«Ci sono università di serie A e di serie B, ridicolo negarlo … Ci sono delle università che riescono a competere nel mondo e università validissime, che però hanno un’altra funzione, un’altra missione» ha affermato Matteo Renzi in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico al Politecnico di Torino. Se è vero che «non possiamo pensare di portare tutte le 90 università nella competizione globale, allora ci spazzeranno via tutti quanti», è più che mai urgente ridimensionare le università di serie B. Non c’è ragione di indugiare, dato che l’ANVUR ci ha già fornito una fotografia dettagliatissima e certificata della qualità della ricerca italiana, secondo la quale in serie B ci sarebbero la Bocconi, il Politecnico di Torino, Pisa, Roma Sapienza ed anche Firenze.

Nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico presso il Politecnico di Torino Il premier Matteo Renzi ha parlato chiaro:

Noi dobbiamo avere il coraggio di dire con forza che questa storia […]  per cui non si può in Italia non affermare che non vi siano diverse qualità nelle università è ridicola. Non è che si tratta di dividere le università di serie A e di serie B perché lo fa il governo […] ci sono già università di serie A  e di serie B nei fatti, in Italia

Come fare a non essere d’accordo con Renzi? Bisogna premiare il merito e non si deve avere paura della valutazione e delle classifiche.

Però, la politica ha il dovere di passare dalle parole ai fatti. Tra l’altro, non c’è ragione di attendere, perché abbiamo già a disposizione una classifica ufficiale stilata dall’ANVUR, l’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Come dice  Renzi,

non possiamo pensare di portare tutte le 90 università nella competizione globale, allora ci spazzeranno via tutti quanti

Ma quante possiamo pensare di portarne nella competizione globale? Azzardiamo una cifra: non più di 20, ma solo perché vogliamo essere generosi. Infatti, in alcune classifiche internazionali il numero di atenei italiani non raggiunge nemmeno questo numero. Renzi, nel 2013, auspicava una razionalizzazione ben più spinta, immaginando di concentrare le risorse in soli «cinque hub della ricerca», ma ci si può arrivare per gradi.

Quali siano queste 20 università italiane di serie A, ce lo dicono le classifiche stilate dall’ANVUR in base ai risultati della valutazione  VQR 2004-2010, che costituisce

una fotografia dettagliatissima e, soprattutto, certificata della qualità della ricerca italiana

come dichiarato da Stefano Fantoni, il presidente dell’ANVUR, in occasione della pubblicazione del rapporto VQR. A riprova dell’affidabilità delle classifiche ANVUR, l’allora ministro Carrozza aveva commentato: «l’Italia entra nell’Europa della valutazione».

Per  conoscere le 20 università che costituiscono la serie A dell’università italiana ci affidiamo pertanto alla classifica ANVUR degli “atenei al top”.

Magnifiche20

La “top 20″ delle università italiane secondo i criteri ANVUR (fare clic sulla tabella per ingrandire). La classifica è stata ottenuta con una semplice operazione di riordinamento effettuata sul foglio Excel fornito dall’ANVUR che contiene tutti i dati necessari per costruire le classifiche delle “università al top”. Gli atenei sono stati ordinati in base ai criteri dichiarati dall’ANVUR: “La graduatoria premia le strutture che hanno lo scarto maggiore tra il numero di aree “azzurre” e “verdi” e il numero di aree “rosse”. Nei casi di ex equo [sic], è stato considerata come migliore la struttura che ha il numero maggiore di aree “verdi””. In caso di ulteriore ex-aequo, sono state considerate migliori le strutture con minor numero di aree rosse, facendo infine ricorso all’ordine alfabetico nei casi non risolti. Seguendo il suggerimento di Giavazzi, le università che non rientrano nelle top 20, andrebbero declassate a “teaching universities”. Previa chiusura dei loro dottorati e dei loro bienni di laurea magistrale, alle università declassate sarà consentito offrire solo corsi di laurea triennali. Tra le escluse “eccellenti”: Pisa, Firenze, Roma Sapienza, Bocconi e Politecnico di Torino.

AteneiTopSerieACosa scopriamo? Bolzano (sesta: complimenti!) e la LUISS (20-esima) ce la fanno, mentre l’elenco non comprende la Bocconi, il Politecnico di Torino, l’Università di Milano e quella di Pisa, la Sapienza di Roma e molte altre, tra cui Firenze. Può dispiacere, ma – come dice il premier – «rifiutare la valutazione dentro l’università e pensare che tutte le università  possono essere brave allo stesso modo è quanto di più non antimeritocratico, ma antidemocratico possa esistere».

Al governo Renzi è stata talvolta imputata una “politica degli annunci” a cui non seguono i fatti. Quale migliore occasione per smentire i propri critici?

La politica ha il dovere di parole chiare e di conseguenze immediate. Ci sono delle università che riescono a competere nel mondo e università validissime, che però hanno un’altra funzione, un’altra missione

Crediamoci fino in fondo e, nell’attesa di sapere chi vincerà il prossimo campionato, suggeriamo al governo di seguire i consigli di Francesco Giavazzi. Per adeguare gli atenei di serie B alla loro missione

i corsi di biennio e dottorato andrebbero chiusi e quei professori riallocati ai corsi triennali

Contestualmente, andrebbero ridimensionati i finanziamenti agli atenei che non riescono a competere, come la Bocconi (che, nonostante quanto scrivono Alesina e Giavazzi, riceve finanziamenti statali) e il Politecnico di Torino, che ha perso la competizione con i cugini del Politecnico di Milano. A Milano, la più titolata “Statale” ha perso il derby cittadino con l’outsider Bicocca e deve farsene una ragione, invece di recriminare sull’arbitraggio per bocca del suo rettore. E pure a Pisa e Firenze tocca scendere in seconda divisione, dura lex sed lex

E se in serie A l’ateneo più a sud è Roma Tor Vergata, non vorremmo che questo alimenti le solite lagne meridionaliste. Infatti, le condizioni di partenza erano uguali per tutti e se qualcuno ha perso deve criticare solo se stesso.

