Vi piacerebbe avere le mani libere per riorganizzare un ente di ricerca (di gran lunga il più importante nel panorama nazionale) che nel 2021 prevedeva di avere entrate per poco più di 3.5 miliardi di euro e che impiega circa 8500 persone? Vi piacerebbe venire aiutati da cinque esperti, italiani o stranieri, di comprovata competenza ed esperienza, anche gestionale, acquisite nel settore della ricerca nazionale ed internazionale, che vi potranno affiancare su sovrana designazione della Ministra? Vi piacerebbe poter retribuire questi 5 esperti con 20.000 euro a testa e permettere loro di spendere fino 100.000 euro di rimborsi spese all’anno per tre anni consecutivi? Vi piacerebbe, insieme ai 5 esperti, poter distribuire ad libitum consulenze a vostri conoscenti – altri esperti di provata competenza, questa volta solo professionale – che potranno essere individuati (da voi e dai 5 esperti che vi affiancheranno) per svolgere attività consulenziale su base di diritto privato con incarichi individuali fino a 50.000 euro annui? Vi piacerebbe che tutto questo possa avvenire senza che sia fissato un tetto all’ammontare delle risorse cui potrete attingere per disporre di queste consulenze, allo scopo di esaminare la consistenza economica e patrimoniale, lo stato dell’organizzazione, la consistenza dell’organico e il piano di fabbisogno, la documentazione relativa alla programmazione e alla rendicontazione scientifica nonché alla programmazione economica e finanziaria dell’ente che vi accingete a riorganizzare?
Mica male, vero?
E – dite la verità –  vi piacerebbe tantissimo farlo con soldi pubblici sottratti all’ente che vi accingete a riformare, sapendo che nell’ente esistono tutte le competenze necessarie per svolgere queste attività?
Bene, se tutto ciò rappresenta un sogno proibito per alcuni di voi, sappiate che il vostro sogno è in procinto di divenire realtà per la neo Presidente del CNR Maria Chiara Carrozza, appena nominata dopo una vicenda che ha dimostrato a tutto tondo l’ingerenza della politica sulla ricerca italiana, già deputata del PD e dimenticabile ministra dell’Università nel governo Letta che però molto fece per il suo ateneo di origine, già indimenticabile valutatrice del successo burocratico del Human Brain Project, in quota, come del resto l’attuale ministra Messa, al PD ridivenuto lettiano.

L’art. 105 della Legge di Stabilità 2022, nelle più recenti bozze in circolazione, prevede:

