Il Consiglio Universitario Nazionale ha elaborato un documento contenente proposte di revisione delle procedure di Abilitazione Scientifica Nazionale, con l’intento di rispondere alle criticità che si sono evidenziate a conclusione della prima tornata. Il documento, già sottoposto al Ministro competente, è stato reso noto il 9 aprile scorso.

Segnaliamo ai lettori il testo della delibera CUN.

                                                                          Adunanza del 12 febbraio 2014

 

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

 

sostiene pienamente l’esigenza, peraltro ampiamente condivisa in sede europea, di procedure per il conferimento dell’abilitazione scientifica nazionale semplici e non comparative, in quanto solo preliminari alla partecipazione alle selezioni locali per il reclutamento dei professori universitari e perciò volte a consentire l’accesso ai concorsi ai soli candidati che abbiano raggiunto un sufficiente livello di maturità scientifica.

Tuttavia le procedure definite e messe in atto, ai fini dell’attribuzione, ai sensi dell’art.16 della l. 30 dicembre 2010, n. 240 dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) hanno mostrato notevoli difficoltà applicative e significative carenze anche sul piano dell’efficacia  della valutazione sia dei commissari sia dei candidati, forse anche per mancanza di chiarezza sulle finalità del processo.

Per quanto concerne le difficoltà applicative, e con riferimento ai soli aspetti di maggiore evidenza, si devono segnalare:

a)      La  lentezza di una procedura basata su bandi annuali, successiva pubblicazione di criteri, tempi morti per consentire il ritiro delle candidature, accumulo simultaneo di grandi numeri di candidature, per valutazioni che in realtà non dovrebbero essere comparative:

b)      La complessa e talvolta difficile verifica del soddisfacimento di un ampio spettro di criteri e la necessità di valutare numerosi, e talvolta ridondanti,  parametri.

Per quanto concerne le carenze nell’efficacia della valutazione si devono segnalare:

a)      L’utilizzo di raggruppamenti disciplinari spesso disegnati soltanto sulla base di vincoli numerici e in ogni caso concepiti dal Consiglio Universitario Nazionale prima dell’attuale normativa e con ben diversa finalità;

b)      La ristrettezza numerica e la composizione casuale delle commissioni, che vedono spesso assenti alcune competenze necessarie alla valutazione analitica di soggetti operanti in settori scientifico-disciplinari diversi;

c)      L’individuazione di parametri quantitativi di difficile e discutibile misurabilità e di natura talvolta opinabile, facile oggetto di contestazioni  in termini di metodo e di merito.

d)      la prescrizione di valori di soglia dei parametri che sono stati definiti in modo astratto (come mediane) e quindi non sono sensibili alla diversa natura, composizione e qualità assoluta delle aree e dei  settori (violando in ciò anche la lettera della l. n. 240/2010 ove si richiedeva  la definizione di criteri e parametri differenziati per area disciplinare).

Per ovviare ai problemi sopra elencati, e nell’intento di rafforzare il modello dell’ASN, senza peraltro interrompere allo scadere del primo biennio la procedura di abilitazione, della quale deve essere comunque assicurata la continuità, il CUN ritiene urgente un intervento di revisione normativa articolato sui seguenti capisaldi:

a)      Ridefinizione funzionale dei settori disciplinari e concorsuali e dei macrosettori  (come del resto già previsto dalla normativa), con particolare attenzione ai casi in cui tale operazione risulti  motivata dalle contraddizioni emerse nelle attuali procedure;

b)      Eliminazione dei bandi  come sistema di attivazione delle procedure. Introduzione di una procedura “a sportello”: ciascun candidato dovrebbe avere la possibilità di presentare  la propria domanda in qualunque momento e per una sola volta durante il biennio di operatività di ciascuna commissione, a partire dal momento della pubblicazione dei criteri di valutazione, con validità biennale,  e fino a tre/quattro mesi prima della scadenza della commissione;

c)      La commissione dovrebbe concludere la valutazione di ciascun candidato entro due/tre mesi dalla data di ricevimento della domanda, trovandosi ad operare con gradualità su un numero ridotto di domande a ogni seduta.  Questa soluzione renderebbe più facile anche la gestione dell’iter di abilitazione dei ricercatori a tempo determinato di tipologia b) che altrimenti, giunti al termine del rapporto contrattuale, rischierebbero facilmente di essere soggetti a un lungo ritardo nella possibile immissione in ruolo come professori  associati.

d)      Importante allargamento numerico nella composizione delle commissioni, con inclusione delle competenze relative a tutti i settori disciplinari, che dovranno essere ridefiniti, pur con la flessibilità necessaria al fine di salvaguardare le specificità che risultino ineludibili.

