Quale era il record italiano di più alta percentuale di turn-over in una pubblica amministrazione? L’anno scorso aveva destato sensazione quel 213% assegnato alla Scuola Sant’Anna di Pisa dal Ministro Carrozza (e suo ex-rettore). A seguito del clamore era stato promesso un cambio di rotta, che a conti fatti non si è però verificato. C’è chi si vede assegnato un turn over pari al 528% (con un guadagno del +1017% rispetto alla media degli altri atenei) mentre la Sant’Anna si è dovuta “accontentare” del secondo posto ex-aequo con un turn-over del 427% rispetto ai pensionamenti nell’anno precedente. Ma quali erano e quali sono le regole? E come è successo che le promesse siano state così platealmente disattese? Di chi la responsabilità? Del Ministro Giannini o del Premier Renzi? Vediamolo insieme.

Il ritorno di Robin-Hood (alla rovescia)

Quale era il record italiano di più alta percentuale di turn-over in una pubblica amministrazione? È forse questa la domanda che da alcuni giorni si stanno ponendo in molti atenei italiani… In tempi di crisi economica, di tagli e riduzione del personale nel comparto pubblico – nel quale la possibilità di nuove assunzioni si aggira tra il 20% ed il 50% rispetto ai pensionamenti nell’anno precedente -, non era affatto semplice superare il precedente primato, realizzato dalla Scuola Sant’Anna di Pisa, che lo scorso anno si è vista assegnare dal famoso D.M. firmato dal suo ex-rettore un turn-over pari al 213% con un guadagno secco del 964% rispetto alla misera percentuale del 20% di turn-over di cui si dovevano accontentare, in media, gli altri atenei.

Eppure, grazie all’intervento (o alla dimenticanza) provvidenziale di Stefania Giannini, nel frattempo subentrata a Maria Chiara Carrozza alla guida del MIUR, quest’anno il record del +964% è stato perfino superato, abbattendo la soglia psicologica del +1000%!

Lo scorso 22 Dicembre, infatti, il MIUR ha reso nota la distribuzione dei Punti Organico 2014, cioè delle possibilità di assunzioni di nuovo personale, negli atenei statali. Vi era molta attesa quest’anno, dopo che il nuovo Ministro, forse memore delle animate polemiche avvenute lo scorso anno, aveva solennemente annunciato un deciso cambio di rotta.

Ma passiamo subito ai risultati della ripartizione, illustrati nelle tabelle in basso e non meno surreali rispetto a quelli dello scorso anno.

 

Tabella 1. Chi ci guadagna (fonte: D.M. 907/2014)

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Tabella 2. Chi ci perde (fonte: D.M. 907/2014)

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In termini termini assoluti, gli atenei che guadagnano più punti organico rispetto al turn-over medio del 50% prescritto dalla legge sono il Politecnico di Milano (+ 29,4 P.O.) e l’Università di Milano (+ 19,3 P.O.). Le università che invece si vedono sottrarre la quantità più alta di risorse per le nuove assunzioni sono dislocate nelle due capitali del Centro-Sud: Roma “La Sapienza” (-26,5 P.O.) e Napoli “Federico II” (-22,1 P.O.).

E’ interessante notare che le due università che devono cedere la quantità maggiore di punti organico rinvenienti dai pensionamenti del proprio personale sono entrambe università virtuose. Infatti gli indicatori di bilancio di Roma “La Sapienza” e di Napoli “Federico II” soddisfano pienamente le prescrizioni previste dal MIUR per il rilascio della “patente di virtuosità” (Indicatore Spese Personale < 80% e ISEF ≥ 1). A far compagnia a “La Sapienza” e alla “Federico II” in questa menzione speciale di atenei virtuosi ma comunque penalizzati vi è un folto gruppo di atenei: Calabria, Cagliari, Urbino, Pavia, Torino, Parma, Napoli “Orientale”, Tuscia, Firenze, Catania, Roma “Tor Vergata”, Politecnico di Bari, Genova, Perugia, Udine.

In termini percentuali, l’ateneo col maggiore turn-over è Catanzaro, con un turn-over del 528% e con un guadagno del 1017%, nuovo record italiano, seguito, a pari-“merito”, da Pisa Sant’Anna e Roma Foro Italico, che si vedono assegnare un turn-over del 427% con un guadagno del 753% di punti organico. Questi atenei potranno tutti assumere circa il quintuplo del personale andato in pensione l’anno prima. Un caso probabilmente senza alcun precedente.

Vi sono inoltre ben 9 atenei con un turn-over superiore al 100%, cioè con la possibilità di assumere un numero di docenti superiore a quelli andati in pensione nell’anno precedente. Non male in tempi di tagli alla pubblica amministrazione. Peccato che tutto ciò avviene togliendo la possibilità di assumere un uguale numero di docenti ad altre università, ancorché virtuose.

Ad essere avvantaggiate, ancora una volta, sono quelle università col più alto tasso di tassazione studentesca, prevalentemente presenti nel Nord-Italia, visto che, a quanto pare, anche per quest’anno il MIUR non ha tenuto conto del limite massimo alle tasse studentesche previsto dalla legge, né tantomeno della richiesta del CNSU di non considerare le tasse universitarie nell’assegnazione dei punti organico per non alimentare una folla corsa all’aumento della tassazione studentesca.

Tabella 3. Tasse studentesche rispetto alle entrate da FFO e Programmazione Triennale nelle università statali. Sono escluse le Istituzioni ad ordinamento speciale (fonte: D.M. 907/2014)

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Al contempo registriamo un altro preoccupante fenomeno, comune anche alle ripartizione dello scorso anno: il travaso di risorse da molti atenei del Centro-Sud e da alcuni atenei del Centro-Nord a favore delle “Istituzioni ad ordinamento speciale” (Pisa Normale, Pisa Sant’Anna, SISSA), delle “Università per Stranieri” (Stranieri di Siena e Stranieri di Perugia – di cui peraltro l’attuale Ministro era rettore) e dell’Università di Roma “Foro Italico”.

Il travaso si spiega facilmente e continuerà inarrestabile nei prossimi anni se non verranno cambiate le norme: questi istituti universitari godono infatti di finanziamenti specifici, elargiti in maniera separata rispetto all’FFO destinato alle altre università statali, e non devono sottostare a molte delle rigidità legislative che invece incombono sugli altri atenei (per esempio la recente applicazione dei costi standard, il vincolo di legare i bandi per prof. ordinari a quelli da rtd-b, ecc).

Insomma, è come assistere ogni anno ad una gara in cui alcune università partono con 100 metri di vantaggio sulle altre.

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Benché miope e deprecabile, è una scelta politica legittima quella, cui assistiamo da due anni, che mira a desertificare interi territori a vantaggio di altri, con l’idea implicita che poi dovranno essere gli studenti a spostarsi. È invece completamente inaccettabile da un punto di vista metodologico confrontare bilanci di atenei di natura, “mission” e modalità di finanziamento completamente diverse, così come pensare di poter svuotare gli organici, già menomati, di università generaliste a vantaggio di istituzioni universitarie che non sempre hanno come missione istituzionale quella di attivare corsi di laurea triennali o magistrali.

 

“Scusate, ma abbiamo scherzato”

Ma con quali regole sono stati decisi questi turn-over?

La domanda non è affatto banale, visto che nel Luglio 2014 – come già discusso in un articolo di Marco Viola su queste pagine – il neo-Ministro Stefania Giannini annunciava formalmente in una lettera alla CRUI che le regole sarebbero finalmente cambiate.

Ecco come cominciava la lettera del Ministro Giannini, nella quale annunciava che le “nuove regole” sarebbero state rese «definitive nel corso del mese di settembre» (2014, ndr):


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La lettera prosegue illustrando in cosa consistono queste “nuove regole” ed in che modo sarebbero state introdotte:


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Quindi, se interpretiamo bene la lettera del Ministro, vi sarebbe stata una limitazione del turn-over, dal basso al 30%, per limitare eccessive perdite, e dall’alto al 55% contro eccessivi guadagni a scapito di altri atenei.

