Ecco la seconda (chissà se anche ultima e senza errori) versione delle soglie ASN proposte  da ANVUR a MIUR, e sottoposte al parere CUN.

Questa volta i file sono pdf scannerizzati, quindi non convertibili in excel. Per trovare gli errori rispetto alla prima versione c’è da fare un lungo lavoro.

Ricchi premi e cotillons per i lettori che segnaleranno gli errori.

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allegato 2

allegato 3

allegato 4

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83 Commenti

  1. le mie sogli(ol)e sono le stesse! SC 01/A2 SSD Mat/02 Algebra.
    strano che vedo solo ora che hanno estratto gli associati di algebra dal SC 01/A2 (che per ora sono quelli che interessano a me) ma non gli ordinari… come mai secondo voi? “vuolsi cosi’…”?

  2. Mi scuso per l’ignoranza , ma oggi sono andato a vedere chi è il presidente dell’anvur. Sandro Momigliano. Allora, non lo sapevo, un ennesimo economista . Ad occuparsi di cose delle quali non ha competenza. Leggere il cv. Uno che lavora in banca d”Italia. Ma dico: abbiamo un minimo di serietà in questo paese?? Risposta: no.

  3. Qui, anziché scervellarsi tanto, che cos’è che cosa non è, è cambiato o no e come, in piena estate, in piena sessione, sarebbe tutto da buttare nella spazzatura, in maniera indifferenziata, dal primo all’ultimo. Del resto si poteva immaginare che sarebbe successo questo e altro disastro dopo la zelante accettazione della vqr 2010-14. Dopo lo sport politico nazionale dello storytelling, cioè il raccontar raccontini barzellette e balle, c’è anche lo sport nazionale che nessuno si dimette, quasi mai. Non si è responsabili (perché la responsabilità è collettiva, laddove si procede per votazioni) ma soltanto occupanti di posizioni e posti.

    • … e per “corretti” intendo dire “definitivi” …
      Fra l’altro io chiederei al Ministro di avere accesso all’intero database da cui escono fuori queste “graziose” perle statistiche …

  4. L’ANVUR legge con ansia roars nelle ore successive alla pubblicazione di qualsiasi documento, ormai non ci sono dubbi! Ho controllato le modifiche dei settori non bibliometrici: ebbene, riguardano TUTTE le situazioni che avevo segnalato in questo post http://tinyurl.com/h28o8cc
    ossia i casi in cui le soglie per associato erano uguali o superiori a quelle per ordinario. Ora, e come era logico, in tutti i settori concorsuali le soglie da PO sono più alte di quelle da PA, con l’eccezione di quella “sterilizzata” (la terza, monografie). Andrebbe verificato se la stessa cosa è accaduta nei bibliometrici. Le soglie uguali a numeri frazionati (altra assurdità da me segnalata nel post) sono state portate a numeri interi .
    Oltre a ciò, noto l’eliminazione della colonna col n. netto (dopo l’estrazione di ssd) dai files, anche se questa colonna in verità aveva un suo perché. Ipotesi: siccome nel correggere le situazioni di cui sopra ahnno “riaccorpato” alcuni ssd che prima erano scorporati, per non ricalcolare tutto (dovendo fare in fretta) hanno fatto direttamente sparire la colonna.
    Allora, merito o no i “ricchi premi e cotillons”?

  5. Per quanto riguarda le posizioni per associato, nel documento di accompagnamento c’è scritto

    “Nel caso dei ricercatori, laddove possibile, si è deciso di partire da quelli a tempo determinato di tipo A e B, ai quali è stata riconosciuta una più ampia possibilità di sottoporsi al giudizio delle commissioni, aderendo alle raccomandazioni contenute nella Carta Europea dei Ricercatori. Ciò ha permesso di prestare infine attenzione al ruolo, in esaurimento dal 2011, dei ricercatori a tempo indeterminato.”
    Mi chiedo cosa significano: “laddove possibile” e “prestare attenzione”?

