Alla vigilia delle elezioni Roars aveva estratto le parti relative all’università presenti nei programmi elettorali. A completamento degli scarni punti programmatici della coalizione di Centro-destra, pubblichiamo un ampio estratto dal programma della Lega Nord. Aiuti alle scuole paritarie tramite i cosiddetti “buoni scuola” e retromarcia rispetto alla Buona scuola relativamente alla chiamata diretta dei docenti. Per l’università, da un lato, «l’obiettivo è quello di mantenere in Italia i nostri migliori ricercatori» e «accrescere in modo significativo il numero dei ricercatori e dei professori». Ma anche: «Dopo aver studiato alle elementari, alle medie e in un Istituto Superiore, qualunque giovane deve già essere in grado di operare correttamente all’interno di una professione. Lo studio universitario può così riprendere il suo ruolo di percorso addizionale dedicato a chi vuole entrare nel mondo della ricerca oppure svolgere mansioni che richiedono un elevato grado di professionalità quali il medico, l’ingegnere, l’avvocato ecc.».

Programma Lega Nord

 

INVERTIRE IL MODELLO BASATO SULLA COMPRESSIONE DEI SALARI

Il nostro modello di sviluppo parte dal recupero della DOMANDA INTERNA, contrastando l’idea tedesca di cercare la competitività pagando sempre meno i lavoratori, azzerando i diritti con il jobs act, riforme Hartz, o importando milioni di lavoratori disposti ad accontentarsi un salario sempre minore.
Vogliamo incentivare il rientro delle aziende che hanno delocalizzato negli ultimi 10 anni attraverso una profonda rivoluzione del sistema fiscale con la Flat Tax al 15% e INVESTIMENTI PUBBLICI PRODUTTIVI in particolare per il Sud, mediante costruzione di infrastrutture (vedi rilancio porti), manutenzione del territorio, reindustrializzazione ma anche dando impulso alle attività immateriali a forte moltiplicatore come ad esempio la ricerca scientifica, la cultura, l’arte e il turismo.

[…]

Penso, conosco, creo. La nostra scuola.

PRESUPPOSTI

Il nostro nuovo modello educativo parte dal presupposto di rispettare tutte le fasi evolutive del bambino. Durante i primi tre anni il bambino acquisisce in successione la stazione eretta, la facoltà del linguaggio e la facoltà del pensiero, si attua in questo modo la graduale liberazione dai condizionamenti ereditari: si manifesta così l’individuo.

È compito della scuola favorire tale processo di sviluppo prevalentemente fisico ed emotivo e fare in modo che avvenga in maniera equilibrata, senza incrementare eccessivamente un aspetto (per esempio quello mnemoni- co/intellettuale) a discapito degli altri (l’emotivo e il fisico/ludico).
Sarà tenuta in considerazione la profonda differenza di disponibilità di accogliere l’insegnamento, tra bambini nati nella prima parte dell’anno che giungono a settembre alla prima classe con sei anni e mezzo abbondanti e bimbi nati nella seconda parte dell’anno che sarebbero scolarizzati senza il raggiungimento del sesto anno di vita. Per questo occorre la modifica della legge in vigore consentendo oltre all’anticipo dell’età scolare deroghe sull’entrata ritardata.

I CICLI SCOLASTICI

GIARDINO D’ INFANZIA (DA 12 A 36 MESI)

L’Asilo Nido dovrà essere accessibile gratuitamente. La frequentazione gratuita dell’Asilo non sarà subordinata a parametri di reddito almeno fino ai 60.000 euro, ma garantirà priorità di accesso alle mamme che lavorano e che sono residenti nel Comune da più di 5 anni.

SCUOLA MATERNA (3-6 ANNI)

La Scuola Materna dovrà favorire l’accesso del bambino al patrimonio culturale del suo territorio. Nell’ambito del gioco, può trovare spazio anche l’inserimento di un primo approccio con le lingue straniere.

CICLO UNICO PER SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE

La suddivisione tra scuole elementari e medie è superata e viene introdotta un’unica sessione scolastica. Di particolare rilevanza diviene in questo periodo la figura del professore responsabile, che rappresenta una significativa figura di riferimento per il bambino e il ragazzo, e che in quanto tale dovrà implementare le doti necessarie al ruolo di educatore prevalente.