Come è scritto nella lettera, il “cambio di verso” sarebbe dovuto avvenire proprio attraverso il varo di quel DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che, in occasione della ripartizione operata l’anno scorso dall’ex-ministro Carrozza, fu indicato dal CUN (e prima ancora, molto meno autorevolmente, su queste pagine) come la soluzione naturale e legittima per introdurre un meccanismo più equo di riparto. Ricordiamo infatti che la legge (art. 7 decreto legislativo 49/2012) indica criteri di ripartizione validi «limitatamente all’anno 2013» e, quanto agli anni successivi,

(comma 6, art.7, d.gls. 49/2012)

Le disposizioni di cui al presente articolo sono ridefinite per gli anni successivi con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanare entro il mese di dicembre antecedente al successivo triennio di programmazione e avente validità triennale.

Di tale avviso non era l’ex-Ministro Maria Chiara Carrozza, secondo la quale per cambiare le regole occorreva una legge, come
disse in una memorabile intervista a Il Mattino


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Concetto peraltro ribadito dal Capo Dipartimento del MIUR, che con una lettera a ROARS, sosteneva la tesi che l’adozione del DPCM fosse stata ormai “superata” dalla legge sulla spending-review del Governo Monti.

La lettera del Ministro Giannini, insomma, rappresenta una vera e propria sconfessione delle dichiarazioni del suo predecessore che sosteneva di avere le “mani legate” sulla questione. Per modificare le regole di riparto non è affatto necessario operare via-legge, ma è sufficiente varare un semplice DPCM (che altro non è che un semplice foglio di carta firmato dal Presidente del Consiglio).

Vi era un unico problema… tale DPCM doveva essere emanato “entro il mese di dicembre antecedente al successivo triennio di programmazione”, e purtroppo l’ex-ministro Carrozza, come detto, si era guardato bene dall’emanare tale DPCM nei tempi dovuti. Forse è per questa ragione però che la scadenza del 31/12/2013 viene prorogata dal Decreto Milleproroghe al 30/06/2014.

Un attimo … ma c’è in tutto questo qualcosa che non torna … la lettera del Ministro Giannini, con cui è annunciato il varo del DPCM per cambiare le regole, è datata 24 Luglio 2014 … quando i termini per il varo del DPCM stesso sono ormai scaduti da quasi un mese!?!

Possibile che il Ministro non fosse a conoscenza di questa scadenza? Una possibile mancanza di comunicazione con la struttura amministrativa del Ministero?

No! perché alcune settimane dopo, il 26 Settembre 2014, il Capo Dipartimento del MIUR Marco Mancini  intervenendo al XII Convegno Annuale del CODAU di fronte alle telecamere dice (al minuto 2:54 del filmato)

«Molto brutalmente vi do un po’ di date. […] Verso la metà di Ottobre (2014, ndr) dovremmo licenziare il DPCM sulla questione dei punti organico ex-art. 7 del decreto legislativo 49. […] Come è stato già annunciato dal Ministro con una sua presa di posizione esplicita prima dell’estate, in questo DPCM ci sarà una nuova metodologia per la ripartizione dei punti organico  […]»

Possibile che sia Ministro che Capo Dipartimento ignorassero che la scadenza ultima per il varo del DPCM fosse già trascorsa?

L’ipotesi più verosimile è che tale scadenza fosse “ordinatoria” e non “perentoria” (cioè se la rispetti bene, se la superi non succede niente), come già accaduto in moltissimi altri casi.

Fatto sta che nelle premesse al Decreto Ministeriale di riparto dei Punti Organico 2014 di qualche giorno fa, a firma Stefania Giannini, troviamo scritto, incredibilmente:


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Insomma, come dire: era stato promesso di varare il DPCM per cambiare la metodologia di riparto dei Punti Organico, ma – dato che la promessa era stata fatta a scadenza già avvenuta – purtroppo non abbiamo fatto in tempo… abbiamo scherzato, sarà per il prossimo anno …

Ma, non essendo stato varato il famoso DPCM con le “nuovi regole” di calcolo, con quale metodologia sono stati allora ripartiti i punti organico? La stessa dello scorso anno? Ni… Il Ministro Giannini applica per grandi linee le stesse regole di calcolo dello scorso anno – che, ricordiamo, portano con sé un forte sospetto di illegittimità in quanto valide «limitatamente all’anno 2013» – ma aggiungendo una novità, che suona come un’altra sconfessione al “avevamo le mani legate”  dell’ex-Ministro Carrozza: “nessuna università può avere un turn-over inferiore al 20%”.

Clausola di salvaguardia assente lo scorso anno, ancorché completamente inefficace. Ma soprattutto una clausola che, non intervenendo sugli eccessivi guadagni, non evita i profondi squilibri che si sono infatti realizzati.

 

Colpa della Giannini o di Renzi?

Rifiutandoci di pensare che sia il Ministro Giannini che il Capo Dipartimento del MIUR ignorassero la scadenza formale per l’emanazione del DPCM, ci sembra che le ipotesi più verosimili su quanto accaduto possano essere due:

  1. La macchina ministeriale, a causa di sue proprie inefficienze, ha partorito lo schema del DPCM con notevolissimo ritardo rispetto al previsto, e ciò avendo potuto comportare la mancata ripartizione dei punti organico entro la fine dell’anno, ha costretto il Ministro a ripiegare sugli stessi criteri dello scorso anno (con l’aggiunta della clausola del 20%).
  2. Lo schema del DPCM era effettivamente pronto per tempo, ma non ha ottenuto il “placet” del Ministero dell’Economia e/o della Pubblica Amministrazione e/o, soprattutto, del Presidente del Consiglio che avrebbe dovuto firmare il provvedimento.

Nel primo caso la responsabilità sarebbe completamente interna al Ministero e sarebbe doveroso una assunzione pubblica di responsabilità da parte del Ministro. Una ipotesi questa che peraltro non ci fa stare molto tranquilli sulle tempistiche dei nuovi provvedimenti su cui sta lavorando il MIUR: se per la preparazione di un semplice DPCM, per il quale non era necessario né un passaggio parlamentare né di controllo degli atti, non sono bastati 10 mesi, cosa ne sarà per esempio dei decreti, assai più complessi, relativi alla nuova ASN? Nel secondo caso la responsabilità ultima è in capo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma ancora, come cittadini prima che come accademici, abbiamo il diritto di sapere quali componenti del Governo dissentissero dalla proposta del Ministro dell’Università e su quali aspetti in particolare non si sia trovato un accordo, oppure se sia stata una iniziativa personale di Renzi quella di non firmare il provvedimento con le nuove regole di riparto.

Nel frattempo ringraziano quei rettori che, anche per evitare di vedersi sottrarre le risorse derivanti dai pensionamenti del proprio corpo docente, hanno partecipato alla folle corsa, innescata lo scorso anno dal D.M. Carrozza, di aumentare le tasse studentesche. E devono invece fare “mea culpa” i rettori di molte università del Centro-Sud i quali non avevano presentato ricorso lo scorso anno ed ora si ritrovano doppiamente beffati.

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75 Commenti

  1. Intervengo solo su un punto, che andrebbe chiarito una volta per tutte. Entità come la Scuola Normale Superiore di Pisa ed il Sant’Anna (sempre di Pisa) non andrebbero computate allo stesso modo delle altre Università…perchè NON sono Università. In effetti gli studenti della SNS e del Sant’Anna sono regolarmente iscritti presso l’Università di Pisa (presso la quale si laureano). Comparare questi collegi (ed immagino altri in giro per l’Italia) con le Università è falsificare la realtà. Diversa la situazione rispetto al Dottorato dove SNS e Sant’Anna hanno regolari corsi di dottorato INTERNI e rilasciano titoli.

