Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Facciamo solo osservare che nella breve nota redazionale introduttiva al comunicato della senatrice Granato si era evidenziato come il c.so LM-64 fosse un normale corso di laurea magistrale facente parte dell’ordinamento universitario italiano; si era solo fatto rilevare come in questo caso, come anche in molti altri concernenti altre tipologie di laurea, si manifesti ulteriormente una tendenza alla progressiva dequalificazione degli insegnanti che, solo acquisendo o comprando (non si sa come…) qualche credito, possono insegnare in classi di insegnamento per le quali la laurea conseguita è non specifica. A fronte di un docente laureato in filosofia che ha fatto 100 e più CFU di discipline filosofiche e storiche, poter insegnare con soli 24 CFU non è il massimo della qualificazione. Nel caso della LM-64, con la equiparazione prevista dell’emendamento, non sono necessari nemmeno questi 24 CFU e sarebbe teoricamente possibile che si insegni storia e filosofia senza aver dato alcun credito di filosofia o storia (ma di teologia e altre discipline affini): siamo al di sotto, cioè, di quella “soglia di sicurezza” richiamata dall’autore dell’intervento qui sotto pubblicato. Ecco, a nostro avviso sta proprio in ciò il problema.

Gentili Redattori di ROARS,

leggo sul vostro sito il post “Scienze delle religioni come scienze pigliatutto” e vi chiedo gentilmente di accogliere un’integrazione alle informazioni fornite dalla senatrice Granato. La senatrice, infatti, dà informazioni parziali in alcuni casi, non corrette in altri e così non agevola, secondo me, la comprensione serena e oggettiva dei termini della questione. Come docente (anche con funzione di tutore) del Corso di Laurea magistrale in “Religioni, Culture, Storia” (classe LM-64) dell’Università Roma Tre – un corso esplicitamente chiamato in causa, con toni scandalizzati, dalla senatrice Granato – vorrei precisare in particolare alcuni punti.

Il CdLM “Religioni, Culture, Storia” di Roma Tre, così come gli altri tre corsi della stessa classe LM-64 attivati in Italia (attualmente a Torino, Padova-Venezia, Roma Sapienza) non possono in alcun modo essere definiti “ibridi”, come fa, con intento squalificante, la senatrice. Essi sono corsi dell’ordinamento pubblico italiano, istituiti e attivati dopo il complesso iter che tutti i corsi universitari di tale ordinamento devono percorrere, e sono parte integrante (sia pure molto piccola) del sistema di formazione superiore del nostro Stato, senza alcuna “ibridazione” con i sistemi formativi superiori di altri Stati, compreso quello della Santa Sede.

L’accesso al CdLM “Religioni, Culture, Storia” di Roma Tre è regolato da precise norme ordinamentali e regolamentari, che determinano i requisiti di accesso all’immatricolazione. La senatrice cita il colloquio con il candidato previsto dall’ordinamento, ma “dimentica” di aggiungere che a tale colloquio si può accedere unicamente se in possesso dei requisiti richiesti per l’accesso. Essi, per chi è in possesso di una delle Lauree che elettivamente danno accesso al CdLM (classi di Laurea in Storia, Filosofia, Lettere, Beni culturali), sono precisati nell’ordinamento del corso e possono essere letti tramite il link allegato al post che avete pubblicato. Ulteriori e più esigenti requisiti sono poi specificati nel regolamento didattico del CdLM, per chi sia in possesso di altro titolo e chieda l’immatricolazione; tali requisiti possono essere letti qui: https://studiumanistici.uniroma3.it/wp-content/uploads/sites/21/file_locked/2020/10/3d_All20_LM64_RD_2021_CDSU_200520.pdf.
Ovviamente, chiunque sia in possesso di un titolo rilasciato dall’ateneo di uno Stato membro dello Spazio europeo di istruzione superiore (compresi dunque i titoli di una università riconosciuta dalla Santa Sede, che di tale Spazio è full member) può aspirare a immatricolarsi nel nostro CdLM. Per tutti, comunque, senza discriminazioni o favoritismi, valgono gli stessi requisiti, che devono essere necessariamente osservati. Per esperienza di tutore, posso aggiungere che è molto difficile, per chi abbia un titolo universitario di primo livello diverso da quelli “elettivi” sopra citati, raggiungere i crediti richiesti per l’accesso al CdLM. Nello specifico della polemica sollevata dalla senatrice, devo ricordare che tutti gli esami teologici, i quali non hanno un corrispettivo nell’ordinamento universitario italiano, non possono mai essere ricondotti a un settore scientifico-disciplinare del nostro ordinamento e sono dunque inutili ai fini del raggiungimento dei requisiti per l’immatricolazione. Saranno invece presi in considerazione gli esami di filosofia, storia, letterature, didattica e quant’altro sia chiaramente riconducibile a uno dei nostri s.s-d., e concorreranno al raggiungimento dei requisiti se corrisponderanno a quanto indicato nel regolamento didattico del CdLM. Ciò vale per gli studenti provenienti da corsi di laurea di atenei ecclesiastici tanto quanto per quelli di altri Paesi o anche italiani.

Quanto poi all’osservazione premessa al post, fatta da voi più che dalla senatrice, a proposito degli sbocchi occupazionali dei laureati nella LM-64, particolarmente nelle classi di concorso per l’insegnamento, da un lato credo che l’allargamento dell’ “utilizzabilità” del titolo, per classi di concorso ulteriori rispetto alle sole due previste prima dell’emendamento parlamentare, attenui delle discriminazioni nei confronti di laureati che hanno la possibilità di compiere un curriculum studiorum di qualità del tutto analoga a quello dei laureati nelle classi di LM cui ora la LM-64 è stata equiparata; dall’altro concordo pienamente con voi sul fatto che la qualità della formazione degli insegnanti non è garantita dal “nome” della LM acquisita, ma dalla sostanza del percorso svolto, sostanza che si traduce in termini di settori scientifico-disciplinari e di crediti richiesti per poter accedere alle classi concorso. Né per i laureati della LM-64, né per quelli delle altre classi di LM tali requisiti dovrebbero scendere al di sotto di una “soglia di sicurezza” che, auspicabilmente, garantisca una solida formazione disciplinare.

Concludo questa replica alle affermazioni della senatrice ricordando che la classe di LM-64 (prima LS-72) ha radici culturali antiche e illustri, nella ricerca scientifica e nell’insegnamento di grandi studiosi delle religioni dell’università italiana. La loro prospettiva epistemologica è stata esemplare per la laicità dell’approccio all’oggetto degli studi: non confessionalità, assenza di finalità polemiche o, al contrario, apologetiche, indipendenza dalla proprie convinzioni personali. Non faccio nomi solo per il timore di omettere qualcuno che, alla pari, meriterebbe di essere citato.

Grazie dello spazio che vorrete dedicarmi, cordiali saluti,
Alberto D’Anna

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Alberto D’Anna
Università degli Studi Roma Tre
Dipartimento di Studi Umanistici

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