Anche nel corso dei tre anni di scuola media il professore responsabile che si occupa delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) è uno solo e segue la classe per tutta la durata degli studi, affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, musica ecc.). Come alle elementari i ragazzi hanno sempre una figura basilare di riferimento che deve essere chiaramente identificabile.

SCUOLA SUPERIORE

Possedere, una volta maggiorenne, gli strumenti professionali per interagire con il mondo del lavoro deve tornare a essere la norma, non l’eccezione. Dopo aver studiato alle elementari, alle medie e in un Istituto Superiore, qualunque giovane deve già essere in grado di operare correttamente all’interno di una professione. Lo studio universitario può così riprendere il suo ruolo di percorso addizionale dedicato a chi vuole entrare nel mondo della ricerca oppure svolgere mansioni che richiedono un elevato grado di professionalità quali il medico, l’ingegnere, l’avvocato ecc.

Se dopo tre anni di scuola superiore padroneggio un mestiere e questo rappresenta la mia passione, non devo lasciarmi suggestionare dagli stimoli sociali e cercare la laurea a tutti i costi, per poi magari andare a svolgere un lavoro che non sento davvero mio.
La scuola superiore smette quindi di rappresentare una fase di passaggio in attesa della formazione universitaria, e diviene invece una porta reale verso il mondo lavorativo e l’espressione di un talento.

SCUOLE PARITARIE E PARENTALI

La Costituzione italiana, all’articolo 30, riconosce che l’educazione e l’istruzione dei figli sono un diritto e un dovere dei genitori. L’articolo 33 assicura inoltre “piena libertà” alle “scuole non statali che chiedono la parità”. Le scuole paritarie e le scuole parentali sono quindi un imprescindibile presidio sussidiario della formazione e garantiscono, d’intesa col sistema pubblico, il pluralismo educativo e rispondono a un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito.

Lo Stato oggi spende per ogni studente oltre 7mila euro l’anno. Questa spesa, a regime, deve essere – in base a misure progressive – affidata ai genitori attraverso uno specifico “buono scuola”, affinché possano liberamente scegliere la migliore struttura formativa per i loro figli.
Lo Stato cioè – rispondendo al dettame costituzionale – agisce esso stesso in un regime di equa “concorrenza” (intesa nel senso di garanzia di pari condizioni), che genera miglioramento continuo, sia nelle scuole pubbliche che in quelle paritarie e parentali.

Gli obiettivi primari che accomunano l’intero sistema educativo devono essere orientati a:

  • Creare nei giovani uno spirito autenticamente critico, fortemente orientato alla conoscenza del sé e della propria identità, per affrontare le sfide del domani e i problemi dell’oggi.
  • Creare le condizioni affinché la formazione possa aprire al mondo del lavoro e garantire e orientare l’inserimento occupazionale nei settori che rispondono alle singole aspettative, richieste, esigenze.ALTERNANZA SCUOLA-LAVOROL’alternanza dev’essere scuola-lavoro, non scuola-sfruttamento. Troppe volte gli studenti sono coinvolti in situazioni che di formativo non hanno nulla. Vanno individuati percorsi che garantiscano qualità oltre che, ovviamen- te, congruenza fra alternanza e indirizzo di studi.COSTO STANDARDPromuoveremo il “costo standard di sostenibilità” delle scuole che, stando ad alcuni studi, potrebbe liberare alcuni miliardi da reinvestire in qualità. Operazione, peraltro, da noi già avviata nel 2010 per l’università e attualmente a circa due terzi del percorso (alcuni parametri sono da rimodulare), con buoni risultati recentemente anche al Sud.DOCENTIRECLUTAMENTO E CONTINUITÀ DIDATTICAOgni scelta sarà dettata dal buonsenso rispettando, nei limiti del possibile, dignità e aspettative di tutte le categorie interessate. Dopo una fase transitoria per risolvere le criticità sedimentatesi in questi anni, punteremo al superamento dei trasferimenti più o meno forzosi di insegnanti da una parte all’altra della Penisola. Vi sono realtà dove le famiglie minacciano la ricollocazione dei figli in altro istituto per i troppi avvicendamenti di docenti. Con la “Buona scuola” il valzer delle cattedre è triplicato.Nel 2016 circa 250.000 insegnanti – quasi un terzo dell’intero corpo docente – si sono spostati, mettendo in difficoltà 2 milioni e mezzo di studenti (meno continuità didattica si traduce in più fallimenti scolastici). Il “domicilio professionale” consentirà di scegliere in totale libertà la regione dove proporsi, visto che gli stipendi attuali non consentono più di gestire trasferte di centinaia di chilometri da dove si hanno affetti e interessi. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto sarà a pari condizioni, il candidato orienterà la valutazione di dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo.
  • FLOP CHIAMATA DIRETTA

