Sono tante, sono pazze. Un’altra cinquantina di svarioni nella lista dellle riviste “scientifiche” certificate dall’ANVUR. Sesso  alla patria,  smart drugs e seminari ecclesiastici (senza scordare le stalle da latte). È questa la “meritoria opera di sfrondamento” rivendicata dall’ANVUR?  La costosa agenzia su chi scaricherà la colpa questa volta? E la storia non è finita …

[Link all’episodio 1 della trilogia]

Antonio Banfi e Giuseppe De Nicolao

Con il documento datato 5 ottobre 2012, il Consiglio direttivo di ANVUR ha inteso fornire chiarimenti su “la classificazione delle riviste nell’ambito dell’abilitazione nazionale“. Roars ha già pubblicato alcune osservazioni preliminari che ne evidenziano  debolezze logiche e metodologiche. In questo articolo, corredato di una lunga appendice, vorremmo concentrarci sulla questione delle liste di riviste scientifiche.

Ricordiamo che il D.M. 76/2012 prevede che la seconda e la terza mediana per i settori “non bibliometrici”, siano rispettivamente calcolate in base al

  1. numero di pubblicazioni su “riviste scientifiche”;
  2. numero di pubblicazioni su “riviste di eccellenza”, per le quali si assume il postulato secondo cui qualsiasi prodotto collocato in un buon contenitore è necessariamente buono.

Non intendiamo qui affrontare il punto 2. Ci limitiamo a ricordare come esista un’ampia letteratura scientifica internazionale che mette in guardia dal classificare le riviste in diverse fasce, in particolare ai fini del reclutamento. Le considerazioni relative al punto 1 sono invece del tutto diverse, dato che può essere certamente utile compilare elenchi di riviste scientifiche, sulla scia, ad esempio, di quanto fatto con LATINDEX.  Infatti, un elenco completo e affidabile di sedi caratterizzate da requisiti minimi di scientificità costituirebbe  un utile strumento di monitoraggio e valutazione. Non da ultimo, disporre di criteri oggettivi per riconoscere e quantificare la produzione scientifica dei docenti sarebbe utile anche al fine di elaborare filtri per il reclutamento.

Riguardo al punto 1, l’ANVUR, seppure con settimane di ritardo rispetto alla pubblicazione delle mediane che presupponevano l’esistenza di tali liste, ha pubblicato gli elenchi di riviste scientifiche per i settori “non bibliometrici”. Vale la pena ricordare i criteri che la stessa Agenzia afferma di essersi data per la compilazione degli elenchi.

Scientificità: per molte ma non per tutte

Secondo l’ANVUR, perché una rivista sia ritenuta scientifica occorre che sia “presente uno o più dei seguenti elementi” (documento di accompagnamento alle mediane non bibliometriche, § 3.1):

  • la descrizione della rivista o la politica editoriale prevedono esplicitamente il riferimento alla natura scientifica e alla pubblicazione di risultati originali
  • esiste un comitato scientifico della rivista – il comitato editoriale ha una composizione in cui la componente accademica è rilevante e/o il direttore della rivista ha affiliazione accademica
  • viene menzionata una procedura di revisione dei manoscritti
  • la rivista è indicizzata nei principali repertori nazionali e internazionali di riviste delle aree umanistiche e sociali
  • l’ispezione di indici della rivista e/o di esempi di articolo confermano che si tratti, per dimensione e struttura del testo, di contributi scientifici.

[NdR le parti in rosso sono volutamente evidenziate poiché forniscono una eccellente chiave di lettura di quanto segue]

Forse anche per evitare interpretazioni troppo accondiscendenti, l’Agenzia ha preferito specificare alcune tipologie destinate all’esclusione:

Riassumendo, sulla base dei diversi criteri sopra descritti sono stati in linea di massima esclusi:

  • quotidiani, settimanali
  • periodici di cultura, politica, attualità, costume, 
  • periodici di recensioni, 
  • riviste di divulgazione scientifica,
  • riviste di taglio esclusivamente professionale e di aggiornamento, 
  • riviste di associazioni di categoria, ordini e associazioni professionali, enti pubblici nazionali e locali, istituzioni pubbliche non scientifiche di varia natura,
  • riviste espressione di formazioni politiche, sindacali, religiose, 
  • “house organ” aziendali – bollettini, newsletter,
  • riviste promozionali, pubblicazioni non dotate di periodicità regolare o infra-annuale (Annali, Atti di accademie, Conferenze),
  • pubblicazioni ad accesso non aperto e senza cessione dei diritti di autore (“working papers“).

[NdR le parti in rosso sono volutamente evidenziate poiché forniscono una eccellente chiave di lettura di quanto segue]

Duole ricordare che nei suoi documenti l’Agenzia ha fatto ricorso a ritrattazioni, maldestre scuse, ammissioni di incapacità e così via. Non stupisce quindi che  i criteri dell’Agenzia siano stati preventivamente resi derogabili con la locuzione “in linea di massima“.

“Riviste pazze”: riassunto dell’episodio 1

Il 21 settembre scorso fa abbiamo mostrato che fra le riviste “in linea di massima” scientifiche, l’ANVUR aveva incluso riviste che nulla avevano di scientifico: da Airone a yacht Capital e da Suinicoltura al Mattino di Padova (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle). L’anomalia era talmente evidente da destare sospetti riguardo a possibili “aiuti” nei confronti di aspiranti commissari oppure di candidati che potevano superare le mediane solo etichettando come scientifiche delle pubblicazioni che nulla avevano di scientfico.

È bene prendere le distanze dal qualunquismo di chi scandalizza perché un docente universitario scrive su Suinicoltura. Trasmettere conoscenze e riflessioni attraverso la stampa divulgativa – o anche attraverso i quotidiani – rientra pienamente tra le possibili missioni di un universitario ed è giusto che ne rimanga traccia negli archivi istituzionali. Colleghi avveduti hanno ricordato come su Penthouse, molto tempo fa, siano apparsi scritti di autori illustri. Tuttavia, si tratta di attività che, per quanto meritorie, sono distinte dalla ricerca scientifica e, tipicamente, si servono di sedi di pubblicazione rivolte ad un pubblico più vasto di quello degli scienziati. Se si decide di procedere alla redazione di una lista di riviste scientifiche, il punto qualificante è proprio distinguere tra sedi scientifiche e sedi che non soddisfano i requisiti di scientificità.

Soprattutto se si è un’Agenzia nazionale di valutazione.

In effetti, i criteri di scientificità che l’ANVUR  si era data stanno a dimostrare che l’Agenzia era ben consapevole che non si trattava di realizzare un semplice censimento delle sedi in cui hanno pubblicato i docenti italiani.

Ma l’obiettivo è stato mancato: le liste delle riviste scientifiche si sono rivelate al di sotto di ogni standard qualitativo. In altre nazioni, le anomalie riscontrate da Roars e poi rilanciate dalla stampa, sarebbero bastate a provocare le dimissioni del consiglio direttivo dell’Agenzia per manifesta incapacità – per non volere pensare peggio riguardo a possibili favoritismi. Tanto più che le “riviste pazze” sono solo l’ultimo episodio di una serie  di errori grossolani che non hanno risparmiato nemmeno i fondamenti dell’aritmetica, come nel caso delle divisioni per zero e delle “frazioni superiori“.

Ma l’Agenzia, anziché chiedere scusa o spiegare per quale motivo i compiti assegnati sono stati così malamente eseguiti, risponde con alcuni “chiarimenti” miranti a scaricare all’esterno ogni responsabilità e a denigrare i soggetti valutati.

Sfrondami ma di scienza saziami!

Paradossalmente, l’ANVUR si vanta di aver compiuto “una difficile e meritoria opera di sfrondamento“. A dire il vero, non sembra che tale opera sia stata compiuta fino in fondo. Anzi, come mostreremo, non è nemmeno  iniziata seriamente.

Vediamo perché.

1. L’ANVUR afferma di aver “sfrondato” dal novero delle sedi su cui hanno pubblicato i docenti italiani ben 3.133 riviste. In qualsiasi paese normale, l’Agenzia pubblicherebbe questa lista di riviste non scientifiche, in modo da rendere trasparente il suo operato e consentire di verificare che non vi siano state esclusioni ad hoc.

2. Le liste di riviste contengono errori marchiani: la stessa rivista appare più volte a seconda della grafia più o meno corretta, del titolo (accento grave o acuto, presenza o meno di cediglia e così via). Ecco qualche esempio tratto dall’area 11:

 

3. Nelle liste, le riviste, salvo rarissimi casi, sono prive di codice  ISSN. Il codice ISSN serve a identificare univocamente una sede editoriale. Invece l’Agenzia, quasi non fosse conscia di essere un’agenzia di valutazione, omette sistematicamente il codice ISSN dimenticando (o ignorando) i requisiti minimi per la redazione di una lista di riviste. Con il risultato che in presenza di riviste omonime prive di ISSN (e ce ne sono parecchie) esse risultino tutte scientifiche per l’area considerata: più sotto il paziente lettore potrà trovare qualche esempio significativo.

4. L’ANVUR afferma che

l’eliminazione dal novero delle riviste di un numero così elevato di pubblicazioni non scientifiche (circa il 20% del totale) costituisca un significativo passo avanti nella direzione di evitare per il futuro che i siti docenti, su cui molti atenei si basano per la distribuzione interna di fondi di ricerca , siano infarciti di pubblicazioni che nulla hanno di scientifico.

Delle due l’una:

  • l’Agenzia non sa fare il proprio mestiere
  • l’Agenzia sta cercando di coprirsi le spalle scaricando sui valutati le proprie responsabilità.

Vediamo perché.