  2. Il decisore politico ha in mente di decurtare di nuovo l’FFO a partire dall’anno prossimo e ha anche in mente di assegnare la quota base (quella premiale sarà “solo” il 30% a regime) in modo proporzionale al numero di studenti (in corso) e alla sostenibilità dei corsi in termini di numerosità docente standard (i famosi requisiti minimi per i corsi di laurea). Quest’ultima decisione comporterà, come si è visto dalle considerazioni sul costo standard, che certe università perderanno in proiezione anche fino a più del 20% dell’FFO base.
    La domanda realistica ora è: se le università che hanno già ora costi del personale che superano o che sono vicine all’FFO aumentano i costi del personale tramite promozione/reclutamento, potranno poi effettivamente sostenersi nei prossimi anni?
    Mi pare che in qualche modo questo ridimensionamento tramite po faccia parte purtroppo del quadro complessivo che politicamente è già stato messo in atto con una certa logica, che mira anche a premiare chi aumenta le tasse.

    • Per fortuna esiste la clausola di salvaguardia, quindi si spera che nessuno perda più del 5% dell’FFO rispetto all’anno precedente. Oltretutto se i punti organico sono rispettati molti atenei nell’area -60% dovrebbero rientrare nel parametro dell’80% stipendi/FFO, quindi il sistema si dovrebbe un po’ riequilibrare.
      Comunque sembra chiaro che l’obiettivo di lungo termine sia quello di costringere alcuni atenei a ridurre l’offerta formativa e poi consorziarsi per sopravvivere.
      Emblematico è che i più colpiti siano i siciliani.

    • Esatto, Plymouthian, le università al -60% con questo sistema abbassano il rapporto costi del personale/FFO e quindi, in caso di ulteriore diminuzione di FFO non rischiano l’insostenibilità, o la rischiano con probabilità bassa.
      Cioè il sistema è pensato in modo funzionale ai tagli che ci saranno o che deriveranno dal nuovo sistema del calcolo dell’FFO base.

    • Quindi è un problema di rapporti? Io lo dico sempre: quando ci sono i rapporti le cose si complicano :-)

    • Caro cappone n3 detto anche paolo, e’ un problema di rapporti problematici, cioè di quei casi in cui FFO e costi del personale non vanno d’accordo da un po’ ormai e si danno le colpe fra loro. Ma FFO ha i soldi.

    • Quando chi ha i cordoni della borsa stringe le reazioni possono essere solo due:
      1) si attacca l’asino dove vuole il padrone;
      2) si rovescia il tavolo e si sguaina la spada.
      “E adesso, signori, disse d’Artagnan, tutti per uno, uno per tutti. È il nostro motto, non è vero?” :-)

  3. “Insomma, come dire: era stato promesso di varare il DPCM per cambiare la metodologia di riparto dei Punti Organico, ma – dato che la promessa era stata fatta a scadenza già avvenuta – purtroppo non abbiamo fatto in tempo… abbiamo scherzato, sarà per il prossimo anno …”

    Ma dato che il nuovo DPCM non è stato pubblicato entro il 31/12/2014, ci becchiamo le stesse regole anche l’anno prossimo, oppure nel recente milleproroghe c’è anche stavolta la proroga al 30 giugno dell’anno prossimo?
    Grazie per questa lucida e chiarissima analisi, a questo punto chi voleva capire ormai non può non avere capito.

    • Questa domanda è davvero molto interessante.

      Non mi risulta che ci sia alcunché nel Milleproroghe, quindi se dobbiamo essere coerenti con la logica del MIUR temo che anche per l’anno prossimo ci saranno ancora queste regole (che, ricordiamolo ancora una volta, sono in teoria valide solo per l’anno 2013!!! … tanto per capire in che paradosso siamo).

      A meno che, ovviamente, non ci sarà qualche emendamento nella conversione in legge del Milleproroghe.

      Dal punto di vista sostanziale però, secondo me, questa storia di non aver emanato il DPCM in tempo potrebbe essere solo un “alibi”. Potremmo citare esempi su esempi di decreti attuativi arrivati abbondantemente fuori tempo massimo.
      Basti pensare al recente Decreto Ministeriale sul “costo standard per studenti in corso”, che determinerà quote importanti del FFO delle Università. Tale D.M. doveva essere emanato entro … Agosto 2012 (!!!) [precisamente “entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo 49/2012”] … ebbene, il MIUR non si è invece fatto alcun problema nell’emanarlo solo lo scorso Dicembre, con oltre 2 anni di ritardo.

  4. E’ scandaloso.
    http://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=0CAcQjRw&url=http%3A%2F%2Fwww.calcioblog.it%2Fpost%2F11816%2Fstangata-inter-il-giudice-sportivo-squalifica-per-tre-giornate-mourinho-ma-stop-anche-a-4-giocatori&ei=tMCmVKuhMtX7ao-DgcgO&bvm=bv.82001339,d.d24&psig=AFQjCNHryyPxy0pt9YxE5vDlhG6arsHe7Q&ust=1420300823568860
    Qui qualcuno deve chiarire a che gioco stanno giocando.
    Ci sono ingiustizie che gridano vendetta!!!
    Renzi Giannini & C devono rispondere di tutti questi pasticci!
    Paradossalmente in sedi come Sant’Anna e Sissa, in cui si fa meno didattica e meno corsi, si hanno più possibilità di fare professori …. Collodi ha avuto una intiuzione geniale con il paese deli Acchiappa-Citrulli. Mai definizione di questo paese fu più adeguata.
    La Champions League si dovrebbe conquistare senza aiutini arbitrali.

  5. Qualche altro dato statistico.

    TURN-OVER UNIVERSITA STATALI vs IST. ORDIN. SPECIALE + SCUOLE STRANIERI + FORO ITALICO

    Istituzioni Ordin. Speciale: 183 % (+22 P.O.)
    Università Statali: 49 % (-22 P.O.)

    TURN-OVER ATENEI CENTRO-NORD vs CENTRO-SUD

    Centro-Nord (fino a Umbria): 62 % (+103 P.O.)
    Centro-Sud (da Abruzzo in giù): 36 % (-103 P.O.)

  6. “Ad essere avvantaggiate, ancora una volta, sono quelle università col più alto tasso di tassazione studentesca, prevalentemente presenti nel Nord-Italia …”.
    NON E’ UN CASO DI DISCRIMINAZIONE GEOGRAFICA.

    … “Al contempo registriamo un altro preoccupante fenomeno, …. il travaso di risorse da molti atenei del Centro-Sud e da alcuni atenei del Centro-Nord a favore delle “Istituzioni ad ordinamento speciale” (Pisa Normale, Pisa Sant’Anna, SISSA), delle “Università per Stranieri” (Stranieri di Siena e Stranieri di Perugia – di cui peraltro l’attuale Ministro era rettore) e dell’Università di Roma “Foro Italico”…”
    QUESTO è IL VERO FURTO!

    “A far compagnia a “La Sapienza” e alla “Federico II” in questa menzione speciale di atenei virtuosi ma comunque penalizzati vi è un folto gruppo di atenei: Calabria, Cagliari, Urbino, Pavia, Torino, Parma, Napoli “Orientale”, Tuscia, Firenze, Catania, Roma “Tor Vergata”, Politecnico di Bari, Genova, Perugia, Udine.

    E QUESTA E’ LA BEFFA!!!

    • Faccio notare che TUTTE le Universita’ del Veneto (sono solo 4) sono in Tabella 1.

      Altrettanto non si puo’ dire del Friuli-Venezia Giulia. L’Univ. di Udine e’ messa male nononstante la tasse studentesche incidano parecchio.

      Il Trentino-Alto Adige fa a se, perche’ le 2 universita’ (Trento e Bolzano) sono gestite dalla province autonome. Sigh.

      A occhio sono proprio le universita’ del centro Italia (ed in particolare le toscane) a godere di piu’, in media.

    • Bah, ad occhio proprio no. Secondo le tabelle ecco le tre UNIVERSITA’ toscane:
      Pisa guadagna 1,9 punti organico +8%
      Firenze perde 6,9 punti organico -18%
      Siena perde 7,6 punti organico -60%

    • In Toscana ci sono anche le “universita’ speciali”:

      Normale di Pisa

      S. Anna di Pisa

      Stranieri di Siena.

      A cui va aggiunto IMT di Lucca.

