Salve per un pelo? Quasi all’ultimo minuto utile arriva l’annuncio della proroga per le commissioni della seconda tornata ASN. Ma insieme alla proroga l’annuncio di un intervento in tempi brevissimi (metà giugno) per cambiare le regole. Queste le novità annnunciate: abilitazione a ‘sportello’, allungamento della validità dell’abilitazione, revisione dei  parametri di valutazione e della composizione delle commissioni, maggiore differenziazione nelle modalità di valutazione tra settori bibliometrici e non bibliometrici.

[in rosso: modifiche del 31.5.14 ore 10:45]

Ecco il testo del Comunicato Stampa del MIUR

Ufficio Stampa

Roma, 30 maggio 2014

Abilitazione Scientifica Nazionale, si cambia: avviata la riflessione
sulle nuove regole. Intanto proroga della seconda tornata

Entro giugno le nuove regole per l’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), la ‘porta’ di accesso alla docenza universitaria. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, sta infatti lavorando con le forze della maggioranza per introdurre procedure più snelle già dalla terza tornata dell’Abilitazione, prevista per la fine di quest’anno. Il sistema dei concorsi universitari è stato modificato a partire dalla legge 240 del 2010, la Riforma dell’Università, che ha introdotto l’Abilitazione nazionale come titolo necessario per l’accesso all’insegnamento negli atenei. La nuova procedura è stata sperimentata per la prima volta nel 2012. Le prime due tornate hanno evidenziato i limiti dell’Abilitazione: tempi contingentati e regole complicate che hanno richiesto diverse proroghe e prodotto, alla fine, un numero particolarmente rilevante di ricorsi. I lavori si sono prolungati a scapito di quei meritevoli che aspettavano da tempo di poter fare il loro ingresso nella docenza universitaria. Per questo si cambia. Abilitazione a ‘sportello’ (le commissioni sono in seduta ‘permanente’ e si aprono periodicamente le domande da parte dei candidati), allungamento della validità della stessa, revisione dei  parametri di valutazione e della composizione delle commissioni, maggiore differenziazione nelle modalità di valutazione tra settori bibliometrici e non bibliometrici: sono alcuni degli aspetti su cui il Ministro sta lavorando, tenendo conto delle riflessioni emerse nel corso dei lavori delle competenti Commissioni parlamentari e su cui aprirà presto il confronto nel Governo e nella maggioranza, con l’obiettivo di un intervento in tempi molto stretti, entro la metà di giugno. Lo stesso intervento consentirà, a tutela dei 16.000 candidati della seconda tornata dell’Asn, una proroga dei lavori delle attuali 184 commissioni. Senza la proroga andrebbero sostituiti tutti i commissari con conseguenti ulteriori ritardi nella conclusione dei lavori e il rischio di perdere quanto fatto sino ad ora. Garanzia della conclusione dei lavori della seconda tornata dell’ASN, quindi, ma al contempo apertura della fase di cambiamento necessaria per consentire alle università di poter assumere nuove leve nei prossimi anni attraverso procedure meno complesse e più rapide.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Ufficio stampa

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329 Commenti

  1. S.G.: “Matteo ci sarebbe quella questione dell’ASN, che dici al prossimo c.d.m. due minuti per la proroga ci sono vero?!?”
    M.R.: ” Stefania, quale proroga, noi siamo il governo del fare, che le commissioni si adeguino altrimenti le prossime saranno più fortunate”

    Rende l’idea come sunto?

