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Scatti: ecco il “sorpasso”. Una discriminazione nuova di zecca, partorita dalla Legge di Bilancio 2018

Più di undicimila docenti hanno scioperato contro la discriminazione subita in seguito al DL 78 del lontano 31 maggio 2010 che ha previsto che gli anni 2011-2015 fossero per sempre cancellati dalla carriera dei docenti universitari. La risposta del Governo a questo sciopero è contenuta all’Art.55 dell’attuale testo delle Legge di Stabilità 2018 in discussione in questi giorni in Senato. Non solo non si sana la precedente discriminazione, ma se ne aggiunge un’altra. Prendiamo due docenti, con una differenza di anzianità di un mese. Assumiamo che il docente “più anziano” completi la propria classe triennale nel mese di dicembre 2017 ed il secondo nel mese di gennaio 2018. Nella attuale versione della Legge di Stabilità, il docente “più giovane” passa al nuovo sistema biennale già nel mese di gennaio 2018, mentre quello “più anziano” dovrà attendere addirittura dicembre 2020 (quasi tre anni dopo il “giovane”). Un vero e proprio sorpasso: si passa da un regime nel quale il docente “più anziano” conseguiva il passaggio di classe 1 mese prima del docente “più giovane” ad un nuovo regime, “post-Legge-di-Stabilità”, nel quale è invece il docente “più giovane” a conseguire prima (addirittura di ben 11 mesi!) il passaggio di classe. L’incidenza economica sui docenti di questa nuova discriminazione è consistente. Nel caso considerato, circa 1.5 anni di anzianità. 

 

Roars ha più volte ed a più riprese evidenziato la discriminazione subita dalla docenza universitaria in seguito al provvedimento inserito nel DL 78 del lontano 31 maggio 2010 che ha previsto che gli anni 2011-2015 fossero per sempre cancellati dalla carriera dei docenti universitari. Ad esempio:

https://www.roars.it/online/scatti-e-a-te-quanto-ti-hanno-stangato-piu-o-meno-di-100-000-euro-scopri-qui-cosa-ti-costa-il-mutuo-perpetuo/

Un mancato riconoscimento giuridico di ben 5 anni di anzianità, che è equivalente ad una modifica strutturale del trattamento economico e che per i più giovani può arrivare a comportare delle perdite economiche comprese tra i €100.000 ed i €200.000. Trattamento questo, tra l’altro, riservato, tra le categorie del pubblico impiego, alla sola docenza universitaria.

Oggi, dopo quasi sette anni, questa pesante discriminazione resta ancora irrisolta. Una vergogna questa per un Paese che vuole definirsi tecnologicamente avanzato. Nessuno dei governi che si sono succeduti, dal 2010 ad oggi, di destra e di sinistra, ha ritenuto prioritario sanare questa situazione, destinando questo trattamento alla propria classe docente, in un settore della formazione superiore e della ricerca scientifica che, tra l’altro, dovrebbe essere ritenuto prioritario proprio per fronteggiare al meglio la crisi economica.

Per chiedere con fermezza che questa pesante discriminazione fosse sanata, nella recente sessione autunnale degli esami, la docenza universitaria ha scioperato mediante la soppressione (o il differimento) del primo degli esami di profitto previsti nel periodo 28 agosto – 31 ottobre. Una modalità di sciopero, questa, ritenuta pienamente legittima e rispettosa del diritto allo studio dalla Commissione di Garanzia dell’attuazione della Legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Allo sciopero hanno aderito circa un quarto dei docenti attualmente in servizio.

La risposta del Governo a questo sciopero arriva, senza avere per nulla sentito i rappresentanti del movimento che ha proclamato lo sciopero, ed è contenuta all’Art.55 dell’attuale testo delle Legge di Stabilità 2018 in discussione in questi giorni in Senato:

Art. 55
Scatti stipendiali dei professori universitari

Con decorrenza dalla classe stipendiale successiva a quella triennale in corso di maturazione al 31 dicembre 2017 e conseguente effetto economico a decorrere dall’anno 2020, il regime della progressione stipendiale triennale per classi su base premiale dei docenti universitari previsto dall’articolo 8 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 232, è trasformato in regime di progressione biennale per classi su base premiale, utilizzando gli stessi importi definiti per ciascuna classe dallo stesso Decreto. Nell’ipotesi di mancata attribuzione della classe, la somma corrispondente resta nelle disponibilità dell’ateneo. Il fondo per il finanziamento ordinario di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, è incrementato di 80 milioni di euro per l’anno 2020, 120 milioni di euro per l’anno 2021 e 150 milioni euro a decorrere dall’anno 2022.