Sito infarcito? L’ANVUR ti segna a dito!

a) Sfrondare cosa? Articoli o riviste? Con che regole?
ANVUR parla di uno sfrondamento di pubblicazioni non scientifiche. E’ probabile che gli scritti comparsi su Yacht Capital o su Suinicultura, riviste peraltro ritenute scientifiche da ANVUR non abbiano nulla di scientifico. Ma non è certo. In qualsiasi sede, eventualmente anche nella collezione delle ricette di Nonna Papera, potrebbe miracolosamente apparire un lavoro di livello scientifico. Per decidere se sia o meno così, tocca leggere i singoli lavori. Il punto è che, se si vuole correttamente separare le sedi di pubblicazione (non le “pubblicazioni”) scientifiche da quelle non scientifiche occorre darsi regole precise e verificabili e attenersi ad esse. Il che non è stato.

b) L’ANVUR-comandamento: non infarcirai il sito docente tuo
ANVUR incolpa i soggetti valutati di essere responsabili di aver “infarcito” i siti docente di pubblicazioni non scientifiche. Non sappiamo se il termine “infarcire” si addica ad un Agenzia di valutazione. La questione, però, non è solo lessicale. ANVUR sa o dovrebbe sapere che le pagine personali CINECA sono pagine personali, non un’anagrafe della ricerca. Potrebbe anche sapere che alcuni atenei hanno raccomandato agli strutturati di inserire tutti i loro scritti sulla pagina CINECA. Il che è perfettamente ragionevole: infatti è del tutto sensato che un docente voglia tenere traccia di tutta la sua produzione – scientifica o meno – sulla sua pagina personale. Inoltre, è del tutto ragionevole che gli atenei vogliano monitorare anche prodotti divulgativi o che impattano sulla stampa. In proposito si parla di terza missione, tanto che si è detto che un articolo di giornale di un premio Nobel può essere molto più influential di un suo paper scientifico. Si tratta di considerazioni largamente condivise che dovrebbero essere ben note ad un’agenzia di valutazione come l’ANVUR, le cui argomentazioni sembrano condizionate dallo sforzo di imbastire una maldestra autodifesa.

Un’autodifesa tanto più maldestra quanto più contraddetta dalle precedenti dichiarazioni dell’ANVUR. Citiamo due casi in particolare. In primo luogo, l’ANVUR è sempre stata consapevole che il sito docente CINECA non è un’anagrafe nazionale della ricerca, al punto da usare questo argomento come scusa per le difficoltà incontrate nel calcolo delle mediane, scaricando la responsabilità (è un’abitudine, evidentemente) sui ministri Gelmini e Profumo che non avevano dato ascolto ai suoi appelli:

Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.

Pertanto, nel momento in cui l’ANVUR si apprestava a certificare la scientificità delle riviste sapeva perfettamente che gli elenchi forniti dal CINECA richiedevano uno scrupoloso esame. In secondo luogo, a fronte di questa consapevolezza, desta perplessità che nelle aree 8, 11 e 13

Le decisioni di inserimento nella lista delle riviste scientifiche sono state prese all’unanimità.
Relazioni finali dei gruppi di lavoro 8, 11, 13

L’ANVUR, che per sua stessa ammissione sapeva di dover esercitare la massima attenzione, ha approvato all’unanimità liste di riviste che contenevano svarioni evidenti anche ad un profano. Semplice negligenza? Oppure il tentativo di favorire commissari e candidati che avevano poche pubblicazioni autenticamente scientifiche e la cui “salvezza” imponeva di “infarcire” le liste con quotidiani, riviste patinate, bollettini di associazioni professionali , ecclesiali, di volontariato e così via?

In ogni caso, ANVUR cerca di ricacciare in secondo piano la questione centrale: è l’Agenzia che si è fatta carico di produrre liste di riviste scientifiche con l’ausilio dei Gruppi di Lavoro e delle Società Scientifiche.

Ed è l’Agenzia che ha prodotto e pubblicato liste “infarcite di errori”.

L’Agenzia ha pubblicato liste inadeguate, asserendo poi che non era colpa sua ma che la responsabilità ricadeva su chi aveva scritto in sedi non qualificate.  In tal modo, l’ANVUR non solo ha sprofondato nel ridicolo le procedure di abilitazione scientifica, ma ha anche delegittimato se stessa mettendo in atto un maldestro tentativo di screditamento dei soggetti sottoposti alla sua valutazione. Le giustificazioni dell’ANVUR richiamano alla memoria l’increscioso bollettino di guerra n. 887:

La sera del 27 ottobre [1917 NdR], dopo aver raggiunto Treviso, Cadorna emise il bollettino di guerra con il quale imputava la sconfitta alla “mancata resistenza di reparti della 2ª Armata, vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico”. Così facendo egli addossava alla truppa la responsabilità della rotta di Caporetto e non invece a manchevolezze ed errori del suo Comando. (http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Caporetto)

c) L’ambigua natura scientifica del suino
Graziosamente, l’Agenzia si è “assunta la responsabilità” di aver inserito fra le riviste scientifiche due quotidiani (Il Mattino di Padova e Il Sole 24 Ore). Per gli altri casi sollevati su queste pagine, afferma che “la natura scientifica non può in realtà essere esclusa con certezza”. Non è così: la natura non scientifica della pubblicazione può essere esclusa con certezza per tutte le pubblicazioni che noi abbiamo segnalato. Semmai non si può escludere che in una sede non scientifica sia apparso un contributo di levatura scientifica: improbabile ma non impossibile. ANVUR asserisce che la natura scientifica di pubblicazioni come Suinicultura deriva dalla segnalazione di Società Scientifiche o esperti dei Gruppi di Lavoro. Begli esperti, non c’è che dire.

d) Un encomiabile scrupolo: ma la lista rimane infarcita di errori
L’Agenzia afferma che 20 sedi potenzialmente non scientifiche pesano fra lo 0.15% e lo 0.12% e che la loro rimozione non altererebbe le mediane. Un calcolo fatto per “scrupolo“: davvero encomiabile.

Per puro scrupolo, abbiamo fatto qualche ulteriore verifica e desideriamo sottoporre all’Agenzia, una nuova lista di “riviste pazze” (ma pur sempre “scientifiche” secondo l’ANVUR) un po’ più ampia della precedente: sono più di cinquanta. Si badi: noi non vogliamo sostituirci ad ANVUR. Preghiamo quindi l’Agenzia di non considerare esauriente la lista più sotto presentata (così come quella che apparirà nella prossima puntata). Non è il nostro mestiere: vogliamo solo offrire uno spunto di riflessione e qualche sassolino da seguire, un po’ come nella storia di Pollicino.

Precisiamo che questa seconda cernita ha richiesto circa 4 ore-uomo, senza avere accesso né al database CINECA né alle basi dati specializzate. Siamo convinti che un’analisi più approfondita e rigorosa, condotta con i mezzi di cui  dispone l’ANVUR, dimostrerebbe che le “riviste pazze” (ma “scientifiche” secondo l’ANVUR) sono sufficientemente numerose da aver alterato significativamente le mediane.

Altro che limitarsi “per scrupolo” a verificare il calcolo delle mediane: di fronte ad errori così marchiani è necessario rifare da zero il censimento delle riviste scientifiche che, quanto più lo si guarda da vicino, tanto più fa acqua da tutte le parti.

Un sussulto di dignità

Prima di procedere all’elenco delle perle della scientificità anvuriana, vogliamo aggiungere un’amara considerazione: grazie all’ANVUR, le Abilitazioni nazionali, concepite con intenti meritocratici, sembrano sempre più una farsa, che ha poco o nulla a che fare con il merito. È chiaro a tutti che la procedura, se mai arriverà in porto,  sarà assai poco selettiva, proprio a causa dei suoi difetti strutturali. Con il risultato di demandare tutto a concorsi locali che saranno gestiti in modo molto più opaco e discrezionale dei precedenti, addirittura con regole variabili da ateneo ad ateneo. Un bel risultato per chi voleva promuovere il merito, non c’è che dire. Si poteva almeno risparmiare qualche milione di euro ed evitare questa farsa degradante.

Ci sia consentito, da ultimo, un suggerimento: esiste un modo onorevole per uscirne. Sono le dimissioni.

Dimissioni dei Gruppi di Lavoro, a causa delle liste malfatte che hanno prodotto.

Ma anche dimissioni del consiglio direttivo ANVUR, non solo per l’incapacità di guidare le procedure e di vigilare sulla loro conduzione, ma anche per il maldestro tentativo di scaricare le proprie responsabilità soffiando sul fuoco del qualunquismo antiaccademico. In tempi di “spending review” questa sì che sarebbe una “meritoria opera di sfrondamento”.

 

 ANCORA RIVISTE “SCIENTIFICHE”

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Area 08 (Ing. Civile e Architettura)
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1. Imprese Edili

E’ sicuramente la rivista più diffusa del settore in Italia. Inoltre, attraverso l’apposito espositore presente in centinaia di magazzini e dealer in tutta Italia, la rivista viene distribuita gratuitamente ogni mese a migliaia di impresari e artigiani. Con il suo comodo e originale formato tabloid, con i suoi interessanti argomenti di attualità che non trascurano argomenti di basilare importanza come la sicurezza nei cantieri e i dossier – prodotti realizzati con un taglio specifico per le imprese, Imprese si è conquistata grande attenzione e considerazione fra gli operatori. La rivista è arricchita da interessanti e utili rubriche come quelle dedicate all’amianto, al restauro e al recupero, al fisco per le imprese, al mercato del lavoro. Anche su Imprese in ogni numero, viene proposta un’ampia rassegna di notizie sulle principali fiere del settore e sui prodotti novità.  Se ti abboni subito in regalo un taccuino speciale per raccogliere i tuoi pensieri!”


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Area 10 (Sc. dell’antichità, filologico-letterarie
e storico-artistiche)
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2. Alta Padovana.

La rivista “Alta Padovana – Storia, cultura, società”, si propone di far conoscere il patrimonio del territorio, attraverso l’approfondimento di tematiche culturali.

 

3. Andersen-Il Mondo dell’Infanzia

è il più noto e diffuso mensile di informazione sui libri per ragazzi. Esempio unico in Europa di rivista indipendente non legata direttamente ad un particolare ente pubblico o privato, Andersen è sempre stato caratterizzato dalla possibilità di esprimere liberamente giudizi e opinioni. Un’imparzialità che ha conquistato la fiducia di lettori e interlocutori.”

 

4. Annuario del Liceo di Rovereto.

(completo di classi, allievi e foto di gruppo)

 

5.  ARTEDOSSIER

La rivista, che offre l’esclusiva formula rivista + dossier, racconta l’arte del passato e introduce le mostre del momento, propone chiavi di lettura su movimenti e protagonisti dell’arte. Il dossier, da collezionare, è una preziosa monografia dedicata ai grandi maestri. In più, 100 mostre, una guida alle migliori mostre in Italia e nel mondo.”

 

6. CINEFORUM

Rivista mensile di cultura cinematografica, edita dalla Federazione Italiana Cineforum Rivista associata all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana

 

7. COLLANA (sic!) “Matteo Ripa”

Effettivamente è proprio una collana e non una rivista.

 

8. CREDERE OGGI

Da 31 anni CredereOggi è al servizio della divulgazione teologica come bimestrale per l’orientamento e l’aggiornamento di quanti, tra i laici, i religiosi e i sacerdoti,sono interessati alla teologia, in particolare gli studenti e i professori attenti all’apertura interdisciplinare: fede e cultura.”

9. DARWIN

Periodico bimestrale divulgativo venduto in edicola, cessato.