  2. @orticaz22
    Provo a spiegare meglio quello che mi hanno detto, ma sono una fisica non una giurista e quindi potrei dire corbellerie.
    Comunque, mi hanno detto che quelle tre commissioni nominate non le hanno potute evitare perchè erano in ritardo e i ricorrenti che hanno avuto una ordinanza positiva erano tanti. Il ricorso al consiglio di stato è finalizzato ad obbligare il TAR ad entrare subito nel merito, ovvero a farlo pronunciare sulla effettiva fondatezza del ricorso e non su un “primo esame” che fa pensare alla fondatezza del ricorso come scritto nelle ordinanze. In pratica, al ministero si stanno chiedendo: io nomino una nuova commissione e se poi questa nuovamente non abilita il candidato cosa succede? Il candidato è in ballo e deve ballare, quindi continuerà il ricorso. D’altra parte la nuova commissione potrebbe abilitare il candidato ed il ministero non essere d’accordo con la decisione della nuova commissione e quindi impugnare l’abilitazione. In pratica, stanno cercando di spingere il TAR a decidere sul merito, sperando che rappresenti un filtro moltro più stretto alla rivalutazione dei candidati, ovvero che i candidati perdano il ricorso sul merito.
    D’altra parte, se ho ben capito, chiedono al consiglio di stato di imporre al TAR una valutazione di merito in regime di urgenza, ovvero entro poche settimane perchè ogni candidato che ha avuto una sospensiva, può diffidare l’univarsità o il dipartimento a procedere con le chiamate ed i bandi (come pare già sia successo in qualche caso), quindi di fatto bloccare completamente le assunzioni e di questa cosa il MIUR è pienamente coscente.

  3. Se la terza tornata dovesse partire nel giugno 2014, quelli non abilitati nel 2012 sarebbero impossibilitati a partecipare e succederebbe la rivoluzione credo. Se mai partisse una nuova tornata con le vecchie regole, tutto possibile in questo paese, forse potrebbero avere almeno l’accortezza di farla partire il 1 luglio 2014.

    • per poter partire manca l’aggiornamento delle mediane …
      Inoltre, mi verrebbe da pensare che l’ultima cosa che passi per la testa del MIUR sia varare una nuova carretta del mare prima che sia arrivata in porto la seconda, attualmente arenata nelle secche.

    • Ammesso di credere alla teoria secondo la quale i 2 anni di stop sono da intendersi come 730 giorni, e non come 2 tornate di abilitazione (io non ci credo, ma so che molti ci credono), perché sarebbe più accorto tenere contenti coloro che non hanno passato la ASN 2012?

  4. @tuttodavedere “si, alcune commissioni hanno deciso di non attendere la proroga per paura che non arrivi…”
    @ciliegio “@tutto da vedere. Confermo in pieno. La mia commissione ha chiuso il 30/05”

    sono curiosa: di che settori sono le commissioni di cui state parlando? grazie

  5. Per capire l’utilità particolare della tutela cautelare:

    La legge n. 168/2005, che converte il decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, all’art. 4, comma 2 bis, prevede che “conseguono a ogni effetto l’abilitazione professionale i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione alle medesime o la ripetizione della valutazione da parte della commissione sia stata operata a seguito di provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”.

    Secondo il Consiglio di Stato ((Sez. IV, sent. n. 2557 del 04-05-2010), “La disposizione di cui all’art. 4, comma 2 bis, del d.l. n. 115/2005 ha lo scopo di evitare che il superamento delle prove di un esame di abilitazione venga reso inutile dalle vicende processuali successive al provvedimento, con il quale un giudice o la stessa amministrazione, in via di autotutela, abbiano disposto l’ammissione alle prove di esame o la ripetizione della valutazione. Per raggiungere questo scopo, la disposizione rende irreversibili gli effetti del superamento delle prove scritte e orali previste dal bando. Essa, quindi, rende irreversibili anche gli effetti dei provvedimenti giurisdizionali (pure di natura cautelare) o di autotutela amministrativa che abbiano disposto l’ammissione alle prove stesse, precludendo l’ulteriore prosecuzione del processo eventualmente avviato”

    Per quanto la norma faccia riferimento a prove scritte e orali, mi pare facilmente estendibile (per identità di ratio) anche ad un’abilitazione per titoli quale quella in questione. In pratica, è sommamente improbabile che ottenuta l’abilitazione grazie alla nuova commissione nominata in sede cautelare, il candidato si veda successivamente privare, in sede di appello, del titolo abilitativo.