e)      Ipotesi di spostamento  del livello dell’abilitazione ai macrosettori, opportunamente ridefiniti. Questa previsione è conseguenza della normativa attuale che estende  la spendibilità dell’abilitazione ottenuta in un settore concorsuale a tutto il relativo macrosettore.

f)       Introduzione, accanto al rispetto di un criterio di attività scientifica dei professori (ai sensi dell’art.6 c. 7 della l. n.240/2010), di un meccanismo elettivo di preselezione dei sorteggiabili a commissario, almeno nei casi in cui la numerosità del settore lo consenta.

g)      Eliminazione dell’obbligatorietà del commissario OCSE, il cui ruolo sembra essersi dimostrato del tutto superfluo (oltre che oneroso) in fase di abilitazione, non solo nel caso delle discipline più internazionalizzate, ma anche (sia pure per motivi diversi), in quello delle discipline più fortemente e legittimamente ancorate alla tradizione culturale nazionale. Tale presenza andrebbe invece ulteriormente valorizzata nella formazione delle commissioni locali di selezione.

h)      Introduzione di soglie minime di attività scientifica necessarie all’ottenimento dell’abilitazione, definite in termini assoluti e non grazie ad automatismi  correlati a ipotetiche medie. Le soglie dovrebbero essere individuate  per ciascuna disciplina (prevedendo  un adeguato confronto con gli esperti della stessa), tenendo conto ove necessario anche dell’articolazione interna delle discipline.

i)       Attribuzione alle commissioni di abilitazione del compito di valutare (sempre “a sportello”) le richieste di chiamata diretta ai sensi dell’art.1 co.9 della l. n. 230/2005 (e successive modificazioni), superando il singolare dualismo attualmente esistente e recuperando al tempo stesso efficacia operativa e garanzia di rispetto degli standard qualitativi.

j)       Previsione del riconoscimento (sempre “a sportello”, e con procedura rapida e standardizzata) delle abilitazioni estere (almeno in ambito UE) da parte delle commissioni di abilitazione nazionale

k)      Unificazione e chiarificazione dei criteri di equipollenza dei titoli e posizioni estere sia ai fini delle chiamate dirette sia ai fini della partecipazione ai concorsi ai sensi  dell’art. 18 della l.n.240/2010.

 

Il CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

 

auspica pertanto, e con forza,  che si introducano le modifiche necessarie a rendere la ASN un efficace strumento di preselezione di candidati per concorsi locali e rinnova la piena disponibilità a fornire ogni contributo che il Ministro ritenesse di acquisire.

 

