Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07234

Atto n. 4-07234

Pubblicato il 22 marzo 2017, nella seduta n. 790

CATTANEO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. -Premesso che:

la fondazione denominata Istituto italiano di tecnologia (IIT) nasce come “fondazione di diritto privato” con il decreto-legge n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, con una dotazione, disciplinata dall’articolo 4, di un ingente finanziamento pubblico annuo, pari a 50 milioni di euro per l’anno 2004 e 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2005 al 2014. Il medesimo articolo stabiliva, inoltre, quale scopo della fondazione “promuovere lo sviluppo tecnologico del Paese e l’alta formazione tecnologica, favorendo così lo sviluppo del sistema produttivo nazionale. A tal fine la fondazione instaura rapporti con organismi omologhi in Italia e assicura l’apporto di ricercatori italiani e stranieri operanti presso istituti esteri di eccellenza (comma 1)”;

nonostante la citata legge di conversione n. 326 del 2003 prevedesse un finanziamento pubblico per 10 anni, con termine nel 2014, ad oggi esso continua senza interruzioni, né termine ultimo, in quanto il comma 10 dell’art. 4, che fissava il limite temporale all’autorizzazione di spesa per il finanziamento di IIT, è stato modificato nel 2005 con la legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006), eliminando il termine temporale di 10 anni, fatto che avveniva due soli anni dopo l’istituzione dell’ente, quando cioè era ancora in fase di progettazione e di “startup” e prima che esistessero elementi per valutarne l’attività, la produttività e il beneficio per il sistema Paese. In particolare, la modifica introdotta nel testo di legge rideterminava il finanziamento “in 80 milioni di euro per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008, e in 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2009”, abolendo contestualmente la frase che nella legge istitutiva di IIT prevedeva un termine ultimo e cioè l’autorizzazione della spesa “dal 2005 al 2014”;

nel 2014, anno in cui si sarebbe dovuto interrompere il finanziamento originario, in forza della legge istitutiva, il disegno di legge contenente il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e il bilancio pluriennale per il triennio 2015-2017, nel programma 17.15, dal titolo “Ricerca di base e sviluppo tecnologico”, prevedeva per IIT circa 96 milioni di euro annui per il triennio 2015-2017. Sempre nel 2014, la legge n. 190 (legge di stabilità per il 2015), al comma 176 dell’art. 1, ha stabilito una rideterminazione della spesa autorizzata, con un incremento “di 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2015”;

nel dossier sulla legge di stabilità per il 2015, con previsione di spesa per il triennio 2016-2018, al fondo integrativo speciale per la ricerca nazionale, che nella legge di stabilità dell’anno precedente doveva destinare 26 milioni nel biennio 2015-2017, cifra che viene diminuita a 25 milioni nel triennio 2016-2018, si osserva che le risorse annue per IIT sono invece aumentate (passando da 96 a 99 milioni di euro) e coprono un ulteriore anno di finanziamento (il 2018). Analizzando la relazione preparata per la Camera, a fine 2014, di presentazione della legge finanziaria, si osserva che per il triennio di programmazione 2015-2017, le risorse destinate ad IIT costituiscono il terzo investimento per dimensione, tra quelli pianificati nel bilancio del Ministero dell’economia e delle finanze;

con il decreto-legge n. 185 del 2015, recante “Misure urgenti per interventi nel territorio”, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 9 del 2016, sono stati stanziati i primi fondi per Human Technopole (HT), prevedendo, al comma 2 dell’art. 5, che: “è attribuito all’Istituto Italiano di tecnologia (IIT) un primo contributo di 80 milioni di euro per l’anno 2015 per la realizzazione di un progetto scientifico e di ricerca, sentiti gli enti territoriali e le principali istituzioni scientifiche interessate” e che “IIT elabora un progetto esecutivo che è approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze”;

al patrimonio di IIT, dal 2008 sono da aggiungersi anche i 129 milioni del patrimonio della disciolta fondazione IRI, come specificato dall’articolo 17 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008. In quell’anno, presidente dell’IIT era il professor Vittorio Grilli che allora ricopriva anche la carica di direttore generale del tesoro, oltre ad essere membro del consiglio di amministrazione della fondazione IRI, sulla cui opportunità di essere partecipe, fin dall’istituzione dell’ente IIT, di una molteplicità di funzioni e responsabilità sono da intendersi integralmente richiamate le considerazioni e i quesiti sollevati nell’atto di sindacato ispettivo, 3-01443, pubblicato il 24 febbraio 2004, a firma dei senatori Modica, Tessitore e Bassanini;

risulta da numerose determine della Corte dei conti, che la maggior parte delle risorse dell’ex fondazione IRI, giacciono da anni presso i conti correnti fruttiferi dell’ente IIT, nonostante la legge, nel conferirle all’Istituto, esplicitamente dicesse che erano “destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla collaborazione passiva con centri di ricerca pubblici e privati ad elevato contenuto tecnologico”;