  6. Si dovrà per forza di cose aggiornare le mediane e migliorare la valutazione con criteri quanto più oggettivi, questo servirà ad evitare vendette che le prossime commissioni sorteggiate potrebbero orchestrare verso i candidati legati a scuole che facciano riferimento alle vecchie commissioni. Il ministero ha tutto l’interesse affinché nell’asn si scateni una guerra tra gruppi

  7. Note che quando si parla di ASN i messaggi vengono fuori a centinaia 😉
    Ne aggiungo un altro, così da non farci manca nulla.
    Solo una riflessione, in effetti, un provvedimento di proroga “urgente” potrebbe contenere quantomeno la nuova “regola” che le tornate non siano più con un unico bando, ma a sportello.
    E’ una “piccola” (in termini di parole) modifica alla legge che va a colpire quella previsione stringente di un bando ogni anno che, secondo me, andranno di corsa a modificare.
    Le due cose sono legate, perché continuo a sostenere che buon senso ed opportunismo rendano obbligatorio attendere la fine della seconda tornata e dei ricorsi (almeno della prima) prima di far partire le procedure per la seconda.
    Quindi potrebbe trovare spazio questa “modifica” in un provvedimento di urgenza.
    Oltretutto se le abilitazioni saranno “a sportello”, non credo sia necessario “indire” le tornate di abilitazione (ovvero niente bando per i candidati, solo un invito a presentare le candidature), ma solo nominare le commissioni.

  8. In realtà dicono che le mediane, se ricalcolate ora, raggiungano dimensioni astronomiche, dell’ordine della distanza delle galassie lontane. Dopo più di due anni di produzionismo, citazionismo, autocitazionismo, autodiminuzione dell’età accademica perfino con carte d’identità finte, si dice che ora l’unità di misura delle citazioni è l’anno-ANVUR. Cioè il numero medio di citazioni prodotte dall’annuncio della prima tornata (è vago, volutamente) in un anno, diviso la VQR individuale media del settore (notoriamente bassa, ma anche non conoscibile, ci saranno dei problemi) per lo stipendio medio del direttivo ANVUR, per altri coefficienti in via di definizione che renderanno il calcolo di questo nuovo indicatore impossibile. Si sa solo che è altissimo.
    Conviene, dunque, che la terza tornata con le vecchie regole al momento non si faccia.

    • In realtà l’unico vantaggio delle mediane è proprio che il sistema si auto-protegge. Per quanto i valori delle mediane siano schizzati alle stelle, ci sarà sempre un 50% sotto ed un 50% sopra per ogni mediana. Da questo punto di vista, quindi, non ci sono impedimenti di fatto all’attuazione della terza tornata con le vecchie regole, se non che questo perpetrerebbe le ingiustizie che ormai ben conosciamo.

    • @Marc: non ho ben capito, però tieni conto che sei io sposto una gaussiana o l’allargo verso destra, l’effetto sarà l’aumento della mediana, fermo restando la sua natura di gaussiana (50% sotto e 50% sopra).
      Diciamo che resterà penalizzato principalmente chi si è sottratto a questa corsa al rialzo e magari era sotto o poco sotto le mediane.

    • Esatto, la conclusione è la stessa mia. Ma senza il passaggio sulla gaussiana, che ammetto di non aver capito. Probabilmente usiamo un linguaggio diverso. Ad esempio, io non ho idea di cosa significhi che una gaussiana mantiene la natura di gaussiana, immagino siano coinvolte delle definizioni di statistica (che io non conosco, come ripeto, di solito vanamente, ad ogni studente che mi chiede se posso dargli lezioni private di statistica).

