Sono molti a chiedersi in queste ore quanti siano i docenti che partecipano alle iniziative di boicottaggio della VQR. I Rettori sono preoccupati, perché non hanno informazioni precise su ciò che accade negli atenei italiani. Ma quanti sono allora quelli che partecipano? Secondo ANVUR il 25% dei docenti italiani sta partecipando alla protesta. Lo scrive la professoressa Susanna Terracini, membro del consiglio direttivo di ANVUR, su Facebook. Il testo ci dice anche cosa pensa ANVUR della protesta: nonostante il tavolo tecnico che si dice sia partito al MIUR, l’Anvur sa in anticipo che la protesta – che definisce “sghemba” – “non servirà a ripristinare l’anzianità perduta”. Anvur conosce in anticipo anche la soluzione al problema: le strutture selezioneranno i prodotti al posto degli autori. Vuoi vedere che dopo l’ASN e le liste di riviste, Anvur sta cercando di mettere in mano ai TAR anche la VQR e il finanziamento premiale alle università?

Sono molti a chiedersi in queste ore quanti siano i docenti che effettivamente partecipino alle varie iniziative di boicottaggio della VQR. Ci sono le firme raccolte da Ferraro in calce alla sua lettera, ci sono quelli che hanno firmato l’appello promosso da Stefano Semplici http://firmiamo.org/stopvqr/, ci sono quelli che non collaborano e lo hanno scritto al direttore di dipartimento con una delle lettere suggerite da Roars, ci sono quelli che #vqrstaiserena, che si sono disorcizzati, che hanno cancellato i pdf dalle piattaforme di Ateneo, ci sono quelli che hanno caricato pdf sbagliati e non l’hanno detto a nessuno, e infine coloro che hanno selezionato i loro peggiori prodotti, e non l’hanno detto a nessuno #nunteregganvur. I Rettori sono preoccupati, perché non hanno informazioni precise su ciò che accade nei loro atenei. La CRUI sembra abbia addirittura predisposto una tabella per aiutare i rettori a fare il punto della situazione.Ma quanti sono allora quelli che partecipano? Secondo ANVUR il 25% dei docenti italiani sta partecipando alla protesta. Lo scrive la professoressa Susanna Terracini, membro del consiglio direttivo di ANVUR, su Facebook.

Terracini_lotta_e_ANVUR

Il testo ci dice anche cosa pensa un membro del direttivo ANVUR della protesta. Anzi ci dice cosa pensa ANVUR della protesta, perché secondo il codice etico nei rapporti con la stampa ed altri mezzi di informazione, “i membri dell’agenzia devono attenersi agli indirizzi espressi dall’agenzia”.

art_6_codice_Etico_anvur

A meno di una smentita ufficiale da parte di ANVUR, possiamo dire che

  1. secondo Terracini ed ANVUR la protesta “non servirà a ripristinare l’anzianità perduta”. Noi ci chiediamo, ma questa informazione dove l’hanno presa all’ANVUR? Il tavolo tecnico che si dice sia partito al MIUR in risposta alla protesta Ferraro a che serve, se già si sa che l’anzianità non verrà ripristinata?
  2. secondeo Terracini ed ANVUR, la protesta non ha neanche valore simbolico, perché è sghemba.

Interessante poi la soluzione al problema. Le strutture selezioneranno i prodotti al posto degli autori.

pro_memoria_terracini

Che lo facciano pure. Forse è il caso di ricordare ai Rettori che a seguire i consigli di ANVUR sulle questioni ASN si è generato un contenzioso non certo trascurabile. Ma davvero ci si vuol mettere su questa strada ancora una volta? E dopo l’ASN e le liste di riviste, mettere in mano ai TAR anche la VQR e il finanziamento premiale alle università?