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191 Commenti

  1. Non metto minimamente in dubbio che l’ Università italiana sia sottofinanziata rispetto alla media UE o alle Università USA. Ho (il timore e) l’impressione, d’altra parte, che episodi come quelli a cui mi riferivo abbiano contribuito, agli occhi dei vari possibili governi succedutisi nel tempo e dell’ opinione pubblica, a giustificare proprio il sottofinanziamento. Da cittadino – contribuente mi chiedo anche se esista un motivo logico per cui io debba contribuire a finanziare un sistema che vuole filtri nazionali al reclutamento/avanzamento che, in specifici settori (comunque non trascurabili), escludono docenti con riconoscimenti internazionali e che sono stati tanto apprezzati dalle Università estere. Io questi vorrei vederli lavorare in Italia, nelle Università dove sarebbero accettati senza filtri nazionali, ed a quel punto sarei contento di sapere che contribuisco al finanziamento di quelle Università italiane. Immagino che molti di voi lavorino nelle scienze esatte e naturali, ma eistono anche i settori a cui mi riferisco (e dove, a mia conoscenza, si sono verificati gli episodi più sconcertanti).

    • Lungi da me difendere le degenerazioni dell’ASN, ma non si può commentarla senza tener presente che nasce sulle ceneri dei precedenti concorsi locali la cui reputazione non era certo buona. Un sistema in due fasi (abilitazione + reclutamento locale) esiste anche in altri paesi e non è necessariamente peggiore di un reclutamento su base esclusivamente locale, che pure è esposto a rischi ben noti dentro e fuori del sistema universitario.

    • Vado a memoria: generali arrestati, giudici arrestati, amministratori locali e politici idem. Forse potrebbe porsi domande meno complesse e chiedersi perchè deve supportare un sistema autorizzativo come quello delle farmacie che garantisce redditi medi da 110.000 euro (studio di settore dellagenzia delel entrate) esistono risposte più semplici.

    • Caro RiCer,
      episodi di malauniversita’ ce ne sono stati e ce ne sono molti in Italia. Ma non e’ che siano assenti nel resto del mondo. Anche nei “paradisi” delle scienze esatte. Proprio per questo non possono spiegare la non attrattivita’ a livello internazionale. Anche nel piu’ bieco sistema baronale, che differenza fa un vassallo straniero rispetto ad uno italiano ? (e qualche episodio ci sarebbe).
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      Il parametro più forte per la non attrattività resta quello economico/sociale.
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      Posso darle almeno due tipologie di poco-interessati internazionali.
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      Giovani brillanti.
      Perché mai dovrebbero venire in un sistema in cui gli stipendi a livello “entry” sono agli ultimi posti in Europa ? In cui le università non hanno fondi per ampliare un laboratorio, in cui esistono procedure bizantine anche per comprare un computer portatile, in cui si tagliano gli acquisti di riviste ? Una società in cui la mobilità geografica è difficile, le possibilità di inserimento per un congiunto minime. In cui l’ interscambio Università-Ricerca privata è praticamente nullo per assenza della seconda ? In cui le possibilità di pianificare una carriera, molto più che da qualsiasi manfrina baronale, sono strozzate da un turn-over ridotto e dalla assoluta incertezza sulle risorse ?
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      Affermati docenti di università estere (a volte italiani).
      Perché mai trasferirsi in Italia (a parte ragioni sentimentali/familiari) se non ci sono soldi per ri-costruire/trasferire un gruppo di ricerca ? Nelle prestigiose università USA di cui molti parlano senza saperne nulla, le trattative per il trasferimento di un docente affermato, riguardano lo stipendio, altri benefit personali e *i fondi di start-up*. Quei fondi che permettono di poter iniziare l’ attività nel nuovo sito per il periodo necessario prima di poter di nuovo avere un gruppo di ricerca che consenta di poter competere sul terreno dei grant. Grant ? Di quali grant parliamo in Italia ? Della pacca sulla spalla per competere per grant europei ? E allora perche’ mai uno dovrebbe venire qui solo per competere sui grant europei ?
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      Sono tutte ragioni/fatti che con i meccanismi concorsuali e con le università di serie A e B di Renzi non hanno nulla a che vedere.
      Se Renzi sapesse scegliere i propri consiglieri ne avrebbe coscienza e agirebbe di conseguenza. Evidentemente preferisce leggere le veline che gli passa qualcuno e parla di università come se fossero squadre di calcio. Per un politico è un errore gravissimo.