    • Eliminare le aperture annuali delle tornate ASN e sostituirle con domande di abilitazioni a richiesta “a sportello”, a mio vedere è come aggiustare lo specchietto retrovisore di una macchina che non riesce nemmeno a superare la revisione annuale.
      Anche perché, in un futuro prossimo, se fosse ancora formalmente adottato l’attuale impianto delle abilitazioni, si avrebbe, in forma cumulata, che gli abilitati potranno fare frequentemente il tagliando (cosa giusta tra l’altro) tenendo sempre in sovraccarico le commissioni.
      Se si vuole andare verso un’abilitazione più meritocratica, come giustamente scrive @lilla, occorre assumersi la consapevolezza che non sempre è sostenibile la mera relazione tra la numerosità di pubblicazioni e la bravura e quindi il merito del singolo.
      Allora alcune proposte:
      1) la cosa più banale che si possa fare per migliorare la valutazione in relazione al numero di articoli e nel contempo anche di citazioni (è implicito che più autori si auto-citeranno e quindi si sono auto-citati, in più futuri lavori) è normalizzare entrambi in funzione del numero di autori oltre che per l’età accademica. Questo per le mediane d’ingresso.
      Poi,
      2) la presentazione non più di tanti (Pa) e tantissimi(Po) lavori, (tanto le commissioni difficilmente li leggono tutti, anche se in alcuni casi sono avvantaggiate da repliche), ma rispettivamente non più di 3 e 5 lavori (il numero sarà chiaramente variabile per settore concorsuale o magari per vecchi ssd) di cui almeno 2/3 siano stati realizzati negli ultimi 5 anni. La paternità o maternità di tali lavori dovrà però essere singola tra pari; mi spiego: un lavoro a più nomi potrà essere presentato da un solo candidato tra i potenziali che aspirano o aspirerebbero alla stessa abilitazione. (e.g. stesso articolo non può essere presentato da due aspiranti Pa ma può essere presentato da un solo aspirante Pa e un solo aspirante Po) . Parlo di aspiranti e non candidati, quindi la paternità o maternità resterebbe tale a vita, come avviene in natura .
      I conflitti di paternità e maternità, qualora dovessero essercene, si risolverebbero andando a considerare l’ordine bibliografico degli autori oppure l’autore corrispondente. Poi, ancora meglio è che per la valutazione di tali lavori si tenesse conto del rating delle riviste da parte delle commissioni (questo premierebbe indirettamente chi potrebbe presentarne più di 3 e 5 lavori) e che le stesse spendessero due righe di valutazione (o un aggettivo o una serie di aggettivi circa l’originalità, l’introduzione di metodologie e processi, il miglioramento e ampliamento dello stato dell’arte, o semplicemente se riguardano l’avvaloramento dell’esistente o sono solo descrittivi, ecc. ecc) anche su tali singoli lavori.
      Questo secondo punto oltretutto alleggerirebbe il lavoro delle commissioni rispetto all’attuale sistema, velocizzandone non di poco il processo, in tal modo le scadenze andrebbero rispettate, almeno quelle dipendenti dalle commissioni.

    • @Marc. Il problema delle mediane gonfiate artificialmente (cosa che si sta facendo) è uguale a quello del doping dello sport.
      Nella impostazione iniziale (e probabilmente più corretta) le commissioni avevano il ruolo di fare da “anti”-doping (e non di fare un concorso).
      Invece le commissioni sembra prendano per buoni i valori che leggono, lasciando così che la corsa al doping vada avanti.
      Le conseguenze sono le stesse del doping nello sport. Se questo dovesse diventare di massa (come succedeva ad esempio nei paesi dell’est comunista) i risultati per la salute (scientifica) saranno disastrosi.
      Il problema è il mantenimento, ovvero che una volta raggiunta una prestazione “dopata” bisognerà mantenere l'”assunzione” delle sostanze “dopanti” altrimenti si rischia di scendere sotto la fatidica altissima soglia.
      Questo farà si che si spendano grandi risorse (tempo e denaro) a produrre spazzatura scientifica pur di mantenere alti i valori degli indicatori.
      Il grande problema di tutto questo è che quando i revisori delle riviste serie leggeranno gli articoli degli italiani, avranno lo stesso pregiudizio che oggi c’è con i cinesi. Ed avranno ragione perché gli italiani si saranno dimenticati come si scrive un contributo scientifico serio.