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18 Commenti

  1. Cosa vuol dire “obiettivo sghembo”? A parte il cattivo gusto di decretare, che l’anzianità perduta, ben 5 anni, è perduta per sempre – e poi a quale titolo? e da quale pulpito?- cos’è un obiettivo sghembo? Tortuoso, obliquo? E se obliquo, tortuoso, allora non è nemmeno simbolico? Chi l’ha detto? Boicottare la vqr sarebbe un obiettivo obliquo, tortuoso. Non capisco. Invece suona meglio il significato in algebra: un qualcosa, un corpo sghembo è un corpo in cui il prodotto non è commutativo (per es., il corpo dei quaternioni). Non capisco lo stesso, però è più scientifico.

    • “Obiettivo sghembo”: evidente caso di accostamento fra un sostantivo ed un aggettivo che non gli compete.

      Tipico esempio di unione forzata che non produce alcun senso.

      Un po’ come la somma dei percentili.

      È lo stile anvuriano, bellezza … 🙂

    • Ihihih 🙂
      “Obiettivo sghembo” rispetto ad un altro… come le rette sghembe, che non hanno punti in comune.
      Potrebbe essere tipo quando uno strabico tira con l’arco e invece del bersaglio prende un albero o un passante.
      Ma noi ci vediamo benissimo 🙂

  2. Far coincidere una giusta rivendicazione salariale e previdenziale con il boicottaggio della valutazione e’ un marchiano errore. La valutazione va fatta come vanno fatte proposte per migiorarla, ma auto-estraniarsi da essa e’ un privilegio che alcuni miei colleghi professori si stanno auto-assegnando. Ogni pubblico dipendente va valutato, visto che riceve un salario pagato dai contribuenti, a cui sta invece dicendo “pagami ma non valutarmi” oppure “pagami di piu’ e mi faccio valutare”. Incredibile!

    • La VQR non valuta i singoli. Valuta le università per distribuire l’FFO premiale. Quindi nessuno di quelli che lei chiama “auto-estraniati” sta dicendo “pagami ma non valutarmi”, “né pagami di più e mi faccio valutare”. Direi che le cose sono appena più complicate. Non ha che da leggere. Bastano un po’ di cose pubblicate su questo blog per farsi un’idea.

    • Caro collega, provi a tradurre quello che dice riferendolo ad altre (classiche) forme di protesta e vedrà come la sua argomentazione è un marchiano non senso.

      Ci provo io:
      “Far coincidere una giusta rivendicazione salariale e previdenziale con l’astensione dal lavoro e’ un marchiano errore. Il lavoro va fatto come vanno fatte proposte per migiorarlo, ma auto-estraniarsi da esso e’ un privilegio che alcuni miei colleghi lavoratori si stanno auto-assegnando. Ogni lavoratore deve lavorare, visto che riceve un salario pagato dal suo datore di lavoro, a cui sta invece dicendo “pagami ma non lavoro” oppure “pagami di piu’ e torno a lavorare”.

      Incredibile! vero? Incredibile che qualcuno protesti? Forse è davvero incredibile se questo è il modo di ragionare. Chi si astiene dalal VQR protesta. A torto o a ragione. Può persino essere un errore marchiano. Ma privilegi e cose come “la valutazione va fatta” c’entrano come il cavolo a merenda.
      Naturalmente si è liberi anche di apprezzare il cavolo, o persino le cavolate.

    • Il fatto è che nessuno chiede “pagami di più”.
      E che qualcuno invece sta dicendo: “ti pago meno di quello che ti spetta ma ti valuto lo stesso”. Resta il diritto alla valutazione, ma non resta il diritto a percepire il salario per il quale si viene valutati.
      Questo non è incredibile?
      Fermo restando che i cinque anni di mancati scatti (di diritto, prima senza valutazione e dopo con valutazione) non sono più recuperabili e che nessuno li sta neanche chiedendo.
      E’ l’obolo già versato, comunque vada, “per la crisi”.
      Peccato che non solo esistono in Italia sprechi pubblici documentati da tecnici certamente non di parte, che chiedono di non toccare gli investimenti per l’educazione, ma miliardi di Euro di evasione fiscale e di illeciti.
      La macchina della valutazione è poi costosissima.
      Faccio sempre più fatica (?!) a capire dove è andato a finire il nostro stesso obolo, già versato.

