Riceviamo e pubblichiamo da un lettore queste riflessioni sui parametri ANVUR.

 

I parametri oggettivi calcolati dall’ANVUR taglieranno fuori una fetta non trascurabile di candidati dalle valutazioni. Lasciamo da parte le considerazioni sulla loro equità (io ritengo che non siano equi, semmai ne riparleremo) e vediamo invece la loro applicabilità. Essendo criteri oggettivi, dovrebbero essere misurabili oggettivamente. Purtroppo, guardando i miei parametri, mi sono accorto che non è così. Siccome a questo punto il desiderio di tutti è che le cose possano procedere senza essere bloccate o fortemente rallentate dai ricorsi, mi permetto di segnalare all’ANVUR (che nella sua mail neanche risponde) alcune problematiche che porterebbero a oggettivi ed inoppugnabili errori di calcolo con ovvie conseguenze. Siccome spero che i responsabili leggano queste pagine di ROARS, mando a voi le mie considerazioni sperando che possano, magari con il contributo di altri, diventare un utile punto di partenza per migliorare il procedimento.

1)    Un punto assolutamente ingiusto è la determinazione dell’età accademica dal primo lavoro. Chi ha avuto il nome come premio in un lavoro da studente (tipicamente in un piccolo giornale) si trova ad avere l’età accademica che comincia anni prima della laurea. Come si possa immaginare che un simile concetto possa stare in piedi di fronte ad un ricorso è davvero difficile da capire. L’ANVUR dovrebbe fissare l’età accademica dal primo lavoro, ma in ogni caso quanto meno non farla iniziare prima dell’anno successivo a quello della laurea (o anche due anni dopo, considerando che si parte dal primo gennaio). Ma se si lascia la possibilità che chi si è laureato nel novembre 1990 possa avere la propria carriera magari nel gennaio del 1988 vuole dire che si vuole suicidare il concorso, perché questo avrà un notevole impatto nel computo delle citazioni e sicuramente qualcuno si troverà penalizzato e ricorrerà (io stesso che sarei ben sopra la mediana calcolando il mio primo vero lavoro, a causa di un lavoro da studente che peraltro non ha ricevuto citazioni la supero invece di poco).

2)    I database di Scopus ed ISI hanno diversi problemi. Io, per esempio, ho rilevato che un mio lavoro viene considerato come due lavori identici e separati da Scopus, con le citazioni divise tra i due lavori. Questo ovviamente può avere una notevole influenza nel determinare l’H index. Ho chiesto a Scopus di correggere l’errore quando me ne sono accorto, ma non l’hanno ancora fatto. L’ANVUR dovrebbe consentire ai candidati di segnalare questi errori oggettivi per evitare ovvi ricorsi dall’esito scontato.

3)    L’ANVUR dice che computerà il numero delle citazioni prendendo il dato più favorevole tra ISI e Scopus. Ma con questo procedimento non fornirà il numero corretto delle citazioni di un lavoro. Ho controllato un mio lavoro del 1993 che viene a tutt’oggi ancora citato. ISI fornisce un numero maggiore di citazioni negli anni più lontani, mentre Scopus ne fornisce di più negli anni recenti. Nel caso del mio lavoro ISI assegna 153 citazioni, mentre Scopus ne assegna 122. Andando a spulciare le citazioni una per una, e considerando che alcune citazioni presenti su Scopus non sono presenti su ISI, il numero vero di citazioni non è 153 (il valore di ISI), ma 171, con una differenza non trascurabile quando spalmata su diversi lavori. Anche in questo caso l’errore è oggettivo ed inoppugnabile, e non reggerebbe ad un ricorso. Spero che il software di ANVUR sappia calcolare correttamente le citazioni, se non lo fa bisognerebbe farglielo fare o chiedere ai candidati di farlo singolarmente.

