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Scatti: la Ministra non risponde, Ferraro raccoglie firme per lo sciopero dagli esami (entro le 18 del 14/6)

«Il Presidente [della CRUI] ci ha confermato di avere ieri sollecitato il Ministero alla convocazione tempestiva del tavolo tecnico allargato a MEF e Funzione Pubblica», scriveva il Rettore del’Università di Firenze agli inizi di febbraio … del 2016. Sono passate due primavere, ma il tavolo tecnico risulta disperso. Eppure Carlo Ferraro non demorde, Lo scorso 7 giugno era stato ricevuto insieme ad una delegazione presso la sede del Ministero. Il Prof. Marco Mancini, Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR, e il Dott. Daniele Livon, Direttore Generale per la Programmazione, avevano assicurato che la Ministra avrebbe scelto entro 48 ore tra quattro alternative da essi stessi prospettate. Che fosse la volta buona, quanto meno per avere un segnale di attenzione? «Non abbiamo ricevuto né la notizia di una scelta fra le nostre proposte, né una controproposta e neppure una cortese risposta negativa […] A questo punto non possiamo fare altro che passare alla proclamazione di uno SCIOPERO DAGLI ESAMI DI PROFITTO, che abbiamo minacciato da tempo pur avendo tentato di tutto per evitarlo. […] Non stupitevi leggendo la “Lettera di proclamazione sciopero 2017.pdf”: noi siamo legittimati a bandire uno sciopero, non è necessario essere organizzati in Sindacati, possiamo essere attori in prima persona. Trovate le istruzioni per firmare in testa alla “Lettera di proclamazione sciopero 2017.pdf”, che  contiene anche la descrizione delle modalità dello sciopero: leggetele attentamente!». Pubblichiamo di seguito: (i) la lettera di proclamazione dello sciopero; (ii) Aspetti legali e sentimenti diffusi legati allo sciopero; (iii) messaggio di Carlo Ferraro – 12 giugno 2017.

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Aggiornamenti 14 giugno 2017

Cari Colleghi Professori e Ricercatori,
 
Oggi è l’ultimo giorno utile per firmare per la proclamazione dello sciopero (si firma fino alle 18)

Istruzioni per firmare in coda, testo della lettera in allegato.
 
Sono necessarie precisazioni alla luce di richieste pervenute. Saranno trattati i punti:
 
1-      Necessità di numeri notevoli e tempi stretti per la firma
2-      Possibilità di sospendere la proclamazione ufficiale dello sciopero
3-      Alcuni hanno ancora dubbi se scioperare o meno  
4-      Problemi segnalati e soluzioni
5-      Richiesta di anticipazione dell’inizio del periodo di sciopero
6-      Modifiche del testo della lettera di proclamazione sciopero
7-      Blocco degli scatti anche per i Professori assunti post-Gelmini
8-      Disattivato il messaggio di risposta automatico dopo la firma
    Ultimo, ma non meno importante:
9-      Sciopero troppo duro o troppo tenue?
 
1)      Necessità di numeri notevoli e tempi stretti per la firma

I tempi per firmare sono certo molto stretti e molti potrebbero, pur volendo firmare, non aver ancora letto l’e-mail di ieri. Purtroppo i tempi sono dettati da eventi esterni: la discussione della “manovrina” in Senato (in cui potrebbe trovare spazio un emendamento a nostro favore) da un lato, e il tempo necessario ad elaborare le firme, dall’altro, per essere pronti, se necessario, a comunicare lo sciopero in forma “ufficiale” nel più breve tempo possibile con le firme disponibili.
 
La lista delle firme deve essere, comunque, la più lunga possibile: chi può firmi subito!

La lista lunga investe altri aspetti  importanti successivi: quando lo sciopero sarà bandito in forma ufficiale, faremo un comunicato stampa e, con moltissime firme, sarà ben diversa l’attenzione sia della stampa sia, soprattutto, della classe politica. I numeri contano non solo per poter proclamare lo sciopero, ma per acquistare peso per tanti altri aspetti importanti.
 
Pertanto chi legge in ritardo mandi la sua firma comunque: sarà introdotta nella proclamazione ufficiale dello sciopero se questa dovesse essere ritardata per qualche motivo, ma sarà sicuramente utilizzata in tutte le fasi successive.
 
In conclusione ripeto: Chi può firmi subito!
 
2)      Possibilità di sospendere la proclamazione ufficiale dello sciopero

Qualora dal MIUR ci giungessero concrete notizie positive, la proclamazione ufficiale dello sciopero verrà rinviata, ma non annullata. Poiché nel nostro Movimento i nomi e i ruoli di chi opera vengono decisi  di volta in volta, la Vostra firma che sottoscrive la Lettera di proclamazione sciopero prevede anche una delega a una “commissione-sciopero” costituita dal sottoscritto e da altri tre Colleghi per gestire ogni eventualità. Se si verificasse la situazione positiva anzidetta le Vostre attuali firme non saranno affatto inutili. Tutto verrebbe soltanto sospeso dalla commissione-sciopero per essere riattivato in qualunque momento utile (senza disturbarvi per nuove firme): una specie di spada di Damocle prontissima a scendere.
 