 

10. DELITTI DI CARTA

Arriva in libreria il terzo numero di Delitti di carta, la rivista italiana interamente dedicata al giallo Esce in libreria la rivista Delitti di Carta — Quaderni gialli di racconti, studi, storie e cronistorie a cura di Renzo Cremante e Loriano Macchiavelli e stampata dalla Libreria dell’Orso edizioni (euro 12).”

 

11. Didatticamente

RIVISTA MENSILE DI AGGIORNAMENTO E DIDATTICA PER LA SCUOLA SECONDARIA DI I° GRADO

 

12. I martedì : “Proporre, riflettere, commentare”

Il sottotitolo de I Martedì qualifica immediatamente il profilo culturale che caratterizza questo mensile, nato nel 1975 intorno alle attività del Centro San Domenico e del suo instancabile fondatore e animatore, fra Michele Casali o.p. Nella veste attuale, ciascun numero della rivista si apre con un ampio dossier: l’attualità suggerisce il tema; la redazione, con l’apporto di qualificati esperti, elabora un percorso di approfondimento.  Lo sforzo è quello di cogliere alcuni dati trascurati dall’informazione di massa e di indicare prospettive di analisi e interpretazione, sulla base di un approccio culturale cristianamente ispirato. Non è diverso il taglio degli articoli della seconda parte, dedicati alla letteratura, alle arti figurative, alla musica, al mondo della scuola, alla vita della Chiesa. Si ripete anche qui lo sforzo di segnalare eventi, figure o questioni che sfuggono all’attenzione dei mass-media, o di presentarli sotto una luce inconsueta. In chiusura, la rubrica “Quella sera a San Domenico” si propone di rilanciare creativamente alcuni dei contenuti proposti nelle periodiche e sempre affollate serate culturali da cui la rivista prese il nome.”

                                              

13. La Regione Abruzzo

Edita dall’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale d’Abruzzo. Totalmente irreperibile online.

14. Le valli dei cavalieri.

Rivista” ignota, irreperibile.

15. Wired

www.wired.it

 

16. PADOVA E IL SUO TERRITORIO

Venticinque anni di attività e l’inaugurazione di una nuova sede, in via Arco Valaresso 32, per l’Associazione “Padova e il suo territorio”, che realizza l’omonima rivista di storia, arte, cultura, come ha ricordato il presidente Vincenzo Stefani. La prima parte della cerimonia si è tenuta nella sala del Guariento dell’Accademia Galileiana, con riflessioni da parte del presidente Oddone Longo, che è anche codirettore della rivista insieme a Giorgio Ronconi. Alla presenza di Antonio Finotti, presidente della Fondazione Cariparo, di Luisa Scimemi di San Bonifacio, Toto La Rosa, Mirko Zago, Claudio Rebescini, che ha illustrato la nuova sede, confinante con l’Accademia, Ronconi ha sottolineato l’importanza di avere finalmente una sede aperta al pubblico, sede che ospiterà una raccolta di volumi su Padova e provincia, il cui primo nucleo, proveniente dalla biblioteca dell’ex rettore Luciano Merigliano, è stato donato dal figlio professor Stefano. Ha ricordato che la rivista è uscita, con cadenza bimestrale per 25 anni, raggiungendo con il numero in corso di stampa ben 154 fascicoli. Oltre agli argomenti culturali, riguardanti personaggi, eventi, documenti e testimonianze storiche e artistiche di Padova e del territorio, la rivista ha proposto una serie di rubriche sulla vita della città e delle associazioni e dato spazio a recensioni di libri, tesi di laurea, mostre, avvenimenti culturali, curiosità su dialetto e cultura popolare.”

 

 

17.  Ore Piccole: rivista di letteratura e arte.

Pubblicato da Ore Piccole Associazione Culturale”.

Sommario del numero 3 (2006):

pag. 1 (Saggistica)

pag. 65 La gaia bomba (Racconto breve) di Vittorio Curtoni

pag. 72 (Saggistica)

 

18. RID.IT

Rivista online di italianistica online diretta da Paolo D’Achille. Risulta avere pubblicato un solo numero nel 2008.

In compenso, siccome ANVUR e i Gruppi di Lavoro non sanno cosa sia un ISSN, per area 10 è scientifica anche la ben più diffusa:

RID.IT

Nata nel 1982, RIVISTA ITALIANA DIFESA è indubbiamente la pubblicazione leader del settore in Italia fin dal primo numero. Rivista di carattere tecnico, gode di meritata fama di rispettabilità ed autorevolezza. Viene spesso citata dalla stampa quotidiana e periodica non specializzata quale unico “opinion maker” del settore ed utilizzata quale irrinunciabile fonte d’informazione. Presenta ottimi articoli di approfondimento tecnico, affiancati da pezzi di “live in action” con reparti speciali di tutto il mondo e reportage di volo sui principali velivoli militari di varie forze armate, esercitazioni nazionali ed internazionali, manifestazioni, saloni del settore e quant’altro possa essere d’interesse per appassionati e professionisti della Difesa.”

 

19. Rivista di Pastorale Liturgica.

Bimestrale per la formazione e l’aggiornamento degli operatori liturgici. Perché RPL?  È nata come rivista che ha accompagnato dalla fine del 1963 la riforma liturgica del Vaticano II. Oggi vuole curare la formazione liturgica permanente, facendo soprattutto emergere il ruolo che occupa la liturgia nell’azione pastorale.  Ogni numero tratta un problema pastorale con un metodo interdisciplinare che va dalla Scrittura alla teologia liturgica fino agli apporti delle scienze umane. In sintonia con il Sinodo dei Vescovi sull’evangelizzazione nella prossima annata indagheremo il rapporto tra evangelizzazione, riti e nuovi contesti culturali ed ecclesiali“.

 

20.  SCUOLA DELL’INFANZIA

 

21.  TERRA INSUBRE

L’Associazione Culturale Terra Insubre nasce a Varese nel 1996, iniziando da subito le pubblicazioni dell’omonima rivista e facendosi ben presto notare per la sua vivacità, per il prestigio delle collaborazioni su cui può contare e per la capacità di coinvolgere un numero sempre crescente di sostenitori e di simpatizzanti. Numerosi sono stati gli eventi organizzati dall’Associazione nel corso degli anni. Da segnalare soprattutto, pur non dimenticando decine di altri eventi minori di varia natura, la grande mostra sui Celti tenutasi a Varese tra il 2004 e il 2005, il festival celtico dell’Insubria del Ticino, che ormai da molti anni si tiene in primavera a Marcallo con Casone, e la manifestazione “Insubria Terra d’Europa”, che annualmente si ripropone a Varese nei mesi di Maggio e Giugno e che nel centro storico della città presenta mostre e convegni su tematiche storiche, identitarie e di attualità, oltre ed eventi teatrali e musicali di altissimo livello, senza naturalmente dimenticare altri temi strettamente legati alla nostra cultura quali la lingua locale e la gastronomia.”

 

22. [IL] TRENTINO

Rivista della Provincia di Trento.

23. TUTTO LIBRI TEMPO LIBERO (LA STAMPA)

Supplemento del quotidiano La Stampa.

 

 

 

24. UNIVERSITA APERTA TERZA PAGINA

Dal 1991 viene pubblicata, in collaborazione con l’Editrice “La Mandragora”, la rivista mensile di carattere culturale   UNIVERSITA’ APERTA Terza Pagina   che ospita contributi di illustri studiosi di varie discipline

 

 

 

25. VOCI DELLA SCUOLA.

Voci della scuola presenta ed interpreta ogni anno le più importanti novità chi riguardano la vita della scuola: i cambiamenti nella società e negli allievi, le riforme in atto, le scelte organizzative e didattiche, i risvolti giuridici e amministrativi delle innovazioni. Quest’anno, con le 36 voci della nona edizione, viene dedicato uno spazio specifico al riordino della scuola superiore, alle prove di valutazione e all’Invalsi, all’impatto delle nuove tecnologie, alle difficoltà della relazione educativa tra insegnanti e studenti. Voci mette a disposizione conoscenze, concetti chiave, ipotesi operative e piste di approfondimenti (bibliografie, siti web, riferimenti normativi, ricerche) in una prospettiva culturale aperta e pluralistica, ma sempre con un rigoroso taglio informativo e scientifico. Si tratta di un vero e proprio dizionario tematico che, unito agli otto volumi precedenti, costituisce un prezioso archivio professionale (con oltre 360 voci di 180 autori diversi), utile per la gestione “strategica” della scuola e per chi intende prepararsi ai concorsi nell’ambito della pubblica istruzione. La qualità degli autori, la cura redazionale, la presenza di apparati che agevolano la ricerca rendono “Voci della scuola” una vera e propria “cassetta degli attrezzi”: uno strumento di consultazione flessibile e agile, da tenere su uno scaffale a portata di mano“.

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AREA 11 (Sc. storiche, filosofiche, pedagogiche
e psicologiche)

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26. CN Comune Notizie

“Rivista trimestrale del Comune di Livorno, ha iniziato le sue pubblicazioni nel 1984, con notizie relative alla vita istituzionale. 1984, con notizie relative alla vita istituzionale.  Nel 1991 è uscito il primo numero della nuova serie che, oltre alle notizie istituzionali e ad informazioni di carattere amministrativo su uffici e servizi del Comune, con una veste grafica nettamente distinta pubblica articoli di carattere storico-culturale.  Alla rivista si affiancano supplementi mirati, volti ad illustrare tematiche di particolare interesse di attualità.”

27. A & D. AUTONOMIA E DIRIGENZA

Organo dell’ANP, Editore: Anp – Associazione nazionale presidi e direttori didattici

 

 

 

28. Animazione Sociale

 

Dal 1971 Animazione Sociale è la rivista di chi lavora nel sociale. Educatori e assistenti sociali, psicologi e insegnanti, formatori e animatori. Professionisti che a vario titolo lavorano nei servizi, nelle cooperative sociali, nelle associazioni, su problemi sociali ed educativi. 112 pagine ogni mese, 1.120 pagine ogni anno. Da masticare e rimuginare. E magari discutere in équipe. Perché il pensiero rende liberi. E alleggerisce il lavoro. Dandogli metodo, senso, prospettiva.

29. ARPA Rivista

Rivista bimestrale dell’Agenzia regionale prevenzione e ambiente dell’Emilia-Romagna.