    La “chiamata diretta” dei docenti, prevista dalla Buona scuola, sta mostrando tutti i suoi limiti. Tra l’altro si rischia la degenerazione già vista in campo universitario. Più utile al momento lavorare a correttivi alla disomogeneità di valutazione sul territorio, che affronteremo col reclutamento su base regionale.

    STOP COMMA 131

    Sostituiremo il comma 131 della legge 107/2015 (Buona scuola), il quale stabilisce che “i contratti di lavoro a tempo determinato… non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi”, negando a chi nel frattempo non ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato la possibilità di proseguire nella carriera, pur avendo maturato anni di esperienza che a questo punto rischia di andare dispersa.

    UNIVERSITÀ

    STOP MIGRAZIONE CERVELLI

    L’obiettivo è quello di mantenere in Italia i nostri migliori ricercatori, scienziati, e in generale personale universitario qualificato che purtroppo non trova nel nostro Paese spazi per poter crescere professionalmente ma soprattutto per mettere al servizio della nostra comunità il proprio genio ed è cosi costretto a portare tutto questo valore personale all’estero.

    La Germania investe in ricerca e sviluppo circa un terzo della spesa totale europea, cioè quasi il 3% del Pil, a fronte di una media europea poco sopra il 2%. L’Italia investe in ricerca e sviluppo solo l’1.2%.
    Le basse valutazioni ottenute dalle università italiane nei ranking internazionali non riguardano comunque la produzione scientifica, che in rapporto al numero dei ricercatori è superiore alla Germania, ma il numero dei ricercatori e dei professori così come una scarsa internazionalizzazione rispetto alla gran parte delle università dei Paesi più avanzati. Siamo in fondo alla classifica dei Paesi Ocse per numero di professori universitari e ricercatori in rapporto agli studenti. Abbiamo quindi bisogno di accrescere in modo significativo il numero dei ricercatori e dei professori, non solo consentendo che per ogni professore e ricercatore che va in pensione l’università recuperi integralmente ed effettivamente le risorse corrispondenti, ma anche aumentando decisamente la dotazione organica complessiva. In molte università, infatti, non si acquistano più nemmeno strumentazioni di laboratorio, libri e riviste scientifiche.

    Va poi rivista la figura del ricercatore a contratto che rischia di generare precarietà. A sette anni dalla riforma del 2010 è ora di aggiornare le parti che hanno evidenziato criticità, prevedendo in particolare una figura di ricercatore senza limiti di proroghe, soggetto a periodiche valutazioni.

    TASSE UNIVERSITARIE

    Nell’ambito delle soluzioni allo studio per alleggerire il carico economico sugli iscritti, si può pensare per esempio da parte dell’ateneo a un contratto con lo studente, in cui questi si impegna a versare all’università una cifra concordata all’atto dell’iscrizione, laddove grazie al “job placement” universitario, entro un anno dalla laurea, lo studente abbia trovato un impiego lavorativo adeguato.

    FINANZIAMENTO ATENEI

    Il Fondo di finanziamento ordinario degli atenei sta subendo una trasformazione storica, di cui siamo stati promotori, avviata con la riforma del 2010. Una volta a regime (contiamo entro la nuova legislatura) l’intero Fondo (circa 7 miliardi che, come detto, andranno implementati) sarà distribuito con criteri per il 70% oggettivi (costi standard) e per il 30% premiali, come nei Paesi più avanzati.

    ACCESSO AI CORSI A NUMERO PROGRAMMATO

    Riformuleremo la procedura di accesso ai corsi universitari a numero programmato, che oggi avviene tramite test tutt’altro che affidabili. Riteniamo vada garantita una chance a tutti i candidati, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare. I migliori dovranno poter scegliere il corso di laurea d’interesse, fino all’esaurimento dei posti. In altre nazioni come la Francia è già così: la selezione per Medicina avviene dopo il primo anno di università e un breve tirocinio in ospedale.