    • Mi pare che chi si oppone dica “non valutarmi con questo metodo che equivale a mortificare la ragione umana”;
      mi pare che non dica “pagami di più” ma “fa niente che ti sei preso 5 anni di scatti, almeno però riconoscimeli ai fini giuridici, visto che mi vuoi valutare sullo stesso periodo”;
      mi pare che la VQR serva per valutare strutture e non persone;
      mi pare che “nonostante” il salario sia pagato dal contribuente quest’ultimo avrebbe tutto l’interesse a veder aumentate le risorse agli atenei, specialmente al sud depredato (as usual) di favore di realtà già avvantaggiate, e non solo diminuite di meno ai più “bravi”;

      Incredibile è come i professori favorevoli a questa VQR siano sordi e ciechi allo stupro del diritto allo studio, del trasferimento delle risorse da sud a nord, della diminuzione del numero di professori, della diminuzione delle iscrizioni universitarie che sono solo una parte degli effetti della riforma a costo zero di 5 anni fa;

      Incredibile è che lei ed i suoi colleghi vi facciate valutare utilizzando le somme dei percentili, in spregio al rigore scientifico sul quale molti hanno creato carriere e reputazioni di livello internazionale.

      L’unico privilegio esistente riguarda le concentrazioni di potere che, rafforzate dalla 240/2010, permettono a relativamente pochi professori di gestire fondi, posti di RTD, cariche istituzionali di prestigio e quant’altro in modo da cristallizzare l’ambiente universitario allo stadio feudale.

    • È vero, la VQR non giudica i singoli ma i dipartimenti e gli Atenei. A maggior ragione dico a Salvatore Valiante che quando si chiedono maggiori fondi per la ricerca bisogna pure chieder che i fondi siano distribuito con un criterio di merito. Se non piace la VQR si deve interagire con l’ANVUR per farla modificare, ma non si può’ rigettare l’intero processo che e’ gestito da colleghi dedicati e capaci ( ed a me risulta personalmente, disponibili al dialogo). Per quanto riguarda il resto sono ovviamente d’accordo, non credo pero’ che la cosiddetta obiezione di coscienza dalla VQR sia il metodo opportuno per fare le giuste rivendicazioni sul nostro trattamento economico e previdenziale. Magari non lo ‘e, ma questa protesta appare come un pretesto per ostacolare il processo di valutazione, che e’ una importante novità nello scenario della ricerca italiana ed il cui principio va difeso.

    • La Redazione di Roars ha sempre difeso l’utilità di strumenti di valutazione, purché ben disegnati. Infatti mentre alcuni ci accusavano di non volerla affatto, altri ci accusavano di essere dei “tecnocrati illuminati”. Forse su questi temi occorrerebbe riflettere, e soprattutto studiare. Invece, in un paese di allenatori di calcio, mezza accademia si è scoperta esperta valutatrice, solo perché le è capitato di leggere scritti altrui.
      Personalmente trovo che una accademia che non studia prima di prendere posizione sia particolarmente preoccupante.

    • Roberto di Lauro: «È vero, la VQR non giudica i singoli ma i dipartimenti e gli Atenei.»
      __________________
      No è falso: l’ANVUR ha usato i risultati VQR individualinei criteri di accreditamento dei dottorati di ricerca
      https://www.roars.it/online/anvur-ecco-i-criteri-che-porteranno-a-una-diminuzione-molto-netta-dei-dottorati-di-ricerca/
      ==================
      Roberto di Lauro: «bisogna pure chieder che i fondi siano distribuito con un criterio di merito»
      __________________
      Come questo


