Perotti2_rev2

la spesa italiana per studente equivalente a tempo pieno diventa 16.027 dollari PPP, la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia

Roberto Perotti, L’università truccata, Einaudi 2008

Per far risultare la spesa italiana per studente “la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e Svezia“, Roberto Perotti nel suo libro “L’università truccata” (mai titolo fu più freudiano) ha effettuato una correzione “fai-da te” dei dati OCSE, “aggiustando” il solo dato italiano della spesa media per studente sulla base del falso presupposto che i fuoricorso esistessero solo in Italia.

SpesaPerStudenteTruccata
A pagina 37 del “L’università truccata” Perotti illustra la sua correzione “fai-da-te” della statistica OCSE mediante l’immagine riprodotta qui sopra.

Non solo il presupposto è errato, ma l’OCSE sconsiglia esplicitamente di confrontare la spesa media per studente. Infatti, proprio per tener conto delle diverse durate dei corsi di studio e dei fuoricorso, l’OCSE raccomanda un indicatore apposito, ovvero la spesa cumulativa per studente lungo tutta la durata degli studi (come spiegato alle pp. 178-179 del rapporto OCSE “Education at a Glance 2007”). Secondo questo indicatore, nel 2013 l’Italia era 16-esima su 25 nazioni con una spesa per studente inferiore al 73% della media OCSE (fonte: Education at a Glance 2013). Questo indicatore era già presente nell’edizione 2007 di Education at a Glance, una fonte che Perotti cita nel suo libro, dimenticandosi però di riportare o  citare proprio la statistica che mostra una spesa italiana sotto la media OCSE.

OCSE_EaaG_2007_Cumulative_Expenditure_Student
Questo grafico, riportato a pag. 180 di Education at a Glance 2007, smentisce Perotti. Il rapporto OCSE era noto a Perotti che, pur citandolo come fonte, dimentica di menzionare proprio questa statistica, preferendole la “correzione fai-da-te” di un dato che la stessa OCSE sconsiglia di usare a fini comparativi.

Se ti fidi di più di Roberto Perotti che delle statistiche OCSE fermati qui e non leggere la richiesta di sostegno economico che rivolgiamo ai nostri lettori.

 




Care lettrici e cari lettori,

quest’anno Roars ha compiuto tre anni. In questo periodo abbiamo cercato, con il vostro contributo, di realizzare almeno alcuni degli obiettivi che ci eravamo prefissi: avviare una riflessione critica e informata sui problemi della valutazione della ricerca e del finanziamento del sistema, favorire la formazione di reti fra colleghi e studiosi di diverse aree disciplinari, promuovere maggiore consapevolezza dei problemi e delle sfide che ci attendono, proporre nuovi e diversi approcci per risolverli.

Non è un compito facile: la redazione di Roars, che cura anche la pagina Facebook, che conta quasi 7.000 membri, e l’account Twitter, con quasi 1800 followers, opera su base volontaria, dedicando a ciò il (poco) tempo lasciato libero dalle attività di didattica e ricerca e da quelle istituzionali.

Nel 2012 e nel 2014 abbiamo organizzato due convegni di rilievo (Primo Convegno Roars, Secondo Convegno Roars), entrambi a Roma, e vorremmo che questo appuntamento si rinnovasse anche nel 2015.

Per farlo e per continuare a coprire i costi di manutenzione del sito, senza fare ricorso a banners e pubblicità – cosa che vorremmo in ogni modo evitare – abbiamo bisogno del vostro aiuto. Nulla entrerà nelle tasche della Redazione e degli autori che continueranno a prestare il loro contributo su base volontaria. Le donazioni serviranno invece a tenere in piedi il sito e ad aiutarci a preparare il terzo convegno Roars.

Lo scorso anno molti di voi hanno voluto aiutarci contribuendo attraverso Paypal o anche solo con carta di credito. Se pensate che ne valga la pena e se condividete i nostri obiettivi, vi chiediamo di fare anche quest’anno una piccola donazione.

Meglio ancora se vorrete impostare, come consente di fare Paypal, una piccola donazione periodica: ci aiutereste a programmare la nostra attività con maggiori certezze.

Grazie!

la Redazione di Roars



Send to Kindle

5 Commenti

  1. Ovviamente d’accordo sulla campagna di sostegno a ROARS.
    Solo un modestissimo appunto: nell’antichita’ esisteva una “buona pratica” consistente nella DAMNATIO MEMORIAE, che a mio parere in certi casi andrebbe ripristinata.
    Ad esempio secondo me di R.P. non si dovrebbe parlare MAI PIU’, neppure per dirne male. Non merita che il suo nome venga citato a nessun titolo: potrebbe servirgli.

    • Ottima osservazione 🙂 . “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.” Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray.

    • Il problema è che RP è parte del governo in carica. Certo come diceva Petrolini “Io nun ce l’ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno buttato de sotto” e quelli che possono gli danno incarichi. Dunque noi, nel nostro piccolo, lo facciamo presente anche se è vero che non serve a nulla visto che il governo è nelle stesse mani (nel senso di chi scrive le politiche) dell’indimenticabile ultimo governo Berlusconi.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.