    “Laddove possibile”
    Spero che questo termine non significhi che la commissione laddove lo ritiene utile utilizzi questo criterio per favorire tizio o caio. Se considerate che in alcuni casi vi sono solo 10, 9 o 8 ricercatori td, nulla vieta che il calcolo possa essere fatto per favorire o sfavorire alcuni di essi.

    “Prestare attenzione”
    Se la popolazione che intende partecipare ad una posizione di associato comprende anche i ricercatori a tempo indeterminato, allora se si volesse prestare attenzione si dovrebbe considerare l’intera popolazione dei ricercatori (td e non, eventualmente inserendo anche gli assegnasti del ssd), escludendo al più i non attivi.
    Pertanto mi sembra che si presti “poca” attenzione a non considerare i ricercatori in esaurimento, si sottolinea che che essi sono tali dal 2011, ma non che essi tengono ancora in piedi quasi tutti i corsi di studio.

    Aggiungo inoltre, che la popolazione che supera almeno 2 delle tre mediane potrebbe anche essere molto meno della metà della popolazione, e quindi una tale scelta potrebbe penalizzare più della metà dei ricercatori td.

    Al più presto cercherò di pubblicare anche le mediane ottenute da scopus e da sos su tutta la popolazione per poter confrontare i dati.

  6. A tal proposito, da alcuni conti sembra che l’asterisco nella tabella per associati individui i sc o i ssd in cui la popolazione di riferimento è composta dai soli ricercatori a tempo indeterminato.
    Ad esempio per il SC 05/E3, vi è l’asterisco sul numero di RD. Il numero riportato è 60.
    Consultando oggi il sito cercauniversità vi sono 58 ricercatori ad esaurimento e 13 ricercatori td.
    L’Anvur dovrebbe utilizzare un unico criterio per tutti i sc o perlomeno dovrebbe spiegare perchè per alcuni sc si considera la popolazione dei rt ad esaurimento e per altri quella dei soli rtd. Non è una questione di numeri. A volte una popolazione di soli 10,9 8 ricercatori td è stata utilizzata come riferimento, mentre una di 13, come nel caso del settore di sopra, la popolazione dei ricercatori rd non è stata utilizzata come popolazione di “partenza”.

    • Al di là dell’errore umano, per altro possibilissimo, potrebbe dipendere dall’istante in cui è stato fatto il calcolo. Anche se mi sembra strano (ma non impossibile) che 13 RTD siano stati assunti tutti negli ultimi mesi. Se andate a vedere il numero di associati/ordinari nei singoli SSD ad oggi, alcuni numeri non corrispondono a quelli delle tabelle (pensionamenti, passaggi di grado, etc). Il calcolo secondo me non è quindi recentissimo.

  7. Faccio una domanda a cui è già stata data una risposta, ma vorrei essere sicuro, perché in questi mesi dovrò fare consulenze a pioggia. Prendo ad esempio i 5 anni ma potrebbe valere anche per i 10.
    Sicuri che per i 5 anni ad oggi debba fare i calcoli dal 2011 al 2016 compreso e non 2012-2015 oppure 2011-2015?
    Vedo inoltre che la tipologia “conference paper” di Scopus non è stata inclusa. Confermate? Strano, un “conference paper” riceve un processo di peer review come tutti gli altri articoli. Magari è un pelo più morbido, ma allora dovrei escludere anche tutte le riviste in cui si paga per pubblicare (tendenzialmente un pelo meno selettive). Grazie in anticipo.

  8. Nel mio settore 02/C1 la soglia articoli è passata da 33 prodotti in 10 anni nel 2012 a 25 prodotti in 5 adesso. Come fa uno a programmare e ad autovalutarsi se le soglie cambiano quasi del doppio in 4 anni?

    Anche io ho lo stesso dubbio di nightwish73 sul periodo di tempo da includere, 2011-2015 o 2012-2016? Effettivamente su un periodo di 5 anni, cambia molto se l’anno in corso è considerato o no.