PROPOSTEREVISIONEPROCEDUREASN9APRILE2014

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25 Commenti

  1. Diabolico di un CUN!
    A mio avviso, il CUN propone un’analisi semplicistica e superficiale della ASN, un’analisi quasi quasi maturata solo con la lettura degli articoli di stampa. Forse avrebbero fatto meglio a chiedere ai candidati, ai commissari o a Roars. Il CUN sembra infatti non avere tenuto per niente conto di tutte le contraddizioni emerse in fase di ricorsi e inoltre non sembra avere per nulla compreso che alla base delle difficoltà di applicazione della ASN vi sono procedure e dettagli tecnici e giuridici che, sulla carta sembrano precisi e chiari, ma che nella concreta applicazione si dimostrano difficili, discutibili e quindi, per alcuni, illegittimi e non equi.
    In merito alle proposte a) ed e): la aggregazione dei settori disciplinari in macrosettori implica il rischio, già concretizzatosi in alcuni settori concorsuali, che candidati “esperti” di una tematica rilevante per un settore saranno valutati da commissari che sono meno esperti di lui su quel tema. L’orientamento alla specializzazione e all’innovazione nella ricerca invece implica che “non tutti sappiano tutto”. In alcuni casi, i settori disciplinari nascono come risultato di un processo di cambiamento di paradigma e “gemmazione”. All’estero, ad esempio, vi sono ripartizioni anche più specifiche di quelle italiane, in quanto le università vogliono docenti esperti in un campo ben delineato e non dei tuttologi. Inoltre, molti ricorsi sono stati accettati dal TAR in quanto tra i commissari non vi erano esperti in una specifica tematica oggetto dei lavori del candidato, o in quanto la commissione non si è avvalsa o non ha tenuto conto dei pareri pro veritate utili per valutare adeguatamente lavori molto specializzati. Occorre poi ricordare che il sistema di valutazione della didattica AVA richiede esplicitamente agli atenei di impiegare docenti del settore scientifico disciplinare corrispondente a quello del corso che si attiva. Dunque, con le abilitazioni attribuite per macrosettori si avrebbe un potenziale non allineamento fra sistema di abilitazione dei docenti e sistema di valutazione della didattica.
    In merito alla proposta b): il CUN sembra non comprendere che uno dei principali problemi che le commissioni hanno incontrato è stato “familiarizzare” con la cassetta degli attrezzi (criteri e parametri) dell’abilitazione. Ogni commissione ha cercato di comprendere cosa dovesse intendersi per “monografia”, per presenza internazionale, per apporto individuale alla ricerca, per progetti di ricerca, ecc; ogni commissione ha cercato di capire come rilevare quelle capacità che il bando richiedeva i candidati dovessero dimostrare, o di capire perché il titolo di dottore di ricerca non era un titolo, mentre lo era la supervisione di dottorandi, perché non fosse richiesta esperienza didattica e così via. Per mettere in atto un processo “a sportello” occorre che la giurisprudenza amministrativa o il legislatore chiariscano tutti questi punti con una esattezza “a prova di Tar e Consiglio di stato”. Altrimenti, ogni valutazione sarà condizionata dai risultati dei ricorsi che nel frattempo saranno stati accolti.
    Il combinato disposto della proposta c) e d) sembra diabolico: si chiede alle commissioni di lavorare in fretta ma si allarga la sua composizione. Forse il CUN non ha chiara la difficoltà che nel sistema giuridico italiano caratterizza il coordinamento dei membri di una commissione che funziona solo nella sua composizione perfetta. Inoltre il CUN sembra non saper nulla della complessità che l’attuale sistema di abilitazione ha dovuto affrontare a causa di quella disposizione che prevede che la commissione deliberi con la “maggioranza di 4 su 5”. Perché il CUN non si esprime su una difficoltà reale invece di aggiungere complessità?
    In merito alla proposta d:) questa è in evidente contraddizione con la proposta a) e con la proposta e). Infatti, se si accorpano i macrosettori perché poi si richiede che nella commissione ci siano le competenze di tutti i settori disciplinari? Il CUN non chiarisce poi come la commissione debba pervenire alla decisione finale, ad esempio con quale maggioranza? I professori del settore in cui si riconosce il candidato o nel quale si collocano le sue pubblicazioni hanno un voto più “pesante”? La commissione potrebbe funzionare con assenti giustificati?
    In merito alla proposta f): questa proposta è meravigliosa, il CUN propone di ritornare alle elezioni dei commissari. Il CUN non chiarisce chi vota, come si vota, quando si vota, chi può essere votato. Non si capisce poi perché questa soluzione sarebbe più equa, più meritocratica, meno “baronale” di un sorteggio degli aventi titolo.
    In merito alla proposta g): mi sembra schizofrenica, il CUN ritiene i commissari OCSE inutili in fase di abilitazione nazionale, ma utili in fase locale. Non si capisce poi quale dovrebbe essere il ruolo che il CUN assegna ai commissari OCSE nei concorsi locali. Occorre ricordare al CUN che se è in atto un processo di internazionalizzazione, anche i commissari OCSE hanno loro allievi e collaboratori interessati ai posti nelle università italiane in quanto i commissari OCSE non sono più “monadi” isolate o “alieni” Molto spesso hanno pubblicato con candidati italiani (che appunto si sono internazionalizzati). Potrebbe accadere che un commissario OCSE in un concorso locale sconfessi le valutazioni dei commissari italiani dell’abilitazione nazionale? Se si leggono i giudizi dell’attuale ASN questo spesso è accaduto. Che effetti può avere tale difformità di giudizio sul sistema di reclutamento? Forse che non si è già verificato il caso di valutazioni VQR difformi da quelle dei commissari dell’abilitazione? Il CUN non sembra comprendere l’esigenza dei candidati di avere OMOGENEI criteri e parametri di valutazione in VQR, in abilitazione, nei concorsi locali, nella conferma in ruolo (esiste ancora!). Meglio invece sarebbe riflettere su come scegliere commissari OCSE coerenti e qualificati. Non si capisce poi perché “condannare” il pagamento del lavoro dei commissari: OCSE o non OCSE chi dedica del tempo ad una attività sottraendolo a didattica e ricerca, dovrebbe essere ricompensato.
    In merito alla proposta h): tale soluzione sposta la valutazione delle pubblicazioni e dei titoli a un momento precedente l’insediamento della commissione. Bene la chiarezza ex ante, utile ai candidati ma forse una riflessione più attenta sugli indicatori sarebbe stata utile. In molti settori non bibliometrici un numero adeguato di pubblicazioni con ISSN e ISBN si è ottenuto facilmente, anche con “trucchi” legati ad esempio al sapiente calcolo dell’età accademica. Come considerare i congedi? Anche sul calcolo dei congedi (che influenzano gli indicatori) molte commissioni hanno lavorato senza riferimenti, e senza saper quali considerare e quali no, dato che non esiste una normativa chiara e che ovviamente i candidati hanno presentato tutti i congedi che gli potevano essere utili, salvo prova contraria. Inoltre qualcuno spieghi al CUN la differenza fra medie e mediane (forse hanno letto il famoso articolo del sole24ore?)
    In merito alle proposte i), j), k): con tutto quello che c’è da discutere in tema di ASN non si capisce da quali riflessioni e sulla base di quali analisi siano state formulate queste proposte.
    In conclusione, il CUN sembra vivere “in un altra ASN”. Forse sarebbe ora che qualche candidato o qualche commissario spiegasse loro perché le ASN sembrano non funzionare. Per formulare proposte di miglioramento bisogna stare attenti ai dettagli, è lì che “sta il diavolo”.