Ci si chiede: è stata data risposta, anche parziale, alla discriminazione evidenziata dalla docenza universitaria?

La risposta è molto semplice: non è stata data affatto risposta alla discriminazione che era stata evidenziata; il provvedimento previsto non concorre per nulla a sanare l’ingiustizia che era stata evidenziata. Per avere conferma di ciò basta considerare il caso di tre docenti: un primo docente già in servizio all’inizio del blocco (1 gennaio 2011), un docente che prende servizio durante il blocco (esempio 1 gennaio 2014) ed un docente assunto dopo il blocco (esempio 1 gennaio 2017). Per sanare la discriminazione in essere questi tre docenti avrebbero diritto: il primo a 5 anni di riconoscimento giuridico (anni dal 2011 al 2015), il secondo a 2 anni di riconoscimento giuridico (2014 e 2015) il terzo non è stato mai penalizzato dal mancato riconoscimento giuridico. La decorrenza successiva al 31 dicembre 2017 prevista dal precedente testo non fa alcuna differenza tra questi tre docenti, corrisponde quindi ad un incremento di stipendio per tutti ma non certo a sanare, neanche parzialmente, la discriminazione in essere introdotta dal lontano DL 78/2010.

Dal punto di vista economico, tuttavia, c’è di peggio in questo testo. Infatti non solo non si sana la precedente discriminazione, ma se ne aggiunge un’altra all’interno della docenza stessa. Questa ulteriore discriminazione è conseguenza del fatto che la data di passaggio al nuovo sistema “biennale” non è uguale per tutti, la decorrenza prevista è quella della “classe stipendiale successiva a quella triennale in corso di maturazione al 31 dicembre 2017”. Per considerare un esempio, possiamo analizzare il caso di due docenti, con una differenza di anzianità di un mese. Assumiamo che il primo docente (quello un minimo “più anziano”) completi la propria classe triennale nel mese di dicembre 2017 ed il secondo nel mese di gennaio 2018. In conseguenza del testo previsto nella attuale versione della Legge di Stabilità, il secondo docente (quello “più giovane”) passa al nuovo sistema biennale già nel mese di gennaio 2018, mentre il primo (quello “più anziano”) dovrà attendere addirittura dicembre 2020 (quasi tre anni dopo il docente “giovane”).

La situazione è evidenziata dal seguente grafico:

 

Come si nota, per effetto di come è stato scritto il testo del provvedimento in Legge di Stabilità, si passa da un regime “pre-Legge-di-Stabilità” nel quale il docente “più anziano” conseguiva il passaggio di classe 1 mese prima del docente “più giovane” ad un nuovo regime, “post-Legge-di-Stabilità” nel quale è invece il docente “più giovane” a conseguire prima (addirittura di ben 11 mesi!) il passaggio di classe: il sorpasso!
E questo sorpasso è perenne! È ancora un altro effetto strutturale per tutta la carriera! È una nuova discriminazione subita (questa volta per sfortuna) dal docente “più anziano” rispetto a quello “più giovane”, nonostante la differenza di anzianità sia minima (un solo mese).

Ovviamente non c’è alcuna motivazione economica o di bilancio per scrivere una norma che preveda questa ulteriore discriminazione. Del resto l’incidenza economica sui docenti di questa nuova discriminazione è consistente. Si può facilmente calcolare[1] che l’effetto strutturale del minor stipendio del docente “più sfortunato” rispetto a quello “più fortunato” è confrontabile ad un riconoscimento giuridico pari alla metà degli anni che intercorrono tra i due periodi di transizione al nuovo regime “biennale”. Nel caso considerato, circa 1.5 anni di anzianità. Il docente “sfortunato”, quindi aggiunge alla discriminazione dei 5 anni di mancato riconoscimento giuridico introdotta dal DL 78/2010, una ulteriore discriminazione di circa 1.5 anni a causa del testo della presente Legge di Stabilità che gli viene addirittura propagandato come soluzione della prima discriminazione.