  2. Vedo che i miei interventi hanno contribuito a stimolare un dialogo che trovo utile, quindi provo a rispondere a tutti, diciamo come cittadino-contribuente che paga le tasse e che vorrebbe che i suoi soldi fossero spesi bene. Prof. De Nicolao, so che anche i concorsi locali non avevano una buona reputazione, ma mi chiedo: quando si svolgevano tali concorsi (imnnagino che Lei alludeva ai tanti casi di concorsi truccati), le Università dove esse si tenevano, e le comissioni che selezionavano, che interesse avevano? Cioé, tali Università avevano l’ interesse ad assumere qualcuno, chiunque fosse, che potesse contribuire al loro standing internazionale, oppure avevano un interesse ad assumere in base a consolidati rappporti intuitus personae (maestro-allievo)? per curiosità, ho fatto un giro nei siti di varie Università anglosassoni, quindi di Paesi dove (malgrado abbiano i loro difetti per altri versi) non ci sono filtri nazionali, e mi ha colpito davvero, ad esempio, ciò che ho letto sul sito di una delle più prestigiose Università, dove in sostanza si dice a chiare lettere: il nostro nome è legato a diversi premi Nobel, a studiosi celebri in tutti i campi ed abbiamo una reputazione internzazionale da mantenere, quindi reclutiamo “the best people” da tutto il mondo che ci consentano di mantenere tale reputazione. Ovviamente i candidati che saranno selezionati dovranno lavorare per l’ Università che ha tali obiettivi, quindi li sceglie solo questa (e solo questa pensa a promuoverli). Come contribuente che versa imposte allo Stato italiano, che a sua volta ne usa il gettito anche per finanziare anche le Università italiane, dico: mi piacerebbe che questo tipo di approccio ci fosse (e diventasse normale) anche in Italia, e modestamente penso che (le note e tristissime storie di) concorsi locali truccati avevano luogo perché non c’era, in quei casi, questo tipo di approaccio culturale. Marcello, è vero, potrei pormi anche le domande che Lei suggerisce, ma le dico, semplicemente, che porsi quelle domande non esclude il fatto di porsi anche domande che riguardano le Università italiane; semplicemente, le due serie di domande si completano a vicenda. Caro Giorgio Pastore, so che episodi di mala Università possono verificarsi anche altrove, e che non farebbe alcuna differenza fra un vassallo italiano ed un vassallo straniero, ma mi risulta (se penso al reclutamento) che tali episodi non siano diffusi in altri contesti, e credo quindi che costituiscano almeno una parte della spiegazione della non attrattività, a cui – qui concordo pienamente con Lei – si aggiunge il discoso economico-sociale. Qualcuno apprezzato all’estero, però, aveva tentato di avvicinarsi all’ Italia (mettiamo che lo abbia fatto soltanto per ragioni sentimentali/familiari) ed è stato respinto. Chiaramente, Lei ha ragione in tutti gli interrogativi che pone, ma allora chi governa dovrebbe smettere di lanciare i famosi piani per il c.d. “rientro dei cervelli” o di parlare della competizione internazionale…

    • “il nostro nome è legato a diversi premi Nobel, a studiosi celebri in tutti i campi ed abbiamo una reputazione internzazionale da mantenere, quindi reclutiamo “the best people” da tutto il mondo che ci consentano di mantenere tale reputazione””
      __________________________
      Stiamo a prenderci in giro? È surreale sentire queste prediche. In tutta l’UE, solo la Bulgaria spende meno dell’Italia per l’università. E con le risorse a disposizione, l’università italiana ha indici di produttività scientifica migliori di Francia, Germania, Candada e Giappone e del tutto confrontabili con quelli USA. Come hanno commentato Marcati e Pastore, con i tagli noi stiamo cacciando i nostri giovani migliori, altro che attirare “the best people”. “The best people” saranno pure bravi, ma son mica scemi …

    • RiCer, da contribuente dormirei tranquillo:
      .
      – i dati (non le chiacchiere, attenzione), dimostrano che nel mondo siamo quelli che rendiamo di più scientificamente parlando rispetto all’investimento fatto (sono dati normalizzati per HERD, cosa che non avviene allo stesso modo nella “Champions League”, ossia i Rankings delle singole Università) e quindi anche alle tasse che lei paga;
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      – non evadiamo un euro di tasse: ce le trattengono sul cedolino, alla fonte, e non facciamo altro che vedere aumentare addizionali comunali, regionali e di quartiere fra un po’: si può dire che anche noi ci paghiamo il nostro stipendio anche se in modo diverso dai nostri colleghi anglosassoni;
      .
      – siamo sottopagati e sottodimensionati, nonostante questo portiamo avanti, facendo dunque spesso del volontariato, corsi anche di centinaia di studenti, e siamo l’ultimo baluardo rimasto nel cercare di portare il nostro tasso di cultura superiore a standard europei, cosa per la quale i politici o gli industriali non nostrano alcun interesse (a tutti loro basta risparmiare tagliando la spesa pubblica o facendosela arrivare in tasca).
      .
      Ci perdonerà se non sforniamo anche Nobel? Magari se non dovessimo elemosinare soldi con le arance della salute o con Telethon, arriveremmo anche a quello.

