Da qualche mese sul sito www.ricercarsi.it è accessibile un questionario rivolto ai lavoratori e alle lavoratrici precarie nell’università italiana. Già diverse centinaia di persone hanno risposto rivelando l’enorme importanza di questo tema nell’università contemporanea. Con questo breve articolo vorremmo chiedere alle lettrici e ai lettori di aiutarci a diffondere il questionario nei loro dipartimenti e nelle loro sedi universitarie. Le riforme degli ultimi anni hanno trasformato la precarietà nel perno della ricerca e della didattica. Poco ancora, tuttavia, è stato detto circa le implicazioni della precarietà nella vita di chi ci lavora. Cosa significa essere precari dell’università, oggi? Cosa significa essere uno dei migliaia di assegnisti, dottorandi, borsisti, ricercatori precari, lettori, docenti a contratto, co.co.co e co.co.pro che a lungo hanno consentito all’università italiana di essere tra le più produttive al mondo nonostante tagli sempre più ingenti al finanziamento pubblico?

Lo scopo di questa ricerca è portare alla luce i percorsi di vita dei precari dell’università. Le poche ricerche esistenti sottolineano come le riforme introdotte nell’ultimo decennio abbiano accelerato un trend di espulsione dal sistema universitario, piuttosto che un processo di assorbimento e stabilizzazione, riducendo gradualmente il numero di coloro che svolgono attività di didattica e ricerca negli atenei italiani. Mentre osserviamo la graduale dispersione delle competenze, le professionalità e le qualifiche che il sistema stesso aveva contribuito a creare, l’impatto soggettivo di tali processi appare sempre più oneroso.

Il questionario di seguito ripercorre il percorso formativo e di ricerca, il tipo di contratto e le condizioni materiali della vita e di lavoro di chi svolge attività di ricerca e insegnamento con contratti a tempo determinato. Si inserisce in un percorso di ricerca quantitativo e qualitativo volto ad analizzare le condizioni di lavoro e vita dei ricercatori e delle ricercatrici precarie nei vari settori disciplinari. Lo scopo di questa ricerca è fare emergere l’impatto soggettivo che la precarietà ha sulla vita: i contesti, le circostanze e le aree disciplinari in cui più è diffuso il ricorso a contratti precari; il modo in cui l’incertezza lavorativa influenza la vita affettiva o induce a ripensare continuamente il proprio percorso esistenziale e professionale. Nostro scopo è anche capire quale tipo di ruolo svolge la precarietà nella produttività dell’università italiana e quale tipo di sacrifici e/o di vessazioni i ricercatori precari devono affrontare.

Il questionario consta di 35 domande a risposta multipla e la sua compilazione richiede un tempo medio di 10 minuti. I dati raccolti sono trattati in modo aggregato rispettando la privacy di ognuno. Alla raccolta di dati quantitativi si affianca l’analisi qualitativa di interviste in profondità per analizzare più da vicino che cosa significa essere precari oggi. Vogliamo sollecitare la vostra partecipazione a entrambe le fasi della ricerca. In un momento storico in cui la precarietà è diventata strutturale mentre il suo impatto rimane ai margini del discorso pubblico o confinato alla sfera privata, ci auguriamo che in molti possano aiutarci a diffondere questa indagine e partecipare.

 

Per accedere al sito e compilare il questionario, clicca qui (www.ricercarsi.it).

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2 Commenti

  1. Presente.
    Ho cominciato il dottorato di ricerca in matematica nel 2003. Negli anni ho avuto borse, assegni, incarichi di docenza e periodi senza retribuzione (a volte anche un anno). Ho conseguito l’abilitazione di II fascia nel mio settore concorsuale (01/A2).
    Però assumermi costa troppo. Quindi il mio ateneo spende tutti i punti organico che possiede in progressione di carriera degli strutturati.
    Quest’anno, che di anni ne faccio 36, sono senza borsa, ma tengo un corso di 10CFU pagato ben 0€.
    Se la mia domanda sarà accolta, da Giugno sarò in Slovenia come Visiting Professor, avrò uno stipendio ma dovrò lasciare qui mia moglie e i miei due figli.
    Questa è la mia storia, dove ho omesso la parte dei concorsi ai quali ho partecipato e ho perso, anche di fronte a vincitori impresentabili. Come me ce ne sono tanti: una intera generazione di precari universitari abbandonata a se stessa.

  2. Oltre al dramma della situazione attuale, fa ancora più specie paragonare le difficoltà di oggi con la facilità di ingresso in ruoli accademici che hanno avuto taluni in anni neanche troppo lontani.

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