  2. Condivido in toto questa proposta del CUN; forse non mi convince pienamente solo l’idea di un’abilitazione “a sportello”, dal momento che il numero strabiliante di domande della prima tornata – e le conseguenti proroghe – sono state dovute esclusivamente al fatto che si trattava, appunto, della prima tornata: a regime, il problema non si porrebbe (mentre, in prima aplicazione, anche un’abilitazione “a sportello” avrebbe una valanga di domande simultanee, da cui l’impossibilità di procedere con una tempistica ragionevole – la coda allo sportello in questione sarebbe interminabile, e se vale il principio del “chi prima arriva meglio alloggia” ci risaremmo con le worst practices italiche). Io sarei per il mantenimento del bando annuale, e per l’eliminazione del “blocco” per i candidati che non ottengono l’abilitazione.

    • Caro Fausto, la valanga di domande alla prima tornata è stata dovuta all’idea che fosse l’ultima spiaggia, l’unica occasione dopo una lunga chiusura e prima di un’altra.
      Se si mette in piedi un sistema che dia l’impressione di essere duraturo le domande si distribuiranno.
      Poi, siamo pratici, se il sistema regge, ognuno si farà i suoi conti se e quando presentare la domanda. I commissari non vivono su marte (mandare una email con un CV per avere un feedback non è reato) e le università faranno una loro programmazione sulle assunzioni…

      Invece sono comunque d’accordo ad evitare la stupidità della bocciatura. Almeno come vincolo uguale per tutti. Secondo me deve essere la commissione stessa, valutato il CV del candidato e spiegato perché non è abilitato, a dare un orizzonte temporale entro il quale questo può ripresentarsi. Insomma oltre alla “bocciatura” prevederei un “rimandato a settembre”.
      Oltretutto il blocco solo con la commissione che non ha abilitato è poco convincente. Ovvero se ci si presenta negli ultimi mesi di una commissione poi si può subito fare domanda con quella nuova, invece se una commissione ti boccia nei primi mesi sei fermo per quasi 2 anni.
      In più diventa problematico gestire questi casi quando uno (o più) dei commissari dovesse dimettersi e magari una nuova “maggioranza” cambiare i criteri…

  3. La proposta del CUN mi sembra in alcuni punti di difficile e lunga attuazione.
    Ormai sono sempre più convinto che l’obiettivo è di far saltare la tornata 2014 ed aprire un “riordino” che durerà anni. Se penso ai concorsi “moratti” che non hanno mai avuto luogo e che dall’ultima tornata dei vecchi concorsi alla fine della prima abilitazione sono passati 5 anni mi sa che se ne riparla nel 2020.
    Mi piace di più la proposta del ministro: responsabilità alle Università e controllo ex-post con taglio dei finanziamenti.

    Oltretutto secondo me ha molto più senso verificare l’operato degli assunti in modo da valorizzare le potenzialità piuttosto che concedere il posto solo in base ad un glorioso passato che nessuno ci garantisce sia ripetuto in futuro.

    • Sono pienamente daccordo. Bisogna passare da una logica del controllo ex post (con i criteri di valutazione stabiliti ex post, per giunta!!!! vedi VQR) ad una logica di incentivo al miglioramento. Si definisco prima quali sono i comportamenti che si ritengono virtuosi per i prossimi 5 anni, dopo 5 anni verifico i risultati , attribuisco premi a chi è riuscito a metterli in atto, MA mi preoccupo anche di diffondere i metodi di successo (dissemination) fra chi non ci è riuscito.
      Questo sarebbe attuare una politica sviluppo in base al merito. Quello che si sta facendo ora è invece distruggere arbitrariamente e con confusione l’Università pubblica (tra l’altro con la complicità più o meno consapevole delle stesse vittime (candidati, ricercatori, docenti ecc.)
      PS: ma agli studenti qualcuno pensa?

