Il Ministero U.R. ha pubblicato il Decreto relativo alle facoltà assunzionali degli Atenei per il 2020.

Sia il testo del decreto che le relative tabelle sono disponibili qui.

Di seguito la tabella riepilogativa.

DM n. 441 Tabella 1

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7 Commenti

  1. Mascherata da algoritmi, rimane l’invarianza della situazione. Gli Atenei del Nord ricevono 177 PO in più rispetto alle cessazioni 2019, quelli del centro -64 PO e quelli del Sud (ed isole) -113 PO. Ovvero la solita situazioni in cui dietro fumose tabelle si ripete l’ennesimo trasferimento di PO dalle Università del Sud ed in parte del centro a quelle del Nord. Ovvero un aumento medio di 7,7 PO per ateneo del Nord, una diminuzione media di 2,9 PO per quelli del centro e di 5,6 PO per quelli del Sud (ed isole). Possiamo anche mediare rispetto alla popolazione nelle rispettive aree geografiche, e la situazione non cambia molto. Un aumento di 6,4 PO ogni milione di abitanti al Nord, una diminuzione di -4.8 PO ogni milione di abitanti al centro ed una diminuzione di 5.9 PO ogni milione di abitanti al Sud. E questo continua a ripetersi da anni.
    E’ forse questa la politica con cui si vuole fare una strategia di rilancio del Sud ed equità ? I PO sono l’elemento principale per una Università al fine di fare una politica di miglioramento per adattarsi meglio alle esigenze educative e di ricerca del territorio. Quindi la progressiva decrescita dei PO alle Università del centro e Sud a favore del Nord va ad incidere proprio su quella capacità di aprire nuovi corsi od aree di ricerca, od anche fare una qualunque politica di innovazione e promozione della qualità, in quanto al di fuori delle giuste esigenze di carriera interna, rimane molto poco per fare una strategia effettiva di sviluppo dell’Università, confinando sempre più il ruolo delle Università del centro e del sud ad una sola funzione di servizio a quelle del nord. E’ questa una strategia vincente per un paese?

  2. 177,13 punti organico che – rispetto al turn-over atteso – passano dal resto d’Italia alle università del Nord. Li cedono gli atenei del Centro (-64,28 punti) e soprattutto quelli del Sud (-112,83 punti). Perdono la possibilità di rimpiazzare i docenti usciti dagli organici il 26,1% degli atenei del Nord, il 45,5% degli atenei del Centro, il 75% degli atenei del Sud e Isole.
    Forse c’è qualcosa che non torna nei criteri. Fermo restando che rimane una guerra fra poveri di tutta Italia.

  3. Qualcosa non torna anche nei costi del personale.
    Il riferimento è il documento rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca Anvur del 2018 (2020 ancora non disponibile). Se, come indicato nell’articolo, dividiamo l’Italia in Nord e Centro/Sud ed analizziamo i dati sui dipendenti notiamo alcune cose particolari. Gli studenti degli atenei del nord sono 138K contro i 152K del centro sud, con un rapporto di 1.1 studente del sud per ogni studente del nord.
    Se analizziamo il personale PTA, i numeri sono di circa 20K al Nord, contro 29.7K nel centro sud, con un rapporto di 1.48 PTA al sud per ogni PTA del nord. Tale rapporto schizza al centro e nelle isole. Il rapporto PTA/docenti è stabile, con però una congrua diminuzione del Nord-Ovest.
    Ma perché questa necessità? Analizzando il titolo di studio del personale PTA, si evince come il numero di laureati sia più ridotto al centro-sud che al nord, con un numero consistente di persone in possesso della sola licenza media inferiore (quasi 5 punti percentuali in più della media nazionale, con pari riduzione della percentuale dei laureati, sempre rispetto alla media nazionale). A margine si deve notare anche come nel sud e nelle isole il personale PTA abbia una percentuale maschile di quasi 10 punti superiore alla media nazionale.
    A questo punto viene da chiedersi in primis se parte del travaso non derivi anche da una spesa eccessiva in personale non core (PTA) nel centro-sud, che ovviamente peggiora gli indicatori di sostenibilità economica (il personale a supporto oltre certe soglie in qualsiasi bilancio non è ben visto). Spesa anche derivante da politiche di assunzione non proprio lungimiranti (vedi la ripartizione per titolo di studio).
    Per chi volesse approfondire, ecco il link al rapporto
    https://www.anvur.it/wp-content/uploads/2019/01/ANVUR-Completo-con-Link.pdf

    Ultima nota: ci sarebbe da chiedersi quale potrebbe essere un rapporto “normale” tra docenti e PTA. Mi verremme da dire 0.7/0.8. Ma poi mi ricordo che dobbiamo far controllare gli scontrini perché l’uso della diaria è limitato e l’introduzione del MEPA ha solo aumentato il caos e la burocrazia. Così ad ogni PTA in quiescenza non basterà la sua sostituzione per ruoli di livello medio basso, umiliando di fatto anche chi, con preparazione e titoli superiori alla media, si è approcciato seriamente al lavoro di amministrativo e tecnico e premiando chi si colloca nelle “nicchie” della burocrazia fatta per giustificare l’esistenza della burocrazia stessa.

