Il convegno “Prospettive della valutazione e politiche di sistema: attori a confronto” si è tenuto il 17 maggio al CNR.  Hanno partecipato al convegno e alla tavola rotonda Domenico Pantaleo (FLC-CGIL), Alberto Baccini, Giorgio Sirilli, Giuseppe De Nicolao, il ministro Francesco Profumo, il presidente dell’ANVUR Stefano Fantoni, il presidente della CRUI Marco Mancini, il presidente del CNR Luigi Nicolais, i presidenti di INFN e INVG Fernando Ferroni e Stefano Gresta, il segretario nazionale della FLC CGIL Francesco Sinopoli. Qui di seguito le relazioni di Baccini, Sirilli e De Nicolao.

Alberto Baccini:  L’Italia arriva in ritardo all’adozione di strumenti di valutazione del sistema nazionale della  ricerca. Questo ritardo avrebbe potuto rappresentare un vantaggio: adozione di modelli già collaudati da altri paesi o disegno di un sistema originale che evitasse errori già compiuti e documentati in altre esperienze. Il disegno istituzionale appare caratterizzato dalla indebita sovrapposizione tra decisioni politiche e questioni tecniche inerenti la valutazione. Questa confusione si riflette esemplarmente nel fatto che l’ANVUR non è una agenzia indipendente di valutazione, ma una executive agency del ministero. Anche dal punto di vista della conduzione del VQR la scelta italiana è inedita. L’ANVUR ha scelto di procedere su una via intermedia tra modello britannico (RAE REF), basato esclusivamente sulla peer review, e modello australiano (ERA2010). La scelta non appare sufficientemente robusta, ma sarebbe ancora possibile correggere le distorsioni più macroscopiche.

Giorgio Sirilli: La VQR è un progetto incompiuto, che va meglio specificato e che è stato progettato per valutare l’università. La metodologia non si addice agli enti pubblici di ricerca e, inesorabilmente,  li penalizza. La VQR rappresenta un’attività molto impegnativa, il cui costo è valutato in circa 300 milioni di euro, che deve essere dunque svolta a livelli di qualità adeguati, con la necessaria trasparenza e con la reale partecipazione della comunità scientifica nazionale. Vi è un notevole disagio negli enti di ricerca che si manifesta nel rifiuto dei ricercatori di conferire le informazioni all’ANVUR: per un paradosso della metodologia, il 20% degli “obiettori” ha avuto un impatto del 37% sull’indice di produttività, rendendo non credibile la valutazione.

Giuseppe De Nicolao: Nella VQR 2004-2010 (Valutazione della Qualità della Ricerca) la confusione tra valutatori e progettisti dei criteri della valutazione ha favorito la nascita di 14 bibliometrie fai-da-te, una per ogni area scientifica. Questo, non solo ha portato all’adozione di soluzioni scientificamente dubbie, ma sta anche compromettendo l’uniformità del metro di giudizio all’interno delle singole aree. A tutto ciò si aggiungono i paradossi conseguenti all’uso di punteggi negativi per penalizzare i prodotti mancanti. Non potendo descrivere in dettaglio tutte le bibliometrie delle 14 aree, la presentazione ne illustra i problemi attraverso due esempi paradigmatici. Il primo è relativo alla classificazione automatica delle riviste mediante la media di classifiche multiple. Il secondo illustra gli effetti dell’uso di soglie bibliometriche eterogenee all’interno dell’Area 09.

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