    • @Marc: la gaussiana è la famosa curva di distribuzione di probabilità a campana, simmetrica, dove media e mediana coincidono. L’ho usata perché così si capisce meglio quello che succede alzando i valori (mediamente tutti o solo una parte). Però le distribuzioni negli SSD saranno state di tipi diversi.
      Comunque, la mediana divide sempre i dati secondo 50/50 di probabilità, come dici tu.
      @basta: d’accordo, solo che la questione degli “ultimi 5 anni”, del particolare riferimento agli ultimi 5 anni, è diventata ormai come quella di premiare il merito: se uno ha dimostrato in precedenza a sufficienza di essere abilitabile e negli ultimi 5 anni per vari motivi (non perché è un fannullone da eliminare subito) ha pubblicato meno, perché non è più abilitabile? Non è che le buone pubblicazioni sono automobili che si producono a ritmo costante. Fra l’altro anche le aziende innovative escono con nuovi prodotti sul mercato a seconda del tempo necessario per fare la R&D, che può essere più o meno lungo.
      @Plymouthian: esatto!

    • @lilla Ah, ok, quindi la proprietà della gaussiana di avere media e mediana uguali è quella che interessa in statistica. In effetti, una proprietà abbastanza stabile per perturbazioni, per una funzione come la gaussiana. Grazie.

    • la gaussiana ha media, mediana e moda coincidenti. Una distribuzione puo’ avere uguali media e mediana, e non essere gaussiana (distr. multimodali). 😛

    • @lilla mi fa piacere che tu sia d’accordo. Quando parlavo n.3 PA, e n.5/6 PO pubblicazioni intendevo che queste fossero il massimo presentabile; le migliori che un ricercatore ha prodotto e che ne detiene la paternità o maternità esclusiva tra pari e che per due terzi siano state pubblicate negli ultimi 5 anni.
      Se questi fossero i numeri, in cinque anni bisogna avere al massimo la paternità o maternità di n.2 PA o n.4 PO pubblicazioni.
      Se non si ragiona sui 5 anni, dato un numero così basso di pubblicazioni da presentare, sarebbero tutti autorizzati a tirare i remi in barca una volta conseguito tale numero e poi potenzialmente sarebbero abilitabili tutti prima o poi.
      Questo metodo va verso la parificazione tra “scuole”, “scuoline” e singoli autori, e premia più la qualità dei lavori che la quantità (repliche) anche del singolo…. e non è affatto un deterrente per collaborazioni anche numerose; anzi, diversamente da quanto sta succedendo, i lavori prodotti sarebbero il frutto di collaborazioni 1 a 1 e viceversa, non scambi 1 a 10 e viceversa…

  9. Se il ministro vuole continuare sulla strada dei criteri bibliometrici almeno per i settori scientifici, speriamo per lo meno abbia il buon senso di introdurre qualche norma che tenga conto in qualche modo del numero degli autori delle pubblicazioni in ognuno dei tre parametri… senno’ siamo a prenderci in giro di nuovo…. Insisto nel dire che le attuali norme sono state tutto sommato tollerate da molti accademici perche’ sanno benissimo che chi appartiene a scuole ha piu’ facilita’ di ottenere citazioni (e coautorare articoli), quindi avevano facilmente la meglio sui “mavericks”.