3)      Alcuni hanno ancora dubbi se scioperare o meno  

Rispondo sinteticamente con alcune frasi estratte, con il Suo consenso,  da una e-mail del Collega Saverio Bettuzzi ai Suoi Colleghi di Parma:
Non ci disperdiamo in discussioni e critiche sulle modalità ed i tempi…….. Facciamo invece un’azione  corale, con la più ampia partecipazione possibile;…….. Non aspettate a vedere cosa fanno gli altri, non farà differenza…. è apparso chiarissimo che siamo stati sfidati: pensano che non saremo in grado di scioperare. E’ una questione davvero di orgoglio e dignità mostrare il contrario. Che siamo tanti e determinati…….. la lotta sul blocco degli scatti è un simbolo, molto altro è in gioco.
 
4)      Problemi segnalati e soluzioni

Ne sono stati segnalati vari e importanti. Anche per risolvere questi problemi nella lettera firmata c’è una delega ampia alla Commissione-sciopero.
E’ stato chiesto, ad esempio, se chi è coinvolto in 7-8 corsi debba poi scioperare 7-8 volte. Chi è coinvolto in più corsi sciopererà una sola volta, sia perché altrimenti il tutto diventa economicamente rilevante, sia perché si dovrà rilevare quanti sono  le Colleghe e i Colleghi che scioperano e non in quanti corsi si sciopera.
Sempre ad esempio, in base a quanto segnalato, non temete di danneggiare gli studenti che, saltando il primo appello o subendo un ritardo, non potrebbero laurearsi nella sessione di ottobre-novembre: spetterà agli Atenei modificare le regole, data la nuova situazione: il problema sarà degli Atenei, non degli studenti.
Le soluzioni di altri problemi che ci sono stati segnalati sono allo studio della Commissione-sciopero. Uno dei più importanti è riportato, come esempio, al punto seguente.
 
5)      Richiesta di anticipazione dell’inizio del periodo di sciopero
 
Due Atenei hanno segnalato che presso di loro la sessione autunnale inizia prima del 1° settembre, data di inizio del periodo di sciopero, e che ciò crea per alcuni Docenti difficoltà a scioperare. La Commissione-sciopero valuterà questo caso prima della proclamazione ufficiale dello sciopero e, se la richiesta verrà accolta, la proclamazione ufficiale dello sciopero avverrà con un inizio anticipato rispetto a quello 1° settembre – 31 ottobre indicato nell’allegato.
 
6)      Modifiche del testo della lettera di proclamazione sciopero
 
Modifiche del testo della lettera, a parte i refusi, richiedono, in generale, che sia lanciata una nuova raccolta di firme che parta da zero.
Gli unici cambiamenti possibili sono quelli che la Commissione-sciopero deciderà nell’ambito delle prerogative a lei assegnate da chi firma (v. esempio al punto precedente).
 
7)      Blocco degli scatti anche per i Professori assunti post-Gelmini
 
Alcuni chiedono ulteriori notizie al riguardo. Purtroppo, e ce ne rammarichiamo tutti, la recente nota del  MIUR (che è anche sul nostro sito alla pagina “Documenti”) stabilisce che sono soggetti anche loro al blocco degli scatti per il periodo 2011-2015. Una vera stortura: chi aspettava lo scatto triennale dovuto l’avrà con vari anni di ritardo (e tutti gli scatti successivi saranno ritardati di tre anni). Quelli che avevano già avuto il primo scatto (ce ne sono già) si vedranno addirittura anche richiedere indietro gli arretrati già avuti. Gli uni e gli altri sono invitati a firmare tutti.

8)      Disattivato il messaggio di risposta automatico dopo la firma
 
Il messaggio automatico che il gestore di posta elettronica generava dopo l’invio della firma è stato disattivato: nelle ultime firme arrivate, non si sa perché, il messaggio non partiva e la casella di posta era inondata di messaggi di mancato invio.
 
9)      Sciopero troppo duro o troppo tenue?
 
Pervengono messaggi che giudicano le modalità di sciopero troppo dure e altri che dicono che è troppo tenue (la maggioranza propende per questa seconda ipotesi). Credo che si sia raggiunto un buon equilibrio fra le nostre esigenze e quelle degli studenti e se c’è squilibrio non mi spiace che, per ora, sia a favore degli studenti: non sono loro la nostra controparte. Per ora gli “irriducibili” si accontentino e firmino. Per tutti ripeto che speriamo ci diano soddisfazione e di poter sospendere e pertanto:  firmate senza esitazione, più saremo più aumentano le possibilità che ci diano soddisfazione.

Cordiali saluti,
 
Carlo Ferraro
Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria
https://sites.google.com/site/controbloccoscatti/home

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Istruzioni per la firma di questa lettera:

Occorre distinguere due casi, chiaramente distinti per evitare ambiguità e incertezze interpretative, che i tempi stretti non consentono (maggiori dettagli sono dati in coda):

1) Tutti i Professori e i Ricercatori Universitari in servizio:

Inviino una e-mail all’indirizzo: sciopero2017.inservizio@gmail.com scrivendo nell’oggetto della e-mail (NON nel testo della e-mail stessa): Firmo la proclamazione dello sciopero-Nome e Cognome (Nome e Cognome vostri, ovviamente; ad esempio: Firmo la proclamazione dello sciopero-Carlo Ferraro).