 

30. Bambini

“Bambini” è una rivista per educatori di nido, insegnanti di scuola dell’infanzia, ricercatori, studiosi e amministratori che avvertono il significato culturale e sociale e l’urgenza della qualità dei servizi socio-educativi. […]
Ampio spazio è dedicato alla valorizzazione delle esperienze più significative che maturano nei nidi, nelle scuole dell’infanzia e in tutti i luoghi educativi che accolgono bambine e bambini, offrendo occasioni e strumenti di crescita e di sviluppo. […]
Nel settembre del 1976, Loris Malaguzzi, impostando le linee della Rivista, con il primo gruppetto di collaboratori ha sentito il bisogno di partire almeno dalla nascita del bambino: “La rivista si rivolge a questo periodo che va riconosciuto come quello sicuramente più importante e decisivo di tutta la vita dell’uomo. «La rivista deve servire a far stare meglio i bambini»”.

 

31. Consultori familiari oggi

Organo della Confederazione Italiana dei Consultori Familiari di Ispirazione cristiana

 

 

La rivista … intende muoversi nel solco tracciato da Padre Angelo Serra: l’amore per la famiglia e per i consultori familiari deve costituire uno sprone per intraprendere all’insegna della serietà Editoriale e del rigore scientifico-culturale la via dell’approfondimento dei problemi e delle possibili soluzioni sotto il segno della speranza cristiana.

 

32. Il Maestro

Mensile dell’Aimc – Associazione Italiana Maestri Cattolici

 

 

 

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AREA 12 (Scienze Giuridiche)
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33. Cronache e opinioni

Mensile del Centro Italiano Femminile – CIF, inviato a tutte le donne che fanno parte dell’associazione

Chi siamo: UN’ASSOCIAZIONE DI DONNE, CREDENTI, CITTADINE”

“Siamo nate nell’Ottobre del ’44 come collegamento di donne e di associazioni di ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione del Paese attraverso la partecipazione democratica, l’impegno di promozione umana e di solidarietà. Siamo presenti in rete in modo capillare su tutto il territorio nazionale e ci strutturiamo in CIF comunale, provinciale, regionale e nazionale; i nostri gruppi sono costituiti da donne che si propongono di interagire con le istituzioni per il pieno esercizio dei diritti di cittadinanza. La nostra azione si radica profondamente nel tessuto sociale ed è aperta alla collaborazione anche con donne di culture diverse per costruire una rete di relazioni e di progetti. Le nostre iniziative esprimono un impegno culturale, politico e civile orientato alla costruzione di rapporti di promozione umana, di giustizia e di pace”.

Vedi:

http://www.cifnazionale.it/pubblicazioni/cronache

http://www.cifnazionale.it/chisiamo

http://www.cifnazionale.it/chisiamo/radici/come

 

34.  Cronache parlamentari siciliane

Quindicinale dell’Assemblea Regionale Siciliana

Alcuni articoli:

Il carovita piega la Sicilia” (titolo copertina n. 1/2012)

ARS, tagli ai privilegi. Risparmiati 37 milioni di Euro” (titolo copertina n. 17/2011)

Poggioreale, va avanti il recupero” (titolo copertina n. 2/2011)

Le crociere ingrassano il turismo”  (titolo copertina n. 13/2010)

 

35.  Dialoghi

Ma quali dialoghi? Ce ne sono tre. Mancando l’ISSN occorre presumere che siano tutti e tre sedi scientifiche per Area 12.

I. ISSN 1593-5760 1. Dialoghi Rivista trimestrale.

Dialoghi è una rivista di approfondimento culturale nata nel 2001. In ogni numero: l’Editoriale alla luce degli eventi che animano il dibattito culturale; Primo piano: una riflessione autorevole su questioni di attualità culturale e sociale; Dossier: una sezione monografica articolata in un percorso tematico annuale: articoli, servizi, interviste a testimoni, forum; Eventi&Idee: dibattiti e riflessioni; letteratura e cinema, costume e politica, Chiesa e società… Il libro&I libri: suggerimenti e itinerari critici di lettura; Profili: autori e personaggi illustri.

II. ISSN 0012-205X Dialoghi: Rivista Bimestrale di Letteratura Arti Scienze (no website)

III. Dialoghi online senza ISSN: Rivista dell’Azione Cattolica Italiana.

Luogo di incontro e dialogo sulle tematiche che abbracciano la sfera della cultura e la dimensione della fede. Accogliendo un approccio critico alle vicende dell’oggi, essa apre a una lettura sapienziale della storia. In ogni numero, un dossier monografico ospita i contributi di diversi esperti, provando a sciogliere i nodi critici che animano il dibattito in corso: un servizio di autentica carità nei confronti della città degli uomini e della Chiesa”.

 

36. Europa.

Ma quale Europa? Manca l’ISSN. Ci sono allora due alternative.

a) ISSN 1350-4770 Periodico accademico pubblicato a Oxford dal 1994 ma cessato. Non si hanno tracce dell’anno (in cui è cessato), ma dalla scheda Ulrich’s sembra sia cessato quasi subito .

b) ISSN 1722-2052, il quotidiano vicino al PD.

Delle due scelte pare più plausibile la seconda. Ma in realtà è un falso problema: manca l’ISSN quindi entrambi sono scientifici per area 12.

 

37.  Familia (ISSN 0014-7117).

Questa volta l’ISSN è specificato, per fortuna visto che ce ne sono altre tre.

Familia is the quarterly journal published by the Genealogical Society of South Africa (GSSA), and is available either in printed (hard copy) format or electronically in pdf format. Contributions by members of the Society and others are invited. Articles should typically cover such subjects as: •    Family registers •    Character stories, irrespective of how well known or unknown they are •    Historical events, and •    Advice on doing research. Subscription to Familia includes membership of the Society”.

Dal sito della GSSA:

We serve a community of dedicated amateur family researchers. No one that has not yet started with genealogical research can imagine the passion, the determination and the great exultation that the genealogist experience when achieving a breakthrough, and makes a final link to complete a family line. It is an experience of a lifetime. Moreover, for us it is more than just a family register, it is a family register augmented with the family- and cultural history of the time. Actual experiences of family groups, especially in remote areas, could be an indication of political, religious and cultural values of that time. This may be completely lost to later generations if not recorded in the family register. The advantages of joining the GSSA are numerous. One becomes part of a family of likeminded researchers with vast experience and one can interact with them on a personal level. You know that you can call on the help of people that is supportive and accommodating. You will gain access to research and educational resources and remain up to date with developments in the world of genealogy. You get the opportunity to go on outings to sites of genealogical significance and listen to experts in the research field. Benefits include discount on genealogy books, DVDs and CDs.”.

 

38. Il Commercialista Veneto

Il Commercialista Veneto è un periodico a contenuto tecnico e professionale edito e di proprietà dell’Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili delle Tre Venezie. Da sempre pensato e voluto come l’organo di stampa di tutti i Dottori Commercialisti delle Tre Venezie, è fondato nel 1965 da Dino Sesani, di Venezia, che ne è, oltre che  proprietario ed editore, anche direttore responsabile fino al 1989, anno in cui abbandona la direzione per assumere l’incarico di consigliere nazionale. Successivamente hanno assunto la direzione del giornale  Giorgio Maria Cambiè, di Verona, fino a tutto il 1996; Giuseppe Rebecca, di Vicenza, per il biennio 1997 – 1998; Giampaolo Capuzzo, di Rovigo, per il biennio 1999 – 2000; Carlo Molaro, di Udine, per il triennio 2001 – 2003 e Luciano Berzè, di Padova, dal 2004 al 2007; da allora la direzione è affidata a Massimo Da Re, di Venezia. Il direttore è affiancato nei suoi compiti da un Comitato di Redazione composto attualmente da 16 redattori, ciascuno direttamente nominato dall’Ordine professionale di appartenenza, a cui dal 2009 si è aggiunto un ragioniere in rappresentanza del Collegio del Friuli. […] Nel corso dei molti anni della sua vita il giornale ha sempre cercato di seguire le linee guida che ne hanno determinato la nascita: essere la voce di tutti i colleghi del Triveneto, una palestra di confronto di idee e di problemi che sono comuni a questa grande area, l’osservatore attento dei tanti cambiamenti che investono la professione e valido strumento di dialogo fra persone che si occupano dei medesimi problemi, delle medesime sfide e delle medesime difficoltà. E nell’ancora costante perseguimento di questi intenti è forse il segreto della sua vitalità”.

“Il Comitato di Redazione è attualmente composto dal direttore e da 16 colleghi direttamente nominati dai singoli Ordini territoriali. Caratteristica costante di questo gruppo di lavoro, e delle tante persone che ne hanno fatto parte nel corso degli anni,  è la capacità di essere una vera squadra unita da un comune senso di appartenenza, spirito di servizio, tanta disponibilità, entusiasmo e impegno dati dalla convinzione di  voler operare tutti nell’interesse di tutti e con l’importante obiettivo di far giungere ai colleghi un giornale sempre nuovo, libero nel pensiero e attento alle tematiche professionali e di categoria. Ogni riunione del Comitato diviene il momento del confronto delle idee e delle diverse esperienze, si valuta il materiale raccolto dai redattori e si affiancano le scelte editoriali del direttore. In occasione della attribuzione dei Premi e delle Borse di studio, l’intero Comitato ne costituisce l’insindacabile Giuria. Per prassi ormai consolidata e molto gradita, le riunioni si concludono convivialmente a cena, nei vari splendidi luoghi sparsi nel nostro territorio che hanno fatto conoscere ed apprezzare, anche attraverso la tipicità della loro cucina, un aspetto forse non proprio professionale, ma pur sempre molto interessante del Triveneto”.

39. In Charitate Iustitia

“I destinatari della rivista sono i cultori del diritto, i sacerdoti e gli operatori di pastorale. Ai primi chiediamo quell’attenzione scientifica che porta alla collaborazione. Ai sacerdoti, invece, partecipiamo il nostro lavoro come strumento di dialogo pastorale per ricercare quelle vie che consentono di perseguire insieme l’unico fine dell’identica missione: offrire pace alla coscienza dell’uomo nella giustizia che è frutto di carità e di verità. Tutto ciò concorre perché ogni battezzato possa amare la “grande regola” che compendia identità dell’essere e prospettiva dell’agire. Mons. Raffaele Facciolo Presidente”

 

40. Informatore Agrario

L’Informatore Agrario è il più autorevole e diffuso settimanale agricolo italiano. Da oltre 60 anni si rivolge a tecnici, imprenditori, allevatori, agricoltori e a tutti coloro che sentono la necessità di un’informazione politica, tecnica ed economica costante e qualificata”.

