Un recente articolo a firma del prof. Kurt Deketelaere, segretario generale della “Lega Europea delle Università di Ricerca ” (LERU) pubblicato nei giorni scorsi su Research Europe, punta il dito su una proposta forse provocatoria, certamente dirompente, avanzata in sede di discussione nel Parlamento Europeo (PE) del nuovo (2021-2027) programma quadro per la ricerca e innovazione dell’Unione Europea, Horizon Europe:

secondo il membro del PE, Dan Nica (Romania), i valutatori dei progetti presentati al Consiglio Europeo delle Ricerche (European Research Councile, ERC) per il finanziamento di programmi di ricerca di eccellenza non dovranno più considerare unicamente la qualità della proposta e l’eccellenza, ma prendere in considerazione anche anche “altre condizioni“.

Nel “draft report” della commissione ITRE del PE per l’innovazione, tecnologia, ricerca e educazione datato 9 luglio 2018, si legge infatti:

The evaluation committee shall rank where necessary the proposals having passed the applicable thresholds, according to the evaluation scores. Among the proposals evaluated as excellent, priority shall be given to proposals that meet at least two of the following criteria:

 

a) their contribution to the achievement of specific policy objectives;

b) those foreseeing first commercial exploitation of the results within the EU;

c) those involving the highest number of partners from the “widening participating” countries;

d) those foreseeing the use of research infrastructures which have been supported by EU funding programmes;

e) those attracting scientists, businesses from third countries to come to the EU; 

Il prof. Deketelaere è tra i primi, nel mondo della ricerca e delle università europee a sottolineare come la forza di un programma selettivo e di grandissimo prestigio come quello dei grant dell’ERC, che ha premiato in questi anni il 10% dei migliori ricercatori europei (conducendo a diversi premi Nobel, Fields, e a risultati eccezionali in tutti i campi), sia sempre stato e debba continuare ad essere “l’eccellenza e solo l’eccellenza“. Le voci in questo senso però si stanno moltiplicando, nonostante il periodo estivo.

L’articolo di Research Europe riporta infatti le critiche, tra gli altri, di Dan Andrée, consulente del ministro dell’educazione svedese, di Stephan Kunster, segretario generale della prestigiosa associazione di agenzie di finanziamento della ricerca Science Europe, del prof. Alberto Baccini, economista dell’Università di Siena, di Luke Georghiou, dell’Università di Manchester.

Il dibattito parlamentare si articolerà nei prossimi mesi, ma l’accordo definitivo sul programma quadro, che va ricordato sarà finanziato con un bilancio dell’ordine di 100 miliardi di Euro, di cui una parte significativa sarà dedicata al budget dell’ERC, è atteso per Maggio 2019. Come sottolineato nel recente documento di Science Europe questo bilancio è stato da molti ritenuto insufficiente per le ambizioni di innovazioni e sviluppo dell’Unione Europea.

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5 Commenti

  1. A chi di dovere, la lettura delle 140 pp. A me sembra che dei 5 punti citati il primo si articoli negli altri 4. Immediata applicabilità dei risultati della ricerca anzitutto, allargamento della squadra a chi in altre condizioni non avrebbe finanziamenti o ne avrebbe pochi. Ricerca di massa.

  2. Diverse di queste cose già si fanno in altri programmi che sono finalizzati. ERC ha sicuramente diversi problemi che andrebbero risolti, ma la soluzione peggiore è quella di inserire criteri politici così dirimenti. Credo che la quasi totalità dei progetti di matematica sarebbe eliminata. Penso sarebbe invece utile, per evitare di insistere troppo su specifiche sottoaree, non prevedere una presenza così elevata di vincitori di ERC precedenti nei panels. Poi forse è da considerare anomalo che la stessa persona prenda più di un grant ERC senior a distanza ravvicinata, con il rischio dvidente di finanziare due vokte la stessa ricerca.

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