    Tempo fa provai per ciascuno associato del mio settore a calcolare i tre parametri cosi’ come dettati dall’anvur e poi a ricalcolarli dividendo per il numero degli autori e…. vennnero fuori cose SORPRENDENTI: non dico che i primi diventavano ultimi e viceversa, ma comunque qualcuno faceva dei notevoli “balzi” (avanti o indietro) passando da una graduatoria all’altra… e sicuramente dividendo per il numero degli autori, molti piu’ candidati erano vicini alla media…

    La cosa che mi fa piu’ rabbia e’ che, se, almeno nel mio settore, un tempo tutti pensavano che il numero degli autori doveva essere contato in qualche modo, adesso i parametri anvur hanno cambiato la mentalita’ e molti non si rendono nemmeno piu’ conto di come sia stupido conteggiare un lavoro allo stesso modo se e’ a 4 nomi o a 1 solo…

    • Osservazioni esemplari nell’evidenziare le assurdità implicite nei criteri bibliometrici e i loro effetti sui comportamenti dei valutati.

    • Per me, in base ai tanti limiti che hanno, gli indicatori bibliometrici vanno: 1) pensati bene e concordati con la comunicatà scientifica del settore specifico e 2) devono riguardare valori minimi e non medi.
      Sono per un’abilitazione che tenga conto anche della docenza (quindi via lo “scientifica”) e che non sia eccessivamente selettiva. La selezione più stringente non può che essere demandata all’ateneo, sulla base delle specifiche necessità di ricerca e di didattica.
      La strada per me non è quella di selezionare con criteri troppo stringenti a monte in modo assurdo peraltro, ma di responsabilizzarsi anche a livello locale.

    • Sempre stato favorevole a considerare anche il numero di autori.

      Quando l’INFM ancora esisteva, i teorici della materia utilizzavano un algoritmo che teveva conto anche del numero di autori per dividersi i (pochi) fondi di ricerca.

      Esiste un sito dove gli Italian Top Scientists sono classificati sulla base del Google h-index. Tra i fisici ci sono un sacco di sperimentali delle alte energie che pubblicano articoli con 2000 autori (!!!).

      Ho proposto a quelli di questo sito di fare una classifica aggiuntiva che tenga conto SOLO dei lavori a singolo autore. Non vogliono: i medici, i biologi ed altri verrebbero spazzati via, a vantaggio dei matematici e dei fisici teorici.

      Per esempio, secondo Google Scholar il mio h-index è 32. Se considero i lavori a singolo autore diventa 15, che non è per niente male. Ma se si fa lo stesso esercizio con altri si osserva solitamente un decadimento quasi a zero.

      E’ comodo far fare le cose agli altri e poi mettere la firma. Più difficile fare tutto da soli: fare i calcoli (o l’esperimento), scrivere l’articolo, sottometterlo, combattere con i referee, pubblicizzare il lavoro ai convegni, eccetera. Soprattutto se, per avere il rinnovo della borsa di studio, sei anche costretto a pubblicare con i tuoi “datori di lavoro” che ti tengono per le palle.

  10. 1) annullare tutto, sospendere tutto, smettere di preoccuparsi dell’ASN, tanto chi ha ottenuto l’abilitazione per il 95% era già strutturato e tale rimane: non capisco le preoccupazioni.

    2)aprire ai precari, o re-introducendo la terza fascia, o fare della abilitazioni per i precari, che, ovviamente, non possono competere con chi è già strutturato, nell’ASN, altrimenti si avrebbe concorrenza sleale, anche perché per questioni di budget si tende a prendere i già strutturati. Oppure aprire ai precari con dei percorsi che potranno essere meglio definiti con dei decreti ministeriali nuovi (pronti, se si volesse, anche in 15 giorni), per rtda o rtdb.

    ripeto all’infinito: l’urgenza non è rappresentata dall’ASN, soprattutto per chi è già strutturato, l’urgenza è per i precari (quelli titolati, non, per intendersi chi è al primo anno di dottorato)

    • Se il senso comune è che in Italia c’è troppa università e l’obiettivo politico è un vigoroso downsizing di un’istituzione considerata parassitaria (https://www.roars.it/online/universita-miti-leggende-e-realta-collectors-edition/), i precari sono del tutto “expendable” (sacrificabili). L’eutanasia del sistema è compatibile con qualche scorrimento interno che anestetizzi gli strutturati, ma il blocco degli ingressi è imprescindibile al raggiungimento dello scopo. Non c’è salvezza se non si ribalta il senso comune sull’inutilità della laurea e della ricerca (e della cultura più in generale). Se si rimane nel “frame” attuale, il destino è segnato, precari in testa.