 

[1] Sia 1 il valore dello scatto biennale “vecchio” su base annuale. Il valore dello scatto triennale (corrispondente anche a quello del “nuovo” scatto biennale) sarà 1.5. Il docente “più giovane” percepirà quindi, su un periodo biennale, nel complesso, una retribuzione più alta dell’altro docente di una quantità pari a 1.5·11/12 = 1.375. Nel sistema previgente, il docente “più anziano”, invece, percepiva, su un periodo triennale, una retribuzione nel complesso più elevata di 1.5·1/12 = 0.125. In vantaggio che ne trae il docente “più giovane” su base annuale è 1.375/2 + 0.125/3 = 0.729. Poiché 2 anni di riconoscimento giuridico valgono un “vecchio” scatto biennale (cioè 1), gli anni corrispondenti di riconoscimento giuridico guadagnati dal docente “giovane” sono 0.729·2 = 1.458 (anche pari a (2+11/12)/2).

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17 Comments

  1. Premetto che il comma, così come attualmente concepito, è inaccettabile e provocatorio per il semplice motivo che mette sul piatto zero risorse per il 2018 e per il 2019, limitandosi a fare promesse per il 2020 a una categoria che, sola, è stata vessata in modo abnorme già in passato. Ciò detto, credo che questo articolo contenga alcune inesattezze pittosto gravi. Anzitutto, NESSUN docente può avere una classe triennale che matura già a dicembre 2017, per il semplicissimo motivo che, anche qualora avesse preso servizio – ed è il mio caso – a blocco in corso, l’anzianità nel ruolo inizia a decorrere solo dal 1 gennaio 2016, momento dello “sblocco” per tutti. Ergo, al 31 dicembre 2017 potrà aver maturato, al massimo, un biennio di anzianità nella classe triennale. Ma ammettiamo pure, per assurdo, la vostra ipotesi: il docente A matura il triennio nel dicembre 2017, mentre il docente B lo matura a gennaio 2018: è evidente che, anche in tal caso, la frase “classe stipendiale successiva a quella triennale in corso di maturazione al 31 dicembre 2017” significa semplicemente che A otterrà il primo scatto “di nuovo tipo” a gennaio 2020, mentre B lo otterrà un mese dopo, a febbraio 2020, avendo a sua volta “maturato” la classe triennale a partire da gennaio 2018.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “NESSUN docente può avere una classe triennale che matura già a dicembre 2017”
      _____________________
      A fausto_proietti sfugge che, dopo che il primo gennaio 2016 si è rimesso in moto l’orologio, una volta completata la maturazione dell’ultimo scatto biennale in corso, non tutti i docenti sono ripartiti da zero. Per fare un esempio, io ho maturato lo scatto biennale e mi sono ritrovato direttamente nel secondo anno dello scatto triennale. Prima di pubblicare ne abbiamo discusso con gli autori: l’esempio dell’articolo riflette l’esistenza di docenti che, alla maturazione dell’ultimo scatto biennale, sono stati inseriti direttamente nel terzo anno dello scatto triennale.

    • Non mi sfugge affatto che molti (quasi tutti) i colleghi avevano, dopo il 1 gennaio 2016, ancora il “vecchio” scatto biennale in maturazione: questo casomai costituisce un argomento ulteriore in favore dell’idea che, passando al regime triennale in data successiva al 1 gennaio 2016, questi colleghi entro il dicembre 2017 non matureranno certo un triennio, e nemmeno un biennio. Mi sfugge invece, e completamente, il motivo per cui De Nicolao si sia trovato, dopo la maturazione del “vecchio” scatto biennale, “direttamente nel secondo anno dello scatto triennale” (o addirittura, nel caso di altri docenti, “direttamente nel terzo anno dello scatto triennale”). Sarei grato se qualcuno mi spiegasse in base a quale norma ciò sarebbe accaduto.

    • Emilia D'Anna says:

      @fausto-proietti
      La norma è quella voluta dalla L Gelmini che ha decretato il passaggio dalla progressione biennale a quella triennale salvaguardando ovviamente l’anzianità di ciascuno secondo una tabella allegata al provvedimento così costruita. All’atto della maturazione del primo scatto dopo il gennaio 2011, che vuol dire a causa del blocco a partire da gennaio 2016, la x+1 classe biennale e’ stata sostituita dalla ((x+1)x2)/3 classe triennale e poiché non tutti i numeri pari sono divisibili per 3, il resto di tale divisione (1 o 2) individua gli anni di anzianità nella nuova classe triennale.
      Esempio : Una IV biennale diventa una 2^ triennale con 2 anni di anzianità e una V biennale diventa una 3^ triennale con 1 anno di anzianità).
      Ora c’è qualcuno che sa dirmi come si applicherà l’articolo 55 a me, e credo a qualche centinaio di colleghi, che al 31 dicembre 2017 non avremo in maturazione alcuna classe triennale perché saremo nell’ultimo giorno di una classe ancora biennale, essendo stato il 1/1/2011( cioè 1/1/2016) il primo giorno di anzianità in quella classe?
      Ma chi scrive gli articoli di legge gli scatti biennali o triennali, automatici o premiali li ha presi anche quando a noi li hanno bloccati?

