La riflessione apertasi sugli esiti delle prime due tornate dell’ASN ha messo in evidenza limiti, ambiguità e storture che hanno fra l’altro portato a un non inconsistente ingorgo di ricorsi. Che ne è, dopo quasi un anno dall’inizio di questa fase di riflessioni e dalle primissime scelte operate (Legge Madia)? Pare si stia procedendo per singole parti, che dovrebbero invece trovare irrinunciabile nesso con l’insieme dell’articolato. Esempio ne è la questione della composizione dei settori concorsuali, che ha visto non di rado Commissioni valutatrici carenti quanto a competenze. Sembra inoltre non vi sia disponibilità a mettere in discussione il ricorso alle mediane e la classificazione delle riviste per fasce. Le novità sulle procedure dell’ASN non sembrano invero finora tali da superare fino in fondo le storture presenti nella normativa della “vecchia” ASN e il metodo con le quali si stanno preparando lascia perplessi, visto che non è noto il quadro d’insieme sulla cui base esprimere pareri fondati.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento elaborato dal Consiglio Direttivo della Società Italiana di Filologia Romanza a proposito delle modifiche da apportare all’abilitazione nazionale.


Alcune riflessioni sullo stato dei lavori per la nuova ASN

Può essere utile proporre alcune considerazioni sull’iter in corso per varare la “nuova” ASN, sulle preoccupazioni che suscita in riferimento ad alcuni contenuti e al metodo con cui si sta procedendo per la sua definizione.

L’auspicio è che la positiva disponibilità dimostrata negli ultimi tempi dal MIUR, tramite il Capo Dipartimento prof. Marco Mancini, al confronto e alla consultazione, possa apportare chiarimenti e contributi costruttivi.

La riflessione apertasi nella comunità scientifica, nei livelli istituzionali del MIUR e del CUN e così fra le forze politiche, sugli esiti delle prime due tornate dell’ASN ha messo in evidenza limiti, ambiguità e storture della relativa normativa che hanno fra l’altro portato a un non inconsistente ingorgo di ricorsi.

Hanno altresì indotto, positivamente, a introdurre elementi d’innovazione e taluni correttivi, indicati già in una risoluzione della VII Commissione Cultura della Camera, oltre che in numerosi documenti delle Consulte scientifiche non solo di Area umanistica, e recepiti in parte nella Legge Madia (art. 14).

Si è introdotta l’ASN “a sportello”, eliminata dalla Commissione valutatrice la presenza del componente OCSE, si è portato il numero minimo degli ordinari necessario a costituire un settore concorsuale da 30 a 20, si è deciso di procedere a una revisione del Regolamento (ex D.P.R.222/2011), della composizione dei settori concorsuali e dei criteri e parametri della valutazione (ex D.M. 76/2012).

Nel corso della riflessione avviatasi si è più volte ribadito che ratio dell’ASN non è quella di procedere a una selezione su base comparativa dei candidati (come nei concorsi) e che appare necessario prevedere un allargamento delle Commissioni valutatrici, sì da poter includervi una rappresentanza significativa dei singoli ssd. Si è anche prospettata l’opportunità di una procedura per la formazione delle commissioni che, a partire da elenchi di docenti scelti sulla base della qualità dei loro curricula (con criteri da definire in modo più puntuale), prevedesse un sorteggio fra eletti. Si è fortemente messa in discussione la validità, come strumento di selezione per candidati e commissari, delle mediane, nonché della formalizzazione di una fascia A per le riviste. Si è prospettata più che una perplessità sulla difformità che caratterizza, Ateneo per Ateneo, le modalità di formazione delle Commissioni per i concorsi locali, con procedure che, per una parità di diritti che a livello nazionale andrebbe riconosciuta a tutti i candidati, non pare possa rientrare negli ambiti dell’autonomia dei singoli Atenei.

Che ne è, dopo quasi un anno dall’inizio di questa fase di riflessioni e dalle primissime scelte operate (Legge Madia), del quadro complessivo della nuova ASN e dei tempi del suo avvio che era previsto per l’1 marzo 2015?

I tempi si sono dilatati, il che di per sé non è positivo; non è noto il quadro complessivo entro il quale possano trovare collocazione funzionale modifiche o conferme dell’attuale normativa dell’ASN. Pare si stia procedendo per singole parti, che dovrebbero invece trovare irrinunciabile nesso con l’insieme dell’articolato.

Esempio ne è la questione della composizione dei settori concorsuali. Limiti di quella in precedenza esistente che ha visto non di rado Commissioni valutatrici carenti quanto a competenze su ambiti scientifici non rappresentati, andrebbero superati a partire da una revisione dell’intera filiera “declaratorie dei ssd – settori concorsuali – macrosettori” che tenga conto dell’esperienza maturata nelle prime due tornate dell’ASN e del fatto che i saperi non sono statici.

