, da altre parti è considerato scientific fraud. Purtroppo, come ho scritto sopra, è il vero cancro del sistema e bisognerebbe fare di tutto per debellarlo. Io comincerei dal valutare l’indipendenza attraverso il numero di pubblicazioni che una persona ha, senza che sul paper ci sia anche il nome del proprio “maestro”, come si fa nel resto del mondo. I sistemi volti ad evitare “inciuci bibliometrici” esistono ma pare siano stati accuratamente evitati.
      Però ripeto, meglio questo che la commissione presieduta dal membro interno dove vince sempre il candidato locale e ci si vende la seconda idoneità. Sarebbe buona cosa se quelli che protestano contro questo sistema, proponessero anche una soluzione alternativa.
      V.

    • Intanto il sistema delle idoneità non c’è più dal 2010 ma non per questo si era obbligati a usare parametri strampalati definiti dall’anvur che, mi risulta, doveva invece essere un’agenzia per la valutazione del sistema universitario e alla quale, per scelta politica di Gelmini e Profumo (che, come dimostrano i fatti, pari sono perchè perseguono la stessa politica con buona pace del PD) sembra si vogliano attribuire ruoli di progammazione e selezione che invece non le competono. Di proposte in giro ce ne sono a bizzeffe, a partire dalla madre di tutte: l’abolizione dei concorsi e la chiamata diretta come avviene nei paesi civili.
      Questa delle mediane strampalate è una buffonata perchè verrà propagandata come una selezione basata sul merito mentre invece. per chi è addentro ai meccanismi risulta chiaro che deriva da una scelta precisa di favorire le solite cordate con la scelta di parametri e fattori di normalizzazione ad hoc (come dimostrano i miei contributi precedenti e come in fondo ammette anche vladimir72).
      Le pastette che prima si facevano in sede di commissione ora si sono fatte prima in sede di definizione dei parametri.
      Chiuderei qui non senza invitare Vladimir a controllare quanti articoli pubblicati su Nature o Science negli ultimi 10 anni hanno 0 (dico zero) citazioni. Per Vladimir non valgono niente perchè magari sono anche lavori eccezionali ma su argomenti non di moda. Infine un commento sulla courtesy: anche qui c’è un’ampia zona grigia in cui il courtesy non è proprio una frode ma altera lo stesso la proprietà intellettuale come accade ai grossi gruppi di ricerca i cui componenti firmano sempre tutti i lavori prodotti all’interno del gruppo. La verità è che i fattori di normalizzazione definiti sul concetto di proprietà del contributo al lavoro non sono stati voluti proprio da alcuni ambienti scientifici in cui quella descritta è pratica comune e ciò altera in modo esiziale la procedura di valutazione: è come dire che basta una firma per vedersi attribuito tutto il merito di un lavoro magari fatto da un altro. Ancora buon senso.

  9. Ciao a tutti. Mi sono iscritta al forum solo adesso, ma vi seguo da tempo e vi ringrazio per le utili informazioni che ho raccolto. Vorrei pero’ sottoporvi un caso (il mio) in quanto puo’ dare un’idea di ciò che questo pastrocchio sta creando.
    Sono un PA di un SSD appartenente al non bibliometrico. Il mio SSD, tra i non bibliometrici, è forse il settore piu’ “scientifico”. Sin dal dottorato, quelli che considero i miei Maestri, mi hanno inculcato che è necessario pubblicare su riviste internazionali di buon livello. A parte qualche saggio in italiano pubblicato su libro (ad invito) e mai considerato da me importante, ho sempre cercato di pubblicare su riviste internazioanli di buon livello. Ovviamente, il numero delle pubblicazioni non è elevatissimmo, anche a motivo di un periodo in cui sono stata comandata presso un’istituzione pubblica. Ad essere sincera, non mi sento “matura” per il concorso da ordinario e, ante riforma, non avrei mai pensato di partecipare ad un concorso di I fascia, anche locale. Avrei preferito attendere qualche anno e qualche altra buona pubblicazione. Il punto è che, tenendo conto della normalizzazione e dei contributi di cui sopra, supero due mediane su tre.
    Dai contatti che ho avuto, molti appartenenti al mio SSD le superano perchè, per l’appunto, noi del settore siamo favoriti dall’essere tra i piu’ “scientifici” in un settore non bibliometrico (niente pasticci con l’h-factor).
    Come se non bastasse, se facessi domanda potrei essere valutata anche da qualcuno di quei vecchi baroni dai quali pensavamo di esserci liberati una volta per tutte. Mi riferisco a quegli ordinari anziani che hanno fatto il male dell’Università, che non hanno mai pubblicato in vita loro su riviste internazionali, ecc. Certo, magari in 10 anni hanno pubblicato solo un libro didattico(mediana libri=0). Insomma, mi sembra che le mediane “mobili” non abbiano cambiato assolutamente nulla in quanto tutte le resposabilità ricadranno sui componenti le commissioni dei concorsi (pochi!!!!)locali. Commissioni che potrebbero essere ancora costituite da elementi che hanno avuto semaforo verde solo per un libro scritto in 10 anni. Ovviamente, l’ANVUR dovrà spiegare le proprietà di una mediana nulla!!!!!