      ==================
      Roberto di Lauro: «processo che e’ gestito da colleghi dedicati e capaci»
      __________________
      Come dimostrato dall’adozione di metodi notoriamente errati:
      Nei criteri VQR c’è un “fatal error” (noto da più di 20 anni)
      https://www.roars.it/online/nei-criteri-vqr-ce-un-fatal-error-noto-da-piu-di-20-anni/
      ==================
      Roberto di Lauro: « ed a me risulta personalmente, disponibili al dialogo»
      __________________
      Come dimostrato dalla risposta dell’ANVUR a chi «chiede di non usare i dati della VQR per la valutazione dei collegi dei dottorati». Ecco la lapidaria risposta dell’agenzia: «L’uso dei dati della VQR per la valutazione dei collegi di dottorato è già prevista nel documento “La valutazione dei corsi di dottorato”, approvato dal Consiglio Direttivo nella seduta del 18 Marzo 2015». Traduzione: «non possiamo cambiare perché abbiamo già deciso cosa fare e non intendiamo certo cambiare idea. Però, vi abbiamo ascoltato».
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      Roberto di Lauro: «non credo pero’ che la cosiddetta obiezione di coscienza dalla VQR sia il metodo opportuno per fare le giuste rivendicazioni sul nostro trattamento economico e previdenziale»
      __________________
      Però sta funzionando e non danneggia studenti e famiglie. Se qualcuno ha di meglio da proporre, si faccia avanti.
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      Roberto di Lauro: «ma questa protesta appare come un pretesto per ostacolare il processo di valutazione»
      __________________
      Vedi il caso di Giuseppe Mingione, che non ha nulla da ostacolare, dato che é uno dei più citati matematici al mondo, il quale dice molto semplicemente: «difendo la mia dignità professionale»

    • E’ incredibile come nonostante si sia scritto e ci si sia sgolati sul fatto di non essere contrari alla valutazione, sostenuti da ricercatori e professori highly cited, si continui a usare strumentalmente l’argomento: “Ah, ma allora siete contrari alla valutazione”.
      Si può capire se a scriverlo è un giornalista malizioso. Capire e non condividere, naturalmente. Ma da parte dei colleghi certe volte è malizia peggiore. E’ la solita competitività malcelata che porta i consigli di dipartimento a diventare dei pollai. Volano piume e si sentono versi indispettiti, e non si vede più in là del proprio becco.
      Siamo valutati dalla culla accademica, in continuazione, ma se si osa dire che almeno si vorrebbe essere valutati in maniera scientifica (siamo scienziati, se ci rifilano pagliacciate ce ne accorgiamo), ecco che non vogliamo essere valutati.
      Perché poi “la valutazione è buona a prescindere”. E’ come il pane.
      E se ci tagliano lo stipendio e non ci riconoscono neanche gli anni trascorsi, unici nella nostra categoria, come se non avessimo lavorato, non importa. Se ci lasciano senza fondi, senza collaboratori, senza borse di studio per gli studenti, qual’è il problema? L’importante è dimostrare di volersi far valutare.
      Straziami, ma di valutazione saziami.

    • “A maggior ragione dico a Salvatore Valiante che quando si chiedono maggiori fondi per la ricerca bisogna pure chieder che i fondi siano distribuito con un criterio di merito.”

      Perfettamente d’accordo, magari fosse così. Forse non se ne è accorto ma il fondo premiale finora anziché supplementare consta di una fetta consistente dell’FFO (già decurtato di brutto).
      A queste condizioni la “premialità per merito” si riduce all’essere puniti di meno rispetto a chi ha una VQR peggiore.
      L’accettazione incondizionata di un simile sistema del “merito” offende l’intelligenza e la dignità umana.

      Per il resto del commento bastano le risposte dei gattini di roars per dimostrarle quanto le sue legittime opinioni non siano suffragate dai fatti.
      Cordialmente

    • La “mia” protesta, invece, è così sghemba che il mio direttore, con me, neanche ci prova. Sa bene che è una causa persa in partenza … 🙂

      Ma, comunque, la domanda sorge spontanea: questi “direttori” da che parte stanno? E, soprattutto, a quale razza appartengono? Non sono docenti come noi? E neanche esseri umani, come noi, banalmente arrabbiati per i soldi che ci sono stati rubati? 🙁

      Scusate il tono puerile dell’intervento: ho voluto adeguarlo al tenore degli eventi a cui stiamo assistendo.

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