    • @ Emilia D’Anna
      Grazie, ora è più chiaro; ma nel testo dell’articolo forse la cosa andava esplicitata meglio.
      Per quanto riguarda l’ipotesi dello scatto biennale “vecchio tipo” maturato solo il 31 dicembre 2017, direi che quei colleghi passeranno direttamente al “nuovo” regime biennale senza transitare affatto per quello triennale. Ma la norma, effettivamente, oltre che iniqua, è scritta coi piedi.

  2. Se i docenti univ. si fanno prender per il c. , cosa potranno fare soggetti più deboli e più sprovveduti?

  3. Buongiorno a tutti,

    secondo quanto dichiarato da un esponente del M5S, oggi “è stato approvato in Commissione un ordine del giorno alla Legge di Bilancio che impegna il governo a riconoscere lo scatto stipendiale ai docenti universitari rimuovendo il blocco a partire dal 1° gennaio 2015”.
    Mancano peraltro i dettagli che in questi casi sono molto rilevanti: solo riconoscimento giuridico o anche economico? E, nel primo caso, il secondo da quando?…

    Ora comunque si vedrà quanto è forte la pregiudiziale ideologica contro l’accademia esistente in ambito governativo, una pregiudiziale che è peraltro accentuata da chi non ha gradito uno sciopero che, pur essendo minoritario, ha evidenziato come la CRUI non rappresenti il mondo accademico e non possa garantire un “comportamento disciplinato” di docenti e ricercatori.

    Vista la particolare congiuntura elettorale, soprattutto nella prospettiva di un nuovo sciopero a ridosso del voto, esiste la speranza di una sorpresa positiva.
    Sottolineo che, visto il comportamento tenuto fino ad oggi dal governo, è solo una speranza… nulla di più…
    Paolo Tedeschi

    https://www.orizzontescuola.it/universita-m5s-approvato-emendamento-legge-bilancio-sblocco-scatti-stipendiali-dal-2015/

    • Sul sito web del Senato c’è scritto:

      G/2960 Sez. I/2/7 (testo 2)

      Serra

      Accolto dal Governo

      La Commissione,

      in sede di esame del disegno di legge recante «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020»,

      premesso che:

      il comma 1 dell’articolo 55 rubricato «Scatti stipendiali dei docenti universitari» recita: «Con decorrenza dalla classe stipendiale successiva a quella triennale in corso di maturazione al 31 dicembre 2017 e conseguente effetto economico a decorrere dall’anno 2020, il regime della progressione stipendiale triennale per classi su base premiale dei docenti universitari previsto dall’articolo 8 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e disciplinato dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 232, è trasformato in regime di progressione biennale»;

      a partire dal decreto legge del 31 maggio 2010 n. 78, convertito con la legge del 30 luglio 2010 n. 122, in materia di riduzione dei costi della pubblica amministrazione e, successivamente, con la legge del 30 dicembre 2010, n. 240, in materia di organizzazione delle università, di personale accademico, reclutamento ed efficienza del sistema universitario, veniva stabilito il blocco triennale delle retribuzioni dei docenti universitari, assunti a tempo indeterminato e in servizio al momento dell’entrata in vigore di tale normativa. Tale blocco veniva prorogato dalle successive leggi di stabilità e sbloccato solo a partire dal 1º gennaio 2016;

      in virtù dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge n. 240 del 2010 è stabilito che gli scatti stipendiali dei docenti universitari avessero cadenza triennale non più biennale, tenuto conto di una serie di criteri stabiliti dalle singole università, nel rispetto dell’autonomia universitaria di cui all’articolo 33 della Carta costituzionale,

      considerato che:

      gli effetti del blocco degli aumenti stipendiali hanno avuto maggiore incidenza sui giovani docenti in quanto si sono riverberati su un numero maggiore di anni di servizio e nel successivo e conseguente trattamento pensionistico. Il taglio, progressivo, è stato direttamente legato alla carriera e all’anno di entrata in servizio del docente;