41.   Jesus

JESUS. Il più diffuso mensile di cultura religiosa in Italia. JESUS racconta la vita quotidiana dialogando con i lettori attraverso un’informazione esigente e ricercata, che non si sottrae agli argomenti più scottanti. Un mensile che analizza il quotidiano offrendo al lettore tante occasioni di riflessione, dibattito e confronto. Le parole di JESUS sono vere, libere, approfondite e mai retoriche: fede, società, comunità ecclesiale e grandi temi religiosi si svelano al lettore in modo esauriente e originale

 

42. Obiettivo Impresa

(Camera di Commercio di Perugia)

La rivista “Obiettivo Impresa” è un fondamentale strumento di comunicazione e informazione della Camera di Commercio, che permette all’ente di approfondire, con specifici “focus”, i principali temi legati all’economia reale e allo sviluppo del territorio, con uno sguardo attento anche alle politiche economiche e sociali, spaziando dall’ambito regionale a quello nazionale ed europeo con particolare attenzione ai temi economici e d’interesse per le imprese”.

Sommario Obiettivo Impresa n. 2/2010:  Editoriale Andrea Sammarco / Forum Ricambio generazionale delle aziende umbre: L’Umbria ha il record di imprenditori sopra i 70 anni; Un’anomalia raccontata dai dati Chiara Vivoli / Storie di ricambio generazionale: SPAGNOLI. La scelta disobbediente di Nicoletta Gianfranco Ricci, MONINI. Con regole precise tutto liscio come l’olio Filippo Casciola, SACI INDUSTRIE SPA. Tre fratelli alla quarta generazione Filippo Campanile, MATTEO BARTOLINI. Si va più leggeri senza il peso della tradizione Giuseppe Occhioni, Galleria Ronchini.Prendi l’arte e mettila da parte Massimo Duranti / Storie aziendali: ASS. FORMA.AZIONE SRL. Un’impresa scandita dall’equilibrio dell’orologio Anna Schippa / Formazione in azienda: Le risorse umane sono la ricetta per ripartire Claudio Ricciarelli, Aggiornamento continuo come leva di sviluppo Tiziana Muzi, Per l’Umbria 99 milioni dall’Europa Lorenzo Robustelli / Arte: Incontri ravvicinati con i colori di Giotto Giovanni Zavarella / Rubriche: marchi e brevetti Arriva il nuovo Made in Italy per i prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri. Un primo commento alla Legge n. 55 del 2010 Giuseppe Caforio / cameranotizie Mario Pera / note di legislazione regionale Massimo Duranti.

43.  Patrimonio pubblico

www.patrimoniopubblico.it, alias www.demaniopatrimonio.it, è un sito professionale di informazione tecnico-giuridica specializzata nella materia della gestione, acquisizione e alienazione dei beni pubblici, rivolto agli operatori del settore (pubbliche amministrazioni, studi legali, studi tecnici). Coordinatore scientifico: dott. Gabriele Lami – dirigente del settore Patrimonio e Demanio del Comune di Follonica”.

 

44La Circolare Tributaria

45. Quaderni dell’Osservatorio Elettorale

Semestrale della Giunta Regionale Toscana Redazione: Settore Ufficio e Osservatorio Elettorale, Via San Gallo 34/a 50129 Firenze – Stampa: Centro Stampa Giunta Regionale. La pubblicazione Quaderni dell’Osservatorio Elettorale ha iniziato nel 1977. Dal 1982 i Quaderni si sono dati una periodicità semestrale. Ogni Quaderno si compone tipicamente di 3 articoli, di due Rubriche fisse: Le elezioni nel mondo di Silvia Bolgherini e Le elezioni in Italia di Aldo Di Virgilio e di un Notiziario contenente gli Appuntamenti elettorali in Toscana ed i Sommari dei numeri precedenti”.

 

46. Rivista AIAF (Associazione Italiana degli Analisti Finanziari)

AIAF – Chi Siamo Costituita nel 1971, rappresenta circa 1000 Soci che operano presso Istituti di credito, SIM, SGR, Finanziarie di Investimento (Investment Banking, Private Equity e Venture Capital), Società di capitali (aree finanza, M&A, pianificazione), Studi Professionali indipendenti. Mission: Promuovere lo studio e la cultura dell’analisi finanziaria, contribuendo allo sviluppo, alla trasparenza ed efficienza dei mercati finanziari.  Rappresentare pubblicamente gli interessi degli analisti finanziari. Svolgere un’attività di formazione e di education permanente nei confronti della comunità finanziaria. Promuovere in Italia elevati standard di qualificazione professionale attraverso la diffusione dei Diplomi: CIIA Certified International Investment Analyst; CIWM Certified International Wealth Manager; CFI Consulente in Finanza di Impresa

L’attività editoriale consiste nella pubblicazione della “Rivista AIAF online” trimestrale  […] La Rivista AIAF online (trimestrale) – ISSN 2038-2111 – contribuisce a diffondere il sapere dei Soci su svariati temi quali la corporate governance, la gestione di portafoglio, gli intangibles, l’analisi di bilancio, la valutazione d’azienda, i principi contabili, l’analisi tecnica e la normativa finanziaria”.

 

 47. Seminarium

rivista della Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica [dei Seminari e degli Istituti di Studi]; Pontificia opera per le vocazioni ecclesiastiche

Santità e sacerdozio. Figure esemplari a servizio delle vocazioni sacerdotali” (1/2011)

Il Cammino Neocatecumenale.  Un itinerario di catechesi che suscita vocazioni” (5b/2009)

La dimensione vocazionale dello scautismo. La mia vita come un’avventura” (5f/2009)

La personalità sacerdotale dei moderatori svolge un ruolo di primaria importanza nella formazione dei futuri presbiteri” (8/2008)

48. Summa

(ISSN 1125-6745). chiusa nel 2005

Summa  […] è un mensile di formazione permanente per il medico veterinario, ora disponibile in due versioni specifiche per i singoli settori: Summa – animali da compagnia e Summa – animali da reddito”.

Mensile di formazione permanente per il medico veterinario, Summa animali da compagnia è una rivista dedicata esclusivamente agli animali d’affezione. La medicina veterinaria è sempre più indirizzata verso una forte specializzazione dei singoli settori ed è per questo che i lettori richiedono riviste più settoriali e specialistiche, ma anche in grado di offrire una panoramica sulle problematiche generali riscontrate nella pratica quotidiana. Medici veterinari e studenti possono perciò trovare in Summa animali da compagnia un’ampia gamma di articoli, sia di carattere generale sia incentrati sulla propria specialità e sulle specie di interesse, grazie a un mensile di formazione permanente più versatile e rispondente alle proprie  esigenze”.

49.  Tutela (Rivista del Patronato INAS – CISL) 

ISSN: 0393-7798

INAS – Istituto Nazionale Assistenza Sociale Chi siamo: Siamo il patronato della Cisl da oltre 60 anni. Agli inizi della nostra storia ci chiamavano gli “avvocati dei poveri”, per il nostro impegno nel garantire la tutela gratuita a chi non poteva permettersi di difendere i propri diritti a pagamento. Assistere, tutelare, offrire consulenza a tutti i cittadini, dentro e fuori dal luogo di lavoro è da sempre il nostro modo per declinare i valori di solidarietà sociale su cui si fonda il sindacato di cui facciamo parte”.

50. UP. Università Progetto

(rivista dello SNUR – CGIL)

Presente sul WEB a questo indirizzo: non raggiungibile.

 

51. Voilà

Rivista misteriosa, introvabile, presente esclusivamente nel catalogo ANCE/Cineca. Naturalmente non è indicato l’ISSN. Che sia questa?

 

52. Ambiente consulenza e pratica per l’impresa.

Attualmente: Ambiente e sviluppo. Consulenza e pratica per l’impresa e gli enti locali.

N.B. Invia in omaggio agli abbonati la Guida ai Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso.

 

 

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AREA 14 (Scienze politiche e sociali)
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53. ALTRAECONOMIA

 “Altreconomia è un mensile nato nel novembre del 1999. Da allora, obiettivo di “Altreconomia” è di dare visibilità e spazio a stili di vita e iniziative produttive, commerciali e finanziarie ispirate ai principi di sobrietà, equità, sostenibilità, partecipazione e solidarietà. In questo, particolare attenzione è dedicata ai temi del commercio equo e solidale, dell’ambiente, della finanza etica e della cooperazione internazionale. La scelta editoriale della rivista va oltre l’informazione: si tratta infatti di suggerire scelte, orientare consumi e comportamenti, favorire la consapevolezza e la partecipazione agli avvenimenti locali e globali. Al tempo stesso, l’impegno della redazione è raccontare i meccanismi dell’economia mondiale, denunciandone soprusi, storture, ingiustizie. Oggi Altreconomia è edita da una cooperativa composta essenzialmente dai lettori della rivista. I soci a fine 2010 sono oltre 450. Un esempio pressoché unico nel panorama editoriale italiano, una straordinaria garanzia di indipendenza e correttezza dell’informazione

 


54. CRITICA SOCIALE

 

I lettori più attenti avranno notato che manca un’area CUN. Alla prossima puntata!

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46 Commenti

  1. Ci ho messo un attimo a fare il collegamento tra lo Stefano Fantoni presidente ANVUR con un compenso di 210.000€, e lo Stefano Fantoni che ha firmato l’articolo ANVUR-incensante su “Il Sole 24 Ore” di ieri (di cui alla Rassegna Stampa).
    Non ho parole.

    • attenzione a quando dite: “In qualsiasi sede, eventualmente anche nella collezione delle ricette di Nonna Papera” visto che l’autrice di questo delizioso manuale è Luisa Ribolzi, vicepresidente ANVUR (180000 euro e spiccioli all’anno). Chissà se è presente nella sua pagina CINECA come prodotto scientifico!

    • Ecco la prima versione dei dati biografici di Luisa Ribolzi (prima che Nonna Papera venisse espunta)

  2. Bellissimo articolo, speriamo che, leggendolo, qualcuno “ai piani alti” del ministero abbia un minimo, per quanto tardivo, rigurgito di dignità, e il bastone lo usi con chi di dovere (anche sulla carota avrei un consiglio, ma mi astengo dal renderlo pubblico).

  3. “Prima di procedere all’elenco delle perle della scientificità anvuriana, vogliamo aggiungere un’amara considerazione: grazie all’ANVUR, le Abilitazioni nazionali, concepite con intenti meritocratici, sembrano sempre più una farsa, che ha poco o nulla a che fare con il merito. È chiaro a tutti che la procedura, se mai arriverà in porto, sarà assai poco selettiva, proprio a causa dei suoi difetti strutturali. Con il risultato di demandare tutto a concorsi locali che saranno gestiti in modo molto più opaco e discrezionale dei precedenti, addirittura con regole variabili da ateneo ad ateneo. Un bel risultato per chi voleva promuovere il merito, non c’è che dire. Si poteva almeno risparmiare qualche milione di euro ed evitare questa farsa degradante”.

