Immaginate che sia vero tutto quello che si legge sui professori universitari e cioè che fanno vincere i concorsi ai propri parenti e amici e non agli studiosi meritevoli. Immaginate di essere voi stessi un professore universitario e di avere un nipote a cui volete far vincere una cattedra. Se la decisione dipendesse solo da voi, sarebbe facilissimo. Sarebbe facile anche se foste membri della commissione giudicatrice. Ma supponete di non esserlo. Dovreste arrendervi? No di certo. Potete sempre mettervi d’accordo con chi sapete che entrerà nella commissione: poiché sono tutti professori, ciascuno di loro avrà i propri nipoti da sistemare e voi dovrete solo ricambiare il favore in futuro. (Siamo sempre sotto l’ipotesi  che sia vero tutto quello che si dice dei professori).

Il professor Giavazzi, sul Corriere di ieri, ha suggerito una soluzione: si estraggano a sorte i commissari dei concorsi, così nessuno potrà sapere in anticipo chi farà parte della commissione né promettere scambi di favori. E’ possibile che funzioni la soluzione Giavazzi? Ne dubito. Che cosa fareste se foste voi quel professore? Semplicemente, invece di mettervi d’accordo prima dell’estrazione a sorte, vi mettereste d’accordo dopo. Sotto la solita ipotesi, potreste star certi che le vostre proposte indecenti saranno accolte.

Tutte le soluzioni escogitate in trent’anni dai passati governi assomigliano a quella di Giavazzi: variando la composizione delle commissioni giudicatrici, hanno cercato di ostacolare i professori come quello che abbiamo immaginato voi siate. Naturalmente non sono mai servite a niente. Anche l’estrazione a sorte è già stata sperimentata con risultati pessimi. Esistono soluzioni migliori? Poiché lo scandalo dei concorsi truccati esiste solo in alcuni sistemi universitari, evidentemente sì. L’idea della soluzione più diffusa è semplice: ciascun professore può decidere solo le assunzioni del proprio dipartimento e, se ha assunto un incompetente, paga di persona le conseguenze di abbassare la qualità complessiva del dipartimento. Come si ottiene un risultato del genere? Ad esempio facendo dipendere le possibilità di carriera dei professori dalla qualità accertata del dipartimento cui appartengono. Sorvolo sui dettagli perché potete indovinarli facilmente. Immaginate di essere l’allenatore di una squadra di calcio: prendereste in squadra un incapace solo perché è vostro amico? Dovrebbe essere un amico davvero molto stretto oppure dovrebbe importarvi poco del vostro futuro di allenatore. Osservate che non c’è bisogno di nessuna legge per costringere gli allenatori a scegliere bravi giocatori per la propria squadra. L’idea di formare una commissione nazionale di allenatori estratti a sorte per decidere quali calciatori si possono assumere nelle varie squadre non è mai venuta in mente a nessuno.

Naturalmente i cambiamenti da introdurre nel sistema accademico italiano per far assomigliare i dipartimenti almeno un po’ alle squadre sportive sono più profondi di una semplice leggina sui concorsi (e il risultato non è garantito, perché sappiamo che neanche nello sport tutto fila liscio). Nel frattempo, che cosa dobbiamo fare? E’ giusto proseguire con la normativa che abbiamo? Giavazzi si spinge fino a chiedere al governo di sospendere con un decreto i concorsi già banditi fino a quando non avremo nuove regole. Non sono un giurista, ma dubito che si possa fermare un concorso pubblico. Possiamo consolarci pensando che una metà degli idonei (le commissioni proclamano due idonei per ogni posto di professore bandito) non sarà mai assunta perché, sia per i tagli già stabiliti dal governo, sia per il blocco del turnover, le università non avranno fondi sufficienti.

L’articolo di Gavazzi dice molte altre cose condivisibili. Ad esempio che bisognerebbe smetterla di finanziare le università in funzione del numero di studenti e che si dovrebbe impedire alle università con i conti non in regola di bandire nuovi posti. Sono d’accordo, ma vorrei anche, come lui, una vera riforma di tutto il sistema. Non è nemmeno necessario chiedere ai trenta professori italiani con impact factor più alto di stendere un progetto, come suggerisce Giavazzi. Il mondo è pieno di ottime università. Per una volta, invece di fare i compiti potremmo copiarli.

Pubblicato su Il Riformista il 4 novembre 2008

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