Segnaliamo ai lettori la Raccomandazione con la quale il CUN si è espresso a proposito della numerosità minima dei dipartimenti, in particolare a salvaguardia della ricerca e della formazione in aree disciplinari a bassa numerosità di professori e ricercatori.

Segue il testo


Consiglio Universitario Nazionale

All’On.le MINISTRO
SEDE

Prot. n. 0001671 Spedito il 5/02/2015
Oggetto: Raccomandazione «Criteri minimi per la costituzione dei Dipartimenti universitari e salvaguardia della ricerca e della formazione in aree disciplinari a bassa numerosità di professori e ricercatori»

Adunanza del 29/1/2015
IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE OSSERVA

I Dipartimenti universitari sono strutture primarie e fondamentali per la ricerca e per le attività formative delle Università. L’omogeneità disciplinare dei suoi componenti rappresenta pertanto un elemento chiave per garantirne l’efficienza. Da qui, la previsione, fra i vincoli e i criteri direttivi, in tema di articolazione interna delle Università statali, enunciati dalla l. 30 dicembre 2010, n.240, che i Dipartimenti debbano essere riorganizzati e perciò costituiti «assicurando che a ciascuno di essi afferisca un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato non inferiore a trentacinque, ovvero quaranta nelle Università con un numero di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato superiore a mille unità, afferenti a settori scientifico-disciplinari omogenei» (art.2, co.2, lett.b)).
Questa duplice condizione di «numerosità» e «omogeneità scientifica», tuttavia, non sempre si verifica, oltre a supporre una pariordinazione fra requisiti che non dovrebbero possedere la medesima rilevanza. L’omogeneità scientifica, infatti, stante la ratio del vincolo, dovrebbe essere criterio direttivo prioritario.
Il rispetto del limite numerico ‘assoluto’, non ponderato in relazione alla numerosità delle Aree Disciplinari CUN, seppur ispirato a criteri di semplificazione ed efficienza delle strutture, ha d’altro canto condotto alla perdita di numerose specifiche identità, spesso confluite in Dipartimenti multidisciplinari, talora del tutto eterogenei, come accaduto ad esempio all’Area 04 (Scienze della Terra)dove sono scomparsi numerosi Dipartimenti a causa del mancato raggiungimento, anche per poche unità, delle condizioni numeriche fissate dalla legge.

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
RITIENE

che le criticità indotte dall’applicazione dell’art.2, co.2, lett.b) della l. 30 dicembre 2010, n.240 richiedano pertanto un intervento legislativo di modifica, volto a consentire la deroga ai criteri minimi ivi fissati, esclusivamente per i Dipartimenti costituiti dalla stragrande maggioranza dei professori e ricercatori di Ateneo appartenenti a un’Area Disciplinare CUN.
Questo adeguamento potrebbe consentire, nel rispetto del principio dell’autonomia universitaria, di salvaguardare l’identità e la specificità di ambiti scientifici a bassa numerosità che, come tali, più hanno risentito della forte contrazione del corpo docente avvenuta negli ultimi anni, sino a conoscere situazioni di forte sofferenza numerica.

IL PRESIDENTE

RACCOMANDAZIONECUNSUCRITERIMINIMIDIPARTIMENTI

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1 commento

  1. Il parere del CUN e’ altrettanto contraddittorio quanto la normativa 240. Di fatto i dipartimento post 240 hanno perso completamente l’autonomia amministrativa, non hanno più’ bilanci indipendenti e quindi in molte università molte funzioni appartenenti alla segreteria dipartimentale sono accorpati in uffici centrali. dal punto di vista didattico le segreterie sono di fatto sottoposte ai Direttori Generali di Ateneo e non ai direttori di dipartimento, che quindi hanno moltimeno poteri dei vecchi presidi. Negli atenei dove le Facolta’ sono state conservate queste sono ridotte a semplici organi di coordinamento prive di poteri reali.
    A queste punto la moltiplicazione dei dipartimenti non necessariamente corrisponde a moltiplicazione di servizi amministrativi, per cui in realtà (lo dico solo per provocare) potremmo forzare la logica precedente e spingere per ritornare agli istituti mono cattedra, tanto lo possiamo fare a costo zero.
    A mio avviso sarebbe molto importante invece che il CUN cercasse di restituire una autonomia reale ai Dipartimenti universitari, che dovrebbero essere un luogo di elaborazione unificato tra ricerca e offerta didattica. In questo caso la presenza di più’ aree CUN puo’ essere utile a innovare l’offerta didattica favorendo contenuti multidisciplinari.
    Il problema che un dipartimento non può essere pensato solo come contenitore statico di aree disciplinari, ma dovrebbe anche aggregarsi intorno a un progetto culturale e scientifico.
    Certamente l’ interdisciplinarità non si può decidere a tavolino ma e’ necessariamente il punto di arrivo di percorsi condivisi e il frutto della volontà di mettere in discussione interessi individuali consolidati e di aprirsi al confronto, quindi un obiettivo non facile. D’altra parte pero’ Atenei costruiti sommando tanti piccoli dipartimenti come dei “Fort Apache” di saperi e di culture separate, non non credo possano avere prospettive di lungo periodo. Per questo la chiave risiede nella difesa dell’autonomia degli Atenei e dei dipartimenti le cui scelte non devono essere forzate ma solo valutate ex post. Per orientare le scelte il legislatore ha poi altri mezzi che non i diktat burocratici, quali ad esempio decidere linee prioritarie di finanziamento della ricerca e della didattica.

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