2) Tutti gli altri (Professori e Ricercatori Universitari andati in pensione dopo il 1°gennaio 2015; Ricercatori degli Enti di Ricerca ecc.):

Inviino una e-mail all’indirizzo: sciopero2017.altridocenti@gmail.com scrivendo nell’oggetto della e-mail (NON nel testo della e-mail stessa): Firmo per sostegno alla proclamazione dello sciopero-Nome e Cognome (Nome e Cognome vostri, ovviamente; ad esempio: Firmo per sostegno alla proclamazione dello sciopero-Carlo Ferraro).

Si raccomanda di NON scrivere nient’altro nell’oggetto (l’oggetto viene elaborato in modo automatico per dedurre il vostro nome e cognome, scrivere dell’altro costringe ad operazioni manuali, molto lunghe; non dimenticare il trattino prima del Nome e Cognome: serve per l’elaborazione automatica).

Nel testo della e-mail non è richiesto di scrivere nulla e quindi può essere lasciato in bianco, anche se scrivere qualcosa non dà fastidio a nessuno.

Spedire tale e-mail da un indirizzo di posta elettronica istituzionale (per intenderci quello che vi ha dato la vostra Università o Ente di Ricerca). Dall’indirizzo di posta si deduce la sede in modo automatico. Le firme pervenute da indirizzi privati verranno classificate nelle “Firme in fase di verifica”

IL TERMINE ULTIMO PER FIRMARE E’ FISSATO A MERCOLEDI’ 14 GIUGNO ALLE ORE 18.

Non si può aspettare di più per iniziare ad elaborare le firme. Sono solo due giorni per firmare, ma si deve tentare di arrivare in tempo per la discussione in Senato della cosiddetta “manovrina”.

[segue qui: Lettera proclamazione sciopero 2017]

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Aspetti legali e sentimenti diffusi legati allo sciopero dagli esami di profitto 12/6/2017

Questo documento tratta due argomenti:

1) Note legali e procedurali per lo sciopero dagli esami di profitto Sentimenti diffusi e diritti costituzionali

2) Note legali e procedurali per lo sciopero dagli esami di profitto

Lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (e l’Università lo è) è consentito, ma deve soggiacere ai dettami della legge 12 giugno 1990, n. 146, come modificata dalla legge dell’11 aprile 2000, n. 83.

Tale legge vieta lo sciopero dagli esami di laurea, ma non da quelli di profitto. La stessa legge istituisce una Commissione di Garanzia, che deve giudicare il rispetto della legge. La Commissione si è anche data dei criteri di approvazione.

I giuristi consultati, provvisti sia di competenze specifiche di diritto del lavoro sia di altre competenze, assicurano che non è necessario essere un Sindacato (noi non lo siamo) per poter bandire uno sciopero: può farlo una collettività ben individuata. Migliaia e migliaia di Docenti, con nomi e cognomi, che firmino la proclamazione costituiscono certamente una collettività ben individuata.

[segue qui: Sciopero aspetti legali e sentimenti diffusi]

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Messaggio di Carlo Ferraro – 12 giugno 2017

Cari Colleghi Professori e Ricercatori,

 il tempo per la risposta del MIUR è ampiamente scaduto, senza aver ottenuto nulla!!

Infatti sono trascorse ben più delle 48 ore entro le quali ci era stato promesso che la Ministra avrebbe comunicato la sua scelta fra le tre proposte che abbiamo avanzato nel recente incontro al MIUR del 7 giugno scorso. Non abbiamo ricevuto né la notizia di una scelta fra le nostre proposte, né una controproposta e neppure una cortese risposta negativa.

Avevamo anticipato nell’’incontro che avremmo inteso la mancata risposta come risposta negativa e che saremmo passati ad azioni da parte nostra.

A questo punto non possiamo fare altro che passare alla proclamazione di uno SCIOPERO DAGLI ESAMI DI PROFITTO, che abbiamo minacciato da tempo pur avendo tentato di tutto per evitarlo.

 

Infatti abbiamo fatto di tutto per evitare uno sciopero: nell’’allegato denominato “Sciopero-Aspetti legali e sentimenti diffusi.pdf” trovate tutte le azioni principali poste in atto dal 2014 ad oggi, in un crescendo di intensità che ha portato, soprattutto grazie all’’azione sulla VQR, al risultato di sblocco parziale a partire dal 1° gennaio 2016. Risultato gradito, ma restano i 5 anni pregressi da riconquistare. E da tale allegato si evince il travaglio che c’è stato prima di decidere uno sciopero dagli esami di profitto.

È giunto il momento di dimostrare che facciamo sul serio, anche a costo di azioni per noi dolorose, alle quali però ci costringono. È soprattutto il momento di dimostrare la compattezza e la determinazione della categoria, necessarie per affermare che la Docenza Universitaria non è disposta, né ora né in futuro, a subire azioni illegittime nei propri riguardi. ed è in grado di reagire con determinazione. Il significato e l’’utilità di questo sciopero travalicano quindi ampiamente i limiti contingenti, investono tutto lo sviluppo futuro dell’’Università e il nostro stesso futuro professionale. Pertanto: investite anche sul futuro! Siate coraggiosi e scioperate!

 

Invito tutti a firmare la “Lettera proclamazione sciopero 2017.pdf” allegata, che è la nostra proclamazione di sciopero dagli esami di profitto. Potete firmare tutti, come vedrete dalla lettera.