  4. Diabolico/a di un Dragmetoanvur!
    A mio avviso, il/la suddetto/a (viva l’anonimato!) propone un’analisi semplicistica e superficiale della proposta del CUN. Proposta che vuole semplicemente riportare le procedure di abilitazione al loro modello originario (ed europeo): non un concorso ma un “titolo accademico” abilitante a partecipare alle selezioni. Tutte le preoccupazioni burocratico-giuridichesi espresse dal/la commentatore/trice sono del tutto irrilevanti nel contesto dell’attribuzione di un titolo accademico. Quanti ricorsi vengono presentati contro le commissioni d’esame, di laurea o di dottorato? Credo pochissimi. Più regole si mettono, più ricorsi ci saranno. Le commissioni devono essere (come nel resto del mondo), ampie, assortite, libere e rapide (tutti punti contenuti nella proposta CUN). Per il resto compete alla politica e agli uffici studi dei ministeri formulare regole semplici ed efficaci per togliere le abilitazioni dalle mani dei TAR e dei talebani della scientometria. Se si legge la proposta come aggiunta di nuovi orpelli a un meccanismo farraginoso e insensato è facile criticare. Se si capisce che ciò che si vuole è ALTRo rispetto a ciò che è accaduto ci si può altrettanto facilmente rendere conto che il CUN ha disegnato la traccia di una strada percorribile. Spetta a chi ne ha il potere percorrerla fino in fondo. Ma se ci si ferma a metà strada tanto vale non muoversi affatto. Peccato che senza un meccanismo di reclutamento l’Università muoia.

  5. Ma queste osservazioni perché il CUN non le ha fatte prima? Ovvero quando è uscita la legge? Farle adesso, quando le cose non sono andate come qualcuno voleva, mi sembra tardi. Ricorda l’atteggiamento di qualcuno che ricusa i commissari delle commissioni dell’ASN, sono ad esito non gradito. Certe cose vanno dette subito, in tempi non sospetti. A Roma si dice “A chi tocca nun se ‘ngrugna”. Certi atteggiamenti mi ricordano un signore (che si è reso abbastanza celebre negli ultimi 20 anni) che non riconosce le sentenze dei magistrati e i magistrati stessi, parlando di persecuzione. Le commissioni rappresentano lo Stato, ovvero sono dirette emanazioni del MIUR e per conto del MIUR hanno agito. Quindi, fatta eccezione per casi gravi di dolo o altri casi di rilevanza penale, vanno riconosciute e rispettate. altrimenti resteremo sempre il paese balocchi, dove è sempre possibile trovare una via di uscita. A tutto.

  6. caro/a dragmetoanvur,

    credo che, nel pieno rispetto delle idee, tuttavia sia semplicistico e superficiale liquidare come semplicistico e superficiale il ragionamento del CUN. Io vorrei essere ancora più apodittico, come più volte ho insistito su queste pagine. Assunzioni su profili, responsabilità piena della scelta del candidato più idoneo alle esigenze di sede/gruppo che ha trovato i denari per una specifica posizione a coloro (colui) che assume; posizioni temporary eventualmente trasformabili in permanent sulla base di criteri tanto ovvi quanto robusti, abolizione dei SSD. In barba a tutti i decreti/leggi/regole, l’ASN ha dimostrato ancora una volta tutta la capacità di immaginazione dell’accademico medio italiano: appartengo al blocco delle scienze cosiddette bibliometriche, più o meno dure, più o meno molli. Ebbene, commisssioni hanno abilitato candidati senza continuità produttiva (vedi qualche fulgido esempio di fisico matematico) ed è facile argomentare che in certe discipline la produzione è, quasi per necessità discontinua, mentre però non hanno abilitato candidati che, apparentemente tale continuità avevano (chissà come per la contraddizione che nol consente).
    Inoltre, a me viene da pensare che sia insulso e, probabilmente subdolo e capzioso, pensare che un docente universitario possieda caratteristiche diverse a seconda della disciplina che è chiamato ad insegnare (al di la delle conoscenze specifiche). Nel caso delle scienze medico-biologiche si dichiara che, con mediane di riferimento drammaticamente diverse a seconda del SSD considerato, esistono candidati improduttivi nella medicina dello sport (che non esiste come tale ma solo per fare un esempio) che però sono produttivi nelle malattie dell’apparato locomotore. Ma dai…! Certo che ci vogliono i macrosettori e le distribuzioni multimodali. Certo che i candidati dovrebbero essere valutati da esperti riconosciuti competenti in quel sotto insieme cui la distribuzione multimodale fa riferimento. E sono pure d’accordo sul meccanismo a sportello, se proprio si vuole mantenere quest’assurdità dell’abilitazione. Inutile allungare il brodo: si è perfettamente riusciti nell’intento di cambiare tutto per non cambiare nulla. I gruppi di potere sono rimasti li, il largo ai giovani si sta traducendo in una farsa (voglio proprio vedere quanti saranno inquadrati nei ruoli per cui sono stati abilitati ed in quanto tempo; si sono massacrate persone che improduttive non sono mai state.