  11. Attenzione. C’è stata una protesta molto forte del corpo ricercatore strutturato, dovuta principalmente al giusto riconoscimento del ruolo docente e quindi dello stato giuridico. I ricercatori, fin dalla più tenera età, hanno avuto maree di crediti da gestire, a volte a scapito dell’attività di ricerca (per la quale sarebbero stati istituiti originariamente), coprendo più del 50% dei corsi universitari. Di fatto, sono diventati docenti.
    Il decreto Gelmini ha ignorato l’istituzione della terza fascia docente e poi ha anche tentato di escludere gli RTI dalla chiamata diretta.
    Esiste il problema importante dei precari, ma giustizia deve valere per tutti, soprattutto se è stata ignorata per anni.
    Gli scorrimenti per associato costano “poco” e si sa che saranno a termine.
    Diciamo allora, ancora una volta, che il vero problema è la scarsità di risorse.

    • Va detto e ripetuto. Altrimenti diventa una guerra tra poveri che aiuta solo chi punta al downsizing. In un regime di risorse decrescenti, le giuste aspirazioni di progressione dei meritevoli strutturati contribuiscono alla strozzatura degli accessi per i precari. Le giuste recriminazioni dei precari per avere possibilità di accesso giustificano nuove punizioni (vedi restrizioni al turn-over e tagli di FFO) nei confronti dell’università autoreferenziale che li lascia alla porta. Il tutto mentre siamo ultimi in Europa come percentuale di laureati e penultimi come spesa per istruzione universitaria in rapporto al PIL.

    • La più grande follia della legge Gelmini è stato pensare di fare una simile riforma a costo 0. Se l’idea era davvero di eliminare i ricercatori a tempo indeterminato, era ovvio che occorrevano molti più fondi di quelli previsti dal Piano Straordinario per promuovere tutti coloro che soddisfacevano dei requisiti adeguati per diventare associati, ed un cospicuo fondo per sostenere il reclutamento di nuovi ricercatori a tempo determinato di tipo a) e b), in parti eguali, almeno per i primi 6 o più anni dopo l’entrata in vigore della legge.

    • Follia o “lucida follia”? Nel senso che il vero obiettivo – diverso da quello dichiarato pubblicamente – è stato raggiunto o è in via di raggiungimento.

    • La follia non era della Gelmini, che poveretta non sapeva neppure quello che faceva, e la follia non era neppure in quelli che le aveva caricato il fucile sapendo benissimo quello che facevano. La follia è stata di quelli che non hanno capito quello che succedeva pur avendo tutti gli elementi.

    • Quos vult Iupiter perdere dementat prius
      Ma forse stiamo scomodando riferimenti troppo alti.

    • E infatti: va di moda l’idea di precarizzare (è fico, l’hanno introdotto in America i padri pellegrini dall’Inghilterra), ma si pretende di farlo senza risorse. Senza fondi, il precario per sopravvivere deve sperare che il suo professore ogni giorno s’inventi qualcosa per farlo sopravvivere. Che sia un barone rampante cioè.
      Un RTA-a è pure costoso, in rapporto alle finanze mediamente disponibili.
      Se si vogliono fare più associati al posto di ricercatori a TI, mi sembra poi assurdo prefigurare un percorso in anni entro i quali il precario è maturo per fare il professore: che per la riforma sono, cioè, gli anni necessari per superare le mediane. Ti do x+y anni per superare due numeri pazzi su tre o sei fuori…neanche Briatore.
      Può forse funzionare coi precari anziani, ma non con la maggioranza di quelli più “early”, appena addottorati.