 

Ovviamente avremo tempo e modo di spiegare ai nostri studenti perché ricorriamo a tale forma di lotta, descrivendo anche lo stato nel quale versa, in generale, l’’Università italiana. Correremo anche il “rischio” di portarli dalla nostra parte e con ciò, in un certo senso, di vanificare un po’ lo sciopero: ricordo che quando nel 2015 facemmo lo “sciopero bianco”, in dieci minuti spiegai ai miei 120 allievi il perché dello sciopero che poteva danneggiarli e alla fine, invece di avanzare rimostranze, applaudirono in massa.

Non stupitevi leggendo la “Lettera di proclamazione sciopero 2017.pdf”: noi siamo legittimati a bandire uno sciopero, non è necessario essere organizzati in Sindacati, possiamo essere attori in prima persona.

 

Trovate le istruzioni per firmare in testa alla “Lettera di proclamazione sciopero 2017.pdf”, che  contiene anche la descrizione delle modalità dello sciopero: leggetele attentamente!

 

Occorre firmare velocemente: avrete meno di due giorni a disposizione, solo fino a mercoledì prossimo, 14 giugno, alle ore 18. Già domani o mercoledì mattina manderò probabilmente i risultati preliminari alla Ministra; mercoledì sera si inizierà l’elaborazione delle firme. L’urgenza deriva dal fatto che la Commissione Bilancio prosegue la discussione della “manovrina” domani e un intervento su tale provvedimento da parte del Governo ha tempi molto stretti.

 

Lo sciopero, a giudizio dei nostri giuristi competenti di Diritto del Lavoro (ai quali va il mio e Vostro ringraziamento per il supporto dato), ha modalità tali da renderlo perfettamente legale, da potere superare il giudizio della Commissione di Garanzia che esaminerà il tutto. Potete leggere il documento allegato  “Sciopero-Aspetti legali e sentimenti diffusi.pdf”  che dà la chiara idea di ciò, del lavoro fatto e delle difficoltà che è stato necessario superare.

Nello stesso documento “Sciopero-Aspetti legali e sentimenti diffusi.pdf” potete trovare le motivazioni in base alle quali lo sciopero organizzato è rispettoso del nostro desiderio (non imposto da nessuna legge) di non voler danneggiare in maniera pesante i nostri studenti, ma di creare quel minimo di disagio a supporto delle nostre richieste (un po’ di disagio dobbiamo crearlo, altrimenti che sciopero è?), è rispettoso del nostro diritto costituzionalmente garantito di scioperare, è rispettoso del diritto degli studenti di sostenere gli esami, nonostante le restrizioni che lo scioperò imporrà, senza però annullare il loro diritto.

Per gli assunti post-Gelmini: ho messo sul nostro sito, nella pagina “Documenti” la nota ministeriale che, con mio grande rammarico e di tutti, “condanna” anche loro a subire  il blocco (File “Docentipost-Gelmini-NotaMIUR 29-5-2017.pdf”)

 

Inviate pure questa mia ai Colleghi a Voi più vicini. I coordinatori di sede la diffondano nei loro Atenei.

 

Cordiali saluti,

 

Carlo Ferraro

Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria

https://sites.google.com/site/controbloccoscatti/home

carlo.ferraro@polito.it

 

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50 Comments

  1. Anto, io capisco la rabbia e la frustrazione di chi per anni si e’ impegnato, ed ora non gli viene riconosciuta la possibilita’ di accedere ad un posto di ruolo. ma secondo me eri stato male informato qualche anno fa…
    Io da circa 15 anni dico a tutti i neolaureati cui prospetto l’acesso ad un posto di dottorato con borsa, o, preferibilmente, ad un assegno di ricerca con dottorato annesso, che questo percorso NON li portera’ MAI nella posizione di entrare nei ruoli della mia Universita’. Nessuno della ventina di assegnisti/dottorandi che ho avuto in questi anni in effetti e’ mai riuscito ad entrare, ma tutti lo sapevano fin dall’inizio e non si sono fatti illusioni. Ovviamente alcuni di loro ora sono professori associati, ed anche ordinari, ALL’ESTERO. Magari qualcuno rientrera’ con quelle strane operazioni di “rientro dei cervelli”. Gli altri sono andati beatamente a lavorare, forti di una preparazione superiore a quella degli altri laureati, e di un titolo di dottore di ricerca che conta poco per le azienducole italiane, ma conta assai nelle grandi aziende internazionali, aprendo loro la strada a ruoli di alto profilo che sono preculsi a chi non e’ “dottore”.
    Detto questo, il motivo della presente protesta parte dalla pancia del personale di ruolo, cioe’ dalla nostra busta paga, il cui potere di acquisto si e’ eroso, e non ci e’ stato dato lo stesso trattamento che gli altri dipendenti pubblici di ruolo hanno avuto.
    Il confronto qui non e’ fra dipendenti di ruolo e precari, e’ fra dipendenti di ruolo di serie “B” (noi) e tutti gli altri di serie “A”.
    Purtroppo, come avrai gia’ sperimentato, la nostra categoria non e’ molto coesa, e si divide su tutte le questioni. Un minimo di unione e’ possibile solo su una questione che viene dalla pancia, su qualunque altra questione (incluse VQR ed ASN) tutti cominciano a fare dei distinguo ed a prendere posizioni personali non allineate.
    Quindi questa e’ in realta’ una prova di forza per vedere se la categoria ha un vero e proprio “spirito di classe”.
    A mio avviso, scegliere una questione di trattamento economico e’ l’unico modo in cui si possa vagamente sperare di raccogliere in modo unitario una quota significativa di aderenti alla protesta.
    Se non riusciremo a fare nemmeno questo, saranno uccelli per diabetici per tutti, precari o no…
    Per cui, anziche’ criticare l’iniziativa a causa della sua motivazione economica, faresti bene a fare tutto il possibile perche’ abbia successo: questa e’ davvero l’ultima spiaggia, se perdiamo questa partita l’unica seria ipotesi e’ emigrare. Certamente per voi, probabilmente anche per molti di noi…
    PS: scrivo dalla Finlandia, qui prenderebbero volentieri un paio dei miei dottorandi…

