La diversità è una caratteristica importante di ogni ecosistema sano, compreso quello della comunicazione scientifica. La diversità nei servizi e nelle piattaforme, nei meccanismi di finanziamento e nelle metodiche di valutazione permetterà al sistema della comunicazione accademica di adattarsi ai diversi flussi di lavoro, alle lingue, alle diverse tipologie di pubblicazioni e ai temi di ricerca che sostengono le esigenze e il pluralismo epistemico delle diverse comunità di ricerca. Inoltre, la diversità riduce il rischio lock in dei fornitori, che porta inevitabilmente a monopolio, monocultura e alla crescita dei costi.

La transizione verso l’accesso aperto e la scienza aperta  offrono l’opportunità di invertire questo declino e di promuovere una maggiore diversità nella comunicazione scientifica; ciò che l’Appello di Jussieu chiama bibliodiversità. La bibliodiversità, per sua natura, non può essere perseguita attraverso un unico approccio unificato, ma richiede un forte coordinamento per evitare un ecosistema frammentato e spezzettato. Sulla base dei principi delineati nel Jussieu Call, questo documento esplora lo stato attuale della diversità nella comunicazione scientifica e lancia un appello all’azione, specificando ciò che ogni comunità può fare individualmente e collettivamente per sostenere una maggiore bibliodiversità in modo più intenzionale. Chiediamo alla comunità di intraprendere sforzi concertati per promuovere la bibliodiversità attaverso una serie di azioni specifiche

Il testo che segnaliamo riprende la Jussieu call for open science and bibliodiversity sottoscritta da ROARS nel 2017.

Fostering Bibliodiversity in Scholarly Communications: A Call for Action

Si tratta di raccomandazioni rivolte a istituzioni ed enti finanziatori, a biblioteche e consorzi, a gestori di infrastrutture e a policy makers e ovviamente ai ricercatori, a partire dalla considerazione molto semplice che la taglia unica non accontenta nessuno.

Quello che gli estensori sottolineano è dunque l’esortazione a non vedere il sistema della comunicazione scientifica come bianco o nero, ma a considerare, nei vari aspetti, il fatto che possano esistere punti di vista molteplici, tutti validi:

  • l’importanza di non considerare un’unica lingua franca, ma di tenere conto delle lingue nazionali come veicolo verso una molteplicità di pubblici
  • la presenza di molteplici infrastrutture, piattaforme e servizi, alternativi a quelli degli oligopolisti ed altrettanto valide
  • la necessità di considerare forme di finanziamento delle pubblicazioni che vadano al di là dei contratti trasformativi (“read and publish”) e che permettano di investire in forme di open access non legate al pagamento di APC
  • la possibilità di superare le metriche tradizionali spesso legate al contenitore per accogliere una visione più ampia di qualità che consideri l’impatto al di là dell’accademia e l’uso che di una ricerca viene fatto nelle diverse comunità

Il documento si conclude con l’esortazione ad agire ora, nella consapevolezza che la diversità sia un valore, e che più si attende più sarà difficile ricostruire questa diversità a partire dai vigenti sistemi monolitici.

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