E sí, bisogna provare e riprovare. Ma a tentare una volta di più non è il Sam del film con protagonista Woody Allen, che almeno ci faceva ridere; a farci piangere è invece l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che dopo un privo tentativo di un anno fa, abortito per le proteste generalizzate provenienti un po’ da tutte le parti (e tra queste quella della Conferenza Universitaria Nazionale di Scienze della Formazione), ci prova a creare dal nulla (o quasi) un Corso di Laurea Magistrale in Scienze della Formazione primaria (Classe LM 85bis) a ciclo unico di 5 anni. In due precedenti articoli (qui e qui) avevamo sottolineato la “stranezza” di questo tentativo, effettuato in una università che non possedeva nemmeno un dipartimento affine (difatti ci si proponeva di incardinare il CdS in quello di Giurisprudenza), e inoltre il fatto che erano assenti i docenti di quei settori scientifico-disciplinari che di solito ricoprono gli insegnamenti di base e caratterizzanti, facenti parte di ogni corso di laurea.

Ma ora si torna all’attacco: il Dipartimento di afferenza resta sempre quello di Giurisprudenza ed Economia (e sarebbe un unicum in Italia), che richiede ancora una volta la collaborazione (a dire il vero dai vaghi connotati) dell’Università della Calabria, presso la quale tale corso già esiste da tempo. Una proposta che il rettore di Unical sembra nuovamente disposto ad accogliere, come si esprime in una sua nota di fine dicembre 2017, vedendo in essa dei vantaggi per il proprio ateneo. Ma che invece suscita una mozione di opposizione del Dipartimento di Scienze Umanistiche della stessa Università del gennaio 2018, che così risponde picche alla richiesta di disponibilità da parte del Dipartimento, fatta pervenire dal rettore: «Nulla è cambiato oggi rispetto al vero e proprio colpo di mano con cui, con l’assenso del Rettore, il CoRUC [cioè la Conferenza dei rettori delle università calabresi], in data 1 febbraio 2017, espresse parere favorevole alla attivazione dello stesso corso di laurea in presenza di generiche richieste/proposte di collaborazione che anche allora furono avanzate».

Ma a dire il vero qualcosa di nuovo c’è; infatti, se le condizioni dell’organico attuale di dell’Università Mediterranea sono le medesime del 2017, tuttavia vengono banditi cinque posti di Ricercatore in settori pedagogici: due di tipo B per M-PED/03, Didattica e Pedagogia speciale, e tre di tipo A per M-PED/03, Didattica e Pedagogia speciale; M-PED/01, Pedagogia generale e sociale; M-PED/02, Storia della Pedagogia. Ma è questo sufficiente per dar luogo a un corso di laurea, senza associati e senza ordinari: è un “largo ai giovani” oppure il sintomo di un ulteriore abbassamento dell’asticella qualitativa? E sembra veramente paradossale che, mentre molte università italiane sono alle prese con parametri, soglie indicatori iC, schede Opis, SUA, AVA in tremebonda attesa della visita dei CEV dell’Anvur che verificano, con veri e propri metodi inquisitoriali, il mantenimento degli standard qualitativi di Dipartimenti e CdS, invece a Reggio Calabria si possa dare l’autorizzazione da parte della stessa Anvur a formare un corso di laurea che manca dei requisiti di qualità essenziali.

Ma non è tutto. I tre posti di ricercatori di tipo A presentano una bella novità, che sembra una misura in contrappasso a certe sventolate minacce della Lega: sono riservati a candidati “nati in Calabria” o “ivi residenti da almeno due anni” (art. 2 del Bando); requisito a quanto pare richiesto dall’art. 4 delle Linee guida POR Calabria FESR/FSE 2014-2020 Asse 12 Azioni 10.5.6 e 10.5.12, nel cui ambito sono finanziati i posti. Ma può un concorso pubblico essere riservato solo ai residenti di una determinata regione/provincia o Comune? Sembra di no, almeno a stare a una sentenza del TAR Toscana (numero 891 del 27 giugno 2017), che dovrebbe avere valenza generale. Ed è questo un principio non solo più volte ribadito dalla Consulta, ma anche in linea con le disposizioni dei trattati dell’UE che, relativamente alle assunzioni o alle retribuzioni, vanno contro le discriminazioni fondate sulla nazionalità, in un’ottica di libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità Europea.

Elementi, questi, che gettano ancora una volta pesanti ombre non solo sulla legittimità di quanto si sta facendo, ma anche in merito alla opportunità politica e al valore di esempio di una eventuale simile istituzione, che certo non depone a favore di chi a giorni alterni brandisce la bandiera dell’eccellenza e della qualità.

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1 commento

  1. L’istituzione di CdL insostenibili in forme decenti con i docenti inquadrati negli Atenei , è stata una malattia generale, dagli inizi del 3+2, che partì ovviamente con la triennale. Quando si arrivò a varare le biennali, si presentarono difficoltà , per usare un termine neutrale, ancor maggiori.

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