ART. 105
Piano di riorganizzazione e rilancio del Consiglio Nazionale delle Ricerche 
1. Al fine di riorganizzare e rilanciare le attività del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il presidente dell’ente adotta, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il “piano di riorganizzazione e rilancio del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)”. Il piano di riorganizzazione e rilancio assume la funzione di piano triennale di attività ai fini dell’applicazione della normativa vigente.
2. Per le finalità di cui al presente articolo il Ministro dell’università e della ricerca istituisce, con proprio decreto, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, un Comitato strategico per il rilancio dell’ente (Supervisory Board), composto da cinque esperti, italiani o stranieri, di comprovata competenza ed esperienza, anche gestionale, acquisite nel settore della ricerca nazionale ed internazionale. Ai componenti del Comitato strategico spetta un compenso pari ad euro 20.000 annui nonché gli eventuali rimborsi spese previsti dalla normativa vigente in materia di trattamento di missione, nel limite massimo complessivo di euro 100.000 annui. Agli oneri derivanti dall’applicazione del presente comma, pari a 232.700 euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 si provvede a valere sulle risorse previste dal comma 8.
3. Il piano di cui al comma 1 è adottato previo parere favorevole del comitato di cui al comma 2 ed è approvato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in deroga alle disposizioni, normative e statutarie, che prevedono, in relazione alle specifiche misure previste dal piano, altri pareri, intese o nulla osta, comunque denominati.
4. Ai fini della predisposizione del piano di cui al comma 1, il presidente del CNR, nonché il comitato di cui al comma 2, può avvalersi di un contingente di esperti di comprovata qualificazione professionale, individuati ai sensi dell’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, fino a un importo massimo di euro 50.000 lordi annui per singolo incarico, a valere sulle risorse di cui al comma 8, lettera b), al fine, in particolare, di esaminare la consistenza economica e patrimoniale, lo stato dell’organizzazione, la consistenza dell’organico e il piano di fabbisogno, la documentazione relativa alla programmazione e alla rendicontazione scientifica nonché alla programmazione economica e finanziaria.
5. Il piano può contenere proposte di revisione della disciplina, statutaria e normativa, di funzionamento dell’ente, ivi compresa quella riferita alla composizione degli organi, nonché ogni altra misura di riorganizzazione necessaria per il raggiungimento di maggiori livelli di efficienza amministrativa e gestionale. Il piano di riorganizzazione e rilancio reca, altresì, l’indicazione delle risorse economiche per provvedere alla relativa attuazione, distinguendo tra quelle derivanti dalle misure di riorganizzazione e quelle richieste dagli investimenti finalizzati al rilancio dell’ente.
6. Il piano di riorganizzazione e rilancio del CNR si conclude entro tre anni dalla sua approvazione. L’attuazione del piano è sottoposta al monitoraggio, almeno semestrale, da parte del Ministero dell’università e della ricerca, anche avvalendosi del comitato di cui al comma 2.
7. L’approvazione del piano entro il termine di cui al comma 1 e l’esito favorevole del monitoraggio di cui al comma 6 costituiscono presupposto l’accesso al finanziamento di cui al comma 9.
8. Al Consiglio nazionale delle ricerche è concesso un contributo di 60 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022 di cui: a) 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022 sono vincolati alla copertura dei costi connessi alle procedure di cui all’articolo 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75; b) 50 milioni di euro sono utilizzabili per le finalità del piano di riorganizzazione e rilancio e per le spese di funzionamento del Comitato strategico di cui al comma 2 per gli anni 2022,2023 e 2024.
9. Fermo restando quanto previsto dal comma 7, a decorrere dall’anno 2023, al Consiglio nazionale delle ricerche è concesso un ulteriore contributo di 20 milioni di euro annui.

Nella seduta del 9 novembre 2021 è stata presentata in Senato un’interrogazione parlamentare, con richiesta di replica scritta, al Ministro dell’Università Cristina Messa, che così recita:

FAZZOLARI – Al Ministro dell’università e della ricerca. – Premesso che:

da notizie di stampa si apprende che è intenzione del Governo inserire nel disegno di legge di bilancio una norma di autoriforma del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) che prevedrebbe un “piano di riorganizzazione e rilancio” dell’ente;

tale autoriforma attribuirebbe ad un comitato strategico nominato dal Ministro dell’università e della ricerca, senza alcuna procedura di evidenza pubblica, il compito di proporre lo stesso piano di riorganizzazione e di rilancio e persino modifiche statutarie del CNR, esautorando gli organi statutari interni e violando il principio di autonomia dell’ente;

il piano e le modifiche statutarie sarebbero adottati dal presidente del CNR e quindi approvati dal Ministro senza il necessario parere preventivo delle Commissioni parlamentari competenti;

al presidente del CNR e al comitato strategico si attribuirebbe il compito di nominare un numero indefinito di consulenti;

sarebbe previsto un fondo di 50 milioni di euro destinato indifferentemente alle spese di rilancio dell’ente e alle spese di funzionamento del comitato strategico, che potrebbero, dunque, essere impiegate per consulenze e altre attività non precisate;

considerato che appare evidente che una siffatta norma farebbe correre il rischio di un commissariamento che, sotto le mentite spoglie di un pur necessario rilancio dell’ente, finirebbe con il costituire un vero e proprio “feudo”,

si chiede di sapere se quanto appreso a mezzo stampa risponda al vero e se il Ministro in indirizzo non ritenga che ciò comporti un grave vulnus democratico, commissariando di fatto, al contempo, il CNR, paralizzando la sua attività proprio nel momento in cui è richiesto al principale ente di ricerca italiano, con un bilancio di circa un miliardo di euro, un contributo fondamentale per l’attuazione del PNRR.