4)    ISI e Scopus non sono aggiornati. Sto notando che nel mio caso di alcuni lavori usciti ad inizio agosto non erano state ancora computate le citazioni agli inizi di settembre. Un mio lavoro che è stato pubblicato il 7 agosto scorso a tutt’oggi (13 settembre) è citato in Scopus (non in ISI) ma ho notato che le sue citazioni non sono state ancora contate. Naturalmente anche in questo caso l’errore è oggettivo e può avere un impatto notevolissimo nel calcolo dell’H-c index, visto che lavori recenti citano lavori recenti ed  una sola citazione di un lavoro del 2012 fa aumentare l’H-c di una pubblicazione di quattro punti. Secondo me bisognerebbe calcolare il “semaforo” ad una certa distanza dalla chiusura delle domande (due mesi?) lasciando ai candidati la possibilità di ritirarsi spontaneamente senza “penalità” successive.

Sperando che possiate trovare queste considerazioni utili, vi invio i miei più sentiti ringraziamenti per il vostro sito, che trovo davvero prezioso e ben fatto.

Cordialmente

F.S.

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264 Commenti

  1. A Francesco Sylos Labini (post del 30.09, 23:34).
    Non mi chiedete un link, ma un racconto. Hai ragione,in Francia tutto e più semplice e più difficile. Il Conseil National des Universités, in gran parte elettivo e in minor parte di nomina ministeriale, decide la Qualification (Abilitazione nazionale) dei singoli richiedenti e, cosa non meno importante, lo sviluppo economico di carriera dei docenti in servizio, in base UNICAMENTE alle pubblicazioni presentate. Nessuno discute il principio elettivo (ma quale sorteggio?) e le scelte del Ministro, trattandosi sempre di studiosi di alto profilo. Una volta che si è ottenuta la Qualification (che non viene concessa a tutti), interviene la chiamata diretta da parte delle sedi universitarie dove ci sono i relativi posti. Si passa per l’esame dei titoli da parte di una Commission des spécialistes, un’audizione e, in alcuni casi, per una lezione magistrale, tenuta davanti al corpo accademico (che è anche in uso nelle migliori Università svizzere). Non è facile fare ricorso, credo, anche perché i “giudici” sono di alto livello.
    Ho ottenuto la Qualification di Professeur (Full Professor) prima di superare in Italia il concorso di ordinario, il che è avvenuto quando qui hanno sistemato ogni “scarrafone” possibile. In Francia, mi hanno assegnato due relatori, ai quali ho fatto pervenire in un una sola copia, cinque pubblicazioni a mia scelta e un CV. Poi la procedura è stata portata nella commissione plenaria. Nessuno è ricorso a banche dati, Isi, Scopus e via dicendo, perché questi colleghi,quando vedono articoli e libri (e li leggono!) sanno bene di che si tratta. Alla fine, ricevi una lettera e ti dicono che la Qualification dura un certo numero di anni. Passati i quali, la devi rifare.Ripeto, tutto si basa su un procedimento semplice (niente Anvur, Gev, e simili amenità). Si basa sulla “clara fama” in fondo, sul riconoscimento del tuo ruolo scientifico in una disciplina. Anche quando, come nel mio caso, concorri da straniera per Lingua e letteratura francese e hai fatto tutti i tuoi studi in Italia.Per un paese nazionalista, è la scelta più difficile.

    • Il sistema francese che è molto simile al nostro dovrebbe essere preso come modello: abbiamo tutto da imparare.

  2. Francesco, ma non sarebbe possibile un articolo breve e secco per mostrare che in nessun Paese esiste al momdo eiste quella follia della valutazione bibliometrica delle scienze umane che l’Anvur ha tentato di introdurre da noi….tanto da chiudere la bocca a tanti incompetenti che continuiano a dire che quel sistema “ce lo chiede l’Europa” e che senza quel sistema non potremo accedere ai fondi europei.
    di questo su Roars si è parlato spesso ma un intervento riepilogativo sarebbe necessario per permetteci di diffonderlo alle varie Società che dormono nella più colpevole ignoranza

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