  2. Sono fra quelli che non pensano che tutti i problemi siano il danaro. Infatti, chiedo che globalmente si sollevino e discutano tutti i problemi per quanto riguarda l’Università.
    Questa divisione giovani/strutturati sta distruggendo le Università e, di fatto, è la maggior responsabile del fatto che non si parli del vero cancro, che è la progressiva assenza di democrazia.

  3. Giusta istanza e giusto fare uno sciopero su un’effettiva ingiustizia. Però, diciamo, fa un po’ sorridere il richiamo che Ferraro spesso fa alla giusta esigenza di serenità nell’ambito accademico, con diverse proposte sul ruolo della docenza e reclutamento anche condivisibili, perché mai c’è stata serenità nell’ambiente accademico anche quando c’erano le risorse. Mai. E l’ottenimento degli scatti non cambierebbe nulla della tendenza, visibile a tutti, della mors tua vita mea, dei baronati e di ordinari prossimi alla pensione che “senza trionfalismo” vogliono riconosciuto quello che hanno fatto quando l’unico risultato è il deserto intellettuale. E molti si sono ammantati dietro alla scusa della crisi finanziaria o delle azioni scellerate dei governi…ma, diciamocelo, è primariamente colpa di chi era all’interno dell’Università se si è arrivati tale sfacelo. A chi ha sfruttato ogni novità per vendette personali, accentramento di potere e mai si sono preoccupati di istanze come il turno over perché più concentrati in lotte intestine tra strutturati. È un dato di fatto. E quindi la contrapposizione tra strutturati e non non è creata ad arte da altri ma è stata creata dagli stessi strutturati. Negare questo significa non essere in buona fede.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Se nulla cambierebbe e se poi ce lo siamo meritati perché è primariamente colpa “nostra” (come categoria, perché non ci sto a flagellarmi per le colpe di chi siede nell’ANVUR o nella CRUI e che ci spiega che è ora che i colleghi si prendano carico dell’espiazione dei loro peccati), tanto vale lasciar perdere. In particolare potremmo chiudere Roars. La redazione si dedica ai cavoli propri e gli altri vanno a mugugnare di fronte alle macchinette del caffè. Comunque sia, tanto di cappello a Carlo Ferraro. Se l’accademico medio avesse un quarto della sua coerenza e determinazione non saremmo certo nella palta in cui ci troviamo. Io penso che Ferraro non ce lo meritiamo. Ci meritiamo (come categoria) solo il mugugno davanti alla macchinetta del caffè.

  4. Io sono d’accordissimo con Farina e appoggio lo sciopero pur essendo precario.

    Confrontando i concorsi di oggi con quelli del passato posso dire che quando le risorse c’erano era decisamente meglio. Tanto per cominciare il posto da ricercatore non era un posto da borsista, ma una cosa seria. Poi é vero baronati, politica e scuole sono sempre esistiti e hanno influenzato i concorsi, ma almeno il secondo e terzo abilitato spesso arrivavano per merito e riuscivano a prendere servizio, magari dopo qualche tempo, magari in una sede lontana da casa. Col benefico collaterale, ma non secondario, di far circolare la conoscenza e di rientrare spesso dopo qualche anno con esperienze e maturitá.

    Oggi l’abilitazione é una barzelletta e conta meno di zero, il candidato vittorioso é sempre locale, non sempre meritevole e ci arriva spesso dopo anni di umiliazioni.

    Quindi le risorse mi pare che siano fondamentali per ridare dignitá al sistema, risorse che la politica ha tolto, ma che puó rimettere! Se si vince una battaglia, anche marginale, si puó pensare di vincere la guerra. Quindi bisogna essere compatti: precari e di ruolo, magari dimenticando che alcuni professori sono stati complici o osservatori indifferenti della precarizzazione. L’odio ce l’hanno un poco coltivato in pancia, ma rispondere con altro odio non serve a nessuno, bisogna spezzare le vecchie abitudini, se ci dimostriamo capaci di condividere le lotte giuste degli strutturati sono convinto che saranno al nostro fianco anche sugli altri temi.

  5. Giuseppe De Nicolao says:

    Una vera e propria “esplosione” di firme: Carlo Ferraro spiega cosa è successo mercoledì, quando il picco delle adesioni ha mandato in tilt la casella gmail.

    ==========
    Cari Colleghi Professori e Ricercatori,

    La raccolta delle firme per la proclamazione dello sciopero, già confinata in meno di due giorni, è stata interrotta traumaticamente alle 14 di imercoledì: Gmail, avendo riscontrato anomalie, ha disattivato la casella di posta sciopero2017.inservizio@gmail.com (l’altra è ancora attiva). Ciò è molto strano: la procedura usata è la stessa usata in precedenza e non aveva mai dato problemi. Probabilmente tutto deriva dal numero notevolissimo di e-mail di mercoledì che ha creato sospetti su possibili attività illecite di spam o altro.