    Nessuno, proprio nessuno, nei fatti si è – diciamo così – virilmente, per una volta, opposto a questa nefandezza che si chiama ASN. Tutti a sperare di essere abilitati e tutti a cercare di mantenere il proprio bastone di pollaio in mano.

  7. Caro green_baron,
    capisco che i documenti CUN non sono la piu’ piacevole delle letture, ma se si vuole affermare qualcosa in merito alle posizioni del CUN bisogna proprio averli letti, o almeno scorsi.
    Il CUN sta contestando le attuali procedure ASN fin dal primo giorno, aveva proposto criteri alternativi, piu’ qualitativi e senza mediane, gia’ dal 2011, ha identificato i rischi insiti nella decretazione in materia ogni volta che i decreti sono stati sottoposti per un parere, e ha anticipato la maggior parte delle criticita’ che si sono poi puntualmente verificate.
    Peccato che il CUN, grazie anche a un'”opinione pubblica” del mondo accademico che non si prende mai la briga di sostenerne le posizioni (e quasi sempre le ignora, come nel caso in oggetto) non venga quasi mai ascoltato dai “decisori”, i quali GIUSTAMENTE pensano che e’ legittimo e politicamente non pericoloso ignorare un organo di rappresentanza che rappresenta una comunita’ passiva rispetto alle decisioni da prendere (salvo poi mugugnare quando le decisioni sono gia’ state prese e se ne vedono le nefaste conseguenze)

  8. Proietti e Rossi: scusate, ma secondo voi sostenere che le procedure dell’ASN “hanno mostrato notevoli difficoltà applicative e significative carenze anche sul piano dell’efficacia della valutazione sia dei commissari sia dei candidati, forse anche per mancanza di chiarezza sulle finalità del processo”, non significa delegittimare commissioni e abilitazione medesima? E i punti seguenti, in particolare della prima parte del documento, non vi sembrano una totale BOCCIATURA di tutta la procedura? Si mette in dubbio l’efficacia della valutazione di commissari e candidati. Questa secondo voi è legittimazione? Si parla di mancanza di chiarezza. Si critica, mi sembra in modo piuttosto deciso, la complessità e la lentezza della procedura (cose note e prevedibili, ma non così patologiche come si vuole far credere), si criticano le mediane… si critica tutto. Si chiede anche l’eliminazione del membro straniero (che in più di un caso ha invece costituito un utile presidio di terzietà). Secondo voi questa è una impostazione che riconosce le commissioni? Di fatto il documento rade al suolo l’intero sistema dell’ASN. Che, ricordo, non è stato imposto da una giunta militare. Vi consiglio pertanto di rileggere il documento con più attenzione.

  9. Non e’ il CUN, o la plebe inferocita, che sta BOCCIANDO la procedura,
    e’ il Consiglio di Stato, massimo organo giurisdizionale per i processi amministrativi, che ravvisa il “fumus boni iuris” nei ricorsi che contestano la legittimita’ della procedura stessa. Se green_baron e’ contento perche’ ha avuto l’abilitazione noi (che per nostra fortuna non siamo coinvolti a titolo personale in questa vicenda) siamo contenti per lui, ma scontenti per dover vivere all’interno di un sistema in cui si risponde agli abusi di potere con altri abusi di potere, anziche’ con norme comprensibili, applicabili e condivise. Perche’ dovremmo legittimare norme che la stragrande maggioranza della comunita’ accademica (e non solo i non abilitati!) non condivide e non trova legittime? Norme che offendono la dignita’ dei colleghi (ma crediamo davvero che meta’ degli ordinari italiani non sia all’altezza del ruolo che occupa?), che sfidano l’intelligenza dei commissari e umiliano quella dei candidati? Se tedeschi, francesi e spagnoli possono convivere con un meccanismo abilitativo meno burocratico e piu’ efficiente, perche’ non possiamo farlo anche noi? A me sembra che la proposta del CUN vada in una direzione europea, ma qui forse si vuol tornare alla lira anche in campo universitario.