  3. La domanda generale è perchè paga le tasse. La risposta è perchè deve pagarle, a men d evadere ma se è un dipendnete questo è impossibile, visto che ha un sostituto d’imposta che le trattiene alla fonte. Cosa ci fanno con le tasse è un’altra storia, e l’unico controllo che ha è il voto, ma come dimostra la triste vicenda degli enti locali se tutti aumentano le tasse lei non può controllare nulla e il sistema vedo-pago-voto collassa. La spesa per i farmaci a carico del SSN al netto di ospedali, asl, penitenziari e ria è di 14,5 mld , il fatturato di una farmacia è composto da un 60-70% a carico SSN e un 40-30% cash, il che fa un fatturato lordo di 21-24 mld di euro le farmacie in italia sono circa 17.000, il che fa un fatturtao medio di 1.2-1.4 milioni per ciascuna, che poi è il prezzo medio di una farmacia urbana, il margine lordo è compreso tra il 25-30%. Il recente decreto del CDM ha reso operativa la riforma del mercato del lavoro per 22mln di dipendenti, ma non ha modificato questo sistema di catsa delle farmacie che si connota coemmun vero spreco, anzi come un trasferimento netto di reddito a un casta, anche dei soldi delle sue tasse.Oppure si chieda se è giusto retribuire con u premio di 3,5 milioni due dozzine di avvocati, che già percepiscono stipendi da oltre 150.000 euro, dell’avvocatura di un comune che però aumenta le rette dei pochi asili nido che ha attivati (60% degli aventi diritto). Oppure se è normale retribuire con 500 mln i 5000 dirigenti degli enti locali italiani, che ricevono tutti premi di risultato di decine di migliaia di euro. Guardi che l’Università e la scuola sono al lumicino, non c’è più nulla da tagliare, i finanziamenti servono solo a pagare gli stipendi che sono ridicoli e da terzo mnndo.
    Le sue argomentazioni sono semplicemente anacronistiche, il mondo di cui parla semplicemnete NON ESISTE PIU’, ammesso che sia mai esistito.
    L’eccellenza, la competenza, i migliroi sulla base di cosa? Per l’eccellenza ci vogliono soldi, strutture team di ricerca, finanziamenti, borse e conrratti, in breve un ambiente e una massa critica, l’università combatte una battaglia con la clava, gli altri hanno il cannone laser.
    Il ritorno dei cervelli è un’altra di quelle formule a effetto inventate per distogliere l’attenzione. Qualche giorno fa Zucconi su repubblica chiedeva al premier cosa dovesse rispondere a un suo amico Alex Olivi, neurochirurgo supremo del Johns Hopkins Hosp. che gli chiedeva se tornare in italiala rispsota è semplice è disposo a lavorare con i mezzi che ha e con lo stipendio (120.000 euro al più ) che ha un primario di neurochirurgia in Italia (dei veri eroi), senza benefit vari (casa, scuole per i figli, assicurazione per la famiglia ecc, ecc.)?
    Si faccia domande semplici e avrà risposte chiare.
    Ora con tutti i suoi evidneti limiti, il meccanismo di selezione dei docenti universitari è molto articolato e sicuramente più selettivo di ogni altro a cominciare dalla magistratura. I risultati che De Nicolao cita sulle ubblicazioni, citazioni ecc lo dimostrno, il problema è anche nella selezione che va sicuramente migliorata, ma ci vogliono soldi e certezze. Qualche mese fa una studiosa francese di nenche trent’anni ha ottenuto una posizione permanete nel CNRS (3500-4000 euro al mese). Queste posizioni vengono rese disponibili con continuità ogni anno, esiste qualcosa di analogo in Italia? E poi questa storia dei migliori, a parte i geni, pochi per definizione, ripsetto a quali criteri sono definiti tali? aspetto con ansia rispsote semplici e chiare.

    • Le retribuzioni al CNRS sono molto più basse di quanto suggerisce marcello. Indicazioni di massima sugli stipendi si trovano qui http://www.dgdr.cnrs.fr/drhchercheurs/concoursch/chercheur/carriere-fr.htm
      Si tratta di importi lordi mensili; il premio annuale di ricerca è proporzionale al salario e trascurabile; la tredicesima non esiste. Se non si hanno familiari a carico (il che garantisce, va detto, abbattimenti d’imposta vertiginosi), l’aliquota è del 30% per imponibili superiori ai 26.420 euro annui. Una persona di neanche 30 anni, come la ricercatrice menzionata da marcello, ha di norma accesso al grado di CR1 o di CR2 (CR = Chargé de Recherche). Anche ammettendo che le abbiano accordato qualche anno di ricostruzione di carriera, ben difficilmente potrà andare al di là della seconda-terza classe stipendiale; questo significa mettersi in tasca meno di 2.000 euro al mese. Gli scatti d’anzianità permettono di progredire ogni 2 anni e mezzo, ma se non si passa di grado (da CR2 a CR1: facile e sostanzialmente automatico) o di corpo (da CR a DR = Directeur de Recherche), in poco più di 20 anni si arriva a fine corsa: ci sono 6 classi stipendiali per CR2 e 9 per CR1 (si veda http://www.dgdr.cnrs.fr/drh/remuneration/pdf/grilles_01_2013.pdf); io sono nella settima classe di CR1 (circa 20 anni di anzianità) e non vado oltre i 2.500 euro netti mensili. Il passaggio di corpo da CR a DR costituisce un collo di bottiglia non indifferente, specialmente nelle scienze umane: quest’anno 4 posti disponibili per 115 CR nel mio settore disciplinare (sezione 35). Per le statistiche riguardanti la massa salariale del CNRS si veda http://bilansocial.dsi.cnrs.fr/page/editobilan

    • Gentile amico, lei se la canta e se la suona: auto-definisce le sue domande scomode, quando in realtà sono comodissime visto che sono le stesse domande che vengono ripetute da una decina d’anni sulla base di luoghi comuni per lo più inventati, e si auto-mette a tacere da solo visto che qui nessuno non ha pubblicato i suoi commenti.

    • Io le ho trovate comode. I grafici per rispondere facevano parte del mio archivio standard anti-luogo comune.

    • È vero, qualche volta difettiamo di diplomazia. D'altronde, anche Freddy Frankenstein parte con i migliori propositi di non arrabbiarsi, ma quando si rende conto che gli hanno rifilato un cervello AB-normal (=abnormal) va fuori dei gangheri:
      ____________________
      Freddy: Dimmi, quel cervello che mi hai portato era di Hans Delbruck?

      Igor: No.

      Freddy: Ah, bene, e ti dispiacerebbe dirmi di chi era il cervello che gli ho messo dentro?

      Igor: Non si arrabbierà?

      Freddy: No io non mi arrabbierò

      Igor: Ab... qualcosa.