      Si tratta di 3+3+1 = 7 universita’, contro 4 del Veneto (nessuna “universita’ speciale”, in Veneto).

      Ed il Veneto ha 1.5 milioni di abitanti piu’ della Toscana.

    • Nella ripartizione punti organico è ben noto che guadagnano quest’anno come lo scorso anno Normale e S. Anna che non sono generaliste.
      Stranieri di Siena +0,5 punti organico: trascurabile.
      Direi quindi che non è l’università statale della Toscana che ci guadagna. Ma due università speciali delle molte cresciute in Toscana anche di recente…
      A parte potremo discutere della proliferazione anche recente di università speciali in Toscana…

    • Le 4 “universita’ speciali” (e statali) della Toscana hanno rispettivamente:

      Normale di Pisa: 94 docenti

      S. Anna di Pisa: 111 docenti

      Stranieri di Siena: 43 docenti

      IMT Lucca: 21 docenti

      Per contro, l’unica universita’ “speciale” (e statale) di tutto il Triveneneto risulta

      SISSA di Trieste: 67 docenti.

      Ricordo che in Toscana ci sono 3.7 milioni di abitanti, mentre nel Triveneto ci sono 7.1 milioni di abitanti.

    • Altri dati:

      TUTTE LE UNIV. STAT. della TOSCANA: 4224 docenti.

      TUTTE LE UNIV. STAT. del VENETO: 3481 docenti.

      Tenendo conto che in Toscana vi sono 3.7 milioni di abitanti ed in Veneto 4.9 milioni, ne segue

      in TOSCANA docenti univ/abitanti = 1.1 su mille

      in VENETO docenti univ/abitanti = 0.7 su mille.

      Se si considera invece il rapporto docenti/studenti si ha (circa):

      in TOSCANA docenti univ/stud univ = 3.6 su cento.

      in VENETO docenti univ/stud univ = 3.2 su cento.

  7. Le Scuole Superiori ad ordinamento speciale svolgono un lavoro importante, ma diverso da quello di una Universita’ generalista. Per questo motivo non ha molto senso fare confronti. Il modello di ripartizione del FFO dovrebbe separarle.
    Comunque che tra gli atenei penalizzati ci siano due mostri come la Sapienza e Napoli Federici II non mi sembra così scandaloso, infatti si tratta di Atenei che negli anni passati sono stati finanziati oltre il dovuto grazie alla loro forza politica.

    • Si forse è vero che Roma e Federico II stanno subendo la legge del contrappasso, ma “Calabria, Cagliari, Urbino, Pavia, Torino, Parma, Napoli “Orientale”, Tuscia, Firenze, Catania, Roma “Tor Vergata”, Politecnico di Bari, Genova, Perugia, Udine” subiscono l’ennesima beffa. Almeno per alcune di queste, che hanno sempre fatto di tutto per essere virtuose, si tratta dell’ennesima penalizzazione immeritata.

    • Sulle università penalizzate, un aspetto che ha il suo peso è il rapporto studenti in corso/docenti. Ad esempio, tra quelle che paolo considera “beffate” ci sono molte università che hanno un rapporto molto più basso della media (e.g. Perugia, Roma Tor Vergata, Tuscia).

    • Grazie a Giuseppe che ci ha segnalato le università fuorilegge individuate dall’UDU
      [1) Ca Foscari- Venezia 602,20 euro oltre la legge, in media per studente
      2) Milano Statale 566,57
      3) Insubria 546,31
      4) Politecnico di Milano 519,18
      5) Bergamo 516,35
      6) Urbino 482,98
      7) Padova 429,23
      8 ) IUAV Venezia 407,28
      9) Bologna 405,09
      10) Modena e Reggio 400,71]
      possiamo individuare quale sono le università doppiamente beffate “Calabria, Cagliari, Torino, Parma, Napoli “Orientale”, Tuscia, Firenze, Catania, Roma “Tor Vergata”, Politecnico di Bari, Genova, Perugia, Udine”

    • L’intervento di UDU citato da Giuseppe e’ del 19 giugno 2012. L’articolo su Repubblica citato da Giuseppe e’ del 30 aprile 2013.

      Inoltre, da Monti, il vincolo

      TASSE STUDENTI/SOLDI STATO

      e’ sempre 20 per cento, ma il denominatore, cioe’ SOLDI STATO, non coincide piu’ con l’FFO ma contiene tutti i soldini (tra cui l’FFO) che lo Stato da a quella universita’.

      Quindi la Tabella 3 di questo post non ci permette di dire quali siano, oggi, le “universita’ fuorilegge”, sempre che ve ne siano.

      Come ho gia’ scritto, il numeratore

      TASSE STUDENTI

      puo’ essere molto diverso tra due universita’ anche a parita’ di studenti, corsi di laurea e criteri di tassazione.

      Ad esempio, se gli studenti di una universita’ A sono tutti superricchi e in una universita’ B sono tutti superpoveri (o risultano tali) e’ chiaro che B raccoglie poco.

      P.S. “Risultano tali” l’ho messo non a caso: quando ero studente di Fisica a UNIPD credo fossi uno dei pochi (assieme al nobile veneziano) a pagare la tassazione massima. Mah.

    • Ad oggi non possiamo dire *con certezza* quali sono gli atenei fuori legge. Possiamo invece dare una “lista dei maggiori indiziati”… ed è questo il ruolo della Tabella 3.

      La legge, prima del 2012, stabiliva che le tasse complessivamente riscosse da un ateneo dovessero essere < 20% del FFO. In conseguenza della vittoria legale degli studenti a Pavia, il Governo Monti (Ministro Profumo) rese tale vincolo un po' più blando imponendo che "tasse studenti in corso < 20% * (FFO + altri soldi statali)".

      Ora, il MIUR (volutamente?) non ha mai reso noti i dati per la verifica di tale vincolo, né ha effettuato alcun check nel calcolo della ripartizione dei punti organico in modo da scomputare le tasse illecitamente riscosse dagli atenei.

      E' interessante notare che, di fatto, la modifica dell'indicatore ha avuto come effetto non tanto o non solo quello di tentare di far diventare "lecito" ciò che prima era "illecito", ma soprattutto quello di impedire o comunque rendere estremamente difficile la verifica del rispetto della legge da parte di studenti, giornalisti e cittadini.

      A meno di spulciare ogni singolo bilancio di ogni singolo ateneo (ammesso che tali dati sia i effettivamente reperibili), probabilmente l'unico strumento di insieme ad oggi disponibile è la Tabella 3.
      E' molto verosimile che alcuni tra gli atenei in cima alla lista violino la legge, in quanto per alcuni di essi il numero di studenti fuori-corso è molto esiguo rispetto alla totalità degli studenti e la distanza dalla barriera del 20% appare troppo alta per essere compensata da altri finanziamenti statali (Prin, Firb, ecc) peraltro in caduta verticale negli ultimi anni.

      Di certo saremmo tutti contenti se il MIUR – che è tra l'altro l'istituzione deputata a far rispettare quella legge – anziché mantenere tutta questa opacità sulla questione, quando addirittura premiare gli atenei che quella legge la violano, pubblicasse sul suo sito annualmente i dati aggiornati dell'indicatore.

    • @Beniamino
      Qui di seguito l’articolo dove si afferma che l’UDU avrebbe spulciato i vari bilanci (che sono pubblici) delle università trovando per il 2013 (l’anno che ci interessa) 11 università che sforavano il tetto tasse/finanziamenti statali del 20%:
      http://www.universita.it/udu-chiede-governo-restituire-tasse-universitarie/
      .
      Di qua:
      http://www.corriere.it/scuola/14_gennaio_21/universita-tasse-ingiuste-11-atenei-vanno-restituite-studenti-089e7cb2-829f-11e3-9102-882f8e7f5a8c.shtml
      si dice che:
      “Eppure anche nel 2013 11 università sono riuscite a superare questa soglia, e quindi sono di fatto fuori legge: stiamo cercando studenti volenterosi per presentare a nome loro i ricorsi e chiedere la restituzione dei soldi indebitamente percepiti dagli atenei”. Per capirci, si tratta di 40 milioni incamerati in più dalle università sulle tasse, che dovrebbero ritornare nelle tasche degli studenti.
      .
      Fra le 11 che sarebbero “fuorilegge” secondo le stime di UDU:
      Bergamo
      Ca’ Foscari di Venezia
      Bicocca di Milano
      Urbino
      Verona
      Modena e Reggio Emilia
      Politecnico di Milano
      .
      La tabella 3 suggerisce i nomi potenziali delle altre 4.