inoltre, malgrado il finanziamento ordinario di 50 milioni di euro per il 2004 e delle centinaia di milioni per gli anni successivi già richiamati, risulta che l’IIT abbia ricevuto “in aggiunta” un “prestito/erogazione” di 100 milioni di euro da parte della Cassa depositi e prestiti (CDP), i cui costi finanziari sono a carico del Ministero dell’economia, ovvero di tutti i cittadini. Invero tale ulteriore erogazione trova la base normativa in forza dell’art. 4, comma 7, del decreto-legge n. 269 del 2003 istitutiva di IIT, laddove prevede che i soggetti fondatori (Ministero dell’economia) possono disporre la devoluzione di risorse all’Istituto fino a 2 anni dopo la pubblicazione dello statuto e la CDP è “autorizzata” (non obbligata) all’emissione di obbligazioni e alla contrazione di prestiti per un controvalore massimo di 100 milioni di euro, cifra che, si aggiunge così (per legge) al finanziamento ordinario; non è però chiaro perché l’Istituto abbia inteso avvalersene nel termine massimo possibile, in un periodo in cui aveva grandi disponibilità di risorse ancora da spendere, per poi accantonarli nel proprio patrimonio, dove ancora giacciono, così sottraendo risorse alla ricerca scientifica nazionale; né sono chiari i dettagli dell’avvenuta erogazione, le sue ragioni originarie (cioè previste all’atto dall’erogazione), né soprattutto i costi del prestito sopportati dal Ministero dell’economia, ovvero i tassi di prestito, cui si è vincolati prima e dopo la rinegoziazione del 2011, i termini dell’estinzione, eventuali rinegoziazioni ed il costo totale per il cittadino;

ciò che è noto è che l’erogazione ulteriore (rispetto alle risorse pubbliche esposte) pari a 100 milioni di euro (di “prestito”) da CDP a favore di IIT viene ripagata a CDP dal Ministero dell’economia (dai cittadini); tale assegnazione “aggiuntiva” rispetto al finanziamento ordinario, di cui non sono mai state spiegate necessità, modalità e costi, non è mai comparsa nelle presentazioni dell’ente, in cui si ricapitolano le erogazioni dello Stato;

tale erogazione di 100 milioni avveniva con un decreto del Ministero dell’economia del marzo 2004 (il cui ragioniere generale era il professor Vittorio Grilli, negli 8 anni successivi direttore generale, viceministro e poi Ministro dell’economia) il quale autorizzava CDP (che vedrà il professor Vittorio Grilli nel consiglio di amministrazione a partire dal maggio 2005 e per i successivi 6 anni) all’erogazione a favore di IIT (il cui commissario unico era il professor Vittorio Grilli, carica trasformata in presidenza per i successivi 12 anni);

si stima che il costo di quei 100 milioni di euro aggiuntivi (rispetto al finanziamento ordinario) erogati da CDP al commissario unico di IIT, senza che ve ne fosse un’evidente necessità, potrebbe arrivare a 200 milioni di euro;

si può calcolare quindi che in aggiunta al finanziamento ordinario, pari a circa 100 milioni di euro annui, ai 128 milioni provenienti dalla liquidazione di IRI (oltre alle altre piccole e continue erogazioni segnalate), IIT costi allo Stato altri 300 milioni di euro circa, di cui 100 milioni di “prestito” ottenuto da CDP (ente pubblico) e altri circa 200 milioni di esborso da parte del Ministero dell’economia per ripagare a CDP un prestito, con i relativi interessi, a IIT non necessario, come dimostrato dall’abnormità di un accantonamento di risorse giacenti sui conti correnti dell’ente, pari ad oltre mezzo miliardo di euro, noto alla stampa come “tesoretto”, qualificato dall’ente quale “risparmio di buona gestione” o “risparmio della fase di start up” ma che, considerando l’ulteriore aggiunta del “prestito” da CDP, si configura ancora di più come sovradimensionamento dei fondi pubblici erogati rispetto alle reali esigenze dell’ente, già oggetto di interrogazioni a risposta immediata in Senato (seduta n. 706 del 20 ottobre 2016);

l’ammontare di fondi pubblici erogati a IIT, fondazione di diritto privato, nel corso di 14 anni corrisponde a circa 1,7 miliardi di euro, contando solo i finanziamenti erogati e non quelli già impegnati, e rappresenta, in base ai dati SIOPE 2015, il 97 per cento delle entrate di un ente che rivendica la propria natura giuridica privata;

sarebbe necessario sapere se e di quanto il costo effettivo del prestito di 100 milioni di euro erogato da CDP a IIT si discosti dalla stima di costo di circa altri 200 milioni di esborso da parte del Ministero per ripagare CDP, visto che tutte le informazioni in merito non sono pubbliche e che il costo a carico dell’erario per restituire il prestito erogato da CDP andrà sostenuto pure se l’IIT chiudesse. Finché non saranno chiariti questi aspetti, i costi sostenuti dallo Stato per le ricerche dell’ente e le cifre impegnate per IIT, così come esposti fino ad oggi dall’ente non possono considerarsi veritieri;