      Freddy: Ab... qualcosa, Ab chi?

      Igor: Ab... norme.

      Freddy: Ab... norme!

      Igor: Son quasi sicuro che era quello il nome.

      Freddy: Vorresti dire che io ho messo un cervello abnorme in un energumeno lungo due metri e venti e largo come un armadio a due ante? Canaglia!!! [gli mette le mani al collo cercando di strozzare Igor] E' questo che vorresti dirmi?

      Ecco, alcuni luoghi comuni sono veramente AB-normal e Sylos Labini ha l’ulteriore attenuante di aver provato a raddrizzarli fin dal 2010 (e la fauna dei troll che fin dall’inizio ha infestato il suo blog sul Fatto Quotidiano mi ha sempre ricordato il ritrovo di tutti i mostri nell’indimenticabile “Il cervello di Frankenstein” con Gianni e Pinotto). Io, invece, sono proprio cattivo e basta.

  4. “…. chi governa dovrebbe smettere di lanciare i famosi piani per il c.d. “rientro dei cervelli” o di parlare della competizione internazionale…”. Si, sarebbe meglio parlare del “rientro dei piedi”, sono il doppio dei cervelli e poi qui facciamo le scarpe più belle del mondo :-)
    Caro RiCer, qui, da sempre, facciamo le nozze coi fichi secchi e speriamo sempre nel miracolo di Cana, da sempre. Ma temo che negli ultimi anni si è preso una brutta piega: i nostri laboratori si stanno svuotando di giovani… è diventato difficile farli lavorare anche a gratis (come ho fatto io per anni). Nn è giusto far lavorare qualcuno senza pagarlo, ripeto non è giusto, ma almeno si stava in laboratorio a imparare l’arte … adesso nemmeno quello è più possibile, la china è quella giusta per l’estinsione dell’arte della ricerca. E’ disperatamente urgente una inversione di tendenza. Se non ce ne rendiamo conto, rischia veramente di essere troppo tardi. CI VOGLIONO SOLDI; INVESTIMENTI PER GRATIFICARE CHI LAVORA E DARE LORO L’OPPORTUNITà DI FARE RICERCA COMPETITIVA! CEN VOGLIONO TANTI!!!

  5. Magari se l’università una qualsiai assumesse qualche nobel e facesse abitare i suoi docenti nello stesso building, come a Columbia, forse la sera o durate l fine settimana tra una chiacchera e l’altra e il super bowl, o durante il TG mentre mangiamo il tacchino, aver assicurato ai miei figli le migliore scuole di NY, sono quasi sicuro che mi sentirei così insoddisfatto di me stesso che scriverei, con il team di 10 ricercatori in un lab da qualche milione di dollari una batteria di articoli da top journale e finirei nei reseach highlights di Nature o Science.
    Grande LILLA cominciamo a guardare a come è stato ridotto questo grande paese e forse avremmo tutte le risposte. Ormai non ha più senso la polemica tra chi è dentro, e chi fuori, chi è incardinato e chi no, non ci sono più nemmeno le briciole e chi può, se ha buone offerte di cui sopra, va via senza pensarci due volte. E le trovate tipo abilitazione, serie A e B, Classifiche varie SUA, VQR servono solo a nascondre l’inconfessabile realtà che si è deciso di non investire più nell’education. Il resto sono chiacchiere da bar.

    • Grazie, e naturalmente sono d’accordo coi tuoi interventi, come lo sono con con quelli di P. Marcati e di Giorgio Pastore in questa discussione.
      Sarebbe ora di avere l’umiltà e la reale volontà, da parte di tanti, di conoscere e di capire.

  6. A quelli ch parlano dell’estero ma ci avete mai lavorato in un’università di eccellenza americana? Da quello che leggo sinceramemte mi sembra di no. Qui i docenti passano il tempo a riempire format che cambiano a ripetizione (in 15 anni 4 riforme dell’Università), a compilare registri, diari, a partecipare a riunioni amministrative o gestionali, a cercare fondi che non esistono, forse perchè negi ultimi 5 anni il paese ha perso 10 punti di PIL è in recessione e ora anche in deflazione. Ma dove vivete sulla LUNA?

  7. Gli interventi “risolutori” di Sylos Labini per arroganza e inutilità sono secondi solo alla presentazione dei dati e dei grafici della serie “te lo dimostro e ho le prove” di De Nicolao (tranne poi non far finta che ne esistano altri che, come avviene spesso, confermano tesi contrarie). Come livello di infantilismo, invece, non sono secondi a nessuno. E adesso giù con… perchè non ti firmi, noi ci mettiamo la faccia.
    Non vi arrabbiate, state tranquilli…

    • “per arroganza e inutilità sono secondi solo alla presentazione dei dati e dei grafici della serie “te lo dimostro e ho le prove” ”
      ___________________________
      Concordo: è indubitabilmente arrogante e inutile argomentare sulla base di dati e grafici. Mi dichiaro colpevole e mi affido alla clemenza della corte.
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      “tranne poi non far finta che ne esistano altri che, come avviene spesso, confermano tesi contrarie”
      _________________________
      Stiamo ancora aspettando. Hic Rhodus, hic salta, dicevano i latini.

  8. Molte dei grafici di Giuseppe De Nicolao sono basati su dati OCSE e questo dovrebbe bastare per smentire i detrattori, che parlano di altri fantomatici dati che confermerebbero tesi contrarie, ma non ce li mostrano.
    In quanto ad infantilismo questi detrattori mi sembrano veramente dei big serie A!