  4. Condivido. Ci sono stati in diversi casi abusi e, anche per il ridotto ricambio del numero dei docenti, c’è un problema di rapporto quantitativo tra docenti e PTA nel Sud. Che tuttavia il sistema di assegnazione dei punti organico contribuisce ad aggravare: in futuro, continuando di questo passo, anche a volere cristallizzare il numero di PTA, il rapporto malato tenderà ad essere ancora più alto. Con la conseguenza che i punti organico diminuiranno, e quindi diminuirà uno dei dati in comparazione, creando un effetto looping inesorabile.
    Fino a quando le “premialità” (e questa distribuzione di punti organico lo è) saranno ricavate dallo stesso stanziamento invece che da un fondo ad hoc, la componente non premiata dovrà essere penalizzata per recuperare le risorse da assegnare alla componente premiata. In questo modo, la penalizzazione costituirà la condizione per una penalizzazione perenne, come del resto la premiazione per una premiazione continua.

  5. Cara Mariam, il clientelismo è stato prodotto dalla docenza stessa e dai vari accordi e favori a familiari, sindacati e politici. La colpa, in fondo, è nostra. Non giriamoci intorno. E del resto finché, per essere eletti, i Rettori permetteranno di mantenere i vari “orticelli” la vedo dura. Come già scritto più volte, vedo una mediocrazia nelle governance che sinceramente mi fa pensare. E quando metti un mediocre in una poltrona al comando ottieni il disfacimento del sistema. Se volete posso darne ottimi esempi, che nel mio Ateneo tutti vedono, tutti se ne lamentano, ma da almeno tre rettorati nessuno fa nulla. Anzi, si permettono comportamenti eticamente disdicevoli e al limite (se non oltre) del penale. Per questo ho deciso di lasciare andare la nave alla deriva: non c’è la volontà di agire. Il risultato è il disfacimento di intere aree e la perdita di competitività. Gli amministrativi non sono troppi: è che ci sono sacche di inefficienza totale. Come tra i docenti, tra i quali vige la regola per far carriera del livello minimo di decenza per poi impiegare il proprio tempo in “usi alternativi”.

    Io ho cambiato dipartimento schifato dal dipartimento precedente, anche e soprattutto per comportamenti di alcuni che in nazioni normali (quindi non in Italia) avrebbero portato alcuni in commissione disciplinare. Effetto? Il mio ex Dipartimento, che come ricerca si è classificato come uno dei peggiori nell’ultima VQR, potrà utilizzare nella prossima VQR le mie ricerche per tirare su quel che può. Inoltre, utilizzerà anche i miei altri indicatori come modo per avere altre risorse. E’ un dipartimento che ha perso circa 1/3 dei suoi strutturati per trasferimento in 5 anni per scontro con la governance locale, ha un livello di ricerca in media non esaltante, si regge su didattica obbligatoria fatta in modo a mio avviso nondi alto livello ed aveva un buon rate di contratti, in calo vistoso (viste anche le defezioni). Chi ha causato tutto ciò? Sta bellamente al suo posto e parla pure elargendo la sua saggezza.

    Ho lottato spinto anche da colleghi insoddisfatti, che quando però è stato il momento si sono ritirati nell’ombra, dicendomi che dovevano pensare alla loro carriera e che mettersi contro alcuni (quelli di cui si lamentavano e che hanno creato il disastro) avrebbe loro nociuto. Devo esser sincero? Non me ne frega più un cavolo, né del sistema, né tantomeno di una carriera effimera che a nulla serve. Il mio contratto prevede due corsi e per il resto farò fuori come professionista quel che facevo in università: contatti e collaborazioni con associazioni imprenditoriali, lavoro in azienda e trasferimento tecnologico. Per la ricerca, alla soglia dei 50 penso che quel che di buono potevo fare l’ho fatto. Tutte le ottime persone che ho tirato su se ne sono dovute andare per far posto a mezze calzette per motivi sempre diversi (SSD, rapporti di forza, elargizioni per favori). Basta perdere tempo lottando contro i mulini a vento.
    Mariam, ti vedo molto attiva e battagliera. Mi spiace dirtelo, ma prima o poi arriverai anche tu ad arrenderti, perché, mi spiace dirlo, questo stato di cose va bene alla maggioranza ed in democrazia funziona così. Se poi la maggioranza sbaglia, non sarà mai il singolo a pagare, ma, forse, un giorno, tutto il gregge belante. Buoni e cattivi, maggioranza e minoranza.

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