    • In effetti anche su questo aspetto c’è molta confusione…io direi 2012-2016 per il numero di pubblicazioni e 2007-2016 per citazioni e h index…vi sembra ragionevole?

      “c) al fine di cui alla lettera b) gli indicatori sono calcolati all’ultima data utile per la presentazione delle domande e riferiti esclusivamente a quanto riportato nelle stesse nel rispetto della previsione di cui all’articolo 5, comma 3, utilizzando entrambe le banche-dati di cui al comma 2 e considerando, per ogni prodotto scientifico, il valore più favorevole al
      candidato”.

  9. Dal Documento di accompagnamento ANVUR: “….Per articolo pubblicato su rivista scientifica si intende: nella banca dati WOS, i “document type” Article, Letter, Note, Review; nella banca dati SCOPUS, i “document type” Article, Article in press, Review, Letter, Note, Short survey.”
    Vi sembra ragionevole che vengano pesati in maniera uguale pubblicazioni così diverse? Tutti sappiamo che vi è una differenza abissale tra un articolo/review e una nota/lettera!
    A questo si aggiunge il problema ancora più importante che in SCOPUS e WOS sono presenti riviste di ogni genere, dalla rivista di pessimo livello a quella eccellente. Tutte pesate nello stesso modo come se fossero uguali. Ma come è possibile che si arrivi a questo! Il mondo accademico deve fermare subito questo modo di procedere tanto superficiale quanto imbarazzante.

    • Introdurre pesi per riviste e tipologie di riviste renderebbe il castello, se possibile, anocra più kafkiano.

  10. mi spiace ma non è un modo di procedere ragionevole. Vogliamo pesare un articolo, o una rassegna, su una rivista prestigiosa come una nota/lettera su una rivista di pessimo livello. In molti settori esistono notevoli differenze tra riviste, e inoltre nessuna persona ragionevole ritiene che sia sensato pesare una nota come un articolo di ricerca o una rassegna. Forse in alcuni SSD non esistono queste differenze ?? Siccome sarebbe complicato allora ignoriamo il problema e utilizziamo questi criteri assurdi?

    • Non ci siamo capiti. Non sto difendendo i criteri anvuriani. Sto solo dicendo che aggiungere stregoneria ulteriore (pesi di riviste per i singoli articoli, pesi per i singoli articoli sulla base delle tipologie) non trasforma l’alchimia anvuriana in medicina scientificamente fondata. I pesi alle riviste già ci sono, implicitamente, nelle aree non bibliometriche: si chiamano “soglia di classe A”. Ma i criteri non sono meno “assurdi” di quelli predisposti per le bibliometriche.

    • Chi decide quale rivista deve essere in clase A? Un comitato. Questo comitato cambia di continuo. A volte questi comitati capovolgono quasi i valori. Per cui, non sarebbe più ragionevole affidare la compilazione delle riviste di classe A a terzi?

    • Nomine a cascate (top-down). Il Ministro nomina gli anvuriani. Gli anvuriani scelgono chi fa le liste di riviste. Oltre a scegliere GEV, ed esperti vari. Non se ne esce. E’ il disegno che non funziona. Questa non valutazione It’s a form of leninism (cit.).

  11. “Stregoneria ulteriore”?!
    Il fallimento totale di Anvur è legato ad una palese superficialità unita ad incompetenza.
    Credo che gli indici bibliometrici se vengono calcolati, ed UTILIZZATI, in modo corretto possono essere informativi sull’attività di ricerca dei candidati. Quindi mi pare altrettanto superficiale l’idea che l’utilizzo di indici bibliometrici sia per definizione “stregoneria”.