    • @diana:
      L’Artefice ha escogitato tutto questo per aver un sacco di abilitati: “Todos Caballeros”. All fine a livello locale vinceranno i soliti potentati, magari facendo ancora più porcate di prima, in modo legale. Potranno scrivere sui verbali: “il candidato x è una capra, ma ha l’abilitazione e l’abbiamo scelto come PA/PO. L’abilatazione del candidato x, vale esattamente come quella del candidato y che è quasi un Nobel, ma noi vogliamo una capra”. Inattaccabile!
      La conosci la storia di “Todos Caballeros”? E’ una divertente storiella nata da “esigenze fisiologiche” che si esplicano tutte le mattine. Una storia come questa, insomma. Una storia di m … meritocrazia.

  10. @vladimir72:
    premesso che le fatidiche mediane le supero ampiamente tutte e tre; maturo è per PA: chi ha almeno il 90% dei 12-16 lavori richiesti come primo nome o quantomeno ha un filone in cui ha un riconosciuto ruolo a livello internazionale, collaborazioni con gruppi esteri (ma non solo tutti lavori con nomi di stranieri che puzza un pò), capacità di attrarre fondi, lavori accompagnati da editoriali, inviti a tenere conferenze, premi per la ricerca etc. Tutte cose che mi sembrano richieste dalla domanda, tranne la prima.
    Per un PO, avere l’ultimo nome in almeno il 90% dei 20 lavori richiesti, essere membro di editorial board, avere inviti a tenere relazioni anche all’estero, dimostrare capacità di attrarre fondi, capacità di dirigire un gruppo in modo autonomo, avere avuto fellowship, visting scientist etc…
    Se poi uno supera tutti gli indici, ma ha il nome in mezzo ad una lunga lista, è stato all’estero dove ha pubblicato bene, ma tornato in Italia non riesce più a pubblicare, o magari ha dei fondi, ma dietro ha un boss con gli attributi, questo non è maturo.
    Ti sembra che possa andare?

    • Assolutamente no, perchè tu ora stai descrivendo criteri sensati in senso assoluto ma molto poco pertinenti alla situazione contingente. Nel caso numero due che descrivi, quello col boss con gli attributi sarà più probabile che un commissario possa scrivere: “pur avendo pubblicato un solo lavoro su una rivista a diffusione nazionale, il contenuto è assai originale e di grande impatto nell’area di ricerca d’interesse del candidato, che viene pertanto reputato maturo”.
      Questo è quello che è sempre successo fino ad oggi (almeno nella mia area, a leggere i commenti pare che la maggior parte delle atre siano state esenti da questi fenomeni). Scusate ma, pur con tutti i difetti, sono di gran lunga meglio le mediane.
      V.

  11. Vergognosamente quasi tutti gli aspiranti commissari per i ettori non bibliometrici hanno avuto semaforo verde vista l’interpretazione vergognosa dell’Anvur che ha concesso il lascia passare a chi ha 1 solo indicatore su 3 sopra mediana.
    Scandaloso.