Di là dal prevedibile esito dell’interrogazione parlamentare, è del tutto evidente che la norma cui essa si riferisce rappresenta un vero mostro giuridico per un’amministrazione pubblica che dovrebbe seguire le regole di governo della buona amministrazione, prim’ancora di godere di un’autonomia costituzionalmente protetta dall’art. 33 Cost., come dovrebbe essere nel caso del CNR.

Una mostruosità che si delinea per almeno cinque, validissimi, motivi.

L’articolato, infatti:

1) non definisce un tetto per la spesa consulenziale prevista, visto che l’ammontare complessivo di queste ricche consulenze a legge approvata verrà prelevato sine determinatio ulla per tre anni dallo stanziamento previsto a favore del CNR dalla legge di stabilità;

2) abilita la Presidentessa Carrozza (e il gruppetto di ben retribuiti e ottimamente spesati esperti che l’affiancheranno, su proposta della Ministra Messa) a individuare senza alcun meglio specificato criterio predeterminato una legione, anzi un vero e proprio “contingente” di “esperti di comprovata qualificazione professionale” (chissà? basterà essere iscritti ad un ordine professionale?), cui conferire lauti incarichi ad personam;

3) prefigura la fondata eventualità che questi esperti riccamente retribuiti, depositari di una “comprovata qualificazione professionale” non meglio definita, possano essere portatori di conflitti d’interesse e in ogni caso possano essere veicolo di interessi contrastanti rispetto a quelli propri dell’Ente, perché non investiti da una nomina organica in seno alla PA, ma destinati ad agire quali semplici consulenti esterni, che saranno vincolati alla PA committente sulla base di semplici contratti di diritto privato;

4) mortifica e calpesta le elevatissime competenze presenti nell’ente che si vorrebbe riformare, le quali possiedono senz’altro tutte le capacità scientifiche e professionali per indagare e analizzare, sol che i vertici dell’ente stesso volessero approfittare di queste competenze interne, “la consistenza economica e patrimoniale, lo stato dell’organizzazione, la consistenza dell’organico e il piano di fabbisogno, la documentazione relativa alla programmazione e alla rendicontazione scientifica nonché alla programmazione economica e finanziaria” del CNR;

5) costituisce, in ultima analisi, un intollerabile e vergognoso spreco delle risorse pubbliche prestateci dall’Europa con il PNRR, ideando un meccanismo legislativo che permetterà alla neo Presidente di costruirsi e mantenersi per tre anni una cerchia (anzi: un vero e proprio “contingente”) di consulenti che risponderanno sovranamente a lei e non agli altri organi che contribuiscono a determinare l’attività amministrativa del CNR.

C’è solo da sperare che la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato in sede di esame dell’articolato, nella malaugurata eventualità quest’ultimo dovesse essere portato a finalizzazione legislativa, si rendano occhiuti interpreti e rigorosi censori di quella che, a tutti gli effetti, appare una vera e propria aberrazione normativa.

E a noi? NON CI RESTA CHE PIANGERE (anche se al minuto 2’59” l’indimenticabile Massimo Troisi offre un suggerimento piuttosto incisivo per sintetizzare quale potrebbe essere la giusta reazione dei cittadini/elettori al cospetto di questa proposta normativa del “Governo dei migliori”).

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1 commento

  1. vergognoso….e nel frattempo giungono rumors secondo cui i soldi per le stabilizzazioni NON CI SONO PIU’…semplicemente svaniti! Invece per pagare una decina di esperti per fare cose…50 milioni! due PRIN, centinaia di posti di lavoro! non ci sono parole che possano esprimer eil mio desgno.

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