    Il problema tecnico non è ancora risolto e quando lo sarà vi avvertirò subito e tutti coloro che non sono riusciti a firmare potranno farlo aggiungendo le loro firme alla proclamazione dello sciopero

    Contestualmente, da quanto avrete visto da giornali e telegiornali, mercoledì pomeriggio il Governo ha chiesto la fiducia bloccando il testo della “manovrina” su quello licenziato dalla Camera dei Deputati e anche bloccando, così, un emendamento a nostro favore che era stato presentato dal Senatore Miguel Gotor e che non ha potuto neanche essere discusso (come sapete tutti gli emendamenti proposti decadono se viene chiesta la fiducia). Quindi non c’è stata nessuna azione a nostro favore da parte del Governo, anzi ostacolo a quella degli altri.
    L’ipotesi di provvedimenti a nostro favore nella “manovrina”, fatta dai Delegati della Ministra nell’incontro del 7 giugno scorso, è quindi finita nel nulla.

    Abbiamo dunque ulteriori buoni motivi per reagire a tale situazione e non subirla passivamente.

    Dobbiamo far capire a tutti che non siamo disposti a farci trattare in questo modo, che non permetteremo di far calpestare i nostri diritti, e che ciò è per noi più che mai una questione di dignità. Dobbiamo “scrollare” chi non fa nulla per dare soddisfazione alle nostre legittime richieste: SCIOPERIAMO PIU’ CHE MAI CONVINTAMENTE.

    In questa prospettiva, ritornando per un attimo al problema del blocco tecnico della casella di posta per le firme, desidero commentare da un altro punto di vista quanto accaduto: si è verificata una vera e propria “esplosione” di firme, segnale molto positivo della nostra capacità di aggregazione e determinazione!

    Ora, dopo l’elaborazione delle firme che già sono disponibili (per fortuna avevo fatto dei salvataggi), proclameremo ufficialmente lo sciopero: sarà la nostra risposta immediata a quanto non fatto nella “manovrina”. Manderemo subito dopo una integrazione della proclamazione con tutte le altre firme raccolte.

    Non appena vi comunicherò che i problemi tecnici saranno stati risolti, tutti potrete firmare la proclamazione dello sciopero.

    Cordiali saluti,

    Carlo Ferraro
    Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria
    https://sites.google.com/site/controbloccoscatti/home
    carlo.ferraro@polito.it

    P.S.
    Una sola avvertenza: in casi simili a quello di ieri, se volete, giustamente, avvertirmi, usate pure l’email, ma indicate un oggetto specifico che caratterizzi il contenuto della e-mail stessa (regola valida in generale), ad esempio: “Suggerimento”; “Segnalazione di …”, “Anomalia” ecc.. Districarsi fra centinaia e centinaia di e-mail, tutte con lo stesso oggetto, ove si cumulano argomenti diversi è praticamente impossibile: la vostra e-mail rischia di non poter essere neanche letta.

    Per essere inseriti nella mailing-list cliccare qui : https://goo.gl/forms/J8FlwVQDnGantax13
    Per essere cancellati dalla mailing-list inviare una e-mail a carlo.ferraro@polito.it indicando nell’oggetto: Cancellami

  6. Vi sono posizioni sulle quali si può costruire qualcosa. Certo, come diceva Churchill, le peggiori violenze si commettono nelle Università: tutti hanno visto tutti sanno e nessuno ha denunciato o denuncia.
    Però, se molti pensassero come gli autori degli ultimi interventi, ci sarebbe spazio per il miglioramento e, soprattutto, l’Università si riprenderebbe il suo ruolo, che è di essere libera ed autonoma, di formare menti critiche.

  7. Cosa penseranno il Governo, il Parlamento ed il popolo italiano?
    Che l’università è un contesto privilegiato, un porto franco, che vuole ancora di più.
    Lo so che è un pensiero sbagliato, ma la strategia autoreferenziale induce a pensarlo.
    Poi si dirà: “l’Università ha già chiesto e ha avuto troppo, non avrà più nulla”.
    E così non si avranno più finanziamenti, perché il Governo e il Parlamento, nella malaugurata ipotesi di pagamento degli scatti, penserà “l’università ha già avuto”.
    Chi paga?
    Ovviamente pagheranno i precari, e gli strutturati avranno ancora di più.
    Un esame di coscienza non guasterebbe.
    Auguri.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      anto deve essere rimasto l’unico a pensare che un’accademia invertebrata sia di aiuto ai precari. Chi non difende nemmeno il proprio stipendio è una cicca da calpestare. E, se puoi calpestare gli strutturati, per i precari c’è la discarica.

  8. Giuseppe De Nicolao:
    chi difende il proprio stipendio, il giorno successivo all’ottenimento di ciò che ha chiesto, si accontenterà e non si interesserà più dei precari.
    Non c’è nulla di male a combattere per i propri diritti (diritto allo scatto).
    Il problema è che il precario (o il disoccupato una volta finito il RTD) i diritti non ce li ha e, comunque, non potrebbe mai farli valere con la forza propria di uno strutturato.
    Tutto qui.
    Gli ordinari di oggi hanno ottenuto il loro posto sicuramente con il merito, ma anche con la fortuna di vederlo riconosciuto.
    La generazione dei precari di oggi non ha questa fortuna. Se uno non ci passa non potrà mai capirlo fino in fondo, non c’è niente di male, è umano.
    Ma è altrettanto umano indignarsi per questo e sollecitare una riflessione sull’opportunità di scioperare per ottenere quello che si ha già e non in difesa dei più deboli.