queste informazioni si rendono necessarie per avere contezza di quanto IIT costi realmente al cittadino e quanto venga sottratto alla libera e paritetica competizione nazionale per l’accesso alle risorse dello Stato da parte di studiosi e ricercatori meritevoli in quelle stesse discipline e che patiscono di non concorrere con le loro idee, con danno al Paese, causato dall’assenza di valutazioni comparative che impedisce di stabilire se esistano idee migliori finanziabili rispetto a quelle che sono sostenute con un’erogazione non competitiva che favorisce un ente di diritto privato messo in condizioni di ricevere in modo privilegiato finanziamenti ad libitum,

si chiede di conoscere se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano opportuno, in relazione alla devoluzione sistematica di risorse pubbliche per la ricerca fatte all’Istituto italiano di tecnologia, a partire dalla legge istitutiva n. 326 del 2003, chiarire urgentemente i seguenti aspetti:

perché il termine originariamente previsto per il finanziamento pubblico di IIT, ente di diritto privato, che avrebbe dovuto finire nel 2014, sia stato eliminato per legge a nemmeno due anni dalla nascita dell’Istituto, in assenza di qualunque analisi e valutazione di pubblica utilità ed anzi nell’evidenza dell’incapacità di spendere i fondi già erogati;

la finalità con cui un ente, già abbondantemente finanziato per legge e a casse piene (disponeva di 101 milioni di euro al momento della richiesta del prestito), abbia deciso o sia stato messo in grado di usufruire di fondi aggiuntivi, previsti dalla legge, ma tuttavia opzionali, nella massima cifra disponibile, al costo di scaricare sui cittadini il pagamento del capitale e gli ingenti interessi;

quale sia stata l'”analisi del bisogno” e se fu mai presentata, in considerazione del fatto che si generarono subito cospicui accantonamenti come la storia ha dimostrato, sottolineando la scarsa capacità pubblica di previsione delle necessità dell’ente e quindi un quantomeno inefficiente uso del denaro pubblico;

chi abbia discusso e autorizzato tra il 2004 e il 2005 l’erogazione di tale aggiuntiva ingente quota di denaro pubblico per un ente che non era ancora dotato in misura significativa né di risorse umane né di laboratori, né aveva provato in alcun modo la sua capacità di spesa;

quale sia, ad oggi, il costo sostenuto dallo Stato per questa erogazione aggiuntiva e opzionale;

quando verrà estinto tale rapporto debitorio;

perché e chi abbia deciso nel 2011 di rinegoziare i tassi di questo prestito e con quali penali a carico del Ministero dell’economia e delle finanze;

quanto, complessivamente, costeranno al cittadino i 100 milioni di euro aggiuntivi che IIT ha ricevuto;

per quale ragione la maggior parte delle risorse finanziarie dell’ex fondazione IRI giacciano ancora nel patrimonio di IIT, contrariamente a quanto previsto dalla legge, che destinava all’Istituto tali fondi;

chi e perché, a fronte di un’ulteriore riduzione del finanziamento alla ricerca pubblica nazionale, abbia deciso di aumentare di 3 milioni annui il trasferimento di fondi pubblici ad IIT, come evidenziato nel dossier di accompagnamento alla legge di stabilità per il 2015;

se non si ravvisi, a fronte di queste ed ulteriori notizie circa la gestione finanziaria e patrimoniale di IIT, ente avente natura giuridica privata, che riceve continuativamente fondi pubblici (fino a il coprire 97 per cento dei suoi costi, dati SIOPE 2015), il tutto senza alcuna valutazione istituzionale e comparativa, uno stridente contrasto nell’affidare, seppure in via transitoria fino a 24 mesi e con una contabilità separata, proprio a questo ente la realizzazione, senza un’evidenza di peculiari competenze finanziarie, gestionali o scientifiche per farlo, di un progetto ambizioso quale quello che si annuncia essere Human Technopole, con tanto di dotazione pari ad 80 milioni di euro;

quale sia, ad oggi, il costo totale sostenuto dallo Stato per IIT, includendo ivi ogni forma di finanziamento diretta o indiretta, e quali le risorse già impegnate per il futuro finanziamento dell’Istituto, in ragione di quali fonti normative.

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1 commento

  1. Ci sono state risposte? Se sommiamo queste cifre, il costo dell’Anvur, dei vari procedimenti valutativi sia in danaro sia in lavoro – traducibile in danaro – di persone che dovrebbero occuparsi ANCHE e soprattutto di altro, quanto costa tutto questo allo stato e, come si suol dire, ai contribuenti? E serve tutto questo per migliorare l’efficienza e l’efficacia del sistema della ricerca e dell’educazione superiore? Verrà risposto che col tempo e la paglia maturano le nespole, chi vivrà vedrà, se son rose fioriranno, e con altre saggezze popolari o altri luoghi comuni molto meno poetici e colorati? O continuerà il silenzio assoluto, perché ora c’è altro da fare, Europa, migrazione, terrorismo internazionale, crisi economica, caduta delle ideologie, rivoluzione tecnologica, delocalizzazione delle attività?

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