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10 Commenti

  1. ‘A sette anni dalla riforma del 2010 è ora di aggiornare le parti che hanno evidenziato criticità, prevedendo in particolare una figura di ricercatore senza limiti di proroghe, soggetto a periodiche valutazioni.’
    Nel programma dei 5stelle, si legge: ‘riformare il meccanismo di reclutamento e dello status giuridico ed economico dei ricercatori universitari, reintroducendo il ruolo
    del ricercatore a tempo indeterminato’.
    Forse ho letto male i programmi, ma nessun altro partito (nemmeno LeU e Potere al popolo) proponeva una misura come questa, che tra tutte le necessarie in fatto di Università a me pare necessarissima. Quindi, forse non è solo sull’antieuropeismo che potrebbe nascere una convergenza tra i ‘partiti populisti’…

  2. Dopo la “Buona scuola” ritorna il “Buono-scuola” 🙁
    .
    E’ bene che la Lega ricordi il proprio ruolo attivo nell’ approvazione della riforma Gelmini (indimenticabile la senatrice Mauro https://www.youtube.com/watch?v=Nut1_bg2cik ). Potevamo aver rimosso.
    .
    Sorge poi spontanea la domanda: che vuol dire che i 7 miliardi di FFO andranno “implementati”? Lapsus freudiano al posto di “incrementati”?

  3. Si sa qualcosa dei 24 CFU in tema di pedagogia, psicologia, antropologia e cavolate varie?
    questi crediti ora occorre conseguirli se si vuole partecipare al prossimo concorso della SCUOLA FIT per i non abilitati.
    il problema è che ora si è mossa la macchina per conseguire questi crediti (esami universitari),
    ma non si sa se servono perché costituiscono un pre-requisito per il concorso della scuola che, però, attualmente, non è uscito e che dovrebbe uscire ad agosto;
    Sì, ma con quale governo?
    E se non esce?
    Occorre prendere questi stupidi ed inutili 24 cfu, così uno si spacca la schiena, magari li consegue e poi non servono più perché non si sa se uscirà mai il concorso e se il nuovo governo richiederà questi stessi crediti.
    Invito il Ministro a fare chiarezza. O si bandisce subito il concorso FIT per i non abilitati, oppure si ritiri il decreto che stabilisce l’obbligatorietà dei 24 CFU!!!!!

    • Non sa, caro Anto, il peso che hanno addossato alle università con questi 24 cfu. Per non parlare delle condizioni in cui lavorano i colleghi. Senza nessun aiuto istituzionale. E senza nessuna certezza di efficacia, perché tutto organizzato negli ultimi due-3 mesi, in concommitanza col le vacanze invernali e la sessione d’inizio d’anno. Una cosa senza capo né coda.

  4. Al volo, rispetto ai Presupposti. “Durante i primi tre anni il bambino acquisisce in successione la stazione eretta, la facoltà del linguaggio e la facoltà del pensiero, si attua in questo modo la graduale liberazione dai condizionamenti ereditari: si manifesta così l’individuo.”
    Se non c’è un ambiente sociale adatto, se ne è privato per qualche ragione, il bambino difficilmente camminerà in posizione eretta. Le facoltà del linguaggio e del pensiero ci sono alla nascita e sono ereditarie, o meglio specie-specifiche o subspecie-specifiche, ma senza gli stimoli dell’ambiente sociale e culturale adatto restano allo stato della predisposizione non sviluppata o poco sviluppata e questo sviluppo non si realizza e non si completa nei soli primi tre anni di vita. Tra l’altro, non siamo (ancora) bene adattati al bipedismo.
    Sulla questione dei fondamenti di cosa è l’uomo o su come lo concepiamo noi adesso, andava interpellato qualche specialista. Altrimenti si potrebbe arrivare all’assurdo e dire ma guarda un po’, il bambino ha 4 anni e ancora non parla bene e non sa questo o quello, senza interrogarsi su dove e come ha trascorso questi 4 anni. “Si manifesta così l’individuo”, come se l’individuo umano non fosse il risultato dei dati ereditari genetici ed epigenetici e di quelli strettamente propri.
    Detto così, alla buona.