    E’ questa una sintesi amara, adeguata e perfetta delle rigorose e argomentate analisi che Roars va dedicando alla questione delle abilitazioni nazionali.
    La lista delle riviste certificate come scientifiche dall’Anvur rappresenta anch’essa una sintesi del degrado accademico e civile in Italia.
    Lasciando da parte sospetti di altra natura, il minimo da dire è che i professori Fantoni, Ribolzi, Benedetto, Bonaccorsi, Castagnaro, Kostoris Padoa Schioppa e Novelli si sono rivelati -alla prova dei fatti- del tutto inadeguati al compito che si sono assunti.
    In base al principio del merito dovrebbero prenderne atto e dimettersi. Semplicemente.

  4. Qualche rivista potrebbe contenere anche articoli scientifici. Mi stupisco che in un sito dove ho letto innumerevoli commenti in accordo con l’idea che il vino occorre berlo prima di giudicare l’etichetta, ci si cimenti in un così lungo articolo di dileggio sulle riviste senza che si sia letto il loro contenuto. Riguardo poi ai possibili errori dell’Anvur, essi sono certamente gravi; propendo però a reputare almeno altrettanto gravi gli errori di chi si erge a critico indefettibile per poi cadere in contraddizioni. Un esempio: la rivista AIAF è certamente scientifica. Intravedo un rischio: Chi di fretta ferisce, di fretta….
    Riguardo alle indennità, è certo che se il lavoro dell’Agenzia viene svolto con errori ed omissioni non corretti, occorreranno dei seri provvedimenti. Vi stupirò però scrivendo che, se io dovessi assumermi questo gravoso incarico e tutto quello che esso comporta (da ultimo la spulciatura priva di minimi errori di circa 16000 riviste scientifiche, l’ analisi puntuale priva di minimissimi errori per altro migliaio di riviste di fascia A, per non dire della ricerca di una sintesi tra filtri che soddisfa sufficientemente filosofi, medici e astrofisici ed il resto della comunità scientifica tenendo però opportunamente conto di: sesso, authorship contribution, rischio di estinzione della disciplina, età anagrafica, accademica, grado di trasversalità scientifica etc.), chiederei ben oltre la cifra di Fantoni, e non scherzo affatto, benchè sia anonimo.

    • “Mi stupisco che in un sito dove ho letto innumerevoli commenti in accordo con l’idea che il vino occorre berlo prima di giudicare l’etichetta, ci si cimenti in un così lungo articolo di dileggio sulle riviste senza che si sia letto il loro contenuto.”
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      Nell’articolo c’è già la risposta a questa obiezione:

      “ANVUR parla di uno sfrondamento di pubblicazioni non scientifiche. E’ probabile che gli scritti comparsi su Yacht Capital o su Suinicultura, riviste peraltro ritenute scientifiche da ANVUR non abbiano nulla di scientifico. Ma non è certo. In qualsiasi sede, eventualmente anche nella collezione delle ricette di Nonna Papera, potrebbe miracolosamente apparire un lavoro di livello scientifico. Per decidere se sia o meno così, tocca leggere i singoli lavori. Il punto è che, se si vuole correttamente separare le sedi di pubblicazione (non le “pubblicazioni”) scientifiche da quelle non scientifiche occorre darsi regole precise e verificabili e attenersi ad esse. Il che non è stato.”
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      Gli elenchi servono proprio quando non si può o non si vuole andare a leggere tutti i lavori. È fuor di dubbio che un articolo scientifico può comparire ovunque, ma se si vuole compilare un elenco di sedi “scientifiche” (e questo era il proposito di ANVUR) bisogna identificare dei criteri distintivi e seguirli per selezionare quelle sedi il cui scopo precipuo è pubblicare lavori scientifici. Le riviste segnalate da noi violano proprio uno o più dei criteri che ANVUR si era data. Riguardo al gravoso compito di ANVUR, nell’articolo abbiamo scritto che per pescare gli svarioni sono occorse circa 4 ore-uomo. Alcuni sono assolutamente evidenti anche ad un profano. Avendo più tempo, se ne troverebbero molti di più.
      Sono solo distrazioni?
      Oppure si vuole favorire qualcuno?
      Chi ha fatto il controllo finale delle liste?
      Ci sono state delle “manine” che hanno inserito riviste che erano state tolte?
      Cosa ci fa il Commercialista Veneto nella lista?
      Oppure l’Informatore Agrario?
      E per quanto riguarda AIAF (Associazione Italiana degli Analisti Finanziari), direi che rientra nelle “riviste di associazioni di categoria, ordini e associazioni professionali, enti pubblici nazionali e locali, istituzioni pubbliche non scientifiche di varia natura”.

    • “Un esempio: la rivista AIAF è certamente scientifica. Intravedo un rischio: Chi di fretta ferisce, di fretta….”

      Al di là del fatto che, come precisato da De Nicolao, la cosa è discutibilissima (forse è “certamente scientifica” perché ci ha scritto lei?), vorrei ribadire un punto che mi pare continui (incredibilmente) a sfuggire a lei e a tutti i paladini dell’armata brancaleone anvur: è l’istituzione (ANVUR) a non dover commettere errori, non i suoi critici. Non è la redazione di Roars a ricevere denaro pubblico per svolgere correttamente il lavoro relativo alla valutazione. Mi pare poi curiosa l’idea, che lei sembra avallare, che per “soli” 200.000 e spiccioli euro è comprensibile che un lavoro possa essere fatto male, mentre se il compenso è superiore (un milioncino, andrebbe bene?) le stesse persone potrebbero farlo senza incorrere in “minimissimi” errori… Potenza del denaro, quella di creare (dal nulla) competenze ed “eccellenze”!

    • La rivista AIAF è una rivista di un’associazione professionale, che come tale non dovrebbe essere considerata scientifica. Manca di comitato scientifico che io sappia e non vi scrivono abitualmente ricercatori, bensì analisti e operatori finanziari. Cose degnissime, ma ripeto la scientificità è altra cosa.
      L’AIAF, “Costituita nel 1971, rappresenta circa 1000 Soci che operano presso Istituti di credito, SIM, SGR, Finanziarie di Investimento (Investment Banking, Private Equity e Venture Capital), Società di capitali (aree finanza, M&A, pianificazione), Studi Professionali indipendenti.”
      Inoltre ricordo che è stata considerata scientifica per l’area 12.

    • “Qualche rivista potrebbe contenere anche articoli scientifici.”

      Dipende cosa si intende per “scientifico”.
      A mio avviso il discrimine e’ tra riviste che accettano contributi sulla base di un serio meccanismo di “peer review” e riviste che pubblicano i contributi degli associati.

      Se io scrivo un articolo su una rivista che si occupa di divulgazione della matematica, probabilmente scrivo un articolo scientifico. Pero’ penso sia giusto che quell’articolo sia pesato in maniera diversa rispetto ad un altro che appare su una rivista “peer-reviewed” (dove un articolo puo’ essere rifiutato semplicemente perche’ non e’ abbastanza innovativo).

      Fare una lista di riviste dovrebbe voler dire entrare nel merito, e valutare la serieta’ delle procedure di selezione dell’editorial board.

  5. Lo avevo già segnalato nel sito di ROARS, quando era uscita la deprecabile lista delle riviste scientifiche, come può una rivista scientifica (con ISSN, comitato scientico a forte prevalenza accademica, un terzo dei membri è straniero, il direttore ha affiliazione accademica) che appartiene in pieno all’area 11 non essere considerata scientifica per quest’area, ed invece è riconosciuta tale in area 10 (dove vi rientra certamente, ma trasversalmente)? E’ veramente intollerabile che ciò accada. Il risultato è che quindi tutti coloro che parteciperanno per area 11 e che hanno pubblicato per questa rivista (www.intemelion.it) non vedranno riconosciuto il proprio lavoro.
    Vergogna è dir poco!
    Una proposta, a mo’ “di pezza”, potrebbe essere quella di creare una lista unica, al di là delle rispettive aree di appartenenza, proprio per evitare le centinaia di casi simili. Ma immagino che come al solito le nostre richieste verranno inascoltate

  6. Grazie a Banfi e De Nicolao per questa seconda puntata dello scadentissimo “feuilleton” messo in scena da ANVUR & co. Grazie a loro e a tutta la redazione di Roars, posso dire che mi vergogno, io che mi ero limitata a qualche “assaggino” anche in fascia A. Mi vergogno per i docenti che continuano a fare da spalla a questa farsa degradante e degradata (Gev, Supergev,Gdl) e li invito a dimettersi immediatamente. Mi vergogno per i funzionari del Miur che credo siano i meno colpevoli. Mi vergogno per il Ministro Profumo che DOVREBBE difendere l’Università pubblica, qualunque cosa pensi. Mi vergogno per i giornali che continuano a ospitare proclami deliranti dei vertici ANVUR (ma tutti i contributi domenicali del Sole erano francamente discutibili). Se questa lista di riviste non viene ufficialmente ritirata, non si può procedere con un concorso nazionale e nemmeno con la valutazione della ricerca.
    Sesso, droga…ma soprattutto Chiesa. Basta, per favore. che non ci costringano all’intolleranza ed a dedicare una particolare attenzione alla provenienza universitaria di tanti/troppi Gev. A quel punto mi vergognerei anch’io, per me stessa.

  7. Banfi e De Nicolao hanno dato un eccellente esempio di giornalismo d’indagine, facendo ciò che i professionisti del giornalismo per lo più non fanno.
    Questa ulteriore lista trae la sua forza dall’argomentazione nel suo complesso, che si dispiega da premesse che non sono arbitrarie, in quanto sono attribuibili alle esternazioni ufficiali dell’Anvur stessa (o del suo presidente).
    Non si tratta di dichiarare cosa secondo il nostro sentimento sia rivista scientifica oppure no, ma di applicare i criteri che Anvur ha sottoposto all’approvazione pubblica (e che non vengono contestati).
    Parimenti, non si tratta di dire che 20 + 50 errori sono pochi o molti, ma di notare come coloro i quali hanno il compito istituzionale di fare queste valutazioni siano sempre in ritardo rispetto a chi per diletto dedica scampoli del proprio tempo a verificare l’operato dei valutatori.

    Forse però Fantoni e C. su una cosa hanno ragione; forse hanno una percezione più realistica rispetto a molti di noi circa quanta morchia mentale davvero ci sia nel mondo accademico italiano. O perlomeno questo è il pensiero che mi ha colto leggendo lo sconfortante intervento di delrosi qui sopra…

  8. Complimenti articolo straordinario e perfetto.
    Lo dovrebbero leggere il presidente del consiglio e il presidente della repubblica.
    Le dimissioni non bastano.
    Questi signori andrebbero destituiti.
    E poi sarebbe interessante un’indagine, un giorno, per capire chi e’ stato agevolato dal pubblicare su riviste che non hanno nulla di scientifico. Come il sole 24 ore…e tante altre.