    • A causa di un deficit culturale italiano, l’accademia nostrana discute di valutazione bibliometrica come se si trattasse della formazione della nazionale. Tranne eccezioni, rimanendo ignari che c’è una comunità e una letteratura scientifica. È per questo equivoco di fondo che i colleghi si sentono autorizzati ad un creativo fai-da-te bibliometrico che ripropone errori noti e ne inventa di nuovi. Come se, ignari della scienza chimica, ci dilettassimo a giocare al piccolo alchimista rispolverando la teoria del flogisto oppure proponendo altre e più nuove trovate, ma senza che nessuno sappia dell’esistenza di Lavoisier, Avogadro, etc.
      Da questo punto di vista, la bibliometria anvuriana è una specie di Stamina della Scientometria, ma i colleghi non se ne avvedono e vogliono contribuire a perfezionare la terapia (senza aver studiato Medicina, naturalmente). Per chi vuole farsi un’idea del dibattito internazionale, noi avevamo già segnalato un interessante decalogo della valutazione bibliometrica individuale:
      ______________
      https://www.roars.it/online/i-dieci-comandamenti-della-bibliometria-individuale/
      https://www.roars.it/online/we-dont-want-to-set-up-a-bibliometric-police/
      ______________
      E invece che giocherellare, sarebbe bene documentarsi un po’. Per esempio, sarebbe utile andarsi a leggere cosa dicono gli esperti che hanno sottoscritto il “Leiden manifesto”:
      _______________
      «Come scientometristi, scienziati sociali e amministratori della ricerca, abbiamo osservato con crescente preoccupazione il pervasivo uso scorretto degli indicatori nella valutazione delle performance scientifiche.»
      https://www.roars.it/online/leiden-manifesto-for-research-metrics/

    • codispoti: «mi pare altrettanto superficiale l’idea che l’utilizzo di indici bibliometrici sia per definizione “stregoneria”»
      ____________________________
      Se questa fosse la tesi di Baccini, ci troveremmo di fronte ad un preoccupante caso di schizofrenia, dato che il soggetto in questione è coautore di un intero manuale sull’uso degli indici bibliometrici:


    • Mi pare ovvio, gli indici bibliometrici possono essere informativi ma devono essere utilizzati con competenza. La valutazine dei candidati in ogni caso non può prescindere da un esame attento delle pubblicazioni da parte della commissione. Tuttavia gli indici bibliometrici dei candidati possono fornire informazioni importanti da prendere in considerazione nel processo di valutazione. Tuttavia l’utilizzo di alcuni indici come il numero di pubblicazioni (vedi Anvur-ASN), indipendentemente dalla collocazione editoriale e dal tipo di pubblicazione, sia poco informativo e sbagliato.

    • Gentile De Nicolao,

      mi rallegro per la pubblicazione del collega. Rimango dell’idea che il numero di pubblicazioni, indipendentemente dalla collocazione editoriale e dal tipo di pubblicazione, sia poco informativo e sbagliato. Dato che il collega Baccini ha commentato elegantemente la mia riflessione scrivendo che sarebbe come “aggiungere stregoneria ulteriore ” , mi pare che l’aver scritto un libro sugli indici bibliometrici è probabilmente un fatto importante ma non mi sembra rappresentare un argomento particolarmente convincente.

    • Credo che Baccini commentasse a ragion veduta, relativamente all’esistenza o meno di indicatori (scientificamente sensati) costruiti come somma pesata del numero di articoli. Per fare un esempio, pur non essendo esperto come Baccini, mi risulta che la somma degli IF degli articoli (così popolare in Italia) non goda di nessun credito scientifico (anzi). Capisco il desiderio di alcuni di avere la formula risolutiva (ci siamo cimentati anche noi: https://www.roars.it/online/valutazione-della-ricerca-questo-e-lalgoritmo-affidabile-ecco-la-soluzione/), ma talvolta tocca rassegnarsi al fatto che non si sommano le mele con le pere e che spetti a un valutatore umano esaminare più indicatori (sensati) senza pretendere di aggregarli stregonescamente, leggere il CV e gli articoli e, infine, soppesare il tutto prendendosi delle responsabilità. La cattiva notizia a cui bisogna rassegnarsi è che la grande magia bibliometrica esiste solo nella mente degli ingenui (in gran parte concentrati in Italia, a dire il vero).