    • @Anto
      Temo che lei confonda cose e piani diversi. Lo sciopero è, appunto, sciopero: pensi a ciò per cui scioperano i metalmeccanici, gli autoferrotranvieri, i controllori di volo etc. Esiste una dignità del lavoro (qui si parla di un periodo lavorativo che è evaporato ai fini giuridici!) che va difesa. Fare queste azioni non significa non avere presenti le difficoltà di chi sta peggio, ma non ci si può astenere dallo scioperare perché esiste la fame nel mondo. Scioperare per i propri diritti non significa essere insensibili alle condizioni di chi sta peggio.
      Concretamente: io, ad es., ho sostenuto economicamente (= di tasca mia) ricorsi al TAR di precari. Ho però visto che quando un RTD del mio Ateneo ha proposto agli altri di schierarsi e prendere posizione per domandare al Rettore di avere una propria rappresentanza nel Senato Accademico, è rimasto da solo: gli altri, ‘speriamo che io me la cavo’. Quello che intendo dire è che i precari devono, finalmente, creare un loro coordinamento nazionale capace di farsi sentire per davvero, magari dandoci un esempio di compattezza da seguire. Io aderirò a ogni loro iniziativa o azione che mi parrà meritevole di sostegno. Sino a quel giorno, farò sentire la mia voce dove potrò contro situazioni che non vanno.
      Poi, mi permetto un’osservazione ‘estetica’: comprendo bene le sue ansie e le sue frustrazioni. Eviti però di pensare che l’uso dei punti esclamativi possa sostituire la bontà delle argomentazioni.
      p.s.: non siamo tutti ordinari. Abbiamo famiglie (talora monoreddito), mutui, etc. etc. Non ceda anche lei alle tentazioni dei luoghi comuni…

  9. Molti ricercatori a tempo determinato sono usati (e hanno accettato di esserlo) da chi ha il potere: si aspettano la ricompensa.
    Questo è l’ingranaggio che è stato creato. Sta causando arrivismo, gioco di gomiti, calunnia: l’Università ne è devastata.
    Chi soccombe è chi non fa parte di nessun gruppo, chi non cambia rapidamente di fronte a seconda delle opportunità e delle promesse che vengono fatte…

  10. @Lapo:

    C’è questo coordinamento:

    http://www.ricercatorinonstrutturati.it/

    anche alla pagina

    https://it-it.facebook.com/ricercatorinonstrutturati/

    credo che abbiano, nel corso degli anni chiesto e forse ottenuto incontri con i vari Ministri, risultato purtroppo non proprio incoraggiante.

    Io non ne faccio parte in quanto dopo tanti anni di assegni e contratti ora sono disoccupato.
    Comunque, queste sono le vere lotte e tanti complimenti a chi lavora all’interno di questo coordinamento.

    NB: Come si può vedere, se non c’è dietro un ordinario (o un capo scuola) che protesta con il Ministro, il precario può fare poco.

  11. ecolombo says:

    Scusate ma, veramente, alcuni commenti che leggo sfiorano il delirio.

    Ma come cavolo si fa a non scioperare a fronte di una politica deliberata da parte del governo che scientemente nega il riconoscimento degli scatti UNICAMENTE ad una categoria professionale dello Stato?
    Trattasi di una manovra economica, ma anche politica, che appartiene alla ben nota strategia di management “affama la bestia”. Sta sullo stesso livello della riduzione dell’FFO e della priorità data agli RTDa rispetto agli RTDb nel reclutamento, per intenderci.
    Chiaramente, fa parte di una manovra contro la dignità del corpo docente.

    Faccio notare che alcune istituzioni non statali (vedi Cattolica) hanno autonomamente deciso di riprendere l’assegnazione di scatti come risarcimento di questa roba. Mi pare esemplificativo del fatto che si tratti veramente di un’operazione “di governo” contro una categoria di stato (non condivisa ad esempio da altre istituzioni universitarie).

  12. NON FARE MAI DEL BENE SE NON SEI PREPARATO ALL’INGRATITUDINE
    Enzo Ferrari

    Dopo quello che è stato scritto qui dentro farò scolpire questo aforisma sul marmo e lo invierò a Carlo Ferraro.
    Complimenti ai tanti salottieri rigorosamente anonimi (nemmeno il coraggio di registrarsi con nome e cognome e di esprimere la propria opinione con trasparenza ed onestà qui dentro?), secondo i quali è tutto sbagliato, il problema più grosso dell’Università sono i mitici “Baroni”, ma il loro agire, come giustamente qualcuno ha osservato, si ferma alla chiacchiera davanti alla macchinetta del caffè.
    Grazie a campagne stampa ultradecennali contro la classe docente, che la classe politica ha ampiamente strumentalizzato per giustificare lo scempio progettato a tavolino del sistema universitario, ormai “Professore” equivale ad un insulto. Che questa porcheria abbia convinto la mitica massaia di Vigevano (o era di Voghera?) lo posso anche capire; che abbia convinto anche dei colleghi, precari o non precari che siano, sorprende amaramente.
    Io apparterrei alla cosiddetta categoria dei “Baroni”, poiché sono ordinario da tempo, e quindi di nefandezze, secondo il sentire comune, dovrei averne almeno una decina di armadi pieni. Anche se non sono prossimo, prima o poi arriverò alla pensione, e confesso che sono davvero ansioso di arrivarci, per mettermi alla finestra e vedere quale università migliore sapranno costruire i tanti Savonarola di oggi, quando saranno diventati i “Baroni” di domani…