  5. Marinella Lorinczi:
    lo so, lo so, anche perché lo sto seguendo da studente e mi sono messo a studiare psicologia dello sviluppo, pedagogia, devo ancora iniziare a fare antropologia e metodologia didattiche.
    In alcuni casi non si trovavano più i libri, in quanto “obbligatori” per tutta Italia.
    Devo sempre rincominciare da capo: con l’università va male, allora mi butto sulla scuola e mi tocca fare quello sopra descritto. Non si finisce mai.
    MI dispiace però che nessuna istituzione abbia detto: “Ministro calma, ragioniamoci su bene, prima faccia uscire il bando, lo tenga fermo 1 o 2 anni e con calma facciamo conseguire i 24 CFU, così sappiamo che esiste il concorso e nulla andrà sprecato”.
    Non sarebbe stato meglio?
    Ora il concorso “fit non abilitati”, per il quale conseguire i 24 CFU, non esiste e con il cambio di governo facilmente non esisterà.
    Uno si spacca la schiena, per cosa?

  6. Tralascio le storie di come i bambini iniziano a camminare e a parlare, e da direttore di un dipartimento gestore di un affollato corso di laurea in psicologia mi soffermo sull’ultima affermazione programmatica:
    “Riformuleremo la procedura di accesso ai corsi universitari a numero programmato, che oggi avviene tramite test tutt’altro che affidabili. Riteniamo vada garantita una chance a tutti i candidati, scremandoli dopo un certo periodo (un anno?) in base a un adeguato numero di esami da superare.”
    Faccio presente che “tutti i candidati” che ogni anno si presentano per accedere al corso in psicologia sono circa 2000. In questo primo anno cui dovrei “garantire una chance a tutti” (anche a quelli che non hanno risposto esattamente neppure ad una domanda dei test d’ingresso, inaffidabili per quanto si vuole ma trovi qualcuno di meglio…), in quali aule dovrei metterli? e con quali docenti? e per insegnare loro che cosa, in vista della “scrematura” che dovrebbe avvenire su quali esami e valutando che cosa? La capacità di sopravvivere nel casino che si creerebbe?
    Penso che qui il populismo non c’entra, c’entrerebbe il buon senso che viene proclamato proprio nel titolo del programma. Non vorrei che dai ministri senza laurea e dai valutatori mai valutati passiamo a ministri e valutatori che non sanno cosa sono le lauree nel sistema ‘aperto’ italiano.

    Santo Di Nuovo, Università di Catania

  7. Certo che partendo da quei presupposti si può arrivare solo a queste soluzioni. Quando c’è uno scollamento totale tra realtà presente e progetti per il futuro, chi gestisce la realtà presente dovrebbe alzare la voce. La Crui , che riunisce i massimi gestori accademici, che a loro volta dovrebbero ascoltare i livelli inferiori dal momento che sono stati eletti, che posizioni prende?

  8. Chi è strutturato ha tante prerogative, tra le quali:
    1) lavorare sodo
    2) non lavorare per niente
    3) lavorare tanto e, contemporaneamente, darsi da fare e far sentire la propria voce, lottando per risolvere i problemi dell’Università (es. redazione Roars, a proposito, grazie per tutto quello che fate!)
    4) non fare assolutamente nulla (baroni e politici con connivenze reciproche), per poter continuare a comandare.
    In tutti e 4 i casi,
    chi è strutturato mantiene lo stipendio, sia che lavori sia che non lavori, sia che faccia emergere i problemi sia che goda dei problemi (in quest’ultimo caso per continuare ad avere delle posizioni di rendita).
    Forse la politica dovrebbe ripensare il ruolo dello strutturato.
    Segnalo, un articolo di oggi del Corriere della Sera:
    http://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_25/atenei-liberi-scegliere-responsabili-risultati-d86baedc-2f8f-11e8-8bb6-779994a184b2.shtml

  9. Be’ che dire, è il paese del bengodi: ci sono soldi per tutti! Fra gli sprazzi di ideologia leghista (professionalizzazione, antimeritocrazia, regionalizzazione e privatizzazione), intravedo addirittura un’incorporazione di teoria pedagogista che manco il PCI anni 1970…