  9. Bravissimi Banfi e De Nicolao. Mi permetto di suggerire la composizione di un breve dossier con tutte le amenità trovate ed inviare il tutto alle Commissioni Parlamentari Cultura, ai sindacati, ai partiti ed a tutti i giornali che finora hanno appoggiato il nuovo corso. Per quanto attiene i costi di questa operazione (inclusi gli stipendi) sarebbe utile conoscere l’opinione di Giannantonio Stella e Sergio Rizzo.

  10. Cari Amici,
    voi nutrite troppo fiducia nel Governo e nel Colle (a Napolitano venne inviata a maggio una nota molto dura dei Lincei contro l’Anvur che rimase lettera morta). Quanto a Monti se il Presidente del Consiglio a vita muovesse solo il dito mignolo del piede sinistro Profumo e Fantoni sarebbero stati già dimissionati….
    Non mi stupisce poi l’atteggiamento filo-Anvur di molti colleghi ordinari che nel recente passato furono i signori dei concorsi e che intendono rimanerlo ora.. . in nome della culura della valutazione…

  11. Molto divertente. Come tecnico, potrei suggerire di includere la rivista ARPA tra quelle scientifiche, se solo selezionassero un po` quello che gli arriva.
    A parte questo, ho fatto un salto vedendo il nome di Fiorella Kostoris. Quanti ricordi…

  12. Mah… articolo che mi lascia un perplesso (come contenuto e come stile). Da un lato concordo che errori di questo tipo fanno male alla reputazione e da questo punto di vista avete ragione a fare rimostranze contro l’apparente mancanza di serieta’ della valutazione. Il discorso della serieta’ comunque vale anche per voi che avete pubblicato copertine scelte ad arte per “sputtanare” le riviste che avete pescato, e gli stipendi dei componenti del consiglio direttivo dell’ANVUR che mi pare una cosa da pre-rivoluzione russa per aizzare il popolo (lo so che sono pubblici ma avete capito che cosa intendo: facciamo venire la bava alla bocca ai ricercatori pagati 4 soldi). D’altra parte ho capito che il dente avvelenato che l’avete e un sussulto di vanagloria ci puo’ anche stare.
    Per il mio gusto, al vostro articolo manca un aspetto piu’ quantitativo (forse la terza puntata?). In un commento del 24 settembre alla parte 1, De Nicolao scrive “A sua difesa, l’ANVUR dirà che gli errori sono pochi in percentuale (e ci mancherebbe, verrebbe da dire). Eppure alcuni erano macroscopici.”
    Ecco, perche’ non approfondire quest’aspetto quantitativo? Se gli errori sono pochi, ma come mi pare sostenete voi qui, incideranno molto sul metodo, cosi’ tanto che tutta la valutazione va farsi friggere e i santoni dell’ANVUR dovrebbero vergognarsi e dimettersi, non vuole proprio questo dire che l’universita’ e’ infarcita di cialtroni? In poche parole, se la maggior parte degli universitari fosse virtuosa, questi errori (che come dice De Nicolao sono pochi in percentuale ma ancora non ho capito bene quanti) non avrebbero un grande effetto e mica varrebbe la pena incavolarsi cosi’ tanto. L’arrabbiatura generale fa pensare a una sensazione generalizzata di “adesso arriva il cialtrone che ha pubblicato 2 articoli su “Briatore Today” e mi frega la cattedra d’ordinario”. Ma logicamente e basandomi sulla mia esperienza personale nel mondo accademico, chi e’ cialtrone pubblica male e soprattutto poco. Quindi, anche includendo “Briatore Today” fra le riviste accetate, sempre pochi articoli saranno e il cialtrone non andra’ tanto avanti. Certo, se 2 articoletti su “Briatore Today” gli fanno scavalcare centinaia di posti in classifica, allora forse i denigratori dell’universita’ qualche ragione ce l’hanno? Ovviamente ci saranno casi limiti dei cialtroni che pubblicano male e molto (onestamente in 18 anni per universita’ non ne ho incontrato uno) che qualcosa riusciranno a grattare da questo sistema ma d’altra parte un sistema di valutazione perfetto, a prova di ladro o di genio incompreso non esiste.
    Le mieux est l’ennemi du bien e a cercare la perfezione si finisce per non fare nulla. Quindi sul principio, assolutamente d’accordo con tutti voi: errori intollerabili. Sugli aspetti che contano (i.e. effetto sulla valutazione): non mi avete convinto che uno scienziato serio e produttivo se ne debba preoccupare. Delle forse giustificate preoccupazioni degli scienziati poco produttivi e seri non mi importa un granche’.

    • A questa obiezione avevo già risposto nell’articolo:
      ““La meritoria opera di sfrondamento”: chiarimenti ANVUR sulle riviste scientifiche”
      https://www.roars.it/online/la-meritoria-opera-di-sfrondamento-chiarimenti-anvur-sulle-riviste-scientifiche/
      Di seguito riporto il testo che spiega il motivo per cui uno scienziato serio e preoccupato del futuro della valutazione dovrebbe essere preoccupato (oltre che indignato):
      _________________________
      “L’ANVUR potrebbe rispondere che, anche se il numero degli errori fosse cinque volte più grande, ci troveremmo comunque sempre al di sotto dell’1%, niente di preoccupante insomma. Per spiegare perché questa giustificazione non regge, ricorriamo ad un paragone. Immaginiamo che in una centrale nucleare vi sia un gruppo di lavoro incaricato di monitorare le condizioni di sicurezza dell’impianto di raffreddamento del reattore utilizzando le strumentazioni più avanzate. Dopo che il gruppo di lavoro ha consegnato la sua relazione tecnica che non segnala evidenzia, alcuni visitatori segnalano venti saldature incrinate, visibili ad occhio nudo. Come reagirebbero gli abitanto della zona se l’agenzia di sicurezza nucleare li tranquillizzasse spiegando che dopo tutto le saldature incriminate sono meno dell’uno per mille? Reagirebbero molto male perché capirebbero subito che le alternative possibili sono due:

      1. Gli errori del gruppo di lavoro non sono intenzionali. In tal caso c’è qualcosa che non va nella strumentazione oppure nelle competenze del gruppo di lavoro. È urgente ricontrollare tutto l’impianto di raffreddamento perché se il gruppo di lavoro non è stato capace di individuare incrinature visibili ad occhio nudo a maggior ragione potrebbero essere sfuggite molte altre anomalie non così evidenti ai profani.

      2. Gli errori del gruppo di lavoro sono intenzionali. Le saldature incrinate sono state volutamente occultate per non danneggiare gli interessi della ditta che le ha eseguite. Anche in questo caso, risulterebbe compromessa l’affidabilità delle relazioni tecniche del gruppo di lavoro.

      Pertanto, anche un numero limitato di errori clamorosi richiede l’avvio di un’inchiesta interna per appurarne le cause e ristabilire la fiducia nelle relazioni tecniche sulla sicurezza dell’impianto.
      Nel caso dell’ANVUR la situazione presenta molte analogie con il precedente esempio. Gli errori segnalati da ROARS sono stati individuati in poche ore in base alla semplice lettura dei titoli delle riviste. Come mai non erano saltati all’occhio degli esperti del gruppo di lavoro il cui compito era appunti quello di garantire la scrematura? Con che criteri hanno lavorato, se non erano in grado di individuare anomalie così clamorose? Chi ha fatto il controllo finale della lista? I titoli anomali erano presenti fin dalle prime versioni e nessuno si è curato di espungerli? Oppure esiste una “manina” che poco prima della pubblicazione ha gentilmente inserito dei titoli chiaramente non scientifici con l’intenzione di fare un favore a qualcuno, commissario o candidato? Tutte domande a cui l’ANVUR dovrebbe dare una pronta ed esauriente risposta, invece di minimizzare e scaricare altrove le sue responsabilità.”
      __________________________
      Infine, vorrei sottolineare che in questo momento non sappiamo quantificare il numero di riviste pazze. Stiamo elencando solo quelle più evidenti. L’impressione è che superino abbondantemente il centinaio ma non me la sento di pronunciarmi sul totale. Mi sembra singolare che spetti a noi di ROARS l’onere di quantificare sostituendoci all’ANVUR e ai gruppi di lavoro e questo si ricollega alla tabella dei compensi.
      Che tutto ciò serva ad aiutare i soliti noti è un sospetto più che legittimo. Come abbiamo scritto:

      “È chiaro a tutti che la procedura, se mai arriverà in porto, sarà assai poco selettiva, proprio a causa dei suoi difetti strutturali. Con il risultato di demandare tutto a concorsi locali che saranno gestiti in modo molto più opaco e discrezionale dei precedenti, addirittura con regole variabili da ateneo ad ateneo.”

      Le riviste pazze contribuiscono a spostare il momento della scelta a livello locale dove la gestione dei concorsi potrebbe essere persino più opaca di prima: “adesso arriva il cialtrone che ha pubblicato 2 articoli su “Briatore Today” e mi frega la cattedra d’ordinario”.
      ____________________________
      “allora forse i denigratori dell’universita’ qualche ragione ce l’hanno?”
      Qualche ragione ce l’hanno, ma dovrebbero indirizzare il proprio sdegno verso chi dichiara di voler promuovere la meritocrazia e, consapevole o meno, crea scivoli per l’abilitazione di chi non ha titoli scientifici. E questo lavoro mal fatto è anche ben remunerato. Cominciamo ad essere meritocratici davvero.