    • Tutto cambia….nulla cambia!!!!
      Adesso i nostri bravi commissari potranno fare, esattamente come prima, le schifezze piu’ indifendibili con la maggiore protezione offertagli dallo scudo dell’abilitazione nazionale. E’ vergognoso!!!!!

    • Io capisco benissimo e sono anche consapevole dei limiti di cui parlate. Mi domando però quale sia l’alternativa. E’ intuile scandalizzarsi che “e’ vergognoso” senza proporre nulla. Vi faccio inoltre notare che c’è probabilmente una differenza sostanziale fra i settori bibliometrici e non bibliometrici. Già questa di per se è un’anomalia; in ogni caso, nei settori bibliometrici gli indicatori sono piuttosto alti e, anche se i commissari potranno ovviamente fare schifezze, almeno non potranno coinvolgere le peggiori capre, dovranno comunque scegliere fra un pool di candidati con buoni indicatori bibliometrici. Già questo è un passo avanti rispetto al passato.
      Come qualcuno ha scritto sopra, pare che la maggior parte di noi siano d’accordo a rimuovere completamente i concorsi e utlizzare un sistema a chiamata diretta con responsabilità di chi sceglie e severe verifiche ex-post. Il problema però è che in Italia c’è sempre un certo numero di persone che si alza in piedi a questo tipo di proposte invocando, a mio parere sbagliando, il concorso come migliore sistema di selezione. A questo punto, se concorso deve essere, meglio utilizzare almeno qualche indicatore oggettivo.
      V.

    • Si infatti questi sono molto oggettivi. L’età accademica per esempio è stata considerata con molta oggettività per mediane e candidati. Se un settore ha mediane molto alte ci sta che non abbia molte capre al suo interno. In questi settori è più facile fare danni che cose buone con questi numeri.

    • “Mi domando però quale sia l’alternativa.”

      Quando ci si rende conto che il sistema di reclutamento proposto da ANVUR non ha basi scientifiche e non è applicato in nessun paese del mondo, è immediato capire che per trovare alternative più sensate c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per chi vuole un’alternativa specifica, rimando a quanto scritto da Alberto Baccini: https://www.roars.it/online/?p=10504#comment-1586).

      “gli indicatori sono piuttosto alti e, anche se i commissari potranno ovviamente fare schifezze, almeno non potranno coinvolgere le peggiori capre”

      Un elementare principio etico (e anche di lungimiranza per garantire il futuro sviluppo della ricerca) richiede di non costruire regole automatiche che creano danni non rimediabili a chi lavora bene e seriamente in campi penalizzati dalle poco scientifiche soglie ANVUR. L’idea di colpire nel mucchio non ha basi scientifiche e crea danni agli individui e anche al futuro della ricerca italiana. C’è un largo consenso internazionale nel ritenere pericolosi i criteri bibliometrici automatici perché incentivano comportamenti opportunistici e distorcono la scelta dei temi di ricerca in modo anche grave. Non è il caso di ingurgitare pozioni bibliometriche miracolose confezionate da guaritori maldestri, ignorando l’evidenza scientifica e le migliori prassi internazionali. Per farmi curare vado dal medico, non dal venditore di elisir miracolosi.

    • a me invece risulta chwe anvur – nell’ambito dei semafori – sta dando l’interpretazione per cui serve raggiungere tutti gli indicatori, salvo superarli in uno solo dei tre (o due che siano)… e abbiamo parecchi rossi…

    • “a me risulta che anvur..”: ha ricevuto una risposta in tal senso da anvur? Perchè a me risultano dei rossi in area 12 per soggetti che indubitabilmente superano tutte e due le mediane (la terza, notoriamente, al momento manca).

  12. @Thor
    tutta l’area 6 ha mediane decisamente alte. Ti assicuro che di capre al suo interno ce ne sono eccome. Soprattutto ce ne sono (erano) tante ai blocchi di partenza, pronte ad essere cooptate con le solite logiche. Adesso sono tagliate fuori.

