Sfruttamento e riscatto. Le parole della protesta degli studenti e dei ricercatori. Contro l’alternanza scuola lavoro e per la liberazione delle istituzioni pubbliche della formazione. La settimana scorsa ci sono stati cortei in diverse città italiane, altri se ne annunciano per il prossimo 16 dicembre. Per quel giorno il ministero dell’istruzione ha convocato gli “Stati Generali dell’Alternanza”. Che idea della formazione c’è dietro la pratica dell’alternanza scuola-lavoro? E soprattutto quale idea di lavoro risulta da queste pratiche? Perchè in Italia si disinveste dalla ricerca e si lascia la crescita e lo sviluppo nelle mani degli incentivi fiscali, anziché degli investimenti? A Memos oggi ne abbiamo parlato con Giacomo Cossu (Rete della Conoscenza), Francesco Sylos Labini (fisico, ricercatore e presidente di Roars) e Gianfranco Viesti (economista e curatore della ricerca sugli atenei italiani “L’Università in declino”). La trasmissione si è conclusa con Maria Silvia Fiengo, editrice (Lo Stampatello), che ha raccontato l’iniziativa “Mille libri in omaggio alle scuole”.

Sfruttamento e riscatto. Le parole della protesta degli studenti e dei ricercatori. Contro l’alternanza scuola lavoro e per la liberazione delle istituzioni pubbliche della formazione. La settimana scorsa ci sono stati cortei in diverse città italiane, altri se ne annunciano per il prossimo 16 dicembre. Per quel giorno il ministero dell’istruzione ha convocato gli “Stati Generali dell’Alternanza”. Che idea della formazione c’è dietro la pratica dell’alternanza scuola-lavoro? E soprattutto quale idea di lavoro risulta da queste pratiche? Perchè in Italia si disinveste dalla ricerca e si lascia la crescita e lo sviluppo nelle mani degli incentivi fiscali, anziché degli investimenti? A Memos oggi ne abbiamo parlato con Giacomo Cossu (Rete della Conoscenza), Francesco Sylos Labini (fisico, ricercatore e presidente di Roars) e Gianfranco Viesti (economista e curatore della ricerca sugli atenei italiani “L’Università in declino”). La trasmissione si è conclusa con Maria Silvia Fiengo, editrice (Lo Stampatello), che ha raccontato l’iniziativa “Mille libri in omaggio alle scuole”. Potete ascoltare il dibattito con il link di seguito riprodotto.

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3 Commenti

  1. Capisco che fare l’alternanza scuola-lavoro da McDonald non fornisca alcun valore aggiunto agli studenti.
    Ritengo pero’ che se gli studenti venissero mandati a lavorare alcune settimane presso laboratori, enti di ricerca, spinoff universitari, centri ricerche di aziende serie, potrebbero avere una visone diversa della scienza e della ricerca, e decidere di iscriversi a facolta’ scientifiche o tecniche, che li proiettino poi verso questo mondo.
    Dico questo per esperienza personale (seppur limitata), avendo accolto studenti delle superiori nel nostro spinoff, ed avendo constatato con soddisfazione che essi si sono poi tutti iscritti ai nostri corsi di laurea dopo la maturita’.
    Se fatta bene, l’alternanza scuola-lavoro puo’ davvero essere l’occasione per i ragazzi di decidere “cosa fare da grandi”.
    Mi pare avventato buttarla a mare in toto, quando nei casi su citati ha dimostrato di funzionare molto bene.
    Cerchiamo invece di far si’ che la gran parte dei ragazzi abbia la possibilita’ di fare una esperienza davvero formativa, a contatto con i centri di ricerca piu’ avanzati e con le migliori aziende ad alta tecnologia, che li convinca dell’utilita’ di continuare a studiare sino ai piu’ alti livelli (dottorato di ricerca), e capiscano che non e’ proprio il caso di andare a lavorare come camerieri da McDonald subito dopo la maturita’…

  2. Bisognerebbe avere il tempo di informarsi su cosa sia l’Alternanza Scuola-Lavoro (ASL). Potrebbe aiutare leggersi la 107/2015, approfondire uno dei tanti documenti redatti in queste settimane dagli studenti e gli insegnanti in mobilitazione, o anche solo ascoltare il podcast di Memos. Si scoprirebbe che la “testimonianza” riportata qui sopra dal prof. Farina sia un’eccezione che conferma la regola, buona ad alimentare la narrazione governativa indipendentemente delle intenzioni di chi l’ha scritta. Se infatti a rigor di logica è sbagliato dire che la stragrande maggioranza dei casi non è il totale, nella valutazione del fenomeno la generalizzazione è più che debita e assolutamente non avventata. Scrivere di “malfunzionamenti” – anche virgolettando come fa la redazione Scuola di La Repubblica – è una mistificazione. Come pure far notare quanto sia “salvabile” quella sparuta maggioranza dei casi, per quanto valida come argomentazione, ha un peso irrisorio nel discorso politico.
    Anche volendo ammettere che il 100% delle esperienze di ASL siano coerenti col percorso di studio, ci dovremmo chiedere cosa significa iniettare nel mercato del lavoro almeno 130 milioni di ore (stima conservativa*) di manodopera a qualifica zero, salario zero (addirittura che paga per fare l’esperienza in azienda!), sindacalizzazione zero, spacciate per un’attività formativa. Significa che abbiamo perso 65.000 posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato, roba che andrebbe detta in quei tavoli ancora aperti al Ministero dello Sviluppo Economico (definizione prosaica per “Ministero del Licenziamento”). Significa fare dumping (“scarico”) salariale sui lavoratori – abbassando i salari e rendendoli più ricattabili – poiché alle aziende come agli spin-off conviene poter disporre di manodopera cuscinetto di cui poter disporre alla bisogna. Considerando poi che gli studenti stessi saranno lavorati nel futuro, si capisce come l’ASL diventi da un lato fornace di precarietà e dall’altro palestra per futuri precari che saranno cooptati ideologicamente da questo sistema. Per decidere “cosa fare da grandi” [sic] bastava davvero potenziare l’orientamento in uscita per tutte le scuole secondarie (non solo licei) e in entrata per le università o altri sbocchi. Non mi pare proprio sia l’obiettivo per cui l’ASL è stata inventata, a me sembra più il ritorno allo sfruttamento minorile mascherato da innovazione. L’avessero introdotta Berlusconi-Bossi-Fini questa e altre riforme le piazze sarebbero state messe a ferro e fuoco; ci volevano gli epigoni del PCI a far passare questa schifezza.
    Posto che la 107/15 vada abolita, rimango dell’avviso che nel momento in cui un soggetto concorra alla “produzione”, tale soggetto debba percepire un salario commisurato alla sua mansione e gli vadano garantiti i diritti di un lavoratore.

    * 650 mila studenti per almeno 200 ore (nei tecnici si arriva a 400). Fonte: MIUR su cache di google (il Ministero non rende più accessibile lo studio)

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