    • A UNIBasilicata lo studente con reddito medio-alto paga la tassazione massima, dato che li ci sono pochi studenti a reddito medio-alto.

      A UNIPV lo studente con reddito medio-alto NON paga la tassazione massima, perche’ li ci sono tanti studenti a reddito medio-alto, e UNIPV sforerebbe alla stragrande rispetto ai limiti di legge.

      Ma allo studente con reddito medio-alto di UNIPV questo sconto non basta. E quindi protesta pubblicamente perche’ vuole pagare ANCORA MENO rispetto al suo studente collega (con lo stesso reddito) di UNIBasilicata.

      Ho capito male?

    • In Europa, dopo UK e NL, l’Italia è terza per entità delle tasse universitarie. Ed è anche agli ultimi posti per interventi a favore del diritto allo studio (borse, residenze, mense, etc):
      https://www.roars.it/online/luniversita-italiana-non-e-quasi-gratis/comment-page-1/
      Mi sembra del tutto legittimo che lo studente pavese contesti la violazione del tetto che peggiora una situazione già drammatica. Che le regole siano congegnate in modo da tutelare ancora di meno lo studente della Basilicata, non mi sembra una buona ragione per rinunciare a farle rispettare (a Pavia e altrove). Probabilmente, sarebbe più giusto formulare i tetti in modo diverso (per es. fissando delle tasse massime in funzione dell’ISEEU), ma non vedo come questa inadeguatezza normativa sia colpa dello studente pavese.

    • Quindi ho capito bene.

      Tenendo conto che in Italia le tasse universitarie sono le piu’ alte d’Europa, lo studente pavese di reddito medio-alto chiede che le tasse universitarie siano per lui piu’ basse rispetto al collega studente (di pari reddito) della Basilicata.

      Con la stessa logica, dato che gli stipendi dei docenti universitari italiani sono tra i piu’ bassi d’Europa, anche il docente universitario pavese avebbe il diritto di chiedere una tassazione IRPEF piu’ bassa rispetto al collega docente (di pari reddito) della Basilicata.

      Mah.

    • Non credo che gli studenti più impegnati sulla difesa del diritto allo studio siano quelli la cui famiglia ha reddito-medio alto. Inoltre, il modo più equo di rispettare il tetto ministeriale è quello di cominciare ad abbassare le tasse agli studenti con ISEEU più basso. Non capisco perché (dovendo abbassare la tassazione complessiva) la priorità dovrebbe essere abbassare le tasse degli studenti più abbienti.

    • @Lilla
      Cara Lilla, alias Regina di Saba :-), dicci orsù i nomi delle altre 4 università illegali che suggerisce la tabella 3?

      Noi e gli studenti tartassati dovremmo aiutarci in questa lotta. Conviene a tutti interrompere questo gioco perverso. Se non si interrompe, l’unico risultato sicuro sarà un aumento delle tasse da parte di tutte le università per stare il più vicino e, verosimilmente, oltre il fatidico 20% tasse/FFO.
      Facciamo sentire la nostra voce. Ci vorrebbe una interrogazione parlamentare, tanto per iniziare, e farci chiarire
      come mai le Università dei Ministri ne escono sempre bene nel calcolo FFO,
      come mai i decreti che andavano fatti non sono stati fatti,
      come mai non si puniscono le universita che sforano il 20% tasse/FF0.
      Ho mangiato troppi funghi??? :-)

    • Troppi funghi dato che:

      1) non e’ difficile fare l’insieme intersezione tra le prime 11 della tabella 3 e le 7 suggerite da Lilla:

      2) non e’ difficile capire che il 20 per cento NON e’ piu’ sul rapporto

      TASSE/FFO

      ma su

      TASSE/SOLDI STATO

      e che quindi la Tabella 3 non e’ particolarmente indicativa.

      3) non e’ difficile capire che l’eventuale sforamento non significa che il singolo studente di quella universita’ paghi di piu’ del suo pari-reddito di una universita’ che non sfora.

    • “Regina di Saba (… – …) è un’espressione antonomastica che si riferisce a una specifica sovrana del regno di Saba, citata nella Bibbia (nel primo libro dei Re e nel secondo libro delle Cronache), nel Corano e nel Kebra Nagast. Nei testi biblici e nel Corano non viene mai chiamata per nome, ma solo come Regina di Saba o Regina del Sud; per la tradizione etiope il suo nome era Machedà, mentre alcune fonti arabe la chiamano Bilqis (talvolta trascritto Balkiyis).” Wikipedia
      Ma mai nessuna l’ha chiamata Luca Salasnich :-)
      Scusa se ho sbagliato e se sono stato pigro ed ho disturbato la regina LillaSaba per chiedere chiarimenti.
      Ma il punto su cui mi domandavo se avevo mangiato troppi funghi era quella della possibile interrogazione parlamentare.

    • Paolo, cappone n3, poi detto anche Athos e mangiatore di funghi allucinogeni, non mi hai disturbato, stavo solo malissimo, e ora ti rispondo.
      Le altre 4 università non sono elencate da nessuna parte su internet e io non sono andata a spulciarmi i bilanci.
      Non me la sento di essere giustizialista poi, considerato anche il fatto che se il denominatore è calato vistosamente negli anni (tasse/fondi pubblici), alcune università si sono ritrovate fuori dai parametri senza colpo ferire. La questione merita di certo più attenzione di un facile verdetto.
      .
      Certo è che qui qualcuno fa e disfa come vuole: taglia, mette tetti e poi premia chi li sfora, toglie di qua e aumenta di là senza una vera ratio. Forse i funghi allucinogeni non li hai mangiati solo tu.
      Ci vuole di fare un po’ di ordine e di ripristinare diritti e autonomie, benvengano allora le interrogazioni parlamentari ad esempio. Purché servano a qualcosa.
      Tua, Lilla di Saba (dopo gli incentivi poi, non ne parliamo proprio)

  8. Sulle responsabilità: da quanto si deduce dall’articolo è stato messo in atto un pirandelliano gioco delle parti; mai si saprà nulla, oppure “così è (se vi pare)”. Ma dando una scorsa all’elenco degli Atenei “penalizzati” qualcosa in più si può capire, magari chiedendolo ai rispettivi Rettori…che dovrebbero sapere come sono andate realmente le cose…hanno per altro in capo al MIUR due ex-colleghi CRUI…

  9. L´ESTREMISMO MERITOCRATICO: Vorrei qui porre sotto osservazione uno degli elementi fondamentali alla base di queste classifiche o calcoli, la “legge” estrema chiamata “meritocrazia fai da te”.
    La “legge della meritocrazia” è chiamata in causa, non solo in questo caso ma in generale, per motivare e legittimare disuguaglianze sempre maggiori che siano sociali, salariali, economiche o come in questo caso di distribuzione di soldi pubblici o determinazione del turn-over.
    Possiamo dire che c`è una visione o volontà politica di fondo di ridurre e/o favorire alcune Università, una specie di funzione di utilità ancorata su valori presenti e per il presente, ma sarebbe opportuno e di buon gusto almeno non presentare queste ripartizioni sotto la luce di una falsa meritocrazia.
    Queste metodologie favoriscono a spirale degli effetti forbice fra i “virtuosi” che saranno sempre più virtuosi e potranno sempre più disporre di risorse e “i meno virtuosi” che verranno sempre più penalizzati e additati come incapaci. Sostanzialmente questa divergenza è prettamente politica e alla base non escluderei lobby e correnti di pensiero finalizzate al mantenimento e giustificazione di privilegi.
    Il governo dei grandi organismi è di per sé molto complesso ma la forbice che “la legge meritocratica” innesca è frutto del bisogno di alcuni gruppi di potere, come ci insegnano gli americani, di proclamare loro e solo loro chi saranno i vincitori e quindi premiandoli secondo il famigerato e osannato “merito” e non secondo le metodologie “sbagliate” del passato.
    A coloro che muovono normalmente a questo punto l´accusa seguente “questo è il solito discorso di quelli che non vogliono essere giudicati e che non accettano il cambiamento” normalmente ribatto che “proprio coloro che mettono in luce queste false meritocrazie sono i primi ad essere giudicati e hanno interesse che ci sia una maggiore giustizia sociale e trasparenza. Ma soprattutto questa strada americana dell`istruzione come industria porterà una maggiore disuguaglianza e un arretramento rispetto a quello che eravamo anche in termini democratici. Non abbiamo bisogno di una forma di educazione che promuova solo il profitto ma soprattutto che promuova la democrazia, l´uguaglianza e una buona cittadinanza. Non è il pensiero americano che vince, è l´Italia che perde. Lo dimostrano i fatti!”.