  10. In poche parole: nel resto del mondo non fanno come da noi, e i sistemi degli altri funzionano meglio del nostro. Imitare le buone pratiche altrui non e’ segno di poverta’ mentale ma di intelligenza. Si capisce adesso?

  11. Diabolico di un CUN (2)!
    A mio avviso, sempre nel pieno rispetto delle idee e del ruolo istituzionale del CUN, la proposta in oggetto è “diabolica” perché mentre la prima parte, relativa “a cosa non ha funzionato nell’ASN” è pienamente condivisibile, (anche se l’ottimo articolo della redazione ROARS “Per un primo bilancio della ASN” è molto più preciso e attento), la seconda parte, nella quale di presentano i “capisaldi” di una sua riforma, propone soluzioni specifiche e puntuali la cui realizzazione mi sembra vada dibattuta meglio e con maggiore profondità, non perché gli obiettivi di fondo non siano condivisibili, ma in quanto ancora una volta, a mio avviso, è elevato il rischio che la declinazione di tali enunciati (pur se è difficile distinguere nella proposta CUN l’affermazione di principi da suggerimenti più operativi) si presti a procedure discutibili . Ne potrebbe conseguire quindi un rimedio peggiore del male, come temo accadrebbe nel caso di una aggregazione in macrosettori, di un ampliamento della numerosità dei componenti delle commissioni, dell’inserimento dei commissari OCSE nei concorsi locali, nelle votazioni per la definizione degli elenchi dei commissari italiani sorteggiabili. Io ritengo che la attuale ASN in parte si sia rivelata un pasticcio e che ROARS lo abbia ben argomentato nell’articolo di cui sopra. Tuttavia, non posso non ricordare le parole di Umberto ECO sulla riforma Universitaria e scolastica (nel 2001!!!!!!!): “Le linee ispiratrici della riforma universitaria, in generale accettabile, sono pubblicate in un librone di 800 pagine e occupano le prime 80 pagine. Le altre 700 pagine contengono delle tabelle semplicemente deliranti che sono state messe lì per accontentare tutti i gruppi di pressione, talché in una riunione col tuo successore, allora Zecchino, ho detto che sarà compito di ciascun professore universitario, nei prossimi anni, lavorare per distruggere le ultime 700 pagine, vanificare attraverso proposte alternative quelle tabelle asfissianti, lavorare e realizzare lo spirito contenuto nelle prime 70 pagine” e poi “Pertanto quello che caratterizza una riforma non è la carta costitutiva, è la sua attuazione in un numero ragionevole di anni. Una riforma non può essere giudicata quando viene legiferata in parlamento, ma si comincia a capire cosa può dare e come può essere, con continui colpi di pollice e adattamenti, sistemata e risistemata in un giro di anni”.
    http://www.golemindispensabile.it/index.php?_idnodo=6333&_idfrm=61
    In sostanza io credo che se il sistema di reclutamento dei docenti universitari (e dunque non la attuale ASN) va cambiato, occorra essere realistici e pragmatici e sapere che in un processo di tipo interattivo, anche i migliori principi e obiettivi corrono il rischio di non essere attuati e conseguiti se non si mantiene un dibattito forte e una precisa consapevolezza sui dettagli applicativi. Come si sa, a volte basta una virgola o una congiunzione per cambiare le cose. Un esempio per tutti: nel famoso DM 76 del 7 giugno si legge tra i criteri e i parametri: “e) attribuzione di incarichi di insegnamento o di ricerca (fellowship) ufficiale presso atenei e istituti di ricerca, esteri e internazionali, di alta qualificazione”. Domanda: gli atenei italiani sono esclusi? O possono essere internazionali? E se si, a quali condizioni? Cosa distingue un ateneo e istituto di ricerca estero da uno internazionale? Un istituto di ricerca francese è per definizione internazionale?
    Ripeto:” il diavolo è nei dettagli” o variante “è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua o coda”.

  12. No. Non facciamoci fregare. Se si modifica sostanzialmente ci mettono altri 6-7 anni. Piccolissime modifiche a questa ASN. Tipo: non il numero di lavori negli ultimi 10 anni, ma quantio lavori di un certo “spessore” hai negli ultimi 10 anni.
    Ciao

  13. Certo bisognerebbe capire cosa si intende per abilitazione. Una idoneità? Allora è già un concorso. Un bollino blu? Allora anche l’ultimo dei PO in servizio deve averlo questo bollino blu, altrimenti ci si piglia per i fondelli.
    A me sembra che oltre 7000 abilitati PO e 14000 abilitati PA facciano un po’ paura. Non si può certo dir loro che è stato tutto uno scherzo.
    Nessuno si strappava le vesti per le terne di idonei con i concorsi Berlinguer.