  9. Non capisco perche’ la discussione debba poi prendere il tono di un confronto personale. De Nicolao posta dei grafici, se qualcuno ha degli argomenti che possano sminuirne il significato li usi e discuteremo su questione concrete, questo e’ un blog in gran parte frequentato da ricercatori e credo tutti siamo abituati a ridiscutere delle conclusioni se troviamo degli errori nel nostro ragionamento. A RiCer avrei chiesto di portare elementi suffragati da fonti neutrali per supportare le sue argomentazioni, non mi interessa molto che si firmi se lui non si sente a suo agio per motivi suoi nel farlo.

  10. Caro Up, avevo deciso di non intervenire più, e di divertirmi a leggere qualche volta le svampate di attacchi e di ironia che suscitano le voci critiche, ma Ti ringrazio pe il Tuo input, che mi ha indotto a questo ultimissimo intevento. Circa le firme o non firme, nemmeno io capisco perché l’anominato susciti fastidio; in un serio luogo di dibattito dovrebbe essere importante favorire la cicolazione delle idee di per sé stesse, non l’identità accademica o non accademica delle persone che le esprimono (del resto, sapendo quanto accade in genere nel mondo accademico, mi risulta che sono anonimi anche i referaggi degli articoli proposti per tante riviste scientifiche internazionali). Dal mio punto di vista, intervenendo in modo anonimo, volevo dire: la mia persona non conta nulla in quanto tale (cioè posso essere un cittadino qualunque), ma sottopongo l’idea alla vostra attenzione. Mi pare che tali idee dessero fastidio a qualcuno che le ha bollate come luoghi comuni, mentre, in realtà, non sono luoghi comuni proprio per niente. Infatti, nei ricorsi contro le schifezze dell’ ASN, in sede giudiziaria è stato prodotto di tutto, comprese le prove (quelle serie si producono lì, nei luoghi istituzionalmente preposti a ciò) che la bocciatura di alcune persone molto apprezzate all’ estero è stata decisa in quanto non appartenti a “scuole” italiche (anche la stampa, lo scorso anno, ha ricordato i casi in cui le liste di futuri promossi erano già predispose, in certi settori, prima della selezione). Proprio in quest’ ottica, che si basava su fatti provati e non su luoghi comuni, inzialmente avevo scritto che vi sono specifici settori in cui l’esistenza di filtri nazionali è un freno all’ assunzione, da parte di alcune Università potenzialmente interessate, di docenti con standing internazionale. Certo è anche vero che in Italia non ci sono abbastanza fondi, che il sistema universitario è molto meno finanziato che in altri Paesi etc…ma, su ciò, avevo provato a dire come l’ immagine di un sistema chiuso, che respinge validi studiosi che, per un motivo o per un altro (supponendo lo facciano anche soltanto per legami sentimentali con l’Italia), cercano di avvicinarsi, non aiuta certo la causa della richiesta di maggiori finanziamenti. Infine, ed ora concludo veramente, la redazione di Roars e molti che intervengono si lamentano continuamente del sottofinanziamento, ma forse non hanno ancora capito che anche l’elevatissima evasione fiscale sottrae risorse che altrimenti potrebbero essere destinate (anche) al finanziamento dell’ Università, e non sanno che, dentro le comunità accademiche che loro difendono, si annida anche un noto professore di diritto tributario di Roma che se la prende, con frequenti messaggi su twitter, contro chi prova ad attaccare l’evasione fiscale (recentemente lo ha fatto contro la “lista Falciani”), e che quindi finisce per giustificare l’evasione fiscale stessa (lui è stato presidente di una società holding creata all’estero per non pagare milioni di tasse in Italia all’epoca della scalata ad una delle maggiori compagnie nazionali). Quindi, in tutto ciò vedo qualcosa di tragicomico: ci si lamenta del sottofinanziamento, che dipende (fra gli altri fattori) anche dall’evasione fiscale, senza sapere che, fra coloro che beneficiano della difesa del sistema italiano fatta su Roars, c’è anche un docente di tributario che lancia stoccate contro chi cerca di combattere l’evasione fiscale stessa. Ora ho detto veramente tutto quello che potevo dire. Buonanotte a tutti.

    • Certo, mi sembra un ragionamento ineccepibile. Dato che un noto docente di Diritto Tributario (chi?) twitta contro la lista Falciani, l’università si rende corresponsabile delle minore entrate tributarie ed è necessario rassegnarsi al sottofinanziamento (che poi sta diventando smantellamento) del sistema di istruzione superiore della nazione. E io che non ci avevo pensato!

  11. Caro RiCer,

    Anche io penso ci si debba prendere la responsabilità delle proprie affermazioni, senza celarsi dietro un nickname, qui non siamo sul sito del Corriere dello Sport!
    E poi l’esempio che hai portato sul noto professore di diritto tributario è assurdo. Dal tuo ultimo sproloquio si capisce che non sai gran che della realtà eterogenea dell’Università italiana. E’ chiaro che ci sono corrotti e nepotisti, come in tutti gli altri ambiti di questo paese, ma questo non significa che si debba distruggere anche la parte sana degli Atenei, quella a cui Roars dà voce.
    Non ti rendi conto che stai screditando tanti docenti e ricercatori seri e onesti? Quelli che da anni tirano la carretta, svolgendo didattica e ricerca in condizioni difficili, costretti ad arrangiarsi. Non ti rendi conto che offendi anche tantissimi giovani precari sottopagati che lavorano nei laboratori di ricerca? Sono mossi da passione ed entusiasmo per il proprio lavoro, ma rischiano di dovere interrompere studi spesso molto promettenti a causa dei continui tagli inflitti dai Governi.
    E’ anche grazie a questa moda di gettare fango su tutti che l’Università e la ricerca in Italia sono bistrattate.