  10. Il fatto più incredibile e ripugnante è che vengano premiate le università fuorilegge per aver superato il limite sulla tassazione studentesca. Sinceramente non capisco perché questo provvedimento non venga impugnato innanzi ad un tribunale amministrativo. Sul piano politico meriterebbe una interrogazione parlamentare.

  11. Ciao Mino,
    complimenti per l’articolo, molto chiaro e puntuale.
    Ti chiedi di chi è la colpa.
    E’ semplice, la colpa è di Mario Monti.
    Non c’è spazio per alcun correttivo o DPCM (che pure la legge richiederebbe, per cui è tutto illegittimo). Il punto, però, è politico-giuridico in senso più generale. Infatti, l’idea che una Università possa vedersi sottrarre una quota, pure minima, del proprio turn-over, a vantaggio di un’altra, rappresenta un monstrum giuridico, per altro di dubbia legittimità costituzionale.
    Quindi, la colpa è di Mario Monti, della sua ideologia neo-liberista (sì, è un’ideologia, non una teoria economica), ché in realtà è poco neo, e più banalmente liberista (oltre che creduta e professata, dai più avveduti, solo perché remunerati, in mille modi, da chi ha l’interesse diretto alla sua affermazione).
    La colpa è di chi ci vuole ripiombare nella società ottocentesca, cancellando la società pluriclasse. Per cui è necessario anche ridurre il numero delle università, e ridurre il numero degli studenti, che devono essere solo quelli che si possono permettere tasse elevate, magari per dare il via libera, anche in Italia, all’enorme mercato dei prestiti universitari (oltre che qualche borsa di studio ai più meritevoli, per addolcire il volto, ma non la reale natura, del sistema).
    Ma la colpa è anche dei parlamentari meridionali, e pure specificatamente pugliesi (visto il trattamento riservato a Bari e Foggia, in entrambi gli anni), che in tutti questo tempo non si sono preoccupati di cambiare una norma di legge ingiusta e sconsiderata, riportando il turn-over, com’è naturale e costituzionale, su base locale, e non nazionale con riparto.
    Non ci può essere mediazione: è l’unica cosa giusta da fare. Una volta fatta, chiederemo indietro quanto ci è stato sottratto.
    Tom

  12. Circa la questione di “non considerare le tasse universitarie nell’assegnazione dei punti organico”: posso andare un po’ controcorrente ?

    Tralasciando il pur importante aspetto del limite di legge del 20%, il livello di tassazione studentesca ha un duplice effetto: riducendo le tasse si aumentato (tendenzialmente e ad effetto lievemente ritardato) gli iscritti e quindi l’FFO, ma d’altra parte si riduce la differenza fra entrate complessive e spese del personale, e quindi la quantita di PO disponibile per il reclutamento. Aumentando la tassazione si ottiene tendenzialmente l’effetto opposto. Allora, tre considerazioni:
    1. E’ facile supporre che chiunque si occupi di amministrare un ateneo conosca gli effetti di questa leva.
    2. E’ importante che questa leva produca ad un tempo effetti positivi e negativi per le finanze di un ateneo (aumento di tasse = piu’ PO per reclutamento ma meno FFO e studenti piu’ tartassati, diminuzione di tasse = effetto opposto).
    3. Quindi, non mi sorprende che alcuni atenei del nord Italia (per restare in uno stesso contesto socio-economico-geografico) siano stati penalizzati in PO rispetto ad altri a causa di una tassazione studentesca relativamente bassa (penso ad es. a Genova rispetto a Milano): e’ una precisa scelta politica che gli atenei hanno compiuto, a mio parere ben conoscendone le conseguenze…

    La cosa che pero’, al solito, andrebbe fatta per equita’ e’ uno sforzo di contestualizzazione (al nord il reddito medio e’ piu’ elevato, ecc). Questo sforzo cmq c’era nella ripartizione dell’FFO 2014, ma non nella ripartizione dei PO 2014 (o sbaglio?)

  13. Segnalo il comunicato di ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani) e LINK-Coordinamento Università:

    http://linkcoordinamentouniversitario.it/link-e-adi-le-promesse-disattese-del-nuovo-decreto-punti-organico/

    Ecco uno stralcio:

    Occorre dunque che il Ministero chiarisca, una volta per tutte, la logica che sottende alla distribuzione dei punti organico e dei relativi margini di reclutamento accademico per ciascun ateneo poichè quello che si deduce dal presente decreto non è la volontà di perseguire obiettivi di sostenibilità del sistema nel suo complesso, bensì la semplice esigenza di tagliare la spesa pubblica e determinare, in questo modo, il declassamento e la scomparsa di molti atenei a favore di poche e accuratamente individuate realtà accademiche.

    L’indicatore di spese per il personale, inoltre, è legato alla tassazione studentesca: gli atenei in difficoltà si troveranno costretti ad aumentare le tasse per migliorare tale indicatore che permette loro di accedere ad un contingente più elevato di punti organico.

    L’utilizzo di questo tipo di indicatori economici ha già creato, ed è destinato ad aumentare, le sperequazioni tra atenei a seconda del contesto sociale in cui si trovano. Gli studenti delle diverse regioni hanno infatti capacità contributive molto diverse e questo favorisce gli atenei che possono aumentare la tassazione studentesca perchè si trovano in regioni economicamente più avvantaggiate.

    Infine, al pari di quello dell’anno scorso, il decreto di quest’anno stabilisce una soglia massima per le assunzioni a livello di sistema e non di ateneo creando una impari competizione tra atenei che concorrono per accaparrarsi i punti organico e per poter sostenere quindi la loro offerta formativa. Riteniamo perciò indispensabile procedere ad un ripensamento complessivo del sistema assunzionale dell’Università italiana che sia diretto al un superamento del sistema dei punti organico.

    • La frase

      “favorisce gli atenei che possono aumentare la tassazione studentesca perchè si trovano in regioni economicamente più avvantaggiate”

      e’ secondo me SBAGLIATA.

      La frase corretta e’

      “favorisce gli atenei che si trovano in regioni economicamente piu’ avvantaggiate”.

      Infatti, date due universita’, A e B, con

      a) STESSI CRITERI DI TASSAZIONE

      b) STESSO NUMERO DI STUDENTI

      c) STESSI CORSI DI LAUREA

      la raccolta complessiva delle tasse puo’ essere MOLTO DIVERSA. Infatti questa dipende dalla situazione patrimoniale degli studenti (e delle loro famiglie).

    • Scusate, cosa avete contro il campionato di calcio?
      Il campionato se con regole giuste ed arbitri onesti è una delle cose più belle e più goderecce del mondo! Quando poi gioca la nazionale si collabora.
      Scusate, ma avete simpaticamente toppato. Toccatemi tutto, ma non i calcio :-)
      Indubbiamente uccidere i piccoli con handicapp per favorire gli obesi è veramente da “coppia di sfere moscie”. Un sistema sociale furbo fa in modo che siano tutti dei buoni atleti. non mira apriori ad aver il campione olimpionico, lasciando la maggior parte delel persone obese. Fra tanti buoni atleti ci sarà il campione e il mediano scarpone … e nessun obeso.