  13. mariam scrive:
    “Molti ricercatori a tempo determinato sono usati (e hanno accettato di esserlo) da chi ha il potere: si aspettano la ricompensa.
    Questo è l’ingranaggio che è stato creato. Sta causando arrivismo, gioco di gomiti, calunnia: l’Università ne è devastata.”
    Io so e sapevo bene, pur essendo un ordinario, di non avere alcun potere. In realta’, nessun ordinario ce l’ha e da molto tempo. Non contiamo piu’ una cippa da almeno 20 anni…
    Qualcuno, disonestamente, ha approfittato del fatto che i giovani precari non se ne fossero ancora accorti, e, millantando un potere che non aveva, li ha sfruttati facendoli lavorare piu’ di quanto li pagava, ed ha promesso futuri avanzamenti che poi ovviamente non ha potuto loro garantire.
    Ovviamente chi ha fatto cosi’ e’ stato disonesto ed ha creato del danno. Ma per ingannare qualcuno, costui deve essere un minimo suggestionabile: i neolaurati svegli han sempre capito come girava la ruota, e se non gli garbava di fare i precari, han scelto altre strade.
    Io sono sempre stato onesto con i miei precari, e proprio non vedo perche’ ci debba essere contrapposizione fra me e loro: lavoriamo di comune accordo, ben consci dei differenti ruoli e prospettive. Se ognuno fa la sua parte ed accetta le regole del gioco (per quanto sbagliate), non vedo perche’ si debbano creare attriti o contrapposizioni. Chi ha scelto di fare il precario con me sapeva che avrebbe lavorato il giusto, venendo sempre pagato adeguatamente, che avrebbe imparato un sacco e si sarebbe creato le basi per un roseo futuro lavorativo (fuori dalla mia universita’, ovviamente). Certo ho visto anch’io che non tutti i giovani brillanti accettano questo percorso, io sono sempre alla ricerca di nuove ragazze e ragazzi svegli, e faccio fatica a trovarli, perche’ dichiaro sempre la reale prospettiva. Forse se il abbindolassi con promesse irrealizzabili riuscirei a farne rimanere qualcuno in piu’, ma poi, dopo 9 anni di precariato (3 di dottorato e 6 di assegno), loro si aspetterebbero chissa’ cosa, e si creerebbe una situazione di attrito, come quella in cui e’ finito Anto.
    Io una cosa del genere non l’avrei mai fatta ad un giovane e brillante neolaureato, bisogna essere onesti e realistici con loro.
    Quindi anche col distorto sistema attuale si puo’ lavorare di comune accordo, precari e strutturati, basta essere onesti.
    Il che non toglie che tale sistema fa schifo, e va cambiato! Abbiamo bisogno di un continuo ricambio, abbiamo bisogno di sostituire chi va in pensione o muore, ci servono menti giovani e fresche!
    Quindi bisogna lottare per far avvenire il cambiamento, anche se spesso vorrebbe dire un ritorno al passato (ad esempio, ai posti di ruolo per ricercatori neolaureati: io diventai di ruolo a 27 anni, prima ancora di finire il dottorato, e secondo me e’ stata una ottima cosa, bisogna che questo torni ad essere possibile).
    Per fare avvenire tale cambiamento bisogna muoverci tutti assieme. E, come ho gia’ spiegato, far andare assieme gli accademici e’ tutt’altro che facile (motivo principale per cui, da un sistema che tutto sommato funzionava bene, siamo finiti ad avere un sistema che fa schifo).
    L’unica possibilita’ per aggregare un po’ di gente e’ partire da una motivazione assolutamete giusta, condivisibile da tutti, che tocchi direttamente il portafoglio, da un lato, ma che dimostri che teniamo alla nostra dignita’, dall’altro.
    Se vinciamo questa battaglia avremo una nuova forza, che ora non abbiamo, e potremo sperare di invertire la rotta che ci ha portati all’attuale sfacelo. Certo, ci vorranno altre battaglie…
    Ma se perdiamo questa battaglia, non ce ne saranno altre, ed andra’ sempre peggio, soprattutto per chi ha ambizioni di entrare nei ruoli dell’Universita’…
    Non e’ il momento delle contrapposizioni, e’ il momento di provare per davvero a fare qualcosa tutti assieme!

  14. Ognuno di noi ha diritto ad esser considerato virtuoso: così io credo tutti quelli che scrivono e che non conosco.
    La mia esperienza nell’università è diversa: è quella di cui parlo.
    Il potere di bloccare carriere alcuni lo hanno e lo usano: non credo che si possa negare.
    Certo se non si può dire, non si mugugna davanti alle macchinette, ma si sta ben zitti e non ci si espone, né con scioperi, né con dichiarazioni, né con condivisione.

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