  14. L’articolo ed i post sono molto interessanti. Dimostrano che anche dalla condivisione, possibile grazie alla rete, possono nascere idee e proposte, non solo critiche.
    Nella sostanza, mi pare che molte delle critiche alla proposta CUN hanno un fondamento. Ciò non dimeno, iniziare a discutere e proporre è fondamentale.
    Purtroppo in molte delle discussioni non trovo traccia di una proposta, pur da molti anni discussa, sul ruolo unico.
    Tutte le normative, riforme, contro-riforme, criticità e critiche, verrebbero meno.
    Alcune parti delle proposte di riforma di ASN e VQR potrebbero essere utilizzate per definire gli avanzamenti stipendiali.
    Quali sono le ragioni, reali, per cui in molti contestano il progetto di un ruolo unico?
    Forse per continuare, discutendo d’altro, a garantirsi posizioni, spesso immeritate, di privilegio e controllo?

    • Fare proposte… a me sembra di averle fatte ma di non aver suscitato alcun interesse… in ogni caso, preliminarmente a qualunque proposta e particolarmente a quella del ruolo unico (molto interessante in verità) a me piacerebbe molto se si discutesse, seriamente, di quali si pensa siano i requisiti debba avere un docente universitario. Eh già, perchè paradossalmente, su questo punto, in tanti anni, a me non è mai capitato di trovare una formalizzazione di questo aspetto. Si è detto che il docente debba alimentare (almeno in parte)l’attività didattica con l’attività di ricerca e su questo caposaldo si è fondata qualunque riforma del reclutamento docente fino alla sua catarsi nella procedura di ASN. Siamo proprio sicuri che questo dettato sia interpretato univocamente? Alcuni esempi: senza letti (pazienti) come faccio ad insegnare la clinica medica? Giusto, ma se assisti i malati verosimilmente non hai molto tempo per fare ricerca. Senza uno studio professionale cosa insegno ai miei studenti (dall’architettura alla giurisprudenza). Sono solo esempi, certamente banali ma non qualunquistici, che dovrebbero fare riflettere sul tema. E allora, forse, si potrebbe pensare di generare due percorsi: il docente ed il ricercatore. Con pari opportunità e dignità stipendiali e di carriera accademica. Non so, forse l’ho sparata troppo grossa.
      Cordiali saluti

    • In realtà del ruolo unico si è parlato in diverse discussioni da tempo su roars: vedi ad esempio:

      https://www.roars.it/online/il-labirinto-del-reclutamento-una-nota-dal-miur/comment-page-1/#comment-12988

      Riassumo quello che penso:

      l’abilitazione gratifica solo una piccola parte dei docenti universitari “meritevoli” (se mi passate il termine e mi riferisco a chi insegna e fa ricerca da anni)con una promozione, una parte ancora più piccola con un reale aumento di stipendio, (per molti RU la promozione a PA è a costo zero o addirittura con un vantaggio per lo stato).
      A Sapienza ci sono solo come PA circa 600 idonei di cui solo una parte potrà essere effettivmente chiamata (200 max??). E Gli altri 1800 ricercatori di Sapienza? Con quali motivazioni continueranno il loro lavoro?

      Se la procedura ASN distribuisse una semplice gratificazione economica all’interno di un “ruolo unico” e non fosse vista come l’ultima spiaggia per i prossimi anni a venire, la storia sarebbe stata molto diversa.

      Soprattutto perché da più parti si ribadisce che la tornata 2013 sia stata l’ultima con le regole attuali.

  15. @felici: la figura del lecture sarebbe estremamente utile al sistema e alla motivazioni di molti che continuano ad opporsi a tutto ciò che prova a misurare l’impatto della loro ricerca. Dignità ad entrambi assolutamente, ma non è possibile immaginare che ci si debba sdoppiare per legge indipendentemente dalla propensione individuale.
    Qualche dubbio in più su come si alimenta la didattica, rispetto a quello che lei scrive. Ė un altro pezzo che manca alla ns università: ovvero abolizione del tempo definito. Ma è un’altra storia.

    • Perfettamente d’accordo e mi scuso per aver esprresso il mio pensiero senza argomentare adeguatamente. Credo sia importante continuare (cominciare) a discuterne.
      Il tempo definito fa il paio con i dottorati senza borsa… e non dico veramente altro

      Buona Pasqua

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