    • Ovviamente il mediano non ha nulla a che vedere con le mediane :-) … per capirci è come il tasso che non paga le tasse ed ha un alto FFO :-)

  14. A parte i tagli complessivi di cui ancora non si conoscono le modalità di applicazione, i tagli dei prossimi tre anni saranno selettivi per le diverse università.
    Infatti, anche nel caso dell’FFO base calcolato coi costi standard piuttosto che con la quota storica, in proiezione il totale dell’investimento su tutto il sistema universitario nazionale resterebbe invariato: € 4.911.407.231 (cfr tabella nel post sui costi standard).
    Quindi, come nel caso della ridistribuzione della quota complessiva di turn-over (841 po x 116.900 euro/po, circa), che però non corrisponde ad una reale ridistribuzione del finanziamento proveniente dalle cessazioni, anche l’FFO base totale sarà ridistribuito in base ai criteri sulla determinazione del costo standard. I criteri sono però inclusivi sia dell’anzianità (attraverso i “po locali”) sia del fattore territoriale (attraverso le stime di reddito regionali).
    .
    Resta da vedere se le attuali e spesso inique norme di assegnazione dei po sono temporanee e, nel caso non lo fossero, se e come si intenderà variarle a regime.
    Se il vincolo tasse/FFO <20% è cogente per ogni ateneo, siamo infatti di fronte ad un sistema che non solo non punisce, ma premia l'illegalità.

  15. Mi sembra che continuiamo a criticare singole attività o risultati una volta del MIUR, un’altra volta dell’ANVUR, un’altra ancora del governo degli italiani: continuiamo a vedere gli alberi ma non la foresta nel suo complesso.
    Nel linguaggio scorretto di un mondo insostenibile, l’obbiettivo dovrebbe essere non abbattere il singolo albero: ma spianare la foresta con tutti gli alberi.
    Basta con il MIUR con un burocratismo assurdo per pochi intenditori, basta con l’ANVUR con tutti gli sfracelli e la squalificazione di ogni Qualità, basta con un governo che mette a Ministro del MIUR i soliti ex-rettori (Profumo, Carrozza, Giannini) o capi dipartimenti che non si sa che ci stanno a fare.
    A forza di vedere il granello di sabbia, perdiamo di vista la spiaggia su cui siamo costretti a camminare. Non sta a ROARS ovviamente promuovere una rivoluzione con chiusura del MIUR e dell’ANVUR, ma non provarci affatto è sbagliato, occorre una campagna di stampa in cui:
    -la decretazione ministeriale sia per le Università, per tutte e non per poche
    -la decretazione MIUR sia umana e non disumana, altamente incomprensibile e inefficiente
    -una decretazione dolosamente complicata, per lucrare legalmente: la semplicità è di Dio…
    -la normativa ANVUR sia ragionevole e razionale e non contraria ad ogni trasparente AQ
    La legislazione universitaria non sia un tanto ad anno a perdere, ma un Testo Unico che rimanga Unico per almeno tre/cinque anni.
    Se non troviamo degli strumenti per ricondurre a ragione la burocrazia ministeriale ed anvuriana, saremmo sempre a piangere sulle nostre miserie e le miserie legislative: saremmo sempre delle vittime e non carnefici dei carnefici

  16. Cari amici,
    indrani maitravaruni, si chiede che fare.
    E’ molto semplice: attivarsi politicamente.
    A tal proposito, di seguito vi riporto la lettera che ho appena inviato ai componenti del mio Dipartimento, in calce alla quale trovate il testo del banale articolo di legge che, con una piccolissima modifica/sostituzione, riporterebbe tutto alla normalità.
    Invito, quindi, tutti i lettori di questo sito che hanno contatti con parlamentari di maggioranza -io non ne ho-, ad attivarsi per proporre di introdurre l’articolo in questione, in sede di conversione di qualche dl attinente.
    Tom Bombadillo

    Chiarissimi Professori e gentili Colleghi,
    vi scrivo anche per segnalarvi un bell’articolo scritto, da un mio caro amico, sul sito roars
    https://www.roars.it/online/punti-organico-2014-robin-hood-alla-rovescia-parte-seconda/

    Per chi non avesse il tempo di leggerselo, ne riassumo la “morale” a noi più vicina: come Università di Bari, abbiamo perso 15 punti organico, senza nessuna ragione, solo a causa di un monstrum giuridico introdotto a suo tempo da Monti -per giunta, con decreto legge-, a mio avviso in pieno contrasto col principio costituzionale di autonomia universitaria, e senza che la sua eliminazione politicamente doverosa -ma fin qui omessa, nonostante Monti sia scomparso dalla scena politica- comporti oneri per la finanza pubblica o problemi di sostenibilità.

    Con 15 punti organico, ad es., si fanno 75 promozioni da ricercatore ad associato. E, di anno in anno, con la prevista diminuzione del taglio del turn-over, che nel 2018 dovrebbe tornare al 100%, perderemo sempre più punti organico (mi rendo conto che è contro-intuitivo, ma è così, fidatevi).
    Sì, perché quello che dev’essere chiaro è che noi non perdiamo punti organico a causa dei tagli del turn-over (rectius: ne perdiamo pure a prescindere dai tagli), ma per via del passaggio -appunto voluto da Monti, con dl- dal contingente delle assunzioni di ogni singola università statale, a quello del sistema delle università statali, con conseguente dm riparto del Ministero di tale contingente complessivo, per ogni singola università.

    Ora c’è da riferire, come possibile aggravante, che, almeno secondo me, l’unico Ministro che ha proceduto con un dm di riparto legittimo è stato Profumo, mentre sia la Carrozza prima, che la Giannini poi, hanno operato illegittimamente, perché per gli anni successivi al 2012 avrebbero dovuto fornirsi di un DPCM, che invece non è stato mai emesso (la Carrozza sostenne, a suo tempo, di non averne bisogno, mentre la Giannini ha ammesso che ne avrebbe avuto bisogno, ma non ha fatto in tempo ad ottenerlo).

    Ma questa sarebbe solo una circostanza aggravante, mentre il problema è più a monte: non deve esistere un contingente delle assunzioni proprio del sistema delle università statali, ma un contingente delle assunzioni di ogni singola università statale. E’ sempre stato così, e non c’è una ragione al mondo perché -a fortiori dopo che il Governo che aveva introdotto questa novità non è più in carica, ed il suo partito di riferimento ha un livello di consenso, almeno stando alle europee, ai limiti dell’inesistenza- non si debba finalmente tornare alla normalità.

    Basta poco, che ci vuole?
    Solo un Senatore di maggioranza con la volontà politica.

    Si tratta, infatti, di una controriforma a costo zero (perché, come diceva il grande Totò, è la somma che fa il totale, e qui la somma delle assunzioni, a livello nazionale, non cambia), e che non revoca neppure in dubbio i limiti di assunzioni di cui all’art. 7 del d.lgs. n. 49/2012 (ho solo chiarito che, visto che i criteri stabiliti da tale articolo erano relativi al solo 2012, mentre per gli anni successivi sarebbe stato necessario un DPCM, e di questo che bisognerà tener conto in futuro), mentre si limita esclusivamente a riportare il turn-over su base di ogni singola università, senza alcun bisogno di un dm di riparto (per cui i periodi successivi al primo, appunto relativi a tale dm MIUR, sono abrogati; ed ho dovuto anticipare al primo periodo il riferimento, che era contenuto nel secondo, all’art. 7 del d.lgs. n 49/2012, approfittando, come accennato, per scriverlo in modo più chiaro)

    In calce, vi scrivo il testo dell’articolo di legge che, solo cambiando <> con <>, consentirebbe di ripristinare la legalità costituzionale, e di non vederci sottratti in futuro, a favore di Università con tasse universitarie ingiustamente se non illegalmente elevate, contingenti di assunzioni via via sempre più cospicui, man mano che il taglio del turn-over diminuisce.