In ogni caso, è del tutto limitativo che si discuta di settori concorsuali, limitandosi tra l’altro a una loro ristretta “manutenzione”, senza che sia chiara e discussa la procedura che porterà alla formazione delle Commissioni (perché, ad esempio, il limite, che pare invero troppo alto, di 10 ordinari presenti in un ssd per potere accedere al sorteggio?) e senza che sia chiaro, e comunque noto, quanto prevedere in caso di assenza di competenze per i ssd non presenti in Commissione; in proposito, è da ritenere che occorrerebbe non solo rendere obbligatorio il ricorso al parere pro veritate, ma anche regolamentare le modalità di scelta dei relativi referee.

Sembra inoltre non vi sia disponibilità a mettere in discussione il ricorso alle mediane e la classificazione delle riviste per fasce.

Le novità sulle procedure dell’ASN non sembrano invero finora tali (e ci auguriamo di essere smentiti dai risultati finali) da superare fino in fondo le storture presenti nella normativa della “vecchia” ASN e il metodo con le quali si stanno preparando lascia perplessi, visto che non è noto il quadro d’insieme sulla cui base esprimere pareri fondati.

Riteniamo urgente chiedere un incontro chiarificatore al MIUR, che faccia seguito a quello del 2 dicembre 2014, sulla nuova ASN, e anche sulla formazione degli insegnanti e sulla normativa relativa a Lettori e CEL madrelingua. Restano ovviamente altre questioni sulle quali discutere: per indicarne alcune, VQR, Dottorati, AVA e SUA RD.

Sarebbe opportuno pensare a un’agenda di lavoro interna all’Area10 che non si limiti di volta in volta ad affrontare le urgenze, ma che delinei un percorso più organico, estendendo l’interlocuzione, oltre che al MIUR e al CUN, alla CRUI e alle Commissioni Cultura parlamentari, come d’altra parte già avvenuto in passato e riprendendo i contatti con le altre Aree delle Scienze Umane.

Vista la delicatezza del momento, sarebbe altresì auspicabile, per trattare questi temi, la convocazione urgente di un’ Assemblea delle Consulte di Area 10, propedeutica a un incontro con il prof. Marco Mancini.

Il Consiglio Direttivo della Società Italiana di Filologia Romanza

Il Presidente Antonio Pioletti

Roma, 20 marzo 2015

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3 Commenti

  1. Vorrei capire, senza retorica, a cosa serve questa ASN (non comparativa). Tolti gli RTB, qual è la necessità di avere questo costoso filtro? Chi passa non ha nulla in mano perché tanto si gioca tutto a livello locale. La funzione è scremare quel 30/50 % di meno produttivi o meno preparati o meno quello che volete? Tanto se tutto funzionasse come deve allora questi non vincerebbero comunque un concorso. Se invece nulla funziona allora la ASN non da alcuna garanzia.

  2. “La funzione è scremare quel 30/50 % di meno produttivi o meno preparati o meno quello che volete? Tanto se tutto funzionasse come deve allora questi non vincerebbero comunque un concorso”.

    E qui che ti sbagli. Molti di questi “impresentabili” vincerebbero facilmente un concorso solo locale.
    L’ASN, come pensata, servirebbe a garantire (imporre?) una decenza minima.
    Il minimo si stabilisce a priori e non ha bisogno di essere comparativo.

  3. …in effetti, il senso della asn più concorsi locali blindati (ogni università si fa il suo regolamento, e abbiamo visto come è andata), è proprio quello di scremare i peggiori e lasciare libera la cooptazione dei non-peggiori secondo i desideri dei singoli dipartimenti. A me è una logica che non piace, e quindi,anche se fosse stato gestito meglio in passato, o se sarà gestito meglio in futuro, continuerà a non piacermi.Io sono per i concorsi meritocratici, altro che abilitazione/scrematura nazionale più cooptazione locale. E la ricetta sarebbe pure facile, ma la verità è che non si vogliono.La politica ci ha concesso solo una manciata di concorsi un pò meno peggio,ovverosia quelli col dl 180/09,ma proprio e solo perché si sapeva che erano una manciata. La logica era quella della sanatoria per i precari di lungo corso che non erano mai riusciti ad entrare in ruolo,quando si sapeva che quel ruolo di ingresso sarebbe stato tolto. Ricordo che venni invitato al Miur, ed ero convinto che avremmo parlato dei dm attuativi del dl 180, senza dei quali i concorsi non potevano partire,e invece mi trovai a dover discutere di una riforma complessiva (la futura 240,di cui pubblicamente nessuno sapeva fosse in progetto), nella quale il ricercatore di ruolo non esisteva più. Ciò conferma che la concessione venne data solo perché si sapeva che si sarebbe trattato di una manciata di concorsi…per altro, neppure perfetti, ma solo meno peggio.
    La morale?
    La ricetta per concorsi meritocratici sarebbe semplice, ma la volontà politica manca,per ragioni anche piuttosto intuitive.
    Tom Bombadillo

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