      il blocco ha riguardato oltre agli scatti stipendiali anche la maturazione delle classi e ciò ha determinato il rallentamento della carriera,

      appare ragionevole rimuovere il blocco delle classi e degli scatti stipendiali dei docenti universitari a partire dal 1º gennaio 2015, come, peraltro, previsto per altri dipendenti della pubblica Amministrazione, al fine di ripristinare l’equità ed eliminare le sperequazioni sussistenti. Risulta, altresì, necessario che gli anni accademici 2011-2014 siano riconosciuti ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici sul blocco delle classi e degli scatti stipendiali a partire dal 1º gennaio 2015,

      impegna il Governo:

      ad adottare provvedimenti, anche a carattere normativo, finalizzati a rimuovere ogni forma di sperequazione sussistente in capo ai docenti universitari, riconoscendo loro il diritto allo scatto stipendiale attraverso la rimozione del blocco delle classi e degli scatti stipendiali a partire dal 1º gennaio 2015.

    • Francesco Veniali says:

      Ho a disposizione solamente un pallottoliere e quindi i conti saranno un pochino approssimati, ma forse non tanto.
      Ipotizzando che nel periodo di blocco avessimo guadagnato uno scatto;
      ipotizzando che uno scatto corrisponda circa al 3% dello stipendio base;
      ipotizzando che gli stipendi base siano mediamente circa 50, 35 e 25 k€ per le tre fasce;
      ipotizzando che siano circa 16000 gli appartenenti a ciascuna delle tre fasce;
      un rapido calcolo per gli anni 15-16-17 porta a
      36000 [€] x 3% x 48000 [persone] x 3 [anni] = 155.000.000€ circa.
      .
      Se ho contato bene le palline, ma c’è sicuramente chi potrà utilizzare strumenti molto più precisi del mio, mi pare un valore un po’ troppo alto per essere accettato da chi, fino all’altro ieri, diceva che “le risorse sono poche” (cit.) e da chi, fino a ieri, scriveva che “l’FFO aumenterà di 12.000.000€” (cit.).
      .
      PS: se mi volete ammonire per abuso di “circa”, sono pronto a subire la pena. 😀
      .
      PPS: spero di sbagliarmi. LOL

  4. Non avrei saputo dire così bene, ma sperimento l’ingiustizia di un sistema che crea disparità dove non c’è o sarebbe (in competenza, tempo impiegato per il lavoro, qualità del lavoro) a favore di chi è costantemente discriminato.
    Sono scettica sul fatto che uno sguardo obiettivo possa creare solidarietà fra colleghi, almeno sulla base delle lotte cui assisto…
    TUTTAVIA, spero che la risposta dei docenti sia di condanna dura e più efficace di quanto non sia stato lo sciopero precedente. Vi è notizia sui giornali del successo dello sciopero? Dei ‘maltrattamenti’ ulteriori della categoria.
    La verità è che chi si è trovato nella fascia dei 40-50 anni nel disgraziato periodo della riforma Gelmini è vittima di leggi inique: ha continuato a lavorare con l’impegno richiesto anni prima, ed anche di più, ma a fronte di cresciute domande di ‘qualità’, non ha avuto neanche ciò che per contratto era loro dovuto.

  5. E’ abbastanza evidente che il provvedimento è stato scritto con il solo scopo di eludere le nostre richieste e posticipare il problema, ben sapendo che se ne dovrà occupare qualcun altro. Quand’anche dovesse essere approvato, dubito fortemente che diventi operativo, dal momento che da qui al 2020 c’è tempo per modificare la materia delle retribuzioni chissà quante volte (in senso peggiorativo, ovviamente).
    Ma in fondo, se la nostra reazione a questa presa in giro è quella attuale (cioè il nulla), vuol dire che ce lo meritiamo.

  6. Guido Abbattista says:

    Come non mi stanco di ripetere quando qualcuno si chiede stupito come sia possibile che i docenti universitari scioperino, non è affatto una questione economica, o non è essenzialmente una questione economica. E’ certamente una questione con rilevantissimi aspetti economici. Ma è soprattuto una questione di eguaglianza giuridica e di equo trattamento di una categoria. Dal 2010 a oggi è stato dimostrato come le leggi di uno Stato cosiddetto democratico possano con vari stratagemmi penalizzare – in termini sia di arretramento economico sia di diseguaglianza giuridica – un’intera categoria e, all’interno di questa, differenti scaglioni di età. Non è bastato uno sciopero, ce ne vorrà un altro.