    Mi preme segnalare, però, che “chi di dl ferisce di dl perisce”, per cui l’articolo che propongo andrebbe decisamente inserito, in sede di conversione con modifica (per questo dico che ci vuole un Senatore, ché quando si arriva alla Camera non c’è più tempo per ulteriori modifiche, che infatti comporterebbero il ritorno al Senato, e quindi la decadenza del dl), nel prossimo dl utile, insomma nel prossimo dl in cui in qualche modo possa rientrare, che passi dalla Commissione del Senatore che decida di occuparsi della faccenda.

    Non c’è più tempo da perdere. Ed è ovvio che qui mi rivolgo soprattutto ai maiores del Dipartimento, perché, se possono, contattino un Senatore di maggioranza che si impegni in tal senso, o anche un Deputato di maggioranza –intelligenti pauca!-, che tanto c’avrà pure un collega Senatore di riferimento.

    Ecco il testo dell’articolo, che appunto andrebbe introdotto in qualche dl in conversione, come emendamento in Commissione, ora posto il tutto anche su roars:

    All’articolo 66, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato da ultimo dall’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, convertito nella legge 24 febbraio 2012, n. 14, al comma 13 bis, inserito dall’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, al primo periodo, le parole “il sistema delle università statali, può procedere” sono sostituite dalle seguenti “tenendo conto di quanto previsto, con validità triennale, dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, ogni singola università statale può procedere”; al medesimo comma 13 bis, i periodi successivi al primo sono abrogati.

    Basta poco, che ci vuole?
    Monti è politicamente passato, perché mai dovremmo tenerci per sempre questa sua pesante eredità?

    Il vostro affezionatissimo
    Vito Plantamura

  17. Oggi, 5.1.2015, l’articolo di Cappelletti Montano viene ripreso sulla Stampa:
    http://www.lastampa.it/2015/01/05/blogs/diritto-di-cronaca/atenei-virtuosi-ma-puniti-tutte-le-incongruenze-dei-punti-organico-lhzF1mJDXE2tuW067K1JRO/pagina.html
    __________________________________
    «Non può funzionare così. Se si andrà avanti senza cambiare nulla, nel giro di pochi anni frequentare un’università potrà essere un’impresa per pochi. Molti atenei italiani corrono il rischio di sparire o di essere accorpati con altri e comunque prendere una laurea potrebbe diventare un lusso che sempre meno giovani potranno permettersi. E’ lo scenario che appare dalla lettura dell’analisi pubblicata su Roars da Beniamino Cappelletti Montano, professore associato di Geometria e Algebra dell’università di Cagliari. »

    __________________________________

  18. Carissimi,
    siccome ho ricevuto una e-mail privata di un universitario che -almeno da quanto ho capito io- si diceva d’accordo sulla critica nel merito di come è stato ripartito il turn-over, ma non nel metodo di far confluire il turn-over di tutte le Università in un unico paniere, per poi suddividerlo, perché questo non contrasterebbe con il principio di autonomia, che comunque non andrebbe santificata e avrebbe prodotto molti danni, forse può essere utile che io riporti anche qui la mia risposta.
    Infatti, possono esserci molti altri colleghi che, in perfetta buona fede come chi mi ha scritto, sono caduti nel medesimo inganno, perché è di questo che si tratta: di un “trappolone” causato dal bombardamento mediatico che, strumentalmente, alimenta l’autorazzismo/autocolpevolizzazione (ci fregano, ma in fondo ce lo siamo meritati) dell’italiano in generale, del dipendente pubblico in specie, per non parlare del docente universitario. Si tratta di un meccanismo culturale strumentale che io come meridionale, e meridionalista, non posso non conoscere alla perfezione, visto che è lo stesso che è stato applicato a seguito della conquista del Regno delle Due Sicilie.
    In questa fase, inoltre, si tratta di una posizione molto pericolosa, nel senso che finisce per giustificare -per il passato, ma, ciò che più importa, per il futuro- l’inattività dei parlamentari espressione delle aree geografiche più colpite. Perché, se il problema è solo come è stato compiuto il riparto, e non che un riparto nazionale proprio non deve esserci, è ovvio che i parlamentari sono politicamente assolti, la colpa è tutta del Governo, e speriamo che la prossima volta ripartisca meglio (sì, aspetta e spera).
    Tom Bombadillo

    Car* XXX,
    sono contento di apprendere che, nel merito, siamo d’accordo. Io, però, continuo a ritenere, diversamente da te, che il problema sia proprio metodologico, per cui non sarebbe mai possibile ottenere –pur migliorando, come comunque auspicabile, il merito del provvedimento- un dm di ripartizione del contingente di assunzioni giusto e ragionevole, perché, alla base, il metodo vitiatur et vitiat: per due ragioni, una giuridica ed una politica.
    Iniziamo dalla giuridica, che poi è quella oggettiva, mentre la politica non può che essere influenzata dalle opinioni individuali. Giuridicamente, infatti, ragionare in termini di meta-ente costituito dal Sistema delle Università (che giuridicamente non esiste, se non, appunto, nel dl Monti), invece che di singole Università, costituisce un’aperta violazione della nostra Costituzione (art. 33, co. 6) e del principio di autonomia, che potrà piacere o non piacere, ma può essere eliminato o, come in questo caso, compresso sotto un suo aspetto specifico, solo tramite legge costituzionale, e non attraverso un decreto legge, come fatto da Monti. A me la violazione appare ictu oculi, tuttavia, se per qualcuno così non è, forse può essere utile un esempio.
    Il turn-over del Comune di Bari NON può essere sottratto e indirizzato al Comune di Milano. Sai perché? Perché i Comuni sono enti autonomi. Il turn-over della Prefettura di Bari, invece, ben può essere utilizzato per assumere nella Prefettura di Milano. Sai perché? Perché le Prefetture NON sono enti autonomi, ma articolazioni territoriali del medesimo meta-ente. Quindi, creare questo calderone nazionale del turn-over (con conseguente dm di riparto necessario), significa trattare le singole Università –beninteso: esclusivamente sotto questo speciale punto di vista- come se fossero, non più enti autonomi, ma appunto articolazioni territoriali del medesimo meta-ente, rappresentato dal Sistema delle Università. Cosa che non era stata fatta neppure dal legislatore fascista del 1933.
    Da un punto di vista politico, poi, non possiamo non considerare da chi è stata introdotta tale riforma, ovverosia da un ultra-liberista come Monti che, a 360 gradi, si batteva per la riduzione del perimetro dello Stato e di tutti i diritti di seconda generazione o libertà positive, e, in definitiva per un ritorno alla società ottocentesca (verso la fine, iniziò anche a sostenere che bisognava ripensare la sanità pubblica). Quindi, non è un CASUALE che questa riforma sia stata utilizzata per premiare le Università con le tasse studentesche più alte, o, comunque, per creare enormi divari tra Università che devono diventare sempre più grandi e forti, ed altre che devono divenire sempre più piccole e deboli, ma è CAUSALE: si tratta di una riforma, cioè, che è stata introdotta “apposta-apposta” per ottenere quel risultato, all’interno di un disegno più ampio di distruzione della società pluriclasse, e della democrazia necessitata alla Mortati, che tuttavia rappresentano il modello di società e di democrazia accolto dalla nostra Costituzione.
    Ed è qui, vedi, che la ragione giuridica e quella politica si saldano, perché l’unico modo per fronteggiare l’avanzata spietata del c.d. ordoliberismo -ovverosia del liberismo ordinamentale, teorizzato dalla scuola (economica?) di Vienna- è quello di difendere la nostra Costituzione democratica pluriclasse (ivi compreso l’art. 33, co. 6), magari anche implementandola proprio con riferimento a quei “diritti del benessere” che gli ordoliberisti odiano, in quanto sono per il ritorno ai “bei tempi” della “durezza della vita”…ovviamente, però, solo della vita degli altri!
    Auguri per un 2015 radioso.
    Vito

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