  12. Premesso che pagando le tasse, tutte le tasse penso che gli evasori vadano perseguiti, ma so anche che l’elusione e gli accordi extragiudiziali consentono di chiudere dei contenziosi interminabili in modo insoddisfacente. Da un giurista e per di più esperto di diritto tributario, mi aspetterei qualcosa di più tipo: perchè non riformiamo il processo tributario? Perchè non prevediamo solo il primo grado e la casszione, e limitando l’appello a questioni non di merito, se ne parla da sempre
    Circa la ASN è vero che ci sono stati ricorsi, ma expost e dopo tanto tempo penso che, dati i numeri centinai di candidati, quando non migliaia, l’esclusione ad personam non sia stata la procedura dominante. Credo invece che si siano formate dele aggregazioni di commissari sulla base di ciò che questi intendono per economia e che quindi hanno considerato solo delle loro liste più o meno personali di riviste meritevoli di stare in fascia A, nonostante quello che dice l’ANVUR ecc. Questo però è consentito dalle norme che hanno depotenziato il valore degli indicatori e delle liste e in ultima analisi lasciato ai membri delle commissioni la piena discrezionalità. Credo che la stessa cosa si sarebbe determinata in una commissione di selezione di un’università è un problema di testa e dove va il mondo. Purtroppo è così, pochi ovviamnete hanno letto gli articoli e il gudizo è stato inevitabilmente di “scuola”.
    Sfugge a troppi che di concorsi con grandi numeri non se ne fano da almeno 15 anni e senza grandi numeri le parzialità rendono patologico ciò che è fisiologico. Le selezioni di cui parla non esistono neanche negli USA dove prima di perdere un posto devi commettere un reato e dove la progressione è molto più atomatica di come pensa.

  13. faccio un umile commento….battutacce contro una persona che cercava comunque pur sempre di ragionare, come la battutaccia di Ernest (dove è il tuo cervello, Ernest?), abbassano il livello della discussione. Se si vuole che i commenti non siano più anonimi, dovrebbero essere firmati tutti, sia quelli critici sia quelli favorevoli (mentre ora fra gli anonimi ci sono anche commenti favorevoli, solo che quelli favorevoli sono bene accetti anche se anonomi; quindi, double standard).
    Ho letto tutta la discussione. RiCer non ha negato che, dentro l’ Università italiana, ci sia anche una parte sana: lui stesso aveva riconosciuto che l’ Università italiana è sottofinanaziata. Quindi penso che non volesse per niente screditare la parte sana, ma solo mettere in risalto certi aspetti di particolari settori. Il recente fatto della “lista Falciani” è stato riportato nei TG di quasi tutti i Paesi (in UK, dove sono io, vi hanno dedicato lunghi servizi speciali) e la banca HSBC (dove i maxi-evasori avevano portato ingenti somme nella filiale di Ginevra) si è sentita in dovere di scusarsi pubblicamente attraverso i giornali britannici e francesi. Però, solo in Italia un professore di tributario (come è stato notato anche all’estero!) ha lanciato bordate contro tale lista e spara a zero contro chi criminalizza l’ evasione fiscale (se volete, scorrete il twitter del giornalista Malagutti dell’ Espresso, e potrere scoprire molto facilmente chi è il docente in questione). Quindi d’accordo, c’ è una parte sana ed onesta, e questa parte merirerebbe più finanziamenti. Se io lavorassi nell’ Università italiana, vorrei essere di questa parte ma cercherei di denunciare e di isolare i casi di degenerazione, non di coprirli e di sparare bordate contro chi cerca di metterli in luce. Capisco che ora qualcuno cercherà di sparare a zero anche contro di me ed il mio commento.

    • Ma certo, il collegamento tra lista Falciani e le politiche universitarie è del tutto evidente a chi non sia in malafede.

    • Brava, denuncio anch’io i ripetuti tentativi di mandare al macero i LIBRI che non stanno nei costosi locali comprati a peso d’oro dai rettori d’assalto che hanno riempito le università di debiti immobiliari. Denuncio una classe dirigente di inetti, conformisti, ignoranti e in sindrome di angloamericanismo spinto, prona a farsi colonizzare nei metodi e nei contenuti, in nome di un mondo migliore che hanno deciso loro, ma non noi.

    • Lucia, è questione di proporzioni. Nessuno nega l’ esistenza di professori universitari che evadono tasse o aiutano a farlo, che manovrano concorsi, che chiedono “tangenti”, che hanno comportamenti scorretti e sanzionabili sulla base di codici etici o del codice penale. Non c’e’ “copertura”. Ma semplcemente se anche di fiancheggiatori dell’ evasione fiscale ce ne fossero non uno ma 10 o 100, questo non c’entra nulla col problema molto più grave del suicidio di un Paese che sta disinvestendo un Istruzione, Università e Ricerca da anni, con accelerazione fortissima nell’ ultimo decennio e colpo di grazia in arrivo con l’ attuale governo.
      .
      Posso capire che dal punto di vista di chi ha lasciato con l’ amaro in bocca il Paese, l’unico problema possa sembrare quello dei meccanismi di reclutamento. O di casi di evidente deficit etico.
      Ma gonfiare a dismisura il significato dei casi di malcostume che finiscono sui giornali è un errore di prospettiva non da poco, la cui gravità sta nel non rendersi conto che l’ utilizzo sistematico del discredito sull’ istituzione usando casi individuali è da anni il meccnismo preferito dei fiancheggiatori dello smantellamento.
      .
      Certo, sia lei sia persone come RiCer potranno pensare che questa è la solita difesa del sistema da chi ci sta dentro. Le lascio però una domanda a cui dovrebbe cercare di rispondere in modo non condizionato da esperienze personali o ideologie: è mai possibile che il sistema-università italiano possa essere competitivo a livello mondiale nella ricerca se solo la maggioranza dei professori fossero lì solo per nepotismo e concorsi in cui vince il peggiore ?
      .
      L’ argomento da cui sono partiti i commenti resta il punto di vista di un presidente del consiglio che teorizza una diversificazione tra università di serie A e di serie B in modo ideologico e velleitario. Dire che “ha ragione” perché c’è un docente che teorizza l’ evasione fiscale, un altro che è negazionista e un terzo che si porta a letto le allieve è un restare al livello del Renzi-pensiero senza rendersi conto dell’ enormità della posta in gioco. E’ come protestare per un piatto di minestra fredda o le stonature dell’ orchestra mentre il Titanic affonda.