  7. Ponzio Pilates says:

    L’analisi è corretta, l’impostazione potrebbe esserlo, quello che è sbagliato sono le modalità con cui è stato condotto finora il confronto con il Governo/MIUR e lo sciopero indetto. E’ il solito “problemino” dei docenti universitari: l’Università è composta da docenti, personale non docente e studenti. Anche i TAB hanno il blocco degli scatti biennali, ma pare che ai docenti questo non interessa per nulla. Come al solito pensano che la “governance” degli Atenei sia solo affare loro, e tutti gli altri sono delle semplici comparse. Secondo questi “spiriti illuminati” le Università sono fatte dai docenti per i docenti, e questo è un errore. Volevate fare uno sciopero serio ? dovevate coinvolgere tutte le componenti degli Atenei, e state sicuri che le Università le avremmo bloccate per davvero, e non per finta come avete fatto voi. Ancora a recriminare che siete i soli sottoposti a questa “vera ingiustizia”: ecco, non siete soli, guardatevi intorno, cercate di capire anche chi vi circonda e vi agevola giornalmente nel vostro lavoro. Cercate di rispettare tutti i ruoli coinvolti, e poi, caro De Caro, quando leggo che “Un mancato riconoscimento giuridico di ben 5 anni di anzianità, che è equivalente ad una modifica strutturale del trattamento economico e che per i più giovani può arrivare a comportare delle perdite economiche comprese tra i €100.000 ed i €200.000. ” davvero credo che il ministro ha fatto male a inserire il “contentino” nella legge di stabilità. Ma lei sa a quanto equivalgono 5 anni di anzianità per un tecnico laureato cat. D, addottorato, con abilitazione scientifica, con corsi in affido, con attività istituzionale, cartellino e tutto il resto ? Quando si sarà fatto i conti, mi risponda se crede: le posso fornire un aiutino, dicendole che il passaggio orizzontale (biennale) nella categoria equivale più o meno a 50€ al mese nette….
    Mi faccia sapere.
    Cordialmente

    P.S. (la risposta è: non si superano i 50.000€ a fine carriera)

    • Giuseppe De Nicolao says:

      A Ponzio Pilates sembra sfuggire che la rivendicazione dei docenti non riguarda il blocco quadriennale degli scatti – condiviso con molte altre categorie di lavoratori – ma il mancato recupero dell’anzianità ai fini giuridici. Sfugge anche lo sciopero è stato mediaticamente efficace proprio per la sua natura “diffusa nel tempo”. È pure chiaro che, se prendiamo una categoria che sciopera, ce n’è sempre un’altra che sta peggio. Ma scioperare contro un’ingiustizia non significa sostenere che le altre ingiustizie non esistano o siano meno importanti. Altrimenti, diventerebbe ipso facto censurabile qualsiasi forma di rivendicazione e di sciopero.

  8. Concordo con Giuseppe de Nicolao: scioperare per la propria categoria non significa che altri non abbiamo diritto a scioperare. Devono proclamare uno sciopero.
    Vorrei aggiungere, però, che non vedo sui giornali la stessa luce sullo sciopero dei docenti che si ebbe nell’immediato della proclamazione.
    Forse si deve portare ancora l’attenzione su tutto il sistema universitario.
    Per quanto riguarda le retribuzione vorrei dire che la mia è praticamente bloccata da 10 anni, e che non ho beneficato di alcuno scatto, mentre i premi sono stati distribuiti ad altri che avevano ricevuto incarichi che poi sono risultati ‘premiabili’, appunto. Credo che la progressione di carriera dovrebbe essere distribuita diversamente. Non so se questa si possa chiamare una riforma strutturale, ma di certo una ristretta fascia, vicina a chi in quel momento ha il potere nei vari consigli/giunte e commissioni importanti (alcune non sono considerate premiabili, quindi non importanti), può richiedere lo scatto, gli altri ne sono privati, benché spesso la mole di lavoro che sostengono è onerosa.

  9. Voglio i soldi e la dignità, ma mi accontento anche solo dei sordi 🙂

  10. A proposito del livello disgustoso a cui è sceso il dibattito pubblico sull’Università e sulla docenza, il comunicato di questa associazione mi pare superi ogni limite:
    https://tinyurl.com/y9kz5xjw

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