[In risposta ad un nuovo articolo di Andrea Ichino, un nuovo commento di Francesco Sylos Labini]

Ichino continua a girare intorno al punto centrale della sua proposta, che non è rendere più equo il  sistema fiscale e dunque di finanziamento dell’università ma di trasferire il costo dell’università dallo Stato alle famiglie. Per rendere più equo il sistema fiscale è, infatti, solamente necessario differenziare le aliquote ed abbassare quelle dei ceti meno abbienti rispetto a quelle dei ceti più abbienti.

L’equità del sistema dipende ovviamente dalla distribuzione del reddito, dalle aliquote e dalla distribuzione della provenienza degli studenti in base al reddito. Ovviamente, l’equità non si raggiunge affatto aumentando le tasse universitarie di un fattore 10 rispetto a quelle attuali ed introducendo un sistema forzoso, per le classi meno abbienti, di prestiti (tra l’altro con tassi d’interessi dal 2% al 5%).

L’introduzione del sistema inglese non è volto a rendere più equo l’accesso all’università ma di  trasferire il costo dell’università dalla fiscalità  generale agli studenti ed alle loro famiglie. La  retorica dell’equità sociale nasconde il fatto che questo sistema avrebbe delle implicazioni deleterie,  come ho illustrato, sia per quanto riguarda la  possibilità d’accesso all’università per gli studenti  provenienti dalle famiglie meno abbienti, sia per lo stravolgimento della missione dell’università stessa con pericolose conseguenze per quelle discipline più lontane dal mercato del lavoro e per le università che si trovano nelle zone più depresse del paese.

Ichino continua a non tener conto del fatto che le tasse universitarie sono già differenziate per classi di  reddito. L’entità delle tasse universitarie attuali si  valuta in confronto agli altri paesi OCSE, come ho discusso, e non allo stipendio di un professore  ordinario.

Noto infine che Ichino riconosce che la soluzione di questa questione è puramente politica, mettendo in evidenza la peculiarità di una proposta di destra, che  invoca un minore intervento dello Stato, portata  avanti da parlamentari di un partito di centro sinistra.

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