Dopo la pubblicazione del primo bando dell’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca, piovono critiche sulle misure scelte per l’assegnazione dei fondi alle università.

Secondo i ricercatori i parametri bibliometrici utilizzati renderanno troppo meccanico il processo premiale e non fermeranno le baronie.

Intervista di Francesco Sylos Labini su CorriereUniv.it.

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1 commento

  1. Intanto, non pare che il freno della mediana Anvur, nonostante Gelmini prima di dimettersi lo abbia emanato come Decreto, sia operativo, dato che il conflitto con la Legge Gelmini promulgata dal parlamento è chiaro, ed è sollevato al Consiglio di Stato.

    Detto questo, la cosa curiosa è che si fanno grandi Piano di Reclutamnto di Associati e enormemente finanziati, e non si sa a priori se ci sono abbastanza ricercatori da promuovere. Speriamo si vada a promuovere degli esterni o dei giovani precari.

    Quindi come al solito, invece di fare piani aperti, flessibili, li stiamo rendendo tanto complessi e barocchi che per chiuderli alle altre categorie, finiremo con sprecare, passare todos caballeros.

    Quindi, questo della valutazione nel reclutamento. Per la valutazione delle Università, i panels ANVUR appaiono ottimi. Ma a che serve distribuire questo 20% in più alle Virtuose? In altre parole, a chi fa paura la valutazione? A chi ha il contratto a tempo indeterminato? Non credo. Serve nei piani di reclutamento? Non credo, ci sono cosi’ tanti altri vincoli. Insomma, una grande struttura di castello burocratico di norme, e invece si era chiesta semplificazione.

    Esempio, facciamo come nei finanziamenti EU, che sono passati alla valutazione INDIVIDUO del ERC, con unico criterio ECCELLENZA!

    Vediamo. E poi però dobbiamo capire come meglio imitare i RAE e REF inglesi, che assumono gente in modo aggressivo stimolati da quelli, e poi pero’ possono anche mandarli via.

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