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Ci voleva l’Istruzione, il settore più visibile politicamente e mediaticamente di quelli assegnati alla competenza del MIUR, per portare in prima pagina del Corriere della Sera una delle tante scellerate “istorie” di cui questo Ministero si fa costante sceneggiatore, regista e attore protagonista (non l’ultima né unica, ahimè).

Ci voleva l’Istruzione per accendere i riflettori su un organo, come il CUN, che i Ministri vogliono dimenticare nella loro azione, forse perché è un organo rappresentativo-elettivo. Un organo che non ha vita facile in questa epoca di “unti dal Signore”, ovvero di nominati della politica, adusi a “obbedir tacendo”, siano essi costituti in forma di organo/Agenzia, siano essi operanti nell’esercito di consulenti esterni cui tutti i Ministeri, e il Miur, si aggrappano, in barba a ogni spending review.

Ci voleva l’Istruzione per rendere evidente il grumo di incompetenze che occupa viale Trastevere, ministero allo sfinimento, che non ha neppure la forza, o forse la capacità, di leggere quanto il CUN aveva preparato di sua iniziativa [Documento “Analisi e proposte” dell’8/10/2015], proprio per evitare quel “disastro” irrazionale e insipiente che l’articolo racconta.

Ci voleva l’Istruzione per dimostrare che, se il vertice politico del ministero rappresenta senza dubbio un problema, non meno grave è il problema rappresentato dagli uffici di diretta collaborazione del Ministro e dell’apparato amministrativo. Investire sull’Istruzione, sull’Università e sulla Ricerca, credere nel loro valore e nella loro centralità per lo sviluppo del Paese significa anche investire sulle competenze e sulle attitudini a governare e ad amministrare degli uomini e delle donne di viale Trastevere.

Ci voleva l’Istruzione.

Restauratore_Corriere

 

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5 Commenti

  1. Riporto la mia esperienza:

    io sono del ramo giuridico, sono precario della ricerca (giuridica appunto), ho dottorato, contratti di insegnamento, assegni, articoli e 3 libri.
    Bene, dato che il mio settore, nella scuola, contiene anche le materie economiche, io dovrei re-iscrivermi all’università, sostenere 4 materie economiche, mi hanno detto, statistica, politica economica, economia aziendale (contando anche il fatto che avevo già superato, quando ero studente di giurisprudenza, anche economia politica).
    Quindi, doveri tornare a fare lo STUDENTELLO, senza che il mio curriculum conti nulla, poi se superassi queste materie, potrei iscrivermi al TFA, ma solo previo superamento dell’esame di ammissione al TFA, poi seguire corsi di PROFESSORI CHE NEL RAMO GIURIDICO NE SANNO MENO DI ME…..
    Ma che cxxxo di sistema è?
    In ogni caso io, giurista, non saprei mai insegnare economia, anche con 4 esami che dovrei sostenere di economia!!!!!
    Invece diritto sì, potrei e saprei insegnarlo, e anche bene cavolo!!!!!
    ECONOMIA E DIRITTO SONO DISCIPLINE DIVERSE!!!!!!
    SEPARATELE!!!
    E intanto anche la scuola italiana fa scappare i cervelli

  2. Noi poveri Ingegneri (con la maiuscola…) del c.d. vecchio ordinamento (DM 39/1998), un tempo potevamo insegnare Matematica, Fisica e ovviamente “Matematica e Fisica”, che per ragioni storiche esiste e resiste come classe di concorso a sé stante.

    Oggi possiamo insegnare Matematica, Fisica, ma non “Matematica e Fisica”, perché qualche manina a tolto la laurea in Ingegneria tra quelle di accesso per il vecchio ordinamento.

    Solo una svista o altro?

  3. La ‘riforma’ delle classi di concorso è l’ennesimo pasticcio -ma sì, usiamo questo eufemismo- della Buona Scuola. L’obiettivo della ‘semplificazione’ è ovvio a tutti- ma almeno si intervenisse con razionalità e competenza. Invece abbiamo un misto di criteri incongrui, con accorpamenti di troppo o segmentazioni eccessive, ipertradizionalismi in alcune classi e approssimazione in altre. Soprattutto, molte cose sono rimaste intatte mentre sarebbe potuta essere l’occasione per intervenire, come nel caso dei crediti delle varie storie. Per altro, e anche questo è sintomatico, né i rilievi delle società scientifiche (seppure, questi, non formalmente richiesti) né del CUN sono stati minimamente recepiti, tanto che il CUN ha approvato una mozione critica in materia: https://www.cun.it/provvedimenti/sessione/183/mozione/mozione-dell-1-03-2016

  4. Riceviamo quanto segue.

    RICORSO INGEGNERI ELETTRONICI INTERESSATI ALL’INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE SUPERIORI

    Il recente DPR N.19 del 14/02/2016 ha definito i nuovi requisiti di accesso ai percorsi di abilitazione per l’insegnamento nelle scuole superiori di primo e secondo grado. Per la classe A-40 “Scienze e Tecnologie Elettriche ed Elettroniche” esso presenta norme che, se non modificate, possono portare alla esclusione di Laureati Specialistici e Magistrali in Ingegneria Elettronica dall’accesso all’insegnamento nella classe suddetta.

    In questo contesto ritengo utile segnalare che il Codacons sta organizzando un ricorso amministrativo al TAR del Lazio. Chi fosse interessato trova una descrizione della problematica e i termini di adesione all’iniziativa al link:

    http://www.codacons.it/articoli/abilitazione_insegnamento_ingegneri_285576.html

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