  14. Ottino, come volevasi dimostrare, proprio come mi aspettavo, sono stata attaccata…complimenti per la puntualità. Provo a ragionare per l’ ultima volta, poi toglierò amche io il disturbo. La sostanza è: non c’ è dubbio che in Italia vi siano state politiche già di per sè stesse contrarie al sistema universitario e che comunque gli hanno sottratto risorse (e non c’ è dubbio che queste politiche abbiano penalizzato anche la parte sana dell’ Università), ma, IN AGGIUNTA A CIO’, la tolleranza verso la maxi-evasione fiscale ha contribuito a sottrarre ulteriori risorse. Non volevo dire che tutto sia bene nell’angloamericanismo, né che le politiche universitarie siato state causate dalla lista Falciani, né che bisogna per forza respirare l’aria di Londra per arrivare a certe deduzioni, mi sembrava che bastasse un pà di buon senso (Sylos Labini, vieni qualche volta a Londra). Non capisco cosa ci sia di male a dire che l’ evasione fiscale (che in tanti altri Paesi suscita indignazione nel pubblico) ha contribuito a togliere i soldi al sistema universitario (e quindi è andata nella stessa direzione delle politiche che già di per sè stesse hanno penalizzato l’ Università). Non vi piace quello che dico? benissimo, tenetevi tutti i maxi-evasori fiscali (e il vostro professore di tributario che li giustifica) e vedrete che, grazie a loro, aumenteranno di molto le risorse per l’ Università…che vi devo dire ? mi viene da pensare che avete un pò di pregiudizio contro chi guarda il sistema italiano dall’esterno.

    • “ma, IN AGGIUNTA A CIO’, la tolleranza verso la maxi-evasione fiscale ha contribuito a sottrarre ulteriori risorse”

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      Ecco grazie per avercelo fatto notare che davvero non ci avevamo mai pensato. Davvero verro’ a Londra quanto prima chissa’ se la mia capacita’ deduttiva ne avra’ i vantaggi che avete voi

    • “tenetevi tutti i maxi-evasori fiscali (e il vostro professore di tributario che li giustifica)”
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      A questo punto, se vogliamo essere seri, è necessario fornire il nome e le dichiarazioni virgolettate di questo professore di diritto tributario. Sarà colpa mia, ma non ho rintracciato le dichiarazioni incriminate. Su lavoce.info ho trovato un articolo “Lista Falciani: in tribunale è inutile” (http://www.lavoce.info/archives/33126/lista-falciani-in-tribunale-inutile/) il cui primo autore è Professore a contratto di Diritto penale commerciale, ma – oltre a non essere diritto tributario – non mi sembra proprio che sia una “giustificazione”. Visto che abbiamo evocato questo collega colpevole di giustificare l’evasione, cerchiamo di capire chi è e cosa ha detto veramente.

    • Se la domanda è per me, sì, mi riferivo a lui. Nel mondo internettiano di oggi, le sue dichiarazioni sono state lette anche qui, in UK (non solo fra gli espatriati), ed alcune di loro (a parte quella sulla lista Falciani) qui hanno lasciato basiti. Eccone tre: “Da mito di grande evasione vengano solo reinterpretazioni di fatti dichiarati o palesi. Ricchezza nascosta zero, lavoro inutile per tutti” (4 Febbraio); “In quale misura i cosiddetti grandi evasori sono diversivo politico? Nelle statistiche dell’ evasione fiscale non ci sono. Quanto rilevano?” (ancora 4 Febbraio); “Nel disorientamento generale viene dato in pasto alla pubblica opinione l’ “untore tributario”, identificato coi professionisti dell’evasione” (14 febbraio) e potrei citarne altre. Direi così: forse è una questione di sensibilità della pubblica opinione o meno, ed è vero che anche lo UK ha i suoi difetti (non dico che dal punto di vista sociale sia un paradiso). Qui, però, il cittadino medio si arrabbia quando capisce che i più ricchi non pagano la loro “fair share” (nella trasmissione “Question Time”, del giovedì sera, il tema fiscale torna spesso), e negli USA si arrabbia ancora di più. Pur con tutti i difetti dello UK, sarebbe impensabile che l’ ex presidente di una società creata in un altro paese per non pagare le tasse sia un docente di tributario che venga lasciato dottoreggiare, e, da questo angolo visuale, Malagutti ha ragione. Come dicevo, tuttavia, chiaramente capisco che ciò che può essere impensabile in UK può essere pacificamente accettato in Italia, a causa di una diversa sensibilità sociale.

    • Lucia con tutta la simpatia, lei ha proprio scelto il forum sbagliato dove discutere di queste cose. Qui discutiamo di universita’ e ricerca, ci sono dei post come quello che stiamo commentando e i commenti sono sul tema. Forum dove spaziare ne trova a volonta’.

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