    • Sono imbranato e non sono riuscito a rispondere a De Nicolao (non mi compare il link per rispondere) e sembra che rispondo a me stesso, scusate…
      Ma allora, secondo gli argomenti che lei usa (sia 1 che 2) a meno che un lavoro non sia perfetto, bisogna buttare via tutto? Il suo argomento sulle saldature regge finche’ il gruppo di lavoro non trovi un numero di saldature imperfette uguale a 0. Quindi lei sembra argomentare che nulla e’ accettabile se non perfetto.
      Seguendo il filone di ragionamento della centrale nucleare (di cui non sono esperto, per carita’!) a me pare abbia piu’ senso parlare del rischio insito nelle 20 saldature imperfette o se presferisce delle conseguenze che queste saldature hanno sulla sicurezza della centrale. D’altra parte, non esiste nulla che sia a rischio 0 e per ogni decisione che prendiamo dobbiamo ricorrere all’analisi del rischio vs. il beneficio. Ecco, non sono convinto che i rischi dello svarione ANVUR siano cosi’ importanti da giustificare buttare via tutto.
      Se rovesciassimo l’argomento: non e’ forse piu’ importante verificare che tutte le riviste importanti ci siano piuttosto che trovare quelle bacate che ci sono entrate? Poi le citazioni e impact factor faranno giustizia.
      Per quanto riguarda il suo commento sul fatto che e’ singolare che dobbiate fare voi le pulci all’ANVUR mi trova senza dubbio d’accordo ma d’altra parte non puo’ negare che faccia parte della tradizione accademica di non prendere niente per buono a priori. Quindi forse fa parte della sua job description? (scherzo ovviamente)

    • Federico: ” Il suo argomento sulle saldature regge finche’ il gruppo di lavoro non trovi un numero di saldature imperfette uguale a 0. Quindi lei sembra argomentare che nulla e’ accettabile se non perfetto.”
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      Il mio esempio parla di “un gruppo di lavoro incaricato di monitorare le condizioni di sicurezza dell’impianto di raffreddamento del reattore utilizzando *le strumentazioni più avanzate*. Dopo che il gruppo di lavoro ha consegnato la sua relazione tecnica che non segnala evidenzia, alcuni visitatori segnalano venti saldature incrinate, *visibili ad occhio nudo*.” Non è una questione di zero errori e di perfezione. Il problema è che gli svarioni sono visibili ad occhio nudo persino da parte dei profani. Non sono errori dovuti a casi difficili (saldature incrinate che non risaltavano chiaramente neppure con gli strumenti più avanzati) ma crepe e incrinature che saltano all’occhio anche di chi non è esperto e non ha strumenti. Naturale porsi un problema di incompetenza/leggerezza o di dolo. In entrambi i casi ci sono ragioni sufficienti per dimettersi, anche alla luce dei compensi.
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      Riguardo alla sicurezza della centrale: se la squadra incaricata della sicurezza non trova le crepe visibili ad occhio nudo per negligenza o peggio per dolo (vuole coprire chi ha fatto le saldature) io credo che la sicurezza della centrale sia a rischio. Traduzione: se questo è il modo di lavorare dell’ANVUR e dei suoi esperti, come si fa ad affidare a questa agenzia valutazioni critiche per il reclutamento, per la valutazione (e il finanziamento) di atenei e dipartimenti e per l’accreditamento dei corsi di studio?
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      Federico: “Poi le citazioni e impact factor faranno giustizia.”
      No, non faranno giustizia, per il semplice motivo che stiamo parlando di settori non bibliometrici dove non vengono considerate e dove basta superare una mediana su tre. Pertanto, le riviste pazze possono da sole rendere abilitabile un candidato. Potrebbe essere fermato dalla commissione (speriamo), ma anche la selezione dei commissari è influenzata dalle riviste pazze.

  13. per il nostro amico Federico, l’Anvur è come l’Immacolata concezione…è un dogma e quindi non si tocca….piuttosto bisognerebbe bruciare gli eretici che lo mettono in discussione….
    peccato poi che non siano scesi ancora in campo i cosacchi per sedare i pre-rivoluzionari russi di Roars…
    Complimenti! Neanche l’ineffabile Fantoni era arrivato a questi livelli di alta argomentazione…

  14. Qualche commento intorno a commenti o piuttosto a certe idee (per spersonalizzare):
    “la procedura [dell’abilitazione], se mai arriverà in porto …”. Ci arriverà, ci arriverà. Sto pensando al Tar che dovrà decidere il 23 GENNAIO 2013. Tre mesi fino allora, con la procedura di valutazione conclusa o ancora in corso. Fino allora i giudici del Tar staranno in una camera blindata? No di certo. Ieri il ministro Passera paventando e prevedendo le disastrose ricadute sociali della totale chiusura dell’Ilva, ha detto: “non si capisce bene la posizione della magistratura al riguardo” (la quale appunto non ne terrebbe conto, o, meglio, ne terrebbe conto in maniera diversa). Immaginate, mutatis mutandis, una procedura di abilitazione avviata, e dei giudici che propendono per l’accoglienza del ricorso dei costituzionalisti ‘senza valutare fino in fondo le enormi ricadute sociali della loro decisione’ che sarebbero appunto l’annullamento dell’intera procedura. A chi devono dare ascolto in un contesto di completo subbuglio e con un’Anvur, inamovibile, che ancor di più si farà scudo con descrizioni come quelle fornite da Fantoni (segnalate da Roars: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-10-14/professori-misura-anvur-155755.shtml?uuid=AbbsZwsG? ) ?

    ” … basandomi sulla mia esperienza personale nel mondo accademico, chi e’ cialtrone pubblica male e soprattutto poco.” Basandomi sulla mia esperienza personale, chi è cialtrone pubblica anche moltissimo, appunto perché è cialtrone e privo di inibizioni.

    (delle) “preoccupazioni degli scienziati poco produttivi e seri non mi importa un granche’ “. Il disinteresse sarà certamente reciproco. Per fortuna c’è la qualità, ed è quella che conta alla lunga. In tutti i tipi di discorsi.

  15. Anni fa (diciamo tre o quattro riforme dei concorsi fa) un tale presentò domanda per nove concorsi ad associato – da Letteratura italiana moderna e contemporanea a Didattica delle lingue moderne (il mio settore) passando per Sociologia e altre sei materie che non ricordo. Alla lettura della domanda il Presidente di Commissione commentò “Di sicuro è più bravo nelle altre otto materie”. In ogni caso il suo pacchetto delle pubblicazioni fu aperto e ne spuntò un libruccio su uno sconosciuto scrittore della sua regione.
    Col vecchio sistema, chi avesse presentato articoli di pura divulgazione apparsi su riviste poco o nulla scientifiche avrebbe semplicemente autodenunciato la propria debolezza come candidato. Tutti i Maestri seri hanno sempre consigliato ai propri allievi di non commettere quell’errore – così è successo a me e così ho sempre raccomandato a coloro che mi hanno scelto come loro guida nel mondo universitario.
    La radice del problema sta nel fatto che non si può prescindere da qualche forma di cooptazione: solo chi ha fatto (onestamente) un certo percorso in una data disciplina e ha raggiunto livelli di responsabilità è in grado di vagliare correttamente il valore della produzione scientifica in quella disciplina. E anche la figura del candidato – non riducibile a quello che ha pubblicato – può essere valutata solo da chi è andato più avanti sulla stessa strada.
    Semplice, banale ma non per questo meno vero. Tutto si basa sulla volontà del Settore di scegliere i Commissari più competenti e obiettivi, e sulla volontà di questi di scegliere tra i candidati i migliori in assoluto, per il bene dell’Università italiana.
    Lacci, lacciuoli e mediane ballerine fanno solo danno.

    PS Son al di fuori dei giochi accademici da dieci anni. Non sto parteggiando per nessuno: ho solo a cuore la ricerca scientifica e la formazione dei giovani. E’ triste constatare che si debbano cercare sempre nuovi metodi per contrastare pratiche che definire “baronali” è riduttivo. I valutatori disonesti vanno chiamati farabutti, non baroni.

  16. Il problema, in questa vicenda, non è stabilire il principio per cui “anche se un lavoro non è perfetto, non bisogna buttare via tutto”.
    Né di fissare quale sia la soglia numerica di errori (10 riviste assurde? 50? 100? 1000?) oltre la quale scatterebbe la necessità di “buttare via tutto”.
    Il problema qui è duplice: AFFIDABILITÀ dei valutatori e METODI di azione dei valutatori.
    Gli errori clamorosi di classificazione delle riviste denunciati da ROARS erano (e sono) tali da non poter sfuggire: non allo sguardo del gotha di competenze eccellenti che ANVUR dovrebbe rappresentare e compendiare, ma a uno studente.
    Chi valuterà i valutatori?
    La credibilità di qualsiasi sistema di valutazione (di per sé opinabile) riposa sulla credibilità dei soggetti chiamati a valutare. Vale per i commissari, nei concorsi universitari. Vale a maggior ragione per l’ANVUR, che ha fissato i modi (le mediane, le Liste) con cui selezionare i commissari.
    Quando l’ANVUR commette errori simili nel classificare le riviste (errori che, se commessi da un candidato in un qualsiasi esame, verrebbero pagati con una bocciatura), incrina la fiducia dei valutati e dei valutandi nell’autorevolezza, nel rigore, nell’affidabilità del valutatore pubblico.
    Un giovane che voglia partecipare alla procedura, entrare nel mondo universitario (e, di questi tempi, una simile scelta richiede già un certo coraggio), immaginerebbe di trovarsi di fronte i massimi esperti accademici della valutazione. Poi sarebbe costretto a vedere cose come queste. Quel giovane non potrebbe che disilludersi, scoraggiarsi, forse persino disgustarsi. Indipendentemente da tutto il resto e da ogni retropensiero sul perché quegli errori siano stati commessi.
    Poi c’è l’aspetto del METODO. L’ANVUR è amministrazione pubblica: quando agisce, procede, esterna, chiarisce, decide, lo fa con atti formali, rappresentando lo Stato. C’è questa consapevolezza? A volte, la lettura delle comunicazioni di ANVUR farebbe pensare di no: sembra quasi che l’Agenzia si preoccupi di replicare ai critici, di autolegittimare il proprio operato. O di esprimere fastidio. In effetti, il diritto, le procedure, la trasparenza, le regole, sono un fastidio. Complicano. Rallentano. Disturbano.
    Già quando la “prima puntata” di ROARS sulle Riviste fu pubblicata, ANVUR avrebbe dovuto avviare d’ufficio una procedura di riesame per verificare le proprie Liste, per controllare se (oltre ai 21 casi clamorosi segnalati da ROARS) ci fossero altri errori. Non si sarebbe trattato di umiltà, o di saggezza, o di generosità. Era un DOVERE sul piano giuridico. Al contrario, ANVUR ha preferito tentare di minimizzare le critiche, “ammettendo” solo alcuni degli errori segnalati e cercando di dimostrarne comunque l’ininfluenza statistica.
    Ora, ROARS segnala altre 50 riviste pazze. Magari ne verranno fuori delle altre. È questo il modo di procedere di una P.A.?
    Se il sistema di valutazione perde di credibilità nella sua guida istituzionale, gli esiti della valutazione si squalificano nel metodo e questo pregiudica la possibilità di validarne il merito.
    La sfiducia genera sfiducia. È questa la spirale che andrebbe arrestata, prima che i suoi effetti negativi divengano esponenziali. Per tutti.

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