  12. @Giuseppe De Nicolao:

    è vero,

    occorre ribaltare, come dice lei, il senso comune dell’inutilità della laurea. L’apertura ai precari (con curriculum grande e titolato, ovviamente) sarebbe uno dei primi passi in tal senso.

    ma se non si fa, è vero anche il contrario,

    cioè, se non c’è ingresso è inutile aver studiato e lavorato tantissimo nella ricerca e nell’insegnamento

  13. @Ubi – Credo che quello che ti hanno riferito al Ministero sia almeno in parte vero: mi riferisco al fatto che le nuove commissioni nominate sinora riguardano settori nei quali i casi di accoglimento delle istanze cautelari erano abbastanza numerosi e posso capire che il MIUR abbia preferito in quei casi nominare la nuova commissione (anche perché il tempo stringeva – e, difatti, siamo ormai fuori dai termini fissati dal TAR).
    Il resto delle cose che ti hanno riferito lo capisco meno. Non mi è chiaro soprattutto il passaggio in cui dici che il Ministero starebbe cercando di indurre il TAR a decidere sul merito (nella speranza che questo porti ad un maggior numero di respingimenti). Questo di per sé makes sense, ma in che modo il MIUR starebbe cercando di farlo? Ricorrendo al Consiglio di Stato? Ma perché allora dal sito della Giustizia Amministrativa non risultano ricorsi del MIUR avverso le Ordinanze di accoglimento? hai altri dettagli?
    E cosa ti hanno detto del tuo settore (sul quale, immagino, tu ti sia concentrata)? Intendono ricorrere al CdS (o lo hanno già fatto)?

  14. Una precisazione su quanto ho appena scritto. Due delle nuove commissioni (sc 06/D3 e 12/B1) sono state nominate dal MIUR in seguito a 6 ordinanze di accoglimento del TAR (per sei diversi candidati), mentre la terza (sc 09/h1) è stata nominate in seguito ad una sola ordinanza di accoglimento del TAR. Pertanto, il numero di ordinanze di accoglimento sembrerebbe non essere necessariamente il principale criterio decisionale usato dall’ineffabile MIUR.

  15. A dire la verita’ piu’ che assurdita’ implicite nei criteri bibliometrici, alcune di queste assurdita’ (per esempio il fatto che mi posso mettere d’accordo con altri e “coautorare” alla grande e cosi’ alzare i parametri artificialmente….) mi sembrano implicite in QUESTI criteri bibliometrici. E’ vero che tutti i parametri bibliometrici hanno forti limiti, ma questi sono particolarmente fatti male (e fatti ad hoc per favorire le “scuole”…).

  16. @orticaz22
    Ho controllato, ci sono ricorsi al consiglio di stato in cui il cds ordina al TAR di procedere celermente per una udienza che entri nel merito. Li trovi sul sito acui ti riferivi.
    Il funzionario con cui ho parlato dice che stanno sistematicamente ricorrendo al cds per tutti i casi, quindi anche per il mio. Hanno tempo fino al 17 giugno.Voglio proprio vedere, però, se faranno 1300 ricorsi al cds.

    Riguardo alla legge Gelmini concordo con Francesco SL, la responsabilità è di chi ha lasciato che il tutto andasse a compimento. Ma del resto, non era proprio che quello che la maggior parte dei PO volevano? Il potere assoluto! Peccato che fra qualche anno né rimarrà uno solo di PO, come Highlander!

  17. Ci sono già alcune università che hanno la possibilità di assumere associati ma non lo fanno per proteggere rti interni che non hanno l’abilitazione. Questa è una situazione sconcertante che può sbloccarsi solo punendo gli atenei inerti che della vqr se ne fanno un baffo.

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