    • Allora diciamo che il “numero totale di pubblicazioni scientifiche” di un ricercatore è un indicatore standard molto diffuso di produzione scientifica individuale. Come tale non tiene conto della “qualità” delle pubblicazioni. Mi sembra che questo ce l’abbiano chiaro perfino quelli dell’ANVUR. E lo utilizzino in questo senso. Nei settori bibliometrici, la “qualità” (uso qualità tra virgolette perché niente di tutto questo è qualità) della ricerca è approssimata, nella costruzione anvuriana, dal conteggio delle citazioni. E la produttività pesata per la “qualità” è approssimata dall’h-index. Per le aree bibliometriche ANVUR ci ha risparmiato un po’ di malpractice bibliometrica (più elegante di stregoneria?), quella che Codispoti vorrebbe reinserire: ANVUR non fa riferimento al luogo di pubblicazione come approssimazione né dell’impatto né della qualità di un lavoro scientifico. (La malpractice rientra invece per i settori non-biblio con la soglia delle pubblicazioni in classe A nei settori non-biblio. Chiedere coerenza sarebbe troppo!).
      Perché parlo di cattive pratiche bibliometriche? Pesare per sede di pubblicazione (somma di IF o similia) è prassi diffusa. Come gli oroscopi.
      La cosa più recente uscita sul punto è questa: http://blogs.plos.org/plos/2016/07/impact-factors-do-not-reflect-citation-rates/

      Mi colpisce poi che il collega Codispoti si inalberi sul fatto che una lettera vale uno come un articolo, e non si ponga il problema del numero di coautori di un coautori. Ci sono settori in cui gli articoli hanno decine, centinaia o migliaia di autori. NOn è questo un major problem dell’indicatore? (Ci sono anche una venticinquina di modi documentati per pesare gli indciatori di produzione ed impatto per il numero di coautori.)

      Il mio punto però è che non se ne esce. La proposta di ANVUR non è emendabile.
      ANVUR ha trasformato una idea ragionevole (inserire soglie di minime di produttività individuale per vincolare i lavori delle commissioni ed estraibilità dei commissari) in uno strumento di pianificazione centralizzata del reclutamento. Gli strumenti bibliometrici (maldigeriti, mal disegnati, approssimativi) sono solo il vestito nuovo di cui si vestono i professori che il ministro ha chiamato al potere (tecno-baroni?).

    • La somma degli IF degli articoli è una stima grossolana che non tiene conto di molte variabili importanti (ad esempio, ambito di ricerca all’interno dello stesso SSD). Credo sia possibile e necessario individuare un indice migliore del numero di pubblicazioni così come proposto da ANVUR. Il numero di pubblicazioni è un indice completamente privo di senso, facilmente migliorabile. Non si tratta di avere una formula risolutiva ma semplicemente di proporre un indice più valido.
      Infine, segnalo che attribuire affermazioni, agli altri, non mi pare un modo di procedere corretto. Nel mio intervento non ho mai neanche pensato di proporre una “formula risolutiva” (si veda miei commenti precedenti). Ho solo segnalato i problemi che ritengo importanti nell’uso di un indice. Anzi, come ho già scritto, credo che non si possa prescindere da una valutazione degli articoli pubblicati da parte di esperti che si assumano la responsabilità. Le pubblicazioni vanno lette e con grande attenzione da persone che si assumono la responsabilità. L’attribuire posizioni o affermazioni agli atri rappresenta una strategia piuttosto sgradevole che insieme ad altre affermazioni (“La cattiva notizia a cui bisogna rassegnarsi è che la grande magia bibliometrica esiste solo nella mente degli ingenui “), rende il tutto piuttosto sgradevole, oltre che privo di argomentazioni convincenti.

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