Questa volta, anziché puntare l’attenzione sui problemi metodologici delle classifiche, vogliamo attrarre l’attenzione dei lettori su the business side of world university ranking. Le società/agenzie che stilano le classifiche forniscono servizi di consulenza alle università al fine di migliorare le posizioni in classifica. Ovviamente questi servizi sono a pagamento. Ma le università italiane usufruiscono/hanno usufruito di questi servizi? E se sì quanto hanno speso/spendono? Con questo post lanciamo la campagna Ranking trasparenti. Chiediamo ai rettori di dichiarare pubblicamente se hanno usufruito dei servizi offerti dalle società che stilano le classifiche e di precisare gli importi alla base dei contratti.

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Roars è tornata molte volte sul tema delle classifiche delle università, da ultimo in relazione alla recente classifica World University Rankings di Times Higher Education e alla recentissima e nuova classificha Best Global Universities di U.S. News and World Reports. E tra poco parleremo anche della nostrana classifica del Censis.

Questa volta, anziché puntare l’attenzione sui problemi metodologici delle classifiche, vogliamo attrarre l’attenzione dei lettori su the business side of world university ranking. Le società/agenzie che stilano le classifiche forniscono direttamente o attraverso società collegate servizi di consulenza alle università al fine di migliorare le posizioni in classifica. Ovviamente questi servizi sono a pagamento. La questione è nota ed è stato oggetto di riflessione istituzionale anche da parte dell’European University Association in particolare nel rapporto scaricabile qui. Di fatto le università che in molti casi forniscono gratuitamente dati per essere inserite nei rankings, usufruiscono poi a pagamento degli stessi dati elaborati dalla società di servizi. Come scrive Kriss Olds, la cui opinione è ripresa nel report EUA:

“Of course there is absolutely nothing wrong with providing services (for a charge) to enhance the management of universities, but would most universities (and their funding agencies) agree, from the start, to the establishment of a relationship where all data is provided for free to a centralized private authority headquartered in the US and UK, and then have this data both managed and monetized by the private authority? I’m not so sure. ” .

Scalare posizioni nelle classifiche è uno dei modi in cui le università competono tra loro per attrarre studenti, fondi e l’attenzione dei media. Nella speranza che questo porti più studenti e più fondi. Comprare servizi a tal fine è quindi un modo razionale per giocare questo gioco. Non è detto che questa forma di competizione sia socialmente desiderabile nella misura in cui distrae risorse dal core delle università (didattica e ricerca) che sono utilizzate migliorare il posizionamento. Come scrive ancora Olds:

This is arguably another case of universities thinking for themselves and not looking at the bigger picture. We have a nearly complete absence of collective action on this kind of developmental dynamic; one worthy of greater attention, debate, and oversight if not formal governance.

Ma le università italiane usufruiscono/hanno usufruito di questi servizi? E se sì quanto hanno speso/spendono ciascuna e complessivamente per questi servizi?

Abbiamo controllato sui siti di alcune università italiane le sezioni “amministrazione trasparente” dove dovrebbero essere pubblicati tutti i contratti e convenzioni dalle università, ma abbiamo avuto scarsa fortuna. Solo per una delle università considerate abbiamo trovato contratto ed importo. Che non riveleremo.

Con questo post lanciamo la campagna Ranking trasparenti. Chiediamo ai rettori di dichiarare pubblicamente se hanno usufruito dei servizi offerti dalle società che stilano le classifiche e di precisare gli importi alla base dei contratti. Chiediamo altresì di segnalarci se la loro università non ha usufruito di tali servizi. Chiediamo ai colleghi, agli studenti, al personale TA che siedono nei Senati accademici e nei CDA di sensibilizzare  i loro rettori e di farsi promotori in prima persona della campagna ranking trasparenti.

Le informazioni possono essere inviate a redazione@roars.it

La Redazione Roars si impegna a pubblicare tutte le informazioni così pervenute e fornire una stima di quanto costano i ranking ai contribuenti italiani.

 

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