    @Giuseppe De Nicolao
    mi sembra di capire che la posizione di ROARS fosse di utilizzare indicatori stabiliti dal CUN, basati sull’evidenza, anzichè le mediane. Io sono d’accordo che questo sarebbe stato un metodo migliore della mediana dal punto di vista metodologico. Allo stesso tempo però credo che gli “esclusi” avrebbero sollevato un vespaio in ogni caso, anzi di più perchè i valori sarebbero stato vissuti come arbitrari. Anche se non sanciti dalla legge, i sistemi bibliometrici automatici sono de facto in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo (nelle aree bibliometriche!). Bisogna poi lasciare spazio alle eccezioni che confermano la regola e mi pare che anche la legge italiana consenta di fare questo.
    Non esiste un meccanismo di selezione perfetto che taglia esattamente sul limite tra il meritevole e il non meritevole, è inutile illudersi su questo. La domanda è: siamo disposti ad accettare un meccanismo di selezione, e quindi a metterci in gioco con il rischio di essere esclusi, oppure preferiamo che non ci sia nessun tipo di selezione, fatto salvo poi lamentarsi che non esiste “meritocrazia”, qualunque cosa questa parola significhi? La mia impressione è che in Italia, per ragioni diverse, si sia sempre scelta la seconda strada. A prescindere dal metodo, ora si sta tentando di scegliere la prima e questo crea reazioni forti, alcune giustificate, altre no.
    Un saluto,
    V.

    • Io credo che, se fosse necessario introdurre indicatori quantitativi, l’uso di soglie non “dinamiche” (tipo mediane ANVUR) ma “statiche” (tipo buona parte degli indicatori CUN) fosse una necessità dettata dal buon senso, prima ancora che dalla scienza bibliometrica. Va anche detto che gli sviluppi recenti stanno dimostrando che il problema di assegnare soglie fisse per settori concorsuali anche eterogenei al loro interno è più impestato di quanto io immaginassi un anno fa. Fprse sarebbe introdurre degli indici di “attività scientifica” di facile gestione con lo scopo di distinguere chi negli ultimi n anni (n = 5?) è scientificamente inattivo da chi è attivo, limitando l’accesso alle commissioni a chi è scientificamente attivo.

      “i sistemi bibliometrici automatici sono de facto in vigore nella maggior parte dei paesi del mondo (nelle aree bibliometriche!)”

      Anche se fosse vero, la differenza tra “de facto” e “de iure” è comunque abissale. Credo comunque che il “de facto” significhi che la valutazione bibliometrica entra nel giudizio dei candidati ma non in maniera automatica. Io sono il primo a ritenere utili gli indicatori bibliometrici per analizzare meglio la produzione scientifica dei candidati. Sapere se sono citati, quanto e da chi è un’informazione preziosa anche per correggere eventuali pregiudizi nei confronti di ricerche che il commissario non comprende appieno. E tuttavia, da questa analisi può anche emergere che il candidato pubblica molto in collaborazione senza essere l’autore principale, che i temi di ricerca sono ad alta intensità di citazioni (perché di moda per esempio) e che c’è un network di gruppi che si citano tra di loro in modo autoreferenziale. E potrei anche capire che un candidato (che pubblica da solo o con pochi coautori) ha ricevuto citazioni “di peso” ed è più maturo, a dispetto di un h-index più basso.

      Non me la sento di chiamare “meritocrazia” un sistema di criteri che favorisce i gruppi numerosi che sfornano molti lavori in collaborazione in settori ad alta intensità di citazioni. È una variante su larga scala della commissione di concorso che finge di usare indicatori oggettivi che però sono stati calibrati a favore del candidato “prescelto”. Il problema è che, mentre quella commissione fa danno in un singolo settore, la variante su larga scala danneggia in un colpo solo tutta l’accademia. Tra i danni, va annoverato anche l’effetto diseducativo di deresponsabilizzazione collettiva (ci mettiamo tutti a collezionare coauthorships e citazioni “di cortesi”, ma ci sentiamo la coscienza a posto perché ci muoviamo entro le “regole del gioco”).

      L’alternativa (come sempre) non è tra una soluzione sbagliata ed il nulla (o la malversazione assoluta). L’alternativa è tra soluzioni più o meno scientifiche ed in linea con le pratiche internazionali. Le bacchette e le pozioni magiche non esistono.

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